Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

Se ti interessano le ultime notizie sul NWO (che non esiste) fai click sul countdown appena sopra.

I commenti saranno disattivati a causa dell'impossibilita' di curarne la gestione.
Il sauro apologizza (ormai si dice cosi') per l'inconveniente.
Chi volesse contattarlo usi il mail link sulla destra (ovviamente) e si armi di certosina pazienza. :-)

19 novembre 2008

Al Zawahiri e il Mondo libero

Me li sono guardati tutti. Dal 2001 ad oggi non mi sono perso un solo messaggio di "al Qaeda". Bin Laden, poi ancora bin Laden, poi al Zawahiri, poi il fu al Zarkawi, poi di nuovo il fu bin Laden (Benazir Buhtto riferi' che questi era stato ucciso da un agente dell'ISI pachistano, prima di essere uccisa a sua volta), poi ancora al Zawahiri... La domanda che mi sono sempre posto era piu' o meno la seguente: ma come e' possibile che le minacce profferite da questi figuri vengano trasmesse in mondovisione? Certo, c'e' al Jazeera, ci sono gli "Stati canaglia", c'e' la "liberta' d'informazione", ma non ho mai visto in TV un proclama di Toto' Riina. E' questo un caso di discriminazione che il capomafia (o i suoi eredi) potrebbe certo sollevare nelle sedi opportune.

Visto e considerato che se i capi del terrorismo internazionale registrano messaggi e' assai probabile che desiderino la loro diffusione, quale ruolo ha la "libera informazione"? E' cosi' libera e potente da poter mettere in pericolo la sicurezza di Stati tra i piu' importanti al mondo solo per incrementare l'audience? Sono domande sciocche: ne convengo. E' lecito che se le pongano persone che non conoscono come funzionano i giochi di prestigio ad alto livello, ma chi ne avesse una pur vaga idea e, nonostante cio', credesse a queste fole andrebbe sottoposto ad accurata analisi medico-psichiatrica.

E questo e' stato appunto il mio caso. Ammetto di essere stato un caso psichiatrico. Con l'aggravante di avere un'esperienza tale da non consentirmi di ragionare in termini cosi' semplici. Ma in casi come questi si fa piu' appello alla fede che non alla ragione. Ci si sente tutti minacciati: si deve fare blocco. Lo diceva Bush, lo dice Obama e l'ha detto, a suo tempo, anche Mussolini: credere, obbedire, combattere. Nessun tentennamento disfattista. Io ti indico il Nemico e tu devi regolarti di conseguenza.

A questo punto ci ha portato il "mondo libero". A rivalutare il Fascismo. Allora si pone un nuovo quesito: "credere, obbedire, combattere" per la Democrazia e' meglio che non farlo per il Totalitarismo? Meglio ancora: e' diverso? E qui si finisce inevitabilmente per calpestare gli escrementi delle vacche di Hegel, disseminati sul campo nella sua buia notte ormai proverbiale.

Chi si professa "liberale" non rinuncia ad usare del proprio raziocinio. Anche Marx raccomandava di sottoporre ogni avvenimento a severa critica, per cui nemmeno un comunista avrebbe dovuto mettere il cervello all'ammasso. Ahime', la storia ci ha mostrato come i comunisti siano stati tra i piu' retrivi fideisti; ora ci dimostra che anche i liberali non si comportano molto diversamente. Non si crede ad un fatto perche' lo si e' passato al vaglio della ragione; lo si fa perche' si e' in guerra. Perche' l'obbiettivo e' sempre la "vittoria finale": che si stia sul Carso, alla cancelleria di Berlino, a Kabul o a vattelapesca, vale sempre il mussoliniano "Vincere, e vinceremo".

Si potrebbe dire, con un aggettivo spesso usato a sproposito, che e' una questione "relativa". Che ognuno vuole legittimamente vincere la sua guerra. Certo, ma cio' implica la pari legittimita' di tutti i belligeranti. Non si puo' asserire che questi o quelli sono il Male a prescindere se poi ci si comporta allo stesso modo. La Legge morale va anche applicata, non solo enunciata. Altrimenti si perde in credibilita'.

E questo e' proprio cio' che sta avvenendo agli USA a 60 anni dalla fine della IIa GM ed a 20 dalla fine della Guerra fredda. Hanno persa la credibilita' internazionale. Per uno "Stato guida" il perdere in credibilita' equivale ad un fallimento totale dell'ideale che ne ha guidate le azioni. Molto peggio che non il perdere una guerra. Nemmeno l'URSS ha perso in modo cosi' totale.

E adesso diremo il perche'. Perche' e' vero solo in parte che i media perseguano esclusivamente fini di lucro. Perche' gli azionisti che compartecipano, ad esempio, media come Fox e CNN sono gli stessi che finanziano le campagne presidenziali; quelli che scelgono davvero la "squadra" di governo. Perche' questi stessi azionisti sono presenti nelle banche d'affari e nelle grandi industrie che giocano il big game. Non e' nemmeno pensabile che pochi soggetti lascino alla "mano invisibile" la propria sorte. E, di fatto, questo non accade mai.

Pertanto, se al Zawahiri ci gratifica delle sue apparizioni in TV con barbone e turbante, non e' merce' il "libero mercato". Ne' piu' e ne' meno di come non e' merce' il "libero mercato" che sta avvenendo l'attuale sconquasso finanziario. Quello che, ci viene spiegato dalla "libera informazione", come l'esito finale delle azioni di "irresponsabili" a lungo protratte nel tempo.

Noi vediamo cio' che ci viene fatto vedere. Noi crediamo a cio' che ci viene detto di credere. Noi combattiamo il Nemico che ci viene indicato. E' dura da digerire per chi ancora crede di vivere nel "mondo libero".

31 ottobre 2008

Ieri accadde: La metafora di Orson Wells

Quando - il 30 ottobre 1938 - la CBS mando' in onda "La guerra dei mondi", le "masse" credettero davvero che fossero sbarcati gli extraterrestri. Solo pochi misero in relazione il fatto con la vigilia della festa di Halloween (una specie di pesce d'aprile anglosassone); pochissimi, invece, interpretarono l'evento come un esperimento su larga scala per saggiare la potenza del mezzo radiofonico, attuato in vista dell'entrata in guerra degli USA. Pearl Harbor avvenne tre anni dopo, come si sa (7 dicembre 1941), e la crisi europea non era ancora giunta a maturazione. Eppure, molti analisti si sono detti convinti del fatto che gli USA stavano gia' preparando alla guerra la propria opinione pubblica. E poi si sproloquia sulla potenza della propaganda di Goebbels nella Germania nazista...

L'azzardo di Wells e' stato studiato in tutti i modi possibili dagli esperti della comunicazione di massa. Il risultato, pressoche' unanime, di questo grande consulto virtuale, fu piu' o meno il seguente: il mezzo radiofonico e' potente ed autorevole in se' e per se'. Cio' che viene trasmesso dai nuovi mezzi di comunicazione e' molto piu' efficace di cio' che viene scritto sui giornali, dato che la percentuale di chi crede ciecamente in essi e' molto piu' alta: vicina all'80%. In una democrazia parlamentare si tratterebbe dell'uovo di colombo per ottenere maggioranze dal consenso amplissimo. Resta il fatto che si e' dibattuto pochissimo su di una questione apparentemente marginale: gia', ma la democrazia cosa ne pensa?

Passi che un qualsiasi totalitarismo decida di usare questi mezzi nel modo piu' spregiudicato... del resto, e' o non e' "Male assoluto"? Ma il suo antagonista: il "Bene assoluto" puo' fare altrettanto senza perdere la sua prima prerogativa?

Nota bene che non siamo ancora nella "civilta' dell'immagine". Con il consolidamento di questa, la percentuale del consenso cresce ulteriormente. E, al solito, la democrazia non e' stata interpellata.

Ci si spende ormai abitualmente su inutili e oziosi interrogativi, del tipo: cosa ne pensate dei matrimoni gay? Ma l'unica domanda centrale viene costantemente evitata.

Giudicate la comunicazione di massa compatibile con i valori democratici?

In effetti se, la potenza di mezzi simili, e' riuscita a far credere ad un numero enorme di persone che gli alieni si apprestassero ad invadere la Terra...

Obiezione: ma ora c'e' il pluralismo delle fonti.

Risposta: Davvero?

19 ottobre 2008

Spot the difference

Le ragioni per cui si emigra in Australia sono le stesse per cui si emigra in Italia?

 AustraliaItalia

(l'Italia e' circa 25 volte piu' piccola dell'Australia)

Manuale del piccolo xenofobo (a puntate)


Glossario

"No agli immigrati" Significa che nessuno straniero puo' mettere piede sul (ex) sacro suolo nazionale? Ovviamente no. Significa che gli immigrati gia' presenti in Italia sono troppi; e significa che la comune percezione del significato di "regolamentazione dei flussi migratori", va nel senso (pessimistico) secondo il quale, ben lungi dal ridurlo, tale provvedimento amministrativo incrementera' tale numero.

"rinascita di razzismo e xenofobia" Significa che gli autoctoni italiani danno la caccia agli stranieri per le strade? Ovviamente no. Non si tratta di un virus improvvisamente diffuso dai nuovi untori, "propalatori di odio", in comunita' che prima si ritenevano omogenee. Non e' l'istinto ancestrale che si attiva senza alcuna ragione scatenante. E' la criminalizzazione del pensiero di chi ritiene che l'immigrazione gestita dalle entita' globaliste abbia un impatto negativo sulle rispettive comunita' nazionali. E' un fenomeno estremo di reazione ad un cambiamento imposto con la forza.

Update

L'amico Aldo di http://www.oilcrash.com/ mi segnala quanto segue:

Ciao Pseudo. Volevo darti una "tiratina d'orecchi" (bonaria, per la carità!) per quei 57.888.888 abitanti che attribuisci all'Italia. Ti comunico che abbiamo ormai sfondato la soglia dei 60.000.000, in ulteriore crescita.

Per maggior precisione, l'ISTAT segnala, al 31/12/2007, una popolazione ufficiale di 59.619.290. Considerando che nell'ultimo anno la crescita è stata di circa 488.000 persone e presupponendo invariato il dato anche per il 2008, si può tranquillamente effettuare una proiezione al 30/09/2008 di 59.988.300 abitanti (verifica i conti, se vuoi). Aggiungi una quantità imprecisata di clandestini/illegali/
irregolari (imprecisata ma sicuramente superiore alle 12.000 unità che mancano al dato ufficiale per superare la soglia dei 60 milioni) ed il gioco è fatto: i 60 milioni sono stati superati DI SICURO e si possono in tutta prudenza indicare come dato CERTO.

Inutile dire che oltre 60 milioni non sono 58 scarsi, per cui anche la densità di popolazione è da rivedere: non è più di 192 abitanti per km2, ma ha superato i 199. Non oso, almeno per ora, rifare i conti del terreno agricolo produttivo pro-capite (ricordi il conteggio alla rovescia avviato su http://www.oilcrash.com/italia/italia_a.htm ?).

Che dici, vale la pena aggiungere due parole al tuo post, alla luce dei numeri che ti ho segnalato (e che ti invito a verificare in prima persona su http://demo.istat.it/ ?

Risposta del sauro:

Hai perfettamente ragione. Ho letto lo studio da te citato (purtroppo). Ho semplicemente fatta un'immagine di cio' che riporta online Global Geografia. Da una piu' attenta analisi risulta che i dati esposti sono piu' vecchi di 7 anni fa; il che, per un web, e' proprio cosa che sta a mezza strada tra l'incuria e la disinformazione. A mia parziale discolpa, rimane solo l'intento di presentare la proporzione tra Australia e Italia che, mi pare, e' comunque significativa, considerato che la popolazione dell'intera Australia e' quasi un terzo di quella dell'Italia, a fronte di un territorio 25 volte piu' grande, oltre che molto meno montuoso.

11 ottobre 2008

Un'altra fatalita': muore Joerg Haider

Proprio ieri discutevo con Massimo di Blacknights cercando di convincerlo del fatto che nell'Europa del dopoguerra una destra quasi decente non e' piu' legittimata a governare; e quando sembra sfuggire ai veti di vincitori e guardiani della Verita' post-bellica, significa solo che e' stata disattivata per tempo.
Ebbene: oggi giunge la notizia della morte di Joerg Haider. Non mi occupero' di riferire chi sia stato il leader dell'attuale BZOE: preferisco che sia la sua stessa voce a spiegarlo (una recente intervista da questi concessa e' consultabile facendo click sulla foto in alto). Diro' solo che si tratta di una morte molto opportuna, al cui confronto, l'omicidio di Giacomo Mattetotti, agli albori del Fascismo, potrebbe essere interpretato come un complicatissimo caso giudiziario. I fascisti sono stati tanto stupidi da ammazzare di botte un parlamentare socialista rischiando di far fallire il progetto del Cavaliere (anche Benito Mussolini lo era). Ma i democratici, che evidentemente stupidi non sono, fanno ammazzare gli avversari politici dai nemici stessi, o provocano "incidenti" sui quali le rispettive magistrature nazionali non approfondiranno piu' di tanto. Un tizio ammazzato da un fanatico religioso, una tizia ammazzata da un fanatico nazista, e poi un numero imprecisato di "incidenti": un uomo politico a cui non s'apre il paracadute, un altro che zompa per aria in un incidente aeronautico e, tra mille altre morti "curiose", un banalissimo incidente stradale. Il tutto quando la vittima si appresta a raccogliere i frutti del suo successo. Haider si autodefiniva un leader di "centro-destra" (infatti il suo precedente partito era denominato liberal-nazionale), ma la "libera informazione" lo ha sempre dipinto come "di estrema destra, (oltre che "antisemita"); e continua a farlo ora: a meno di 24 ore dalla sua morte. "Il leader dell'estrema destra austriaca Haider muore in un incidente stradale". Ma guarda un po' il caso... non appena il suo partito ha quadruplicato i consensi e rovinata l'ennesima Grossesse austriaca, "muore tragicamente". La magistratura austriaca "indaga".

20 settembre 2008

Italiani bastardi

Ormai ci siamo quasi. L'ennesima (non e' la prima) vendetta della Camorra scopre finalmente la vera natura del fronte. Cio' che normalmente sarebbe stato solo l'affermazione dell'unica giustizia ancora sopravvivente in alcune zone del Meridione d'Italia (quella della criminalita' organizzata), diventa scontro etnico. Per la verita', le organizzazioni criminali italiane che si spartiscono il territorio non si formalizzano molto per il colore della pelle di adepti o concorrenti: basta che rispettino le loro regole. Fino i nostri criminali non sono razzisti. Chi, invece, all'identita' etnica bada moltissimo e' la galassia di organizzazioni criminali straniere che stanno velocemente erodendo il potere di quelle autoctone. Dopo il consolidamento della criminalita' organizzata balcanica, e' ora la volta di quella centro-africana. Mentre la prima e' passata quasi inosservata grazie al mimetismo etnico (ad esempio gli albanesi sono "ariani" purissimi), per ignorare la seconda bisogna essere totalmente ciechi. Infatti i criminali africani, che ciechi non sono, "vedono" che gli autori del regolamento di conti, che ha visto recentemente soccombere alcuni dei loro nel casertano, sono "bianchi". "Vedono" che sui giubbotti antiproiettile da questi indossati c'e' scritto "Carabinieri" e "Polizia". Vedono cio' che "devono" vedere. E gli italiani onesti cosa "vedono" quando non si barricano in casa per sfuggire alla furia degli uni o degli altri? Niente, perche' non sono razzisti per loro sfortuna. E proprio grazie a questa civilissima prerogativa soccomberanno sotto i colpi di quelli che dell'orgoglio etnico fanno la propria bandiera. In questo sporco gioco anche la Camorra e' vittima di interessi, se possibile, ancora piu' sporchi. Da sempre la destabilizzazione di ogni tessuto sociale passa attraverso il gioco della divisione politica; e quella etnica e' il grado estremo di frammentazione: quello che assicura il massimo livello dello scontro. Dopo anni di propaganda antirazzista tesa a far digerire l'indigeribile agli autoctoni: l'invasione della propria terra da moltitudini di ogni specie, e' venuto ora il tempo del razzismo, per raccogliere i frutti di una strategia di lungo termine perseguita con pazienza e tenacia. Ormai e' tardi per qualunque risposta "istituzionale": il cittadino comune deve imparare rapidamente come ripararsi dai molteplici disastri imminenti facendo affidamento sulle sue proprie forze e riscoprendo un tipo di solidarieta' antica: quella stessa che e' la forza di chi ha invaso la sua terra. Chi sogna rimpatrii forzati e repulisti generali operati da uno Stato ormai agonizzante s'illude. O saranno i cittadini stessi, in un improbabile scatto di orgoglio nazionale, a provvedere, oppure il loro destino sara' segnato per sempre. Nell'un caso come nell'altro, la strategia di chi ha provocato questa sorta di competizione darwiniana, avra' avuto successo.

02 giugno 2008

Caschi blu a Roma?

Mugabe e qualche altro leader "democratico", piu' o meno "eletto", nel continente africano si sono resi disponibili a creare una forza di interposizione ONU per fronteggiare il "rischio Italia". La xenofobia sara' stroncata. Meglio se ad opera dei discriminati per eccellenza, la cui lista sarebbe oltremodo lunga da esporre, ma ci siamo capiti. Sembra che nemmeno l'inserimento di parecchi cittadini israeliani nell'attuale governo italiano, sia stata sufficiente a creare quel consenso internazionale che permettesse allo Stato (o cio' che ne rimane) di tentare l'impresa disperata di conservarsi al tempo stesso Stato e Italiano. Ed e' tutto dire... Significa che quel geniaccio di Gianni Letta ha trascurato di inserire nell'attuale esecutivo parecchie altre personalita' straniere. Evidentemente, un occhiata alla decenza istituzionale gli ha rammentato che, tutto sommato, un governo italiano dovrebbe essere composto da cittadini italiani. Tranquilli: i padani, per il momento, li sono ancora.

Come ho avuto modo di scrivere fino alla nausea (mia e dei miei due lettori) in oltre 5 anni, si sta verificando la peggiore delle opzioni possibili: lo Stato italiano (o cio' che ne rimane) si appresta, finalmente, ad espellere cittadini stranieri illegalmente introdottisi entro i propri confini (?) e gia' l'umanitarismo universale interviene per impedirlo. Non e' nemmeno stata approvata una legge ad hoc, che UE, ONU, Vaticano, piu' qualche staterello piu' interessato a non essere il bersaglio dei nuovi flussi migratori, che per ragioni umanitarie, hanno tuonato contro il razzismo degli italiani ed hanno ricevuta pronta e belante risposta dalle nostre (?) istituzioni "democratiche". Del resto con le Forze Armate che ci ritroviamo, per cio' che ne resta, intente a pattugliare le coste della Somalia e ad arrampicarsi sul Tetto del Mondo che "muscoli" potremmo mostrare? E poi dicono che l'avere un esercito potente non fa la differenza... Naturalmente continueremo a percorrere le lande desolate dell'Afgahnistan e combattere i pirati somali, mentre l'universo mondo si riversa sulle nostre (?) coste. A questo serve il Ministero della Difesa Altrui. UE ed ONU lo sanno perfettamente, e percio' ammoniscono lo Stato italiano (o cio' che ne rimane): "lasciaci lavorare, fai il tuo dovere, e nel nuovo mondo unificato ci sara' parte anche per te, altrimenti c'inventiamo qualche nuovo "genocidio" e farai la fine della Serbia. Ricorda che tu sei uno Stato democratico"

Ma cos'e' infine la Democrazia? E' quel sistema che insieme con gli USA, ed altri alleati nelle nostre stesse identiche, nonche' disgraziate, condizioni, ci danniamo ad esportare. E tanto l'impresa ci e' riuscita bene che l'abbiamo del tutto esaurita. Quindi sono legittime le rampogne ONU. Percio' smettiamo di esportare cio' che non abbiamo e, se l'intelletto non m'inganna, ne riceveremo in cambio maggiore liberta' d'azione. Non foss'altro che per invogliarci ad "esportare" nuovamente. Per quanto siamo sottomessi, anche noi abbiamo un "interesse nazionale"... o no? E questo "interesse" ci suggerisce che se continuiamo cosi' dobbiamo emigrare noi: per volgari, triviali, banali esigenze di spazio piu' o meno "vitale".

A parte il fatto che l'introdursi in casa d'altri non puo' semplicemente essere considerato "reato amministrativo", sarebbe interessante osservare quanti Stati membri UE e ONU hanno gia' fatto di molto peggio di quanto non fara', purtroppo, l'Italia per fronteggiare un'invasione che e' ormai sotto gli occhi di tutti i cittadini: di "destra" o dei "sinistra" che essi siano. Ma qui si dimentica che l'Italia e' sempre la solita "portaerei" dislocata nel mare Mediterraneo. Anzi, la portaerei non c'e' piu', ne e' rimasto solo il "ponte". E come scrissi tempo addietro, un ponte serve a quelli che transitano per passarci sopra e a quelli che vi risiedono, per viverci sotto. Quindi sarebbe una ben maligna impresa il chiudere un ponte ai "flussi". Dove andrebbero a fluire, se no? In Spagna hanno gia' l'otturatore chiuso, in Francia sono gia' al gran completo e la sponda balcanica e' ben presidiata per gli oleodotti, i gasdotti, nonche' per consentire che l'oppio afghano continui a giungere fin qui di modo che possiamo continuare a credere di essere cio' che non siamo: liberi. Noi siamo solo un ponte: ficcatevelo nella capoccia.

Pertanto cari italiani (?) preparate i vostri cartoni, accendete i vostri falo', scolatevi l'ultimo goccio di barbera, avvoltolatevi dentro all'ultima coperta lurida e addormentatevi sereni senza curarvi del traffico che si affanna sopra alle vostre teste. La ricreazione e' gia' finita.

17 febbraio 2008

Un mondo di pazzi

Un banalissimo esempio dello stress post-moderno. Quando gli e' possibile il sauro se ne va ad allenarsi sui monti dietro a casa sua. Zaino di 15 kg anfibi e maglietta con ogni tempo: che piova o no, tanto quando si suda il freddo non lo si sente. Dislivello di circa 500 mt per una distanza massima di 15 km. Salita di passo veloce per poco piu' di un'oretta, e rientro di corsa per meno della meta' del tempo. Una gitarella un po' piu' faticosa del solito jogging quotidiano, o del piu' diffuso stepping, ma l'abitudine viene da un duro addestramento militare che, per altro, era incomparabilmente piu' faticoso. E' una forma di masochismo diffusa, ma un po' piu' umana rispetto al fare cigolare carrucole in quelle specie di stie per polli d'allevamento che sono oggi le palestre. Soprattutto insegna a fare qualcosa che potrebbe tornare presto utile in caso le comodita' del mondo moderno venissero meno, ovverosia: camminare. E tra boschi di conifere e macchia mediterranea, l'incrociare qualche rara automobile, l'incontrare animali domestici, selvatici e da pascolo rende la fatica molto piu' sopportabile, salvo quando, all'ultimo chilometro, il mondo torni ad essere il manicomio di tutti i giorni.

Allora puo' capitare che per una ripida strada carrozzabile larga appena per farvi passare un'utilitaria, il viandante in discesa si trovi improvvisamente di fronte ad un'auto che s'inerpica stracolma di individui di sesso femminile dall'indole isterica che, fra insulti e grida, si rifiutino di cedergli il passo retrocedendo solo per qualche metro - e poi si dice della parita' tra i sessi e dell'abilita' odierna delle "donne al volante"... - Come del resto imporrebbe il codice della strada. Naturalmente, se l'incontro/scontro non avesse presa la connotazione della disfida di Barletta, al discendente non sarebbe pesato molto il trasformarsi in risalente e tornare su, fino al primo slargo della strada, pur di evitare grane inutili. Invece no. Dall'interno del veicolo infernale esce una vocina inviperita che sibila: "ma perche' non ci passi sopra?". Idea luminosa che al conducente pare piu' semplice che non una difficile retromarcia. Al che, il pedone si prepara a mollare la pesante zavorra e zompare lestamente sul cofano dell'auto, e magari superarla con due balzi, onde non ritrovarsi schiacciato tra le pareti di pietra aguzza che costeggiano la strada. Ma prima la minaccia di ricorrere alla forza pubblica, accolta con soddisfazione anche dalle menadi inscatolate che evidentemente si sentono dalla parte della ragione. Pero', per sicurezza, alla prima sballata di frizione si fa come previsto. Uno zompo o due e si supera l'ostacolo. Infatti l'accelerazione arriva, ma all'ultimo momento s'intuisce che si tratta di un maldestro tentativo di manovra per retrocedere. La Medusa si e' ammansita, ma solo per poco. Una volta superato l'ostacolo per la via piu' naturale ricominciano le grida e gli strombazzamenti che si perdono insieme alle sgommate del veicolo in salita. Ancora incredulo, l'affaticato viandante si rivolge ad un poliziotto - che forse ha smarrita la strada della caserma - un cento metri piu' sotto. Il Pubblico Ufficiale minimizza, al solito, ma ammette che se il racconto corrispondesse al vero si tratterebbe di tentato omicidio. Hai detto niente... Ma siccome i testimoni sono tutti dall'altra parte non lo si puo' provare, pertanto, e' meglio lasciare perdere. E come no, ma alla prossima volta nello zaino ci si mettera' anche il Remington a pompa regolarmente detenuto per la caccia. Due o tre kg in piu' con le munizioni. A mali estremi, estremi rimedi. E poi c'e' l'indulto. :-)

31 gennaio 2008

Perche' il liberalesimo non ci salvera'

Questo blog e' nato dopo la lettura dei pamphlet di Oriana Fallaci, le cui denunce chi scrive, ritiene sempre valide e allarmanti. Nondimeno, l'analisi di cio' che e' avvenuto dal 9/11 ad oggi porta a correggere il tiro, come del resto gli ultimi articoli della compianta Oriana gia' preannunciavano. Il problema Islam esiste davvero in Europa, ma questo va inscritto in un piu' vasto progetto di rimescolamento dei popoli del mondo, come documentato a piu' riprese in questo blog, citando testualmente autorevoli personaggi che si sono espressi in modo inequivocabile. La falla principale nelle tesi di Oriana Fallaci, la si trova in un punto ben preciso del suo "La forza della ragione" ed e' la seguente. L'Autrice si domandava angosciosamente perche' i suoi scritti le abbiano fruttato piu' di una denuncia, non solo dalle associazioni "antidiscriminazione" islamiche - come prevedibile, del resto, ma anche da parte di quelle omologhe ebraiche ed israeliane. La spiegazione e', a mio avviso, semplice: il primato del cristianesimo, propugnato dalla Fallaci, non piace ne' agli uni, ne' agli altri e, a ben informarsi, ci si puo' sorprendere nel riscontrare che la maggior avversione verso la religione cristiana viene piu' dagli ambienti ebraico-sionisti che non da quelli arabo-musulmani, i quali ultimi insistono piu' sulla perdita di religiosita' occidentale che non sul cristianesimo, ponendosi quasi come evangelizzatori in un occidente senza dio. Cio' dovrebbe fare riflettere sull'idea che i piu' hanno degli israeliani come "alleati" in una guerra globale contro l'oscurantismo islamico, ancor piu' se si considera che essi sono tra gli artefici della "demolizione controllata" della Chiesa Cattolica. L'altro punto, non ancora indagato dalla Fallaci, riguardava l'origine del pericolo invasione e chi l'avesse realmente concepita e realizzata. In tutti gli scritti dell'Autrice si parla della responsabilita' della "sinistra" mondiale alla quale si opporrebbe un Occidente ipotetico del quale farebbero parte USA, UK, gli altri paesi anglosassoni, e l'Europa. I fatti ci dicono ora che le cose stanno molto diversamente. Pure se la Fallaci rileva come "destra" e "sinistra" siano termini ormai vuoti di significato, ed abbiano una radice comune, nei suoi scritti non appaiono mai delineate per esteso le mire della finanza mondiale, ne' come eminenti personaggi di entrambi gli schieramenti politici siano stati cooptati nelle piu' importanti istituzioni mondialiste (CFR, Bilderberg, FMI, WTO, ONU, UE, etc.). Anche lo scetticismo dell'Autrice sugli effetti dell' "esportazione della democrazia", che pure io stesso ho sempre condiviso, parte dal falso presupposto che questa sia la vera ragione per intervenire militarmente, e unilateralmente, in tutto il mondo. Infine, l'appartenenza dell'Autrice all'Antifascismo militante le impedi', sempre a mio avviso, di capire che questo si e' risolto nell'annientamento dell'Europa come entita' fisica, politica, culturale, ed infine, etnica.

Ora e' impossibile non accorgersi che la propaganda mondiale islamica wahabita e' stata spinta dall'Arabia Saudita su istanza degli USA, alleati strategici di quel paese. Non si puo' trascurare il fatto che la guerra alla Serbia e, prima ancora, la destabilizzazione dell'area geograficamente limitrofa, ha favorito la costituzione di un cuneo islamico nel cuore d'Europa (vedi l'attuale questione del Kosovo e l'insistenza USA per il suo riconoscimento internazionale). Infine, non si puo' ignorare che i principali sponsors dell'entrata della Turchia in UE sono stati gli USA, a cui si aggiunge ora l'ipotesi, gia' avanzata, dell'entrata di Israele nell'organizzazione difensiva atlantica e nella stessa organizzazione europea, il che consegnerebbe l'Europa a due potenze militari incomparabilmente piu' efficienti della somma di tutte quelle europee. In parole povere, l'assunto da cui parte tutta l'Opera della Fallaci e' lo stesso dell'Antifascismo, ovvero, della "liberazione" dell'Europa dalla "barbarie nazifascista". Invece, come emerge sempre piu' chiaramente dalla nuova storiografia - non a caso, ovunque occultata e perseguitata - la guerra dei fascismi europei fu essenzialmente difensiva nei confronti delle due principali forze internazionali che intendevano imporre il loro modello su quello nazionale allora prevalente in Europa.

Recenti studi storici confermano il fatto che l'aggressivita' tedesca, negli anni 30, fu principalmente tesa alla tutela delle minoranze linguistiche perseguitate, e a volte sterminate, negli stati limitrofi ai quali vennero assegnati alcuni territori tedeschi dopo la Pace di Versailles. Il Pangermanesimo non aveva, storicamente, alcuna mira mondiale, come si legge nella propaganda odierna. Questo lo si puo' leggere in tutta la letteratura tedesca, e fino nel deprecato Mein Kampf di A. Hitler. E' ormai di dominio pubblico il fatto che l'economia tedesca fu scientemente strangolata tra gli anni '20 e '30 del Novecento ad opera della finanza internazionale. E' noto che le insurrezioni socialiste e comuniste in tutta Europa, preoccupavano sia le industrie nazionali che le rispettive popolazioni. E' noto che entrambe le due guerre mondiali furono sferrate nei confronti della Germania e non viceversa. Si sta facendo strada la verita' anche sul fatto che l'invasione tedesca dell'URSS abbia preceduto di due sole settimane l'invasione sovietica dell'Europa. Infine, e' documentato che l'ascesa del Soviet in Russia fu spinta dalla finanza internazionale anglosassone; come pure la campagnia d'invasione sovietica dell'Europa. Alla luce di queste nuove "verita'", l'assunto antifascista crolla miseramente ed e' piu' facile capire perche' ora l'Europa stia agonizzando soffocata da una politica immigrazionista imposta, da una progressiva perdita di sovranita', da una marginalizzazione che si avvia alla sua definitiva conclusione e che vede il suo inizio alla fine della Ia GM. Chi scrive e' giunto alla conclusione che l'Antifascismo ha sempre coinciso con l'annientamento dell'Europa, e questo e' riscontrabile nei fatti quotidiani, oltre che dai pesanti divieti nei confronti di qualunque corrente politica europea che volesse collocarsi un po' piu' "a destra" del consentito.

Gli ultimi articoli di Oriana Fallaci ineggiavano all' "eredita'" dei popoli europei. Eredita' che veniva intesa come culturale ed etnica insieme, e questa concezione stride con l'assunto antifascista, mentre e' la base portante di tutte le politiche fasciste e para-fasciste europee. E' pertanto difficile il collocare queste istanze tra i "Mali Assoluti" e poi pretendere di resuscitarle senza nuocere a tutto l'impianto politico antifascista. Pertanto se l'Europa si salvera', potra' farlo solo se rinneghera' il dogma antifascista. Il che non significa il ritorno del Fascismo, ma semplicemente la rimozione degli ostacoli che vietano agli europei di esercitare la loro piena e legittima sovranita'.

27 gennaio 2008

L'unita' antifascista

Semplificando, sarebbe la causa per cui forze molto eterogenee della "societa' civile" (!), altrimenti detta "comunita' internazionale" (!), si sarebbero coalizzate al fine di sconfiggere il "nazifascismo" (!), inteso come "male assoluto" (!). Quanto una definizione del genere abbia poco di "storico", e molto di politico - quando non di demenziale, lo capirebbe anche un'ameba. Tanto piu' che, per conciliare Socialismo (URSS) con Liberismo (UK - USA), si deve, almeno a parere di chi scrive, sforzare di parecchio la fantasia; soprattutto dopo l'inizio, e conseguente fine, della "guerra fredda" tra i due blocchi. Ma questo solo se si ragiona "analogicamente", ovvero, come si faceva prima di A. Einstein.

Di fatto, la "guerra fredda", fraziona, proprio come fa l'ameba, l' "unita' antifascista" da se' stessa, cosicche' ad un "male assoluto" sconfitto se ne sostituisca immediatamente un altro da sonfiggere. Il "Bene", genera dunque il "Male" e lo espelle da se' per conservare intatta la propria essenza vitale che e' antagonista. Che "e'" in funzione "contro" qualcos'altro, e che quindi, cesserebbe di esistere ove non avesse piu' a chi opporsi. Teologicamente sarebbe quasi perfetto, ma nella vita materiale cio' si traduce con la solita vecchia storia del dualismo "amico - nemico" che si rifiuta nella teoria "liberale", ma che si continua ad applicare nella pratica secondo quella vecchia e bigotta caratteristica della borghesia, di cui ora mi sfugge il nome.

Questa specie di continua selezione/riproduzione naturale la si puo' comicamente rappresentare con la sequenza delle foto di Stalin ed i suoi gerarchi: ad ogni anno che passava la compagnia si assottigliava, fino a che il "buon padre" Josip e' rimasto solo (al comando), ma alquanto smagrito. Una specie di "sinfonia degli addii" in chiave antifascista, insomma, accettata da tutti come fosse una cosa del tutto naturale, nella speranza di non irritare troppo il Potere e nel timore/terrore di diventare il prossimo "male assoluto". Allora come oggi, sicut in coelum et in terra, in saecula saeculorum et cetera.

In base a quella specie di transustaziazione di cui si e' detto sopra, ecco che compare quindi il "terrorismo" che aspira a divenire l'ulteriore, ancorche' inevitabilmente transitorio, "male assoluto".

La nuova minaccia contro cui il "mondo libero" si deve coalizzare per realizzare il fine ultimo del "Nuovo Ordine Mondiale". E, comunque la si giri, si tratta sempre dell' "unita' antifascista" con un altro nome. Un antifascismo, quindi, "progressivo" che somiglia in modo inquietante alla "rivoluzione permanente" di Lev Davidovič Bronštein, alias, Trotzkij. Infatti, chi si addentrasse un pochino nelle segrete cose degli USA, scoprirebbe, non senza sorprendersi, che l'intelligentsija che in questo ultimo decennio ha suggerita la politica USA, e' composta quasi interamente da signori ebrei (ex?) trotzkisti. I comunisti sarebbero gli artefici della "rivoluzione democratica" USA? Sembra grossa, ma e' cosi'. Una rivoluzione e' una rivoluzione, mica si puo' andare troppo per il sottile...

Et voila che l'antifascismo si mostra per cio' che e' davvero: uno strumento politico per gestire l'ordinaria amministrazione e non l'eccezionalita' dell' "emergenza democratica" (altro insignificante termine tratto dal repertorio). E questo per un motivo banalissimo, ovvero, quell'intrinseca proprieta' dell' "emergenza", che cesserebbe di essere tale quando mai acquisisse un carattere di permanenza.

Emergenza permanente - Rivoluzione Permanente - Nuovo Ordine Mondiale.

La guerra diventa pace, la pace diventa guerra, il liberismo diventa socialismo... insomma, ogni parola perde il suo antico significato, nel Nuovo Ordine Mondiale, che mutua, non a caso, dalla fisica quantistica la proprieta' di essere cio' che e', e il suo esatto contrario, anzi, qualunque cosa ognuno voglia ch'essa sia. Altro che il "relativismo" di SS Benedetto XVI... qui siamo gia' agli universi paralleli.

L'unica certezza e' che "noi" non possiamo decidere un bel niente, nonostante la "democrazia" e, casomai volessimo uscire dall'ordine antifascista, finiremmo nel buco nero dell'antimateria, che, quando le cose si chiamavano ancora con il proprio vero nome, andava sotto il nome di "gulag".

Chi, nonostante i giochi di parole, non avesse ancora capito che il problema vero e' l' "antifascismo", si faccia visitare dal veterinario di fiducia, che' tanto, vale quanto uno psichiatra o un salumiere, senza dire che l'uomo "in realta'" discende dalla scimmia. :-)

24 gennaio 2008

Quando la Memoria viene negata

Wie feiern nicht


8 maggio 1945: anche questi "non vogliono dimenticare"...

Nella foto, un bambino scampato alla distruzione della sua casa. Tutte le citta' tedesche con piu' di 100.000 abitanti vennero rase al suolo dai bombardamenti strategici, in aperta violazione di tutte le convenzioni internazionali in materia di guerra. Nei confronti dei responsabili di questi "crimini di guerra" non si e' ritenuto di dover procedere ad alcuna forma di giustizia.

La didascalia sulla foto recita: "Noi non festeggiamo" (i firmatari dell'atto di resa - che esprimevano il legittimo governo tedesco dopo il suicidio di A. Hitler - vennero tutti impiccati a Norimberga, fatto mai avvenuto prima nella storia della civilta' occidentale)

19 gennaio 2008

Un sauro antisemita

Naturalmente il sauro si e' beccato un'altra volta dell'antisemita... i possessori di una memoria curiosamente selettiva dimenticano facilmente quante volte ha dato loro manforte ed ha sostenuta la legittimita' di Israele nei confronti delle rivendicazioni palestinesi e panarabe. Ma qui i fatti mediorientali, pur importanti, interessano poco. Qui interessa cio' che si fa in Europa ed e' innegabile che l'Europa - c'e' chi dice il mondo - sia sotto scacco dopo la sentenza di Norimberga. Qui di seguito alcune brevi chiose ai luoghi comuni piu' frequenti, secondo i quali i "razzisti" sarebbero gli europei; oppure sulle prerogative "pacifiche" di alcuni testi sacri - su quelli islamici ci si e' spesi anche troppo, vediamo gli altri; sull'anticomunismo peloso di quelli che fingono di non sapere che gli ebrei in URSS non furono i perseguitati, ma i persecutori; e via, via, fino ai "complottismi", "negazionismi" ed altra roba riciclata dall'armamentario sovietico.

Razza... Chi scrive ha sentito piu' volte - e in Israele - parlare di "razza ebraica", ne' mi pare che questo sollevasse i vespai che invece ronzano furiosamente in Europa quando il termine infelice sfugge di bocca ad un europeo. Una citazione per tutte dal New York Times del 1974 (millenovecentosettantaquattro) una pubblicità a piena pagina, a cura del «National Commitee for Furtherance for Jewish Education» (Comitato nazionale per la promozione dell’istruzione ebraica), indirizzata alla gioventù israelita, dove i matrimoni interrazziali venivano così stigmatizzati:

«I matrimoni misti sono un suicidio nazionale e personale. Il mezzo più sicuro per distruggere un popolo è farlo sposare al di fuori della sua fede (…) Uomini e donne hanno la certezza di perdervi la loro identità. I valori e i principi che tanto hanno contribuito alla cultura e alla civiltà contemporanea scompariranno dalla faccia della terra.
L’esperienza accumulata in tremila anni, il ricco retaggio di un popolo, tutto ciò che è assolutamente vostro sarà indegnamente annientato. Che pena! Che disastro! Che vergogna!»


Ecche' sarebbe, di grazia, se non una precisa affermazione di esclusivismo razziale? La cosa non mi stupisce, ne' m'indigna piu' di tanto. Non mi stupisce, in quanto la religione ebraica non e' universalista come cristianesimo ed islam. Non m'indigna in quanto trovo perfettamente legittimo che a chi appartiene ad una comunita' si possa imporre di rispettarne le regole. Certo non sara' molto "liberale", ma di religioni di tal fatta non ne esiste alcuna. Ovviamente questo dovrebbe valere per tutti i popoli, ma immaginatevi se la stessa cosa la scrivesse il Vaticano... reciprocita' = 0 e questo nno bbuono.

Torah... siamo sicuri che non sia piuttosto il Talmud, oggigiorno, il testo religioso di riferimento per la maggior parte degli ebrei non "secolarizzati"? In tal caso, come considerare le vere e proprie "istigazioni all'odio" ivi contenute? Mentre al Vaticano viene fatto emendare a forza, dalle preghiere, ogni accenno ai "perfidi giudei", l'ebraismo non fa altrettanto e i non ebrei rimangono "animali parlanti"; e non cito le frasi piu' dure perche' non intendo farne una guerra di religione, comunque, come sopra: reciprocita' = 0 e questo nno bbuono.

Comunismo... si sa che nel comunismo gli ebrei (in quanto popolo) ebbero una parte importantissima (evito qui i riferimenti biblio che stendero' su eventuale richiesta). Che spesso diressero gli apparati repressivi dell'URSS, compreso l'universo concentrazionario del gulag. A fronte di un esiguo 1% della popolazione russa, gli ebrei furono presenti nell'amministrazione sovietica in una misura che va dal 50 al 70% del totale. Forse non e' molto noto che uno dei primi provvedimenti legislativi di Lenin fu l'istituzione del reato di antisemitismo - per cui era prevista la pena capitale - in ragione di ricompensare il popolo ebraico che tanto aveva contribuito al successo della Rivoluzione. Questo in URSS, ma anche altrove, ad esempio, in Ungheria, su 11 gerarchi 8 erano ebrei e cosi' nella assoluta totalita' dei regimi comunisti. Al solito, mentre gli europei devono assicurare costantemente di non essere coinvolti nei vari nazismi, fascismi etc. gli ebrei sono esentati dal fare altrettanto e non sentono il bisogno morale di "chiedere scusa" a chicchessia... reciprocita' = 0 e questo nno bbuono.

Complottismo, negazionismo, etc:Nessuno conosce la storia del grande patriota anticomunista - ed ex alto dirigente sionista - ebreo-americano Benjamin Freedman? Come si conciliano le sue sconcertanti dichiarazioni con l'attuale politica mondiale e con il prevalente "comune sentire"? Fare click qui se si vogliono ascoltare i pubblici discorsi di Freedman in inglese. Poi ci sarebbero Ford, Lindbergh, etc. nazionalisti quanto lo divenne Freedman, ma ahime': tutti goym... basta vedere che fine hanno fatta.

In conclusione: se gli europei devono continuamente fare i conti con il proprio passato, e' legittimo, o no, il chiedere che anche gli ebrei facciano lo stesso? Anzi, che si chiarisca se questo passato non sia l'ennesimo che "non passa mai"? La storia d'Europa - il cristianesimo in primis - non sono sempre stati una cospirazione ai danni degli ebrei, cosi' come e' vero il contrario. Ma queste non sono cose implicite: vanno precisate; possibilmente da entrambe le parti e senza protervia o degnazione. Non esiste una "vittima predestinata" nella Storia, tantomeno esiste per chi professa un pensiero liberale. Si vuole semplicemente che ad ebrei e cristiani, israeliani ed europei, siano sottratte le principali cause di contrapposizione ideologica e politica. Si stenda un velo sul passato e si guardi avanti. Basta con i "mali assoluti" ed altre corbellerie ideologico-religiose appiccicate alla Storia. Non foss'altro per assicurarsi che la catena delle vendette sia definitivamente interrotta. Si sa che avvenne dopo Versailles: restituiamo ai vinti la loro dignita' nel nostro stesso interesse. E la si pianti di mettere in galera, o rovinare, i "negazionisti". Roba da psicopolizia. Si leggano le loro ragioni, o li si ignori. Non ci si lamenti se poi Tehran si atteggiasse a faro del libero pensiero. Quanto alla "memoria", prendo un testo dei miei commenti al post precedente e tanti saluti all' "antisemitismo":

« (...) se un popolo viene sterminato da un altro popolo, gli attori sono due, non uno. La memoria, pertanto, costringe a ricordare il sacrificio dell'uno, ma anche la colpa dell'altro... (...) questa condivisione potrebbe non piacere a chi si ritrova appioppato il ruolo di carnefice. A maggior ragione se le prove del crimine vengono sancite da un tribunale unilaterale. A maggior ragione se il colpevole paga dopo 60 anni con congrui risarcimenti e con una limitazione pesantissima alla propria autonomia. Il discorso dell'odio finirebbe cosi' con l'essere ribaltato. E poi dicono che l'occidente "odia se' stesso"... Ogni reazione ad un'imposizione del genere e' un buon segno, perche' non si puo' pensare che una situazione simile possa durare in eterno senza che a qualcuno venga in mente, a sua volta, di vendicarsi. E non diciamo nemmeno della tesi che motiva i negazionisti, ovvero, che non vi sia stato un piano di sterminio programmato; solo le atrocita' della guerra. Casomai questi avessero ragione, che accadrebbe se questa tesi divenisse di dominio pubblico? »

Gia', che accadrebbe?

16 gennaio 2008

Kapo

Kapo erano e kapo sono rimasti. Israel Shaak, ex deportato e irriducibile critico della politica sionista, lo aveva espresso chiaramente che i peggiori aguzzini degli ebrei furono gli ebrei stessi, essendo la SS piu' preoccupata a combattere una banalissima guerricciola su due o tre fronti piuttosto che a dilettarsi delle sevizie inflitte agli inermi incarcerati nei konzentrazion lager o nei ghetti. Ma se negli anni '40 del Novecento, erano gli ebrei stessi, l'oggetto della prevaricazione di questi collaborazionisti, ora siamo noi europei che ne subiamo le attenzioni. L'occidente intero sta diventando un immenso gulag intellettuale almeno da quando e' caduta l'URSS. Il regime tramite il quale questa minoranza turbolenta ha sorvegliato e amministrata la "giustizia" sui popoli russi per oltre 70 anni. E ormai non mancano nemmeno i prigionieri veri: quelli che vengono perseguitati da una nazione all'altra, a volte malmenati, e infine incarcerati per anni in una cella di 2 metri per 2 per aver scritto un libro o per aver espresso opinioni che offendono la "memoria" di un popolo che dopo piu' di duemila anni che risiede in Europa, rifiuta ancora - unico tra gli altri popoli - di considerarsi "europeo". In Europa, ma anche altrove, (fino in Giappone) vengono perseguitati gli autoctoni da un popolo straniero che tutto insieme non raggiunge nemmeno lo 0,1% del totale della popolazione mondiale. E questo in cio' che continuiamo ancora stupidamente a definire un regime "democratico" che aspira a farsi "globale". Questa globalizzazione e' dunque un auspicio o una minaccia? Mentre la memoria di questo popolo viene celebrata da tutte le nazioni il 27 Gennaio di ogni anno, la richiesta di un minuto di raccoglimento in memoria del popolo tedesco, i cui civili furono sterminati dai bombardamenti strategici, viene rifiutata in cio' che, senza alcun senso del ridicolo, si continua ancora a definire un Parlamento tedesco. Altro che Petain col suo governo di Vichy; quello duro' meno di tre anni, questo invece dura da oltre 60. Governanti kapo celebrano ogni anno la memoria dei caduti Alleati fingendo di non sapere che questi uccisero i loro padri e impressero loro l'infamante marchio della vergogna imperitura. A 60 anni dalla fine della guerra, nessuna "memoria" e' ancora concessa ai vinti, anzi, la stretta aumenta e i pellegrinaggi sui luoghi dell'Olocausto sono divenuti obbligatori fino per le scolaresche polacche, almeno dopo la caduta di Jaruszelsky, che - col senno di poi - la popolazione sta scoprendo essere stato una specie di eroe nazionale. La blanda politica razziale esclusivista e' stata sostituita con una ferrea politica razziale universalista che non puo' essere discussa e contro la quale non si puo' manifestare pubblicamente, pena l'arresto. Chiunque puo' aspirare ad essere "europeo": un pakistano, come un congolese, tranne l'ebreo, che puo', unico fra tutti, risiedere ovunque senza alcun obbligo di solidarieta' con il popolo ospite; senza divenirne mai parte integrante. A questi e' stata delegata la sorveglianza dei deportati; deportati in quella che una volta era casa loro. E i deportati gioiscono, plaudono ai loro carcerieri, li incitano ad infierire di piu', a scavare nelle loro piaghe, ad annullare cio' che resta della loro identita' pur di esaltare quella dei loro persecutori. Si tratta di una psicosi collettiva paragonabile solo al suicidio dei lemmings, ma qui la natura non c'entra nulla: e' tutto programmato fino al piu' minuto dettaglio. Niente e' stato lasciato al caso. Noi siamo servi senza alcuna dignita' e i kapo lo sanno. Un tal rabbino israeliano, Yosef Shalom, si spinge a dire: “Voglio che se un negatore dell’Olocausto pubblica un libro in Inghilterra sia considerato un criminale in Israele”, e come tale deportato cola' e processato stile Eichmann, magari impiccato come il gerarca nazista. Si crede che i "governi europei" si opporrebbero ad una si' garbata richiesta?

12 gennaio 2008

La rumenta come destino

Cominciamo col dire che ne produciamo tanta, troppa. L'Italia ne produce da sola quanto due miliardi e rotti di persone fanno nel Terzo mondo. Perche'? Perche' siamo "consumisti" e, soprattutto, perche' siamo troppi in rapporto ad un territorio molto esiguo. Qui s'e' detto e stradetto che l'Italia (ma anche l'Europa) e' sovrappopolata, ma continuano ad arrivare "risorse" "indispensabili", "inevitabili" etc. che, tra l'altro, ci regalano meraviglie come la meningite nelle sue splendide varianti e una pace sociale che non s'era mai vista prima dalle invasioni barbariche (pardon le "migrazioni dei popoli").

E' vero che l'Italia e' un crogiolo di "razze" e "culture". E questo senza il bisogno di ricorrere a Pakistan o Senegal: si vada a Milano e poi a Napoli a verificare se le abitudini di convivenza sono le medesime. Si vada a vedere la precisione maniacale con cui viene tenuto il territorio nel varesotto e, per non spostarsi troppo, il degrado che si trova gia' in Liguria. Sembrerebbe lapalissiano, ma non si puo' dire: e' la "razza"; popoli diversi si comportano diversamente. L'insubrio e' certo piu' "svizzero" che italiano; l'altoatesino piu' tedesco e cosi' via. Ma vai a dirlo all'ONU e vedrai decollare i B 52 come minimo.

Percio', a parita' di condizioni di emergenza una parte della nazione riesce a conservare la sua proverbiale efficienza, mentre l'altra parte no in quanto questa non fa parte del corredo della popolazione autoctona. Ma l'emergenza c'e' al sud quanto al nord perche' il consumo e' grosso modo lo stesso, anzi, il nord e' notevolmente piu' sovrappopolato e consuma di piu'. Quindi, quando il nordico autoctono sara' rimpiazzato da altre popolazioni allogene, meno dedite al culto dell'ordine, avremo al nord esattamente cio' che abbiamo al sud. E questo si vede gia' in molte regioni nordiche, soprattutto nei contesti urbani. A volte fino nella nordica Milano. Nessuno ha mai visto cassonetti strapieni e debordanti a Milano? Io si'. Cio' che una volta sarebbe stata una possibile soluzione (una federazione politica su base nazionale), ora non sarebbe gia' piu' realizzabile perche' sta cambiando il contesto etno-culturale che ne sta alla base.

In altre parole: cio' che non fece l'Unita' d'Italia, il Fascismo etc. lo fara' la rumenta. Sara' la rumenta a "fare gli italiani", o cio' che saranno mai. Tutti uguali e con lo stesso cassonetto stracolmo sotto casa. E ditemi che questa e' "civilta'"...

09 gennaio 2008

Nuovo Ordine Mondiale

"Li conoscerete dai loro frutti"

Distillato del piu' puro "complottismo". Ci creda chi vuole, ma i nomi sono proprio veri.


N.B. la fonte e' collocata sul web di un'associazione che crede all'amicizia tra umani ed extraterrestri... nondimeno lo studio citato ha una qualche attendibilita', perlomeno quanto altri pubblicati su quasi tutte le piu' importanti testate mondiali, compreso il Corriere della Sera, secondo cui il Giappone si preparerebbe a muovere guerra agli alieni. :-) Se qualcuno non ce la conta giusta, non e' cosi' facile scoprire chi e'. In ogni caso, per tutta l'informazione globalizzata e globalizzante, i complotti non esistono, ma gli alieni si preparano ad invadere la terra... il che conferisce maggiore attendibilita' anche agli screditati amici degli UFO che, perlomeno, hanno intenzioni pacifiche. Siate moderni, non credete ai complotti, credete ai marziani !

07 gennaio 2008

Il disastro delle nazioni for dummies

Si puo' leggere su Wikipedia:

«I primi insediamenti di popolazioni slave in territorio serbo risalgono al VI secolo d.C. I nuovi arrivati slavizzarono le genti precedentemente insediate (come gli Illirici, i Sarmati o i Greci).»

E' ragionevole credere che la ragione fu "slavizzata" nei modi correnti, ovvero con i "genocidi", le "deportazioni" e la progressiva colonizzazione del territorio.

Continua Wikipedia:

«Con la dominazione turca si assistette ad un esodo forzato di Serbi dalle regioni meridionali (in particolare dal Kosovo e Methoija) verso i Balcani settentrionali e il Bassopiano Pannonico, in particolare tra il 1690 e il 1763. Alcune stime ipotizzano che solo nel 1690 i Serbi costretti a spostarsi verso nord furono un numero compreso tra gli 80.000 e i 185.000.»

Cosi' quelli che prima "slavizzarono" la regione furono a loro volta sostituiti da altri nella parte meridionale del territorio. Va precisato che il totale dei serbi era di poco superiore a 300.000 individui, il che significa che mezza popolazione fu costretta ad emigrare o fu "deportata" come piace dire oggi.

Commento

Va da se' che il "diritto" che potevano avere i proto-serbi a "slavizzare" Illiri, Sarmati e Greci dovrebbe essere pari al "diritto" che avevano gli albanesi a "islamizzare" (per conto turchi) la stessa regione dopo un migliaio e passa di anni, ma la Storia non funziona in modo cosi' semplicistico come si vorrebbe ora. Il "diritto" e' storicamente la forza: "Auctoritas, non Veritas, facit Legem" dice Hobbes. Il che vale a dire che "Bene e Male" sono concetti che hanno a che vedere con le religioni o, quantomeno, con l'etica, ma anche in questo caso si deve trattare di un'etica condivisa. Non si puo' certo pensare che l'etica di un cristiano equivalga a quella di un ebreo, di un musulmano o di un hindi. Ma torniamo a bomba. Il tal popolo invade la tal regione (con le armi o semplicemente colonizzandola) e dopo un periodo piu' o meno lungo, quando costituisce una sua propria civilta' viene riconosciuta la sua legittimita' in quello che nel frattempo e' divenuto lo Jus Publicum Europaeum (leggi Diritto Internazionale). Da quel momento il "diritto" di quel popolo a risiedere su quel territorio diviene intangibile, o quasi. Da quando, cioe', la stessa civilta' giuridica vige in tutte le nazioni europee, o parte di esse. Vogliamo chiamarlo regime "monoculturale"? Di fatto e' cosi': ogni popolo usa dello stesso Diritto Internazionale per realazionarsi con gli altri popoli. Naturalmente lasciamo perdere l'impero romano, il cristianesimo e Carlo Magno, perche' s'e' gia' capito che questa concezione del Diritto nasce da li', ma vediamo che accade poi. Con lo scambiarsi rispettivamente la legittimita' ad esistere, i vari popoli danno origine alle "nazioni" modernamente intese, ed e' da questo punto in poi (con la pace di Vestfalia) che le "invasioni barbariche" non sono piu' possibili. Uno Stato puo' dichiarare guerra ad un altro e conquistarlo, ma il sistema degli equilibri comincia ad essere interdipendente, dunque, cio' accade con meno facilita' che in precedenza. Di fatto, il nazionalismo cosi' acquisito, conservo' la pace in Europa per qualche centinaio di anni filati: ci si documenti e si vedra' che e' stato proprio cosi' e non come si dice oggi.

Ora qual'e' il nostro problema? E' semplice: la globalizzazione economica non rispetta il diritto internazionale (pubblico), ma tende a sostituirlo con il diritto privato che regola gli scambi individuali. Tutto cio' concorre ad abbattere il sistema degli Stati, quindi delle Nazioni, e percio' ci ritroviamo nuovamente alle invasioni barbariche. Dunque questi "slavizzeranno" quelli, questi "islamizzeranno" quegli altri e tutto andra' avanti fino a che non si formera' un nuovo diritto internazionale dopo che questa follia mondialista si sara' conclusa come ogni altra utopia malata ha fatto nel passato. Ma intanto avremo perso qualche secolo e sara' morta parecchia gente di morte non naturale. Se il risultato lo conosciamo gia' in anticipo, vale la pena di continuare?
 
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