Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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29 giugno 2007

Un fattore di tribalizzazione dell’Europa

Ottimo articolo, di quasi un anno fa, a firma di Guido Vinelli che inchioda la sinistra europea alle proprie responsabilita', sebbene transiga su quelle della stessa Chiesa Cattolica, nonche' di molta parte dell'imprenditoria che vede nell'immigrazione un modo economico per abbattere il costo del lavoro. Il "turbocapitalismo" (un capitalismo drogato all'eccesso) della globalizzazione economica si avvale anch'esso di questa strategia - alternativa alla delocalizzazione - che accelera ulteriormente il degrado della societa' preesistente favorendo la sperequazione nei paesi ricchi, avvicinandoli a quelli del Terzo Mondo.

Nove anni fa, il Centro Culturale Lepanto fu tra i primi a denunciare il pericolo che il fenomeno dell’immigrazione extracomunitaria favorisse la tribalizzazione dell’Europa, in base a un progetto elaborato dalla nuova Sinistra post-comunista (...) Allora venimmo duramente attaccati con svariate accuse, tra le quali la più benevola era quella di allarmismo, e quella più perfida era quella di razzismo. Leggi tutto

23 giugno 2007

Chi e' il popolo d'Israele?

Ovvero, chi e' il legittimo erede del popolo ebraico originario?
Ormai e' pressoche' unanimemente condivisa l'opinione che si tratti degli ebrei che ai tempi rifiutarono di sottoscrivere il patto della "Nuova Alleanza" non riconoscendo in Gesu' Cristo il Messia per lungo tempo atteso. Eppure nella dottrina cristiana i richiami ad Israele, a Gerusalemme e alla Terra Promessa stanno pressoche' ovunque. Per tutta la teologia cristiana il "Popolo d'Israele" e' la comunita' dei credenti in Cristo, ma dopo l' "alyia" di una piccola parte della diaspora ebraica nella Terra dei Padri, i cristiani sembrano aver rinunciato alla loro patria d'elezione per quieto vivere o per una specie di riparazione di "debiti di guerra", in ragione della lunga persecuzione degli ebrei avvenuta nelle terre a lungo dominate dal cristianesimo.

Questa rinuncia, sancita dal documento pontificio "Nova Aetate", nonche' dal Concilio Vaticano II°, non ha nulla a che vedere con la volonta' di tutte le persone ragionevoli di non considerare gli ebrei quali nemici, ma si configura come una capitolazione della Dottrina Cristiana, e segnatamente Cattolica che rifiuta le proprie testimonianze, dunque la propria Fede. Si sa che queste testimonianze sono costituite dai Vangeli scritti si' da cristiani - vedi il "giudeo" Matteo, ma, non essendovi all'epoca una distinzione cosi' netta tra cristiani ed ebrei, si deve considerare tali fonti "ebraiche", sia perche' redatte da almeno un ebreo ma anche perche' sono a tutt'oggi le uniche esistenti.

Infatti, la non esistenza di fonti diverse non puo' provare, come l'ebraismo ancora oggi vorrebbe, il supposto "mendacio" degli Evangelisti, cosi' come l'assenza di documentazione nazista sullo sterminio di sei milioni di ebrei non puo' costituire prova della sua esistenza, semmai dovrebbe essere l'inverso. Siccome la storia - come del resto un processo - si fa su fatti e atti, valgono quelli che ci sono, non quelli che non ci sono, ergo I Vangeli sono documenti storici il cui valore va comunque considerato. E in questi documenti si tratta soprattutto del fatto che la crocifissione di Gesu' Cristo fu voluta dal Sinedrio ed attuata dal Proconsole Romano Pontio Pilato come il "multiculturalismo" latino imponeva.

Quindi la pur aberrante accusa di "deicidio" nei confronti di una parte dell'ebraismo avrebbe fondatissime basi storiche "laiche", mentre da un punto di vista teologico cristiano la "colpa" ricadrebbe su tutta l'umanita', quindi la frase di Matteo "Che il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli" andrebbe attribuita per estensione a tutti, non solo agli ebrei di oggi. Nondimeno i cristiani sono disposti, anzi obbligati, ad accollarsene la "colpa", mentre gli ebrei no, ed e' chiaro il perche': non riconoscendo essi in Cristo il Messia, e contestando fino la sua stessa reale esistenza storica, non si sentono responsabili di alcunche'.

Pero', come gia' detto, le tesi portate avanti dall'ebraismo internazionale mostrano di non considerare nemmeno la valenza storica dei Vangeli, non solo la loro sacralita', il che, in mancanza di documentazione di parte avversa, non sta semplicemente in piedi. L'uccisione del Cristo, ammesso che questi sia esistito, sarebbe da addebitarsi ai soli Romani e non agli Ebrei. Tutto cio' viene quasi sempre affermato senza uno straccio di prova documentale e fingendo di non sapere che la prassi di governo consolare tenuta dai latini in tutti i territori da essi conquistati era esattamente quella che gli Evangelisti riportano, ovvero: per le questioni interne la Lex Romana prevedeva il giudizio degli autoctoni, anche se riservava a se' sola l'esecuzione delle relative sentenze, sulle quali evitava d'interferire per conservare la sua delicatissima Pax.

Queste sarebbero dunque le tesi di parte ebraica, e queste le relative pezze d'appoggio - nessuna - che si riassumono piu' o meno nell'assioma: il sangue degli ebrei ricada sui cristiani e sui loro figli, che, come si vede, altro non e' se non l'accusa di "deicidio", meglio, "genocidio" - nuova e provvidenziale categoria del sacro - rivoltata e rispedita al mittente. Che i cristiani siano disposti ad accettare una simile idiozia e' affar loro, nondimeno si tratta di una prassi quantomeno strana in quanto se essi solo lo volessero, potrebbero rivendicare la loro appartenenza al popolo d'Israele esattamente quanto i loro concorrenti, e questo proprio in quanto l'ebraismo si dichiara cultura religiosa e non etnia.

17 giugno 2007

Peggio che andar di notte

Dopo questa grande scoperta scientifica (vedi sotto) si pone un bel dilemma: mandiamo tutti i toscani in Turchia o facciamo venire tutti i turchi in Toscana? Chissa' che la UE non ne sappia qualcosa di queste tempiste "scoperte scientifiche"... Andiamo a vedere se i laboratori nei quali e' stata finalmente acclarata questa verita' assai opportuna - ma come si vedra' anche inquietante - hanno "amicizie" influenti e, magari, finanziamenti " particolari.
Ma il mistero si complica ulteriormente. Il DNA dei toscani avrebbe caratteristiche in comune con quello dei turchi; ma non ci avevate detto che gli uomini erano tutti uguali? Che il DNA umano differisce piu' da individuo a individuo che da ceppo a ceppo? E' una differenza infinitesimale? Nondimeno esiste ed e' misurabile, evidentemente... Da cio' che si puo' arguire dal testo qui sotto, i toscani sono diversi dagli altri italiani - in quanto eredi degli etruschi, che a loro volta erano eredi dei turchi, pero' i "negri" sono uguali sia ai toscani che agli altri italiani e guai a pensarla diversamente, se no ti denunciano per "xenofobia". Qui c'e' qualcosa che non funziona. I toscani avrebbero dunque sviluppato un nuovo ceppo etnico a partire da quello turcomanno-etrusco? Quindi essi sarebbero contemporaneamente "uguali", ma "diversi" dai turchi. Bada bene: non su base individuale, ma su base etnica. La cultura sarebbe essa stessa uno dei caratteri ereditari? Bella novita', ma come si concilia quest'asserzione, con l'ambaradan politically correct? Stai a vedere che fra un po' si "scoprira'" che cultura cristiana ed islamica hanno lasciata qualche pur labile traccia nel patrimonio genetico... Una traccia, per l'appunto, trasmissibile geneticamente. Ma non era la cultura solo un fatto di "educazione"? Fantastico.
Ricapitolando: i toscani sono un'etnia essi stessi. I toscani, che pure fisiologicamente sono pressoche' identici alla maggior parte della popolazione italica, sono contemporaneamente da essa cosi' diversi da essere piu' assimilabili ai turchi che agl'italiani stessi. E quelle "razze" ( si puo' dire?) che sono fisiologicamente cosi' diverse, per quanta parte del patrimonio genetico differiscono dalle altre? Mi pare oltremodo evidente che la genetica molecolare non e' un giudice attendibile per confermare il dogma dell'"eguaglianza universale": molto meglio i cinque sensi dell'obsoleto Linneo o le suddivisioni in "razze" per fasce climatiche che, per altro, sono ancora l'unico parametro utilizzato in medicina.

Ma non vi preoccupate, comunque la vediate, la Turchia arriva lo stesso. In UE stanno gia' alacremente lavorando al ricongiungimento familiare tra turchi e toscani, tanto atteso da entrambi i popoli per oltre tremila anni. E' la "democrazia"... che ci racconta le solite balle da tutto il dopoguerra, solo che sono talmente tante che non stanno piu' in piedi.


ETRUSCHI VENUTI DALLA TURCHIA, LO DICE IL DNA DEI TOSCANI
ANSA » 2007-06-17 11:40

'Tracce turche' nel Dna dei Toscani sciolgono un rebus rimasto irrisolto da tempo immemore: gli Etruschi venivano dalla Turchia del Sud, ovvero dall'Anatolia. La loro origine, tanto a lungo dibattuta tra diverse teorie, potrebbe dunque aver trovato una collocazione definitiva grazie allo studio presentato alla conferenza annuale della Società Europea di Genetica Umana in corso a Nizza dal Professor Alberto Piazza dell'Università di Torino che ha dedicato anni a questa ricostruzione storica mediante gli strumenti della genetica. La cultura Etrusca, che dominò i territori dell'attuale Toscana a partire dal 1000 AC circa, era piuttosto dissimile dalle civiltà che nello stesso periodo abitavano il resto d' Italia. E' quindi fin dall'antichità che si susseguono teorie sull'origine del popolo etrusco. Tra queste, tre erano le più accreditate: che gli Etruschi venissero dall'Anatolia come voleva lo storico greco Erodoto, che fossero autoctoni della regione, infine che provenissero dal Nord Europa. Piazza ha usato il suo strumento principe per rispondere all'annoso quesito: l'analisi del Dna, prendendo campioni di individui abitanti a Murlo e Volterra, due dei più importanti siti archeologici della civiltà etrusca, e Casentino, al confine con un'area dove questa civiltà è stata ben preservata.

"Sapevamo che gli abitanti di queste aree - spiega Piazza - sono geneticamente differenti da quelli delle regioni limitrofe", probabilmente perché portatori di antiche origini etrusche. Su questa base l'equipe di Piazza ha scelto un campione ad hoc, di persone abitanti in quei luoghi da diverse generazioni. In particolare lo studio si è basato su un campione maschile di individui il cui Dna è stato confrontato con quello di maschi dell'isola greca Lemnos, di Sicilia, Sardegna, Italia del Nord, Medio Oriente, Turchia. Da questo confronto è emerso che gli abitanti della Toscana, ovvero coloro che sono considerati i discendenti degli Etruschi, somigliano più di tutti ai Turchi. "In particolare - spiega Piazza - una precisa variante genetica trovata nel campione di Murlo era condivisa unicamente da persone provenienti dalla Turchia". Questo studio conferma i risultati di precedenti analisi del Dna compiute su un campione di donne per ricostruire il ramo filogenetico femminile, e conferma la teoria di Erodoto secondo cui gli Etruschi sbarcarono dall'Anatolia e approdarono sulle coste italiane per sfuggire ad una lunga carestia.

15 giugno 2007

Il Novecento che non passa mai

"Caso Priebke", "caso Waldheim", "negazionisti" etc. Per gli obsoleti post-cristiani siamo nell' Anno del Signore 2007 e ancora leggiamo di "caccia ai nazisti", di "giustizia", di "antisemitismo" piu' o meno "mascherato", manco l'antisemita dovesse stare attento a nascondersi accuratamente, se no lo prendono... e l' "anticapitalista" che fa, si deve nascondere pure lui? C'e' gente che l'antisemitismo lo "riconosce a fiuto" ed altra gente che se ne compiace, salvo stupire se poi si becca dell'antisemita anche se solo osservasse che dalla fine della IIa GM sono passati 60 anni... Mi si perdoni l' "insensibilita'", ma qui sento puzza di fanatismo, piu' che di antisemitismo. Un fanatismo che mi pare davvero un po' fuori tempo massimo.

Alla fine della IIa GM vi furono piu' processi sommari, come sempre avviene dopo ogni guerra. Furono promulgate "sentenze esemplari", secondo lo stile militare. Queste sentenze non hanno mai storicamente funzionato come la giustizia in tempo di pace e il loro carattere "esemplare" e' eminentemente un monito. Si punisce simbolicamente e duramente, ben consci del fatto che durante una guerra le responsabilita' sono dei vertici della catena di comando e che non si puo' sterminare tutti i militari sopravvissuti in base ad una presunta responsabilita' individuale: si assume che ogni singolo comandante abbia obbedito ad ordini superiori, il che viene certificato dal fatto che il militare stesso fosse nel pieno delle sue funzioni al momento della cattura. Altrimenti sarebbe stato esautorato dal suo stesso comando, sottoposto a giudizio di una sua stessa corte marziale e probabilmente passato per le armi.

Dopo una guerra si ha fretta di tornare alla vita normale e difficilmente i vincitori vanno molto per il sottile, quindi, i processi sono giuridicamente la prosecuzione della guerra stessa che si puo' dire davvero conclusa una volta eseguita l'ultima sentenza. Poi basta. La guerra non c'e' piu' e si torna alla vita normale. Si rimuovono gli odi fomentati strumentalmente, come certa propaganda che attribuisce all'avversario indicibili atrocita', e si restituisce al vinto l' onore, ben consci del fatto che questa e' la migliore garanzia per una pace duratura. Ben altrimenti di cio' che il volgo e' portato a pensare, sentenze come quelle conseguenti il Processo di Norimberga e quello di Tokyo, furono tutt'altro che blande: si tratto' di giustizia sommaria senza molti fronzoli, che piacque assai poco a chi la dovette amministrare, tanto che molti, tra cui il sen. Mc. Carthy, nonche' il primo Presidente della Corte di Norimberga, denunciarono gravi irregolarita', falsificazione di documenti e il trattamento inumano subito dai prigionieri tedeschi. Ma la spia del fatto che la IIa GM si stesse concludendo in modo anomalo ce la da un'affermazione del Gen. Montgmery, secondo il quale, dopo Norimberga, i vinti sarebbero sempre stati considerati "criminali di guerra". Questi i "capi d'imputazione" del tutto originali se raffrontati all'esito delle guerre precedenti: Congiura contro la pace mondiale; Progettazione, provocazione e svolgimento di una guerra d’aggressione; Crimini e violazioni contro il diritto bellico; Crimini contro l’umanità. Infatti fu cosi', ed e' ancora cosi' ovunque: ad ogni guerra che si conclude i vinti vengono regolarmente processati come "criminali di guerra".

Nonostante la IIa GM sia stata dichiarata conclusa con i processi di Norimberga e di Tokyo (circa 60 anni fa!), si continua a processare ex militari ultraottantenni e ad indignarsi se a questi non viene appioppato l'ergastolo, proprio mentre in Italia si promulgano indulti ed indultini di cui finiscono per beneficiare anche criminali comuni macchiatisi di reati particolarmente efferati. Si processano i Kappler, ma anche il sottoposto Priebke, per "crimini di guerra", quando questi non hanno fatto altro che applicare la decimazione (prescritta da un atto della Convenzione di Ginevra del 1907), che quindi viene considerata lecita da tutti gli ordinamenti giuridici dei belligeranti. Il tutto mentre le nostre truppe, impegnate in medio oriente, fanno altrettanto, come del resto hanno sempre fatto tutte le parti in guerra fin dai primi del Novecento, anzi, fino dalla comparsa della prima clava... Si puo' ben parlare di un tracollo della Giustizia quale non era avvenuto nemmeno dopo la Ia GM, quando l'infamante Pace di Versailles, che costitui' il presupposto per lo scoppio della guerra successiva, confino' la Germania in una condizione di estrema prostrazione. Le "cacce ai nazisti" dopo 60 anni, ben lungi dall'essere "atti di giustizia", sono palesemente vendette private fuori tempo massimo, tra le cui motivazioni ve ne sono alcune assai poco nobili; la persecuzione sistematica degli storici non ufficiali, denota il persistere della propaganda di guerra e consegna a possibili futuri nemici, validissimi argomenti per intraprendere una guerra contro di noi, nonche' dividere ulteriormente la nostra societa', rendendola debole e prona ad una eventuale futura sconfitta.

09 giugno 2007

Negazionisti o Revisionisti?

Come promesso riprendo il tema proposto poco tempo fa. Chi pensa possa trattarsi di antisemitismo non piu' a lungo dissimulabile, si sbaglia di grosso. Si tratta semplicemente della ricerca delle ragioni per cui ai popoli europei viene negata la legittimita' a conservare la propria identita' che non e' solo culturale, ma anche etnica. Perche' e' un paio di maniche la libera circolazione di uomini in un mondo globalizzato, ma quando all'individuo si sostituiscono le moltitudini e' lecito sospettare che si tratti di colonizzazione; e dato che questi processi necessitano di una qualche forma di amministrazione, il proporli all'opinione pubblica come "fisiologici, peggio, "inevitabili" sa molto dello zucchero che un tempo rivestiva le pillole piu' amare. Quindi, niente a che vedere con l'arianesimo, ma resta il fatto che fino a qualche decennio fa era considerata cosa normale che gli svedesi fossero alti e biondi, cosi' come che i pigmei fossero piccoli e neri. Le caratteristiche fisiche dei popoli piu' differenti venivano ostentate nei sussidiari come una cosa normale e folcloristica, mentre nessuno se ne scandalizzava. Ora non piu': sui cataloghi dell'IKEA non si trova un modello che non sia di colore, quasi il pallore nordico fosse cosa di cui vergognarsi; chiunque protestasse le ragioni della "razza", meglio, del biotipo, sarebbe paragonabile ad un nazista - i nazisti sono stati giudicati criminali di guerra - dunque, grazie alle nuove meraviglie giuridiche tipo "negazionismo", "xenofobia" etc. ci si potrebbe ritrovare in galera, magari a Norimberga... L'Olocausto non e' dunque solo affare degli ebrei, ma anche di tutti i popoli europei, per l'estensione del giudizio che ne e' conseguito, e non solo per l'estensione del sacro proprio della religione ebraica verso chi professasse altri credo, o fosse semplicemente agnostico, quando non del tutto ateo. Ora e' il "negazionista" a finire nel gulag moderno, ma domani sara' lo "xenofobo", l' "omofobo"... e quando si creano abitudini come queste e' lecito attendersi che la fantasia giuridica dei nuovi censori - o Torquemada - trovi qualche novita' che includa anche chi, per il momento, s'illude ancora di starne fuori. Pertanto la memoria dell'Olocausto funziona come un inibitore di coscienza dell'uomo antropologico indipendentemente dal fatto che questa si basi su di una verita' storica o di fede, ma ove l'assunto dei "negazionisti" avesse una qualche legittimita' i contenziosi storici, economici e ideologici, accumulatisi con il tempo sarebbero pronti a riesplodere come e peggio che nel passato. L'imposizione di una "verita'" di Stato ha sempre funzionato come una pentola a pressione: questa e' la sola materia la cui negazione dovrebbe essere considerata un grave reato. Speriamo che chi attualmente plaude alle carcerazioni degli Irving e degli Zuendler si renda conto che in futuro la materia della negazione potrebbe anche non essere circoscritta agli ebrei.

Chi volesse istruirsi su cio' che viene negato vada qui.

08 giugno 2007

L'oscuro di Padoa

A chi conoscesse, seppur vagamente, la filosofia e i presocratici in particolare, non dovrebbe essere sfuggita la citazione da Eraclito, pronunciata in Palamento nel corso della relazione sul caso Visco-Speciale, dal Ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa.
Eraclito e' infatti l' "oscuro", a detta di Platone: un pensatore particolarmente involuto a detta dello stesso massimo filosofo ellenico. Eraclito potrebbe essere il teorico del "progressismo" quale lo si intende attualmente, ma anche della "rivoluzione permanente" di Trotzkij, oltre che del governo dei "migliori". Eraclito viene spesso, e con ragione, identificato come il precursore di Karl Marx. Ebbene, la scelta della citazione di Tps, costituisce una chiosa all'opera dell'attuale governo di sinistra e una dichiarazione d'intenti insieme. Indipendentemente dalla materia della relazione, cio' dovrebbe significare, ne' piu' e ne' meno, che chi attualmente governa si sente motivato dalla consapevolezza di essere l' "aristos" dei nostri tempi, l' "avanguardia rivoluzionaria", ovvero chi, per Carl Schmitt, sarebbe deputato a gestire l' "eccezionalita'": a "salvare" la democrazia attraverso la sua sospensione. Chi ora governa lo fa ispirandosi al principio di "salvezza nazionale" come si e' letto piu' volte negli articoli di Barbara Spinelli che, per un caso peregrino, e' ora divenuta consorte di Tps. L'avevamo gia' sospettato che questo governo fosse una specie di Direttorio, un "governo di salute pubblica" dedito indefessamente a raddrizzare "legni storti", che il "povero" Prodi fosse solo un paravento, ma il recente discorso del Ministro dell'Economia chiarisce l'arcano, anzi, l' "oscuro" e, soprattutto, ci dice su chi davvero oggi comanda in Italia e, soprattutto, in Europa. La relazione di Tps certifica la fine di quella specie di governo popolare basato sulla rappresentativita', che i piu' credevano ancora vigente in Italia, ancor piu' considerato che egli e' un "tecnico": non eletto in una piu' o meno regolare consultazione elettorale. Data l'oscurita' della materia, nessuno pare aver compreso l'involuto oratore e ancor meno l'involuto pensatore citato. A questi nuovi "ottimati", ed alla loro spocchia prevaricatrice, la risposta di una democrazia non potrebbe che essere l'intimazione di sfratto con decorrenza immediata.

 
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