Lo PseudoSauro

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04 settembre 2007

Complottismo

Non si fa nemmeno a tempo ad occuparsi di un nuovo lemma che subito ne riappare un altro, ma quando si tratta di "liberta' d'espressione" la fantasia d'alcuni fa davvero faville. Quindi, dopo antisemitismi, negazionismi, affermazionismi ed altre corbellerie eccoci alfine al piatto forte: il "complottismo", che opera la suprema sintesi dei disvalori appartenenti ai suoi antecessori bio-logici.

Il "complottismo", secondo Linneo, e'una categoria dello spirito - infatti qui la materia e' assai fumosa - che sta circa a mezza via tra Pietra Filosofale ed Evoluzione della Specie. Comunque, come vedremo, si tratta sempre di categorizzazioni relative ad uno specifico punto di vista culturale: sempre lo stesso, tanto per cambiare, in quanto gli oggetti del bestiario sunnominato sono sempre gli ebrei: per cio' che sono, per cio' che si pensa essi siano, per cio' che fanno o per cio' che si crede ch'essi facciano. Non si discutera' qui, ma solo per brevita', della sostanza della questione, ovvero, se abbiano ragione gli uni o gli altri. Si evidenziera' semplicemente un fatto: quando si toccano alcuni argomenti, sempre i soliti, la Kultura mette mano alla fondina. Meglio stare zitti.

Il "complottista", secondo Linneo, altro non e' se non una variante superiore del "negazionista" che, a sua volta, sta appena sopra all' "antisemita", il quale altro non e' se non un "razzista" specializzato. L'alto grado di specializzazione del C si evince dalla sua capacita' di ragionamento che e' indubbiamente superiore a quella di tutti gli altri: se l'uno nega e quell'altro afferma, se l'altro ancora, odia senza alcun motivo, questo sviluppa quantomeno un ragionamento piu' o meno complesso il che conduce ad intuire che sia dotato di un intelletto simile a quello dell'Homo Sapiens Sapiens. Insomma: e' quasi umano, almeno a detta dei suoi accusatori che quanto a dispensare patenti di umanita' hanno il braccino davvero corto.

I "complotti" secondo Linneo, sono di due tipi: quelli veri e quelli presunti. Buonsenso vorrebbe che la non esistenza di quelli presunti non inficiasse l'esistenza di quelli veri, ma, come vedremo, cosi' non e'. Ad esempio: i nazisti sono stati condannati a Norimberga per "complotto contro la pace internazionale" quasi la Germania non fosse uno stato sovrano, ma un'accozzaglia di deficienti governati da una banda di malfattori. Quindi una sentenza materiale sancisce l'esistenza di un complotto, mentre una sentenza morale lo nega. Per la stessa sentenza morale, probabilmente, i nazisti sarebbero andati assolti dalla suddetta accusa. Ma la questione e' ancora piu' ingarbugliata: i nazisti potevano complottare solo in quanto "Male Assoluto", mentre tutti gli altri rappresentavano la Pace, quindi Guerra contro Pace, con buona pace di Tolstoj. Visto e considerato che i nazisti - e gli altri Mali Assoluti - erano gli unici dediti a complottare si puo' facilmente giungere alla conclusione logica secondo cui chi complotta e' nazista, cosi' si trova l'anello mancante, si chiude il cerchio, si ricava il minimo comun denominatore: il nazismo, sempre lui: sempre vivo e vitale. Bisogna vigilare.

Non so che ne penserebbe Linneo dei "Protocolli dei savi di Sion", sta di fatto che tutti ormai sanno che si tratta di un'opera letteraria, ancorche' poco divertente, a cui si e' attribuito, e si attribuisce, il rango di documento storico, ancorche' falso. Secondo questa specie di "documento" gli ebrei complotterebbero per governare il mondo, ma piu' o meno come lo faceva Lady De Winter ne "I tre moschettieri"... Secondo il ragionamento da quattro soldi, adatto alle menti odierne, basta che una discutibile opera letteraria venga investita di un qualche valore storico e che questo venga successivamente negato, per "provare" che la materia di cui tratta sia completamente falsa. Prima degli ebrei furono i massoni ad essere accusati di "complottare", poi vennero i gesuiti, tant'e' vero che questi "documenti" pescano un po' dovunque nella letteratura pre e post Rivoluzione Francese che e' essa stessa nata da un "complotto", ammesso che si possa ancora dirlo. "Falsi" o "autentici" che siano questi "documenti", non fanno altro che colorire una realta' esistente, e se possano essere presi a pretesto per un pogrom e' un fatto secondario: quando si cercano pretesti li si trova sempre e non c'e' bisogno di lavorare molto di fantasia. Ma rimane il fatto che ogni organizzazione politica "complotta" per un'ideale, per un fine pratico, per acquisire la supremazia sugli altri. La Storia e' una sequela di "complotti" falliti e realizzati, soprattutto le piu' recenti rivoluzioni, quindi, perche' negare la Verita'? E come la mettiamo con il "negazionismo"? Si tenga a mente che per la lingua italiana due negazioni affermano... Nelle segreterie dei partiti si "complotta" ogni giorno, cosi' nelle aziende, e se in USA e' stato inventato un sofisticatissimo sistema di regolamentazione per le lobbies economiche, significa che il "complotto" esiste e non e' appannaggio dei soli nazisti che, per altro, hanno persa una guerra oltre 60 anni fa. Certo, per accusare qualcuno ci vogliono prove: non piu' di quelle che occorrono per accusare chi accusa, ma il "complottismo" non e' ancora un reato e al momento si tratta solo - speriamo - di una sanzione di ordine morale, anche se e' lecito chiedersi di "quale" morale si tratti. Se mai il complottismo diventasse reato, come per i suoi involuti predecessori, sara' lecito il pensare (forse non piu' il dire) che si tratto' di un "complotto" per chiudere la bocca ai critici.

Quindi, ci si compiaccia con gli estensori di questo magnifico liberalesimo realizzato, ma si tenga a mente che a volte e' difficile il capire se si sta dentro o fuori dal gulag: il filo spinato lo si vede da entrambi i lati.

10 commenti:

Nessie ha detto...

Non posso fare a meno di pensare alla traduzione inglese della parola "complotto" che è come molti sanno, "plot". La quale ha un significato più esteso e significa pure "trama", "ordito".
Il plot fa pure parte del romanzo, specie se giallo o poliziesco. Beh, in fondo la vita è tutta un plot.

Lo PseudoSauro ha detto...

Nessie: mi pare che l'etimologia sia latina: complicitum che con l'imbreviatura diventa complictum. Vedi anche "complice", ma ci sono parecchie interpretazioni.

Ovviamente quello che vede complotti dappertutto e' il solito pazzo, come lo xenofobo, per intenderci. Si e' gia' detto che questa e' tutta roba di derivazione psichiatrica. Non basta piu' criminalizzare: si dichiara "malato" ogni critico. Fra un po' lo si internera' come in URSS cosi' sara' piu' chiaro anche agli entusiasti di questo metodo.

Massimo ha detto...

Sempre molto intrigante, con un che di sottinteso e un retrogusto di mistero :-)
Ma nel paese di Machiavelli, cosa possiamo aspettarci se non il "lui sa che io so che lui sa che io so che lui sa che io so .....".

Lo PseudoSauro ha detto...

Massimo: lusingato... quanto al mistero, ne sono ormai pieni i codici, quindi si fa alla svelta a svelarlo. :-) Ho osservato un fatto curioso: dopo un po' che gira la terminologia suddetta, c'e' sempre qualcuno che propone un nuovo reato penale, che viene quasi sempre introdotto nella giurisdizione... questo e' il mistero... oppure no.

Anonimo ha detto...

Secondo Eco nell'ultimo numero dell'Espresso il finto "protocollo dei Savi" ha assunto valore non perche' vero ma verosimile.
Se ci pensi questa definizione alternativa che hai dato della Germania nazista
"un'accozzaglia di deficienti governati da una banda di malfattori" e' verosimile
:-)

Zagazig

Lo PseudoSauro ha detto...

Zag: Eco e' un esperto in semiotica e semiologia, quindi non gli sfuggira' la differenza tra "opera letteraria" e "documento storico" ancorche' falso. Pero' il testo ci viene sempre presentato come fosse un documento politico falsificato, mentre si trattava di un romanzo che percorreva un filone sfruttatissimo e riprendeva temi gia' noti, ma mentre per i massoni e per i gesuiti, altri bersagli del complottismo, nessuno si scalda tanto come per gli ebrei. Quello che ho scritto dovrebbe essere lapalissiano, ovvero, che tutti i gruppi umani cercano di cambiare la societa' secondo i desideri, il che e' spesso un "crimine" quando avviene all'esterno della giurisdizione vigente: democratica o totalitaria che sia. Quindi che c'e' da scandalizzarsi? Gli ebrei sono un gruppo di potere come altri, se no a che servirebbero associazioni come quella "dei miliardari ebrei", l' "agenzia ebraica" etc.? Percio', mi sembra che si scopra l'acqua calda, ma pare che ormai certi argomenti siano off limits: tutti "complottano" tranne gli ebrei...

Per quanto riguarda la Germania, vigente il Diritto Internazionale era uno Stato come tutti gli altri e non esiste alcuna distinzione di ordine morale nel Diritto Oggettivo, come tu sai meglio di me. Cosi' come l'URSS gli USA e tutte le altre nazioni belligeranti. Era sufficiente dichiarare la nazione tedesca sconfitta come e' avvenuto nel caso della Ia GM. Finita la guerra si restituisce al nemico il suo onore e non si infierisce dopo 60 anni come se le colpe dei padri ricadessero sui figli. Altro principio estraneo alla nostra morale cosi' come alla nostra giurisdizione. Io penso che la sostituzione del Diritto con una legge morale non scritta sia lesivo di liberta' ed autodeterminazione dei popoli. Se un popolo sceglie liberamente una teocrazia, un nazismo o un comunismo nessuno gli deve rompere le palle. In caso questo regime dovesse fare disastri, ne paghera' le conseguenze la nazione intera come e' sempre stato fin dal paleolitico. Mi pare molto piu' semplice ancorche' "democratico". :-)

Anonimo ha detto...

Eco conosce bene la storia del protocollo ma il punto e' che lui arriva ultimo.La falsita' del documento era stata praticamente quasi sempre nota. E' vero che tutti complottano ma e' anche vero, senza che da questo scaturisca una limitazione al diritto di critica agli ebrei, che cert letteratura ha avuto piu' spesso per oggetto gli ebrei che altre categorie. Magari era vero il risentimento. Poi si dovrebbe capire quale fosse la causa di questo riesentimento verso gli ebrei. Forse perche' sono gli unici ad essere un popolo-nazione dovunque essi siano. Il quale e' certamente un caso particolare.
Pero' e' un fatto che anche nell'Ivanoe di Scott c'e' la caricatura negativa del mercante ebreo. Io mi domanderei perche'?
E cercherei una risposta filologica sensata, concreta, adatta al caso specifico.
E qui si lega anche il discorso sulla Germania. Il diritto non puo' spiegare tutto, il diritto viene dopo di solito al manifestarsi di un problema.
Sono cosciente che ieri come oggi tutti i popoli hanno compiuto crimini di guerra, hanno violato le leggi internazionali, noi italiani, dico noi perche' i fascisti cmq italiani erano, siamo stati i primi a usare le armi chimiche, in Africa contro persone che il Corriere del tempo descriveva come scimmie sottosviluppate.
Pero' la strage sistematica operata dai nazisti nei confronti degli ebrei, alla quale io credo, e' qualcos'altro. Anche se giuridicamente non perfetta e magari forzata la statuizione dei vincitori aveva un fondo di verita'.
Non possiamo non considerare diabolico e senza precedenti quello che e' successo nei campi di concentramento.

Zag

Lo PseudoSauro ha detto...

Zag: io mi domando da un po' il perche' di queste continue richieste (sempre accolte) d'introdurre reati d'opinione nella nostra giurisdizione pseudo-democratica. Tutto il resto ne consegue, ma questo e' un fatto che non trova giustificazione nemmeno in un genocidio. Questo e' il motivo per cui cito il Diritto: perche' le colpe dei padri non ricadono sui figli per la nostra cultura. Quindi e' naturale che chi sia minimamente curioso vada a leggersi le fonti: perche' questo metodo non dice della tranquillita' di chi sa di essere nel giusto, ma del nervosismo di chi teme che si scopra qualcosa. E queste non sono cose che hanno a che vedere con la fede, anche se fosse, si dice che l'inquisizione non c'e' piu': o sbaglio? Ad ogni testimonianza in senso opposto (vedi gli ultimi di Solgenicyn) non si sa rispondere che con le accuse di antisemitismo etc. invece che con il normale contraddittorio accademico. Anche questo non depone per la buona fede di chi usa simili metodi. Nell'ultima fatica di S si leggono proprio testimonianze che depongono a favore del "complotto": fatti storici documentati. Sarebbe piu' semplice il dire che nella storia di ogni popolo ci sono luci ed ombre, invece no: si preferisce l'insulto al contraddittorio, cosi' come quando un altro ex deportato (ed ex appartenente alla resistenza francese) afferma che non c'era alcun progetto di sterminio pianificato. Noi tutti ci abbiamo creduto in buona fede e quasi nessuno si e' documentato scientificamente sulla materia: noi e pure tanti ebrei stessi, perche' non ci sembrava nemmeno possibile il contrario. Quindi la delusione e' grande quando ci si sente ingannati nei propri sentimenti, e per soprammercato si viene minacciati. Decisamente e' troppo.

Anonimo ha detto...

Sull'infasto output della questione sono d'accordo con te...anche perche' penso che proibire un concetto significa renderlo appetibile...col rischio di ottenere l'effetto contrario.
L'ho gia' detto altre volte nessuno ha piu' tempo e voglia di affrontare veri contraddittori.
La societa' pigramente preferisce mettere delle pietre in bocca alla gente.
C'est plus facile...
:-)

Zagazig

Lo PseudoSauro ha detto...

Zag: lieto della concordia sull'output, ma il pragmatismo marxista salta sempre fuori :-) La questione e' di principio e va valutata solo secondariamente per i suoi effetti. Naturalmente, i nostri rispettivi principi sono molto diversi, ma una persona intelligente sa perfettamente che quando le opinioni cominciano ad essere censurate (e punite) nessuno e' al riparo dagli effetti. Ma c'e' un'altro punto importante: la gente e' piu' disposta a tollerare una tirannia autoctona che una internazionale, per ovvii motivi di affinita'. La neolingua di Orwell funzionava esattamente allo stesso modo: nacque con il socialismo, ma ormai viene applicata anche dalla concorrenza. Anche questo e' un effetto collaterale del pragmatismo. :-)

 
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