Lo PseudoSauro

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18 marzo 2007

Ancora sui giornalisti occidentali rapiti

Qualche semplice, o semplicistica, considerazione sui rapimenti di nostri connazionali in zone di guerra.

1) Lo Stato Italiano ha il dovere di portare a casa ogni cittadino italiano rapito, ma non ad ogni costo. Abbiamo principi inderogabili ai quali dobbiamo attenerci e non possiamo negoziare i nostri valori sulla base di ricatti di potenze straniere, gruppi di pressione o bande armate siti in nazioni diverse dall'Italia, ma anche ove questi gruppi operassero sul suolo nazionale dovrebbe valere la stessa regola.

2) Chi si reca in zone di guerra sa che rischia la vita. Lo Stato Italiano ha il dovere di avvisare gl'interessati, consigliarli e proteggerli, ma ove queste persone non fossero disponibili a seguire i consigli della nostra autorita' militare, siano avvisati che lo fanno totalmente a loro rischio.

3) Quando i casi di rapimenti cominciano ad essere frequenti si rende necessaria qualche forma di sanzione in quanto uno Stato non puo' essere in balia di ubbie individuali o supposte "liberta' d'informazione" che nuocciono agl'interessi nazionali e a quelli delle alleanze belligeranti. Pertanto gli oneri economici e le responsabilita' morali dovrebbero pesare sugl'individui e sulle organizzazioni loro mandanti che rifiutano di adeguarsi alle raccomandazioni dello Stato Italiano. Il sapere che i costi economici potrebbero essere loro addebitati sarebbe gia' un buon deterrente, anche se non sufficiente a compensare i gravi problemi politici e strategici.

4) Quando vige una guerra la prima regola che vale e' vincerla, l'informazione su come questa viene condotta e' assolutamente secondaria. Del resto, gli eserciti occidentali non combattono usando la stessa crudelta' della controparte: e' un dato di fatto, anche se a volte derogano dalle regole, il che e' cosa spiacevole, ma necessaria. Una guerra non e' mai una tranquilla passeggiata e sui campi di battaglia si muore, non si gioca a bocce. Non si puo' combattere con il fair play una controparte fanatizzata e quando lo si fa si perdono battaglie e guerre. Nella letteratura bellica si trovano conferme univoche di questo assunto, ed e' accaduto spesso che eserciti potentissimi siano stati sconfitti per non essersi adeguati al metodo dell'opposizione.

5)E' necessario avere fiducia nelle istituzioni democratiche ed essere convinti delle proprie ragioni. Quando la Stampa e' troppo sbilanciata sulle ragioni del nemico lo favorisce tatticamente e strategicamente. Questa prassi e' sempre equivalsa al tradimento ed e' sempre stata sanzionata ovunque: sia nei regimi democratici che in quelli autoritari.

6) La liberta' e' un valore che va promosso e' coltivato in tempo di pace. In tempore belli la sicurezza ha la precedenza, in quanto un vinto perde ogni possibilita' di essere libero e di autodeterminarsi. Infatti ogni cedimento a ricatti esterni equivale ad una sconfitta o ne accelera la sua venuta.

4 commenti:

Massimo ha detto...

Sottoscrivo tutto. Ho già preparato il opst di domani: sulle notizia circa il riscatto per la liberazione di Mastrogiacomo.
A proposito di riscatti e ricatti. Chissà perchè quelli di Corona indignano e quelli di Abu Omar vedono la sinistra prona ?

Nessie ha detto...

Ecco un vademecum sulla sicurezza di uno Stato decente che abbia ancora voglia di chiamarsi in questo modo.
Sono pure d'accordo sui rilievi di Massimo circa il cinismo della classe politica supina e prona ai Talebani, a cui Fassino, in queste ore, apre addirittura dei tavoli negoziali.
Cinismo disgustoso in quanto mostra palesemente che esistono morti di serie B (il povero autista-interprete freddato) e morti di serie A. Per questi ultimi non si bada a spese, a denari, a scarcerazioni di delinquenti terroristi, a mostrarsi arrendevoli, pusillanimi e idioti.

Simone da Roma ha detto...

Sottoscrivo anch'io.
Su un punto però debbo fare una precisazione.
Non si tratta di combattere guerre con o senza fair play. Le guerre si combattono punto. Però non possono essere una scusa per compiere atti disumani soprattutto sulla popolazione civile.
La storia insegna anche che chi non rispetta i civili o si lascia andare a massacri indiscriminati alla lunga o alla breve la guerra la perde.
Ciao

Lo PseudoSauro ha detto...

Massimo: appena posso leggo il tuo post. Si sa perche' escono scandali a ripetizione: per distrarre l'opinione pubblica dai disastri che stanno realizzando alle nostre spalle.

Nessie: non credo ci voglia tanta materia grigia per scrivere cio' che ho scritto sopra. Ci arriverebbe chiunque, ma non si puo' fare in quanto l'ideologia dominante non lo permette, come ha scritto Wellington in un commento magistrale due post sotto a questo. A questo problema si aggiunge una precisa volonta' mistificatoria dell'attuale clkesse dirigente di sinistra. Quindi: pressapochismo da una parte e menzogna dall'altra. Non si vede una via d'uscita.

Simone: il problema delle guerre ideologiche e' che sparigliano le carte. Una guerra tra stati nazionali puo' essere combattuta rispettando le regole, una guerra ideologica, invece no. La guerriglia partigiana la fanno i civili, e quando chi combatte non ha una divisa ne fa sempre le spese la popolazione inerme. I civili colti armati sui campi di battaglia sono spie - peggio che nemici - e vengono passati per le armi sul posto. Tutte le comvenzioni internazionali che affrontano questa materia stabiliscono che i belligeranti devono vestire una divisa, che devono rispettare la legalita', quindi, devono acquartierarsi lontano dalla popolazione civile. In caso contrario i rastrellamenti e le rappresaglie sui civili sono l'unica alternativa. Se un esercito non si adegua alla tattica del nemico perde la guerra. La barbarie e' insita nella guerra ideologica stessa, quella convenzionale e' molto piu' "civile", ed anche quando le regole fossero sporadicamente violate la popolazione civile viene colpita raramente. Carl Schmitt ha scritta parecchia roba su queste tematiche.

 
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