Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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26 settembre 2006

Cuius regio ejus et religio

La religione sia quella che prevale sul territorio. Secondo lo jus antiquus si trattava della religione del principe regnante, nel caso nostro si tratta dello Stato di Diritto che ha sostituito lo stato etico e la conseguente religione. Perche' equiparare lo Stato di Diritto ad una religione? Perche' si vuole a tutti i costi ospitare gente che non riesce a vedere la differenza. Come si mettono cartelli in arabo, si potrebbe anche chiarire quest'astruso concetto. Sarebbe piu' semplice scegliere individui dalla cultura meno problematica, ma visto che proprio li si vuole redimere, almeno si metta un cartello sulla porta di casa nostra, perche' al momento la targhetta sotto al campanello e' vuota, anzi: la porta e' aperta, il campanello non funziona ed entra ogni spiffero, il che ci procura gia' piu' di un reumatismo, vediamo di non prenderci anche una polmonite. Secondo il principio cinquecentesco, chiunque non s'informasse a questa Norma, sarebbe "tollerato"? No: se ne dovrebbe tornare a casa propria con armi e bagagli, mogli e concubine. L'instaurare una legge simile (che per altro ci sarebbe gia') potrebbe significare il trasformare l'Europa in teocrazia? Tutt'altro, ma in caso negativo la teocrazia la si avrebbe assai diversa e di segno opposto in tempi ragionevolmente brevi. Questo e' l'unico modo per uscire dall'assedio interno ed esterno. Naturalmente la legge va rispettata ed applicata: come in Italia tutti fanno senza fiatare...

22 settembre 2006

Non abbiate paura

Qualcuno ha paura di essere denunciato? Di finire in galera? Di essere ammazzato? Allora lasci perdere le invettive e le contumelie telematiche e anonime contro gl'invasori e i loro sodali, nostri traditori, autoctoni e naturalizzati europei. Qui bisogna muovere le chiappe perche' la politica non lo fa, e se non lo fa lei devono farlo i cittadini. Non si chiede a nessuno di fare stragi, di mettere bombe, di uccidere o ferire, ma perlomeno di "rischiare" qualcosa. perche' in quest'accidente di occidente nessuno vuole rischiare piu' nulla. Tutti si cagano addosso moderatamente o abbondantemente: dal clero ai politici fino a quello che "tiene famiglia". Pertanto sara' sufficiente andare per strada: almeno un'ora al giorno in gruppo ed in modo riconoscibile. perche' si sappia che i cittadini italiani in casa loro ci stanno ed hanno intenzione di rimanerci. Non saranno sfrattati da torme di selvaggi, da politici traditori o imbelli di "destra" o "sinistra". E poi e' ora di vedere quale differenza reale vi sia tra questi residuati di una brutale ed anacronistica concezione della politica ai quali siamo incatenati dall'odio di classe permanente, persistente, perseverante ad oltranza nei secoli dei secoli contro ogni logica e contro ogni visione realistica del mondo che ci circonda. Se ad un innocuo discorso del Papa le reazioni all'estero sono di questo tenore:

In Gran Bretagna, nel corso di una manifestazione svoltasi all'esterno della Cattedrale di Westminster, Anjem Choudary portavoce di Al-Ghurabaa ha chiesto che il Papa "venga sottoposto alla pena capitale".
In Iraq, l'Armata dei Mujahideen ha minacciato di "rovesciare le croci nella casa del cane di Roma" ed altri gruppi hanno lanciato minacce da far gelare il sangue.
In Kuwait, un importane sito web ha esortato una violenta punizione contro i cattolici.
In Somalia, il leader religioso Abubukar Hassan Malin ha incitato i musulmani a "dare la caccia al Papa e ad ucciderlo senza esitazione".
In India, un eminente imam, Syed Ahmed Bukhari, ha chiesto ai musulmani "di reagire in maniera tale da costringere il Papa a chiedere scusa".
Un importante elemento di Al-Qaeda ha annunciato che "l'infedeltà e la tirannia del Papa potranno essere fermate solo se verrà perpetrato un grande attacco".

e si sa che vi sono stati omicidi ed altre minacce proferite fino da "eminenti" capi di stato esteri, significa che gente con questo tipo di imprinting in casa nostra e' un pericolo per l'incolumita' di tutti. Quindi si faccia in modo che questa gente se ne vada da se'; ed ove non fosse disposta a farlo la si spedisca altrove con le buone o con le cattive. E se qualcuno verra' denunciato o finira' in galera per aver difeso casa sua, si convinca che non durera' per molto in quanto questo regime di terrore virtuale si regge sull'ignavia della gente. Basta poco perche' crolli miseramente con chi l'ha instaurato; proprio come in URSS. Non ci si spaventi per le solite accuse : "fascisti, nazisti, xenofobi"... perche' sono proprio queste che tengono la gente buona per paura di sembrare "cattiva". E intanto qualcuno ci scava la fossa sotto i piedi e bastera' una spintarella perche' ci finiamo dentro. Mentre scrivo so che in tutta Europa la gente comincia ad organizzarsi; fino in Stati nei quali il rischio e' assai piu' elevato di quanto non lo sia da noi, ma la liberta' vale pur qualche rischio. In caso contrario si finga di nulla; si parli di "finanziarie" di "concertazioni", di "scandali" come se intorno non accadesse altro che questo. Chi s'attende dal tal partito o dall'altro una reazione perlomeno "umana": s'illude. Ci sono quelli che seviziano e quelli che si lasciano seviziare con volutta': sono masochisti entrambi e non ci si puo' fare alcun affidamento. Noi, almeno, muoviamo le chiappe. Andiamo fuori, organizziamo una strategia perche' il tempo passa e non torna piu'.

21 settembre 2006

Eurabia esiste

Lo dice Oriana Fallaci ne "La Forza della Ragione"? o Bat Ye 'or nei suoi "Islam and Dhimmitude: Where Civilizations Collide" e "Eurabia: The Euro-Arab Axis"? Anche. Ma lo conferma l'autorevole giornalista italiano di origini egiziane Magdi Allam in un question time online patrocinato da Il Corriere della Sera il 20 settembre 2006. Ad una domanda specifica, il giornalista risponde "Si'" senza se e senza ma. Si tratta di un'opinione isolata? Parrebbe di no: si tratta di una consapevolezza che sta crescendo in tutta l'opinione pubblica europea; consapevolezza determinata dall'osservazione di fatti oggettivi che vengono sistematicamente ignorati e rimossi dal potere costituito merce' una politica che non ha nulla di casuale, ma che viene strutturata e perseguita con determinazione.

Che si tratti della semplice conseguenza di un progetto geostrategico europeo secondo il quale l'inclusione dei paesi arabi viene vista come una necessita' di sopravvivenza economica, o di quel "collaborazionismo" di cui Fallaci accusa la leadership europea, nonche' quella dei rispettivi stati membri, e' un fatto ormai acclarato che in UE di Islam non si puo' parlare: ne' bene, ne' male; lo possono fare solo i musulmani, altrimenti si puo' essere inquisiti, incriminati e condannati; a volte anche uccisi. E questo senza considerare le indebite interferenze esterne che stanno ormai assumendo la dimensione di una minaccia quotidiana, a cui l'autorita' pubblica non ritiene nemmeno di dover dare una risposta. E la saggezza popolare ci dice: "chi tace acconsente".

L'incolpare di questo la natura imbelle dell'homo europaeus uscito da due disastrose guerre mondiali significa stornare dalla realta' alla psicologia le responsabilita' oggettive che riposano su persone fisiche con nome e cognome; il che e' perfettamente in linea con l'impianto schizofrenico-ideologico al quale s'informa ogni analisi nel vecchio continente, ovvero, cio' che va sotto il nome di "soggettivismo" o "relativismo". E si sa che entrambi conseguono ad un altro "ismo": l' "individualismo". Ad ogni individuo corrisponde un'opinione diversa; basta che quattro persone la pensino allo stesso modo e che queste condividano una qualche forma di strategia che la democrazia se ne va a farsi benedire e con lei la liberta', la sicurezza ed ogni altra caratteristica propria di uno Stato organizzato, moderno, evoluto. E se quest'osservazione dovesse accreditare una qualche forma di "complottismo", non so che farci... mi pare si tratti di un assunto incontrovertibile del quale esistono prove quotidiane. "Cio' che e' in basso e' come cio' che e' in alto", secondo gli antichi alchimisti e cabalisti... le minoranze organizzate possono stare in basso come in alto e tutte insieme distruggono ogni Stato democratico ed ogni "comune sentire".

Indubbiamente e' l'impianto stesso della UE che e' "utopista"; e questa e' un'osservazione che viene da autorevoli dissidenti sovietici che hanno conosciuto bene, per formazione, l'ideale marxista e la sua realizzazione pratica nella vita di tutti i giorni. Alcuni di loro si spingono addirittura ad identificare nella UE la sponda europea, o "casa comune europea", a cui l'URSS sarebbe dovuta approdare per salvarsi dall'implosione. Questa tesi sarebbe confortata da documenti che comproverebbero l'avvenuto accordo tra il socialismo bolscevico e quello menscevico europeo; un fatto storico di enorme rilevanza che e' stato volutamente ignorato dalla cultura e dall'informazione. Basterebbe osservare come i piu' importanti partiti comunisti europei si siano convertiti in un amen al menscevismo; basterebbe conoscere la guerra sanguinosa tra le due fazioni socialiste, per capire che una conversione del genere e' una cosa assolutamente straordinaria. Ebbene il progetto utopista di "Eurabia" altro non sarebbe che la traslazione di "comunismo" ad "europeismo", secondo studiosi come V. Bukovskij; rimanendo intatta la collaudata struttura sovietica alla quale verrebbe attribuita solo una denominazione differente. Ogni altra politica, o geostrategia, sarebbe conseguenza dell'utopia che si vuole realizzare, e l'irenismo culturale e religioso altro non sarebbe se non un tentativo di omologazione socialista.

Anche l'assunto secondo il quale l'immigrazione sarebbe necessaria in virtu' del declino demografico, per abbassare il costo del lavoro, per soddisfare l'esigenza di manodopera, e' attaccabile da ogni lato, in quanto se vigessero realmente criteri economici l'immigrazione sarebbe scelta in base alla produttivita', e tutti sanno che ci sono popoli piu' o meno produttivi. L'osservare che in molti stati europei gl'immigrati non fanno nulla e il loro mantenimento pesa su tutta la comunita' e' cosa oltremodo semplice. L'osservare che popolazioni inintegrabili nei tessuti nazionali, non contribuiscono in nulla alla crescita demografica delle rispettive comunita' nazionali, ma solo alla crescita delle rispettive culture annidate nelle societa', sarebbe cosa oltremodo semplice per chiunque volesse farlo, ma non lo si vuole fare. Evidentemente si tratta di un ambizioso progetto che si propone di creare un "uomo nuovo" che non sia ne' bianco, ne' nero, ne' islamico, ne cristiano, sul modello del melting pot e della societa' USA. Va da se che l'Europa e' gia' abitata da popoli con varie identita', non ha widelands sconfinate e la densita' media abitativa e' tale da non poter nemmeno essere lontanamente paragonata con quella degli stati del Nuovo Mondo.

L'Eurabia sarebbe dunque un progetto geostrategico secondo il quale le etnie e le culture preesistenti sarebbero da sacrificare sull'altare di una nuova utopia che somiglia molto a quella sovietica, ma, si sa: dopo l'utopia venne il disastro che tutti conosciamo.

19 settembre 2006

Martin Lutero II, la "Religione di Pace" e gli EuroUtopisti

Il signor Joseph Ratzinger deve ringraziare il suo famoso Alias se dopo la ben nota Lectio Magistralis ultima scorsa non si e' ritrovato sull'augusta scrivania una denuncia per "razzismo", "xenofobia" e "vilipendio" da parte di un'autorita' giudiziaria ligia al dogma della Confraternita de' Frati Piagnoni Brugellensi. Sarebbe proprio comico che un Papa fosse messo sotto inquisizione, ma non lo e' affatto, come ampiamente illustrato da Ida Magli: qui. Cambiano i tempi, le egemonie, e dunque anche le inquisizioni; Benedetto XVI diventa ora una specie di Martin Lutero che affigge le sue Tesi sul portone della Cattedrale di Worms. E il Papa ha veramente molto in comune con il Padre della Riforma: fino la nazionalita'; come lui ha fiducia nella Parola (piu' comprensibile di Verbum), e come lui preferisce l'illustrazione della Parola, rispetto all'imposizione ex cathedra. E poi una cattedra vera e propria non ce l'ha, nonostante il suo Vicariato, e non ce l'ha in quanto la Chiesa Cattolica la pensa assai diversamente da lui su quasi tutto. Si tratta di un Re senza regno il che ce lo rende ancora piu' simpatico di quanto gia' non sia; in quanto libero cittadino che sa argomentare sulla Dottrina in modo raffinato, in quanto "dissidente" all'interno di un conformismo inamovibile dalla marxistiches praxis, in quanto assediato da orde di analfabeti ineggianti allo "sforzo" corporale. Ma cio' non basta per estendere la pur totale adesione al suo pensiero, all'istituzione ch'egli dovrebbe rappresentare, ma che non rappresenta affatto per cio' che attualmente e'. Questa Chiesa Cattolica, che fa dell'universalismo cristiano una specie di marxismo religioso non ci piace affatto. Gli universalismi sono proprio quelle dottrine che hanno trasformato l'Occidente in una specie di contenitore nel quale tutto puo' essere collocato; uno stampo che assume via via la forma di cio' che vi viene messo all'interno; ed una religione, come una cultura, e' una "forma", pertanto e' invariabilmente chiusa, o almeno, non puo' cambiare senza perdere i tratti per cui si distingue dalle altre forme. Il difendere quest'istituzione per come attualmente e', significa legittimare la tesi aberrante secondo la quale alcune culture devono negoziare la propria identita' sul furor populi dell'
"interlocutore", accogliere indiscriminatamente ed oltre ogni umana ragionevolezza l' "altro" solo perche' "povero", rinunciare alla propria identita' etno-culturale per non sembrare "nazisti", lasciarsi invadere per non sembrare "cattivi". L'assoluta identita' tra l'individuo che rappresenta l'istituzione e l'istituzione stessa, non c'e' ancora, come del resto, non c'e' nemmeno l'obbedienza dei cattolici, che starebbe alla base del principio gerarchico di Santa Romana Chiesa. In tale contesto mi pare piuttosto presuntuoso il richiedere ad un laico di schierarsi con l'uomo e contemporaneamente con l'istituzione.

16 settembre 2006

Cimiteri e multiculturalismo

Conosco il Cimitero degli Allori di Firenze; ho alcuni cari che riposano li' dove sta per essere tumulata la salma di Oriana Fallaci. Si tratta di un camposanto nel camposanto; una parte di terra riservata agli evangelici battisti italiani e stranieri. Gl'italiani protestanti di tale confessione usano ancora riunirsi in templi come quello di via Ognissanti, a pochi metri dall'Arno e dal ponte di S. Trinita. Trattandosi di una comunita' molto esigua, tutti si conoscono tra loro e tutti si ritrovano a pochi metri l'uno dall'altro una volta morti. Questo e' il multiculturalismo che in Italia abbiamo sempre conosciuto; anche la piccola comunita' ebraica non fa eccezione, e tutti questi frammenti di societa', spesso si frequentano tra loro e si stimano reciprocamente. Ormai le cose sono cambiate in quanto le citta' sono cresciute per dimensione e l'individualismo ha prevalso su qualunque comunitarismo religioso o secolare; e' difficile anche solo conoscere il nome del proprio vicino di casa e nei cimiteri ci si va solo se v'e' ancora un posto libero, quando si ha il denaro per prenotarsi due zolle, se no ci si fa cremare, cosi' i parenti non avranno nemmeno piu' il fastidio di doversi recare a fare vista ai propri cari; nemmeno il 2 novembre, che ancora fino a qualche tempo fa era il giorno dell'anno nel quale si perpetuava il culto dei defunti. Se le citta' diventano terra di nessuno grazie alla poltica multiculturalista degli ultimi anni, i cimiteri non fanno eccezione. Se la convivenza e' spesso difficile, ci si ritrova fino a dover vigilare sui cimiteri perche' non vengano profanati dalle "pacifiche" comunita' aduse a dipingere pietosamente croci, per lo piu' uncinate, sulle lapidi, o a sostituire l'opera dei necrofori con qualche decennio d'anticipo. Il rischio che corre la salma della nostra amatissima Oriana e' questo, dopo le minacce in vita si sa per certo che qualcuno tentera' di profanare la sua tomba dopo morta. Nonostante cio' ha preferito non farsi cremare, mostrando di che pasta era davvero il suo coraggio ed investendo chi rimane di un'incombenza che viene da una Tradizione la cui eredita' qualcuno dovra' ben cominciare a raccogliere, prima che qualcun altro decida che nemmeno le nostre ossa sono piu' degne di riposare sulla nostra terra. E se vi fosse ancora qualcuno che pensa che quest'andazzo si puo' aggiustare con il "dialogo", s'illude: quando la prevaricazione della politica giunge al punto di privare i cittadini della sicurezza da vivi e fino da morti la violenza si rende necessaria.

15 settembre 2006

Bollettino dall'Anatolia

Tutto bene. Oggi nessun bombardamento in Eurabia che, Troia com'e', non se n'accorgerebbe manco, tanto e' impegnata nel corpo a corpo con lo straniero; e come tutti sanno, ama stare sotto, e da sotto si vede male e si sente anche peggio. Ma la penetrazione, qualche volta, ci guadagna in profondita' e tutto il resto e' secondario; come sono belli quei giovanotti abbronzati... che mi frega se sono tanti? Anzi, meglio, tutti insieme sono meglio che uno alla volta. Ma come mi piace il multi-cul-tura-l'istmo...

Oriana Fallaci forse non avra' nemmeno una tomba, se no la scoperchierebbero, e comunque vi si rivolterebbe dal ridere dopo che il discorso del pontefice sulla condanna dell'uso della violenza nella religione e' stato accolto a pesci in faccia dal mondo musulmano che, per una volta, ha deciso di coniugarsi al singolare, recapitandoci "coram populo" la dichiarazione di guerra che nessuno voleva farsi consegnare, ma l'Eurabia e' ancora impegnata ad "accogliere" e per questo secolo c'ha il carnet tutto impegnato: non ha tempo per queste quisquilie.

Ma nessuno gliel'ha spiegato al nostro amato Papa che non si puo' condannare il Jihad poiche' e' il piu' importante dei sette pilastri dell'Islam? E lo "sforzo" non e' mica quello che dicono a noi imbecilli d'occidentali... lo Jihad e' violenza e morte per tutti i miscredenti che non si sottomettono ad Allah ed al suo profeta. Non c'e' male per un teologo.

Benedetto XVI° si e' scusato: complimenti per la comprensione. Santa Romana Chiesa si e' convertita, e con lei tutta la cristianita' cattolica: se lo mettano bene in testa i suoi fedeli. Non ci resta che sperare nei Protestanti. E l'Oriana se ne va perplessa non si sa bene dove, ma sotto sotto piange per non ridere.

E quella Troia e' ancora li' a farsi dare dentro.

14 settembre 2006

La globalizzazione bifronte

Per chi scrive di ineluttabile c'e' solo la morte. Non e' tale la globalizzazione, ne' lo sono la societa' multietnica e quella multiculturale; questi sono processi economici e politico-sociali scientemente e coscientemente pianificati, attuati e diretti da persone. Non si tratta di manne graziosamente cadute dal cielo o piaghe imposte alle societa' umane dissolute e senza speranza di redenzione. Non eventi la cui origine e' imperscrutabile, ma la conseguenza di una strategia progressiva che mira nientepopodimeno che a ricreare l'Eden in terra: si tratta di materialismo allo stato puro.

In particolare la cosiddetta "globalizzazione" e' lo stesso liberismo economico nella sua fase di massima espansione. E non e' nemmeno una grande novita' in quanto ci sono stati gia' due tentativi, nella prima meta' del Novecento, che si sono scontrati con qualcosa di davvero "ineluttabile", ovvero una pandemia disastrosa e l'effetto a catena di altre cause economiche ed umane. Le guerre, al contrario di cio' che si pensa, non l'hanno impedita, ma ne hanno moltiplicati gli effetti, tanto che chi e' ideologicamente avvezzo a vedere complotti ovunque, tende a vedere nel Capitale e nella concentrazione economica la causa prima di ogni conflitto; il che, nel caso della Ia GM, e' ormai quasi una certezza, ma non certo per la IIa, della quale si puo' ben dire che ha avuto motivazioni opposte, anche se "ineluttabilmente" ha finito per agevolare il fenomeno in oggetto.

NazionalSocialismo Fascismo e Sol Levante hanno dichiarata guerra alle potenze economiche occidentali ed alle "democrazie plutocratiche": una guerra ideologica al liberismo economico: hanno fatta la guerra alla globalizzazione. Si dira': e l'URSS non era altrettanto anticapitalista? Nient'affatto. Il socialismo bolscevico non contestava il capitalismo, ma il fatto che questo fosse diretto dall'alto, concentrato nelle mani di pochi. Una globalizzazione dal basso e' l'obiettivo stesso del marxismo. Dunque la globalizzazione economica e' l'obiettivo del liberismo, del socialismo e di quella cosa indefinibile che e' il "riformismo di sinistra", nella cui definizione si trovano elementi inconciliabili tra loro, anche se l'analisi di partenza rimane quella marxista.

Ne consegue che se liberali e socialisti considerano entrambi "fatale" la globalizzazione, non ci rimane piu' nessuno che la consideri un male, o quantomeno un fenomeno che potrebbe interrompersi e nella cui eventualita' sarebbe auspicabile avere una strategia di riserva. Perche' se l'ultimo fallimento della global-economy ha portato alla crisi del '29, non si puo' nemmeno immaginare che accadrebbe ora in un caso analogo.

L'unico movimento politico, o meglio, "sociale" che si oppone alla globalizzazione bifronte e' - anzi, dovrebbe essere - quello dei "no-global".
Allora chi sono i "no-global"? Nella maggior parte dei casi si tratta di forze politiche che, consapevolmente, o meno, fanno capo alla sinistra estrema o anarchica, anche se spesso rifiutano una precisa collocazione secondo l'antiquato schema destra-sinistra, ma fondamentalmente si tratta di persone che vengono dall'esperienza marxista e della quale hanno conservata l'analisi, pertanto la globalizzazione la vogliono, ma solo come piace a loro. Parlare di "antagonismo" e' pertanto l'ennesimo falso ideologico, poiche il movimento e' organico e collaterale al socialismo e, qualche volta, al riformismo di sinistra che, come detto sopra, fa un gran minestrone, ma rimane fondalmente ancorato all'analisi marxiana.

Chi si oppone realmente al liberismo economico sono ormai pochi intellettuali usciti da liberalismo, socialismo o fascismo e, come tali, evitati come la peste e scomunicati dagli uni e dagli altri perche' in odore di eresia o additati come fautori di "purezze razziali" solo perche' desidererebbero reinterpretare e conciliare Tradizione e Modernismo: Evola e Marinetti. Questo e' cio' che passa il convento in un regime democratico. Ecco perche' la globalizzazione e' "fatale ed ineluttabile" nonostante il libero scambio e la libera circolazione di uomini e merci, stiano rispettivamente per colonizzazione culturale e disordine globale, nessuno e' in grado di formulare una proposta alternativa.

09 settembre 2006

Antifascismo? No grazie

Mi si chiede perche' insista tanto su questa tematica. Desidero forse il ritorno del Duce? Auspico l'avvento di uno stato totalitario che promulghi leggi razziali e fucili gli oppositori? Fino tra gli amici c'e' qualcuno che si tiene alla larga quando tocco alcune tematiche, il che significa solo una cosa: scottano ancora dopo sessant'anni. La Repubblica Italiana nasce dall'Antifascismo? Ebbene, vediamolo cos'e' stato l'Antifascismo, anzi, dato che ci siamo vediamo pure il Fascismo, tanto per "completezza d'informazione". Non c'e' molta gente che si occupa di queste cose, semplicemente perche' "tiene famiglia"; lo puo' fare un intellettuale di sinistra, solo se espressamente incaricato di farlo, e cosicche' il "riformismo" possa trovare un fondamento diverso da Stalin; lo puo' fare il fascista redivivo perche' tanto non lo legge nessuno e i suoi colleghi sono tutti stati ammazzati per tempo; nessun altro lo puo' fare, se no scatta il solito anatema antifascista ed i pennivendoli di regime lo scuoiano, se proprio non possono fare a meno d'ignorarlo, come da prassi consolidata nei gulag sovietici.

Allora entriamo in medias res (non ho scritto mediaset).

L'Antifascismo che noi conosciamo nasce da un ricatto. Un ricatto interno allo stesso CLNAI ed alla stessa ANPI, il giorno dopo l'assassinio di Benito Mussolini a Dongo. Assassinio? Gia', quando un capo di stato viene fucilato in mezzo ad una strada senza un regolare processo, per il sottoscritto, si tratta di omicidio; e non si dica delle teorie liberali di Locke, che quelli che l'hanno ammazzato erano esattamente della stessa pasta del Duce e venivano dal Socialismo quanto lui.

Il giorno 29 aprile 1945 il CLNAI si riuni' su istanza di Luigi Longo (capo del PCI per l'Alta Italia), non appena questi ricevette la comunicazione dell'avvenuta esecuzione. Non esiste un verbale di questa riunione, ma il Pisano' riporta uno stralcio fattogli pervenire da un membro del CLNAI.

« O voi, signori, accettate il fatto compiuto, e lo avallate con una dichiarazione ufficiale assumendo con noi la responsabilita' dell'uccisione di Mussolini, e allora l'unita' antifascista continuera' ad essere operante. O voi respingete questa responsabilita' addossandola soltanto a noi comunisti, e allora spezzerete l'unita' antifascista con tutte le conseguenze che ne deriveranno. »

E che avrebbe potuto significare "spezzare l'unita' antifascista"? Che i partigiani comunisti avrebbero fatti fuori i colleghi. Ne hanno fatti fuori lo stesso a migliaia, ma l' "unita' antifascista" e' ancora operante dopo 60 anni.

E che forma di governo puo' nascere da un ricatto simile? Che "libere elezioni" si possono tenere in un simile contesto? Si sa che il tempo sana molte ferite; che la gente cambia di pensiero, magari si pente... ma l'antifascismo che noi conosciamo e' ancora questo e, come dimostrato da questo testo, nelle dichiarazioni ufficiali delle cariatidi sopravvissute alla mattanza non esiste alcun accenno al compromesso teste' illustrato. Soprattutto degli Alleati non se ne parla nemmeno, quasi fossero stati un incidente della storia. Allora perche' stupirsi dell'ignoranza di chi pensa ancora alla "lotta del bene contro il male"? Sono, siamo, stati tutti educati cosi'.

07 settembre 2006

E adesso il "negazionismo"

Tanto per aggiungere al blasone del sauro anche le qualifiche di "antisemita" o "nazista" che concorrono a delineare il suo profilo insieme ai gia' detti e stradetti: "xenofobo" e/o "razzista", "omofobo", senza dimenticare "fascista" che ormai viene cortesemente regalato fino ai pastori persiani perennemente indecisi se scegliersi una compagna tra una donna ed una capra.

Il fatto incontestabile che chi scrive abbia amici ebrei, cosi' come anche omosessuali, sara' del tutto irrilevante, cosi' come che sia un convinto "sionista" e che abbia ricevuta una parte del suo addestramento militare, ed una magnifica ospitalita', nella base aerea di Tel Nof in Israele. A chi rifiuta il dogma di turno viene negato il diritto a ricevere la pur minima cortesia che gli uomini civili riservano a chi non la pensa come loro; ma si sa che ormai le civilta' si equivalgono tutte, dunque: tutti sono civili, e nessuno e' civile.

Ebbene, il "negazionismo" e' ormai un reato che discende da un altro reato: l' "istigazione all'odio razziale". Ad una persona normale sfuggirebbe il nesso tra le due materie di pertinenza, nondimeno ormai tutti sono straconvinti che questo nesso esista e il senso critico va a ramengo, di pari passo con il grado di civilta', come detto sopra. Dunque chi rifiuta di accettare un fatto storico universalmente riconosciuto e' un "negazionista", quasi la Storia fosse immutabile e non invece il frutto di continue revisioni. Si badi, che con il termine, non s'intende il rifiuto ad ammettere la sconfitta napoleonica di Waterloo o l'abbattimento del WTC ad opera di al Qaeda, ma il mancato riconoscimento dello sterminio degli ebrei avvenuto per mano dei nazi-fascisti o il suo ridimensionamento in termini di vite umane; cosa che chi scrive non usa contrassegnare in base all'appartenenza religiosa, ma si dice che cio' sia inevitabile a causa della stessa selezione delle vittime da parte dei loro carnefici. Il criterio in se non mi entusiasma considerato il fatto che le "categorie" sterminate erano piuttosto varie, ma posso capirne le motivazioni, sebbene da un punto di vista storico si tratti di un metodo assolutamente originale. Ma il punto che mi preme e' l'evidenziare quanto il termine "nazi-fascista", abusato in tutte le salse, sia uno dei soliti falsi storici che nutrono il ponderoso volume del politically correct, ovvero quei lemmi che non vanno messi in discussione pena la scomunica, ma anche l'arresto e la condanna, come avviene in molti paesi europei. Segue un esempio per il quale il sottoscritto si becchera' anche del "negazionista" semplicemente per aver detta la verita'.

A chi ravvisasse tra le mie righe una qualche "apologia di fascismo" - altro reato degno di ulteriore esame - andrebbe ricordato che se e' vero che almeno 2000 ebrei italiani parteciparono attivamente alla Resistenza dopo il 1943 (non prima), tra il 1928 e il 1933 gli iscritti ebrei al PNF ammontavano a 4920, cioe' il 20% del totale della popolazione di "razza" ebraica, il che puo' fare presumere che se leggi razziali non fossero state promulgate e l'Italia non avesse aderito al progetto di "socialistizzazione del mondo" di Hitler, tali sarebbero rimasti, quando non fossero aumentati. E' chiaro che dopo il '34 Mussolini considero' "sacrificabile" l'esigua comunita' ebraica italiana (circa 55.000 persone) pur di aderire all'ambizioso progetto tedesco, ma e' una menzogna il dire che il fascismo fu fin dalle origini antisemita, in quanto molti ebrei furono "fascisti della prim'ora" e molti furono i finanziatori ebraici di Mussolini; ancora piu' falso e' il sostenere che vi fosse un piano di pulizia etnica disegnato dal fascismo che avesse per oggetto lo sterminio degli ebrei italiani. E' assai probabile che la strumentalizzazione avesse per obiettivo l'apparire piu' in sintonia con le teorie razziali naziste, la solita operazione di facciata come si usa spesso in Italia, ma gli storici allineati sono certi del fatto che la campagna d'odio antiebraico fosse identica a quella nazista; un fatto e' certo: gl'italiani non divennero antisemiti per questo, cosi' come la stragrande maggioranza dei gerarchi fascisti; ed anche chi fu favorevole alla "superiorita' ariana" lo fu piu' nella forma che nella sostanza. Quanto agli "stermini" di ebrei realizzati in Italia per mano dei fascisti e delle SS, questi ammontarono a circa 300 persone, comprese le Fosse Ardeatine (circa 77 vittime), avvennero tutti dopo il '43 e quando la comunita' ebraica era gia' schierata apertemente in armi contro la RSI per la quale gli ebrei vennero definiti: "stranieri" ed "ostili" senza distinzione di sorta, il che, puo' essere fino comprensibile considerata la guerra senza divise partigiana. Altro dogma ancora in attesa di una spiegazione e' quello che vorrebbe l'esistenza di un accordo esplicito tra italiani e tedeschi finalizzato alla consegna dei perseguitati ai carnefici che li deportavano al nord, cosa della quale alcuni studiosi dicono non esservi ombra di dubbio, nonostante non esista uno straccio di documento che lo provi; soprattutto considerato il fatto che si ha notizia di un solo caso nel quale cio' sia avvenuto e cioe' quello di del campo di concentramento di Fossoli dopo l'avvicendamento del comando tra italiani e tedeschi. Considerato che il numero dei deportati ebrei (italiani e stranieri) dall'Italia ammonta a circa 6500 persone (su quasi 70.000), mentre quello dei deportati dalla Francia di Vichy ammonta ad oltre 80.000 si potrebbe fino pensare che il fascismo non fu molto coscienzioso nell'applicare le leggi razziali e che queste si limitarono prevalentemente all'esclusione ed all'emarginazione della comunita', trovando una rigida applicazione solo in casi sporadici o in alcune sfortunate coincidenze di sovrapposizione di comando tra italiani e tedeschi. Qualcuno va addirittura piu' in la mettendo in relazione l'opera di alcuni gerarchi fascisti, che salvarono centinaia di migliaia di persone fuori dai confini d'Italia, e l'allestimento di alcuni campi di concentramento nel meridione d'Italia, che sarebbero stati un escamotage per sottrarre dette comunita' alle SS, ma francamente e' difficile dirlo, anche se alcuni rabbini testimoniarono in tal senso agli alleati che trovarono i campi e certificarono che questi erano strutture autogestite che non avevano nulla in comune con i lager nazisti ed erano fino piu' in ordine degli stessi campi che in USA vennero allestiti per i residenti giapponesi durante il conflitto.

Nonostante questi dati siano difficilmente confutabili sul piano storico, le stragi furono "nazi-fasciste" e chi lo negasse sarebbe perseguibile in quanto "negazionista", "nazista", "fascista" etc. Sul fatto che i collaborazionisti francesi fossero indubbiamente piu' efficienti dello stesso governo italiano, nessuno ne dice nulla, poiche' Maman la France e' sempre Maman la France. Chi poi s'azzardasse a dubitare sul numero dei deportati e uccisi o del fatto che gli ebrei fossero effettivamente 6 milioni rischierebbe fino una sorte peggiore. In ogni caso, in un paese realmente libero e democratico ognuno puo' credere a cio' che gli pare: ai Sette Nani, al Socialismo, al Fascismo, che Marx fosse gay ed a qualunque cosa a cui la Storia avesse data una spiegazione diversa e piu' verosimile. In Europa si sente molto la mancanza di questa cosa qui scritta in USA oltre due secoli fa e mai modificata.

05 settembre 2006

Ancora sulle "razze"

Siccome spedire la stessa risposta a parecchie persone non mi e' possibile per vari motivi, vorrei chiarire un paio di cose a proposito dei post precedenti "Razze e specie umane".

1) che non mi sono inventato niente e che cio' che ho scritto corrisponde a quello che l'antropologia e la genetica molecolare confermano. Posso certo aver commesso qualche errore dato che non sono un tecnico, ma l'impianto generale degli scritti e' stato considerato "soddisfaciente" da una persona che puo' vantare un'indubbia competenza in materia. Anche se tra gli stessi scienziati non c'e' piena uniformita' di vedute, nondimeno l'impianto generale dei testi si conforma ad una delle teorie piu' in voga al giorno d'oggi, ma del doman non v'e' certezza... e si naviga a vista: la scienza non e' una religione.

2) che la mia critica all'egualitarismo si fonda sul metodo UMANO di percezione, in quanto nessuno dispone di un microscopio atomico che usa ogni volta che entra in contatto con un suo simile (vedi etimologia: non sta per "uguale"). Il caso del verme che ho citato dovrebbe essere sufficientemente esaustivo: condividendo l'uomo e il verme, pressoche' lo stesso patrimonio genetico secondo questo metodo, sarebbero anch'essi "uguali", dunque e' necessario un supplemento di metodo basato sui criteri sensoriali: come volevasi dimostrare: Linneo l'aveva gia' fatto nel Settecento.

3) che i miei scritti non intendono esprimere alcun apprezzamento o giudizio di ordine morale. Dovrebbe essere pacifico, trattandosi di argomenti scientifici, ma noto che qualcuno dura fatica a capirlo; ebbene, a queste persone non ho nulla da dire poiche' qualunque cosa dicessi verrebbe interpretata in modo irrazionale il che esula dallo scopo che mi sono prefisso.

3) che la percezione del "diverso" e' un meccanismo non disgiunto dalla percezione dell' "affine": attenuando l'una si attenuerebbe anche l'altra, ma in ogni caso non si puo' influire per via culturale su di un meccanismo che ha altre origini e che per gli evoluzionisti e' da ricercarsi addirittura nell'orogine della vita e non solo in quella della/delle specie umana/e. La cultura puo' attenuare tale percezione, ma il "razzismo" rimane e viene trasmesso per via ereditaria.

4) che le percezioni di cui sopra fanno parte del meccanismo di selezione proprio della specie umana (homo sapiens sapiens), ma nei gruppi etnici funzionano esattamente come se gli uomini appartenessero a specie differenti, pur essendo, ovviamente, interfecondi.

5) che tale meccanismo sovrintende alla stessa SOPRAVVIVENZA della specie umana e dello specifico sottoinsieme. Attenuare un tale meccanismo e' cosa poco auspicabile come puo' essere osservato nel caso di popoli dell'Amazzonia e della Papuasia, i quali sono scomparsi perche' non hanno saputo riconoscere il pericolo che veniva loro dai "diversi".

Mi auguro che queste precisazioni siano d'aiuto a chi mi ha chiesto lumi. Chi desiderasse spiegazioni piu' esaustive puo' rivolgersi agli esperti di cui ho pubblicati gl'indirizzi per esteso

01 settembre 2006

Il mito della Resistenza

Dopo 60 anni c'e' ancora chi ha il coraggio spudorato di mistificare una realta' nota a pochi storici, prevalentemente fascisti sopravvissuti e pervicaci, quindi collocati tra i reietti della Storia, ma quando nemmeno un Giampaolo Pansa, giornalista e storico inequivocabilmente "di sinistra", con il suo "Il sangue dei vinti", viene preso molto sul serio, significa solo una cosa: la conoscenza della Verita' non sarebbe solo un rischio per la Prima Repubblica, sarebbe una jattura per la repubblica tutt'intera che e' nata, appunto, dalla Resistenza, o meglio, da cio' che si pensa essa sia stata, cosa della quale non e' lecito nemmeno il dubitare pena il solito, noioso e patetico anatema di "fascista", il che, dopo 60 anni, costituisce un fatto tragicomico ed un unicum in tutto il mondo occidentale.

Cio' spiega la necessita' di agitare continuamente lo spettro del fascismo e l'educare intere generazioni all'odio di tutto cio' che puo' incrinare il mito stesso marchiando il bersaglio in modo ben riconoscibile per escluderlo dall' "arco costituzionale" di turno: un ulteriore artificio nell'artificio creato con l'esplicito intento di rinchiudervi dentro ogni abbozzo di "destra" nella pia illusione che nessuno, prima o poi, s'accorga che tutte le dittature del novecento sono nate nello stesso Socialismo coniugandolo in tutte le salse: nazionali, internazionali ed etniche. Per essere "fascista" e' dunque sufficiente il non essere "di sinistra", e questo dice chiaramente su "chi" abbia poste la condizioni per lo scontro ideologico e fisico in Italia nell'arco di tutto il novecento, non popoli desiderosi di liberta' o stremati per il disastro di due guerre mondiali, ma il solito Karl Marx in persona.

La verita' "vera" e' che la Repubblica Italiana e' sempre stata socialista, fin dal '48; di un socialismo diverso da quello di Mussolini che venne smantellato in fretta da socialisti e liberali insieme - e che ancora adesso il sindacato rincorre - di quello stesso socialismo della "settimana rossa" dei primi del novecento, la cui violenza, unita al disprezzo riservato ai reduci della Ia GM, condusse il Cavalier Benito Mussolini (capito adesso perche' insistono sul cavalierato di Berlusconi?) ad abbandonare l'ideale internazionale, mentre a Livorno nasceva la sua nuova, e piu' aggressiva, versione nella forma di un partito radicale filosovietico, che resiste tutt'ora
anacronisticamente, in una percentuale ragguardevole solo in Italia ed in Francia.

Il mito autoalimentatosi in oltre 60 anni di ininterrotta disinformazione si basa su di un falso storico che non ha eguali in tutta Europa, nemmeno nella Germania ex nazista, e questo e' la "vittoria" dell'antifascismo sul fascismo. Una specie di lotta del bene contro il male, della ribellione del cittadino contro un regime autoritario in quanto tale: "male assoluto" in se e per se, come ammettono gli stessi ex fascisti che non hanno avuta la disgrazia, o la grazia, di vedere con i propri occhi cio' che accadde in Italia tra il '45 e il '48, ma direi anche oltre, a meno che non vogliamo credere che la lotta di classe portata innanzi dalle varie formazioni comuniste anche ai nostri giorni sia un fenomeno diverso: un mito conseguente ad un altro mito... evidentemente glitaliani sono una societa' mitologica, dunque hanno scarsa propensione a vedere la realta' per quella che e', e devono costantemente inventarsi interpretazioni fantasiose per fare quadrare i fatti con l'ideologia... non riuscendovi quasi mai, come prevedibile, del resto.

E quale sarebbe dunque la "verita' storica" negata dall'antifascismo? Che la guerra e' stata vinta dalle truppe Alleate; che la Resistenza e' stata un fenomeno marginale, inferiore allo 0,0qualcosa della popolazione italiana che rimase fedele al consenso fascista nonostante la guerra disastrosa - altro mito degno di ulteriori riflessioni; che nel territorio della RSI ogni resistenza era stata quasi spenta, e se non fosse stato per il cedimento della Linea Gotica lo sarebbe stata del tutto; che in via Rasella non vi e' stato alcun atto di eroismo, ma una carneficina che poteva essere prevista, cosi' come dovunque le truppe fasciste e quelle d'occupazione naziste affiggevano i manifesti che rendevano noti i termini della decimazione; che Mussolini fu fino all'ultimo contrario a soluzioni non rispettose della legalita', tanto che i prefetti praticavano gia', a seconda delle realta' locali, un "fascismo" senza il Duce; che l'esecuzione del Presidente della RSI venne rapidamente attuata per impedire che questi potesse rendere nota la "sua" verita'; che gli stermini avvenuti prevalentemente nell'Italia del nord sono stati interamente commessi dai partigiani comunisti che si preparavano alla rivoluzione; che questi avvennero in un modo tanto brutale da non poter trovare giustificazione nella repressione fascista, tanto che i questori erano spesso adusi a fare il doppio, triplo o quadruplo gioco; che gli uccisi non furono solo i nemici che si macchiarono di atrocita', ma tutti coloro che potevano essere messi in relazione con il passato regime, poi i possidenti, poi i sacerdoti ed infine gli stessi partigiani "bianchi"; che se non fosse stato per gli Alleati, i Carabinieri ed i Tribunali speciali, individui come l'ex Presidente "emerito" della Repubblica Scalfaro, avrebbero fatta fucilare mezza Italia. In altre parole, non si tratto' di "guerra civile" che, come dice bene Piero Buscaroli, trae sempre la sua origine in un contesto multicuturale trascurato per secoli sullo stesso suolo comune, ma di "lotta di classe". Pertanto la "memoria condivisa" e' una solenne presa in giro quando non un'infamia agli occhi di chi ha vissuta la realta' ed e' stato salvato, meno che quattordicenne, dal linciaggio dei "partigiani" per opera delle truppe anglo-americane.

Chissa' che fra cent'anni non si riesca a fare chiarezza; per l'intanto il socialismo dialettico l'abbiamo ancora al governo, ma non fosse stato per Berlusconi staremmo ancora alle "convergenze parallele", gli "opposti estremismi" e tutti gli artifici retorici che hanno via, via incrostata l'Italia repubblicana fino a renderla asfittica. Che muoia dunque presto soffocata l'Italia "antifascista" per rinascere senza ulteriori, inutili e faziosi attributi.
 
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