Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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Il sauro apologizza (ormai si dice cosi') per l'inconveniente.
Chi volesse contattarlo usi il mail link sulla destra (ovviamente) e si armi di certosina pazienza. :-)

23 ottobre 2007

Levi

Le parole sono importanti
Credevate che il cognome piu' diffuso in Italia, fosse Rossi? Una volta, forse, ora e' Levi: da un po' di tempo in qua sembra che si chiamino tutti cosi'.
Un mese di discussioni, gradevoli e meno gradevoli, sulla senatrice, premio Nobel, Levi Montalcini, alla cui eminente figura (ma soprattutto alla salvezza dell'animaccia di Prodi e all'associazione EBRI che rappresenta) tutti devolviamo fior di euri, si scopre che alla Presidenza del Consiglio della Repubblica c'e' un altro signor Levi che di nome fa Ricardo (con una "c" sola), al cui brillante ingegno (anche se senza Nobel alcuno), dovremmo devolvere una quisquilia come la Liberta' d'espressione... Mai avuto nulla a che ridire sugli ebrei, ne' in quanto "etnia", ne' in quanto "minoranza religiosa", ma, osserverei rispettosamente, che per essere solo trentamila, sembrerebbero essere dappertutto. Naturalmente, il dirlo non e' molto igienico, tanto che nessuno s'azzarda nemmeno di sospettare qualcosa di strano, onde non finire nel limbo delle "non persone" che dubitano dei genocidi, che venerano i protocolli, che negano, o affermano, cose di cui e' meglio non occuparsi nel "mondo libero". Nondimeno, dei propri soldi e della propria liberta', dovrebbe pur essere lecito l'ingerirsi, anche a rischio di essere ascritti all'irredimibile ignominia dell'antisemitismo.

Lobbying
Quindi, qualche riflessione a freddo sulla questione del ddl Prodi-Levi, o Levi-Prodi, ma prima una piccola digressione: si e' mai visto un ddl "proposto" dal Presidente del Consiglio in persona? Non mi pare, pertanto deve trattarsi di una questione maledettamente importante.
Se un tale disponesse di un richiedente, un giornalista, un legislatore e magari un magistrato dalla sua parte politica: si potrebbe o no, parlare di lobby? Secondo chi scrive, piu' che di lobby, si tratterebbe di un vero e proprio direttorio. Per una lobby basterebbero un richiedente e un pubblicista reclutati tra le persone influenti, dopodiche' altri strumenti di pressione (prevalentemente finanziaria) provvederebbero a concretizzare la richiesta nei termini desiderati; senza alcuna certezza che cio' potesse avvenire, ben inteso, (nelle democrazie normali esistono intralci che si chiamano "parlamenti", e l'Italia, tanto normale non e'), ma con un buon margine di probabilita' positive. Questo per un lobbying di tipo nord americano, mentre nel caso esposto sopra, il successo dell'iniziativa sarebbe garantito in quanto si tratterebbe di un'entita' in grado di bypassare la democrazia e la sua prima prerogativa, ovvero, la divisione dei poteri. Questa e', a parere di chi scrive, la fattispecie in oggetto: quando cio' che qui viene riportato fosse inequivocabilmente vero, non ci si troverebbe di fronte ad una lobby, ma ad un direttorio. Nulla di cui preoccuparsi, per altro: ci stiamo gia' abituando con la UE, la cui identita' e' ancora una specie di Stele di Rosetta di fronte alla quale non si puo' far altro che genuflettersi senza capire che diavolo significhi.

Web
Ogni volta che si cerca di "regolamentare" il web lo si paragona all'editoria in base all'assunto, semplicistico, che si tratti di parola scritta, fingendo di ignorare che tutti i mezzi telematici piu' popolari (forum, blog, chat), riportano il termine inequivocabile di "discussione". Discussione che, come tale, puo' svolgersi pubblicamente o privatamente a scelta di chi dispone il mezzo. Ovviamente, il regolamentare una discussione, equivale a regolamentare il diritto di parola... il che non dovrebbe aver bisogno di ulteriori approfondimenti. Quindi, le chiacchiere stanno a zero: l'equiparare _tutto_ il web all'editoria e' un'operazione mistificatoria il cui vero obiettivo non puo' essere altro che il controllo e la repressione di una liberta' sancita dalla Carta Costituzionale. Punto e a capo. Questa prassi non rientra nei canoni di uno Stato di Diritto Democratico, e vorrei ben vedere che per "combattere l'antisemitismo" si dovesse vietare a tutti cittadini di una, comunita' nazionale, di potersi esprimere liberamente. Con cio' non s'intende certo la "liberta' di sterminare" chicchessia, ma questa e' una fattispecie giuridica per la quale esiste gia' una normativa piuttosto antica, almeno da Mose' in poi, anche se ultimamente si nota una certa tendenza alla "trasgressione" da parte di certa (?) magistratura. Ergo: Il parlare, cosi' come lo scrivere, non equivalgono all'uccidere, anche se "le parole sono pietre" etc. graziaddio (quello di Gesu' Cristo) abbiamo Codici che sanno distinguere tra l'una e l'altra cosa o, almeno, dovremmo averli ancora da qualche parte.

Alcuni fatti
Ebbene, in data 27 gennaio (giornata della Memoria Ebraica) il Guardasigilli C. Mastella ha tentato di presentare un dl concernente la repressione penale del cosiddetto "negazionismo" dell'Olocausto, trovando, inspiegabilmente, ostacoli in pressoche' tutto il Parlamento e in almeno 100 storici imbufaliti, ma ottenendone il plauso dal solo Riccardo Pacifici; in data 2/10/07 sempre Riccardo Pacifici ... ha rilasciato un'intervista al giornalista, e correligionario, Fabio Perugia, sul quotidiano Il Tempo, circa la proliferazione dell'antisemitismo sul web e, dopo nemmeno un mese, un altro correligionario, ma anche sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, di nome Francesco Ricardo Levi ne propone una regolamentazione con l'alto avallo della Presidenza del Consiglio stessa. Manca solo il Magistrato (magari correligionario) che applichi la nuova legge creando il precedente giuridico per ogni successiva applicazione, ma scommetto che questo Magistrato c'e' gia' ed e' pronto alla bisogna.
Siamo sicuri che il denunciare una simile prassi anomala possa rientrare semplicisticamente nelle fattispecie dell' "antisemitismo" o del "complottismo"? Nondimeno, nemmeno i piu' "liberali" blogger di Tocque-Ville sembrano aver colto il dettaglio che qui si discute, soffermandosi sulla vena illiberale di questo governo e sulla sua inequivocabile tendenza a fare cassa su tutto. Si tratta di distrazione o semplicemente di paura? E se e' paura, di "quale" paura si tratta? Gl'israeliani sono amici, perche' mai si dovrebbe avere paura di loro? L'invocare la legge Mancino (legge sulla quale pende da sempre la spada di Damocle dell'incostituzionalita') e' certo legittimo, ma "forse" non conforme allo status giuridico di una Democrazia compiuta: e' uno stratagemma che rivela da se', come per alcuni la sicurezza degli ebrei in Italia sia piu' importante che non la liberta' degli italiani. Quando un governo nazionale fosse cosi' lesto nel soddisfare le esigenze di una qualunque minoranza (magari straniera e in barba alle norme vigenti), mentre ignorasse le esigenze primarie della maggioranza dei propri cittadini, sarebbe legittimo, o no, il preoccuparsene? E qui ripeto il solito tormentone: dobbiamo essere per forza "antiitaliani" per non sembrare "antisemiti"? Il timore del danno che qualche sciagurato tra noi, potrebbe arrecare ad un ebreo, e' ritenuto condizione sufficiente per reprimere la liberta' d'espressione di tutta la collettivita'? Senza dire del fatto che di questi tempi in Italia sono gli italiani a morire e non gli ebrei.

11 ottobre 2007

Bravo Prodi

Corriere della Sera
Il Corriere online
Nonostante abbiano fatto carte false perche' Prodi andasse al governo, questo non e' riuscito a realizzare l'obiettivo piu' importante. Non ha importati abbastanza immigrati. Speriamo che la destra riesca nell'impresa.

Aggiornamento
Nella falsita' di pressoche' tutti i media, la reazione alla "condanna" dell'Italia assurgerebbe quasi ad un inopinato rigurgito nazionalista... figurarsi: il governo piu' europeista d'Europa... In realta' i rappresentanti nazionali in UE non contano nulla, lo pseudo-parlamento non decide nulla, e ad ogni pseudo-parlamentare e' "concesso" di parlare in assemblea per un totale di "ben" 6 minuti all'anno (grazie Nessie). Tale e' la "democrazia" eurobea. Il numero degli inutili rappresentanti dovrebbe essere calcolato (secondo il nuovo regolamento oggi contestato) in base al numero dei cittadini di ogni Stato membro UE: chi piu' ne ha, piu' e' "rappresentato. E chi ne ha meno? Deve farne di nuovi. Come? Non importa: anche con le macchinette, ma il "segreto" e' presto svelato: si tratta di importare immigrati extraeuropei e farne cittadini con tutti i diritti e doveri. Capito? Un semplice escamotage per diluire i perniciosi nazionalismi, favorire il caos primigenio necessario a desocialistizzare l'economia europea, abbattendo il costo del lavoro in modo selvaggio; insomma, fare esplodere le popolazioni nazionali rendendo indispensabile l'interrelazione tra le nazioni stesse. E chi non crede che i socialisti non possano, all'occorrenza, usare del liberismo, vuol dire che non conosce il Materialismo Dialettico (gli increduli leggano l'ultimo di V. Bukovskij). In definitiva, ecco perche' "siamo pochi" nonostante siamo indiscutibilmente troppi: l'unita' di misura non e' fisica, ma economica. Tutto cio' si spiega bene con un paragone scientifico (grazie Blondet): l' "anno luce", che e' pura unita' di calcolo, viene assunto ad unita' di misura, con il risultato che il calcolo delle grandi distanze ne risulta facilitato, mentre la misurazione fisica ne esce regolarmente sbagliata. Infatti, da Marx ad Einstein, i matematici che hanno prese grosse cantonate sono l'assoluta maggioranza, pertanto che garanzie abbiamo che in futuro non accada altrettanto? Quindi: fate figli e importate gente, che cosi' potrete mangiare (o essere mangiati) anche nel corso della imminente crisi economica globale. Senza dire della soddisfazione di avere ben 6 rappresentanti in piu' che potranno parlare per "ben" 36 minuti all'anno. E poi ringraziamo il € che ci ha salvati...

Qualche breve considerazione a margine:

1) Sembra che la UE conosca il numero esatto degli immigrati (residenti e clandestini) in Italia, cosa che ne' al governo stesso, ne' ai cittadini, e' dato di conoscere. Per cui, e' legittimo il pensare che l'invasione delle ex nazioni europee non sia spontanea, ma pianificata attraverso accordi tra i paesi d'origine e la UE stessa. Cosa, del resto, gia' dimostrata da Bat ye Or nel suo "Eurabia - The Euro-Arab Axis" nel lontano 1997 e da Vladimir Bukovskij nel suo recente "EURSS - Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche". Cio' rende manifesta una verita' fin'ora solo sospettata: tutti i governi, di destra e sinistra, sono al corrente di quest'obiettivo e lavorano attivamente per realizzarlo.

2) Il porre l'accento sul mancato adempimento dell'Italia, e la sua "punizione", significa che l'obiettivo e' cruciale per l'esistenza della UE stessa, inoltre, il porre in diretta relazione i rappresentanti italiani in UE con gli stranieri ivi residenti (si intendono gli europei e gli extraeuropei) sottende al fatto che i rispettivi rappresentanti nazionali rappresentino in realta' piu' gli stranieri che i rispettivi cittadini; considerazione avvalorata da tutta una serie di provvedimenti atti a conferire agli stranieri residenti in UE, privilegi superiori a quelli dei cittadini, nonche' alle innumerevoli sentenze promulgate nei paesi membri, e tendenti a minimizzare la portata dei reati quando commessi dagli stranieri.

Da queste poche osservazioni si potrebbe evincere una semplice realta': l'ideale "europeista" non e' compatibile con la democrazia e non si coniuga minimamente con i diritti attribuiti ad ogni Stato Nazionale in sede ONU: primo tra tutti, quello all'autodeterminazione. Da cio' discende la constatazione che la natura ideologica, o semplicemente economica, del progetto e' del tutto irrilevante. Inoltre, l'adesione di destre e sinistre nazionali al progetto UE certifica inequivocabilmente il tradimento dei rispettivi popoli da parte delle classi politiche nazionali che, pur protestandosi "democratiche", perseguono fini autocratici dei quali i rispettivi cittadini sono all'oscuro e i cui effetti questi subiscono, senza potersi opporre con l'unica arma che la democrazia conferisce loro: quella dell'alternanza. Ove i referenti politici nazionali non fossero in grado di fornire ai cittadini rappresentati una spiegazione soddisfaciente ed assicurare loro una maggiore adesione ai canoni politici sanciti dai rispettivi statuti liberamente sottoscritti per loro conto, essi si configurerebbero de facto NEMICI dei rispettivi popoli i quali ne dovrebbero trarre le naturali conclusioni.


Fuori dalla UE di corsa

10 ottobre 2007

Ancora sul burqa

Anche se non si capisce perche' si parli tanto dell'importazione del medioevo islamico in Europa, quando ne avremmo uno locale indubbiamente piu' affascinante, ancorche' indubbiamente meno misterioso, trattiamo dell'ennesima idiozia, per cui una banda d'imbelli incoscienti, quando non traditori, al governo in quasi tutte le nazioni occidentali (il burqa e' vietato fino in molte nazioni arabe), ritiene che l'indumento sia una "risorsa", o una "libera scelta" da lasciarsi all' "individuo"; trattiamone, seppure di malavoglia. Naturalmente sarebbe interessante l'osservare che farebbero queste "autorita'" (veri e propri "emiri" nominati dalla concorrenza), se il fastidioso straccio cominciasse ad essere indossato da tutti indifferentemente: maschi e femmine, islamici e non... probabilmente si chiarirebbe un punto che sfugge ai liberalissimi estensori del provvedimento, ovverossia, che si tratta di una concessione agli immigrati di fede (ma a questo punto sarebbe meglio dire "razza") islamica e solo a questi. Mentre si rimuovono innocenti giochetti come "testa o croce", trasformato in "testa o senza testa", per non offendere i permalosi cristianofobi di tutte le risme, si impone ad una societa' che un tempo era certo piu' ordinata di quelle dei paesi arabi, di sopportare una miriade di Belfagor che dovrebbero circolare indisturbati e silenziosi (con il burqa non si puo' parlare agli "esponenti" del sesso opposto) per le nostre citta'. Hai detto niente... sembrerebbe di essere su "Scherzi a parte", ma tutto e' possibile in "democrazia".

Cominciamo dal fondo il noiosissimo compitino, con il dire che l' "individuo" per la "cultura del burqa", non esiste nemmeno, anzi, si tratta di un'entita' dalla connotazione demoniaca per quasi tutte le religioni, con l'eccezione del buddhismo (che pure una religione non e') e del cristianesimo, dalla cui cultura nasce quel concetto stesso di "libera scelta" che si avvia ormai a ricevere applicazione fino negli spazi siderali. Proseguiamo la noia mortale con il dire che il "maschilismo" cui alcuni detrattori dello splendido esempio di civilta' si appellano, e' l'ennesima degenerazione dell'individualismo, in quanto in nessuna cultura al mondo e' mai stata messa in discussione l'appartenenza di genere in ragione della diversa fisiologia e del ruolo sociale dei due sessi; e questo per un motivo banale che sfugge ai piu': nessuno puo' "scegliere" a quale sesso appartenere, anche se gl'indecisi psicotici vorrebbero convincerci del fatto che sia possibile passare da un sesso all'altro come si fa con le porte girevoli.

In una parte della cultura islamica (non in tutta) il burqa imposto alla donna, ha un senso, ma si tratta di un'imposizione della cultura, non del "maschio" in quanto i due sessi sono entrambi sottomessi al volere divino, pure se in modo differente. Il maschio detiene alcuni privilegi come capita nella maggior parte delle culture conosciute (un tempo anche nella nostra), in ragione del suo ruolo di "dispensatore attivo di fertilita'", indispensabile per realizzare quel "crescete e moltiplicatevi" biblico che sacralizza l'esigenza prima di ogni essere vivente, ovvero, l'espansione del suo modello di vita. La preminenza maschile, da un mero punto di vista riproduttivo, e' assai giustificata, ne' piu' e ne' meno di come avviene per gli animali che "si moltiplicano" esattamente allo stesso modo. Comunque, con 6 miliardi di individui al mondo (che si avviano a divenire 10 nel prossimo decennio), l'espansione umana rischia di diventare "quantomeno" un problema, se non un disastro tout-court, ma mentre gli scafandri hanno il placet per "moltiplicarsi" a dismisura, ai meno paludati colleghi si propinano aborti, profilattici e "pillole del giorno dopo"... non sara' un modo sottile per "selezionare la razza"? Alla faccia di tutti i "mali assoluti", nazismi, fascismi ed altre corbellerie che la civilta' occidentale e' addestrata ad evitare come le cacche dei cani per strada, almeno da un cinquantennio.

Infatti parrebbe proprio questo il motivo per cui cio' che viene vietato agli autoctoni europei (il circolare mascherati per strada), viene invece consentito ad una parte degli immigrati in Europa: favorirne al massimo la colonizzazione. E' chiaro perche' il burqa e' una risorsa? I liberalissimi fautori della "libera scelta" prendano appuntamento dal proprio sarto di fiducia e buon pro faccia loro, che almeno ci sara' risparmiato di vedere le orrende fattezze di Bindi e Turco, nonche' assicurarci il loro silenzio: unico, e non trascurabile, vantaggio che il sottoscritto riconosce al "liberale" provvedimento. Imbecilli.

07 ottobre 2007

La guerra e' finita

(da 60 anni)

Il multiculturalismo sta distruggendo l'occidente, ma non lo si puo' dire. quando si accusano specifiche etnie e culture di essere incompatibili - e disastrose - per la cultura occidentale, nonche' la causa prima della decadenza degli Stati di Diritto, viene regolarmente evocato il fantasma di Auschwitz, pure se nessuno deporta o stermina nessuno; e pure se le vittime sono tutte appartenenti ai presunti persecutori. E tutto cio' perche' "la storia potrebbe ripetersi"; ma la storia si ripete sempre, pure se in modi sempre diversi, e non c'e' alcun modo per fermare il tempo, ma con la volonta' se ne puo' cambiare il corso. La memoria non deve essere un'arma di ricatto, come e' ora, ma un monito affinche' si possano evitare gli errori del passato, anche se non v'e' alcuna garanzia che questo possa avvenire con certezza. Siamo tutti precari e nessuno puo' porsi a lungo al di sopra degli uomini e degli eventi.

Quindi e' da Auschwitz che bisogna partire, per capire come e perche' la cultura occidentale si stia suicidando, prigioniera com'e' di luoghi comuni e steccati ideologici che non le consentono di difendersi. Certo, si tratta di un vizio interno allo stesso organismo della cultura occidentale che "odia se' stessa", ma non e' sempre un vizio di natura endogena. Piu' che un'accusa a questi o a quelli, queste poche righe sono un'appello a chi vuole vivere pacificamente in occidente ed evitare che scompaiano dalla sua storia secoli che non e' giusto, ne' onesto, considerare solo "qualcosa di cui vergognarsi". Chi puo' ci dia una mano: basta poco, solo togliere di mezzo il velo di Maja che ci impedisce di vedere la realta' e comportarci di conseguenza. Qui non si vuole dominare, solo fronteggiare nel migliore dei modi possibili una minaccia concreta. L'evocare i baffi di Josif e Adolf non serve in quanto sono morti entrambi da anni e per la nostra cultura i morti si rispettano indipendentemente da cio' che hanno fatto. Il rispetto dovuto a loro e' lo stesso che verra' riservato a noi che siamo uomini e non "Bene" o "Male" assoluti.

L'Europa e' "sorvegliata speciale" secondo l'Agenzia Ebraica, a causa del "rischio antisemitismo". Eppure in Europa gli ebrei stanno dappertutto: spesso ricoprono cariche importanti, in Italia abbiamo avuti molti ebrei ministri (due o tre ci sono anche ora), piu' Presidenti del Consiglio, centinaia di Generali di Corpo d'Armata, giornalisti, finanzieri di altissimo livello, maitres a penser... su di una piccolissima comunita' nazionale che conta circa trentamila persone, la maggior parte di queste appartiene alla classe sociale piu' elevata e, comunque, gode di una condizione privilegiata... ma l'Italia e' anch'essa a "rischio antisemitismo", seppure l'idea stessa di "razza" sia pressoche' ovunque rigettata, quando non punita per Legge. Ma l'equivalenza tra "antisemitismo", "antigiudaismo", "antisionismo", voluta dalla ADL nella persona del suo Presidente Abraham H. Foxman, funziona come una sentenza senza appello, quindi chi critica la politica sionista, o la religione ebraica, viene equiparato all'ormai pressoche' inesistente "razzista antisemita". Gia' questo dovrebbe bastare per definire "chi" decide "cosa" e "dove" lo fa, soprattutto, poiche' le sentenze di condanna per lo pseudo-reato vengono promulgate in Europa e spesso in spregio alle rispettive carte costituzionali degli stati europei, che sanciscono pressoche' ovunque un sacrosanto diritto alla liberta' d'espressione. Questa repressione del libero pensiero - che dev'essere tale anche quando sgradevole o pericoloso - e' la madre di tutte le repressioni e viene oggi estesa ad una miriade di altre fattispecie rendendo la societa' occidentale schiava di pregiudizi ideologici superati.

Questo accade in Europa e, si puo' dire tranquillamente, in tutte le nazioni occidentali. Ma in Israele i cristiani godono degli stessi privilegi di cui godono gli ebrei in occidente? Nemmeno per sogno. Sono ufficiosamente "tollerati" sebbene siano oltre 300 mila su di una popolazione di circa 6 milioni di persone, il che rimanda alla proporzione demografica italiana di circa 30 mila su circa 60 milioni. Tanto che per la maggior parte degli ebrei russi trasferitisi in Israele, da tempo convertiti al cristianesimo ortodosso, esiste un programma di riconversione al giudaismo assai avversato dagli stessi rabbini ortodossi. Figuriamoci che accadrebbe se in Italia fosse vigente un progetto statale di conversione degli ebrei al cristianesimo... Ma, come si vedra', e' gia' un bel casino multiculturale, in quanto se la definizione di "ebreo" e' confessionale e non etnica, come fanno ad esistere ebrei israeliani di confessione cristiana? Semplicissimo: non e' cosi'. Infatti hanno diritto a fare "Aliya'" (il ritorno nella Terra dei Padri) tutti i figli di ebrei fino ad un tot di generazione, nonche' i convertiti all'ebraismo che, di fatto, possono risiedere in territori a loro riservati (come il West Bank); territori vietati a tutti gli altri gruppi etnico-religiosi, compresi cristiani e arabi. Il tutto per non ben comprensibili "gravi motivi di sicurezza"; non essendo autorizzati a risiedere in tali territori nemmeno gli alti ufficiali arabi di Tsahal. Di alti ufficiali cristiani non ce n'e' nemmeno uno, anche se va detto che l'endemica carenza di organico nell'esercito sta costringendo l'amministrazione israeliana ad essere piu' tollerante, tanto che sono ormai quasi 7000 i cristiani che entrano a far parte dell'IDF e giurano fedelta' allo Stato sulla Bibbia (Antico Testamento, essendo il Nuovo ancora visto con estremo sospetto). E poi... nei luoghi sacri alle tre religioni monoteiste, i cristiani sono quelli che se la passano decisamente peggio, affetti da disoccupazione e discriminazione costante, tanto che il loro numero si riduce sempre piu'. Si tratta di un nazionalismo duro, ma comprensibile per uno Stato in guerra da oltre 60 anni, ma cio' che colpisce e' la discrepanza tra realta' propagandata e realta' vera. Ci si potrebbe/dovrebbe legittimamente chiedere perche'.

Che dire? Che le pretese accampate in Europa, e in tutto l'occidente da varie "comunita' religiose", non trovano adeguato riscontro in Medio Oriente: ne' da parte degli arabi, ne' da parte degli stessi israeliani. Ad un antigiudaismo, spesso, individuale e minoritario in Europa - del tutto ininfluente sulla composizione delle classi sociali piu' elevate - corrisponde un anticristianesimo di Stato nelle nazioni arabe e nello stesso Israele che, anche ove questo non fosse espressamente prescritto dalle rispettive giurisdizioni, viene di fatto praticato come "consuetudine" non scritta. Credo sia molto difficile poter smentire i dati riportati sopra, nondimeno, nessuno ne parla e si dipinge la societa' multiculturale israeliana come un modello sociale invidiabile nel quale tutte le comunita' vivono in armonia tra loro, il che e' assolutamente falso. Intendiamoci: il problema e' il multiculturalismo stesso: non si tratta di angherie gratuite da parte israeliana; e' del tutto comprensibile il fatto che la doppia obbedienza ponga seri problemi e minacci tutte le identita' popolari... nondimeno cio' che possono - e giustamente - fare gli israeliani in Israele, non lo possono fare gli europei in Europa, proprio perche' gli ebrei costi' residenti vi oppongono il loro veto, il quale ha un enorme peso su tutte le amministrazioni europee: di destra come di sinistra.

E questo e' esattamente il nodo del problema: perche'? Si risponde: "perche' gli europei hanno perseguitati e sterminati gli ebrei". Visto e considerato che ora nessuno si sogna nemmeno lontanamente di deportare qualcuno per razza o credo religioso; dato che per la cultura occidentale non esiste una concezione della storia lineare e sovrapponibile nel tempo - come nella cultura ebraica - ci si potrebbe domandare per quale motivo gli europei sarebbero colpevoli di stermini imputabili ai loro progenitori, mentre gli ebrei non sarebbero altrettanto imputabili della vecchia e obsoleta accusa di "deicidio" il cui emendamento dalle scritture sacre cattoliche e' stato certificato nel corso del Concilio Vaticano II. Comunque la materia del contendere e' controversa essa stessa, non essendo storicamente univoche le fonti relative agli stermini (soprattutto nazisti) degli ebrei in Europa. Infatti, per rimanere alla storiografia ufficiale e non stuzzicare "negazionismi ed altre fantasiose, ancorche' pericolose teorie punibili - e punite - per legge, gli sterminati sono passati dagli 11 milioni di Wiesenthal ai 6 milioni di Piper, fino al massimo di 700 mila di Pressac, il che dovrebbe lasciare intendere che il metodo di ricerca storica usato nella fattispecie sarebbe un tantino carente... ma evidentemente, cio' che conta non e' la verita' - infatti: "Auctoritas, non Veritas, facit Legem", citava Hobbes - bensi'l'autorita' che prescrive, assolve o condanna. Quindi chi sarebbe l'autorita'? E come si concilia un'autorita' imposta con liberta' ed autodeterminazione dei popoli europei?

Che "esistano" o meno le lobbies ebraiche, non si puo' certo imputare a tutti gli ebrei una stessa volonta' di dominazione che pure e' umana ed esercitata sempre da chi ne ha il potere, ma si puo' legittimamente richiedere loro di essere piu' "occidentali", piu "europei" che "ebrei" se ci tengono a vivere con noi. Temo infatti che questo volersi porre costantemente al di fuori, o al di sopra, della storia occidentale non sia una buona garanzia per il futuro: ne' per noi, ne' per loro. Curioso che non si possa usare per tutti il pronome "Noi", ma, anche questo non dipende dagli europei, che si sono sempre limitati ad escludere chi si escludeva da se', esattamente come avviene ora in Israele. L'esercizio dello Stato ha indubbiamente cambiato gli ebrei stessi, tanto da fare capire a molti di loro che in taluni casi la difesa deve prevalere sull'umanita', ma cio' non ha influito minimamente sul loro giudizio del passato e sul comportamento delle loro elites che, e' fuor di dubbio, esistono e sono molto influenti. Gli europei rivendicano lo stesso diritto di proprieta' sui rispettivi territori: ne' piu' ne' meno di questo e, come tutti, scelgono i loro alleati tra chi li ama e non tra chi li odia o costringe ad odiare se' stessi.

01 ottobre 2007

Velo islamico

Questo viene dal forum del Corriere online - Noi e gli altri, moderato da Magdi Allam. Lo pubblico senza commenti perche' ritengo che sia gia' fin troppo chiaro cosi'.

Una terza ragione inspiegabilmente ignorata

«(...) Mi sono trasferito un UK nel gennaio del 2002 ed ho trovato alloggio ad Acton Town, un quartiere nella parte ovest di Londra.

La presenza di islamici era importante ma non maggioritaria e di teste velate se ne vedevano poche, generalmente bandane. Le uniche donne completamente coperte erano le somale, che pero’ davano l’impressione di farlo come costume tradizionale in quanto il loro comportamento era tutt’altro che “islamico” e molte gestivano in prima persona commerci.

Nel giro di un anno le teste velate sono aumentate in modo esponenziale, ma e’ stato subito chiaro che era una dimostrazione di appartenenza e non di assoggettamento. Nessuna, specie tra le giovani, teneva atteggiamenti riservati ma si vedevano sguardi fieri e atteggiamenti anche arroganti specie nei negozi o supermercati. Nessun chador inizialmente; sono sparite le bandane e sono arrivati i veli che coprivano la testa e le spalle, magari portati sopra i jeans.

Quando mi sono spostato in Scozia nel 2005 la situazione a Londra era ulteriormente peggiorata. Erano comparsi molti chador e vestiti neri al limite del burka ma non era scomparsa l’arroganza di molte, che anche sui mezzi pubblici dimostravano fastidio per la vicinanza o il contatto con “noi”.

Non escludo che questo fenomeno potesse essere circoscritto ad Ealing (comunque 350.000 abitanti) ed ad Acton, sua frazione, ma ne dubito fortemente. (...)»
 
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