Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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Il sauro apologizza (ormai si dice cosi') per l'inconveniente.
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31 dicembre 2007

Discorso del sauro agl'italiani

Bilancio consuntivo e preventivo

Ne e' passata di acqua sotto i ponti, da quando il sauro ha aperta bottega. Dall'uscita dei pamphlet di Oriana Fallaci, da un'iniziale posizione politica simil-liberale e anticomunista, mi ritrovo ora con le idee molto meno chiare di prima. Saranno state le "letture proibite", ma l'opinione che mi sono fatta e' molto diversa da quella dalla quale ha preso l'avvio questo blog. L'unico fatto che mi e' ormai chiaro, e' il seguente: l'attuale corso politico (il Nuovo Ordine Mondiale), i cui effetti preoccupano sempre piu' persone al mondo, nasce appunto con la fine della IIa Guerra Mondiale. Lapalissiano, si potrebbe pensare, ma non e' cosi', perche' il buttare la croce addosso alla sola URSS, come si e' sempre fatto, non basta a spiegare la ragione per cui i rischi per la pace internazionale siano aumentati proprio dacche' l'URSS non c'e' piu'.

Se vi fosse sempre stata una reale contrapposizione tra comunismo e "mondo libero", UK e USA avrebbero combattuto a fianco della Germania, invece di finanziare pesantemente l'invasione sovietica dell'Europa. Gia', perche' l'URSS doveva conquistare il mondo, non la sola Germania -Stalin agi' sempre da "buon comunista" - ed e' percio' che in Europa sorsero i regimi fascisti: per opporsi all'espansionismo bolscevico, come al capitalismo anglo-sassone, oltre a quell'altra forza internazionale che non esiste o che, comunque, non e' molto igienico il nominare. Insomma: il Male contro il Bene... e il "Bene" stava ad Ovesta, ma anche ad Est. Se Diliberto ci puo' fare ancor oggi la morale, ci sara' ben qualche motivo...

Battuti i (pochi) fascismi nazionali, ha trionfato l'antifascismo internazionale. Eppure e' cosa nota o, quantomeno, ragionevolmente si potrebbe giungere facilmente a queste conclusioni. Sara', forse, il ragionare in termini di "Mali assoluti" che preclude la possibilita' di capirlo, ma qui non si tratta di fare professioni di Fede: si tratta di imparare a come fare i propri interessi - che non sempre coincidono con quelli altrui; si tratta di lottare per la sopravvivenza dell'Europa. Quella stessa Europa che i caduti regimi fascisti diedero per perduta una volta capitolati. E, onestamente, non e' forse cosi'? Eppure lo vediamo ogni giorno...

Molti non sanno che i preparativi di Stalin, l'ammasso di truppe ai confini, l'acquisto dagli USA di tonnellate di seta per equipaggiare oltre 1 milione di paracadutisti (quando la Germania ne aveva si' e no 4 mila), la costruzione di parecchie decine di migliaia di modernissimi carri da combattimento (quando la Germania ne aveva meno di 3 mila e di vecchio tipo), risale a ben prima che Hitler prendesse il potere. Forse che c'e' una ragione differente che potesse giustificare il riarmo tedesco, oltre a "razzismo" e "lebensraum"? Macche': il Male Assoluto... Per non parlare dell'Italia e delle famose "scarpe di cartone" dell'ARMIR... E' ragionevole il pensare che una programmata invasione, tentata prima solo da Napoleone, potesse essere perseguita con una tale poverta' di mezzi? Sarebbe piu' ragionevole il credere che si tratto' di un'impresa disperata tentata per prevenire un'invasione (cosa sulla quale gli storici attuali cominciano ad avere molte certezze). Pero' era Hitler il "militarista"...

Perche' mai, nonostante il crollo dell'URSS, non si puo' ancora dire che questa si preparava ad invadere l'Europa? Ma e' semplice: perche' altrimenti si saprebbe chi ha finanziata l'invasione e addio "Bene assoluto". Gli europei saranno pure fessi, ma a tutto c'e' un limite. Ora si sa che la prima invasione - quella della Polonia - che frutto' alla Germania la dichiarazione di guerra di Francia e Inghilterra, fu motivata dai continui stermini che la minoranza tedesca dei Sudeti subiva ad opera del governo ultranazionalista polacco, dopo la spartizione di Versailles. E noi che abbiamo fatto quando si diceva che i serbi sterminavano gli albanesi? Abbiamo invasa la Serbia per difendere i "diritti umani", e nemmeno dei nostri connazionali. Perche' l'URSS non ci ha dichiarato guerra? Perche' non c'era piu'. Appunto. Pero' noi non siamo "Mali assoluti"... e' decisamente una visione un po' manichea dell'etica, questa.

E' difficile il pensare che in USA non si sapesse che l'URSS aveva un progetto di tale portata. Si sa, invece con certezza, che questo progetto fu finanziato in modo importante, fino dalla Rivoluzione d'Ottobre. Finanziato da chi? Chi cerca trova... su libri di storici "autorizzati" (i negazionisti non si possono citare pena l'arresto) ci sono fino nomi, cognomi e indirizzi. Ebbene, come e' possibile credere che oltreatlantico si pensasse che l'Europa potesse essere "liberata" dall'URSS? Nei fatti, la fine della IIa GM sanci' la spartizione dell'Europa in due sfere d'influenza: quella USA e quella URSS, nonche' la fine della potenza egemonica UK. Divide et impera. Ora che l'URSS non c'e' piu', in Europa stiamo meglio di prima? Facciamoci questa semplice domanda e tentiamo di rispondervi onestamente. Io direi che stiamo anche peggio.

I fascismi europei nacquero per contrastare il comunismo, ma non solo questo; il loro obiettivo era la difesa delle identita' nazionali, contro ogni tipo di aggressione internazionalista di stampo materialista, il che coincideva anche con la visione della Chiesa Cattolica, come del resto pare sia a tutt'oggi. Nonostante il tentativo di rifondare la spiritualita' europea su basi non cristiane, in Germania non impiccavano i preti come in URSS... fino alcuni reparti SS avevano i loro cappellani cattolici, mentre i sovietici usavano crocifiggere i prigionieri e chiamarli "crociati". Non lo sapevi eh?

Furono moltissimi i russi ortodossi che si arruolarono nell'armata di Adolfo, ancora di piu' (circa 400 mila) gli anticomunisti russi e quelli provenienti dai paesi occupati dall'URSS. Il fronte della "crociata" (cosi' veniva chiamata) antibolscevica vide piu' di 1 milione di europei di varie nazionalita' arruolarsi nel Waffen SS... quelli "cattivi" che uccidevano gli ebrei, come da "storia ufficiale". Non si e' mai visto prima un fenomeno del genere dai tempi di Carlo Magno e dall'ultima Crociata. Se questi, ed altri, "mali assoluti" non avessero combattuto fino all'ultimo uomo i russi sarebbero arrivati ben oltre Berlino, e molto prima degli americani... ed e' lecito intuire che a Yalta gli equilibri sarebbero stati ripartiti in modo assai differente... Non sara' che le SS vengono ricercate tutt'ora per questo motivo? Del resto, su "alcune fonti editoriali" si paragonano spesso gli antichi cavalieri crociati alle Schuetz Staffeln... ed e' vero il contrario: ovvero che il regime nazista pubblicizzava i suoi reparti scelti paragonandoli ai Cavalieri Teutonici. E' un fatto di punti di vista, evidentemente, ma chi vince piglia tutto... ma "chi" ha davvero vinto? Non gli "europei" di sicuro: hanno vinto gli "antifascisti", e cosi' ci sono voluti 40 anni prima che cadesse il Muro, e almeno 30 prima che l'etichetta di "Male assoluto" se la cuccassero anche una parte dei vincitori.

I "mali assoluti" hanno persa la guerra ed ora tutti ne siamo soddisfatti. Il "Bene" ha trionfato. Allora che ci scaldiamo a fare per le questioni identitarie? L'Italia agli italiani ed altre corbellerie? Abbiamo cio' che ci meritiamo da bravi "antifascisti". Talebani rompiballe, kapo stranieri legittimati a sindacare su ogni questione nazionale, pena l'arresto, "razze" e "culture" transumanti che ci ricordano quanto siamo vecchi, brutti e male in arnese: "xenofobi", "diversamente fornicanti" che si sposano tra loro e hanno "diritto" ad "educare" la prole altrui, criminali di ogni sorta che scorrazzano "liberamente" per l'Europa nell'assenza di quello Stato di Diritto che e' stato smantellato proprio dal Nuovo Ordine Mondiale. Del resto per fare un ordine nuovo bisogna prima demolire quello vecchio. Ma siamo ormai all'estrema frontiera. Il rischio di un disastro economico e militare di proporzioni planetarie e' ormai alla nostra portata; c'e' chi si sta gia' preparando per il "dopo". La caduta di Prodi sara' solo un peto nell'universo globalizzato, e percio', non cambiera' nulla di nulla. Il progetto continuera' a marciare come prima. E noi davanti al televisore come al solito...

Tutto questo, non per sfogare leopardianamente il mio pessimismo cosmico, ma nella speranza che una nuova consapevolezza aiuti a capire cio' che deve essere fatto. E' ormai necessaria una scelta di campo radicale, perche' l'opzione "democratica" ci sta portando al disastro. Noi non possiamo decidere un bel nulla "democraticamente": sono altri che lo fanno per noi, o peggio, contro di noi. Noi possiamo solo opporci con la forza dei numeri, ma non c'e' tempo da perdere. Se e' vero che "chi controlla la Storia, controlla il futuro", siamo stati ben avvisati. Buon anno nuovo.

23 dicembre 2007

Un altro negazionista

Da convinto nazionalista, qual sono, ho sempre visto con simpatia ogni movimento ispirato alle stesse istanze, compreso il Sionismo che fondo' lo Stato di Israele. E questo, nonostante sappia bene come la realizzazione di qualunque ideale richieda spesso alti tributi di sangue. Del resto, fino la Germania nazionalsocialista si comporto' allo stesso modo, distinguendo tra ebrei sionisti, con i quali condivideva il principio di "Blut und Boden", ed ebrei assimilazionisti; dando ai primi la dignita' di interlocutore politico, nonche' la possibilita' di addestrare un nucleo civile e militare che poi si insedio' nell'allora costituendo Stato in Palestina. Questo e' un fatto del quale non e' ancora oggi possibile parlare nel "mondo libero", nondimeno la testimonianza che qui allego ne costituisce prova oltre ogni ragionevole dubbio. Soprattutto perche' trattasi della testimonianza di un magnate ebreo, Benjamin Freedman, che fu costretto da gravi circostanze a scegliere tra una Patria ideale ed una fisica: gli USA. La sua scelta di abbandonare il Sionismo, nel quale ricopri' incarichi di altissimo livello organizzativo e diplomatico, fu dovuta principalmente al timore di una sciagura di proporzioni inimmaginabili, ovvero, lo scoppio di una ennesima Guerra Mondiale. Benjamin Freedman si sentiva "responsabile", piu' o meno come i tedeschi si sentono oggi - ma, come si vedra', a torto - "responsabili" in solido della politica nazista, o di cio' che universalmente si crede essa sia stata: si tratta del medesimo meccanismo psicologico, con la differenza che la scelta di Benjamin Freedman maturo' nella sua coscienza individuale e senza alcuna forzatura egemonizzante di tipo collettivistico, anzi, si pose in contrasto con un mainstream ideologico di segno totalmente opposto, la cui potenza, nonche' pericolosita', era ben nota a Benjamin Freedman per averla a lungo praticata personalmente.

Questo e' anche il motivo per cui chi scrive intende dare pubblicita' ai discorsi e agli scritti di Benjamin Freedman. Noi rischiamo oggi, di cadere nuovamente in una guerra di enormi proporzioni, che potrebbe ipotecare la sopravvivenza dell'intera umanita' per gli anni a venire. Sento il dovere di dare il mio piccolo contributo e invito chiunque la pensi come me a fare altrettanto, poiche' qui non si tratta piu' di favorire gli interessi degli uni o degli altri, ma di salvaguardare l'umana vita fisica sul Pianeta, oltre a cio' che resta di un grande modello di civilta' ridotto nella pietosa condizione che oggi tanto ci angustia proprio a causa dell'azione congiunta dei fattori di cui Benjamin Freedman tratta nei documenti citati. Dalla lettura/ascolto, dei discorsi di Benjamin Freedman, si capira' che la situazione di crisi permanente nella quale oggi versa il mondo, non e' affatto il frutto del caso o di "derive culturali". Chi, con la solita malafede, volesse interpretare la pubblicizzazione di questi documenti quale postuma, ancorche' improbabile, rivitalizzazione dei "Protocolli dei Savi di Sion", tenga a mente che qui la fonte non e' la Polizia Politica degli Zar, ma un ex alto dirigente sionista perfettamente consapevole del suo ruolo ed in possesso di documenti comprovanti le sue sconcertanti affermazioni. Benjamin Freedman fu indubbiamente, prima che un Ebreo, un Uomo e un coraggioso Patriota Americano che seppe scegliere cio' che doveva essere fatto secondo la sua coscienza individuale. Onore alla memoria di un Giusto la cui opera ha seguito la sorte che egli stesso previde dopo la sua morte: l'oblio. Si valuti dunque onestamente perche' le gravissime accuse mosse da Benjamin Freedman abbiano potuto essere confinate, come le sono oggi, a fonti editoriali dalla scarsissima, ancorche' immeritata, diffusione.


Qui c'e' la registrazione live dei discorsi di Benjamin Freedman, tenuti pubblicamente al Willard Hotel, Washington D.C. nel 1961. In fondo alla pagina c'e' una trascrizione degli stessi in lingua inglese.


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Qui c'e' qualche estratto dei discorsi di Benjamin Freedman, tradotti in lingua italiana, estrapolati dal libro di Maurizio Blondet: "Israele, USA, il terrorismo islamico", per chi non conoscesse la lingua inglese.

20 dicembre 2007

Siamo ancora dalla parte giusta?

Nella "dittatura" di Putin, uno storico puo' affermare tranquillamente che Hitler aggredi' l'URSS poiche' Stalin stava ammassando truppe per l'invasione dell'Europa, senza essere arrestato dal FSB per "vilipendio del Socialismo" o dell'Antifascismo. Un ex dissidente come Solgenitzin puo' permettersi di riscrivere la storia della Russia e riassegnare le rispettive responsabilita' a russi ed ebrei per la preparazione della Rivoluzione di Ottobre, la sua esecuzione e la sua gestione, senza che qualcuno lo ammazzi per strada o la ADL lo faccia pelare vivo. Il bieco dittatore stesso, puo' entrare in una chiesa ortodossa, segnarsi ripetutamente, alla russa e inginocchiarsi senza che nessuno si metta a gridare alla "lesa laicita'" dello Stato Sovietico. L'endemica demografia negativa russa (in Russia vivono circa 9 ab x km2) viene affrontata attraverso una politica orientata alla riduzione degli aborti e premi agli autoctoni che hanno piu' figli. Nessuna politica immigratoria. I)l L'enorme debito pubblico russo e' stato interamente saldato sull'unghia, dal temibile Zar e l'economia ha ripreso a crescere a ritmi elevati. Questo nell' "autocratica" Russia.

E nel "libero" occidente? Un tal Zuendel puo' essere arrestato in USA, estradato in Canada, poi in Germania, essere processato e condannato per... aver scritto un libro. Vivere per anni in una cella di due metri per due e ricevere una visita al mese per complessive un'ora e mezza di colloquio (guardato a vista), per... aver "negato" l'Olocausto. Questo non in Israele: in Germania, quella "democratica" e "cristiana" di Angela Merkel. Sembra che nel nuovo Reich sia capitato a piu' di 8000 persone un caso analogo. Un tale Moellmann appassionato di paracadutismo (non nazista: "liberale", chiaro?), forse un po' antisemita, fondatore di un partito scomodo, minaccia rivelazioni sui maneggi ebraici in Germania e... zac, qualcuno gli taglia le funicelle del paracadute e quello si spiaccica a terra. Un Buttiglione qualsiasi viene quasi scuoiato se nel "democratico" pseudo-parlamento eurobeo, accenna al cristianesimo. La supposta demografia negativa in Europa (mediamente 150 ab x km2!!!) viene affrontata promuovendo ogni sorta di contraccezione per gli autoctoni (aborti compresi), affiancata da una politica immigratoria mai vista nella storia dell'umanita' (il doppio esatto di quella americana nel corso di un secolo). L'Europa e' in grave recessione, come anche l'economia USA, e si paventa il rischio di una crisi peggiore di quella del 1929. Tra gli "autorevoli" pareri, si legge che "una guerra mondiale potrebbe essere l'unica soluzione per uscire dalla crisi".

Siamo sicuri che sia tutto a posto? Ma l'URSS non stava dall'altra parte del muro?

17 dicembre 2007

Tagliarsi le palle e' un gesto rivoluzionario

Karl Marx se la riderebbe sotto il barbone, se potesse vedere cio' che avviene oggi nel mondo "globalizzato". Al contrario dei vetero-comunisti, sarebbe il primo fan dell' "esportazione della democrazia", perche' vedrebbe bene che questa veicola proprio quei valori di uguaglianza assoluta (biologica) che stanno alla base dell'ideologia da egli stesso creata e perseguita. Non sara' un caso che gli ex comunisti, gli ex socialisti, oltre alla pletora di cattolici piu' o meno cresciuti, sono tutti entusiasti del Nuovo Ordine Mondiale. Una vittoria della filosofia liberale? Macche': si tratta di una presa d'atto. In epoca post industriale l'eguaglianza non si fa piu' unendo il proletariato, visto come condizione temporanea nell'ideologia progressista, ma su base umana tout-court. Semmai, una vittoria del menscevismo sul bolscevismo; ma pur sempre di Socialismo si tratta. Il risultato e', dopo tutto, il medesimo; si tratta solo di cambiare etichetta e il gioco e' fatto. Crollato l'aborto ideologico sovietico, soddisfatti per la fine della Guerra Fredda, ci ritroviamo con un Socialismo finalmente realizzato su scala globale, proprio per mano di chi sembrava volerlo combattere. Del resto gli ideologi "Neoconservative" vengono quasi tutti dall'esperienza socialista della "rivoluzione permanente" di Trotzkij e, per esplicita ammissione di uno di loro, la "rivoluzione democratica" e' l'ultima spiaggia per un rivoluzionario, dopo il crollo dell'URSS. Basta che sia Rivoluzione: ovvero, "grande cambiamento del mondo". Che importanza ha sotto quale etichetta si svolge? L'importante e' il fine. I mezzi vengono di conseguenza. Almeno da Machiavelli fino ad Hegel, il Materialismo Dialettico fa della spregiudicatezza la sua forza. Solo, ci stupisce un poco che i liberali se la bevano cosi', senza fiatare... ma evidentemente il discrimine non e' ideologico, ma pratico. Il pragmatismo e' di per se' stesso una prassi rivoluzionaria: lo praticavano i sovietici, almeno quanto fanno gli americani. Le "donne soldato" c'erano in URSS come in USA... ma non nell'Europa continentale e nel resto del mondo legato alle pur diverse tradizioni; con pochissime eccezioni in alcune marginali societa' tribali. Ricordo che la definizione piu' bonaria che i comunisti russi davano degli americani era "rivoluzionari con i pantaloni stirati". Rivoluzionari di qui e rivoluzionari di la'. Ci e' stato solo dato di scegliere tra una rivoluzione e l'altra ed ora scopriamo amaramente che tutte le rivoluzioni sono uguali. Evidentemente aveva ragione Trotzkij. E torto tutti gli altri. Basta guardare qui...

10 dicembre 2007

Sicurezza di essere ammazzati

Questo e' cio' che s'intende realmente nel Nuovo Ordine Mondiale che piace tanto a neo-socialisti, social-comunisti, liberali, liberisti, cattolici (adulti e in crescita) etc, praticamente a quasi tutti, con la sola eccezione dei fascisti (quelli veri). Fino in USA si discute del limitare la diffusione di armi da fuoco. Si badi, non di mettere in discussione il modello che sta all'origine del disagio per cui, ogni tanto, qualcuno si mette a sparacchiare sulla folla, ma solo di considerare se sia costituzionalmente lecito o meno il detenere un'arma; impresa ardua, in quanto nella costituzione USA e' esplicitamente prevista l'autodifesa dei cittadini, nonche' la loro collaborazione armata con le forze dell'ordine statali e federali. Le, un tempo, potenti lobbies degli armaioli potranno poco contro la longa manus dell'ONU e delle varie "trilaterali", "massoniche" e "progressiste" che delle leggi autoctone se ne infischiano pressoche' dappertutto.

Ma in Italia siamo piu' avanti... qui, fino la detenzione di uno spray al peperoncino viene gia' considerato equivalente al detenere "arma da sparo". Naturalmente lo "spararsi" il deodorante al mattino prima d'uscire di casa, e' concesso, ma solo per ora. E' facile intuire che il "vietato circolare armati", di oggi, sara' semplificato con il piu' spiccio "vietato circolare" di domani. Vietato agli autoctoni, ovviamente, ca va sans dire. A questi, appositi comitati antirazzisti, saranno autorizzati a chiedere il pedegree fino alla settima generazione. Le "risorse" possono gia' circolare liberamente anzi, coattivamente, ovunque senza limitazione di sorta con ak47, stinger e plastico (quello che fa bum) al seguito. Ma la polizia? Riesce a malapena a difendere se' stessa, figuriamoci che garanzie puo' dare sul rispetto della legalita'... manca la benzina? Allora si sta in caserma, mica si va a piedi... siamo matti? Questo e' il senso dello Stato oggigiorno. Disarmiamo la polizia, vietiamo ai cittadini di armarsi e lasciamo che le "risorse" facciano cio' che piu' aggrada loro, cosi' il Nuovo Ordine Mondiale si liberera' piu' in fretta di quello vecchio del quale noi facciamo ineluttabilmente parte.

E' presumibile che da questi divieti saranno esentate le "minoranze organizzate" (e percio' militarizzate), proprio in quanto minacciate da moltitudini di pecoroni disarmati... probabilmente ad ogni nucleo familiare "discriminato", ad ogni individuo "diverso", ad ogni comunita' "religiosa", sara' concesso di circolare con il panzer anche la domenica e brandeggiare la torretta con un colpo da 75 in canna nonche' tirare con la mitragliatrice sul primo xenofobo che passa. Altrimenti, come interpretare l'inserimento dell' "omofobia" tra i reati, nel "pacchetto sicurezza" varato da questo governo di disadattati?

Vuoi boicottare il Nuovo Ordine Mondiale? Spendi i magri risparmi in armi da fuoco, cavalli di Frisia, sacchi di sabbia, corsi di arti marziali, bunker antiatomici, etc. Probabilmente ti arresteranno, ma durera' poco. Non potranno arrestare tutti con una polizia appiedata dalle scarpe bucate. Poi ripristineremo i manicomi di Stato e ci rinchiuderemo dentro questa manica di imbecilli.

27 novembre 2007

Cavalcare la tigre

Se non vuoi finire a vivere cosi' sai che devi fare.

Due fagiani e tre tordi... non c'e' male oggi, considerato lo spopolamento della selvaggina qui intorno. Ma c'e' di peggio. Nelle zone circostanti non si trovano nemmeno quelli, dicono, con il tempo la fauna avra' il tempo per riprodursi. Bisogna avere pazienza. Di cinghiali ce n'e' tanti, ma ci vogliono armi piu' potenti, trappole pesanti e piu' efficaci. Con le armi leggere ci si puo' a malapena difendere quando le bestiacce scendono all'abbeverata e travolgono tutto quello che trovano. Fortunatamente hanno paura del fuoco, ma bisogna lasciarlo acceso per tutta la notte: ogni notte, a rischio di farsi scoprire e per non rischiare di farsi camminare addosso o distruggere la tenda. Gia': meglio vivere in tenda e dormire in un sacco a pelo. Meglio non abitare nelle case stabilmente: cambiare spesso, quando piove, e dormire sempre con un occhio solo. Una tenda la si puo' spostare a piacere ed e' piu' sicura, anche se non e' una vera casa. Con un buon mimetismo si diventa invisibili, ma e' meglio cambiare di posto ad ogni sera, meglio: ad ogni notte. Non si sa mai. Le case sono spesso assaltate e saccheggiate; gli abitanti uccisi; si dice che qualcuno sia stato fino mangiato. Dovrei procurarmi un fucile e un po' di munizioni. So che in citta' c'e' ancora un'armeria che probabilmente e' sfuggita agli espropri. E' in una zona defilata, ma dovro' andarvi di notte, magari durante un temporale, per non rischiare di fare brutti incontri. Dovro' portare con me lo zaino grande e camminare, meglio, correre: l'arma sempre in caccia; imboscarmi di giorno e camminare di notte. Benedetta la mia esperienza di incursore dell'esercito, che ora mi salva la pelle.

Con la balestra da 150 lbs si caccia male e poi si perde molto tempo; non sempre si ritrovano i dardi perduti e farne di nuovi non e' facile senza i puntali in ferro. Qui non c'e' legna adatta per fare frecce. La cerbottana tira solo a pochi metri e non e' cosi' precisa e potente. Della fionda non ne parliamo neppure, perche' il caucciu' si sfibra spesso... e il coltello e' troppo prezioso per rischiare di perderlo in un lancio, cosi' come la piccola ascia che e' indispensabile per tagliare la legna per il fuoco. L'ultima volta ci ho messa quasi mezz'ora per ritrovarla e' ho dovuto rifare il filo della lama che si era guastata su di una pietra. Gia': ci vuole anche un affilatore nuovo... Eh si', ci vorrebbe proprio un fucile. Qui non mancano le erbe aromatiche per fare uno spiedo gustoso. Il sale lo grattero' dagli scogli alla prima occasione. Dai vicini trovero' un po' di latte di capra - di mucche non ce n'e' - e, forse, qualche uovo di gallina da barattare con parte della mia preda. Di acqua ve n'e' in abbondanza, per il momento. E' piovuto per qualche giorno, quindi i ruscelli ne avranno per un po'. Poi bisognera' cercarla altrove: nell'interno, lontano dalla citta': li' non c'e' o e' avvelenata; forse a uno o due giorni di cammino da qui c'e' una fonte sicura. Ho un serbatoio da 20 litri che mi basta per 4 giorni, una settimana al massimo. Altri 20 mi servono per la doccia settimanale, e per fortuna che ho questa geniale sacca in plastica nera che, se esposta al sole, riscalda l'acqua; cosi' posso crogiolarmi sotto una doccia tiepida senza bisogno di scaldare pentoloni. Quando di acqua non ce ne sara' piu' andro' a fare il bagno in mare, in una baia nascosta a circa 4 ore da qui. L'igiene e' importante e vale pure qualche sacrificio. E poi potro' pescare qualcosa, anche se il pesce non lo sopporto proprio. In fondo non e' poi una brutta vita: basta esserci preparati.

23 novembre 2007

Cambio della Guardia al Quirinale


Ovvero la stupidita' istituzionalizzata. Poi verranno i soldati "gay"... tanto a che servono piu' ?

10 novembre 2007

Immigrazione e moralita'

Attenzione: lunghissimo...
"Le espulsioni di massa non sono moralmente accettabili". Giustissimo. Ma allora, perche' mai lo sarebbero "le immigrazioni di massa"? Eppure, ammesso e non concesso, che l'espulsione leda un diritto inalienabile dello straniero in quanto uomo, la convivenza forzata ne lede sicuramente uno altrettanto inalienabile nell'autoctono che, si presuppone, appartenga anch'egli all'umanita'. Il paradosso sta nel fatto che i diritti degli stranieri sembrano piu' "pesanti" di quelli degli autoctoni residenti nella propria patria. Come si concilia questo modo di ragionare con l'autodeterminazione e con la democrazia? Ovvero, con il diritto ad essere "padroni" di un territorio e nel contempo partecipare mediante libere elezioni al proprio governo? Dato un governo "democratico" si presuppone che ogni decisione presa dal governo sia presa da tutto il popolo che lo ha espresso... ma se una tale decisione incidesse pesantemente sulla composizione etno-culturale della popolazione, si potrebbe ancora dire che il governo agisce "in nome del popolo italiano"? Sarebbe un po' come cambiare le regole del gioco mentre si sta giocando, per la qual cosa sarebbe necessario rimettere mano alla Costituzione in un esercizio provvisorio. La questione investe la legittimita' che puo' avere un qualunque esecutivo nel cambiare, piu' o meno pesantemente, la composizione del corpus sociale che lo ha espresso, vanificando tutti i principi che stanno alla base di uno Stato di Diritto. Le implicazioni di questa prassi sono oltremodo evidenti, quindi qui non se ne trattera'. Una data classe politica potrebbe favorire un cambiamento della popolazione, sperando di raccogliere maggiori consensi. Si tratterebbe di un Colpo di Stato all'incontrario legittimato da principi morali che, per quanto umani, non trovano riscontro nella carta costituzionale che il Popolo si e' liberamente data. Eppure questo sta avvenendo in molte nazioni europee: contemporaneamente e da molti anni, mentre le rispettive popolazioni non sembrano esserne particolarmente entusiaste. Ma i governi europei non sembrano curarsi molto del dissenso interno e "tirano diritto", per usare un motto di Benito Mussolini. E la democrazia?

La popolazione straniera in Italia, regolare e clandestina, equivale, presumibilmente, all'intera popolazione della Svizzera... tutto normale? E' "moralmente accettabile" per i cittadini? Ma i cittadini non fanno la morale, si sa... e' gia' tanto se riescono a darsi una Giurisdizione: "auctoritas, non veritas facit legem", citava Hobbes; e questa "morale" ne e' la lampante applicazione che sconfessa una democrazia di facciata gia' scaduta in oligarchia, se non in dittatura. E questo e' esattamente il punto: la maggior parte dei governi europei si comporta come dittatura de facto e l'avvicendamento dei diversi partiti ai rispettivi governi non sembra cambiare di molto una linea politica, che parrebbe unica e concordata in ambito europeo: accettata dalla "destra" quanto dalla "sinistra". E l' "alternanza"?

Pero' le motivazioni che tutti gli esecutivi adducono per giustificare il loro agire sono sia di carattere "morale": l' "accoglienza", l' "umanitarismo"... che strutturale: demografia, economia etc. Si e' gia' detto come la moralita' tirata in ballo per giustificare un progetto oscuro non sia quasi mai presente nelle rispettive carte costituzionali, che vengono interpretate ad libitum: tirate e mollate come il chewing gum per fare risaltare "norme" implicite che sicuramente non sono mai nemmeno passate per l'anticamera del cervello dei Padri Costituenti che avevano ben presente come l'Europa sia il "Vecchio Mondo" e non il "Nuovo", e come tale sia storicamente fonte di emigrazione e non oggetto di questa, non foss'altro che per un banalissimo motivo: l'Europa e' gia' sovrappopolata. Queste sarebbero invece le ragioni addotte dai "pragmatisti":

1) Si dice che si tratta di compensare il decremento demografico.

2) Si dice che c'e' bisogno di manodopera poiche' gl'italiani "non hanno voglia di lavorare".

Primo punto.

Facciamo qualche paragone con alcune nazioni che hanno scelte soluzioni diverse.

In Islanda la popolazione conta poco piu' di 300.000 (trecentomila) abitanti, eppure nessuno si sogna di parlare di rischio estinzione: l'immigrazione non viene nemmeno presa in considerazione, per risolvere un "problema" demografico", che il governo islandese sembrerebbe non ritenere tale. L'economia islandese cammina meglio della nostra pur senza la pretesa di sedere tra "i grandi". Gl'islandesi non hanno problemi con le pensioni, ne' hanno previsto che questi potranno verificarsi a lungo termine. E questo in quanto la loro societa' e' stabile, percio', la pianificazione dei governi islandesi e' esposta ad un minore margine d'errore di quanto non sarebbe quella di una nazione la cui composizione sociale varia in modo significativo di anno in anno.

Perche' l'Italia, che conta 59.000.000 di abitanti, dovrebbe invece ricorrere a misure di emergenza? Perche' pare evidente che importare immigrati il cui numero e' pari, quando non superiore, all'intera popolazione svizzera, "e'" una misura di emergenza. "La popolazione invecchia", dunque, in futuro potremmo non avere piu' abbastanza disoccupati autoctoni che possano sostituire quelli attuali.

Invece, in Russia il problema demografico e' reale: il rapporto demografico tra abitanti residenti e territorio e' davvero sproporzionato: 142.000.000 di abitanti distribuiti su un territorio di 17.075.200 km² il che determina una densita' media di 8,3 abitanti per km². Eppure il governo russo preferisce spingere su di una politica demografica interna, anche se non si preclude la possibilita' di fare ricorso all'immigrazione allogena, con una certa parsimonia; ma per il momento la Russia favorisce solo l'immigrazione turistica, disponendo sul suo territorio dell'intera forza lavoro necessaria all'espansione della sua economia. E' infatti evidente come l'economia russa sia in espansione, mentre non si puo' certo dire altrettanto dell'economia europea. Il governo russo opera sul lungo termine, il che significa, una politica che coinvolgera' due o tre generazioni di russi. Se ne evincerebbe che la politica demografica non coincide con la politica economica. Sarebbe chiaro che il governo russo e' orientato a promuovere il benessere dei cittadini russi, prima che quello dell'economia russa. La politica sarebbe al servizio dei cittadini, non dell'economia. Quello russo e' un governo indiscutibilmente nazionalista dall'orientamento politico socialdemocratico. Nonostante il disastro comunista, la Russia ha interamente saldato i debiti internazionali e la sua economia cresce del triplo in rapporto a quella complessiva della UE. Il nazionalismo russo sarebbe quindi piu' efficace del liberalsocialismo europeo anche da un punto di vista eminentemente economico. Fatti e non parole.

In Italia il territorio e' gia' sovrappopolato. Secondo studi del WWF la popolazione residente sul territorio italiano non dovrebbe superare i 30.000.000 (trentamilioni) di unita'. La soglia di rischio sovrappopolazione e' stimata intorno ai 38.000.000; limite superato il quale, il territorio non sarebbe piu' in grado di provvedere alla sopravvivenza della popolazione residente in un regime economico autarchico. Non si sorrida troppo quando si nomina l'autarchia, in quanto la globalizzazione economica non da alcuna garanzia di stabilita'. Molti organismi civili e militari internazionali lavorano infatti da tempo per fronteggiare una crisi globale che, si prevede, avverra' entro il prossimo decennio. Se saltasse l'economia globalizzata una riserva autarchica sarebbe l'unica garanzia per non fare morire le rispettive popolazioni di fame e sete. Naturalmente, come gia' detto, la popolazione residente sul territorio italiano, supera gia' del doppio il limite di sicurezza ipotizzato dal WWF. Nonostante cio', si continua a ritenere la popolazione residente non sufficiente a garantire la crescita economica che, per altro, la popolazione straniera non garantirebbe nemmeno se triplicata rispetto a quella attuale. E' evidente come la politica italiana sia inefficiente: sia dal punto di vista economico, che da quello demografico. Il paragone con la politica russa evidenzia come i cittadini italiani, ed europei, vengano sacrificati ad obiettivi di lungo termine di natura global-ideologica. Uscita l'utopia comunista dalla Russia, un'altra utopia viene perseguita in UE. Un'utopia che ricorda molto quella sovietica nel disprezzo dell'uomo il cui benessere proclama invece di voler promuovere.

Il paragone tra un approccio nazionalista di stampo socialdemocratico (quello russo) ed uno liberalsocialista (quello europeo) mostra chiaramente come, nel primo caso, il cittadino sia al centro dell'attenzione del governo, mentre, nel secondo, il cittadino sia considerato sacrificabile agli obiettivi economici. Ci si potrebbe legittimamente domandare quale dei due modelli sia davvero piu' democratico...

Secondo punto.

"Gl'italiani non hanno voglia di lavorare". Gia questa frase, messa in bocca ad un politico esprime tutto il diprezzo per la popolazione che dovrebbe rappresentare. Se fosse vera se ne evincerebbe che anche il politico e' un emerito scansafatiche. In verita', gl'italiani "non hanno voglia di lavorare" per un tozzo di pane e qui lo dimostreremo.

Chi scrive ha registrati, circa sei mesi fa, cinque cittadini italiani disoccupati presso il web di Confindustria. Si tratta di persone di varia eta' senza alcuna specializzazione particolare; si tratta di persone disposte a spostarsi e ad affrontare ogni genere di sacrificio: senza particolari pretese economiche. Ebbene, _nessuna_ di queste persone e' stata contattata dalla Confederazione degli Industriali. In compenso, le richieste all'attuale governo, di manodopera generica straniera aumentano ad ogni mese. Che morale se ne deve trarre? Che i lavoratori italiani non interessano all'industria italiana. Oppure, questi non sono stati contattati in quanto "non hanno voglia di lavorare". E' un serpente che si morde la coda. Il risultato di questo circolo vizioso e' inevitabilemente la crescita della disoccupazione autoctona, soprattutto nella fascia piu' bassa della popolazione: quella che una volta i comunisti pentiti di oggi chiamavano "proletariato". Tra delocalizzazione e schiavitu' importata con il beneplacito di sindacato, organizzazioni caritative, etc. i costi accessori, la perdita di posti di lavoro e di potere d'acquisto, ricadono comunque sui cittadini italiani, ma gli stranieri vengono preferiti al loro posto. Non diciamo, poi, degli sciacalli che cercano negli stranieri un nuovo bacino elettorale, o delle jene che lucrano sugli stessi in forma di ONG e ONLUS... i "sacerdoti" dell'antirazzismo che si sentono legittimati ad insultare e minacciare chi non la pensa come loro. Sono questi i "fascisti" - nell'accezione negativa del termine - del nuovo millennio.

Da qualunque parte si guardi il problema, l'italiano, ma anche l'europeo, sono una merce che vale poco ed e' probabile che in futuro valga ancora meno. Probabilmente e' venuta l'ora di vendere cara la pelle e liberarsi con qualunque mezzo di una classe dirigente che persegue interessi ideologici ed economici inconciliabili con i principi espressi nelle carte costituzionali che i popoli europei si sono liberamente dati.

07 novembre 2007

Sorpresa, sorpresa...

La Romania non fa ancora parte dell'area Schengen (iniziera' nel 2010), per cui i cittadini romeni non sarebbero liberi di circolare in area Schengen, ma lo sarebbero solo le merci provenienti dalla Romania secondo l'accordo di Maastricht. Ergo, la presenza di un numero cospicuo di cittadini romeni in Italia (la comunita' straniera piu' numerosa in assoluto), avviene in base ad accordi bilaterali tra le due nazioni, il che spiega il perche' il dialogo sia diretto tra governo italiano e romeno. Perche' non ce lo dice nessuno? soprattutto, perche' gli zingari circolano liberamente nonostante tutto? A voi le considerazioni, qui di seguito il documento.

«Questo documento, che sara' sottoposto all'approvazione del governo, fissa le misure che la Romania dovra' adottare per aderire allo spazio Schengen, il che avverra' durante l'anno 2010.

Secondo il progetto di strategia adottato, l'adempimento dell'obbiettivo legato all'eliminazione dei controlli alle frontiere interne e l'adesione allo spazio Schengen suppongono delle misure legate all'adozione e all'implementazione dell'acquis Schengen, la costruzione istituzionale, la componente degli investimenti, acquisizioni di mezzi tecnici, equipaggiamenti e sistemi specializzati, nonche la preparazione adeguata del personale che sara' coinvilto in questa attivita'.

Il progetto di strategia proposto dal MAI ed approvato dai membri della Commissione dettaglia le misure che si impongono in ognuna di queste direzioni di attivita'.
Il ministro dell'Amministrazione e degli Interni, Vasile Blaga, ha fatto sapere che la Romania ha bisogno di cinque anni di intense preparazioni per poter adempiere alle condizioni necessarie, tenendo conto della loro particolare complessita'.

Le tappe dell'adesione della Romania allo spazio Schengen sono: la trasmissione di una Dichiarazione di preparazione e la proposta di una data per l'inizio del processo di valutazione, la compilazione di un questionario esteso, includendo domande dettagliate su tutti gli aspetti rilevanti, da essere poi esaminato dal Consiglio dell'Unione Europea, dopo l'avvio di una serie di visite di valutazione; e in base al risultato di queste visite verra' presa la decisione finale.»

04 novembre 2007

Non te l'avevo detto?

Che finiva a schifio? Che l'assenza dello Stato porta inevitabilmente i cittadini a farsi "giustizia" da se'? E sai come finira'? Che gli "xenofobi" nostrani verranno arrestati. Che la Polizia di Stato continuera' a latitare nelle zone a rischio. Che queste si estenderanno ulteriormente. Che la maggior parte dei cittadini si lascera' prendere dal torpore sovietico e che l'altra parte si dedichera' alla Resistenza. Gia'... quella "resistenza" tanto celebrata dal regime antifascista. Quella che i fascisti chiamavano, e con ragione, "terrorismo", tanto per sottolineare la dipendenza del termine da chi detiene il Potere.

Si nota l' "ottimo" editoriale di M. Giordano su Il Giornale che evidenzia ulteriormente un fatto: tra destra e sinistra, pseudo-istituzionali, non v'e' alcuna differenza. L'effetto della sostituzione della direzione del quotidiano si fa gia' sentire. Difficilmente da Belpietro si sarebbe potuto leggere qualcosa di simile. E Il Giornale e' indiscutibilmente proprieta' della famiglia Berlusconi. Chiaro? Il "razzismo fa schifo", dice il Direttore. Insomma: i criminali sono gl'italiani, nonostante muoiano ormai come le mosche sotto l'aggressione allogena; nonostante vivano blindati in casa da anni; nonostante ricevano aperte minacce ogni giorno per strada da chi sa di non poter essere punito. Il "razzismo" non e' quello di chi uccide atrocemente, come negli innumerevoli casi di criminalita' allogena; e' quello degli "sprangatori" nostrani. Ancora una volta "lo straniero" e' legittimato nel suo agire e l'autoctono condannato nel suo reagire. Perche? Perche' l'ideale "europeista" e' un dogma intoccabile a sinistra come a destra. Perche' la "casa comune europea" piace un po' a tutti i politici, in barba ai popoli rappresentati. Perche' il comunismo e' nel DNA di tutta la societa' europea, anche se questa non ne e' del tutto consapevole.

E' necessario un completo ricambio della classe politica. Un azzeramento totale di tutta la classe dirigente europea che, quando non e' semplicemente incapace, lavora solo per l'instaurazione di una nuova ideologia e dei popoli rappresentati se ne fotte. Democrazia Diretta. Per salvare il salvabile e ripristinare il legittimo diritto alla Proprieta' che e' un principio eminentemente liberale; senza il quale crollano gli Stati e con essi il Diritto che e' il loro fondamento; quel Diritto che discende dal Patto sociale che i cittadini liberamente sottoscrivono sacrificando al bene comune una parte della loro liberta' individuale. In Europa non vige il Fascismo... vige il Comunismo. Mettitelo nella zucca. Quando Berlusconi tornera' al governo cambiera' poco o nulla. Non farti illusioni.

23 ottobre 2007

Levi

Le parole sono importanti
Credevate che il cognome piu' diffuso in Italia, fosse Rossi? Una volta, forse, ora e' Levi: da un po' di tempo in qua sembra che si chiamino tutti cosi'.
Un mese di discussioni, gradevoli e meno gradevoli, sulla senatrice, premio Nobel, Levi Montalcini, alla cui eminente figura (ma soprattutto alla salvezza dell'animaccia di Prodi e all'associazione EBRI che rappresenta) tutti devolviamo fior di euri, si scopre che alla Presidenza del Consiglio della Repubblica c'e' un altro signor Levi che di nome fa Ricardo (con una "c" sola), al cui brillante ingegno (anche se senza Nobel alcuno), dovremmo devolvere una quisquilia come la Liberta' d'espressione... Mai avuto nulla a che ridire sugli ebrei, ne' in quanto "etnia", ne' in quanto "minoranza religiosa", ma, osserverei rispettosamente, che per essere solo trentamila, sembrerebbero essere dappertutto. Naturalmente, il dirlo non e' molto igienico, tanto che nessuno s'azzarda nemmeno di sospettare qualcosa di strano, onde non finire nel limbo delle "non persone" che dubitano dei genocidi, che venerano i protocolli, che negano, o affermano, cose di cui e' meglio non occuparsi nel "mondo libero". Nondimeno, dei propri soldi e della propria liberta', dovrebbe pur essere lecito l'ingerirsi, anche a rischio di essere ascritti all'irredimibile ignominia dell'antisemitismo.

Lobbying
Quindi, qualche riflessione a freddo sulla questione del ddl Prodi-Levi, o Levi-Prodi, ma prima una piccola digressione: si e' mai visto un ddl "proposto" dal Presidente del Consiglio in persona? Non mi pare, pertanto deve trattarsi di una questione maledettamente importante.
Se un tale disponesse di un richiedente, un giornalista, un legislatore e magari un magistrato dalla sua parte politica: si potrebbe o no, parlare di lobby? Secondo chi scrive, piu' che di lobby, si tratterebbe di un vero e proprio direttorio. Per una lobby basterebbero un richiedente e un pubblicista reclutati tra le persone influenti, dopodiche' altri strumenti di pressione (prevalentemente finanziaria) provvederebbero a concretizzare la richiesta nei termini desiderati; senza alcuna certezza che cio' potesse avvenire, ben inteso, (nelle democrazie normali esistono intralci che si chiamano "parlamenti", e l'Italia, tanto normale non e'), ma con un buon margine di probabilita' positive. Questo per un lobbying di tipo nord americano, mentre nel caso esposto sopra, il successo dell'iniziativa sarebbe garantito in quanto si tratterebbe di un'entita' in grado di bypassare la democrazia e la sua prima prerogativa, ovvero, la divisione dei poteri. Questa e', a parere di chi scrive, la fattispecie in oggetto: quando cio' che qui viene riportato fosse inequivocabilmente vero, non ci si troverebbe di fronte ad una lobby, ma ad un direttorio. Nulla di cui preoccuparsi, per altro: ci stiamo gia' abituando con la UE, la cui identita' e' ancora una specie di Stele di Rosetta di fronte alla quale non si puo' far altro che genuflettersi senza capire che diavolo significhi.

Web
Ogni volta che si cerca di "regolamentare" il web lo si paragona all'editoria in base all'assunto, semplicistico, che si tratti di parola scritta, fingendo di ignorare che tutti i mezzi telematici piu' popolari (forum, blog, chat), riportano il termine inequivocabile di "discussione". Discussione che, come tale, puo' svolgersi pubblicamente o privatamente a scelta di chi dispone il mezzo. Ovviamente, il regolamentare una discussione, equivale a regolamentare il diritto di parola... il che non dovrebbe aver bisogno di ulteriori approfondimenti. Quindi, le chiacchiere stanno a zero: l'equiparare _tutto_ il web all'editoria e' un'operazione mistificatoria il cui vero obiettivo non puo' essere altro che il controllo e la repressione di una liberta' sancita dalla Carta Costituzionale. Punto e a capo. Questa prassi non rientra nei canoni di uno Stato di Diritto Democratico, e vorrei ben vedere che per "combattere l'antisemitismo" si dovesse vietare a tutti cittadini di una, comunita' nazionale, di potersi esprimere liberamente. Con cio' non s'intende certo la "liberta' di sterminare" chicchessia, ma questa e' una fattispecie giuridica per la quale esiste gia' una normativa piuttosto antica, almeno da Mose' in poi, anche se ultimamente si nota una certa tendenza alla "trasgressione" da parte di certa (?) magistratura. Ergo: Il parlare, cosi' come lo scrivere, non equivalgono all'uccidere, anche se "le parole sono pietre" etc. graziaddio (quello di Gesu' Cristo) abbiamo Codici che sanno distinguere tra l'una e l'altra cosa o, almeno, dovremmo averli ancora da qualche parte.

Alcuni fatti
Ebbene, in data 27 gennaio (giornata della Memoria Ebraica) il Guardasigilli C. Mastella ha tentato di presentare un dl concernente la repressione penale del cosiddetto "negazionismo" dell'Olocausto, trovando, inspiegabilmente, ostacoli in pressoche' tutto il Parlamento e in almeno 100 storici imbufaliti, ma ottenendone il plauso dal solo Riccardo Pacifici; in data 2/10/07 sempre Riccardo Pacifici ... ha rilasciato un'intervista al giornalista, e correligionario, Fabio Perugia, sul quotidiano Il Tempo, circa la proliferazione dell'antisemitismo sul web e, dopo nemmeno un mese, un altro correligionario, ma anche sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, di nome Francesco Ricardo Levi ne propone una regolamentazione con l'alto avallo della Presidenza del Consiglio stessa. Manca solo il Magistrato (magari correligionario) che applichi la nuova legge creando il precedente giuridico per ogni successiva applicazione, ma scommetto che questo Magistrato c'e' gia' ed e' pronto alla bisogna.
Siamo sicuri che il denunciare una simile prassi anomala possa rientrare semplicisticamente nelle fattispecie dell' "antisemitismo" o del "complottismo"? Nondimeno, nemmeno i piu' "liberali" blogger di Tocque-Ville sembrano aver colto il dettaglio che qui si discute, soffermandosi sulla vena illiberale di questo governo e sulla sua inequivocabile tendenza a fare cassa su tutto. Si tratta di distrazione o semplicemente di paura? E se e' paura, di "quale" paura si tratta? Gl'israeliani sono amici, perche' mai si dovrebbe avere paura di loro? L'invocare la legge Mancino (legge sulla quale pende da sempre la spada di Damocle dell'incostituzionalita') e' certo legittimo, ma "forse" non conforme allo status giuridico di una Democrazia compiuta: e' uno stratagemma che rivela da se', come per alcuni la sicurezza degli ebrei in Italia sia piu' importante che non la liberta' degli italiani. Quando un governo nazionale fosse cosi' lesto nel soddisfare le esigenze di una qualunque minoranza (magari straniera e in barba alle norme vigenti), mentre ignorasse le esigenze primarie della maggioranza dei propri cittadini, sarebbe legittimo, o no, il preoccuparsene? E qui ripeto il solito tormentone: dobbiamo essere per forza "antiitaliani" per non sembrare "antisemiti"? Il timore del danno che qualche sciagurato tra noi, potrebbe arrecare ad un ebreo, e' ritenuto condizione sufficiente per reprimere la liberta' d'espressione di tutta la collettivita'? Senza dire del fatto che di questi tempi in Italia sono gli italiani a morire e non gli ebrei.

11 ottobre 2007

Bravo Prodi

Corriere della Sera
Il Corriere online
Nonostante abbiano fatto carte false perche' Prodi andasse al governo, questo non e' riuscito a realizzare l'obiettivo piu' importante. Non ha importati abbastanza immigrati. Speriamo che la destra riesca nell'impresa.

Aggiornamento
Nella falsita' di pressoche' tutti i media, la reazione alla "condanna" dell'Italia assurgerebbe quasi ad un inopinato rigurgito nazionalista... figurarsi: il governo piu' europeista d'Europa... In realta' i rappresentanti nazionali in UE non contano nulla, lo pseudo-parlamento non decide nulla, e ad ogni pseudo-parlamentare e' "concesso" di parlare in assemblea per un totale di "ben" 6 minuti all'anno (grazie Nessie). Tale e' la "democrazia" eurobea. Il numero degli inutili rappresentanti dovrebbe essere calcolato (secondo il nuovo regolamento oggi contestato) in base al numero dei cittadini di ogni Stato membro UE: chi piu' ne ha, piu' e' "rappresentato. E chi ne ha meno? Deve farne di nuovi. Come? Non importa: anche con le macchinette, ma il "segreto" e' presto svelato: si tratta di importare immigrati extraeuropei e farne cittadini con tutti i diritti e doveri. Capito? Un semplice escamotage per diluire i perniciosi nazionalismi, favorire il caos primigenio necessario a desocialistizzare l'economia europea, abbattendo il costo del lavoro in modo selvaggio; insomma, fare esplodere le popolazioni nazionali rendendo indispensabile l'interrelazione tra le nazioni stesse. E chi non crede che i socialisti non possano, all'occorrenza, usare del liberismo, vuol dire che non conosce il Materialismo Dialettico (gli increduli leggano l'ultimo di V. Bukovskij). In definitiva, ecco perche' "siamo pochi" nonostante siamo indiscutibilmente troppi: l'unita' di misura non e' fisica, ma economica. Tutto cio' si spiega bene con un paragone scientifico (grazie Blondet): l' "anno luce", che e' pura unita' di calcolo, viene assunto ad unita' di misura, con il risultato che il calcolo delle grandi distanze ne risulta facilitato, mentre la misurazione fisica ne esce regolarmente sbagliata. Infatti, da Marx ad Einstein, i matematici che hanno prese grosse cantonate sono l'assoluta maggioranza, pertanto che garanzie abbiamo che in futuro non accada altrettanto? Quindi: fate figli e importate gente, che cosi' potrete mangiare (o essere mangiati) anche nel corso della imminente crisi economica globale. Senza dire della soddisfazione di avere ben 6 rappresentanti in piu' che potranno parlare per "ben" 36 minuti all'anno. E poi ringraziamo il € che ci ha salvati...

Qualche breve considerazione a margine:

1) Sembra che la UE conosca il numero esatto degli immigrati (residenti e clandestini) in Italia, cosa che ne' al governo stesso, ne' ai cittadini, e' dato di conoscere. Per cui, e' legittimo il pensare che l'invasione delle ex nazioni europee non sia spontanea, ma pianificata attraverso accordi tra i paesi d'origine e la UE stessa. Cosa, del resto, gia' dimostrata da Bat ye Or nel suo "Eurabia - The Euro-Arab Axis" nel lontano 1997 e da Vladimir Bukovskij nel suo recente "EURSS - Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche". Cio' rende manifesta una verita' fin'ora solo sospettata: tutti i governi, di destra e sinistra, sono al corrente di quest'obiettivo e lavorano attivamente per realizzarlo.

2) Il porre l'accento sul mancato adempimento dell'Italia, e la sua "punizione", significa che l'obiettivo e' cruciale per l'esistenza della UE stessa, inoltre, il porre in diretta relazione i rappresentanti italiani in UE con gli stranieri ivi residenti (si intendono gli europei e gli extraeuropei) sottende al fatto che i rispettivi rappresentanti nazionali rappresentino in realta' piu' gli stranieri che i rispettivi cittadini; considerazione avvalorata da tutta una serie di provvedimenti atti a conferire agli stranieri residenti in UE, privilegi superiori a quelli dei cittadini, nonche' alle innumerevoli sentenze promulgate nei paesi membri, e tendenti a minimizzare la portata dei reati quando commessi dagli stranieri.

Da queste poche osservazioni si potrebbe evincere una semplice realta': l'ideale "europeista" non e' compatibile con la democrazia e non si coniuga minimamente con i diritti attribuiti ad ogni Stato Nazionale in sede ONU: primo tra tutti, quello all'autodeterminazione. Da cio' discende la constatazione che la natura ideologica, o semplicemente economica, del progetto e' del tutto irrilevante. Inoltre, l'adesione di destre e sinistre nazionali al progetto UE certifica inequivocabilmente il tradimento dei rispettivi popoli da parte delle classi politiche nazionali che, pur protestandosi "democratiche", perseguono fini autocratici dei quali i rispettivi cittadini sono all'oscuro e i cui effetti questi subiscono, senza potersi opporre con l'unica arma che la democrazia conferisce loro: quella dell'alternanza. Ove i referenti politici nazionali non fossero in grado di fornire ai cittadini rappresentati una spiegazione soddisfaciente ed assicurare loro una maggiore adesione ai canoni politici sanciti dai rispettivi statuti liberamente sottoscritti per loro conto, essi si configurerebbero de facto NEMICI dei rispettivi popoli i quali ne dovrebbero trarre le naturali conclusioni.


Fuori dalla UE di corsa

10 ottobre 2007

Ancora sul burqa

Anche se non si capisce perche' si parli tanto dell'importazione del medioevo islamico in Europa, quando ne avremmo uno locale indubbiamente piu' affascinante, ancorche' indubbiamente meno misterioso, trattiamo dell'ennesima idiozia, per cui una banda d'imbelli incoscienti, quando non traditori, al governo in quasi tutte le nazioni occidentali (il burqa e' vietato fino in molte nazioni arabe), ritiene che l'indumento sia una "risorsa", o una "libera scelta" da lasciarsi all' "individuo"; trattiamone, seppure di malavoglia. Naturalmente sarebbe interessante l'osservare che farebbero queste "autorita'" (veri e propri "emiri" nominati dalla concorrenza), se il fastidioso straccio cominciasse ad essere indossato da tutti indifferentemente: maschi e femmine, islamici e non... probabilmente si chiarirebbe un punto che sfugge ai liberalissimi estensori del provvedimento, ovverossia, che si tratta di una concessione agli immigrati di fede (ma a questo punto sarebbe meglio dire "razza") islamica e solo a questi. Mentre si rimuovono innocenti giochetti come "testa o croce", trasformato in "testa o senza testa", per non offendere i permalosi cristianofobi di tutte le risme, si impone ad una societa' che un tempo era certo piu' ordinata di quelle dei paesi arabi, di sopportare una miriade di Belfagor che dovrebbero circolare indisturbati e silenziosi (con il burqa non si puo' parlare agli "esponenti" del sesso opposto) per le nostre citta'. Hai detto niente... sembrerebbe di essere su "Scherzi a parte", ma tutto e' possibile in "democrazia".

Cominciamo dal fondo il noiosissimo compitino, con il dire che l' "individuo" per la "cultura del burqa", non esiste nemmeno, anzi, si tratta di un'entita' dalla connotazione demoniaca per quasi tutte le religioni, con l'eccezione del buddhismo (che pure una religione non e') e del cristianesimo, dalla cui cultura nasce quel concetto stesso di "libera scelta" che si avvia ormai a ricevere applicazione fino negli spazi siderali. Proseguiamo la noia mortale con il dire che il "maschilismo" cui alcuni detrattori dello splendido esempio di civilta' si appellano, e' l'ennesima degenerazione dell'individualismo, in quanto in nessuna cultura al mondo e' mai stata messa in discussione l'appartenenza di genere in ragione della diversa fisiologia e del ruolo sociale dei due sessi; e questo per un motivo banale che sfugge ai piu': nessuno puo' "scegliere" a quale sesso appartenere, anche se gl'indecisi psicotici vorrebbero convincerci del fatto che sia possibile passare da un sesso all'altro come si fa con le porte girevoli.

In una parte della cultura islamica (non in tutta) il burqa imposto alla donna, ha un senso, ma si tratta di un'imposizione della cultura, non del "maschio" in quanto i due sessi sono entrambi sottomessi al volere divino, pure se in modo differente. Il maschio detiene alcuni privilegi come capita nella maggior parte delle culture conosciute (un tempo anche nella nostra), in ragione del suo ruolo di "dispensatore attivo di fertilita'", indispensabile per realizzare quel "crescete e moltiplicatevi" biblico che sacralizza l'esigenza prima di ogni essere vivente, ovvero, l'espansione del suo modello di vita. La preminenza maschile, da un mero punto di vista riproduttivo, e' assai giustificata, ne' piu' e ne' meno di come avviene per gli animali che "si moltiplicano" esattamente allo stesso modo. Comunque, con 6 miliardi di individui al mondo (che si avviano a divenire 10 nel prossimo decennio), l'espansione umana rischia di diventare "quantomeno" un problema, se non un disastro tout-court, ma mentre gli scafandri hanno il placet per "moltiplicarsi" a dismisura, ai meno paludati colleghi si propinano aborti, profilattici e "pillole del giorno dopo"... non sara' un modo sottile per "selezionare la razza"? Alla faccia di tutti i "mali assoluti", nazismi, fascismi ed altre corbellerie che la civilta' occidentale e' addestrata ad evitare come le cacche dei cani per strada, almeno da un cinquantennio.

Infatti parrebbe proprio questo il motivo per cui cio' che viene vietato agli autoctoni europei (il circolare mascherati per strada), viene invece consentito ad una parte degli immigrati in Europa: favorirne al massimo la colonizzazione. E' chiaro perche' il burqa e' una risorsa? I liberalissimi fautori della "libera scelta" prendano appuntamento dal proprio sarto di fiducia e buon pro faccia loro, che almeno ci sara' risparmiato di vedere le orrende fattezze di Bindi e Turco, nonche' assicurarci il loro silenzio: unico, e non trascurabile, vantaggio che il sottoscritto riconosce al "liberale" provvedimento. Imbecilli.

07 ottobre 2007

La guerra e' finita

(da 60 anni)

Il multiculturalismo sta distruggendo l'occidente, ma non lo si puo' dire. quando si accusano specifiche etnie e culture di essere incompatibili - e disastrose - per la cultura occidentale, nonche' la causa prima della decadenza degli Stati di Diritto, viene regolarmente evocato il fantasma di Auschwitz, pure se nessuno deporta o stermina nessuno; e pure se le vittime sono tutte appartenenti ai presunti persecutori. E tutto cio' perche' "la storia potrebbe ripetersi"; ma la storia si ripete sempre, pure se in modi sempre diversi, e non c'e' alcun modo per fermare il tempo, ma con la volonta' se ne puo' cambiare il corso. La memoria non deve essere un'arma di ricatto, come e' ora, ma un monito affinche' si possano evitare gli errori del passato, anche se non v'e' alcuna garanzia che questo possa avvenire con certezza. Siamo tutti precari e nessuno puo' porsi a lungo al di sopra degli uomini e degli eventi.

Quindi e' da Auschwitz che bisogna partire, per capire come e perche' la cultura occidentale si stia suicidando, prigioniera com'e' di luoghi comuni e steccati ideologici che non le consentono di difendersi. Certo, si tratta di un vizio interno allo stesso organismo della cultura occidentale che "odia se' stessa", ma non e' sempre un vizio di natura endogena. Piu' che un'accusa a questi o a quelli, queste poche righe sono un'appello a chi vuole vivere pacificamente in occidente ed evitare che scompaiano dalla sua storia secoli che non e' giusto, ne' onesto, considerare solo "qualcosa di cui vergognarsi". Chi puo' ci dia una mano: basta poco, solo togliere di mezzo il velo di Maja che ci impedisce di vedere la realta' e comportarci di conseguenza. Qui non si vuole dominare, solo fronteggiare nel migliore dei modi possibili una minaccia concreta. L'evocare i baffi di Josif e Adolf non serve in quanto sono morti entrambi da anni e per la nostra cultura i morti si rispettano indipendentemente da cio' che hanno fatto. Il rispetto dovuto a loro e' lo stesso che verra' riservato a noi che siamo uomini e non "Bene" o "Male" assoluti.

L'Europa e' "sorvegliata speciale" secondo l'Agenzia Ebraica, a causa del "rischio antisemitismo". Eppure in Europa gli ebrei stanno dappertutto: spesso ricoprono cariche importanti, in Italia abbiamo avuti molti ebrei ministri (due o tre ci sono anche ora), piu' Presidenti del Consiglio, centinaia di Generali di Corpo d'Armata, giornalisti, finanzieri di altissimo livello, maitres a penser... su di una piccolissima comunita' nazionale che conta circa trentamila persone, la maggior parte di queste appartiene alla classe sociale piu' elevata e, comunque, gode di una condizione privilegiata... ma l'Italia e' anch'essa a "rischio antisemitismo", seppure l'idea stessa di "razza" sia pressoche' ovunque rigettata, quando non punita per Legge. Ma l'equivalenza tra "antisemitismo", "antigiudaismo", "antisionismo", voluta dalla ADL nella persona del suo Presidente Abraham H. Foxman, funziona come una sentenza senza appello, quindi chi critica la politica sionista, o la religione ebraica, viene equiparato all'ormai pressoche' inesistente "razzista antisemita". Gia' questo dovrebbe bastare per definire "chi" decide "cosa" e "dove" lo fa, soprattutto, poiche' le sentenze di condanna per lo pseudo-reato vengono promulgate in Europa e spesso in spregio alle rispettive carte costituzionali degli stati europei, che sanciscono pressoche' ovunque un sacrosanto diritto alla liberta' d'espressione. Questa repressione del libero pensiero - che dev'essere tale anche quando sgradevole o pericoloso - e' la madre di tutte le repressioni e viene oggi estesa ad una miriade di altre fattispecie rendendo la societa' occidentale schiava di pregiudizi ideologici superati.

Questo accade in Europa e, si puo' dire tranquillamente, in tutte le nazioni occidentali. Ma in Israele i cristiani godono degli stessi privilegi di cui godono gli ebrei in occidente? Nemmeno per sogno. Sono ufficiosamente "tollerati" sebbene siano oltre 300 mila su di una popolazione di circa 6 milioni di persone, il che rimanda alla proporzione demografica italiana di circa 30 mila su circa 60 milioni. Tanto che per la maggior parte degli ebrei russi trasferitisi in Israele, da tempo convertiti al cristianesimo ortodosso, esiste un programma di riconversione al giudaismo assai avversato dagli stessi rabbini ortodossi. Figuriamoci che accadrebbe se in Italia fosse vigente un progetto statale di conversione degli ebrei al cristianesimo... Ma, come si vedra', e' gia' un bel casino multiculturale, in quanto se la definizione di "ebreo" e' confessionale e non etnica, come fanno ad esistere ebrei israeliani di confessione cristiana? Semplicissimo: non e' cosi'. Infatti hanno diritto a fare "Aliya'" (il ritorno nella Terra dei Padri) tutti i figli di ebrei fino ad un tot di generazione, nonche' i convertiti all'ebraismo che, di fatto, possono risiedere in territori a loro riservati (come il West Bank); territori vietati a tutti gli altri gruppi etnico-religiosi, compresi cristiani e arabi. Il tutto per non ben comprensibili "gravi motivi di sicurezza"; non essendo autorizzati a risiedere in tali territori nemmeno gli alti ufficiali arabi di Tsahal. Di alti ufficiali cristiani non ce n'e' nemmeno uno, anche se va detto che l'endemica carenza di organico nell'esercito sta costringendo l'amministrazione israeliana ad essere piu' tollerante, tanto che sono ormai quasi 7000 i cristiani che entrano a far parte dell'IDF e giurano fedelta' allo Stato sulla Bibbia (Antico Testamento, essendo il Nuovo ancora visto con estremo sospetto). E poi... nei luoghi sacri alle tre religioni monoteiste, i cristiani sono quelli che se la passano decisamente peggio, affetti da disoccupazione e discriminazione costante, tanto che il loro numero si riduce sempre piu'. Si tratta di un nazionalismo duro, ma comprensibile per uno Stato in guerra da oltre 60 anni, ma cio' che colpisce e' la discrepanza tra realta' propagandata e realta' vera. Ci si potrebbe/dovrebbe legittimamente chiedere perche'.

Che dire? Che le pretese accampate in Europa, e in tutto l'occidente da varie "comunita' religiose", non trovano adeguato riscontro in Medio Oriente: ne' da parte degli arabi, ne' da parte degli stessi israeliani. Ad un antigiudaismo, spesso, individuale e minoritario in Europa - del tutto ininfluente sulla composizione delle classi sociali piu' elevate - corrisponde un anticristianesimo di Stato nelle nazioni arabe e nello stesso Israele che, anche ove questo non fosse espressamente prescritto dalle rispettive giurisdizioni, viene di fatto praticato come "consuetudine" non scritta. Credo sia molto difficile poter smentire i dati riportati sopra, nondimeno, nessuno ne parla e si dipinge la societa' multiculturale israeliana come un modello sociale invidiabile nel quale tutte le comunita' vivono in armonia tra loro, il che e' assolutamente falso. Intendiamoci: il problema e' il multiculturalismo stesso: non si tratta di angherie gratuite da parte israeliana; e' del tutto comprensibile il fatto che la doppia obbedienza ponga seri problemi e minacci tutte le identita' popolari... nondimeno cio' che possono - e giustamente - fare gli israeliani in Israele, non lo possono fare gli europei in Europa, proprio perche' gli ebrei costi' residenti vi oppongono il loro veto, il quale ha un enorme peso su tutte le amministrazioni europee: di destra come di sinistra.

E questo e' esattamente il nodo del problema: perche'? Si risponde: "perche' gli europei hanno perseguitati e sterminati gli ebrei". Visto e considerato che ora nessuno si sogna nemmeno lontanamente di deportare qualcuno per razza o credo religioso; dato che per la cultura occidentale non esiste una concezione della storia lineare e sovrapponibile nel tempo - come nella cultura ebraica - ci si potrebbe domandare per quale motivo gli europei sarebbero colpevoli di stermini imputabili ai loro progenitori, mentre gli ebrei non sarebbero altrettanto imputabili della vecchia e obsoleta accusa di "deicidio" il cui emendamento dalle scritture sacre cattoliche e' stato certificato nel corso del Concilio Vaticano II. Comunque la materia del contendere e' controversa essa stessa, non essendo storicamente univoche le fonti relative agli stermini (soprattutto nazisti) degli ebrei in Europa. Infatti, per rimanere alla storiografia ufficiale e non stuzzicare "negazionismi ed altre fantasiose, ancorche' pericolose teorie punibili - e punite - per legge, gli sterminati sono passati dagli 11 milioni di Wiesenthal ai 6 milioni di Piper, fino al massimo di 700 mila di Pressac, il che dovrebbe lasciare intendere che il metodo di ricerca storica usato nella fattispecie sarebbe un tantino carente... ma evidentemente, cio' che conta non e' la verita' - infatti: "Auctoritas, non Veritas, facit Legem", citava Hobbes - bensi'l'autorita' che prescrive, assolve o condanna. Quindi chi sarebbe l'autorita'? E come si concilia un'autorita' imposta con liberta' ed autodeterminazione dei popoli europei?

Che "esistano" o meno le lobbies ebraiche, non si puo' certo imputare a tutti gli ebrei una stessa volonta' di dominazione che pure e' umana ed esercitata sempre da chi ne ha il potere, ma si puo' legittimamente richiedere loro di essere piu' "occidentali", piu "europei" che "ebrei" se ci tengono a vivere con noi. Temo infatti che questo volersi porre costantemente al di fuori, o al di sopra, della storia occidentale non sia una buona garanzia per il futuro: ne' per noi, ne' per loro. Curioso che non si possa usare per tutti il pronome "Noi", ma, anche questo non dipende dagli europei, che si sono sempre limitati ad escludere chi si escludeva da se', esattamente come avviene ora in Israele. L'esercizio dello Stato ha indubbiamente cambiato gli ebrei stessi, tanto da fare capire a molti di loro che in taluni casi la difesa deve prevalere sull'umanita', ma cio' non ha influito minimamente sul loro giudizio del passato e sul comportamento delle loro elites che, e' fuor di dubbio, esistono e sono molto influenti. Gli europei rivendicano lo stesso diritto di proprieta' sui rispettivi territori: ne' piu' ne' meno di questo e, come tutti, scelgono i loro alleati tra chi li ama e non tra chi li odia o costringe ad odiare se' stessi.

01 ottobre 2007

Velo islamico

Questo viene dal forum del Corriere online - Noi e gli altri, moderato da Magdi Allam. Lo pubblico senza commenti perche' ritengo che sia gia' fin troppo chiaro cosi'.

Una terza ragione inspiegabilmente ignorata

«(...) Mi sono trasferito un UK nel gennaio del 2002 ed ho trovato alloggio ad Acton Town, un quartiere nella parte ovest di Londra.

La presenza di islamici era importante ma non maggioritaria e di teste velate se ne vedevano poche, generalmente bandane. Le uniche donne completamente coperte erano le somale, che pero’ davano l’impressione di farlo come costume tradizionale in quanto il loro comportamento era tutt’altro che “islamico” e molte gestivano in prima persona commerci.

Nel giro di un anno le teste velate sono aumentate in modo esponenziale, ma e’ stato subito chiaro che era una dimostrazione di appartenenza e non di assoggettamento. Nessuna, specie tra le giovani, teneva atteggiamenti riservati ma si vedevano sguardi fieri e atteggiamenti anche arroganti specie nei negozi o supermercati. Nessun chador inizialmente; sono sparite le bandane e sono arrivati i veli che coprivano la testa e le spalle, magari portati sopra i jeans.

Quando mi sono spostato in Scozia nel 2005 la situazione a Londra era ulteriormente peggiorata. Erano comparsi molti chador e vestiti neri al limite del burka ma non era scomparsa l’arroganza di molte, che anche sui mezzi pubblici dimostravano fastidio per la vicinanza o il contatto con “noi”.

Non escludo che questo fenomeno potesse essere circoscritto ad Ealing (comunque 350.000 abitanti) ed ad Acton, sua frazione, ma ne dubito fortemente. (...)»

28 settembre 2007

Che fine faranno?


La finn del PrinaAllora. "L'ha faa la finn del Prina", si dice ancora nel milanese, intendendo con cio' il fare una brutta fine, ovvero, l'essere linciato dalla folla inferocita. Un ministro dell'epoca napoleonica, tristemente famoso per una eccessiva imposizione fiscale, fu orribilmente ucciso da "rispettabili cittadini" (a Milano, in Piazza della Scala, il 20 ottobre 1814) ad ombrellate. Ancorche' il povero Prina fosse probabilmente innocente fece una fine miserevole solo perche' ebbe la sfortuna di capitare nel periodo storico sbagliato: quello dell'indipendenza italiana dai domini stranieri: napoleonico e austriaco.

Oggi. Di candidati a "fare la fine del Prina" ce n'e' piu' d'uno. I magistrati adusi a liberare efferati assassini; i ministri antiitaliani inflessibili con gli autoctoni, ma clementi con gli stranieri; i "risanatori" dell'economia (eredi veri e propri del triumviro lombardo) e probabilmente molti altri ancora, a seconda delle cronache prevalenti sui quotidiani: cronache spesso emendate dagli episodi piu' truci, che hanno per protagonisti criminali stranieri, e per vittime i soliti inetti "xenofobi" italiani che si lasciano massacrare, come bovi al macello, dalle "risorse" e poi insultare dai propri governanti, per i quali non sono abbastanza "aperti al diverso". Infatti, tra le chiacchiere da bar, figurano sempre piu' spesso le "corde saponate" ed altri fantasiosi, ancorche' obsoleti, mezzi di giustizia sommaria, che i cittadini sarebbero lieti di riservare a "colpevoli" veri e presunti; il che, purtroppo, finisce storicamente per capitare piu' ai presunti che ai veri, ma e' uno degli inconvenienti che occorrono ciclicamente quando viene meno lo Stato di Diritto.

Morale. Se non si accorciano le distanze tra politica e vita civile, "la fine del Prina" rischia di tornare d'attualita'. Meglio usare degli ombrelli aperti per proteggerci dalle intemperie dell'accoglienza, del multiculturalismo, del socialismo e del liberismo globali, piuttosto che non quelli chiusi sugli amministratori che presumono di "condurre" una societa' "vecchia" fuori dal suo "vecchio" passato, verso strabilianti "novita'" come il "sol dell'avvenir" o, peggio ancora, la mezzaluna crescente: tetragoni come sono, a liberta', democrazia, ma soprattutto, a storia e realta'.

22 settembre 2007

Liberismo sta per comunismo?

"Oggi nn esiste piu la terra tua e la terra mia". Questo, scrive un immigrato cinese su di un blog italiano che, provocatoriamente, espone tesi "xenofobe". Infatti e' proprio cosi', ma cio' vale _solo_ per la maggior parte delle nazioni occidentali; provate voi ad andare in Cina e scrivere qualcosa di analogo a proposito del territorio cinese... Paradossalmente, il post-comunismo cinese e' piu' nazionalista delle "liberali" nazioni occidentali. Qual'e' il risultato? Semplice: il comunismo, come sempre, quando viene meno l'istituto della proprieta'. Si dice: "la proprieta' collettiva va scomparendo in favore della proprieta' privata, grazie all'individualismo". Sciocchezze: l'istituto della proprieta' non puo' esistere solo su base individuale, essendo la proprieta' fondata su di una gerarchia di "fortificazioni" che vanno dalla Famiglia fino alla Nazione. E nota bene che questa e' una tesi eminentemente liberale, non conservatrice. E' evidente, comunque, che il vecchio coesiste ancora insieme con il nuovo e che si vota ancora su base nazionale, esprimendo cosi' governi apparentemente nazionali, ma, di fatto, questi hanno sempre meno potere, essendo la politica vera decisa ad un livello finanziario internazionale. La tendenza e' effettivamente quella espressa dall'anonimo commentatore cinese del blog, o almeno, la e' relativamente alla maggior parte delle nazioni occidentali, non essendo le altre disposte a fare altrettanto. Tutto cio' si risolve, naturalmente, nella colonizzazione di quella parte di mondo che si considera "aperto al diverso"; colonizzazione operata da quelle entita' nazionali che del "diverso" se ne strabattono i cosiddetti. Ma, anche se ogni cantone del mondo abbattesse i propri confini, il risultato sarebbe comunque identico: ovvero il comunismo globale, essendo i confini, la demarcazione visibile della proprieta'. La globalizzazione economica non sarebbe dunque altro se non il comunismo con un altro nome? Non e' una tesi tanto peregrina, in quanto questo e' un tema sottoposto a seri studi, soprattutto negli USA. Nella vana speranza che il medesimo principio venga esteso ad ogni residuo di contesto nazionale, vincono i piu' astuti che sanno fare leva su quei pregiudizi ideologici occidentali che rendono vana ogni difesa territoriale; e questi principi sono: la "liberta'" e la "democrazia", innanzitutto, ma anche la loro negazione, come la ben nota "xenofobia", che infatti e' un peccato gravissimo nella liberale cultura USA, cosi' come lo era nella socialista cultura ex-sovietica.
Segnalo il post della consaura Nessie, in quanto attinente all'argomento bistrattato.

19 settembre 2007

Siamo tutti nazisti?

Che ne direste se il sottoscritto desse fuoco ad un ristorante e poi denunciasse anonimamente alla Magistratura che quello era un covo di nazisti? Soprattutto, che farebbe in un paese normale la suddetta? Naturalmente in Italia vengono perseguiti i nazisti (come da leggi "liberali" da Mancino a Reale), mentre sugl'incendiari si glissa, quando non li si ringrazia apertamente per la "vigilanza democratica". Nemmeno 10 giorni fa scrivevo che il pericolo in Europa e' il nazismo, dunque, si deve vigliare: eccomi accontentato. Arrestata una cellula di nazisti in quel di Varese per aver celebrato con canti e balli il compleanno di Adolfo. Che c'e' di strano? Il nazismo e' fuori legge in Italia... Pero' l'incendiare il locale in cui sono avvenute le celebrazioni dell' "Amato" Fuehrer non e' molto carino, anche se con la "tigre della reazione" e' meglio non scherzare troppo. Naturalmente i liberali da salotto della CDL sono piu' preoccupati a prendere le distanze dal nazismo che a fare il loro lavoro di liberali e come loro i barboncini che razzolano intorno a Tocque-ville che, nonostante prendano mazzate ogni giorno dai comunisti al governo, non sanno fare di meglio che professioni quotidiane di antifascismo... Ma c'arrivano capire, o no, che quelli nell'antifascismo non ce li vogliono? L'antifascismo e' Cosa Rossa almeno da quando i comunisti hanno ammazzato Mussolini: per strada: "come un cane" diceva un liberale e antifascista vero come De Felice. Ma "han fatto bene" dicono i nostri liberali da quattro soldi dopo 60 anni. Del resto l'ANPI si indigna se qualcuno vuole riunire i morti delle opposte fazioni nello stesso camposanto... a 60 anni di distanza, come detto prima. Se vi pare normale... Quindi il nazista, cosi' come il fascista, e' colpevole a prescindere: anche se non ha fatto niente. La vigilanza democratica e' l'ultima propaggine, ormai moribonda, dell'antifascismo, ma di questo cadavere tutti si litigano i pezzi come le jene e piu' sono violenti e piu' sono antifascisti. Capito, cari liberali? Se volete davvero essere antifascisti dovete incendiare i ristoranti: imparate una buona volta. E di qui a pensare che fascismo e nazismo fossero meglio di cio' che si crede ora non ci vuole niente. Mentre chi protesta contro l'islamizzazione viene messo in galera, mentre chi nega qualcosa a caso viene pestato, incriminato e ridotto in miseria, mentre si bruciano i libri scomodi, mentre l'Europa viene invasa dai quattro cantoni dell'universo. Questo e' l'antifascismo: tenetevelo se vi piace: il sottoscritto preferisce i nazisti. Quando la vittima e' un ebreo "siamo tutti ebrei", quando la vittima e' un omosessuale "siamo tutti omosessuali", ma quando e' un nazista il discorso cambia, pure se nazista non lo e' davvero: basta la parola e i cani di Pavlov reagiscono per riflesso condizionato. Cosi' della nostra liberta' se ne perde un altro pezzettino: un po' al giorno, nell'indifferenza; nel timore dei liberali fasulli e nel gaudio dei comunisti veri.

E vedrai che finira' che "Berlusconi non poteva non sapere". Coglioni: i nazisti siete voi e nemmeno lo sapete.

12 settembre 2007

La UE e' una dittatura

Liberta' di circolazione di uomini (leggi "talebani") e merci (leggi "esplosivi"): questa e' l'Unione Europea. Se i cittadini non gradissero gli uni o le altre dovrebbero, appunto, "circolare" altrove, essendo agli europei autoctoni vietato di manifestare il proprio dissenso.

La Russia di Putin? Un paradiso in confronto alla UE. Eppure ce l'hanno menato e stramenato con le luxurie e i cappati fermati a Mosca (quindi in uno stato estero) qualche tempo fa insieme ad altri attivisti "gay" che volevano solo conferire con il sindaco della capitale russa per convincerlo del fatto che "gay" e' bello, soprattutto, "giusto". Tra pope benedicenti giovanotti che lanciavano uova alla combriccola e poliziotti sghignazzanti tutto si e' risolto senza nemmeno un ferito, ma sembrava fosse venuto giu' il mondo.

Andiamo a Bruxelles (quindi nell'Europa stessa): una manifestazione indetta dal SIOE e sponsorizzata online da quasi 11.000 cittadini europei, nonche' da oltre 100.000 cittadini belgi, francesi, italiani, tedeschi, inglesi, olandesi, danesi ed altri ancora, "contro l'islamizzazione dell'Europa" e' stata vietata: da chi? Dal sindaco della pseudo-capitale UE, certamente all'insaputa del n-europarlamento che e' situato a pochi metri dal luogo prescelto... ma alcuni manifestanti hanno ignorato il divieto ed hanno sfilato ugualmente: pacificamente, come annunciato e senza l'abbigliamento da guerriglia urbana che abitualmente indossano molti "pacifisti" in situazioni analoghe, ai quali, per altro, non viene mai impedito di "circolare": di "manifestare", ne' di devastare intere citta'. Risultato? Tre eurodeputati fermati (meglio "sequestrati") per ore senza alcuna possibilita' di conferire con l'esterno, piu' altre 150 persone buttate negli scantinati della polizia municipale; qualche contuso ed un ricovero ospedaliero. Al momento nessuna nota diplomatica e' stata inviata dalla social-liberale Italia al social-liberale Belgio a causa dell'arresto di un suo parlamentare: chissa' perche'... (pare che la Farnesina abbia inoltrata una protesta formale, ma non c'e' ancora conferma ufficiale). La UE, evidentemente, era in trasferta altrove e i suoi funzionari intenti a misurare gli ortaggi per "armonizzare" l'agricoltura comunitaria. Dei "diritti" la UE se ne occupa solo quando sono quelli altrui: dentro e fuori dal proprio territorio, ma quando si tratta di quelli degli europei (quelli veri, non le patacche) finge di nulla e delega il mantenimento dell'ordine pubblico ad un oscuro sindaco del Belgio. Sarebbe solo comico se non esistessero iniziative concrete volte a reprimere sempre piu' in modo "legale" il dissenso degli autoctoni, mentre i bombaroli col caffetano girano, anzi, "circolano" indisturbati sul territorio europeo a selezionare eventuali obiettivi strategici; mentre governi di destra e sinistra sembrano piu' preoccupati a costruire moschee per gli alieni che case per gli autoctoni.

Le tanto osannate "ascese" di due politici cosiddetti "di destra" alla testa delle due locomotive europee, non hanno cambiato di una virgola la situazione in Europa, nella quale stranieri di tutte le razze e culture "circolano", se possibile, anche piu' di prima. E dobbiamo solo ringraziare la fortuna se ferrovie, metropolitane ed aeroporti non sono ancora stati nuovamente bombardati, essendo la costituenda polizia europea (nella quale hanno trovato impiego molti disoccupati di KGB e STASI) occupata a monitorare le xenofobie, antisemitismi, omofobie e antiislamismi dei cittadini autoctoni (id est quelli che in Europa sono nati e che in Europa hanno radici secolari).

Che vuoi che sia se un sindaco mette in galera tre parlamentari a meno di cento metri da un parlamento? A Bruxelles quasi la meta' della popolazione e' musulmana... sfido io che il manifestare contro l'islamizzazione dell'Europa non sia consigliabile... Chi lo voleva capire l'ha gia' capito da un pezzo: La UE e' davvero l'Eurabia di Bat ye Or e Oriana Fallaci: l'EURSS di Vladimir Bukovskij, e le due entita' si evidenziano e si compenetrano soprattutto di fronte all'aumento del dissenso. La UE e' costruita contro i suoi stessi cittadini che vengono ormai arrestati solo per reati di opinione, mentre gli stranieri, naturalizzati o meno ch'essi siano, non lo sono nemmeno se colti a preparare attentati, anche se qualche polizia nazionale (fortunatamente) fatica ad allinearsi al tradimento degli ignari cittadini perpetrato da anni a loro insaputa dai loro governanti, va detto per onesta', di "destra" come di sinistra, non differenziandosi poi molto la politica dell'una da quella dell'altra, essendo la maggior parte delle nazioni europee governate da liberali e socialisti, quando non dagli uni e dagli altri insieme. Paradossalmente si auspica la reislamizzazione della Turchia, e la sua entrata in UE, piuttosto che l'arbitrato dei militari voluto da Ataturk, in quanto "non democratico". Quest'idea malata di democrazia favorisce ovunque la proliferazione di teocrazie islamiche: fino dove l'Islam non ha mai avute radici storiche, come in Europa. Non restano che due alternative per quelli che non sono stati anestetizzati dal calcio e dalle altre distrazioni collettive: la resistenza o l'espatrio.


Dalla consaura Nessie una testimonianza sulla piccola manifestazione che si e' tenuta a Milano davanti al palazzo UE.

04 settembre 2007

Complottismo

Non si fa nemmeno a tempo ad occuparsi di un nuovo lemma che subito ne riappare un altro, ma quando si tratta di "liberta' d'espressione" la fantasia d'alcuni fa davvero faville. Quindi, dopo antisemitismi, negazionismi, affermazionismi ed altre corbellerie eccoci alfine al piatto forte: il "complottismo", che opera la suprema sintesi dei disvalori appartenenti ai suoi antecessori bio-logici.

Il "complottismo", secondo Linneo, e'una categoria dello spirito - infatti qui la materia e' assai fumosa - che sta circa a mezza via tra Pietra Filosofale ed Evoluzione della Specie. Comunque, come vedremo, si tratta sempre di categorizzazioni relative ad uno specifico punto di vista culturale: sempre lo stesso, tanto per cambiare, in quanto gli oggetti del bestiario sunnominato sono sempre gli ebrei: per cio' che sono, per cio' che si pensa essi siano, per cio' che fanno o per cio' che si crede ch'essi facciano. Non si discutera' qui, ma solo per brevita', della sostanza della questione, ovvero, se abbiano ragione gli uni o gli altri. Si evidenziera' semplicemente un fatto: quando si toccano alcuni argomenti, sempre i soliti, la Kultura mette mano alla fondina. Meglio stare zitti.

Il "complottista", secondo Linneo, altro non e' se non una variante superiore del "negazionista" che, a sua volta, sta appena sopra all' "antisemita", il quale altro non e' se non un "razzista" specializzato. L'alto grado di specializzazione del C si evince dalla sua capacita' di ragionamento che e' indubbiamente superiore a quella di tutti gli altri: se l'uno nega e quell'altro afferma, se l'altro ancora, odia senza alcun motivo, questo sviluppa quantomeno un ragionamento piu' o meno complesso il che conduce ad intuire che sia dotato di un intelletto simile a quello dell'Homo Sapiens Sapiens. Insomma: e' quasi umano, almeno a detta dei suoi accusatori che quanto a dispensare patenti di umanita' hanno il braccino davvero corto.

I "complotti" secondo Linneo, sono di due tipi: quelli veri e quelli presunti. Buonsenso vorrebbe che la non esistenza di quelli presunti non inficiasse l'esistenza di quelli veri, ma, come vedremo, cosi' non e'. Ad esempio: i nazisti sono stati condannati a Norimberga per "complotto contro la pace internazionale" quasi la Germania non fosse uno stato sovrano, ma un'accozzaglia di deficienti governati da una banda di malfattori. Quindi una sentenza materiale sancisce l'esistenza di un complotto, mentre una sentenza morale lo nega. Per la stessa sentenza morale, probabilmente, i nazisti sarebbero andati assolti dalla suddetta accusa. Ma la questione e' ancora piu' ingarbugliata: i nazisti potevano complottare solo in quanto "Male Assoluto", mentre tutti gli altri rappresentavano la Pace, quindi Guerra contro Pace, con buona pace di Tolstoj. Visto e considerato che i nazisti - e gli altri Mali Assoluti - erano gli unici dediti a complottare si puo' facilmente giungere alla conclusione logica secondo cui chi complotta e' nazista, cosi' si trova l'anello mancante, si chiude il cerchio, si ricava il minimo comun denominatore: il nazismo, sempre lui: sempre vivo e vitale. Bisogna vigilare.

Non so che ne penserebbe Linneo dei "Protocolli dei savi di Sion", sta di fatto che tutti ormai sanno che si tratta di un'opera letteraria, ancorche' poco divertente, a cui si e' attribuito, e si attribuisce, il rango di documento storico, ancorche' falso. Secondo questa specie di "documento" gli ebrei complotterebbero per governare il mondo, ma piu' o meno come lo faceva Lady De Winter ne "I tre moschettieri"... Secondo il ragionamento da quattro soldi, adatto alle menti odierne, basta che una discutibile opera letteraria venga investita di un qualche valore storico e che questo venga successivamente negato, per "provare" che la materia di cui tratta sia completamente falsa. Prima degli ebrei furono i massoni ad essere accusati di "complottare", poi vennero i gesuiti, tant'e' vero che questi "documenti" pescano un po' dovunque nella letteratura pre e post Rivoluzione Francese che e' essa stessa nata da un "complotto", ammesso che si possa ancora dirlo. "Falsi" o "autentici" che siano questi "documenti", non fanno altro che colorire una realta' esistente, e se possano essere presi a pretesto per un pogrom e' un fatto secondario: quando si cercano pretesti li si trova sempre e non c'e' bisogno di lavorare molto di fantasia. Ma rimane il fatto che ogni organizzazione politica "complotta" per un'ideale, per un fine pratico, per acquisire la supremazia sugli altri. La Storia e' una sequela di "complotti" falliti e realizzati, soprattutto le piu' recenti rivoluzioni, quindi, perche' negare la Verita'? E come la mettiamo con il "negazionismo"? Si tenga a mente che per la lingua italiana due negazioni affermano... Nelle segreterie dei partiti si "complotta" ogni giorno, cosi' nelle aziende, e se in USA e' stato inventato un sofisticatissimo sistema di regolamentazione per le lobbies economiche, significa che il "complotto" esiste e non e' appannaggio dei soli nazisti che, per altro, hanno persa una guerra oltre 60 anni fa. Certo, per accusare qualcuno ci vogliono prove: non piu' di quelle che occorrono per accusare chi accusa, ma il "complottismo" non e' ancora un reato e al momento si tratta solo - speriamo - di una sanzione di ordine morale, anche se e' lecito chiedersi di "quale" morale si tratti. Se mai il complottismo diventasse reato, come per i suoi involuti predecessori, sara' lecito il pensare (forse non piu' il dire) che si tratto' di un "complotto" per chiudere la bocca ai critici.

Quindi, ci si compiaccia con gli estensori di questo magnifico liberalesimo realizzato, ma si tenga a mente che a volte e' difficile il capire se si sta dentro o fuori dal gulag: il filo spinato lo si vede da entrambi i lati.

27 agosto 2007

Nazionalismi

Ricevo da un amico israeliano il testo seguente che ritengo di dover pubblicare in stralcio senza riportare il nome dell'autore in quanto cio' potrebbe procurargli danno a causa della vigente "liberta' d'espressione".

"In Israele la mescolanza (la societa' multiculturale NDR) ci e' stata imposta dai fatti. Non potendo cacciare tutta la popolazione araba preesistente alla nostra alia' (il ritorno degli ebrei in Israele NDR) abbiamo integrati quelli che riconoscevano Israele e isolati quelli che non la riconoscevano, per la nostra sicurezza. Anche i fratelli che prima risiedevano in Africa e nei paesi islamici siamo andati a prenderli perche' l'afflusso dall'Europa e dalle nazioni occidentali fu scarso e questo rischio' di fare fallire tutto il progetto. Ma la mescolanza e' stata un disastro e, a parte pochi musulmani fedeli allo Stato, non sappiamo se fidarcene o meno. Il clima di diffidenza coinvolge anche i cristiani che dai nostri religiosi sono ancora considerati nemici peggiori dei musulmani tanto che in Tsahal (l'esercito di Israele NDR) non ce li vuole nessuno. In altre parole non ci possiamo fidare delle altre comunita' religiose e pure tra noi ci sono refusnik (militari che rifiutano di obbedire NDR) e traditori per convinzioni politiche diverse. Quindi capisco il tuo (del sauro NDR) rifiuto del multiculturalismo in Europa proprio perche' conosco il problema in Israele."

Pero', guarda caso, gli ebrei europei sono quasi tutti a favore del multiculturalismo... e' sempre la solita questione ben descritta dal carteggio Bauer-Marx nella prima meta' dell'ottocento, con la differenza che ora (purtroppo) i "privilegi" andrebbero distribuiti equamente tra tutte le comunita' esistenti sul territorio. Cio' significa che e' il precedente degli ebrei per il quale ci dobbiamo sorbire i musulmani e se con gli uni possiamo convivere benissimo, con gli altri la cosa e' parecchio piu' complicata. D'altronde, come diceva Marx, "l'emancipazione" corrisponde alla perdita della propria identita' originaria cosa che ne' ebrei, ne' musulmani sono disposti a fare, ritenendo che siano gli altri a dover perdere la propria, il che e' poco meno che un diktat esercitato da una esiguissima minoranza. Nondimeno in Europa, non c'e' destra o sinistra che non accettino quest'assunto non foss'altro che per non aizzare il "vigile".

Quella riportata sopra e' la posizione di un israeliano autenticamente di destra e nazionalista nell'accezione occidentale del termine, o meglio, "sionista" per come questo termine veniva inteso prima della IIa GM. Io direi che si tratta di un nazionalismo "moderato" in quanto ispirato ad un'ideale paritario tra le nazioni e non, come oggi, da un'ideale che vorrebbe conciliare diaspora e Israele riducendo quest'ultimo ad una specie di supervisore per l' "antisemitismo" mondiale, ovvero, di uno Stato che "vigila" sul trattamento degli ebrei nei paesi occidentali (in quelli arabi non e' possibile) in barba al Diritto Internazionale. Si capira' che l'essere contemporaneamente alleati e vigilati speciali, nonche' contributors obbligati, non sono cose molto compatibili. Da cio' che mi viene riferito, apprendo che nemmeno in Israele c'e' piu' una destra degna di questo nome in quanto tutto e' passato attraverso la socialistizzazione di Ben Gurion - Golda Meyr, tanto che la destra e' oggi proprio la principale fautrice del sionismo internazionale quasi come se Israele non esistesse ancora e la diaspora dovesse durare in eterno, ma la ragione e' evidente: si tratta di fare affluire denaro per fronteggiare un'emergenza che dura da oltre 60 anni. Secondo tale "destra" le armi convenzionali e nucleari servono piu' da deterrente nei confronti dell' "antisemitismo" che per difesa dai paesi arabi circostanti. Si legge di frequente di matti che vorrebbero tirare una testata nucleare su Roma o altre citta' europee nelle quali gli ebrei sarebbero ancora oggi "perseguitati". In altre parole, i fanatici stanno dappertutto, quindi anche in Israele, ma quelli che vengono chiamati con disprezzo "nazi-sionisti" (da Jabotinsky in poi) sono molto meno fanatici dei loro confratelli "moderati" e piu' simili agli europei che vedono davvero come alleati naturali in una battaglia comune contro l'islamismo. Cio' che vale per gli USA vale dunque anche per Israele: la qualita' della "destra" non e' pari a quella europea, anzi, profondamente divergente proprio perche' ispirata a criteri internazionali. Si sa che in occidente una destra che non fosse minimamente nazionalista e legalitaria non sarebbe nemmeno considerata tale, ma il nazionalismo e' vietato de facto in tutta Europa dalla fine della IIa GM. Il che spiega anche il perche' degli ottimi rapporti intercorsi tra sionisti-nazionalisti ed i regimi fascista e nazionalsocialista prima del '38, ed anche il perche' questi ritenessero l'espulsione ebraica dall'Europa funzionale alla costituzione di uno Stato nella Palestina Britannica nella quale combattevano gia' un'aspra guerriglia contro gl'inglesi con l'aiuto di Mussolini e Hitler. Tutte cose sulle quali ora si glissa bellamente sebbene siano storicamente documentate dalla storiografia ufficiale e non solo da quella cosiddetta "negazionista". Del resto l'attuale odio per i "fascismi" non e' disgiunto da quello contro i britannici e i cristiani, ma c'e' perfino chi considera T. Roosvelt un "criminale di guerra" per non aver fatto bombardare Auschwitz ed e' convinzione comune Che Papa Pio XII non abbia impedito lo sterminio ebraico, nonostante molti ebrei alla fine della guerra gli si fossero rivolti con riconoscenza ed avessero versato cospicue somme al Vaticano per ringraziamento. Un altro aneddoto "trascurato" e' la conversione che il Papa ottenne dallo stesso Rabbino Capo della comunita' di Roma cosa che dopo il Vaticano II non e' piu' necessaria, anzi, vietata. Dunque, questi sarebbero gli attuali "moderati" mentre gli altri i "fascisti"... Questi vorrebbero ora l'appoggio degli europei che considerano alla stregua di "vigilati speciali". Si tratta, ne' piu' ne' meno, di cio' che gli americani chiamano "shotgun marriage"

Come dunque si vedra', il nazionalismo costituisce un livello astratto che permette a piu' stati sovrani diversi in quanto ad identita' di relazionarsi pacificamente tra loro senza doversi uniformare, come oggi, ad una sola identita' globale. Il che non esclude certo le guerre tra Stati cosa che del resto avviene tutt'ora in una situazione di barbarie tale da riesumare fino le obsolete guerre religiose. Se l'obiettivo dichiarato di al Qaeda era quello di riportarci all'assetto internazionale pre Vestfalia, questo e' gia' una realta', ma il merito va distribuito equamente tra tutti.
 
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