Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

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23 maggio 2006

I Nuovi Ottimati

«Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi pre­potenti... noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero» Lucius Sergius Catilina

6 commenti:

Anonimo ha detto...

...partecipo commosso...condoglianze a chi 'risiede' nella Repubblica che muore.
Un saluto dal quella che rinasce.
:-)


Zagazig

Lo PseudoSauro ha detto...

Zag: e'un po' come l'improvvisa vitalita' del moribondo... dai retta a me. :-)

Vieni a fare il neofuturista che nel minestrone c'e' anche un po' di Marx.

Monsoreau ha detto...

Beh ... io sono sempre ciceroniano e, tutto sommato, Catilina rappresentava allora il passato, come oggi lo rappresenta Prodi. Sembrava aver vinto, poi perse tutti. Spero che anche con il mio contributo Prodi e i suoi scherani seguano la stessa sorte ... :-D

Anonimo ha detto...

Grazie d'esserci,a te,a Nessie e a pochi altri.
Ci sono giornate in cui una teme di aver smarrito intelligenza,ragione e passione e crede che Prodi,gli ignavi,i ladri,i finti garantisti,i moralizzatori siano tutto cio'che ci resta da vivere.
Poi passa di qua e si ricorda di aver letto,amato e studiato, anche Cicerone.
E si rinfranca un po'.
Buona giornata a tutti.

Stella

Lo PseudoSauro ha detto...

Mons: kikero pro domo sua... ma in questo contesto Catilina ci stava proprio bene.

Stella: sono lusingato. Un abbraccio.

Anonimo ha detto...

E' desolante constatare dal tenore di taluni commenti come, nonostante i secoli trascorsi, la retorica intorno alla figura di Cicerone non sia tramontata e ci sia addirittura chi si vanta tutt'ora di essere "ciceroniano", quando invece tale aggettivo dovrebbe essere considerato sinonimo di vile, doppiogiochista, approfittatore, arrogante e meschino.
Uomo di eloquio elegante e dialetticamente assai abile, non v'è dubbio, il quale si è dimostrato capace di utilizzare le proprie doti oratorie solo per conservare i privilegi propri e della casta a cui apparteneva; atteggiamento che diviene ancor più insopportabile quando - come nel caso del nostro - si pretende di affascinare l'uditorio con discorsi ispirati a valori quali "giustizia", "onore" o nobiltà d'animo.
Aduso alle parole anzichè ai fatti, in quanto assolutamente privo del coraggio necessario per affrontare fisicamente i propri oppositori, non aveva però sdegno di prodursi nei più subdoli inganni, nei più indecenti compromessi, nelle più turpi macchinazioni che gli consentissero di isolare, o più spesso eliminare, i soggetti non funzionali al mantenimento del tanto apprezzato (da lui) status-quo; ma sempre senza "sporcarsi le mani", manovrando ad arte ribaldi e gonzi disposti a combattere le sue battaglie.
Nel 43 a.c. la letteratura latina avrà perduto forse un eccellente autore, ma certamente la sua carcassa avrà ammorbato la fossa meno di quanto i suoi discorsi avessero reso mefitica l'aria che si respirava a Roma.

nexus6

 
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