Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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27 novembre 2007

Cavalcare la tigre

Se non vuoi finire a vivere cosi' sai che devi fare.

Due fagiani e tre tordi... non c'e' male oggi, considerato lo spopolamento della selvaggina qui intorno. Ma c'e' di peggio. Nelle zone circostanti non si trovano nemmeno quelli, dicono, con il tempo la fauna avra' il tempo per riprodursi. Bisogna avere pazienza. Di cinghiali ce n'e' tanti, ma ci vogliono armi piu' potenti, trappole pesanti e piu' efficaci. Con le armi leggere ci si puo' a malapena difendere quando le bestiacce scendono all'abbeverata e travolgono tutto quello che trovano. Fortunatamente hanno paura del fuoco, ma bisogna lasciarlo acceso per tutta la notte: ogni notte, a rischio di farsi scoprire e per non rischiare di farsi camminare addosso o distruggere la tenda. Gia': meglio vivere in tenda e dormire in un sacco a pelo. Meglio non abitare nelle case stabilmente: cambiare spesso, quando piove, e dormire sempre con un occhio solo. Una tenda la si puo' spostare a piacere ed e' piu' sicura, anche se non e' una vera casa. Con un buon mimetismo si diventa invisibili, ma e' meglio cambiare di posto ad ogni sera, meglio: ad ogni notte. Non si sa mai. Le case sono spesso assaltate e saccheggiate; gli abitanti uccisi; si dice che qualcuno sia stato fino mangiato. Dovrei procurarmi un fucile e un po' di munizioni. So che in citta' c'e' ancora un'armeria che probabilmente e' sfuggita agli espropri. E' in una zona defilata, ma dovro' andarvi di notte, magari durante un temporale, per non rischiare di fare brutti incontri. Dovro' portare con me lo zaino grande e camminare, meglio, correre: l'arma sempre in caccia; imboscarmi di giorno e camminare di notte. Benedetta la mia esperienza di incursore dell'esercito, che ora mi salva la pelle.

Con la balestra da 150 lbs si caccia male e poi si perde molto tempo; non sempre si ritrovano i dardi perduti e farne di nuovi non e' facile senza i puntali in ferro. Qui non c'e' legna adatta per fare frecce. La cerbottana tira solo a pochi metri e non e' cosi' precisa e potente. Della fionda non ne parliamo neppure, perche' il caucciu' si sfibra spesso... e il coltello e' troppo prezioso per rischiare di perderlo in un lancio, cosi' come la piccola ascia che e' indispensabile per tagliare la legna per il fuoco. L'ultima volta ci ho messa quasi mezz'ora per ritrovarla e' ho dovuto rifare il filo della lama che si era guastata su di una pietra. Gia': ci vuole anche un affilatore nuovo... Eh si', ci vorrebbe proprio un fucile. Qui non mancano le erbe aromatiche per fare uno spiedo gustoso. Il sale lo grattero' dagli scogli alla prima occasione. Dai vicini trovero' un po' di latte di capra - di mucche non ce n'e' - e, forse, qualche uovo di gallina da barattare con parte della mia preda. Di acqua ve n'e' in abbondanza, per il momento. E' piovuto per qualche giorno, quindi i ruscelli ne avranno per un po'. Poi bisognera' cercarla altrove: nell'interno, lontano dalla citta': li' non c'e' o e' avvelenata; forse a uno o due giorni di cammino da qui c'e' una fonte sicura. Ho un serbatoio da 20 litri che mi basta per 4 giorni, una settimana al massimo. Altri 20 mi servono per la doccia settimanale, e per fortuna che ho questa geniale sacca in plastica nera che, se esposta al sole, riscalda l'acqua; cosi' posso crogiolarmi sotto una doccia tiepida senza bisogno di scaldare pentoloni. Quando di acqua non ce ne sara' piu' andro' a fare il bagno in mare, in una baia nascosta a circa 4 ore da qui. L'igiene e' importante e vale pure qualche sacrificio. E poi potro' pescare qualcosa, anche se il pesce non lo sopporto proprio. In fondo non e' poi una brutta vita: basta esserci preparati.

23 novembre 2007

Cambio della Guardia al Quirinale


Ovvero la stupidita' istituzionalizzata. Poi verranno i soldati "gay"... tanto a che servono piu' ?

10 novembre 2007

Immigrazione e moralita'

Attenzione: lunghissimo...
"Le espulsioni di massa non sono moralmente accettabili". Giustissimo. Ma allora, perche' mai lo sarebbero "le immigrazioni di massa"? Eppure, ammesso e non concesso, che l'espulsione leda un diritto inalienabile dello straniero in quanto uomo, la convivenza forzata ne lede sicuramente uno altrettanto inalienabile nell'autoctono che, si presuppone, appartenga anch'egli all'umanita'. Il paradosso sta nel fatto che i diritti degli stranieri sembrano piu' "pesanti" di quelli degli autoctoni residenti nella propria patria. Come si concilia questo modo di ragionare con l'autodeterminazione e con la democrazia? Ovvero, con il diritto ad essere "padroni" di un territorio e nel contempo partecipare mediante libere elezioni al proprio governo? Dato un governo "democratico" si presuppone che ogni decisione presa dal governo sia presa da tutto il popolo che lo ha espresso... ma se una tale decisione incidesse pesantemente sulla composizione etno-culturale della popolazione, si potrebbe ancora dire che il governo agisce "in nome del popolo italiano"? Sarebbe un po' come cambiare le regole del gioco mentre si sta giocando, per la qual cosa sarebbe necessario rimettere mano alla Costituzione in un esercizio provvisorio. La questione investe la legittimita' che puo' avere un qualunque esecutivo nel cambiare, piu' o meno pesantemente, la composizione del corpus sociale che lo ha espresso, vanificando tutti i principi che stanno alla base di uno Stato di Diritto. Le implicazioni di questa prassi sono oltremodo evidenti, quindi qui non se ne trattera'. Una data classe politica potrebbe favorire un cambiamento della popolazione, sperando di raccogliere maggiori consensi. Si tratterebbe di un Colpo di Stato all'incontrario legittimato da principi morali che, per quanto umani, non trovano riscontro nella carta costituzionale che il Popolo si e' liberamente data. Eppure questo sta avvenendo in molte nazioni europee: contemporaneamente e da molti anni, mentre le rispettive popolazioni non sembrano esserne particolarmente entusiaste. Ma i governi europei non sembrano curarsi molto del dissenso interno e "tirano diritto", per usare un motto di Benito Mussolini. E la democrazia?

La popolazione straniera in Italia, regolare e clandestina, equivale, presumibilmente, all'intera popolazione della Svizzera... tutto normale? E' "moralmente accettabile" per i cittadini? Ma i cittadini non fanno la morale, si sa... e' gia' tanto se riescono a darsi una Giurisdizione: "auctoritas, non veritas facit legem", citava Hobbes; e questa "morale" ne e' la lampante applicazione che sconfessa una democrazia di facciata gia' scaduta in oligarchia, se non in dittatura. E questo e' esattamente il punto: la maggior parte dei governi europei si comporta come dittatura de facto e l'avvicendamento dei diversi partiti ai rispettivi governi non sembra cambiare di molto una linea politica, che parrebbe unica e concordata in ambito europeo: accettata dalla "destra" quanto dalla "sinistra". E l' "alternanza"?

Pero' le motivazioni che tutti gli esecutivi adducono per giustificare il loro agire sono sia di carattere "morale": l' "accoglienza", l' "umanitarismo"... che strutturale: demografia, economia etc. Si e' gia' detto come la moralita' tirata in ballo per giustificare un progetto oscuro non sia quasi mai presente nelle rispettive carte costituzionali, che vengono interpretate ad libitum: tirate e mollate come il chewing gum per fare risaltare "norme" implicite che sicuramente non sono mai nemmeno passate per l'anticamera del cervello dei Padri Costituenti che avevano ben presente come l'Europa sia il "Vecchio Mondo" e non il "Nuovo", e come tale sia storicamente fonte di emigrazione e non oggetto di questa, non foss'altro che per un banalissimo motivo: l'Europa e' gia' sovrappopolata. Queste sarebbero invece le ragioni addotte dai "pragmatisti":

1) Si dice che si tratta di compensare il decremento demografico.

2) Si dice che c'e' bisogno di manodopera poiche' gl'italiani "non hanno voglia di lavorare".

Primo punto.

Facciamo qualche paragone con alcune nazioni che hanno scelte soluzioni diverse.

In Islanda la popolazione conta poco piu' di 300.000 (trecentomila) abitanti, eppure nessuno si sogna di parlare di rischio estinzione: l'immigrazione non viene nemmeno presa in considerazione, per risolvere un "problema" demografico", che il governo islandese sembrerebbe non ritenere tale. L'economia islandese cammina meglio della nostra pur senza la pretesa di sedere tra "i grandi". Gl'islandesi non hanno problemi con le pensioni, ne' hanno previsto che questi potranno verificarsi a lungo termine. E questo in quanto la loro societa' e' stabile, percio', la pianificazione dei governi islandesi e' esposta ad un minore margine d'errore di quanto non sarebbe quella di una nazione la cui composizione sociale varia in modo significativo di anno in anno.

Perche' l'Italia, che conta 59.000.000 di abitanti, dovrebbe invece ricorrere a misure di emergenza? Perche' pare evidente che importare immigrati il cui numero e' pari, quando non superiore, all'intera popolazione svizzera, "e'" una misura di emergenza. "La popolazione invecchia", dunque, in futuro potremmo non avere piu' abbastanza disoccupati autoctoni che possano sostituire quelli attuali.

Invece, in Russia il problema demografico e' reale: il rapporto demografico tra abitanti residenti e territorio e' davvero sproporzionato: 142.000.000 di abitanti distribuiti su un territorio di 17.075.200 km² il che determina una densita' media di 8,3 abitanti per km². Eppure il governo russo preferisce spingere su di una politica demografica interna, anche se non si preclude la possibilita' di fare ricorso all'immigrazione allogena, con una certa parsimonia; ma per il momento la Russia favorisce solo l'immigrazione turistica, disponendo sul suo territorio dell'intera forza lavoro necessaria all'espansione della sua economia. E' infatti evidente come l'economia russa sia in espansione, mentre non si puo' certo dire altrettanto dell'economia europea. Il governo russo opera sul lungo termine, il che significa, una politica che coinvolgera' due o tre generazioni di russi. Se ne evincerebbe che la politica demografica non coincide con la politica economica. Sarebbe chiaro che il governo russo e' orientato a promuovere il benessere dei cittadini russi, prima che quello dell'economia russa. La politica sarebbe al servizio dei cittadini, non dell'economia. Quello russo e' un governo indiscutibilmente nazionalista dall'orientamento politico socialdemocratico. Nonostante il disastro comunista, la Russia ha interamente saldato i debiti internazionali e la sua economia cresce del triplo in rapporto a quella complessiva della UE. Il nazionalismo russo sarebbe quindi piu' efficace del liberalsocialismo europeo anche da un punto di vista eminentemente economico. Fatti e non parole.

In Italia il territorio e' gia' sovrappopolato. Secondo studi del WWF la popolazione residente sul territorio italiano non dovrebbe superare i 30.000.000 (trentamilioni) di unita'. La soglia di rischio sovrappopolazione e' stimata intorno ai 38.000.000; limite superato il quale, il territorio non sarebbe piu' in grado di provvedere alla sopravvivenza della popolazione residente in un regime economico autarchico. Non si sorrida troppo quando si nomina l'autarchia, in quanto la globalizzazione economica non da alcuna garanzia di stabilita'. Molti organismi civili e militari internazionali lavorano infatti da tempo per fronteggiare una crisi globale che, si prevede, avverra' entro il prossimo decennio. Se saltasse l'economia globalizzata una riserva autarchica sarebbe l'unica garanzia per non fare morire le rispettive popolazioni di fame e sete. Naturalmente, come gia' detto, la popolazione residente sul territorio italiano, supera gia' del doppio il limite di sicurezza ipotizzato dal WWF. Nonostante cio', si continua a ritenere la popolazione residente non sufficiente a garantire la crescita economica che, per altro, la popolazione straniera non garantirebbe nemmeno se triplicata rispetto a quella attuale. E' evidente come la politica italiana sia inefficiente: sia dal punto di vista economico, che da quello demografico. Il paragone con la politica russa evidenzia come i cittadini italiani, ed europei, vengano sacrificati ad obiettivi di lungo termine di natura global-ideologica. Uscita l'utopia comunista dalla Russia, un'altra utopia viene perseguita in UE. Un'utopia che ricorda molto quella sovietica nel disprezzo dell'uomo il cui benessere proclama invece di voler promuovere.

Il paragone tra un approccio nazionalista di stampo socialdemocratico (quello russo) ed uno liberalsocialista (quello europeo) mostra chiaramente come, nel primo caso, il cittadino sia al centro dell'attenzione del governo, mentre, nel secondo, il cittadino sia considerato sacrificabile agli obiettivi economici. Ci si potrebbe legittimamente domandare quale dei due modelli sia davvero piu' democratico...

Secondo punto.

"Gl'italiani non hanno voglia di lavorare". Gia questa frase, messa in bocca ad un politico esprime tutto il diprezzo per la popolazione che dovrebbe rappresentare. Se fosse vera se ne evincerebbe che anche il politico e' un emerito scansafatiche. In verita', gl'italiani "non hanno voglia di lavorare" per un tozzo di pane e qui lo dimostreremo.

Chi scrive ha registrati, circa sei mesi fa, cinque cittadini italiani disoccupati presso il web di Confindustria. Si tratta di persone di varia eta' senza alcuna specializzazione particolare; si tratta di persone disposte a spostarsi e ad affrontare ogni genere di sacrificio: senza particolari pretese economiche. Ebbene, _nessuna_ di queste persone e' stata contattata dalla Confederazione degli Industriali. In compenso, le richieste all'attuale governo, di manodopera generica straniera aumentano ad ogni mese. Che morale se ne deve trarre? Che i lavoratori italiani non interessano all'industria italiana. Oppure, questi non sono stati contattati in quanto "non hanno voglia di lavorare". E' un serpente che si morde la coda. Il risultato di questo circolo vizioso e' inevitabilemente la crescita della disoccupazione autoctona, soprattutto nella fascia piu' bassa della popolazione: quella che una volta i comunisti pentiti di oggi chiamavano "proletariato". Tra delocalizzazione e schiavitu' importata con il beneplacito di sindacato, organizzazioni caritative, etc. i costi accessori, la perdita di posti di lavoro e di potere d'acquisto, ricadono comunque sui cittadini italiani, ma gli stranieri vengono preferiti al loro posto. Non diciamo, poi, degli sciacalli che cercano negli stranieri un nuovo bacino elettorale, o delle jene che lucrano sugli stessi in forma di ONG e ONLUS... i "sacerdoti" dell'antirazzismo che si sentono legittimati ad insultare e minacciare chi non la pensa come loro. Sono questi i "fascisti" - nell'accezione negativa del termine - del nuovo millennio.

Da qualunque parte si guardi il problema, l'italiano, ma anche l'europeo, sono una merce che vale poco ed e' probabile che in futuro valga ancora meno. Probabilmente e' venuta l'ora di vendere cara la pelle e liberarsi con qualunque mezzo di una classe dirigente che persegue interessi ideologici ed economici inconciliabili con i principi espressi nelle carte costituzionali che i popoli europei si sono liberamente dati.

07 novembre 2007

Sorpresa, sorpresa...

La Romania non fa ancora parte dell'area Schengen (iniziera' nel 2010), per cui i cittadini romeni non sarebbero liberi di circolare in area Schengen, ma lo sarebbero solo le merci provenienti dalla Romania secondo l'accordo di Maastricht. Ergo, la presenza di un numero cospicuo di cittadini romeni in Italia (la comunita' straniera piu' numerosa in assoluto), avviene in base ad accordi bilaterali tra le due nazioni, il che spiega il perche' il dialogo sia diretto tra governo italiano e romeno. Perche' non ce lo dice nessuno? soprattutto, perche' gli zingari circolano liberamente nonostante tutto? A voi le considerazioni, qui di seguito il documento.

«Questo documento, che sara' sottoposto all'approvazione del governo, fissa le misure che la Romania dovra' adottare per aderire allo spazio Schengen, il che avverra' durante l'anno 2010.

Secondo il progetto di strategia adottato, l'adempimento dell'obbiettivo legato all'eliminazione dei controlli alle frontiere interne e l'adesione allo spazio Schengen suppongono delle misure legate all'adozione e all'implementazione dell'acquis Schengen, la costruzione istituzionale, la componente degli investimenti, acquisizioni di mezzi tecnici, equipaggiamenti e sistemi specializzati, nonche la preparazione adeguata del personale che sara' coinvilto in questa attivita'.

Il progetto di strategia proposto dal MAI ed approvato dai membri della Commissione dettaglia le misure che si impongono in ognuna di queste direzioni di attivita'.
Il ministro dell'Amministrazione e degli Interni, Vasile Blaga, ha fatto sapere che la Romania ha bisogno di cinque anni di intense preparazioni per poter adempiere alle condizioni necessarie, tenendo conto della loro particolare complessita'.

Le tappe dell'adesione della Romania allo spazio Schengen sono: la trasmissione di una Dichiarazione di preparazione e la proposta di una data per l'inizio del processo di valutazione, la compilazione di un questionario esteso, includendo domande dettagliate su tutti gli aspetti rilevanti, da essere poi esaminato dal Consiglio dell'Unione Europea, dopo l'avvio di una serie di visite di valutazione; e in base al risultato di queste visite verra' presa la decisione finale.»

04 novembre 2007

Non te l'avevo detto?

Che finiva a schifio? Che l'assenza dello Stato porta inevitabilmente i cittadini a farsi "giustizia" da se'? E sai come finira'? Che gli "xenofobi" nostrani verranno arrestati. Che la Polizia di Stato continuera' a latitare nelle zone a rischio. Che queste si estenderanno ulteriormente. Che la maggior parte dei cittadini si lascera' prendere dal torpore sovietico e che l'altra parte si dedichera' alla Resistenza. Gia'... quella "resistenza" tanto celebrata dal regime antifascista. Quella che i fascisti chiamavano, e con ragione, "terrorismo", tanto per sottolineare la dipendenza del termine da chi detiene il Potere.

Si nota l' "ottimo" editoriale di M. Giordano su Il Giornale che evidenzia ulteriormente un fatto: tra destra e sinistra, pseudo-istituzionali, non v'e' alcuna differenza. L'effetto della sostituzione della direzione del quotidiano si fa gia' sentire. Difficilmente da Belpietro si sarebbe potuto leggere qualcosa di simile. E Il Giornale e' indiscutibilmente proprieta' della famiglia Berlusconi. Chiaro? Il "razzismo fa schifo", dice il Direttore. Insomma: i criminali sono gl'italiani, nonostante muoiano ormai come le mosche sotto l'aggressione allogena; nonostante vivano blindati in casa da anni; nonostante ricevano aperte minacce ogni giorno per strada da chi sa di non poter essere punito. Il "razzismo" non e' quello di chi uccide atrocemente, come negli innumerevoli casi di criminalita' allogena; e' quello degli "sprangatori" nostrani. Ancora una volta "lo straniero" e' legittimato nel suo agire e l'autoctono condannato nel suo reagire. Perche? Perche' l'ideale "europeista" e' un dogma intoccabile a sinistra come a destra. Perche' la "casa comune europea" piace un po' a tutti i politici, in barba ai popoli rappresentati. Perche' il comunismo e' nel DNA di tutta la societa' europea, anche se questa non ne e' del tutto consapevole.

E' necessario un completo ricambio della classe politica. Un azzeramento totale di tutta la classe dirigente europea che, quando non e' semplicemente incapace, lavora solo per l'instaurazione di una nuova ideologia e dei popoli rappresentati se ne fotte. Democrazia Diretta. Per salvare il salvabile e ripristinare il legittimo diritto alla Proprieta' che e' un principio eminentemente liberale; senza il quale crollano gli Stati e con essi il Diritto che e' il loro fondamento; quel Diritto che discende dal Patto sociale che i cittadini liberamente sottoscrivono sacrificando al bene comune una parte della loro liberta' individuale. In Europa non vige il Fascismo... vige il Comunismo. Mettitelo nella zucca. Quando Berlusconi tornera' al governo cambiera' poco o nulla. Non farti illusioni.
 
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