Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

Se ti interessano le ultime notizie sul NWO (che non esiste) fai click sul countdown appena sopra.

I commenti saranno disattivati a causa dell'impossibilita' di curarne la gestione.
Il sauro apologizza (ormai si dice cosi') per l'inconveniente.
Chi volesse contattarlo usi il mail link sulla destra (ovviamente) e si armi di certosina pazienza. :-)

30 luglio 2006

Consigli per gli acquisti


Il Heckler Koch MP5 Submachinegun e' un must per ogni societa' multiculturale. E' un po' caro, ma e' certo meglio di quei ferrivecchi degli AK47. Si raccomanda di tenerne uno almeno in cantina, sempre che questa sia facilmente raggiungibile, se no sta bene anche sotto il materasso anche se cio' e' poco adatto alle fisime delle principesse sul pisello per le quali dev'essere necessariamente piccolo e sferico. Se qualcuno temesse di essere arrestato per detenzione di armi da guerra se ne faccia una ragione, tanto ormai si rischia di essere arrestati con una qualsiasi altra fantasiosa motivazione. Si consiglia di fare seguire rapidamente l'acquisto effettivo al pensiero perche' quest'ultimo ne costituirebbe gia' di per se motivazione sufficiente e reati come questo non rientrerebbero in alcun provvedimento d'indulto, a meno che l'imputato non avesse precedenti penali concernenti: omicidio, strage, rapina a mano armata (il reato di "terrorismo" e' stato depenalizzato), comprovanti la perizia del detentore; l'appartenenza del detentore all'esercito o alle forze dell'ordine sara' considerata un'aggravante. E' possibile acquistare online questo utensile: qui, ma la ditta produttrice non assicura che la merce giunga sempre a destinazione. Eventuali proteste potranno essere inoltrate qui. E' altresi' consigliabile il provvedere a crearsi un munizionamento di riserva di almeno 4 caricatori senza dimenticare di cambiare spesso la disposizione dei proiettili onde non incorrere in sgradevoli inconvenienti o umilianti cilecche.

Questo consiglio mi viene da un amico libanese che alla multiculturalita' ha dedicata l'intera vita, oltre ad un orecchio e ad un piede.

Aggiornamento
su Blacknights l'argomento viene trattato con maggiore serieta' di quanto non sappia fare il sauro.

28 luglio 2006

Amatori & Dilettanti pericolosi

Ma guarda un po'... Il Ministro Amato si e' accorto che l'immigrazione e' un emergenza e non solo una "risorsa"... la sagacia di quest'esecutivo e' davvero sorprendente. Non che il governo precedente si fosse molto discostato dalla politica finto-umanitaria e vero-mercatista della UE... ma perlomeno vi aveva posto un qualche limite... a parere di chi scrive, del tutto insufficiente, ma si trattava pur sempre di qualcosa, tanto che la pressione visibile delle popolazioni provenienti dal sud del mondo, nonche' di quelle giunte dagli ex paradisi socialisti, si era notevolmente ridotta. "Visibile" in quanto cio' che si puo' avvistare da Lampedusa, difficilmente lo si nota ai valici austriaci, francesi, svizzeri, ai porti e agli aeroporti; del resto in un continente senza piu' confini ognuno si sposta come vuole... i barconi sono solo una mossa ad effetto del califfo di turno che ci vuole ricordare - senza per altro riuscirci - quanto siamo scemi; il grosso dei "migranti" transita per le vie ordinarie, mica si nasconde nei portabagagli delle auto...
Oddio, il regolarizzare in meno di 5 anni la posizione di oltre 600.000 clandestini arrivati non si sa come sul territorio nazionale e' una cosa che non si permette di fare nemmeno il governo canadese... e non so se avete presente la trascurabile differenza geopolitica tra Canada ed Italia... A fronte di questo: e cioe' dell'immissione sul territorio di una popolazione equivalente a due medie citta' italiane, nessuno ha costruito ne' una citta', ne' un quartiere; con il che si potrebbe presumere che di case ve ne siano ormai in abbondanza... oppure, piu' semplicemente, si finge di non sapere che le "risorse" andranno a vivere ammonticchiate in qualche scantinato il cui affitto sara' pagato a peso d'oro. Sara' anche una concezione "liberista", ma mi sembra di ricordare che la guerra civile in USA e' sorta anche per motivi simili a questi, solo che all'epoca si chiamavano ancora le cose con il loro nome, e nella fattispecie: "schiavismo".
Il nostro solerte amministratore esordisce cosi' in una trafelatissima conferenza stampa: «Solo negli ultimi 15 giorni sono arrivati a Lampedusa oltre duemila clandestini, prevalentemente cittadini maghrebini». Monsieur De La Palice avrebbe applaudito a scena aperta il suo degnissimo emulo. E chissa' perche' "maghrebini"... stai a vedere che quella matta che va cianciando da anni d'invasioni islamiche, forse c'aveva azzeccato... E per fortuna che ci sono pure i nigeriani, che da cristiani consapevoli di cio' che accade in Africa ai loro confratelli, con i musulmani hanno parecchi conti aperti... metti un sikh o un fervente cristiano africano per ogni musulmano immigrato e vedrai che quest'ultimo tendera' ad allargarsi molto meno... insomma: la pace sociale e' assicurata, come si puo' verificare ormai in mezzo mondo.
Ma il problemuccio rimane intonso: in Italia di spazio non ce n'e'... e quando non ce n'e per il gigantesco nigeriano, non ce ne' nemmeno per il minuscolo indiano... ma noi facciamo pochi figli... gia', allora chiamiamo gente che li faccia al posto nostro? Non sara' che ne facciamo pochi perche' siamo fin troppi? E con migliaia d'aborti ad ogni anno mi si dovrebbe spiegare perche' i poveri feti uccisi non potrebbero invece essere fatti nascere ed adottati dallo Stato in perfetto stile Martinitt... o dalle coppie sterili o "difformi" che i bambini vanno ad adottarli altrove... Naturalmente si tratta di un falso problema: non c'e' spazio, ma l'economia spinge per la riduzione del costo del lavoro e questo e' il bel risultato: gli autoctoni costano troppo, allora li sostituiamo con persone meno esigenti e torniamo ad essere "competitivi". L'etica che sta alla base di questa prassi avrebbe fatto vomitare Adolf Hitler in persona... ma c'e' chi si ostina a definirla "umanitaria" e fino "progressista".
Naturalmente il cianciare di "porte aperte" non migliora certo la situazione. E il governo in carica ha posto tra i primi punti del proprio programma l'abolizione di quella pur blanda forma di controllo e dissuasione che era la legge "Bossi - Fini" bollandola come "retrograda" e: udite, udite... "fascista". E qual'era, per l'appunto, la politica del governo fascista di Mussolini? Esportare l' "italianita'", intesa come civilta', ed aumentare lo "spazio vitale" per il bene della Nazione, fichtianamente intesa come "popolo italiano". Il che poneva a presupposto che la nostra "civilta'" fosse "superiore", perlomeno a quella bantu'... Ma ormai l'italianita' si e' ridotta al "made in Italy" e questo si puo' fare anche in Cina, non e' necessaria la sagacia del popolo italiano... le civilta' sono paritetiche: sia che i rispettivi individui costruiscano grattacieli, sia che si cibino di scarafaggi... facciamo un bel minestrone, ritorniamo alla societa' tribale, cosi' riporteremo la "competizione" alla sua naturale consistenza e, imbelli come siamo ormai, finiremo tutti per farci scannare in casa nostra; con buona pace di tutti i "Karl": Marx quanto Popper.

25 luglio 2006

Viviamo in uno Stato di polizia?

Niente paura. Considerato che nell'attuale ordinamento e' il magistrato preposto a dirigere e coordinare le indagini - al fine di evitare che i poliziotti cattivi buttino dalla finestra gl'inquisiti - la Polizia di Stato e' una specie di animale domestico sottoposto a castrazione e nonostante cio' non ha acquisito nemmeno un filo di grasso... un autentico miracolo, tra i tanti, in verita', dell'annoso regime virtuale che finalmente ha chiuso il cerchio ed e' diventato anche "reale" grazie alla grande ed indiscussa vittoria alle scorse elezioni politiche. Dunque possiamo stare tranquilli: non ci troviamo in uno Stato di polizia.

Va da se che quando la Giustizia avesse dieci decimi di vista, la stadera rotta da trent'anni e lo spadone enormemente piu' grande di Excalibur ci sarebbe di che preoccuparsi, ma, fortunatamente, c'e' il Calcio, con i suoi riti collettivi e catartici, che esercita un'ottima funzione di sfogo sociale, dunque l'insoddisfazione generale e' altrove ben canalizzata, senza dire del gusto giacobino che prova il poppolo quando si mette sotto inchiesta il potente di turno. Come ai tempi della Rivoluzione Francese, non importa che il malcapitato sia colpevole; importa che cio' che rappresenta sia additato all'opinione pubblica come il Nemico di turno, il che crea il consenso come avviene in tutti i regimi autoritari. Va altresi' osservato che questa prassi non e' peculiare dell'Italia, anche se qui raggiunge vette d'ineguagliabile eccellenza, ma investe ormai quasi tutto il vecchio continente con l'eccezione di alcune repubbliche ex sovietiche nelle quali il giochetto sarebbe, forse, troppo scoperto. In ogni caso l'Italia non e' uno Stato di polizia... e' uno Stato inquisitorio.

Il nostro Stato versa in tale stato "almeno" dal 1964, e cioe' da quando nacque la prima associazione politica di Magistrati, sorta - si dice - per porre un freno alla corruzione dilagante nel costume politico italiano. Siccome anche l'educazione di Stato versa in uno stato pietoso, almeno dal 1970, a nessuno verra' mai in mente di fare paragoni tra la situazione italiana dell'epoca e quella degli anni di Giolitti; dunque nessuno conoscera' il fatto che Mussolini conquisto' il potere proprio per lo stesso motivo. Chi non ci credesse vada a leggere i discorsi di fuoco di Turati, pronunciati per anni nel Parlamento Italiano, capira' dunque il perche' ci fosse la fila dei finanziatori dinnanzi alla scrivania dell'aspirante Duce d'Italia.

Dalle reminiscenze scolastiche di fine Mesozoico, mi sovviene, ogni tanto, dei requisiti indispensabili che una democrazia deve possedere per potersi dire tale; e questi, se la memoria non m'inganna, sarebbero: Rappresentativita', Separazione tra i Poteri dello Stato, Stato di Diritto. Togliamone uno a caso che gia' in una democrazia non siamo piu'. Mi si dica se attualmente se ne veda in funzione almeno uno che sia uno... ergo: non siamo piu' in regime democratico da oltre vent'anni, nonostante il rito formale si perpetui come prima, non v'e' piu' la necessaria coincidenza di Forma e Sostanza.

Riassumendo: non siamo in uno Stato di Polizia, ma in uno Stato Inquisitorio e i riti democratici sono ormai vuoti simulacri; fortunatamente ci e' rimasto il Calcio... o no?

*Siccome qualcuno finge di non aver capito: sarebbe come se Lenin avesse proibita la vodka. E' chiaro adesso?

15 luglio 2006

Nomen omen

Ovvero: la coincidenza di forma e sostanza, ovvero il destino scritto nel nome, quindi nella parola parlata, quindi nel pensiero stesso. La radice comune ad ogni civilta' sta tutta qui. L'etimologia intesa nel senso del significato al quale si cerca di risalire nella ricerca della "Veritas", anche questa, intesa come insieme delle cose percepibili attraverso i sensi, dunque, un termine inequivocabile che possa rappresentare e "tradere" la realta' attraverso la parola, parlata o scritta, che e' l'attributo piu' alto grazie al quale l'uomo si differenzia dagli animali.

Per cambiare il pensiero dell'uomo bisogna cambiare prima la sua lingua, perche' la lingua e' la summa della civilta' stessa; il modo con cui un'etnia prima e una civilta' poi si relazionano con il mondo circostante. E' noto come il poliglottismo e il levantinismo rappresentino spesso anche un limite, non solo quella risorsa in grado di mettere in comunicazione le diverse civilta'. L'uso di una lingua e' di per se stesso una dichiarazione di appartenenza, e questa non puo' essere molteplice o relativa, in quanto l'appartenenza e' una condizione materiale e spirituale al tempo stesso che sfugge ad ogni descrizione e non puo' essere rappresentata con la parola.

Nonostante ogni lingua sia anche una stratificazione dialogica di lingue preesistenti dovuta allo scontro tra le diverse rispettive civilta', questo avviene in tempi storici, che sono talmente lunghi da essere difficilmente percepibili all'individuo. Cosi' come la lingua cambia lentamente, cosi fa la civilta'. Ogni cambiamento repentino determina uno sradicamento dell'uomo dalle sue origini che puo' determinare effetti imprevedibili, primo fra tutti l'impossibilita' di riconoscere se stesso nel contesto culturale nel quale vive.

Temo che il problema dell'Europa sia proprio questo. Europa intesa nella sua accezione etimologica corretta, non quella greca classica raffazzonata sulla mitologia, ma quella che si puo' fare risalire alla lingua accadica di 5000 anni fa e che significa precisamente "Occidente" il che presuppone un punto di osservazione orientale, essendo la civilta' in oggetto collocata ove e' la Mesopotamia ora. Europa e Occidente sono esattamente la stessa cosa: etimologicamente e culturalmente.

Se la civilta' occidentale ha radici orientali sarebbe lecito inferirne che la divisione tra Occidente ed Oriente e' una divisione manichea ed approssimativa... invece no; perche' escludendo le civilta' che si sono formate nel contesto di etnie diverse e molto piu'' antiche, come quelle propriamente "asiatiche", nella cultura europea esiste un sincretismo che e' quasi del tutto assente in quella islamica che ha spazzato via ogni traccia del preesistente, conservando solo cio' che poteva essere sfruttato a fini utilitaristici e cioe' la propria espansione; raggiunta la sedentarieta' anche queste tracce delle civilta' preesistenti si sono notevolmente attenuate quando non sono scomparse del tutto. Il fatto che quest'operazione di sostituzione non sia sempre riuscita completamente non inficia l'evidenza del fatto stesso. Se nella civilta' europea mediterranea vi sono tracce della civilta' araba, non e' comunque vero il contrario, il che dovrebbe fare riflettere chi parla a sproposito di "scambio" culturale.

A distanza di 1600 anni il problema rimane esattamente lo stesso. Il pur collaudato sincretismo occidentale non riesce ad assimilare la cultura islamica, anzi, la sua naturale e duttile disposizione rischia di determinare l'effetto opposto come gia osservava piu' di 40 anni fa lo storico Henry Pirenne. La presenza massiccia di individui culturalmente inassimilabili, in costante crescita demografica sul territorio europeo, non lascia infatti dubbi sull'esito di questa colonizzazione subita senza alcun tipo di opposizione ne' culturale, ne' tantomeno fisica, anzi favorita con ogni mezzo proprio in virtu' di una fiducia che alla luce della conoscenza storica avrebbe ben labili fondamenti.

11 luglio 2006

Turna con Bukovskij

Certo di annoiare i nostri Ospiti progressisti ed altrettanto certo, come loro del resto dell'efficacia del sistema educativo, ed in particolare di "repetita juvant": beccatevi l'ennesima intervista a V. Bukovskij; sempre attuale, oserei dire "attualissima".

Intervista di Sergio Dalla Val

Può dirci qualcosa della sua storia? Sappiamo che lei è stato per dodici anni in un gulag.

Sono stato arrestato quattro volte.
Sono stato in un ospedale psichiatrico, poi ai lavori forzati e sono stato persino oggetto di scambio con il capo dei comunisti cileni Corvalan.

Ho letto che lei ritiene che il gulag non sia morto, ma che in qualche modo possiamo parlare di un gulag “nascosto” in Europa…

Sì, il gulag non è soltanto un campo di concentramento, è una mentalità, una psicologia di repressione politica, una suddivisione della società in nemici e non, che accompagna l’ideologia.

Quindi possiamo dire che il gulag oggi esiste ancora?

Certo, esiste nella mentalità della gente, anche se in molti paesi – come la Cina, Cuba o la Corea del Nord – esiste come esisteva un tempo nell’Unione Sovietica. In Russia i prigionieri politici furono rilasciati nel 1992 e fino al 2000 non c’erano più prigionieri politici. Ma sembra che si vada all’indietro, che il KGB controlli tutti gli aspetti della vita e sia tornato al potere. Al momento ci sono prigionieri politici, non sono tanti, ma stanno aumentando. La maggior parte della gente che protesta contro la guerra in Cecenia o contro l’inquinamento nucleare è stata accusata di aver rivelato segreti militari. Ma in realtà non sono segreti, sono cose risapute, l’autorità semplicemente non vuole che la gente ne parli. Questo è ciò che riguarda la Russia. Ma quando parliamo del gulag parliamo di un fenomeno psicologico e politico di controllo della parola e del pensiero, perché il gulag è uno strumento creato per controllare la società e riguarda non solo le persone che vi sono imprigionate, ma anche quelle che sono fuori, perché sono spaventate e non vogliono entrarvi. Quando Putin è andato al potere nel 2000, le persone in Russia hanno immediatamente capito che il KGB era tornato al potere, e subito si sono spaventate. Se prima c’era più o meno la possibilità di essere critici nei riguardi del governo, ora la maggior parte delle persone ha paura di dire qualsiasi cosa.
A proposito dell’Europa, sottolineo che c’è un inizio di gulag perché ci sono già gli strumenti per il controllo della parola, c’è già il gulag intellettuale. Se stai provando ad esprimere il tuo punto di vista sulle relazioni fra le razze, i generi, il sesso, e se questi punti di vista contraddicono quello che ora è l’establishment, sarai presto nei guai. Questa ideologia che genera il gulag è nota con il nome di politically correct, ideologia del politicamente corretto, che in pratica è uno strumento di controllo del pensiero…

Non è un fenomeno recente che l’opinione di chi è contro l’establishment venga emarginata…

No, è un fenomeno insolito, per due motivi. Lei sa che sono venuto in Occidente nel 1976, ho vissuto qui per venticinque anni e ho visto come le cose sono cambiate. Ricordo che all’epoca il dibattito era molto vivace, mentre oggi ci sono argomenti precisi di cui non si può parlare, se critichi la politica del governo che incoraggia l’immigrazione, sei accusato di essere fascista, se dici qualcosa contro il movimento dei gay, sei accusato immediatamente di essere omofobico. Ma essere contro la loro politica non vuol dire essere contro di loro. Eppure, non puoi criticare la loro politica senza essere accusato di essere omofobico! Questo è già controllo del pensiero, il primo passo verso il gulag.

Nota questo anche a Cambridge?

Sì, posso farle un esempio. L’estate scorsa abbiamo avuto il primo caso in Inghilterra: un uomo è stato arrestato per una battuta “politicamente scorretta”. Questo è accaduto nella tanto rinomata democratica Inghilterra. Che cosa aveva fatto? È un uomo molto noto che è spesso in televisione, stava parlando alla fiera nazionale e ha raccontato una barzelletta. È una situazione così strana che con questa storia del politicamente corretto molta gente abbia più privilegi di altri – diceva –, “a me basterebbe avere gli stessi diritti che ha un uomo di colore o una ragazza madre o una lesbica oppure un tossicodipendente”.

Come si chiama quest’uomo?

Robin Page. E così la polizia lo ha arrestato per la sua battuta “politicamente scorretta”. Naturalmente, non l’ha tenuto in prigione, però gli ha dato una nota. Ma questo è solo l’inizio, perché nel trattato di Nizza sono già stati specificati due nuovi reati: il razzismo e la xenofobia; con questo trattato hanno praticamente creato la polizia europea, che ha l’immunità diplomatica, quindi, molto più di quanto non avesse il KGB. Allora, immaginiamo le conseguenze di tutto ciò: possono dirti che tu in un qualsiasi bar hai raccontato una barzelletta, hai detto qualcosa contro il razzismo, per cui adesso possono arrestarti.

Qual è la sua opinione sull’Unione Europea?

È una vaga copia dell’Unione Sovietica, stanno tentando di creare qualcosa di simile e, proprio come l’Unione Sovietica, viene governata da venticinque commissari che non sono stati eletti, come il Politburo, si eleggono tra loro ma non sono stati eletti. È stata creata coercitivamente, infatti, le nazioni che non vogliono aderire sono obbligate, costrette. Per esempio, la Danimarca non ha voluto unirsi, allora hanno fatto un referendum nel quale la maggioranza ha detto no. Tuttavia, è stato detto alla gente che ne avrebbero fatto un secondo e un terzo, fintanto che non sarebbero riusciti a farla aderire.
Due anni fa in Irlanda hanno fatto un referendum sul trattato di Nizza, hanno votato contro, ma in un anno li hanno costretti a fare un altro referendum, e stavolta hanno votato sì. Quindi, non è per volontà propria che le nazioni aderiscono, ma sono costrette a farlo, molto spesso da pressioni economiche. Io vado spesso nell’Europa dell’Est e mi rendo conto delle enormi pressioni economiche ad aderire all’Unione Europea.

08 luglio 2006

La Pravda - KGB in Italia

"In Italia ci sono gia' molti agenti del KGB tra i politici. Il nostro uomo la' e' Romano Prodi" Cosi' l'ex colonnello dei servizi segreti russi (FSB) Aleksandr Litvinenko fu scoraggiato a "passare" in Italia ai tempi della guerra fredda.

La testimonianza non e' verificabile in quanto il teste chiave e' perito recentemente in un incidente stradale NDR.

07 luglio 2006

Ecco a voi la "costernazione"

Per la verita' volevo scrivere "collettivizzazione", ma siccome mi scappava da ridere alla vista di tutto questo fervore liberale preventivo... perche'? Perche' il famoso documento attribuito al Ministro Bersani, ma scritto quasi interamente dal Ministro Visco non era disponibile alla lettura fino a ieri Giovedi 6 luglio 2006... pero' tutti gia' plaudivano alla grande riforma. Ma proprio tutti: liberali e comunisti. I comunisti plaudono ad un decreto che liberalizza? Perche' che c'e' di strano? Hanno cambiato nome... E quelli che non l'hanno cambiato? Lo cambieranno, lo cambieranno. Avete presente Breznev? Uguale. Questi applaudono se stessi: applaudono e basta, senza alcun residuo senso del pudore. La Rivoluzione? Ma andiamo, siamo seri... quando mai... noi andavamo a lezione da Kennedy in quel posto la... come si chiama? La Baia dei Porci? Ecco proprio li'. Scusa, ma io a Dresda ho visto l'on. xxxxxx che parlava amabilmente con herr xxxxxxxxxx ... Ti sarai sbagliato. Credete che stia scherzando? Macche', un amico DS mi ha fatto un discorso cosi' ed io non l'ho registrato solo perche' sono un sauro pirla e gli amici non li tradisco nemmeno se sono comunisti. Naturalmente vi lascio immaginare la reciprocita'... ma qui la coscienza e' individuale, mentre di la e' collettiva... c'e' un po' piu' di confusione.

Ma qui divago troppo; in verita' volevo parlare dei servizi segreti (lo metto tra parentesi perche' suoni piu' segreto ancora)... al solito questi mattacchioni vanno un po' ridimensionati; un po' come fa il marito cinese con la moglie... un po' di legnate a casaccio per ricordarle chi comanda e punirla per cio' che sicuramente ha fatto. La summa del metodo democratico. Dicevamo... considerato che Berlusconi li ha rifatti a sua immagine e somiglianza, almeno un toupet o una bandana che scenda opportunamente sull'occhio destro ci voleva proprio... Chicco Testa pensa che l'immagine ne guadagnerebbe e Fassino trova che il risultato e' decisamente molto meno Borghese. La CIA? Che c'entra? E' tutta roba interna, e poi nel vecchio SISMI della controriforma ci avevano messo quasi tutto il KGB... non ci credete? Giuro. Non c'e' cosa piu' inutile al mondo del SISMI. Inutile per l'Italia, ma utilissima per tutti gli altri. Non me ne vogliano i panda che credono ancora nella Patria, ma quando il segretario dei DS ha per genero il Comandante in Capo dell'Arma... bisogna ridere per non piangere.

Sono dappertutto. Stavo tirando lo sciacquone quando ho visto scomparire di sfuggita un ciuffo e due baffi che sembravano quelli di Adolfo... nella vasca c'e' l'Ikarus che ad ogni virata mi sputa in faccia, in cucina c'e' una scatola di pomodori che sono cosi' rossi che un giorno o l'altro li apro per vedere cosa c'e' dentro. Quando appendo l'impermeabile l'attaccapanni mi dice qualcosa che non capisco in piemontese... insomma: una vitaccia.

Alcune domandine facili facili per aumentare la costernazione:

  1. Qual'era il paese piu' infestato dal KGB durante la guerra fredda?
  2. Che lavoro svolgono i circa 1000 agenti superstiti dell ex (?) KGB in tale misterioso paese?
  3. Qual' e' il paese piu' infestato dal KGB attualmente?
Nessuno si stupisca se queste cose non le dicono al TG :-)

06 luglio 2006

La coerenza a doppio taglio

Il tassinaro
Manifestino esposto su di un auto pubblica Tratto da Il Corriere della Sera online (mica bruscolini).


"Se il governo si fa condizionare dalle pretese o dalle proteste di questa o quella categoria, non può perseguire la sua missione".

Questo dice Romano Prodi, a proposito delle proteste delle categorie colpite ( mi pare proprio il termine esatto) dalle "liberalizzazioni" dei post comunisti - incredibile, ma vero; che come tutti i neofiti, devono palesare maggior zelo, sebbene mostrino di non aver ancora ben compreso come funzionano le regole democratiche, ma per queste cose ci vuole tempo, si sa...

"Il governo non puo' introdurre provvedimenti senza averli prima concordati con le parti sociali".

E chi l'ha detto? Sempre Romano Prodi non meno di un anno fa, in pieno berlusconismo; al che il sanguinario dittatore - ancorche' caimano - si e' adeguato.

Allora urgono alcune riflessioni:

1) Prodi e' semplicemente stupido, o solo disonesto?
2) Le politiche liberali, in Italia, sono ammesse solo se ad attuarle sono i sovietici?
3) E se sono i sovietici ad attuarle, siamo proprio sicuri che possiamo ancora chiamarle "liberali"?


4) I liberali "doc" (quelli che non sono mai stati sovietici) possono dirsi soddisfatti?


Chi fosse in grado di rispondere alle semplici domandine sopra e non avesse ancora la valigia sul letto sarebbe dunque, a parere di chi scrive, un cretino, o un elettore di centro sinistra, e nella fattispecie le due cose hanno ben piu' di una relazione in una democrazia rappresentativa.

03 luglio 2006

Libberali ed altri maccaroni

Ho scritto "liberali", anzi "libberali", ma si legge "liberisti", o"libberisti": quis vis. E perche' mai me la dovrei prendere con una parte importante dell'attuale elettorato di centro-destra nel quale, seppur parzialmente, anch'io mi riconosco? Semplicemente perche', considerato l'AWOL di cui sono tutti fautori, "di destra" non sono. E' noto e stranoto che i "liberal" in USA stanno tutti indiscutibilmente a sinistra. Le sottili distinzioni tra "libertarian" e "liberal" non hanno cittadinanza in Italia,semplicemente perche' nessuno ne capisce la differenza, tantomeno mostra di capirlo chi si fregia di distintivi con tanto di Bald Eagle o Liberty, quando non entrambi. A poco servirebbe la giustificazione che, dato l'assetto da Mesozoico della nostra Sacra Costipazione, piu' immutabile dello stesso Sacro Corano, a sinistra ci sia gia' il tutto esurito, nonche' la ressa per prendere il cartellino nell'attesa che qualcuno schiatti... una Destra inItalia non c'e' per Legge; non c'e' perche' non ci deve essere; perche' il nazionalismo e il fascismo sono la stessa cosa, perche' la destra e' brutta e retrograda ontologicamente (di per se stessa), dunque puo' esistere solo la sinistra o, alla meno peggio, il centro; se mai capitasse un Berlusconi qualsiasi lo si potrebbe anche ammazzare in ossequio a Locke e senza nemmeno dovere confessare al Parroco di Reggio nell'Emilia il "peccato". Insomma: un pluralismo assai avanzato nel quale la nuova forza libberale vuole ritagliarsi la sua fetta di legittimita' senza sporcarsi le mani ed accettando tutti i veti: dalla "xenofobia" fino al "fascismo"... se no non si sarebbe abbastanza trendy, si sa, ed un libberale porta le brettelle ed il papillon come si usa a Boston, mica si veste come quel buzzurro di Bush... alla propria immagine ci tiene.
A questa genia di illuminati libberali ed aspiranti scalzatori dell'eterna egemonia culturale e politica marxista continua a sfuggire un dettaglio insignificante, ovvero la radice stessa della loro denominazione. Senza laliberta' non si fa alcun liberismo: concettualmente e sostanzialmente. La mancanza della liberta' e' una condizione piu' che sufficiente per muovere ogni tipo di battaglia civile e fino una rivoluzione, perlomeno, nel paese di elezione di questi emuli dell'Albertone nazionale. Si plaude a qualunque "liberalizzazione" anche se attuata da un governo la cui legittimita' e'assai dubbia, indipendentemente dal fatto che questa sia sostanziale e senza molto badare alla quisquilia che tutti i poteri ora "forti" non farebbero che rafforzarsi una volta indeboliti quelli intermedi, alcuni dei quali sono appunto l'oggetto di questa brillante operazione di maquillage; cosa che suona talmente "liberale" da non suscitare nemmeno le critiche delle potenti forze socialiste che connotano l'attuale maggioranza (chissa') di governo. Non credo che in USA esista un solo politico che non abbia letto, o non si sia formato leggendo il Libro XI delle Leggi di Charles Louis de Secondat, Baron de La Brede e di Montesquieu... ed anche se tutti si sperticano contro i"conflitti d'interessi" di Berlusconi, non si considera la pinzillacchera che un assetto politico come quello italiano trasferito di sana pianta nella Giurisdizione USA (che ricordo essere basata sulla volonta' popolare e non su di una nozione astratta e sacrale del Diritto), determinerebbe uno sconquasso tale per cui tutti i partiti, per come in Italia li conosciamo, ed i loro dirigenti, finirebbero sotto processo prima e sicuramente in galera poi.
Per la Liberta' si combatte, e quando si combatte non si e' ne' "liberali", ne'"democratici": lo si fa per vincere; l'assetto lo si stabilisce poi, non prima o, peggio, "durante". Non esiste democrazia che si sia affermata in una tale competizione "democraticamente": nemmeno una, ma questa e' roba per politici... per essere libberali ormai e' necessario essere economisti... e che ci frega dunque se ad un superstato viene devoluta la Sovranita' Nazionale senza nemmeno passare per una consultazione popolare... basta che l'economia funzioni (!). E che c'importa se al posto di una complessa identita' culturale e politica comune ci si mette una moneta? Basta che il mercato funzioni (!) E che ci frega se la proprieta' di detta moneta sia di una banca e non dei rispettivi popoli ai quali viene addebitata anziche' accreditata? Quisquilie... I "valori" innazi tutto. Se la leadership attuale e' inadeguata, quella del futuro si profila semplicemente mostruosa... ma l'importante e' che c'abbia la statua di Eiffel tatuata sul portafogli

02 luglio 2006

Razze e specie umane 5

Segue i precedenti (ultimo)
Conclusione
Dunque se ne puo', anzi: se ne deve trarre la conclusione, che ogni individuo appartenente ad un qualsivoglia gruppo etnico o razziale e', a cagione della sua propria natura, razzista: ontologicamente e non per scelta individuale. Lo e' il nero dell'Africa centrale cosi' come il cinese meridionale quando si rapporta con individui appartenenti ad altri gruppi: indipendentemente dal fatto che questi siano piu' o meno affini. Se e' vero che la scienza puo' affermare con precisione che il DNA dei diversi ceppi etnici non differisce se non in piccole percentuali tra l'uno e l'altro, mentre un gap statistico molto piu' ampio puo' essere rilevato tra individui appartenenti allo stesso ceppo, e' altrettanto vero che la percezione dell'altro da se' e' sempre caratterizzata da una diffidenza piu' meno marcata, che e' la risultante del sovrapporsi dell'esperienza dei genitori; quando questa e' scarsa l'individuo e' piu' indifeso, come l'antropologia ha accertato nel caso di molte popolazioni aborigene dal Brasile all'Australia. Il riconoscimento dell'altro da se non puo' essere disgiunto dal riconoscimento dell'affine, in quanto il meccanismo e' il medesimo; se per ipotesi potesse essere selezionato e rimosso il primo, lo sarebbe anche il secondo mettendo a rischio la sopravvivenza del gruppo stesso. Il principio del riconoscimento e' infatti parte importantissima del meccanismo di selezione dal quale dipende la scelta del partner considerato piu' affidabile per garantire una prole sana e quindi la continuazione della specie. L'applicazione delle teorie filosofiche egualitarie, quindi, mal si concilia con la natura stessa dell'uomo che aspira alla diversita' ed al primato sugli altri uomini in misura del tutto simile a cio' che avviene nel regno animale. Si puo' attenuare l'aggressivita' attraverso la pacifica convivenza, ma cio' non puo' essere una condizione permanente e l'atteggiamento dei genitori non e' trasmissibile per via diretta ai figli, ma solo secondo schemi educativi che difficilmente possono competere con un'esperienza tramandata geneticamente per decine di migliaia di anni.

01 luglio 2006

Razze e specie umane 4

Segue precedenti
Qualche dato e considerazioni conclusive
I principali gruppi razziali sono presumibilmente sorti intorno a 200.000 anni fa quando avvenne la separazione tra Africani, Caucasici e Australo-Orientali; secondo J. Coon, nel 1965, i gruppi andrebbero distinti in: Europeo, Africano, Asiatico, Americano, Pacifico. Da Linneo (1707) in poi, molti studiosi hanno realizzato le catalogazioni piu' disparate, ma questa sembra tutt'ora valida nonostante la genetica molecolare abbia scelto parametri basati su altri caratteri come: gruppo sanguigno, capelli, dermatoglifi.

Come si puo' notare, la classificazione dello studioso e' basata su criteri eminentemente geografici e non tiene conto della pigmentazione che viene considerata ormai una caratteristica secondaria. In ogni caso la percezione individuale dell' "altro" vede il colore della pelle tra le prime differenze percepite indipendentemente dal fatto che cio' sia poco "scientifico" o, peggio, "politically correct". Ogni giudizio di carattere morale e' del tutto privo di senso; la percezione della diversita' tra razze fa parte degli ancestrali meccanismi di autodifesa di ogni gruppo razziale, non e' ne' una malattia mentale ne' un atteggiamento volontario, ancorche' possa essere attenuata attraverso una civile convivenza, non puo' essere rimossa per via educativa o selettiva.

Nonostante le culture liberal e socialista l'uomo ha ancora la spiccata tendenza a raggrupparsi per affinita' etniche, prima, e culturali poi: nelle metropoli come nei villaggi della Papuasia. Anche questa non e' segregazione o autosegregazione, ma un meccanismo naturale che sarebbe oltremodo pericoloso e stupido voler sanzionare. Infatti, la rimozione forzata dei meccanismi di autodifesa e selezione non potrebbe avvenire che nell'ordine delle migliaia di anni, quando non centinaia di migliaia, e difficilmente si potrebbe selezionare; quand'anche cio' fosse possibile si correrebbe il rischio di produrre individui del tutto privi di aggressivita', dunque con scarsissime possibilita' di sopravvivenza. Fino in USA nei quali e' stato operato il miracolo della "quasi" civile convivenza ed armonia tra gruppi razziali diversi, non si puo' dire che esista una effettiva parita' statistica ed il meticciato risultante dall'accoppiamento tra individui appartenenti a gruppi razziali diversi, viene percepito come estraneo sia al gruppo del padre che a quello della madre.

Segue
 
SauroModified on byLo PseudoSauro
Le immagini e i marchi su questo website appartengono ai rispettivi proprietari.I commenti ai rispettivi autori.