Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

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11 marzo 2007

La liberta' d'informazione

Dopo che e' stato rapito l'ennesimo giornalista in zona di guerra, senza dire di operatori umanitari ed umanita' varia che bighellona piu' o meno allegramente tra gente che si spara addosso, penso che sarebbe lecito domandarsi quali davvero siano le priorita' degli stati occidentali belligeranti.

Si preferisce la liberta' d''informazione a rischio di perdere una guerra? Il costo umano, economico, militare sostenuto dagli stati democratici per liberare i civili di cui sopra sara' sempre sopportabile?

Si sa che i militari vedono come il fumo negli occhi i civili che scorrazzano sui campi di battaglia, anche se a volte cio' puo' essere tatticamente utile, ma comunque assai di rado. L'ormai stranota figura del giornalista "embedded" nei corpi di spedizione, e soggetto al rispetto scrupoloso delle direttive del comando militare, e' ovviamente un'altra cosa, ma che dire di chi si avventura dietro le linee nemiche in barba ad ogni raccomandazione, o divieto, dell'autorita' militare?
Perche' quando una guerra e' in atto prevale la visione manichea dei belligeranti, assai poco inclini a relativizzare molto. L'unica suddivisione consentita e' quella tra "amici - nemici", perlomeno fino a che una guerra non viene vinta, dopodiche' la semplificazione continua con "vincitori - vinti". Sara' anche un metodo noioso e privo di fantasia, ma ha una sua utilita' sperimentata in secoli di esperienza.

Organizzazioni come la Croce Rossa, pardon, Cristallo Rosso (la croce non piace proprio ne' a musulmani ne' a ebrei) avevano una struttura militare proprio per risolvere a monte questo inconveniente. Gli operatori si muovevano (ora non piu') esattamente come i militari, e come questi, si facevano carico della propria responsabilita' e dell'eventuale supremo sacrificio che la loro opera comportava. Nel contesto occidentale la Croce Rossa era una specie di tabu' violato assai raramente, il che conveniva a pressoche' tutte le parti in causa.

Ma quando si tratta di guerre tra civilta' differenti la sacralita' della vita, le convenzioni internazionali, stipulate prevalentemente tra gli stati occidentali, non valgono piu' nulla. Ed ecco che in obbedienza a principi eminentemente occidentali, alcuni civili mettono a repentaglio la propria vita, quella dei loro militari, gli stessi destini delle loro nazioni in guerra, perche? Per la Democrazia. Fantastico. Si rischia di perdere la liberta' in ossequio alla liberta' stessa.

15 commenti:

Bisquì ha detto...

Parole sante, mio caro amico!
Però ho l'impressione che di persone con la testa sulle spalle ce ne siano rimaste poche. Ormai il mondo è pieno d'isterici che fa frullare l'unico neurone che gli è rimasto a disposizione.

Massimo ha detto...

Come al solito, perfettamente d'accordo ... ;-)

Lo PseudoSauro ha detto...

Bisqui' - Massimo: per la serie "siamo in un mondo di deficienti" aggiungiamoci anche questa. Ne parlava anche Daniel Pipes, sebbene in un contesto leggermente diverso. Per salvare questi irresponsabili vanno a puttane intere campagne militari, soldati muoiono inutilmente, denaro dei contribuenti va in fumo, viene meno il sostegno dell'opinione pubblica ad iniziative tanto sgradevoli quanto necessarie. Se la nostra interpretazione della democrazia c'impedisce di difendere la democrazia stessa, quindi il nostro futuro, allora e' meglio una dittatura.

Monica ha detto...

Tanto di cappello, Saurino.

Il fatto è che pur facendo parte della schiera dei vinti ci arroghiamo il diritto di comportarci come vincitori.

L'antiamericanismo trionferà ?
Bontà dalemiana...Tutto sulle spalle della nostra povera Italia.

Un bacione

Anonimo ha detto...

Tanto si sà che la colpa e la responsabilità di qualsiasi cosa accada, quindi anche del comportamento del nemico, è occidentale!

Negli ultimi tempi non vedo più i tuoi post aggragati su Tocqueville: come mai?

antiEUropeo

Wellington ha detto...

E' davvero una questione eminentemente culturale. Oramai in Occidente (specialmente in Europa)la gente guarda a questi reporters di guerra e agli operatori umanitari allo stesso modo in cui una volta si guardava al combattente: sono avvolti da un'aurea di gloria. E' una conseguenza della progressiva debellicizzazione della società. Nella visione odierna socialmente accettata della guerra essa è il primo flagello dell'umanità, deve scomparire per sempre diventando un taboo sociale, e perciò chi ne racconta gli orrori e chi ne allevia le conseguenze è socialmente accettabile, chi la combatte no.

Insomma per quanti irresponsabili, pressapochisti, millantatori e fasulli ci possano essere tra i reporters di guerra e tra gli "operatori umanitari" ormai nella visione della società occidentale moderna sono loro i veri eroi, non i soldati (che fanno invece parte del problema). Date queste condizioni come si può pensare di limitarne in qualunque maniera l'indipendenza?

Lo PseudoSauro ha detto...

Monica: grazie per il sostegno morale :-) Non ho la pretesa di fare della letteratura, solo di sfogarmi un po'. Ma come la cosa sta sul gozzo a me, presumo accada anche per parecchia altra gente. Per essere "vincitori" basterebbe che tutti riconoscessimo di avere qualcosa in comune. Siccome non e' cosi' siamo la solita banda di individualisti in eterna lotta con noi stessi. E il mondo ci ride dietro. :-)

AntiEUropeo: in effetti e' proprio colpa nostra. E' inutile prendersela con i talebani: i nostri interlocutori sono quelli che mandiamo in Parlamento. Sono loro che noi deleghiamo a governarci, quindi, sono loro che ci devono dare spiegazioni.

Di Tocqueville non mi lamento. Quando aggrega qualche amico mi pubblicano, altrimenti, no. Del resto e' comprensibile, considerato che le mie opinioni sono piuttosto "originali". :-)

Wellington: questa si chiama analisi... da un punto di vista sociologico non vi potrebbe essere spiegazione migliore per la schizofrenia che investe tutta la cultura occidentale. L'utopia prevale e la realta' deve adeguarsi, si', ma fino a quando?

Nessie ha detto...

Il "paradosso democratico" ha già dato i suoi nefasti frutti in varie occasioni storiche che tutti dimenticano: Hitler venne eletto con regolari elezioni democratiche; il FIS algerino, pure (tant'è che dovettero invalidarle con un atto di forza considerata, in questo caso, sacrosanta); Hamas è stata "democraticamente" eletta per continuare a terrorizzare i territori. E Hezbollah, sta facendo contare sempre più i suoi suffragi, mettendo in crisi il governo Siniora.
Vale sempre la pena di ripetere la lezioncina: la democrazia come feticcio, distrugge la medesima. La libertà come feticcio, ci priverà d'ogni libertà. Lo capiranno?

Nessie ha detto...

PS: va da sé che per ciò che concerne i cronisti, in casi come questi dovrebbe valere un diktat di stato: o embedded o a casa a fare parole crociate. Altro che sborsare soldi per il riscatto e fare trattative coi terroristi, per poi sentirsi pure sputtanare come ha fatto quell'orrenda Sgrena.

Lo PseudoSauro ha detto...

Nessie: infatti. Il metodo di consultazione non significa nulla e poi anche in URSS andavano a votare piu' spesso che non da noi... Ma qui e' un fatto di modelli come spiega bene Wellington in un commento sopra. E' un'ideologia anche quella per cui i militari "cattivi" vanno controllati dagli eroi "buoni" come se le democrazie occidentali si potessero paragonare ai regimi autocratici locali. Temo che non sia vero l'assunto secondo il quale le nostre democrazie hanno gli anticorpi per resistere al confronto con le culture diverse; e non ce li hanno perche' manca un'identita' condivisa.

Zamax ha detto...

Come ha detto Wellington: "specialmente in Europa". Infatti come ho scritto nel mio ultimo post (pubblicità occulta, molto occulta):

"L’antiamericanismo come collante negativo europeo trovò l’occasione per uscire ufficialmente allo scoperto con la guerra in Irak, appoggiandosi ad opinioni pubbliche narcotizzate da mezzo secolo di politiche estere dalle quali l’elemento bellico era stato rimosso, in quanto fornito per tacita intesa dagli USA, le cui forze militari hanno costituito a tutti gli effetti anche il braccio armato europeo nella lunga serie di guerre e guerricciole, combattute quasi sempre dentro il quadro della guerra fredda, che hanno insanguinato il mondo dalla fine del secondo conflitto mondiale. La campana di vetro sotto la quale l’europeo ha vissuto pacificamente per sessant’anni è stato il risultato non della consapevolezza dell’inutilità dell’impegno bellico di cui si straparla ipocritamente nel nostro continente, ma dall’essere, in virtù della contrapposizione democrazia-comunismo e della deterrenza nucleare, l’occhio del ciclone pacifico attorno al quale ruotavano più o meno vorticosamente i venti di guerra nel resto del mondo. Come per un’arto da lungo tempo inutilizzato e in pericolo di atrofizzazione, i primi passi dell’opzione militare chiestaci ora apertamente e senza infingimenti lessicali dagli Stati Uniti - una specie di invito alla piena maturità dopo la lunga "rieducazione democratica" del dopoguerra, ma anche un’occasione, se le prefiche della sovranità limitata non avessero i paraocchi, di cogestione della pax americana - hanno provocato dolori lancinanti."

P.S. nella postfazione di F. Volpi a "Terra e mare" di Schmitt (che ancora non ho letto) vedo scritto: "...tra cui spiccano due livres de chevet: il Seneca consigliere di Nerone e il Benito Cereno di Herman Melville... gli autori che nomima e che consiglia all'amico - Bruno Bauer, Tocqueville ("aveva capito tutto già nel 1835!"),..."

Seneca, Melville, Tocqueville: sta parlando di me??? ;-)

Zamax ha detto...

O.T. A quell'importantissimo e cruciale dilemma su "sottovalutazione" o "falsa modestia" cui facevi cenno nel post sulla Magli, ho risposto solo ora lì. Ma lo ripeto qui:

Falsa modestia, della peggiore! ;-)

Anonimo ha detto...

non mi riferisco a questo post in particolare,ma soprattutto quando fai storia della cultura e civiltà occidentale..ma fai un copia e incolla da rivolta contro "il mondo moderno"...nn sapevo che evola rientrasse nel patrimonio liberal-conservatore ho sempre pensato che fosse un fascista,ma forse è colpa dei bugiardi libri marxisti-plutocratici-moribondo/democratici in cui ho studiato..si sa quelli sono pieni di menzogne...
gallozax

Lo PseudoSauro ha detto...

Gallozax: io non sono un antimodernista, anche se ci sono alcune cose degli antimodernisti che considero degne di attenzione, non foss'altro per varieta': non ci possono essere solo liberali o marxisti su questa terra. L'evocare il fascismo ad ogni pie' sospinto non chiarisce molto le cose. Evola ha a che vedere con la Tradizione e parte del suo pensiero e' confluita nel Fascismo. A me risulta che Evola sia stato emarginato dal regime, ma forse ho letti i libri sbagliati. :-) Ergo: Evola non e' stato un fascista o, perlomeno, lo e' stato poco. Schmitt e' stato nazista eppure la sinistra lo considera - ne' potrebbe fare diversamente - uno dei massimi filosofi del diritto del '900. Il che significa che un pensatore non agisce nell'ambito ristretto dei regimi, anche se contribuisce al loro formarsi. Il tuo e' il solito manicheismo tipico dei redivivi comunisti, ma e' un attrezzo che la stessa sinistra sta abbandonando in quanto inutile e dannoso. Evolviti!

Lo PseudoSauro ha detto...

Zamax: hai scritto benissimo: l'antiamericanismo e' solo un collante. Negativo o positivo che sia, serve a consolidare l'identita' di un gruppo. Il guaio e' che il metodo funziona. Nonostante le ideologie siano in crisi, la contrapposizione e' aspra e non v'e' altro modo che questo per affermare la propria identita', ovvero, quella di definire un "nemico" in base a criteri che ormai sono del tutto arbitrari, anche se presi dall'armamentario marxista. Ebbene, se la destra non fara' altrettanto perdera' battaglia e guerra, in quanto l'essere maggioranza non basta quando si ha una controparte fanatizzata. A' la guerre comme a' la guerre significa che si deve indossare l'abito giusto e adeguarsi alla controparte.

Per quanto riguarda la filosofia pacifista, Wellington ha detto benissimo. Sigmund Freud ha perfettamente definito il problema sia dal punto di vista antropologico che da quello psico-sociale: non e' possibile fermare le guerre o imbrigliare l'odio individuale di natura razziale o culturale perche' si tratta di una delle due esigenze primordiali dell'uomo. Si puo' solo puntare a limitarne i danni. Questo e' uno dei marchiani errori di tutti gli egualitarismi: il rifiutare l'uomo antropologico. Tutta farina che, naturalmente, va al mulino di Hobbes e del suo contratto sociale. La conferma l'abbiamo ogni giorno: la globalizzazione veicola l'anarchia e l'anarchia favorisce a sua volta il consolidamento di poteri autocratici il cui dominio e' sempre piu' vasto.

Cio' che si e' detto per la "liberta' di stampa" vale ormai per tutte le "liberta'": senza un'identita' condivisa ed un'autocoscienza individuale divengono sempre arbitrio personale. Quindi si pone, a mio avviso, la necessita' di fissarne i limiti: fisici e metafisici. Limitare i territori e limitare le ambizioni individuali. Ripristinare la realta', se necessario, "ex cathedra". In altri termini: volare piu' basso, se no si sparisce.

Non mi pare che il nostro attuale problema sia quello di fondare la societa' ideale perfetta, piuttosto, direi che e' quello di limitare i danni delle varie utopie che ci hanno condotti ad un punto di non ritorno ed hanno favorito il "declino dell'intelligenza", senza la quale non si fa molta strada in nessuna direzione.

Scusa se sono andato fuori tema, ma ultimamente sono piu' incline a cercare le conclusioni, in quanto abbiamo sviscerato ormai abbastanza. :-)

 
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