Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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28 febbraio 2007

Paragrafi scompagni

A sentire il Professore ed il sidereo establishment culturale "de sinistra" mondiale, il multiculturalismo sarebbe "inevitabile". Forse per loro, ma non per un sacco di altra gente. A parte il fatto che attendo ancora di sapere di quanti immigrati avremmo bisogno per far fronte alle esigenze economiche e produttive nazionali. O le nazioni non esistono piu'? Qualcuno avverta l'ONU, allora... Piu' precisamente, gradirei di sapere quale dovrebbe essere il limite territoriale oltre il quale l'ospitare l'universo mondo su di un fazzoletto, renderebbe l'Italia una specie di Patagonia. Nel senso dell'affollamento da pinguini, of course. O nessuno di questi simpatici soloni ha mai transitato su qualche autostrada italiana o ha mai usufruito di uno dei nostri ultramoderni mezzi pubblici? O vedono la Padania come fosse una wideland sconfinata? Vi prego: fate una colletta e comprate loro qualche buon paio d'occhiali. Magari alla Coop, che li' hanno tutto, oramai.

Senza contare il fatto trascurabile che non mi pare che l'economia eurobea sia in tale bruciante ripresa da richiedere massicce entrate di extracomunitari, cosi' come lo spostamento di emigranti interni, chesso', verso la Lituania o la stessa Italia. Ma sono certo che prima o poi mi si dira' che siamo pochi, vecchi, rincoglioniti, che non abbiamo voglia di lavorare, che siamo xenofobi e razzisti... insomma, abbiamo bisogno di musulmani: ecco. Chiarissimo, anzi... a che vale ormai l'accanimento terapeutico? Facciamoci eutanasizzare tutti quanti, che siamo corrotti, brutti, cattivi e lo Stato non e' piu' in grado di curare questa specie di cronicario. Un po' di barbudos presi qui e la, qualche comunita' installata nelle nostre citta' e tornera' un po' di colore nei grigiori padani. Ci fara' bene al morale e magari torneremo ad essere piu' vitali. Avete presente Star Trek? Ecco: uguale. Magari tromberemo pure di piu', anche se e' meglio che i figli li facciano quegli altri che sono piu' sani. Per noi "sesso sicuro": mi raccomando... ma poligamia per gli ospiti... cosi' fanno prima a doppiarci.

Poi c'e' il piccolissimo dettaglio che l'osservazione delle societa' in cui vige un regime multiculturale di fatto evidenzia come queste siano _sempre_ quelle a piu' alta conflittualita': anche armata. Questa e' una cosuccia che s'insegna anche ai militari ignoranti, come e' stato il sottoscritto, ma Cacciari forse non ha fatto nemmeno il marmittone, o se ha avuta una qualche esperienza del genere la sua memoria e' stata rapidamente sepolta da quella valanga di ulteriori informazioni che oggi ce lo fanno apprezzare come uno dei piu' colti mâitres a' penser; una "risorsa" che tutto il mondo c'invidia. Facciamo dunque felice la "comunita' internazionale" e regaliamoglielo: lui e quelli che "il multiculturalismo e' inevitabile". Che facciano i loro esperimenti sociali in Groenlandia o su di un atollo per gli esperimenti nucleari gentilmente concesso dalla Nouvelle Republique Islamique de France (Liberte' Egalite' Fraternite'), cosi' ci liberiamo di uno dei tanti rompicoglioni.

Del resto, quando il sapere umano diviene si gigantesco, rasenta l'ottusita'. Se no, come spiegare i convegni sul multiculturalismo che si tengono costantemente in Belgio o in Olanda? Con 390 abitanti per chilometro quadrato si dovrebbe pensare a spedire fuori un po' di gente, non certo a farne entrare di nuova... ma se un Pim Fortuijn a caso s'azzarda a dirlo, t'arriva uno dei prodotti di questa grande cultura che lo ammazza. Per carita', farebbe benissimo... il soggetto sarebbe un pericoloso xenofobo. Sarebbe lui a costituire un pericolo con la sua sola presenza, non i milioni di nullafacienti che stanno saccheggiando il welfare della maggior parte delle nazioni eurobee, che ci mettono le bombe nelle metropolitane e nelle ferrovie, che tramano tutto il tramabile alla luce del sole, che ci dicono fuori dai denti che ci sommergeranno con il ventre delle loro donne. Noi siamo "liberali" mica ci arrabbiamo per queste cose: quindi, avanti che c'e' posto e all'occorrenza ci stringiamo un po'. I bombardamenti? Facciamo come gli israeliani: "dobbiamo imparare a convivere con la paura". Dunque, impariamo dal Libano e dalla striscia di Gaza. Magari mettiamo due o tre valichi, costruiamo una barriera elettrificata, un po' di cunicoli, li inzeppiamo di armi, cosi' la pace senza se e senza ma sara' garantita.

Questa sara' civilta', mica quella nella quale abbiamo vissuto fino ad un po' di tempo fa. Chi pensa che si tratti di esagerazioni e boutades mi sfidi e scommetta qualcosa, ma chi difende modelli sociali pericolosi dovrebbe metterci il collo sul piatto. Credo che una diretta assunzione di responsabilita' cambierebbe di parecchio le cose: chi sbaglia paga e in questa fattispecie assai salato.

25 febbraio 2007

Barbara Spinelli e "Il Perdente Radicale"

Chi ne avesse il fegato legga su La Stampa di oggi l'editoriale di Barbara Spinelli e si domandi in che genere di regime si possa stare quando una giornalista, moglie di un ministro dello Stato, si permette di definire "malata" una parte della Nazione, probabilmente, largamente maggioritaria; quando si adombra lo spettro della guerra civile del '43 e dunque s'invoca un redivivo CLN ad opporsi al pericolo berlusconista; quando si sollecita un Presidente del Consiglio appena sconfitto nelle sedi istituzionali ad instaurare una "dittatura di salute pubblica". Chi desidera cosi' ardentemente una guerra civile la trovera', anzi, l'ha gia' trovata. L'irresponsabilita', la sopraffazione di questa classe politica e dei suoi epigoni familiari meritano un'opposizione militare, non "moderata". Ad una chiamata alle armi non si puo' rispondere con l'attendismo, ma con l'azione. A chi invoca una dittatura di un segno non si puo' che opporre un'alternativa identica, ma di segno opposto. Questi poveri derelitti vogliono lottare contro un Fascismo che non c'e' piu', ebbene: li si faccia contenti e gliene si dia un altro nuovo di zecca. Berlusconi: SVEGLIA. Questi ti vogliono appeso a testa in giu' in una piazza qualsiasi di Milano e la cosa riguarda almeno 24 milioni di persone minacciate dalle pagine di un quotidiano nazionale da un'irresponsabile congiunta di un Ministro della Repubblica che nessuno si sognera' mai di denunciare per istigazione all'odio e vilipendio delle istituzioni democratiche. Chi ne fosse ancora dotato tiri fuori le palle perche' si mette molto male.

24 febbraio 2007

Odi & Amo

Tizio odia Caio per motivi razziali. L'appartenente ad un gruppo odia l'appartenente ad un altro gruppo. Odio di natura antropologica e odio di natura sociale.

L'uomo ama la donna. L'amico ama l'amico. Amore di natura antropologica ed amore di natura sociale.

Per quanto possa essere sconfortante, la conclusione a cui giunse lo stesso Sigmund Freud fu che entrambi sono sentimenti indispensabili all'equilibrio psichico umano. Anche nel carteggio tra il padre della psicanalisi ed Albert Einstein, si legge che questo e' un dato di fatto al quale ci si deve rassegnare: si tratta della stessa natura umana. Per Antropologia, e Antropologia Culturale, erano gia' fatti ben noti, ma queste sono discipline un po' desuete ai giorni nostri; si preferiscono
gli approcci psicanalitici, sociologici, filosofici... insomma: si vola alto; non si vuole affrontare il nocciolo del problema. Cosi' fa pure Andre' Glucksmann nel suo "Discours sur la haine". Anzi, il filosofo vola piu' alto ancora toccando tutti i temi classici per eccellenza e i miti della Grecia antica, manco Jung non ne avesse scritto abbastanza. Bernard Henry Levy difende addirittura la Political Correctness che si propone di eliminare l'odio per via psicanalitica, etica e giudiziaria; pratica, questa, tipica di ogni regime dittatoriale. Ma la cifra comune a quasi tutta la piu' recente
elaborazione culturale del tema e' sempre la stessa: l'odio e' quella specie di "male oscuro" che va rimosso a forza, i cui effetti vanno comunque attenuati... perche' nella Citta di Utopia di Sir Thomas Moore e nella societa' perfetta illuminista non puo' esistere altro che l'amore, come in ogni Paradiso che si rispetti. Muore Dio e con esso Premio e Castigo, dunque si deve ricreare in terra l'ideale trascendente. Si tratta dello stesso principio che ha dato origine a tutti i movimenti ideali post-illuministi in opposizione alle religioni che, invece, sono basate sui piu' antichi canoni di "Bene - Male", quindi, "Esclusione - Inclusione", ovvero: "appartenenza". E' un'esigenza tipica di ogni universalismo quella di fare finta che la vita materiale non esista pur di concretizzare il proprio ideale, ma la Natura e' sempre adusa a punire gli eccessi d'idealismo, e questo avviene ancora peggio di quanto si dice sappia fare lo stesso Onnipotente.

Il pur fallimentare tentativo di rimozione ex lege dell'odio dalla societa' contemporanea occidentale, ha avuto un solo concreto effetto: l'attenuazione dell'amore. Meno si e' capaci di odiare e meno si e' capaci di amare. Per la natura animale dell'uomo e' un problema di limiti, di confini. Si circoscrive e si marca il territorio nel quale si vive, il cui accesso e' consentito, ma non sempre, all'affine e vietato al diverso. La consapevolezza del vivere in un ambiente ostile, dell'essere assediato da "diversi" e' proprio quella che permette ad ogni uomo di sviluppare il suo ingegno, di riconoscere se' stesso nell'altro, ad ogni societa', di proliferare e di mantenersi coesa al proprio interno e di espandersi verso l'esterno; in altre parole, di assecondare la Vita nella diffusione di se' stessa. Purtroppo il modello "Amico - Nemico" e' l'unico che tutti gli uomini senza eccezione possano comprendere, perche' esso preesiste alla cultura e viene direttamente dalla natura animale dell'uomo, fa parte dello stesso meccanismo di riconoscimento generato dall'istinto di sopravvivenza, grazie al quale la specie umana ha colonizzata la Terra. Non si tratta dell'utilitarismo economico che ne e' l'effetto secondario e che non prescinde mai dalla pertinenza territoriale di ogni gruppo e di ogni individuo, ma del meccanismo che sta alla base della Vita stessa: in ogni sua accezione. Gli elementari principi di "Attrazione - Repulsione" sono gli stessi che sottendono alla riproduzione: dell'uomo, come a quella degli organismi unicellulari, anzi, fino degli elementi esaminati nella loro piu' minuta scomposizione: Macrocosmo e Microcosmo devono il loro equilibrio ai due opposti: polo positivo e polo negativo.

Eppure si tratta di fatti notori, di verita' scientifiche a cui la Storia ha dato sempre conferma... a cui la Scienza s'informa costantemente generando Progresso, quindi, Benessere... ma nelle societa' umane prevale l'astrazione ideologica che non riesce mai a conciliare materia e spirito, costringendo costantemente l'uomo a riparare ai guasti generati da ogni eccesso di oscillazione tra i due opposti poli. Il mito illuminista della coesistenza pacifica di ogni uomo su di uno stesso
territorio, senza alcun tipo d'intervento atto a tutelare la pace sociale, s'infrange ogni giorno sotto i duri colpi di una realta' che pochissimi sono disposti ad accettare, ma anche nella migliore delle eventualita' possibili, insieme con il male scompare il bene: si rinuncia ad odiare e ci si ritrova incapaci ad amare: se' stessi, come gli altri; la propria natura come la propria civilta'. Ci si condanna all'estinzione pur di perseguire modelli ideali irrealizzabili.

Si dice che nell'antica Persia, una divinita' sollecitata a rimuovere i mali del mondo rispondesse cosi': "Devi essere soddisfatto perche' la rimozione del Bene non e' poi molto diversa da quella del Male." Se si vuole una societa' senza odio ci si deve rassegnare ad ottenerne un'altra senza amore.

19 febbraio 2007

Il rischio di essere ottimisti

Non possiamo proprio permettercelo. Dopo le molte analisi preoccupate, e un po' disfattiste, sul cedimento morale e materiale di quell'entita' spirituale che va oggi sotto il nome di "Occidente", che si lascia violentare con volutta' dall'interno e dall'esterno, che "accoglie" masse di falsi diseredati ed autentici invasori... il pensare che una simile crisi potrebbe essere salutare per la stessa malferma identita' occidentale e' un atto di ottimismo che non ci si puo' ragionevolmente permettere.

Purtroppo lo scenario sociale futuribile e' ben piu' fosco di cio' che si vorrebbe che fosse in quasi tutto il mondo occidentale e no: USA compresi. La globalizzazione economica favorisce l'accentramento dei poteri indispensabili alla gestione della sua stessa sopravvivenza, nelle mani di autorita' economiche sfuggenti ad ogni piu' elementare criterio politico rappresentativo e quindi democratico. Le realta' nazionali si sfaldano sempre piu' in ragione della progressiva sostituzione del Diritto Internazionale con il Diritto Privato, generando nuovi localismi in conflitto tra loro in un regime politico deprivato dell'astrazione di quella Legge che ha fin'ora regolati i rapporti fra gli Stati. Si tratta di una specie di dittatura globale dell'economia basata su di un anarchismo elevato a valore: un'implosione ed un'esplosione al tempo stesso di ogni tessuto sociale.

Quando si discute di temi come questi e' inevitabile il sentirsi opporre uno a scelta tra i dogmi correnti: "antiamericanismo", "antisemitismo", "razzismo" e chi piu' ne ha, piu' ne metta, ma in realta' l'internazionalizzazione della societa' e' cosa che preoccupa anche molti americani stessi, soprattutto i piu' tradizionalisti come i "Reps". Nel saggio di S. Huntington: "Who are We" si legge proprio di questa preoccupazione ed e' facile concludere che gli americani sono sorprendentemente, ed in grande maggioranza, "no-global" nella vera accezione del termine, e molto, ma molto, piu' "identitari" dopo l'attacco al cuore del 9/11. La societa' USA non e' affatto monolitica; soprattutto, e' molto piu' attaccata ai propri valori di quanto a noi europei sia ancora dato di capire, ma sono le elites della finanza e dell'economia ad imporre l'agenda ai governi locali e mondiali. Sono esse che vigilano sul pensiero dei cittadini attraverso il potente strumento della Political Correctness: un metodo di controllo del pensiero e di autorepressione che ovunque sta mostrando la sua vera natura orwelliana.

Bambini arrestati a scuola, in UK, perche' rifiutano di parlare con gli stranieri, non capendone la lingua, poiche' nessuno si azzarda ad insegnare loro la lingua nazionale per non "violentarli". Cittadini autoctoni inquisiti ed arrestati, dalle autorita' da loro stessi designate e preposte alla loro stessa difesa per tutelare non meglio precisati "diritti" di stranieri incoraggiati in ogni modo ad insediarsi nei loro rispettivi territori, molti dei quali, non fanno mistero alcuno del loro desiderio, gia' mezzo realizzato, di sostituire la loro alla decadente civilta' ospite: con le buone o con le cattive. In un contesto, nel quale la politica non e' piu' in grado di offrire un'autentica alternativa, prona com'e' ai potentati economici di turno, e' ragionevole il pensare che lo scontro gia' in atto ovunque tra le diversissime componenti sociali residenti sui gia' fin troppo affollati territori europei, si estendera' agli stessi rispettivi governi, o meglio, interessera' gli autoctoni e gli amministratori da essi stessi eletti, ormai intesi come la longa manus di poteri sfuggenti ad ogni controllo democratico; siano questi di sedicente matrice politica "marxista" o, e questo e' piu' comico ancora, "liberale". In tale bailamme i concetti stessi di "destra" e "sinistra" sono superati nei fatti anche se costantemente riproposti, ed apparentemente radicalizzati, in sedi elettorali sempre piu' svuotate del loro alto contenuto politico.

All'atto pratico e' sempre l'internazionalismo a vincere e le alternative locali vengono demonizzate, quando non messe fuori legge tout-court; partiti come il BNP inglese vengono additati al pubblico ludibrio come emuli dei nazisti ed i loro elettori bersagliati da ogni tipo di discriminazione, quando non addirittura feriti ed uccisi, come Pim Fortuijn, dai fanatici del nuovo Verbo terzomondista: una religione vuota e pret a' porter per i semplici di spirito costruiti in serie nei nuovi laboratori sociali eropei ed occidentali.

In altre parole la sfida ideologica e' sempre la stessa di tutto il Novecento, ovvero, tra una concezione dell'Uomo in bilico tra economia (materialismo) e spiritualita' (identita'). Infatti, che si tratti dell'economia del "libero mercato" o del suo negativo collettivizzato, sempre di concezione economica si tratta; un habitus mentale avvezzo a considerare qualunque istanza non quantificabile a livello di "sovrastruttura" sociale, quindi irrilevante e indegna di approfondimento nelle opportune sedi politiche che sono state sempre storicamente deputate solo a questo scopo. Il tutto appoggiato da un'ideologia fasulla che si avvale dello stravecchio armamentario marxista shakerato in salsa cristiana o liberale: a piacere: una specie di pietra filosofale che compie il miracolo alchemico conciliando gli oppositi estremi senza che questi nemmeno se n'accorgano. Geniale. Un mix che non riesce davvero a somigliare a nessuno degli ingredienti che l'hanno originato, come tutti i meticci che vengono misconosciuti sia dal gruppo del padre che da quello della madre.

Con questi chiari di mezzaluna c'e' poco da stare allegri.

08 febbraio 2007

Les cons au pouvoir

Quando uno Stato Sovrano richiede ad un altro Stato Sovrano l'estradizione di un suo militare gia' giudicato e prosciolto dal tribunale competente per supposti crimini avvenuti durante il suo servizio e al di fuori del territorio della nazione richiedente, ci si dovrebbe interrogare sulla legge Basaglia ed i suoi effetti globali. Questo, se proprio volessimo rimanere nell'ambito della Giurisdizione. Se invece volessimo indagare sulla salute mentale individuale e globale di alcuni governi e dei loro componenti, la cosa sarebbe parecchio piu' complicata. Resta il fatto che in nessuna epoca un tribunale che non fosse quello militare competente ha mai indagato ne' emesse sentenze su materia pertinente un altro Stato Sovrano con il quale vigesse uno stato di guerra formalmente dichiarata o un alleanza a fini bellici senza che il rispettivo governo nazionale avesse prima intrapresi i consueti passi diplomatici. Ma evidentemente quelli con i baffetti hanno sempre il solito viziaccio che si potrebbe sospettare genetico. Si tratta del solito problema conseguente il reiterato rifiuto di chiamare le cose con il proprio vero nome ed accettare la realta' per come si presenta e non per come si vorrebbe che fosse. Nella fattispecie: guerra alla guerra e pace alla pace. Per qualcuno vige uno stato di guerra e per qualcun altro no. Ai posteri l'ardua sentenza, ma il sospetto che siamo ormai governati da deficienti si fa ad ogni giorno piu' concreto.

02 febbraio 2007

Del come perdere una guerra

Non credo esista argomento meno politically correct di questo, oggigiorno, nondimeno le situazioni di conflitto armato persistono, anzi, proliferano in tutto il mondo assai piu' di quando ogni nazione non era interconnessa con le altre come al nostro tempo.

Allo scontro tradizionale, che vedeva il contrapporsi di blocchi omogenei nazionali, etnici, religiosi e culturali, in genere, collocati in territori fisici rigidamente controllati, e' succeduto quello interno alle stesse realta' nazionali e territoriali in ragione della frammentazione delle rispettive societa' nelle quali ogni comunita' etnica, religiosa, politica e culturale vuole affermare la propria supremazia sui concorrenti. Si tratta di quella "inimicizia assoluta" che Carl Schmitt si prefigurava gia' subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre.

Quando una societa' non e' piu' omogenea per etnia, cultura o religione ogni suo componente si sente legittimato a combattere la sua "guerra giusta" per affermare il suo proprio ideale. E' la guerra "partigiana" globale: la peggiore tra tutte, come sa bene chi ha ricevuto un addestramento militare professionale. Il nemico non e' piu' "pubblico", ma "privato"; non sta piu' oltre i confini presidiati dagli eserciti, ma ovunque: spesso fino tra le mura domestiche.

Guerre di questo tipo non possono quasi mai essere vinte dagli eserciti convenzionali, a maggior ragione se questi devono rendere conto a stati democratici che prestano particolare attenzione ai diritti umani e devono costantemente mediare tra le varie componenti sociali. Del resto, nemmeno alle dittature riesce mai un'impresa simile, e cio' per un paio di ragioni ben precise: non e' materialmente possibile controllare il territorio quando sono gli stessi civili a combattere senza divisa e le regole comuni d'ingaggio impediscono agli eserciti di uccidere i civili se non nel caso venissero colti armati sul campo.

Napoleone perse la Spagna per questo stesso motivo: perche' i suoi generali rifiutarono di combattere "alla partigiana", ovverosia con lo stesso metodo dei "resistenti". E combattere in tal modo significa fare rastrellamenti tra i civili, combattere casa per casa, imporre decimazioni, suscitare il terrore in modo tale da inibire la bellicosita' della popolazione, sterminare interi villaggi o citta' prima che queste insorgano... questo non fu fatto ne' da Napoleone ne' dagli USA di Kennedy, ne' dai russi in Afghanistan, anche se con qualche eccezione della quale gli americani e i russi si vergognano ancora oggi.

Dopo oltre 60 anni vengono ancora processati alcuni militari tedeschi per aver condotta una pratica simile... e nonostante cio' la Germania ha persa la guerra lo stesso. Queste guerre le si perdono sempre per gli stessi identici motivi, oggi come ieri: la ferocia dell'avversario ed il suo sprezzo per le regole sono tali da rendere inutilizzabile ogni esercito convenzionale.

Dopo una serie interminabile e secolare di smacchi e sconfitte si e' cercato di dare una risposta alle mutate condizioni attraverso un cambio di strategia: il solito "mutatis mutandis", ma stavolta fuori tempo massimo. Si sono creati reparti non convenzionali segretamente autorizzati a trasgredire ogni regola sancita dalle convenzioni internazionali, come i S&D USA, ma una volta scoperta l'esistenza di questi reparti le democrazie occidentali misero sotto processo i generali... al solito, dopo aver persa la guerra. Al danno si aggiunge quasi sempre la beffa in questa materia.

Ma la guerra in se' stessa ha sempre un solo obbiettivo: la conquista di un territorio ed il suo assoggettamento. Va da se' che ove gli eserciti spariscono o si spendono in opere di bene chiunque puo' entrare ed uscire, insediarsi in un territorio, colonizzarlo senza sparare un colpo... e siccome nessuno spara, nessun altro e' legittimato a rispondere, anzi, ove lo facesse... e la guerra la si perde comunque senza nemmeno combattere.
 
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