Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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27 ottobre 2006

Salmellerie varie

Spiano la mortadella nel silenzio dei prosciutti.

23 ottobre 2006

Hackers su Marte

Ogni tanto si ricomincia con la questione degli "hacker" cattivi che fanno strage di web anche nella neo instaurata Repubblica Popolare Italiana. Come ho scritto altre volte, assolutamente sicuro che nessuno ci avrebbe capito una cippa, gli H non sono delle entita' mostruose come si legge in Italia, ma programmatori altamente qualificati; quelli che hanno costruito mattone per mattone l'internet sono per l'appunto H, del MIT e della "distributed network" che preesisteva alla stessa rete delle reti, e dei quali chi scrive puo' vantare qualche conoscenza. I sabotatori della rete, generalmente assai meno qualificati, si chiamano in gergo "crackers". Gli addetti alla sicurezza sono spesso H, ma in Italia, quelli bravi saranno si' e no meno di un centinaio; contro i milioni di americani, indiani, cinesi... dovunque sono piu' bravi di quanto non lo siano in Italia, ma qui tutti si sentono programmatori, fotografi o musicisti per il solo fatto che possiedono un PC, l'utilizzo del quale e' ormai semplice fino per il solito scimpanze'. Dunque, tutti si sentono autorizzati ad esprimere giudizi di carattere tecnico senza avere la minima idea di cosa stia dietro ad un mouse e, piu' raramente, una tastiera.

I disturbi arrecati da questi petulanti ragazzotti, che in USA chiamano "lamers" e "script-kiddies", sono di solito di due tipi: il DOS (denial of service), che consiste nell'intasare un servizio di rete attraverso il bombardamento di richieste che questo non e' in grado di soddisfare, e il Defacement, che consiste nella sostituzione della Home Page del web scelto a bersaglio. Altri, e piu' complessi metodo d'attacco si basano sulla profonda conoscenza dei protocolli di rete, del software che gestisce i servizi e delle sue vulnerabilita'; cosa della quale gli esperti in security sono, o meglio "dovrebbero" essere, costantemente informati, proprio al fine di prevenire problemi come questi. La relativa semplicita' attraverso la quale anche un pastore tedesco puo' ormai gestire un blog o un web piu' complesso in proprio, non compensa delle carenze tecniche di chi gestisce il servizio; in particolare, la pressoche' totale ignoranza delle piu' elementari regole di sicurezza, che vige in Italia, e' proprio cio' che permette anche a ragazzini inesperti di violare il servizio bersaglio. Non si tratta altro che di questo, non di una SPECTRE altamente specializzata, ma di disturbatori appena informaticamente alfabetizzati che si divertono con chi ne sa meno di loro.

La recente vicenda del web dei Riformatori Liberali , buttato giu' dai soliti rompicoglioni islamici, si inquadra nella casistica di cui sopra. Che poi cio' sia avvenuto anche in Olanda ed altri siti che sicuramente sono gestiti ad admin piu' efficienti dei nostri, non cambia di molto le cose. Se pure gli attackers fossero realmente dei mostri nella conoscenza del protocollo TCP, cio' puo' significare solo una cosa, in un mondo globalizzato: bisogna diventare piu' bravi di loro; il che non mi pare cosa tanto difficile, da quanto ho letto, seppure sommariamente sull'attacco. Ma qui l'internet non c'entra nulla; come ogni liberista dovrebbe sapere bene, sono le regole della competizione, che nel declino dello Stato di Diritto, impongono a chiunque d'ingegnarsi per sopravvivere; e qui si tratta ormai di sopravvivenza tout-court, non di un gioco virtuale.

18 ottobre 2006

La miseria della filosofia

Prendo a prestito il titolo dagli scritti di Marx contra Proudhon (risposta a "Filosofia della miseria"), in quanto non ne ho trovato uno migliore per descrivere un episodio che evidenzia quanto ormai la cultura "di sinistra" sia ben altro che "rivoluzionaria", ma strumento delle piu' bieche conservazione e repressione; quanto le elites dei maitres a' penser, che pur non sono mai stati campioni di pragmatismo, siano ormai tanto distanti dal mondo reale da non essersi nemmeno accorti del crollo del socialismo; e non dico delle minacce che si fanno sempre piu' incombenti sulla civilta' occidentale.

Mentre in mezzo mondo cittadini e filosofi si ribellano alla dittatura del "Politically Correct", t'arriva il solito Bernard Henry Levy che difende il principio da cui "sarebbe" nata, ovvero, la rimozione della violenza e della discriminazione insiti nell'uomo, attraverso la manipolazione della lingua e il controllo del pensiero. Che vuoi che sia... Il Big Brother di George Orwell visto alla luce di quest'interpretazione sarebbe una specie di novello Gesu' Cristo. Il laboratorio sovietico sarebbe fallito solo per un'accidente della storia, non in quanto l'utopia stessa era fallimentare, anzi, era a buon punto nella realizzazione della perfetta eguaglianza.

"(...) Educare le persone al fatto che la lingua non e' un veicolo neutro, ma e' carica di senso, di violenza (...)"

Qualcuno spieghi a Biancaneve che la violenza e' insita in tutti gli esseri viventi; che e' parte integrante del meccanismo di selezione delle specie, che senza di essa l'uomo (come lo squalo) morirebbe di fame, che puo' essere offensiva, come difensiva... A parte il fatto che al mondo non esiste una sola lingua, ma tante, che filosofo e' il tale che non capisce come ogni lingua sia patrimonio della rispettiva cultura di riferimento? Che la stratificazione e la sublimazione dei significati cambiano spontaneamente con il tempo? Che l'uomo vi si adegua e, soprattutto, e' abbastanza intelligente dal capire che "marrano", come "negro", detti oggi, non hanno lo stesso significato che avevano duecento anni fa? Evidentemente la violenza viene intesa come una condizione mentale o sovrastrutturale, non come parte della stessa biologia umana. Si tratta della negazione dell'uomo antropologico tipica di tutti gli egualitarismi. Ma "educare" spiega tutto. Il marxismo ha fatto dei propri adepti persone intente ad educarsi all'ortodossia della propria filosofia e dedite giorno e notte a "rieducarsi" fra di loro. Peccato che questa visione dell'onnipotenza dell'educazione cozzi contro tutte le conquiste scientifiche, in particolare, della biologia molecolare. E' ormai chiaro che l'educazione non puo' tutto; e' solo uno strumento con il quale si cerca di omologare l'individuo al contesto culturale nel quale deve calarsi.

"Pesare le parole e' segno di civilta' e rispetto"

E come no? Ma cambiare i dizionari e "suggerire" il pensiero sotto allo spadone della Giustizia e' tipico delle dittature. Il rispetto deve venire dall'intima convinzione individuale; quando viene imposto dall'alto si tratta del solito "fine che giustifica i mezzi". Dunque quale sarebbe il fine, dato che il mezzo e' oltremodo chiaro? Si tratterebbe della pacifica convivenza di ogni individuo sotto l'egida di una cultura alacremente impegnata a rimuovere ogni traccia della storia di ogni cultura, intesa come una "sovrastruttura". Nient'altro che l'utopia marxista mischiata all'idealismo del Bill of Rights. L'eguaglianza giuridica snaturata ed intesa come eguaglianza biologica: la negazione di tutta la filosofia occidentale, da Platone fino a Nietzsche. Da un filosofo ci si attenderebbe un migliore servizio alla filosofia. Hai un bel voglia a dire che l' "occidente non ama piu' se' stesso"... Vorrei vedere... se rinnega i presupposti stessi da cui e' nato e si e' evoluto... Ma se il rispetto deve essere una scelta consapevole, come si concilia una tesi simile con la liberta', con la democrazia? Tutto cio' presuppone una visione etica dello Stato e dell'Autorita'; peggio: un'unica visione mondiale burocraticamente perseguita in ogni angolo del mondo. Deja vu? E poi si ha il coraggio di condannare le dittature locali che, tra tutti i difetti che hanno avuto, perlomeno non rifiutavano il contesto storico dal quale sono nate; con la sola eccezione di quelle comuniste, naturalmente, i cui metodo e fine sono singolarmente identici a quelli difesi da Levy. E' il solito buon vecchio socialismo, che uscito dalla porta dell'URSS di Gorbachov, rientra dalla finestra degli USA di Carter. Alla faccia di chi sottovalutava la profezia di Karl Marx.

11 ottobre 2006

Putin e' fascista

Con il solito senso della realta' che contraddistingue i post(?)sovietici, i colonizzati europei e gl'ingenui americani, fino il piu' puro distillato del Soviet, ovvero la polizia segreta: CEKA, KGB, ora FSB, sarebbe parto di Mussolini e dello Stato Etico Corporativo... naturalmente si tratta di un'idiozia che pochi cervelli autenticamente pensanti potrebbero bersi, nondimeno su molta stampa (tutta quella nazionale e parte di quella estera), si legge che lo Stato di Putin e' "fascista"; manco fosse stato il Fascismo a mietere oltre 80 milioni di vite in 70 anni di pervicace e reiterata realizzazione ideologica... manco fosse stato Mussolini a partire da Berlino con la famosa "locomotiva" per Mosca... ma alle idiozie di regime (virtuale, s'intende) ci siamo ormai abituati e un Putin con fez e manganello intento a bastonare il pacifico popolo rivoluzionario, e' proprio cosa che ci fa sbellicare dalle risa. Questa marchiana distorsione ideologica nasce dal mito delle "rivoluzioni tradite", ovvero, l'ultimo escamotage per mantenere in vita il baraccone ideologico otto-novecentesco; per la verita' non "tutto": solo quella parte a cui si riferisce l'intelligentija mondiale, ovvero, i "progressisti", alias, i "desovietizzati" malgre' soi. Ecco dunque l'ultimo contorcimento ideologico per conciliare gli inconciliabili, insieme con la definizione di "zarista" con cui si vorrebbe identificare l'attuale politica russa. E si sa che "zarista" nell'immaginario di questi fantasiosissimi laudatores temporis acti, e' assai peggio di "sovietico"... cosi' si salva la Rivoluzione di Ottobre, si accredita il mito di cui sopra e si riesuma cio' che rimane del Piccolo Padre (Nicola II, non Stalin) per processarlo e condannarlo ulteriormente come gia fecero i rivoluzionari che ne sterminarono tutta la famiglia reale in una cantina. Evidentemente la transizione dal comunismo al libero mercato ha ritardato un po' sulla tabella di marcia... ma si sa che ormai tutto deve avvenire in tempo reale e non sono ammessi ritardi. Allora va ricordato che il Soviet estirpo' _tutto_ cio' che gli preesisteva, con l'eccezione della religiosita' russa, che e' sopravvissuta in una forma pressoche' catacombale; va detto che l'illimitata fiducia del metodo educativo (e rieducativo) marxista, ha costruito automi che non sono nemmeno piu' in grado di protestare (quasi come in Italia): proni a qualunque potere pur di sopravvivere. Si preferiva la "transizione" dell'ebbro Eltsin? Cioe' quella che ha disperso materiale radioattivo in tutto il mondo? Quella che ha costruito le mafie che spadroneggiano anche in casa nostra? E se Gorbachov appoggia Putin, e se e' vero che Gorbachov fu l'artefice dell'ultima spallata al socialismo reale, allora bisogna fare a fidarsi e portare pazienza. Vladimir Bukovskij ha sempre dubitato dell'uomo con la voglia di fragola; ha sempre visto in lui piu' un "rifondatore" del Socialismo che un artefice dell'importazione del libero mercato, ma i fatti ci dicono che questo esiste in Russia, anche se, considerate le enormi risorse energetiche di cui la nazione dispone, sarebbe dostojevskianamente idiota anche il solo pensare di "liberalizzare" le riserve siberiane, chesso'... alla Exxon. Sarebbe un po' come se l'Arabia Saudita "liberalizzasse" i suoi pozzi di petrolio... suvvia, mi pare proprio un'idiozia che non sta ne' in cielo, ne' in terra. Perche' il libero mercato funzioni come una risorsa, e non come un esproprio, ci vuole tutta una serie di normative come quelle che esistono in USA; ci vuole un rigoroso sistema di controllo delle lobbies... altrimenti si chiama "svendita": cosa che in Italia i prodi progressisti conoscono piuttosto bene.

07 ottobre 2006

La patacca della democrazia

Qualsiasi sovvertimento pianificato del potere esecutivo pone semplicemente il problema tecnico della sua realizzazione. Non importa che vengano rispettati i canoni classici che nell'immaginario popolare vedono ogni colpo di stato associato alla violenza, e questo in quanto la violenza e' solo uno strumento, mentre il fine ultimo e' la presa del potere. Anzi, l'associare culturalmente in modo indissolubile il putsch alla violenza, ne attenuerebbe la percezione da parte della collettivita', tanto che, ove violenza non vi fosse, non vi sarebbe nemmeno alcun allarme sociale. E questa e' esattamente la tecnica del cosiddetto "colpo di stato postmoderno", o "non violento".

Alcuni esempi: la minaccia di colpo di stato militare del 1990 in Turchia, che ha sortito lo stesso effetto senza alcun bisogno di realizzarsi. Poi la "rivoluzione di velluto" in Cecoslovacchia, la "rivoluzione delle rose" in Georgia, la "rivoluzione arancione" in Ucraina, infine, le elezioni politiche farsa che hanno determinata la vittoria dell'attuale coalizione di governo in Italia. Con l'eccezione del caso turco, che e' culturalmente assai particolare, in tutte le repubbliche ex sovietiche "passate all'occidente" il meccanismo ha funzionato allo stesso modo, e cioe' attraverso:

1. Manifestazioni di piazza apparentemente spontanee, in realtà accuratamente organizzate con perfezione "militare": squadre di militanti "nonviolenti", analoghe a squadre di soldati, che si tengono in contatto costante con i cellulari e usano Internet (posta elettronica e blog) e messaggi sms per coordinare le manifestazioni di piazza e diffondere le accuse di corruzione.

2. Diffusione di sondaggi elettorali sfavorevoli ai regimi che si vuole sovvertire e operazioni di monitoraggio delle elezioni volte a dichiarare sempre e comunque che sono stati commessi dei brogli, per suscitare il risentimento delle popolazioni.

3. Appoggio dei grandi media internazionali, per veicolare tra l'altro immaginifiche e rassicuranti definizioni per le rivolte.

Il caso italiano e' stato un po' diverso, in quanto il potere era gia' piuttosto ben consolidato nelle mani dei golpisti, che avevano gia' un capillare controllo di territorio e mezzi d'informazione, che da soli sono sufficienti a minimizzare qualunque rischio, oltre che condizionare "dal basso" ogni democrazia o presunta tale. In particolare, la diffusione di sondaggi che attestano una parte in grande vantaggio sull'altra, oltre alle dichiarazioni di vittoria anticipata sono sempre i chiari segnali di una manipolazione che non e' mai casuale, ma attentamente ricercata. Quanto al Parlamento, non v'e' nemmeno il bisogno di occuparlo, dato che durante tutte le consultazioni e' sempre chiuso. Semplicemente geniale.

Due testi recenti descrivono le problematiche inerenti l'oggetto. Il primo e' "Tecnica del colpo di stato" di C. Malaparte, uscito in Francia nel 1931, il secondo "Strategia del colpo di stato" di Edward Luttwak, edito in Italia nel 1968, ma entrambi vedono l'alto rischio del golpista in una controparte politica che va "innamorata o spenta", secondo i dettami contenuti ne "Il Principe". Traggo da Luttwak:

«In alcuni casi il colpo di stato non comporta l'uso della violenza. La minaccia di golpe può indurre il potere esecutivo e il potere legislativo a prendere provvedimenti che soddisfano le richieste dei potenziali golpisti, magari violando le regole costituzionali o le leggi. Anche la nomina o la sostituzione di un governo può essere realizzata in violazione delle norme costituzionali o delle consuetudini di un paese, producendo gli stessi effetti del colpo di stato.»

Quando le coscenze sono anestetizzate, quando i rappresentanti non rappresentano altro che se' stessi, qualunque cosa puo' accadere sotto il naso dei cittadini senza che questi abbiano a preoccuparsene. E continuiamo a chiamarla "democrazia"...

01 ottobre 2006

Il Vecchio della Montagna


Il signore in foto, che sembra un incrocio tra Giuseppe Verdi e Sigmund Freud, e' probabilmente il vero padre dei nostri tempi: piu' ancora di Karl Marx che, dall'iconografia ufficiale, sembrerebbe, per altro, piu' un innocuo Johannes Brahms un po' incolto, che l'deologo che ha fatto infiammare tutto il '900. Si tratta infatti di Ivan Pavlov, colui che porto' la psichiatria quasi al livello di scienza, senza per altro riuscirvi, come del resto nessuno dopo di lui e' ancora riuscito a fare, tanto che della miriade di teorie psicanalitiche maturate fino ai giorni nostri non ve n'e' una sola che ancora possa essere provata con il metodo cartesiano.

Nondimeno, la sistematizzazione del rapporto di causa ed effetto, e poi: "premio - punizione", ha infranto l'esile diaframma che e' sempre esistito tra corpo e spirito, e la sperimentazione di Pavlov ha condotto all'elaborazione di tecniche impiegate con successo fino in ambito militare; ma, ad oggi, non esiste ancora un meccanismo psicanalitico che possa essere scientificamente studiato con profitto; solo filosofia, anche se indubbiamente affascinante, come quella di Gustav Jung. Francamente, che l'animale uomo rispondesse quanto l'animale cane a certi stimoli, e' cosa che si sapeva anche quando per curare una malattia si andava dal medico e non dal domatore di leoni... ma il nuovo approccio fu talmente rivoluzionario che si smise di chiamare le cose con il proprio nome, con il che si "guarisce" filosoficamente il mondo e la fallace percezione che l'uomo ha di questo. Infatti, se la mia malattia la chiamo "disturbo", gia' mi sento meglio, tanto che non ho piu' nemmeno la necessita' di curarmi... e, tanto, si deve morire comunque, prima o poi. Se poi desiderassi davvero curarmi dovrei recarmi dal medico di prima, ed ecco perfettamente spiegato il perche' gli psichiatri siano la categoria a piu' alto rischio di suicidio in tutto il mondo avanzato. Si tratta di un'inutilita' ontologica della "scienza" stessa, ma nel caso del bonario signore sopra si puo' ben dire che e' un'inutilita' assai pericolosa.

Quando il Vecchio della Montagna alterava lo stato di coscienza dei suoi sicari attraverso l'uso dell'hascisch creava mostri piu' o meno come fa ora lo psichiatra al Zawahiri con i seguaci di al Qaeda, attraverso il denaro dello sceicco bin Laden. La consapevolezza che alcuni prodotti chimici possano abbreviare gli stadi di "scongelamento, congelamento, ricongelamento" tipici della prassi di lavaggio del cervello post-pavloviana, seppure non aggiunga nulla ad una scienza che non e' mai stata tale, e' in grado di creare mostri in quantita' industriale, servendosi dei piu' vari pretesti ideologici. Carlos , lo "sciacallo", studio' anch'egli questa materia all'universita' Lumumba di Mosca e la mise a profitto ovunque, replicando automi privi di coscienza quali si possono vedere fino nei "bambini soldato" africani allevati a psicofarmaci e "psicologicamente" quasi del tutto irrecuperabili ad una vita normale.

A fronte di qualche blando effetto positivo, e con la magnanimita' di non chiamarlo "placebo", la psicanalisi e' stata comunque la vera fabbrica dei genocidi e delle mostruosita' su scala industriale di tutto il Novecento ed oltre. La madre delle "Psy-Ops" e della guerra dell'informazione, la creatrice di "bisogni", come di "rimedi" inesistenti; l'indispensabile appoggio alle rivoluzioni di ogni sorta; la traslazione su grande scala della persuasione individuale associata al fanatismo. Eppure questi canuti vecchietti avevano un'aria cosi' innocua e paterna...
 
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