Lo PseudoSauro

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22 settembre 2007

Liberismo sta per comunismo?

"Oggi nn esiste piu la terra tua e la terra mia". Questo, scrive un immigrato cinese su di un blog italiano che, provocatoriamente, espone tesi "xenofobe". Infatti e' proprio cosi', ma cio' vale _solo_ per la maggior parte delle nazioni occidentali; provate voi ad andare in Cina e scrivere qualcosa di analogo a proposito del territorio cinese... Paradossalmente, il post-comunismo cinese e' piu' nazionalista delle "liberali" nazioni occidentali. Qual'e' il risultato? Semplice: il comunismo, come sempre, quando viene meno l'istituto della proprieta'. Si dice: "la proprieta' collettiva va scomparendo in favore della proprieta' privata, grazie all'individualismo". Sciocchezze: l'istituto della proprieta' non puo' esistere solo su base individuale, essendo la proprieta' fondata su di una gerarchia di "fortificazioni" che vanno dalla Famiglia fino alla Nazione. E nota bene che questa e' una tesi eminentemente liberale, non conservatrice. E' evidente, comunque, che il vecchio coesiste ancora insieme con il nuovo e che si vota ancora su base nazionale, esprimendo cosi' governi apparentemente nazionali, ma, di fatto, questi hanno sempre meno potere, essendo la politica vera decisa ad un livello finanziario internazionale. La tendenza e' effettivamente quella espressa dall'anonimo commentatore cinese del blog, o almeno, la e' relativamente alla maggior parte delle nazioni occidentali, non essendo le altre disposte a fare altrettanto. Tutto cio' si risolve, naturalmente, nella colonizzazione di quella parte di mondo che si considera "aperto al diverso"; colonizzazione operata da quelle entita' nazionali che del "diverso" se ne strabattono i cosiddetti. Ma, anche se ogni cantone del mondo abbattesse i propri confini, il risultato sarebbe comunque identico: ovvero il comunismo globale, essendo i confini, la demarcazione visibile della proprieta'. La globalizzazione economica non sarebbe dunque altro se non il comunismo con un altro nome? Non e' una tesi tanto peregrina, in quanto questo e' un tema sottoposto a seri studi, soprattutto negli USA. Nella vana speranza che il medesimo principio venga esteso ad ogni residuo di contesto nazionale, vincono i piu' astuti che sanno fare leva su quei pregiudizi ideologici occidentali che rendono vana ogni difesa territoriale; e questi principi sono: la "liberta'" e la "democrazia", innanzitutto, ma anche la loro negazione, come la ben nota "xenofobia", che infatti e' un peccato gravissimo nella liberale cultura USA, cosi' come lo era nella socialista cultura ex-sovietica.
Segnalo il post della consaura Nessie, in quanto attinente all'argomento bistrattato.

8 commenti:

libertyfighter ha detto...

Un confine delimita una proprietà privata se e solo se il proprietario di quel confine è una persona specifica.
I confini nazionali non delimitano nulla, perché a decidere chi può oltrepassarli non è ogni singolo proprietario dei terreni interni al confine, ma una mandria di buffoni che si arrogano il diritto di farlo.
Se uno Stato coincidesse con la mia casa, allora sarebbe vero, perché sono io a legiferare sull'ingresso o meno delle persone al suo interno.
Quando è qualcun altro, in realtà è lui il proprietario delle case interne ai confini ed è quindi lui a decidere.
Lo stato nazionale è il comunismo.
La proprietà privata subordinata allo Stato.

Nessie ha detto...

La nazione (parola quasi estinta nel nostro vocabolario e sostituita da quella più mediocre di "paese") è o dovrebbe essere la "casa di tutti gli Italiani". E farci entrare oves et boves è una palese violazione della nostra territorialità. Sarà utile ricordare che in America (che non è una dittatura) si spara in molte circostanze ai confini. E ricordo che ora spara anche il "socialista" Zapatero da Ceuta e Melilla. Purtroppo abbiamo l'Ue che è nata come "cessione di sovranità" e dove si batte moneta senza stato: l'euro. Cessione delle singole sovranità. E abbiamo Schengen che è un modo permeabile per dire che viviamo già in una sorta di "no man's land" di cui parla il cinese citato.
Non mi soffermo sulla genesi storica di Liberismo e di Comunismo perché vado subito al sodo: gli effetti. Sì, gli effetti sono quelli di volerci far digerire una sorta di comunismo planetario.

Lo PseudoSauro ha detto...

Libertyfighter: infatti cio' che dici dello Stato e della Nazione e' identico a cio' che dice Marx, per il quale lo Stato e' il primo nemico e abbattuto quello muore anche la borghesia: un po' come ora, a meno che per "middle class" tu non intenda una cosa del tutto differente.

Senza Stato la borghesia non c'e' piu', mi pare siano molti filosofi liberali a dichiararlo. Fino Einaudi, cui il principio di nazione non andava molto a genio, aveva qualche dubbio in proposito, ma ormai siamo nel regno delle certezze assolute. Altra cosa che accomuna un'ideologia con l'altra. E non diciamo che il liberismo non e' un'ideologia se no mi metto a ridere: scattano gli anatemi esattamente come per il socialismo. Dimenticavo: la frase che ho riportata e' del liberale (senz'ombra di dubbio) V. Bukovskij. Non avete il monopolio del pensiero liberale: convincitene.

Lo PseudoSauro ha detto...

Nessie: a leggere certe cose parrebbe quasi che tutto il pensiero liberale sia stato parto di anarchici inveterati... Come avrai capito, qui non ci si occupa di esegesi, ma di fatti e questi, come dice il Tale, "hanno la testa dura", quasi come alcuni interlocutori. :-)

Lo PseudoSauro ha detto...

P.S.
certo che da chi mette Marx tra gli "statalisti" c'e' ben poco da sperare.

libertyfighter ha detto...

Dunque. Di pensieri che si autodefiniscono liberali ce ne sono tanti. Il più di questi, sono statalisti convinti, che però dicono di essere per la libertà perché a loro fa comodo.
Gli anarchici di cui parli, vogliono l'abolizione della proprietà, e mi trovano molto lontano.
Marx voleva abbattere lo Stato per sostituirlo con un'altra entità che prendeva le decisioni per tutti. Voleva dunque anche egli abbattere la proprietà privata.
Invece l'anarco-capitalismo, o libertarismo, di cui faccio parte, non si sogna nemmeno di sostituire lo Stato con qualcos'altro che decida per tutti. Il libertarismo si basa su un concetto semplice semplice semplice.

"Nessuno può privare della proprietà privata un altro senza il suo consenso."

Ma qui la proprietà privata esiste ed è sacra. In questo senso siamo distanti milioni di anni luce da Marx e dall'anarcosocialismo di sinistra.
Noi rifiutiamo l'entità Stato, perché è la principale negazione del principio succitato.
Per quanto riguarda l'immigrazione, ad esempio, in una società libertaria, non esiste un Prodi che dice "ok venite tutti" e li fa abitare sulla mia proprietà.
Non esiste dall'altro lato un BOH
che dica "nessuno entra qui" e mi impedisca di ospitare sulla mia proprietà qualsivoglia soggetto straniero.
E nel mezzo, non esiste nessuno che mi dica "possono entrare solo quelli che hanno questi requisiti (Bossi - Fini)
Perché la proprietà è mia e i requisiti li decido io.
Dopodiché il responsabile della condotta dell'immigrato in questione sono io e ne rispondo io qualora faccia danni agli altri, fino a quando costui non si compra legittimamente un pezzo di terra, che diventa suo personale, e nel quale, identicamente a me fa soggiornare chi desidera.
Come vedi, il concetto di Stato non esiste, ma esiste ugualmente il concetto di proprietà privata, e nessuno ha il diritto di sindacare sull'accogliere o meno negri, ebrei arabi o cinesi.
E' quando arriva uno Statista, e il territorio mio , unito al tuo e a quello di Tizio diventano per magia il NOSTRO territorio, che qualcuno ha fatto il passo più lungo della gamba.
Quello che tu chiami Stato, Nazione , è solamente la socializzazione di stampo comunista di un insieme di territori privati.
Il libertario vede questi territori come indipendenti. Che collaborano tra loro per l'aumento del proprio benessere. Ma senza che uno solo di essi venga espropriato del diritto di proprietà sulla sua terra.
Invece gli stati lo fanno.
"La tua casa sorge in territorio Italiano e quindi....."
"Questa è la volontà del popolo italiano e quindi...."
Tutte circumlocuzioni per nascondere il fatto che la mia casa è dello Stato e che la mia vita pure.
Ora mi contesterai che in un sistema del genere non c'è nessuno che garantisca la proprietà privata. Io ti potrei obbiettare la conoscenza di diversi sistemi per garantire la stessa in assenza (anzi proprio a causa) di uno stato tirannico. Ma principlamente ti dico che il problema di CHI difende la proprietà, non può essere risolto abolendo la proprietà e dandola in mano ad un gruppo di uomini.

Lo PseudoSauro ha detto...

Libertyfighter: tu usi "statalista" quasi come un insulto, ma non comprendi che la differenza tra le concezioni di Stato e Mercato non hanno nulla a che vedere con Socialismo e Liberismo, ma sono due visioni del Diritto (Marx era ferocemente antistato), conseguenti al modello scelto. E questi modelli sono rispettivamente: quello europeo-continentale e quello anglosassone. Questa e' la ragione per cui i liberali europei sono piu' "statalisti" di quelli anglosassoni. Comunque, perdonami l'ovvieta', per accettare il modello anglosassone, bisogna essere anglosassoni: per cultura, ma meglio anche se per "schiatta", altra similitudine tra socialisti e liberisti: il "sangue" calza male sulle utopie economiciste, nondimeno e' un fatto a cui l'uomo ha sempre data molta importanza, a meno che tu non consideri un tuo amico pari a tuo padre o tuo fratello... vedi che vi somigliate tanto? Il modello anglosassone (ispirato al Diritto Privato) e' piu' confaciente al Mercato, mentre quello europeo-continentale (ispirato al Diritto Pubblico), all'autodeterminazione e alla liberta' dei popoli. E il risultato della anglicizzazione del nostro modello e' sotto il nostro naso da tempo: quelli che prima erano Stati Nazionali Sovrani, sono ormai quasi terra di nessuno, come da commento citato nel post. Naturalmente, quando cade il sistema degli Stati Nazionali, le controversie tra di essi non sono negoziabili in termini diplomatici, ma la cosa peggiore sta nel fatto che la delegittimazione dei rispettivi ambiti giuridici viene compensata da una "morale" imposta. Risultato? Una dittatura economica e morale esercitata da chi detiene lo scettro del Mercato. E bada che non si tratta di una critica agli USA: oggi sono loro e domani sara' la Cina, ma il risultato sara' il medesimo.

Stato: e' il patto che i cittadini sanciscono liberamente per darsi un'organizzazione che, nel caso anglosassone, e' spesso definita "amministrazione", tanto che ormai i governi "amministrano" e non governano. Non pensare che siano sinonimi: si tratta di due cose molto diverse, perche' si rifanno a due concezioni diverse: il Mercato e la Legge. Siccome la convivenza implica anche la necessita' di limitare la liberta', e' ovvio che lo Stato e' scomodo... comunque, non c'e' alternativa in quanto, in assenza di una "moral suasion" diffusa ed accettata da tutti (l'antitesi della societa' multiculturale), si piomberebbe nell'anarchia, nell'accezione peggiore del termine. Altra cosa che ormai abbiamo sotto il naso. Poi c'e' la solita malafede... Stato non e' sinonimo di inefficienza o di piani quinquennali: si puo' avere uno Stato che funziona, ma lo spreco ha piu' spesso a che vedere con la morale dei cittadini, piu' che con un difetto del congegno. In ogni caso, la morale individuale fa la differenza e noi non abbiamo il retaggio anglosassone che, del resto, ormai stanno perdendo anche loro, proprio grazie all'applicazione del loro modello multietnico e ,spesso, multiculturale.

In sintesi: i modelli individualista e collettivo (su base globale) finiscono _nei fatti_ a dare lo stesso risultato, ovverossia, l'abolizione della proprieta', e questo perche' la proprieta' e' _di fatto_ "collettiva": familiare etc. e non individuale.

Grazie per gli spunti interessanti che mi hai dati.

Lo PseudoSauro ha detto...

P.S.
ho dimenticato di scrivere che Il Liberismo non e' il solo responsabile del, diciamo, "cambiamento" in atto. Infatti gli effetti di Socialismo e Liberismo, ben lungi dall'annullarsi a vicenda, si sommano in un universalismo ibrido basato su criteri economici, meglio, "finanziari". Tanto per ribadire le differenze sostanziali tra destra e sinistra, che ormai vengono intese come la contrapposizione tra Liberismo e Socialismo, una destra europea si pone in antitesi sia all'una concezione che all'altra, in quanto si basa su criteri identitari e puo' usare indifferentemente del metodo liberale che di quello sociale su base locale o nazionale.

 
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