Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

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12 luglio 2007

Quattro chiacchiere sul terrorismo

Di che si tratta? Di una strategia di pressione militare (e ormai mediatica): si sparge il terrore per addomesticare uno Stato, una regione, un popolo. Il che presuppone comunque che lo Stato, la regione, il popolo, abbiano un nemico. Quindi perche' cazzo si "combatte il terrorismo" e non il nemico? Ovvero, il mezzo anziche' il fine? Perche' il nemico sta dappertutto in un mondo interconnesso. L'eliminare un eventuale stato che fomentasse il terrorismo non e' garanzia sufficiente per eliminare il problema, anche se con il crollo dell'URSS si e' notata una drastica diminuzione dei focolai rivoluzionari in quasi tutte le regioni sensibili. Ma, come prevedibile, il problema rimane intonso, perche' anche le ideologie rivoluzionarie sono lecite in qualunque stato liberale. Percio' si "combatte il terrorismo" perche' si vuole mantenere lo stato liberale. Ed e' facile intuire che finche' tale regime culturale rimarra' in piedi, vi sara' _sempre_ qualche terrorismo da combattere. Semplicemente, con l'attenuazione del Diritto Pubblico in favore del Diritto Privato, si rimuovono i rapporti di reciproca responsabilita' tra Stati Sovrani; quella che in un passato ormai remoto permetteva ad uno Stato di dichiarare guerra ad un altro Stato se direttamente minacciato. Finita la guerra, finito il problema. Dato che ormai vige l' "inimicizia assoluta", il nemico non sta al di fuori di uno Stato - o non solo - ma soprattutto al suo interno. Il terrorismo viene dall'interno dello Stato stesso, anche se non e' ragionevolmente accettabile l'asserzione marxista per cui "il terrorismo e' sempre di Stato". Sarebbe meglio dire che "il terrorismo e' permesso dallo Stato", o meglio ancora, che e' lo Stato pluralista e liberale che lascia liberta' d'opinione, a permettere che ideologie anti-pluraliste ed anti-liberali lo possano aggredire dall'interno. Va da se' che se uno Stato liberale mettesse al bando la liberta' d'opinione, "liberale" non sarebbe piu'... ma in tal caso avrebbe molte chances in piu' per assicurarsi la rimozione del problema. E' solo un fatto di scelte: se si vuole uno Stato pluralista ci si deve tenere il terrorismo vitanaturaldurante. Insomma, in un mondo globalizzato, il terrorismo sostituisce la guerra tradizionale. Venendo meno gli Stati, l'unica forma di guerra possibile e quella "partigiana", quindi interna, detta anche "guerra civile". Essendo tale guerra pressoche' impossibile a vincersi, proprio perche' e' impossibile identificare con certezza il nemico - oltre al fatto che questo e' presente in tutti quelli che prima erano Stati Sovrani - ci si condanna ad una guerra globalizzata e perpetua che prima o poi finira' per rendere impossibile l'interconnessione planetaria. Il tutto tamponato dall'intervento di eserciti trasformati in polizie senza altra giurisdizione che quella basata su vaghi principi morali umanitari, che vietano le guerre, ma consentono le stragi. Si cura la forma per non toccare la sostanza.

20 commenti:

Nessie ha detto...

L'ultima trovata dello stato "ipergarantista" e "ultrademocraticista" (il che non vuole dire democratico, ma semmai una degenerazione del medesimo concetto) è aver rilasciato un 14enne rom pluriborseggiatore, fermato i6 volte al commissariato in flagranza di reato alla stazione Centrale di MI, e puntualmente rilasciato, protetto dalla carta di Treviso, che obbliga i cronisti TV a oscurarne il volto, in virtù della legge che protegge i minori. Di questo passo ci stiamo preparando per i baby kamikaze: a quando?

andrea ha detto...

beato il tuo spacciatore...lui si che deve averne di soldi.

Grendel ha detto...

"E' solo un fatto di scelte: se si vuole uno Stato pluralista ci si deve tenere il terrorismo vitanaturaldurante."
"Il prezzo della libertà è la perpetua vigilanza"
Non la conoscevi questa?

Aldo ha detto...

Aggiungi che quanti più ingredienti mescoli nel minestrone, tanto più aumentano le probabilità d'ottenere una mistura indigeribile e dal sapore immondo. Considerando che, quando parliamo di minestroni di persone, ciascuna ha la sua personalissima testa e costituisce quindi un ingrediente a sé, puoi ben capire che brodaglia salta fuori buttando in pentola ben 6.600.000.000 ingredienti. Con buona pace di quei ### che tutt'ora caldeggiano regalie di baby-bonus e aumento di forestieri (ovvero che vorrebbero ancor più gente nella pentola). Puà!

Lo PseudoSauro ha detto...

Nessie: io credo che sia una inevitabile conseguenza del modello scelto. Si deve tollerare l'intollerabile per non dover reprimere a tutto campo. Ma in questo modo lo Stato di Diritto se ne va e con lui l'eguaglianza giuridica.

Grendel: siccome sono ignorante, oltre che xenofobo, omofobo, razzista, fascista, nazista, antisemita, e scusa se dimentico qualcosa, non ne capisco niente di "vigilanze". Noto solo che questo sia un mito comune a socialisti come a liberali. Degl'idealisti non mi fido piu', considerato lo sprezzo che questi hanno per la realta'. Una volta era sufficiente lo Stato di Diritto, ora ci vuole la "vigilanza" piu' o meno "rivoluzionaria". Nell'assenza di una giurisdizione globalmente accettata, ogni "vigilanza" e' impossibile. Lo capisce anche uno scemo come il sottoscritto, ma tu sei piu' avanti. I fatti sono cose che nessun idealista riesce mai ad accettare per quelli che sono, ma come diceva un Tale: "hanno la testa dura", quindi s'impongono da se'. Voi avete dei concreti termini di paragone per giudicare se un modello sia migliore dell'altro, ma preferite affidarvi alla fiducia nel futuro, nell'ideale, nell'ottismismo, come tutti i progressisti di destra o sinistra. Siete molto piu' simili di quanto non pensate: la realta' non vi tange.

Aldo: ogni rivoluzione ha le sue vittime...

Aldo ha detto...

Scusa Pseudo, ma non ho capito la tua risposta. A quale rivoluzione accenni? Chi sono le vittime? Le possibilità di interpretazione sono così tante che davvero non ci arrivo... potresti essere più esplicito?

O forse non sono stato chiaro io per primo? Potrebbe anche essere, a volte mi succede.

Anonimo ha detto...

..come dire..Bentornato fascismo!!!..:-)...

ZZag

Lo PseudoSauro ha detto...

Aldo: hai ragione, la rivoluzione e' quella della globalizzazione economica. A meno che non la si voglia considerare un fatto "inevitabile" come i suoi effetti, ovvero, il rimescolamento di popoli diversi in perenne conflitto.

Zag: per la verita' il fascismo proponeva proprio una sua soluzione al problema, come il nazismo in Germania e i vari altri regimi simili in Europa. Faccio mie le tesi di Nolte e Furet che vedono nel Bolscevismo l'origine della "rivoluzione conservatrice". Questa nasce esattamente con l'affermarsi del socialismo, ma forse, ancora prima: dalla reazione alle ideologie progressiste uscite dalla rivoluzione francese. Il progressismo non e' solo quello socialista, ma anche quello liberale. Comunque se il tentativo di restaurazione ha prese le sembianze dei vari fascismi e' solo per l'aggressivita' del socialismo e per il fallimento dei primi tentativi di globalizzazione economica falliti con la crisi del '29. Si tratta della vecchia tematica trattata da molti autori e sintetizzata da J. Evola, ovvero, il conflitto tra "oro e sangue", dove alla visione economicistica del liberalcapitalismo e del socialismo si voleva opporre la Tradizione. Va da se' che il tentativo e' fallito, ma il problema rimane tale e quale. Non essendo piu' in piedi l'URSS non credo che la rivoluzione conservatrice prendera' la forma di un qualche fascismo, ma sicuramente di un qualche nazionalismo o localismo su base etno-culturale.

andrea ha detto...

a proposito di realtà e tangenzialità ad essa,sarebbe bene ricordare che l'attuale minaccia terroristica del mondo globalizzato,se ne fotte allegramente del tipo di governo scelto dalle nazioni.se in italia venisse instaurata una dittatura a scelta che reprimesse le idee rivoluzionarie in patria,non credo che il signor bin laden farebbe dei grandi distinguo.

Aldo ha detto...

Grazie Pseudo, ora ho capito.

A mio modo di vedere la globalizzazione (economica e non solo) non è inevitabile, né auspicabile. La globalizzazione, sempre a mio modo di vedere, è uno dei risultati del restringersi del pianeta, dovuto alla nostra acefala crescita numerica dell'ultimo paio di secoli e alla nostra sempiterna avidità, condite dall'acquisizione di un potere tecnologico non del tutto compreso e sul quale si ha un controllo solo parziale. (Sia ben chiaro che quando dico nostra non intendo di noi occidentali, come intendono molte persone afflitte da incomprensibili sensi di colpa, ma di noi animali umani.)

Miscelando la riduzione degli spazi e delle risorse pro-capite con il desiderio di potere e possesso intrinseco negli umani, troppo inconsapevoli per sapervi porre freno, ottieni una esacerbazione dei conflitti di sempre (la guerra e la violenza non sono certo un fenomeno recente). L'intolleranza culturale e razziale, anch'essa fenomeno di sempre, si acuisce a sua volta per via di una sempre più forzata convivenza gomito a gomito in un mondo sempre più "piccolo" e che non offre più vie di fuga.

In questo contesto, ritengo che il terrorismo non sia altro che un ripiego per esercitare la violenza al di fuori della guerra convenzionale, giacché in un mondo ristrettosi addosso ai suoi 6.600.000.000 abitanti umani una guerra aperta avrebbe un effetto simile a quello di una furibonda rissa a porte chiuse in uno stadio sovraffollato: tutti ne uscirebbero troppo malconci, stadio compreso, senza possibilità di sottrarsi alla mischia. Chi ha in mano i mezzi per la guerra, conosce benissimo la situazione e sa che una guerra, anziché aumentare il proprio potere e la propria ricchezza, finirebbe per ridurre entrambi. Dunque, ripiega su metodi alternativi, più subdoli e meno rischiosi.

Ho già scritto, e qui ribadisco, che capiremmo meglio la storia se a scriverla fossero gli etologi. Ma dal momento che chi scrive e tramanda la storia non ha interesse a farla davvero capire (la storia è un mezzo di propaganda, non di conoscenza), non leggeremo mai libri di storia scritti da etologi. Inoltre, siamo davvero sicuri che chi legge voglia capire quel che legge? Il nostro orgoglio malriposto ci porta a considerarci esseri superiori, per cui sentirsi dire che il abbiamo comportamenti stereotipati e standardizzati quanto quelli degli altri animali sarebbe uno schiaffo al nostro delirio di onnipotenza. Temo che la "notizia" verrebbe abilmente rimossa (cioè ignorata e classificata tra le implicite sciocchezze) dagli stessi lettori.

Tommaso Moro ha detto...

Ah, sei un ambientalista o filoambientalista o verde o giù di lì! Uno di quelli che “l’uomo è un cancro del pianeta”, uno di quelli che “siamo troppi e il cibo non basta più”, che” le famiglie numerose inquinano di più perché producono più anidride carbonica”, che “Al Gore è il mio guru”. Uno di quelli che “W il profilattico agli africani agli indiani e ai cinesi…e anche ai cattolici”, uno di quelli che “noi siamo animali come gli altri, solo un po’ più evoluti”. Uno di quelli, insomma, che precorrono la scienza, saltando a piedi pari lo stesso metodo scientifico figlio di Galilei, già certi oltre ogni certezza di quella che gli stessi scienziati chiamano ancora, e a ragione, “teoria”, in quanto non è verità scientifica, dell’evoluzione.

Questo, permettimi di dirtelo, è delirio di onnipotenza. Non quello di chi, tanto per fare un esempio, ha un figlio malato e non gli importa un accidente se i farmaci che servono, e che magari funzionano anche, li hanno dovuti provare sugli animali. E che ne sacrificherebbe altri mille, di animali, pur di vedere il figlio guarito. Mi dispiace se quando ti guardi allo specchio vedi qualcosa di simile ad uno dei tanti inquilini dei nostri bellissimi parchi nazionali (e non sto parlando della forestale). Io, purtroppo, tutte le volte che guardo mia figlia non ci riesco. Soprattutto quando mi fa certe domande sulla vita (ha 7 anni) non ci riesco. Non riesco, neanche se mi sforzo, a pensare che sia soltanto un po’ più evoluta. E’ proprio per questo che la sto educando a capire che l’altro non è un numero tra altri 6.600.000.000, ma una persona con il suo stesso bisogno di essere felice.

E’ proprio il non voler guardare questo che spinge gli uomini a farsi saltare in aria a vicenda. E’ proprio questo che si cerca di sopire nell’uomo per poterne fare un bravo combattente. Quando nell’immediato dopoguerra (se non ricordo male l’indagine riguardava la guerra del ’15-’18) fu fatta un’indagine da un generale americano sul comportamento dei soldati in battaglia, ci si accorse che in moltissimi casi non sparavano mirando ai nemici, per paura di uccidere, e nei combattimenti corpo a corpo molti non usavano la baionetta, ma colpivano col calcio del fucile per non vedere il sangue. Questa ritrosia a stroncare la vita altrui, nel kamikaze è stata manipolata, addormentata con la scusa che agisce per un motivo più grande. E purtroppo gli integralisti non sono gli unici a sapere come raggiungere questo risultato. Le guerre non vengono scatenate dal senso di asfissia generato dal poco spazio rimastoci a causa della sovrappopolazione, ma, come tu giustamente notavi (dai e dai un punto di incontro si trova), dall’avidità dell’uomo, o dal suo odio. E in questo, converrai con me, rispetto gli animali siamo proprio un’altra cosa.

Quanto al fatto che la storia è propaganda più che conoscenza, sono in parte d’accordo. Dico in parte perché se è vero che ogni potere di turno ha la sua serie di libri pronti, è anche vero che chi non si accontenta dei libri che gli passano riesce, pur con difficoltà, ad arrivare molto vicino ai veri accadimenti. L’ultima e chiudo. Non te la prendere per l’inizio del post. A volte mi piace andarci un po’ pesante ma sono meno cattivo di quello che può sembrare.

Aldo ha detto...

Be', Tommaso, in effetti hai aperto con una leggera aggressività, ma non importa: ci sono abituato.

Mi permetto di rettificare alcune tue supposizioni inesatte, giusto per evitare malintesi. 1. I Verdi mi fanno un baffo, anzi, mi irritano perché di verde anno solo il colore e non la sostanza. 2. Al Gore mi fa un baffo, anzi, mi irrita poiché è solo l'ennesimo personaggio losco che tenta di cavalcare la tigre fingendosi ambientalista. 3. Non sono le famiglie numerose in sé ad inquinare di più, ma la semplice presenza di un maggior numero di individui, anche se non appartenenti alla stessa famiglia. Comunque la questione non riguarda solo la maggiore o minore quantità di anidride carbonica prodotta. 4. Al profilattico esistono molte alternative, quel che conta non è il mezzo ma il fine, ovvero il perseguimento di una sana continenza riproduttiva. A questo proposito non faccio distinzioni tra Africani, Indiani, Cinesi, Italiani ecc. Né tra atei, cattolici, musulmani, indù, buddisti, ecc. 5. Non ritengo che noi umani siamo più evoluti degli altri animali e, del resto, me ne faccio un baffo dell'evoluzione, poiché è un fenomeno non rilevabile nell'arco vitale dell'individuo umano (non ci cambia la vita). 6. Esiste il metodo scientifico, che non è detta che sia infallibile (anzi!) ma non esiste alcuna "verità scientifica". 7, Il delirio di onnipotenza non è una mia caratteristica, o non mi definirei "animale umano". 8. Non lo dici ma, per evitare malintesi, vorrei anticipare che non sono un animalista, né un vegetariano.

Scusa l'arida elencazione, ma era necessaria.

Sul valore dell'individuo, anche se potrebbe sembrarti strano, condivido il tuo punto di vista. Tua figlia è senza dubbio unica, così come unici siamo io e te e tutti gli altri. Il problema è che tutte queste unicità finiscono per scontrarsi nel momento in cui gli "spazi di manovra" si assottigliano, nel momento in cui tutti questi individualissimi ingredienti umani vengono sbattuti nella stessa pentola e rimescolati con troppa energia. Il pensiero globalizzante, il pensiero del Mercato (quello con la maiuscola), non sono altro che un'ideologia tanto quanto quella del Comunismo o del Fascismo o qualsiasi altro -ismo ci possa venire in mente. Anche l'Ambientalismo rientra tra le ideologie, e va certamente valutato con occhio molto critico.

Le ideologie, come le religioni, generano esaltati. "Fedeli" o "credenti", se preferisci. Oggi è molto di moda il termine "integralisti". L'integralismo, soprattutto in assenza di quelli che definivo liberi "spazi di manovra" e che permetterebbero di "diluire" il minestrone, è terribilmente pericoloso, soprattutto se strumentalizzato dai furbetti di turno (tu hai citato Al Gore, ad esempio).

Sulla bontà dell'animale umano. E' una caratteristica "fluttuante". Lo stesso individuo, a seconda delle circostanze, può essere "buono" o "malvagio". L'individuo in questione ovviamente si riterrà sempre "nel giusto" anche mentre compie le nefandezze peggiori, a meno che a quelle nefandezze sia stato costretto. Costretti erano quei soldati che citi e che si sentivano male all'idea di dover ammazzare altri come loro. Non altrettanto costretti sono (forse) gli sgozzatori d'oggi che potrebbero essere convinti di fare la cosa più nobile in assoluto. E nell'ambito della delinquenza comune, siamo sicuri che il rapinatore che accoltella il benzinaio non si senza un po' Robin Hood? La mente umana non è poi così efficiente come si è soliti credere, più probabilmente è solo molto vivace e nella sua vivacità prende un sacco di cantonate.

"Asfissia" ed odio. L'una genera l'altro, pur non essendone l'unica fonte. Nell'uomo come negli altri animali non strutturati per vivere in colonie spersonalizzate tipo gli alveari (nei quali comunque non è che regni quella gran serenità che la mitologia fiabesca ci racconta). I polli, ad esempio, pur essendo animali sociali, se costretti in spazi troppo ristretti si "odiano" di tutto cuore e letteralmente si spennano a colpi di becco. La gerarchia diventa feroce e inflessibile. L'individuo viene schiacciato da tutti coloro che stanno "più in alto", l'alienazione è chiaramente leggibile nei comportamenti dei sottoposti, la ferocia in quelli dei dominanti. Libera quei polli in uno spazio ampio. I rari conflitti si risolvono in massima parte in rapide fughe di pochi metri, gli scontri "feroci" scompaiono e le penne, come per incanto, rispuntano. Nel giro di poco, i polli formano spontaneamente dei "capannelli" nell'ambito dei quali il termine "concordia" non appare esagerato (è un fenomeno che ho verificato).

Comunque, Tommaso, possiamo consolarci pensando che dei commenti su un blog, corretti od errati che siano, non cambiano lo stato delle cose. Dunque, che abbia ragione io o che abbia ragione tu in merito agli effetti dell'affollamento, è del tutto irrilevante.

Anonimo ha detto...

Quattro analisi su come l'Occidente e gli immigrati musulmani in Europa (non) stanno affrontando il problema del terrorismo islamico.

1) «Nei Paesi musulmani è la scuola ufficiale che contribuisce a fanatizzare quella gioventù dalla quale i sostenitori del terrorismo rimpinguano le proprie fila. Li reclutano tra i diplomati in teologia, tra gli ingegneri, tra i medici. La continua ricerca di un Islam non violento è dovuta all'invenzione di un Islam moderato. Un atteggiamento che può essere spiegato con la paura di confrontarsi con l'Islam, nella sua globale e bellicosa realtà. Cercando di disarmare l'Islam sostenendo i suoi presunti portavoce moderati, le autorità politiche combattono una battaglia che stanno già perdendo».

2) «La generosità dell'Occidente nel permettere alle organizzazioni politiche musulmane di penetrare nelle società islamiche in Europa, di diffondersi tra i loro giovani ed arruolarli per i loro fini è stata un errore, il preludio che ha consentito che si giungesse alle attuali disastrose conseguenze».

3) «Tra coloro che vivono in Europa ed in America e non praticano il terrorismo, molti non hanno né lealtà né sincero attaccamento a questi Paesi che hanno offerto loro tutti i mezzi per vivere con dignità: casa, istruzione, lavoro, cittadinanza... (...) La domanda legittima è: dal momento in cui i servizi di sicurezza non possono distinguere il bravo immigrante dal cattivo terrorista, perché questi Paesi non deportano tutti i musulmani, di ogni razza, dall'Europa e dall'America, in modo di liberarsi dai pericoli del terrorismo e proteggere la loro gente?».

4) «Solo quando i musulmani ammetteranno che gli avvenimenti dell'11 settembre e del 7 luglio sono stati opera di terroristi islamici si potrà compiere il passo successivo: riconoscere la dura realtà, e cioè che l'Islam permette l'uso della violenza».

Frasi così dure che una di esse (la terza) nemmeno da queste parti la si riesce a condividere. Deliri di qualche partito europeo xenofobo? Citazioni dall'ultimo libro di Bat Ye'or o di Mark Steyn? Macché.

La prima frase è dell'editorialista algerino Mustapha Hammouche, ed è apparsa il 4 luglio sul quotidiano algerino Liberte.

La seconda è di Tariq Hemo, giornalista curdo che vive in Germania, ed è apparsa in un suo articolo pubblicato sul giornale online liberal Elaph il 5 luglio.

La terza è di Khudayr Taher, scrittore sciita iracheno che vive negli Stati Uniti, ed è parte di un articolo pubblicato sullo stesso Elaph in cui l'autore sostiene che la cosa più sensata che dovrebbero fare gli Usa, a questo punto, è deportare tutti gli islamici. Incluso lui stesso. (Fonte per queste prime tre citazioni: Middle East Media Research Institute).

La quarta è dell'ex terrorista islamico Hassan Butt, che ora scrive sui giornali inglesi. La frase riportata sopra fa parte di un suo articolo appena pubblicato su The Guardian, in cui paragona i suoi correligionari britannici a struzzi con la testa sotto la sabbia.

da:http://aconservativemind.blogspot.com/

Anonimo ha detto...

Sorry, il commento sulle 4 frasi e' mio.

Stella

Tommaso Moro ha detto...

Per Aldo.

Col punto 8 ci hai azzeccato in pieno, l’ho pensato. Riguardo il 6, se non si parte da posizioni che riflettono un credo, perchè potrebbe non essere lo stesso per entrambi, e mi dici anche che non credi esistano verità scientifiche, che potrebbero essere l’unica base di partenza comune, su che basi potremmo intavolare una discussione? Per gli altri punti…beh, sono cristiano cattolico apostolico romano. Considero i figli come Dario Baldan Bembo considera gli amici (se ricordi la canzone), fermo restando il fatto che non è giusto sfornarli a go-go per poi mandarli a chiedere l’elemosina o a vivere sotto i ponti. E gli ambientalisti che creano allarmismo sulla crescita incontrollata della popolazione, sono gli stessi disposti a giurare che la Terra potrebbe sfamare senza problemi fino a 20 miliardi di persone. Riguardo gli –ismi siamo d’accordo, eccezion fatta per il catechismo. Sugli uomini e gli spazi liberi di manovra, ho avuto modo di fare esperienza dal vivo degli atteggiamenti che hai messo a nudo, anche se resto più fiducioso di te. Che vuoi che ti dica, quando uno crede ai miracoli e si fida della Provvidenza… Ma anche perché so che ci sono state e ci sono situazioni come quelle da te descritte, in cui persone “diverse” dalle altre hanno reagito in maniera differente dai polli di cui parlavi. Ed anche se si tratta di pochi, questo significa che se ci sono riusciti loro, è possibile nutrire la speranza in una possibilità di cambiamento per ognuno.

So perfettamente che i nostri commenti su questo blog non cambiano lo stato generale delle cose, ma visto che il Dio in cui credo è un Dio che si nasconde in ciascuno dei particolari che formano il mio quotidiano, forse capirai perché anche un piccolo scambio di opinioni come il nostro possa, aldilà di tutto, essere un momento della giornata che mi rimane caro. E credo valga la pena, quando si incontra qualcuno interessato anche solo ad ascoltare il suono di altre campane, non ritrarsi ma far suonare la propria.

Mi scuso con il Sauro per questo botta e risposta non propriamente in linea con l’articolo ringraziandolo, al tempo stesso, per l’interessante spazio in cui ci ospita.

Lo PseudoSauro ha detto...

Ottimi interventi: complimenti a tutti. Siamo un po' OT, ma ci avviciniamo al nocciolo del problema.

La globalizzazione economica, da non confondersi con la mondializzazione (che presupporrebbe un governo mondiale), e' virtualmente e praticamente conclusa, anche se non si puo' mai considerare il dato definitivo: basta un'interruzione nelle comunicazioni che va tutto a pallino.

Evidentemente se la globalizzazione non e' supportata da un governo mondiale, il risultato non puo' essere che il caos. Ovviamente quando mai fosse realizzata una qualunque forma di governo mondiale sarebbero dolori per tutti, nondimeno la globalizzazione tende a completare il suo assetto con un governo di elites finanziarie. Se questo sia un bene o un male, e' un altro paio di maniche, ma ovviamente nel crearsi di una specie di superstato ogni guerra non puo' essere che interna, quindi, non puo' essere altro che "terroristica".

Verissimo anche, come dice Aldo, che il numero della popolazione mondiale sia un dato un po' troppo trascurato. In effetti se dagli anni '70 la popolazione mondiale e' andata da 3 miliardi a quasi 7, qualche forma di riflessione sarebbe quantomeno necessaria. La popolazione umana puo' crescere indefinitamente? Non credo, e questo per una serie di motivi. Naturalmente, chiunque abbia un approccio ideologico o religioso vedrebbe positivamente qualunque universalismo e, spesso, anche l'individualismo. Ovviamente piu' universalismi confliggono tra di loro, come la necessita' di un governo globale confligge con l'individualismo in misura direttamente proporzionale con la crescita demografica.

Ovviamente e' piu' facile governare poche persone che tante... ovviamente le culture preesistenti vanno spazzate via, sia che si voglia un mondo governato dal socialismo che un mondo governato dal mercato...

Chi scrive pensa che il sistema degli Stati Nazionali sia ancora il male minore.

Anonimo ha detto...

acefala crescita numerica dell'ultimo paio di secoli

anche Aldo è per il controllo delel nascite alla cinese?..:-)

Zag

andiamo bene

Lo PseudoSauro ha detto...

Zag: mi pare che i numeri siano un fatto. Quindi 3 mld di persone in piu' in 30 anni sono un dato imprescindibile. A maggior ragione se queste persone sono/saranno libere di spostarsi ovunque. Facciamo finta di considerare questi spostamenti fisiologici? Spesso si dice che nei primi secoli dC le "migrazioni dei popoli", volgarmente conosciute come "invasioni barbariche", fossero un dato paragonabile a quello attuale, ma si sa che queste "immani" migrazioni interessarono poche centinaia di migliaia di persone a fronte di una popolazione nella penisola di meno di 6 milioni di abitanti... "Che fare?"

Tommaso Moro ha detto...

I numeri non si discutono. Semmai le discussioni nascono sull'interpretazione che se ne dà. Le invasioni erano spostamenti più piccoli in termini numerici, ma imparagonabilmente molto più critici in termini di ordine pubblico. Oggi si spostano molte più persone senza grandi problemi anzi, a volte i problemi li creano addirittura quelli che hanno finito di spostarsi e che, in teoria, dovrebbero essersi già acclimatati da un pezzo (leggasi Clichy-sous-Bois, o banlieus se vi piace di più, in Francia). Il problema non è il numero, ma il modo in cui il numero cresce e si lega al contesto in cui la crescita avviene. I nostri vecchi dicevano: "Dove mangiano tre figli possono mangiare anche in quattro". Ma è ovvio che se ne hai uno che comincia a rompere gli zebedei.......

Anonimo ha detto...

Caro Pseudosauro, le riflessioni contenute nel tuo post mi sembrano acute, anche se forse un tantino "arzigogolate". Sul tema del problema del terrorismo islamico, e soprattutto dei fattori che ci rendono purtroppo maggiormente vulnerabili nei suoi confronti, Ti invito a prendere visione del mio ultimo post sul mio solito blog "Storia e storie" all'indirizzo www.tommasopellegrino.blogspot.com e, magari, a lasciarci pure un commentino come facesti con quell'altro sulla vicenda Visco-Speciale, che ho apprezzato molto.
Vedi, il problema di quel mio blog è forse il fatto che è un po' poco conosciuto. Ultimamaente è comunque stato ammesso in Tocque-ville, come "cittadino". Non è che se Ti chiedo il favore di metterlo magari tra i blogs elencati a margine del tuo, in modo che la gente possa visitarlo andando a cliccare lì, sarei esaudito?
In ogni caso, Ti ringrazio e salutoni.
Tommaso Pellegrino-Torino

 
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