Lo PseudoSauro

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22 agosto 2006

Un tanto al chilo

Visto che dei problemi culturali relativi all'immigrazione, nonche' dei risvolti socio-antropologici annessi e connessi, pare non fregare nulla a nessuno. Considerato che e' in nome di criteri socio-economici, per non parlare di quelli ideologico-religiosi, che la nuova "migrazione" viene giustificata, anzi auspicata, vediamo un po', per sommi capi, come e perche' funziona il rapporto tra domanda ed offerta di lavoro sul territorio nazionale: ammesso che questo termine abbia ancora "cittadinanza" italiana.

Dal dopoguerra l'istituzione della famiglia si e', almeno visibilmente, fatta piu' blanda, fino al punto di giungere a considerare "famiglia" i "nuclei" unifamiliari. L'estensione dei pieni diritti individuali alle donne ha, di fatto, piu' che raddoppiata la domanda di lavoro, considerato che le donne costituiscono oltre il 60% della societa'. E l'offerta? E' raddoppiata anche lei? No.

L'apertura delle frontiere, europee prima e mondiali poi, ha fatto si' che l'immigrazione incrementasse la domanda in una percentuale ragionevolmente identificabile tra un 10 e un 15% del totale nazionale. E l'offerta? E' aumentata di conseguenza? No.

In un tale contesto, trovo assai curioso che sia tanto difficile reperire manodopera sul suolo nazionale senza dover ricorrere a quella straniera, quando non alla delocalizzazione tout-court.

Da che il regime fascista ha costruito intere citta' la popolazione e' piu' che raddoppiata e il dopoguerra ha visto la ricostruzione ed un'espansione delle aree urbane ancora "a misura di famiglia", ma i nuovi nuclei unicellulari moltiplicano "almeno" per cinque le esigenze abitative. Naturalmente i nuovi immigrati non li si puo' stipare nelle cantine... L'edilizia ne ha tenuto conto? No.

Adesso diamo un'occhiata alla qualita'. In uno stato pseudo-socialista, quale e' stata l'Italia in tutto il dopoguerra, il titolo di studio "garantito", il lavoro "garantito" hanno fatto si' che la maggior parte della popolazione trovasse un'occupazione vita naturaldurante senza saper fare pressoche' nulla. In tale contesto dal nord Europa "scendono" i profughi del comunismo, assai piu' preparati, nonche' disperati, che introducono la competizione in un luogo dove questa non esiste quasi, con il risultato che in interi settori produttivi gl'italiani costosi e obsoleti vengono progressivamente sostituiti senza che esista un welfare decente; anzi: questo viene adattato piu' alle esigenze degli stranieri che a quelle degli autoctoni che, inani quali sono, non sono nemmeno capaci di protestare.

Ammetto che la mia e' un'analisi assai grossolana, ma, quanto al pensare ed allo scrivere, non mi riesce proprio a fare di meglio. Mi si dica ove avessi sbagliato e mi si fara' cosa gradita.

6 commenti:

Monsoreau ha detto...

Domani riproduco una intervista (del 1999 !) che mi è stata inviata via mail.
A conferma del fatto che il pericolo derivante da una certa immigrazione non assimiliabile, perchè non vuole essere assimilata, non era solo un allarmismo del Cardinal Biffi (e, modestamente, nostro).
Ma tanto a sinistra non lo capiranno mai. Come ho già avuto modo di scrivere: se giustificano e "comprendono" persino l'assassino di uno dei loro compagni, vuol proprio dire che per loro "i svulàzen", sempre e comunque.

Lo PseudoSauro ha detto...

Macche'... i coccodrilli planano come i condor da altezze vertiginose. Pero' anche dalle nostre parti le idee non sono molto chiare. Manca il coraggio di sfatare i miti collettivi. Si ha paura ad essere "di destra" fino in fondo, perche', sotto sotto, si beve la solita broda culturale. Tutti i disastri del novecento sono venuti dalla sinistra che, qualche volta, ha fatto reazione a se stessa sposando nazionalismo a socialismo. Se guardi bene, a parte la dittatura militare di Franco, tutte le altre sono state piu' o meno caratterizzate da un marcato socialismo; su base etnica, culturale, o che so io, ma sempre socialismo. Nell'ambito della destra storica sono nate tutte le democrazie parlamentari, comprese quella austrica e quella anglosassone, ma nell'immaginario collettivo: destra=fascismo. E gli ex fascisti devono smarcarsi; gli altri preferiscono non rischiare e il risultato e' che ci troviamo tra il socialismo puro e la socialdemocrazia, senza alcuna sfumatura intermedia. Stiamo tornando al vecchio pluralismo di facciata.

Anonimo ha detto...

Domanda:
Gl'imprenditori italiani hanno un etica sociale?

Zagazig

Lo PseudoSauro ha detto...

Zag: la risposta e' ovvia: no. Il guaio e' che non hanno neppure profonde convinzioni laiche o religiose che possano garantire "almeno" un intervento individuale sulla societa'; come la "moral suasion" USA. C'era una specie di etica nazionale retaggio del fascismo, ma l'avete smantellata voi. Certo e' che se con il sistema cooperativistico fate come la mezza luna rossa che soccorre solo i musulmani, l'unica etica possibile rimane quella di partito, il che non puo' che perpetuare lo status quo. E' per questo che io penso che un liberalesimo di stampo anglosassone sia irrealizzabile in Italia: mancano le "radici" protestanti; quelle cattoliche vedono sempre l'intermediazione di qualcuno o qualcosa, e passare dal Clero allo Stato non e' poi molto diverso. Anche qui si cerca di creare una qualche forma di consapevolezza, ma manca il quid.

captainoconnell ha detto...

Intanto un giovane prima dei 30 anni difficile che riesca a rendersi autonomo...

Lo PseudoSauro ha detto...

Capitano, mio capitano... io conosco dei vecchi che non ci sono riusciti nemmeno loro...

 
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