Lo PseudoSauro

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02 febbraio 2007

Del come perdere una guerra

Non credo esista argomento meno politically correct di questo, oggigiorno, nondimeno le situazioni di conflitto armato persistono, anzi, proliferano in tutto il mondo assai piu' di quando ogni nazione non era interconnessa con le altre come al nostro tempo.

Allo scontro tradizionale, che vedeva il contrapporsi di blocchi omogenei nazionali, etnici, religiosi e culturali, in genere, collocati in territori fisici rigidamente controllati, e' succeduto quello interno alle stesse realta' nazionali e territoriali in ragione della frammentazione delle rispettive societa' nelle quali ogni comunita' etnica, religiosa, politica e culturale vuole affermare la propria supremazia sui concorrenti. Si tratta di quella "inimicizia assoluta" che Carl Schmitt si prefigurava gia' subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre.

Quando una societa' non e' piu' omogenea per etnia, cultura o religione ogni suo componente si sente legittimato a combattere la sua "guerra giusta" per affermare il suo proprio ideale. E' la guerra "partigiana" globale: la peggiore tra tutte, come sa bene chi ha ricevuto un addestramento militare professionale. Il nemico non e' piu' "pubblico", ma "privato"; non sta piu' oltre i confini presidiati dagli eserciti, ma ovunque: spesso fino tra le mura domestiche.

Guerre di questo tipo non possono quasi mai essere vinte dagli eserciti convenzionali, a maggior ragione se questi devono rendere conto a stati democratici che prestano particolare attenzione ai diritti umani e devono costantemente mediare tra le varie componenti sociali. Del resto, nemmeno alle dittature riesce mai un'impresa simile, e cio' per un paio di ragioni ben precise: non e' materialmente possibile controllare il territorio quando sono gli stessi civili a combattere senza divisa e le regole comuni d'ingaggio impediscono agli eserciti di uccidere i civili se non nel caso venissero colti armati sul campo.

Napoleone perse la Spagna per questo stesso motivo: perche' i suoi generali rifiutarono di combattere "alla partigiana", ovverosia con lo stesso metodo dei "resistenti". E combattere in tal modo significa fare rastrellamenti tra i civili, combattere casa per casa, imporre decimazioni, suscitare il terrore in modo tale da inibire la bellicosita' della popolazione, sterminare interi villaggi o citta' prima che queste insorgano... questo non fu fatto ne' da Napoleone ne' dagli USA di Kennedy, ne' dai russi in Afghanistan, anche se con qualche eccezione della quale gli americani e i russi si vergognano ancora oggi.

Dopo oltre 60 anni vengono ancora processati alcuni militari tedeschi per aver condotta una pratica simile... e nonostante cio' la Germania ha persa la guerra lo stesso. Queste guerre le si perdono sempre per gli stessi identici motivi, oggi come ieri: la ferocia dell'avversario ed il suo sprezzo per le regole sono tali da rendere inutilizzabile ogni esercito convenzionale.

Dopo una serie interminabile e secolare di smacchi e sconfitte si e' cercato di dare una risposta alle mutate condizioni attraverso un cambio di strategia: il solito "mutatis mutandis", ma stavolta fuori tempo massimo. Si sono creati reparti non convenzionali segretamente autorizzati a trasgredire ogni regola sancita dalle convenzioni internazionali, come i S&D USA, ma una volta scoperta l'esistenza di questi reparti le democrazie occidentali misero sotto processo i generali... al solito, dopo aver persa la guerra. Al danno si aggiunge quasi sempre la beffa in questa materia.

Ma la guerra in se' stessa ha sempre un solo obbiettivo: la conquista di un territorio ed il suo assoggettamento. Va da se' che ove gli eserciti spariscono o si spendono in opere di bene chiunque puo' entrare ed uscire, insediarsi in un territorio, colonizzarlo senza sparare un colpo... e siccome nessuno spara, nessun altro e' legittimato a rispondere, anzi, ove lo facesse... e la guerra la si perde comunque senza nemmeno combattere.

7 commenti:

Monica ha detto...

Mi trovo perfettamente d'accordo con la tua analisi.
Come dici le guerre del terzo millennio, per la loro natura sono molto difficili da vincere per gli eserciti convenzionali.
La democrazia e i valori etici sono un ostacolo in una guerra contro un nemico invisibile, che non è frenato nelle sue azioni dal possibile verificarsi di "danni collaterali", e che è disposto a colpire, senza remore, la popolazione civile in qualsiasi luogo.

Forse, ma non ne sarei certa, un paese occidentale potrebbe debellare le formazioni terroristiche presenti sul proprio territorio, anche se numerose ed organizzate in un vero e proprio esercito invisibile.
In questo caso cittadini ed Istituzioni, posti sotto pressione, probabilmente accetterebbero di ridurre le garanzie individuali per contrastare un pericolo incombente.

Quando la guerra è combattuta fuori da propri confini invece non è così sentita e l'etica finisce per prevalere sulle necessità belliche.
Gli eserciti che derogano dalle "regole" della guerra tradizionale sono sottoposti al biasimo della comunità internazionale che invece non ha strumenti di pressione nei confronti, per esempio, del terrorismo.
Il terrorismo punta sull'indebolimento dell'esercito tradizionale, causato dalle pressioni interne ed internazionali e sa che il fattore tempo gioca a suo favore.

Per tutti questi motivi gli eserciti tradizionali non possono vincere guerre, per dirla con te, contro nemici privati, a meno che non hanno alleati altrettanto privati.

Un caro saluto

Lo PseudoSauro ha detto...

Monica: lusingato. Temo che non vi sia ancora una piena consapevolezza del pericolo in atto, che non e' rappresentato solo dal terrorismo islamico, ma da qualunque "causa" politica o religiosa (e fino sportiva) che ogni comunita' interna a cio' che rimane degli Stati Nazionali sente di dover combattere senza per altro trovare opposizione all'interno dello Stato, anzi...

Da un punto di vista tattico quando il nemico e' in casa si e' persa la guerra. Questa e' la verita' che non potra' essere nascosta molto a lungo ormai.

Monica ha detto...

Con l'aggravante che, alcuni paesi, oltre a sottovalutare i pericoli sembrano pensare che contrastrare il nemico interno non sia democratico...

Nessie ha detto...

Questi conflitti vengono abitualmente definiti "asimmetrici". Ma poi - chissà perché - li si combatte sempre con eserciti tradizionali e armamenti tradizionali, rendendoli ancora più asimmetrici. Finché poi, proprio perché sentiti "lontani" e situati in altri territori, finiscono col non essere più recepiti giusti e giustificati. Vorrei però estendere quel concetto di "guerra" che i nostri amati pacifisti e buonisti schifano tanto. E' una "guerra" anche quella dell'informazione. O guerra mediatica. E solitamente i terroristi e i fondamentalisti se ne servono assai bene. E' una guerra anche quella culturale e religiosa. E' una guerra, quella per la conquista dei mercati; in borsa ci si massacra, ci si rovina. O viceversa se ne trae profitto a spese di qualcun altro. Insomma, quella guerra che i pacifisti, i buonisti e le anime belle si ostinano a bandire dalla porta principale, in realtà rientra nei vari AMBITI della società e nel mondo sotto numerose altre inattese forme. Un'ultima notazione. I pacifondai bruciano "guerrescamente" bandiere, tirano molotov contro i Mac Donald, i bancomat, ululano e berciano slogan violentissimi contro il nemico di classe o di schieramento o di campo ecc. Insomma fanno la "loro" guerra. Non riconoscere l'opzione della guerra, significa quasi sempre subire quella altrui. Ed è appunto quel che stiamo vivendo.Non riconoscere la violenza insita nel genere umano, significa soccombere alla violenza.

Lo PseudoSauro ha detto...

Nessie: e' talmente complicato e semplice al tempo stesso... in quest'articolo Daniel Pipes se la prende con Bush perche' a suo avviso avrebbe avviata un operazione di polizia invece che una guerra. Gli rimprovera di non aver presidiati i confini in I)raq... il casino e' che ormai non lo fa piu' nessuno in occidente. I confini non ci sono piu', anzi, il solo evocarli fa venire l'orticaria fino ai militari. Infatti si perde su tutti i fronti.

http://it.danielpipes.org/article/4257

Zamax ha detto...

Sulla "Teoria del Partigiano" volevo scrivere qualcosa e magari lo farò con calma un giorno. E anticipo un'osservazione che volevo fare. E cioè che Napoleone e la Francia furono vittime in Spagna della stessa natura "rivoluzionaria" e ideologica della loro armata. Perché fu proprio in Spagna che il partigiano nel senso moderno, deleterio e distruttivo, del termine fece il suo vero debutto? Non sarà perché la popolazione si rese conto di essere di fronte non ad una normale forza di occupazione, che imponeva le "codificate" e "regolari" condizioni di assoggettamento, ma ad un esercito di coscritti spinto da un'ideologia annichilatrice che voleva "convertire" una nazione fino ad impossessarsi dell'anima di un popolo? E che in fin dei conti "l'inimicizia" ideologica del nuovo padrone produsse un sentimento uguale e contrario che si sfogò con una nuova forma di "inimicizia" militare?

Lo PseudoSauro ha detto...

Zamax: leggero' volentieri le tue considerazioni sul testo di Schmitt.

Come avrai notato io non ho dato una valutazione di valore, mi sono limitato a considerare i fatti dal punto di vista tattico, tenendomi sulle generali. La tua visione presuppone l'assimilazione del concetto di "guerra giusta": di fronte ad un'invasione la popolazione si mobilita e reagisce con i mezzi che ha. In questa fattispecie il "partigiano" esercita il terrorismo in quanto sarebbe l'unica possibilita' di combattere un nemico preponderante. In ogni caso, quando un esercito non si dedica al saccheggio, difficilmente spara sulla popolazione, ma la natura stessa del conflitto lo costringe a cambiare di metodo. Di qui le decimazioni e le esecuzioni esemplari in stile napoleonico secondo il principio "punire poco, punire severamente". Non e' piu' materialmente possibile punire il responsabile in questa che e' la madre di tutte le guerre asimmetriche. Una volta accantonate le regole vale solo la regola della barbarie: se l'esercito vi si adegua: vince (forse), altrimenti, no. Va da se' che se si ritiene "giusto" il mettere una bomba come in via Rasella, si deve considerare altrettanto giusta la risposta che secondo l'ottica militare ha per obbiettivo la deterrenza, quindi deve essere necessariamente piu' punitiva nell'impossibilita' di trovare un colpevole. I militari sono comunque svantaggiati, perche' devono rendere noti i termini della risposta affiggendo manifesti e pubblicizzandone i termini, il che e' avvenuto anche nel fatto succitato, mentre i resistenti sono liberi di scegliere la strategia che preferiscono. Nei fatti, il tutto si risolve in una gara a chi e' piu' barbaro dell'altro e la popolazione che altrimenti verrebbe considerata neutrale diventa un nemico piu' insidioso.

 
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