Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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27 maggio 2006

Segue "Archeofuturismo"

Avendo ricevuto parecchi riscontri al post precedente, nel quale e' pubblicato un lungo stralcio di "Archeofuturismo" di G. Faye, e non essendo questi commenti pubblici, mi preme di sottolineare che ritengo corretta la diagnosi dell'Autore, cosi' come le sue proposte finalizzate ad una ricostruzione dopo i disastri dell'egualitarismo. Questo non significa che io ne condivida in toto il pensiero, ma, come gia' detto, ritengo che questo sia l'unico testo, tra quelli da me letti, nel quale compaiono _tutti_ gli elementi che sommati insieme evidenziano l'incapacita' dell'Europa a fronteggiare le sfide a cui e' sottoposta: internamente ed esternamente. Sul ruolo dei blocchi geostrategici teorizzati da Faye non mi sono formato una chiara idea, quindi li vedrei semplicemente concorrenti tra loro come e' sempre stato nel caso di ogni egemonia. Sulle sue opinioni in materia di bioetica sarei, invece, di opinione assai diversa, cosi' come per l'assegnazione arbitraria delle religioni in funzione politico-amministrativa, il che mi parrebbe in antitesi con il principio di "arche'" teorizzato dall'Autore. Cio' che trovo assolutamente condivisibile e' soprattutto la sua considerazione circa la funzione di liberalismo e socialismo che, ben lungi dal determinare effetti contrastanti, mostrano inequivocabilmente una somma degli stessi, livellando inevitabilmente verso il basso la qualita' della vita umana in proporzione con il suo numero complessivo che tende a crescere soprattutto in ambiti culturali non "occidentali". Il misto tra l'approccio antropologico e quello ideale che sta nella soluzione proposta da Faye e', a mio avviso, cio' che fa realmente la differenza, vigente un regime culturale basato solo ed esclusivamente su criteri economicistici nel quale il tanto decantato "individuo" altro non sarebbe che la versione edulcorata di "consumatore", cosi' come "liberta'" starebbe al piu' corretto "liberta' vigilata". La teorizzazione delle differenze tra uomini e societa' umane non sarebbe dunque un abominio, ma semplicemente una presa d'atto della loro concreta esistenza che sia la cultura socialista che quella liberale rifiutano aprioristicamente in quanto entrambe tese verso ideali irrealizzabili.

23 maggio 2006

Archeofuturismo o NeoFuturismo

Nel bel libro di Guillaume Faye (Archeofuturismo, Barbarossa, 2000, Sinergie 231 pgg. 24.000 lire - 13,50 €) c'e' la piu' concreta risposta politica al disfacimento del modernismo, o post-tale, che mi sia mai stato dato di leggere. Ne pubblico un lungo stralcio e invito chi lo desiderasse ad acquistare il piccolo volume.

E' probabile che soltanto dopo che la catastrofe avrà abbattuto la modernità, la sua epopea e la sua ideologia mondiale, una visione del mondo alternativa si imporrà per necessita. Nessuno avrà la preveggenza ed il coraggio di applicarla prima dell’irruzione del caos. Dunque tocca a noi - a noi che viviamo nell’interregnum, secondo la formula di Giorgio Locchi - preparare fin da ora la concezione del mondo del dopo-catastrofe: essa potrebbe essere incentrata sull’archeofuturismo. Ma bisogna dare un contenuto a questo concetto.
A. Essenza dell'arcaismo
Occorre ridare alla parola "arcaico" il suo vero senso, positivo e non peggiorativo, conformemente al senso del sostantivo greco "arche", che significa allo stesso tempo "fondamento" e "inizio", ovvero "stimolo fondatore". Esso significa anche "ciò che è creatore e immutabile" e si riferisce alla nozione centrale di "ordine". Attenzione: "arcaico" non vuol dire "passatista", giacchè il passato storico ha prodotto la modernità egualitaria che fallisce, e dunque ogni regressione storica sarebbe assurda. E' la modernità che appartiene già ad un passato compiuto. L’arcaismo sarebbe allora un tradizionalismo? Si e no. Il tradizionalismo esalta la trasmissione dei valori e, a giusto titolo, combatte le dottrine della tabula rasa. Ma tutto dipende da quali tradizioni si trasmettono. Non sarebbe possibile accettare qualsiasi tradizione, per esempio quella delle ideologie universaliste ed egualitarie o quelle che sono sclerotizzate, museografiche, smobilitanti. Non conviene allora selezionare fra le tradizioni (i valori trasmessi) quelle che sono positive e quelle che sono nocive? La nostra corrente di pensiero è sempre stata lacerata e indebolita da una frattura artificiale, che opporrebbe i "tradizionalisti" e quelli che sarebbero "rivolti al futuro". L’archeofuturismo può riconciliare queste due famiglie mediante un superamento concettuale. Le poste in gioco che agitano il mondo attuale e che minacciano di catastrofe la modernità egualitaria sono già di ordine arcaico: la sfida religiosa dell’islam; le battaglie geopolitiche e oceano-politiche per le risorse rare, agricole, petrolifere, ittiche; il conflitto Nord-Sud e l’immigrazione di colonizzazione verso l’emisfero Nord; l’inquinamento del pianeta e lo scontro fisico fra gli auspici dell’ideologia dello sviluppo e la realtà. Tutte queste poste in gioco ci precipitano di nuovo verso questioni remote. Messi nel dimenticatoio i dibattiti politici quasi-teologici dei secoli XIX e XX, che in fondo erano discorsi sul sesso degli angeli. Il ricorrere delle "questioni arcaiche" e dunque fondamentali lascia sbigottiti gli intellettuali "moderni" che disquisiscono sul diritto degli omosessuali al matrimonio o su altre faccende insignificanti. La caratteristica della modernità moribonda è la sua propensione alla mancanza di senso e alla commemorazione. La modernità è passatista, mentre l’arcaismo è futurista. D’altra parte, come presentiva il filosofo Raymond Ruyer (detestato dall’intellighenzia della Rive gauche) nelle sue opere fondamentali "Les nuisances ideologiques" e "Les cents prochains siecles", una volta chiusa la parentesi dei secoli XIX e XX e conclusesi in catastrofe le allucinazioni ideologiche dell’egualitarismo, l’umanità ritornerà ai valori arcaici, vale a dire - molto semplicemente - biologici e umani (antropologici): separazione sessuale dei ruoli, trasmissione delle tradizioni etniche e popolari, spiritualità e organizzazione sacerdotale, gerarchie sociali visibili e normanti; culto degli antenati; riti e prove iniziatiche; ricostruzione delle comunità organiche intrecciate dalla sfera familiare al popolo; disindividualizzazione del matrimonio e delle unioni che coinvolgono la comunità allo stesso titolo che gli sposi; fine della confusione tra erotismo e intimità coniugale; prestigio della casta guerriera; ineguaglianza degli statuti sociali, non implicita - il che sarebbe ingiusto e frustrante, come avviene oggi nelle utopie egualitarie - bensì esplicita e ideologicamente legittimata; proporzionalità dei doveri ai diritti; applicazione della giustizia secondo gli atti e non secondo gli uomini, cosa che responsabilizza questi ultimi; definizione del popolo - e di ogni gruppo o corpo costituito - come comunità diacronica di destino e non come massa sincronica di atomi individuali. Per farla breve, diciamo che i secoli futuri, nel grande movimento a bilanciere della storia che Nietzsche chiamava "l’eterno ritorno dell’identico", ritorneranno in un modo o nell’altro a questi valori arcaici. Per noi Europei il problema è di non lasciarceli imporre dall’islam - cosa che, invece, sta accadendo proprio ora e in modo strisciante - bensì di imporceli nuovamente noi stessi, attingendo alla nostra memoria storica. Evidentemente l’ideologia oggi egemone - ma senza dubbio non per molto ancora - considera diabolici questi valori. Proprio come un pazzo paranoico vede lo psichiatra che lo cura sotto l’aspetto del demonio. In realtà questi sono valori di giustizia. Conformi alla natura umana più antica, questi valori arcaici rifiutano l’errore dell’emancipazione dell’individuo commesso dalla filosofia dei Lumi, che sfocia nell’isolamento di questo individuo e nella barbarie sociale. Questi valori arcaici sono giusti nel senso platonico del termine, perchè prendono l’uomo per quello che è - uno zoon politikon ("animale sociale e organico inserito nella citta comunitaria", secondo la definizione di Aristotele), e non per quello che non è - un atomo asessuato e isolato provvisto di pseudo-diritti universali e imprescrittibili. Più concretamente, questi valori anti-individualisti permettono la realizzazione di sé, la solidarietà attiva, la pace sociale, laddove l’individualismo pseudo-emancipatore delle dottrine egualitarie può sfociare soltanto nella legge della giungla.
B. Essenza del futurismo
Una costante della mentalità europea consiste nel suo rifiuto dell’immutabile e nel suo carattere faustiano, tentatore (nei due sensi del termine: "colui che fa dei tentativi" e "colui che fa subire delle tentazioni"), sperimentatore delle nuove forme di civilizzazione. Il fondo culturale europeo, ereditato dall’America, è avventuroso. E soprattutto è volontarista. Esso mira a trasformare il mondo attraverso la creazione di Imperi, o attraverso la tecno-scienza, e sempre per mezzo di grandi progetti. Questi ultimi sono la rappresentazione anticipata di un futuro elaborato. Il "futuro", e non il ciclo storico ripetitivo, è il cuore della visione europea del mondo. Parafrasando Heidegger, la storia è un "sentiero interrotto" che serpeggia nella foresta, oppure il corso di un fiume in cui bisogna incessantemente affrontare pericoli sempre nuovi e sempre nuove scoperte. D’altra parte, in questa visione futurista, le invenzioni della tecnoscienza (oppure i progetti politici o geopolitici) pensati come sfide non sono assunti in modo soltanto utilitario, bensì anche estetico. L’aviazione, i missili, i sottomarini, l’industria nucleare sono nati da sogni razionalizzati nei quali lo spirito scientifico ha realizzato il progetto dello spirito estetico. L’anima europea è contrassegnata da un’inclinazione al futuro, segno di giovinezza. In una parola, l’anima europea è storificativa [neologismo coniato per l’occasione, nel tentativo di rendere il senso che l’Autore dà all’anima europea come "dotata della capacita di agire/creare la storia"] e immaginativa (essa immagina incessantemente la storia futura secondo un progetto dato). Del pari, nell’arte, la civiltà europea fu la sola a conoscere un costante rinnovamento delle forme. Ogni ripetizione ciclica dei modelli vi è proscritta. Lo spirito dell’opera è immutabile (polo arcaico) ma la forma deve continuamente rinnovarsi (polo futurista). L’anima europea si colloca sotto il segno della creazione e dell’invenzione permanente - ciò che gli antichi greci chiamavano poiesis, ben consapevoli del fatto che l’asse direzionale, i valori, devono restare conformi alla tradizione. L’essenza del futurismo consiste nel pensare architettonicamente il futuro (e non di fare tabula rasa del passato): nel pensare la civiltà - in questo caso europea - come un’opera in movimento, secondo la concezione della musica propria di Wagner; in altre parole, nel considerare il politico non soltanto come la limitativa "designazione del nemico" data da Carl Schmitt, ma come designazione dell’amico e soprattutto come formazione del popolo nel futuro senza mai perdere di mira l’ambizione, l’indipendenza, la creatività e la potenza. Ma questo dinamismo, questa volontà di potenza, questa proiezione nel futuro si scontrano con diversi ostacoli: prima di tutto la modernità egualitaria li minaccia attraverso la sua morale della "colpevolizzazione della forza" e attraverso il suo fatalismo storico. Poi, in campo sociale, un futurismo deviato può dar luogo a delle aberrazioni utopiche, per il puro gusto del "cambiamento per il cambiamento". In terzo luogo, la mentalità futurista, abbandonata a se stessa soprattutto nel campo tecno-scientifico, può rivelarsi suicida, segnatamente nel campo dell’ambiente e dell’ecologia. Nasce di qui il rischio di una deificazione della tecnica, ritenuta in grado di risolvere ogni problema. Il futurismo, dunque, deve essere temperato dall’arcaismo - addirittura, con una formula un po’ azzardata: l’arcaismo deve epurare il futurismo. Per finire, la mentalità futurista è andata a cozzare contro delle barriere: limitazione della conquista spaziale per via dei costi elevati, banalizzazione e perdita di senso della tecno-scienza, disincantamento nei confronti di tutti i suoi valori positivi e "poietici" di mobilitazione, spoetizzazione e "disestetizzazione", mercantilismo generalizzato eccetera. Bisogna dedurne che il futurismo può divenire di nuovo agente/attore soltanto a patto di lanciarsi su nuove piste. E soltanto il mondo neoarcaico che si delinea all’orizzonte può ri-orientare il mentale futurista oltre gli impacci della modernità.
C. La sintesi archeofuturista come combinazione filosofica apollineo-dionisiaca Il futurismo e l’arcaismo rappresentano ciascuno l’intreccio indissolubile dei principi apollineo e dionisiaco, che sono sempre stati apparentemente opposti ma in realtà complementari. Il polo futurista è apollineo per via del suo progetto sovrano e razionale di messa-in-forma del mondo, e allo stesso tempo dionisiaco per via della sua mobilitazione estetica e romantica dell’energia pura. Dal canto suo, l’arcaismo è dionisiaco perchè tellurico: esso si richiama alle forze eterne e alla fedeltà dell’arche; ma allo stesso tempo e apollineo perchè si fonda sulla saggezza e sulla stabilità dell’ordine umano. Si tratta, in buona sostanza, di pensare insieme, secondo la logica inclusiva dell’et-et e non più secondo quella esclusiva dell’aut-aut, l’iperscienza del futuro ed il ritorno alle soluzioni tradizionali affioranti dalla notte dei tempi. Il futurismo è in realtà il più potente degli arcaismo; sulla base di un realismo purissimo, per realizzarsi un progetto futurista deve necessariamente ricorrere all’arcaismo. Di qui un paradosso: l’archeofuturismo rifiuta qualsiasi idea di progresso - tutto quanto attiene alla concezione del mondo di un popolo deve fondarsi su basi immutabili, anche se le forme e le formulazioni variano col tempo: da 50.000 anni a questa parte l’homo sapiens è cambiato di poco, e i modelli arcaici e premoderni di organizzazione sociale hanno dimostrato la loro validità. Dunque all’idea di progresso l’archeofuturismo deve sostituire quella di movimento. E' possibile notare una straordinaria compatibilità fra i valori arcaici e le rivoluzioni consentite dalla tecno-scienza. Perche? Perchè, ad esempio, non è possibile gestire con la mentalità egualitaria e umanitarista moderna le possibilità esplosive dell’ingegneria genetica o quelle delle nuove armi elettromagnetiche. L’incompatibilità fra l’ideologia egualitaria moderna ed il futurismo si vede bene nell’inverosimile limitazione dell’industria nucleare civile in Occidente attraverso un’opinione pubblica manipolata, o negli ostacoli pseudo-etici innalzati contro le tecniche transgeniche, la creazione di "ricostruzioni" umane o l’eugenetica positiva. Il futurismo sarà tanto più radicale quanto più ridiventerà arcaico; e dal canto suo l’arcaismo sarà tanto più radicale quanto più diventerà futurista. Beninteso, l’archeofuturismo riposa sulla nozione nietzscheana di Umwertung - rovesciamento radicale dei valori moderni - e su una concezione sferica della storia. Chiariamo il concetto. La modernità ugualitaria, poggiata sulla fede nel progresso e sullo sviluppo senza fine, ha adottato una visione lineare, ascendente, escatologica e soteriologica della storia. Si tratta di una laicizzazione della visione del tempo propria delle religioni salvifiche, del resto ampiamente condivisa sia dai socialismi sia dal democratismo liberale. Invece le società tradizionali (soprattutto non-europee) sviluppano una visione ciclica, ripetitiva e dunque fatalista della storia. Ma la visione nietzscheana (quella che Giorgio Locchi definiva "sferica") prende le distanze tanto dalla concezione lineare del progresso quanto dalla concezione ciclica. Di che si tratta? Immaginiamo una sfera, una biglia, che avanza disordinatamente lungo un piano, magari mossa dalla volontà, necessariamente imperfetta, di un giocatore di biliardo. Per forza di cose, dopo diverse rotazioni, lo stesso punto della biglia si troverà nuovamente a contatto del tappeto. E' l’eterno ritorno dell’identico - ma non dello stesso. Perche? Perchè la biglia non è immobile: se è vero che a toccare il tappeto è lo stesso punto della sfera, tuttavia la sfera medesima non si trova più nello stesso punto del tappeto toccato precedentemente. Si verifica dunque una situazione simile, ma in un luogo diverso. Lo stesso paragone può valere per le stagioni, e per la visione della storia propria dell’archeofuturismo. Il ritorno dei valori arcaici non deve essere concepito come un ritorno ciclico al passato (dal momento che questo passato ha, in tutta evidenza, fallito, poichè ha dato vita ad una catastrofica modernità), bensì come un riaffiorare di configurazioni sociali arcaiche in un contesto del tutto nuovo. Detto in altre parole, si tratta di applicare soluzioni antichissime a problemi totalmente inediti; ovvero di ricorrere ad un ordine dimenticato ma trasfigurato da un contesto storico differente. Ancora tre precisazioni di natura filosofica: innanzitutto l’archeofuturismo si distingue dall’abituale "tradizionalismo" grazie ad un’analisi differente della tecnoscienza, la quale ultima non dev’essere demonizzata e non è essenzialmente legata alla modernità ugualitaria. Al contrario, essa affonda le sue radici nel patrimonio etnoculturale europeo, segnatamente all’eredita ellenica. Non dimentichiamo che la Rivoluzione francese "non aveva bisogno di scienziati" e ne ha ghigliottinati parecchi. Seconda precisazione: l’archeofuturismo è una visione metamorfica del mondo. Proiettati nel futuro, i valori dell’arche sono riattualizzati e trasfigurati. Dunque il futuro non è la negazione della tradizione, della memoria storica del popolo, ma la loro metamorfosi e dunque, in conclusione, il loro rafforzamento e la loro rigenerazione. Azzardiamo una metafora: che cos’hanno in comune un sottomarino nucleare ed una triremi ateniese? Niente e tutto. L’uno è la metamorfosi dell’altra, ma tutti e due, in due epoche diverse, puntano esattamente allo stesso obiettivo e rispondono ai medesimi valori - anche sul piano estetico. Terza precisazione: l’archeofuturismo è un pensiero ordinatore - laddove "ordine" è la parola che più di tutte graffia la sensibilità dei cervelli moderni, preda della fallace etica individualista dell’emancipazione (o pseudo-tale) che ha prodotto sia l’impostura dell’arte contemporanea sia i disordini del sistema educativo o politico-economico attuale. Ma secondo la visione platonica espressa nella Repubblica l’ordine non è ingiustizia. Ogni pensiero ordinatore è rivoluzionario, e ogni rivoluzione è un ritorno alla giustizia dell’ordine. Un concetto che non sa fornire esempi della propria applicazione storica non è efficace. Il marxismo ha fallito in parte perchè Marx ed Engels, impantanati nella "filosofia del no" e nell’ipercriticismo, non hanno dato descrizioni realistiche, anche indicative, della loro "società comunista". Risultato: se la critica del capitalismo era in certi punti pertinente, al contrario la costruzione concreta del paradigma comunista si è realizzata nell’improvvisazione, secondo l’arbitrio di autocrati e tiranni. Il comunismo è crollato perchè, nonostante fosse un pensiero radicale in rapporto all’ordine borghese, esso è rimasto una logica astratta del risentimento che ha tentato di applicarsi mediante dogmi politici sbrigativamente schematizzati. Per il momento si tratta soltanto di aprire delle piste. La risposta allo scontro Nord-Sud in gestazione e all’ascesa dell’islam In quel processo di arcaizzazione del mondo iniziato negli anni Ottanta, la geopolitica moderna è stata sconvolta: l’islam riprende la sua avanzata conquistatrice interrotta per qualche secolo dalla colonizzazione europea; grandi movimenti di migrazione colonizzatrice dilagano nell’emisfero nord, come contraccolpo del colonialismo e dell’invecchiamento del Nord; tutta la problematica del XIX e del XX secolo - che opponeva da una parte l’Europa all’America del Nord e dall’altra, in seno al continente euroasiatico, gli "occidentali" (di cui i tedeschi non sempre fanno parte) agli Slavi - sta declinando. La tensione- e un domani lo scontro - è ormai fra il Nord e il Sud. Noi ci troviamo già di fronte a sfide archeofuturiste. E' aberrante soccombere al mito angelista dell'"integrazione multirazziale" o del "comunitarismo" etnopluralista. La mentalità dei musulmani (non può esistere un islam "moderato" o "laico"), come quella degli "emigranti di popolamento" del Sud, e anche quella dei giovani figli di immigrati (insediati, in masse sempre più numerose e aggressive, nelle conurbazioni europee), e perfino quella dei dirigenti delle potenze musulmane ed estremo-orientali in rimonta, dissimulata sotto un’ipocrita vernice occidentale e moderna, è rimasta arcaica: primato della forza, legittimità della conquista, etnismo esacerbato, animalizzazione del nemico, religiosità aggressiva, tribalismo, machismo, culto del capo e degli ordini gerarchici - benchè camuffati sotto un repubblicanesimo democratico. Noi viviamo, sotto una formula diversa, il ritorno delle grandi invasioni. Ora, il fenomeno è assai più grave che all’epoca, poichè oggi gli "invasori" hanno conservato dei "paesi-base", delle madrepatrie con cui sono sempre solidali e che possono difenderli. E che in segreto aspirano a farlo, anche militarmente, in futuro. E' per questo motivo che parliamo di colonizzazione piuttosto che di invasione. La mentalità egualitaria moderna è totalmente incapace di resistervi. Non sarebbe meglio, allora, adottare nuovamente gli stessi valori arcaici che animano gli avversari oggettivi; e che sono, con importanti varianti, quelli di tutti i popoli, prima e dopo la parentesi della modernità? La risposta al declino degli Stati-nazione europei e alla sfida dell’unificazione europea In questa prospettiva, quello che importa è prepararsi alla possibilità di uno scontro e rompere con l’angelica utopia moderna di una concordia universale. Si tratta di ripensare la guerra non più sotto la forma moderna delle guerre nazionali, bensì, come nell’Antichità e nel Medio Evo, sotto forma di scontri vitali di grandi insiemi etnici o etno-religiosi. Sarebbe interessante ripensare, sotto forme future in gestazione, quelle macro-solidarietà che furono l’Impero romano o la Cristianità europea. Sarebbe interessante definire in maniera pragmatica l’idea di Eurosiberia, da Brest allo Stretto di Bering, dall’Atlantico al Pacifico, estesa lungo quattordici fusi orari su cui il sole non tramonta mai: il più vasto insieme geopolitico della Terra, sul quale i dirigenti russi riflettono maldestramente tra i fumi della vodka, ma almeno riflettono. Sarebbe interessante domandarsi se il nazionalismo francese non sia totalmente obsoleto, se lo Stato-nazione in Europa non sia altrettanto anacronistico del monarchismo maurrassiano nel 1920; se la costruzione balbettante e annaspante di uno Stato federale europeo (anche grazie agli utili idioti di cui parlava Lenin), malgrado gli inconvenienti a breve termine, non sia invece il solo mezzo, a lungo termine, come risposta metamorfica del modello imperiale romano e germanico, di preservare i popoli-fratelli del nostro Grande Continente dalla sparizione e dalla sommersione pure e semplici. E poi interrogarsi: in questa nuova mano da giocare, gli Stati Uniti sono un nemico (come io stesso avevo proclamato tempo fa), cioè un insieme che fa pesare una minaccia, oppure sono semplicemente un avversario e un competitore economico, politico e culturale? Si tratta di porre il problema neo-arcaico della solidarietà globale - etnica, fondamentalmente - del Nord di fronte alla minaccia del Sud. Sia quel che sia, la nozione di Occidente sparisce per cedere il posto a quella di Mondo del Nord, o Nordland. Come nel Medio Evo e nell’Antichità. il futuro esige di considerare la Terra come mosaico di grandi insiemi quasi-imperiali in conflitto-cooperazione tra loro. L’avvenire non appartiene forse ad una Europa neo-federale fondata su regioni autonome? Il che sarebbe la riattualizzazione dell’organizzazione antica e medioevale del continente. Molto semplicemente perchè un’Europa tecno-brussellese, allargata, composta da una ventina di nazioni indecise, divise, ineguali, sarà un magma apolitico sottomesso agli USA e alla NATO, aperto alla colonizzazione migratoria e alla concorrenza selvaggia dei nuovi paesi industriali. Dopo l’Euro, ritorno ad una moneta continentale per la prima volta dalla fine dell’Antichità. E' possibile ipotizzare degli Stati Uniti d’Europa come grande potenza federale, aperta all’alleanza con la Russia? La risposta alla crisi della democrazia Peter Mandelson, teorico politico britannico "di sinistra", artefice del New Labour di Tony Blair, nel corso di un’intervista dell’Aprile 1998 al quotidiano londinese "The Guardian", si e cosi espresso: "E' legittimo pensare che il regno della democrazia rappresentativa pura sia giunto alla fine. [...] La democrazia e la legittimità esigono di essere costantemente rinnovate. Esse hanno bisogno di essere ridefinite ad ogni generazione. La rappresentatività trova un complemento in forme d’impegno più dirette - da Internet ai referendum. E questo implica un cambiamento di stile della politica, per poter rispondere a questi cambiamenti. La gente non sa che farsene di un metodo di governo che li infantilizza e che non li tiene in alcuna considerazione". Difficile immaginare un attacco migliore contro il modello "moderno" di democrazia parlamentare occidentale teorizzato da Rousseau nel Contratto Sociale è divenuto ormai obsoleto. Il pragmatismo anglosassone permette spesso aperture ideologiche - purtroppo mal concettualizzate - proibite al dottrinalismo francese, all’idealismo tedesco o al bizantinismo italiano. Mandelson, eminente testa pensante del New Labour, è archeofuturista senza saperlo. Perchè, infatti, che cosa dice? Che la democrazia parlamentare "moderna", ereditata dai paradigmi del XVIII e XIX secolo, non e più adeguata al mondo del futuro. Lentezza e mollezza delle decisioni; regno del compromesso; assenza di autorita perentoria di fronte all’Ernstfall, il "caso urgente", sempre più frequente; distanza fra le vere aspirazioni e volontù del popolo e la politica dei governi "democratici"; dittatura delle burocrazie e degli affaristi; paralisi dei parlamenti; carrierismo corrotto degli uomini di partito; improvvisa apparizione massiccia delle mafie eccetera. La democrazia moderna non difende gli interessi del popolo bensì quelli delle minoranze illegittime. Essa non si fida del popolo reale e scredita il concetto di "populismo" assimilandolo a quello di dittatura - è il colmo. Mandelson suggerisce anche la necessità di restaurare un’autorità politica audace e decisionista, priva di pregiudizi ideologici o pseudo-morali, ma appoggiata sulla volontà del popolo reale, grazie soprattutto "ai mezzi elettronici immediati di voti e consultazioni, prolungamenti di Internet e Intranet, che potrebbero permettere di moltiplicare i referendum". Queste piste sono parecchio interessanti. Esse coniugano, per riformare la democrazia, due elementi arcaici ed un elemento futurista. Primo elemento arcaico: la potenza decisionista sovrana mobilitata dalla volontà diretta del popolo. Ecco ciò che rinvia al modello dell’auctoritas della prima repubblica romana, simboleggiata dalla sigla SPQR (Senatus Populus Que Romanus, il Senato e il popolo romano), associazione strettissima di aspirazione popolare e autorità costituita; e questa auctoritas impone i suoi decreti senza la censura dei giudici o di una "legge" superiore al buon volere del popolo. Al riguardo è anche possibile evocare il modello ateniese del IV e V secolo prima della nostra era. Secondo elemento arcaico: il riavvicinamento fra istituzioni politiche e popolazione. Lo Stato-nazione moderno, dapprima concettualizzato da Hobbes, ha separato il popolo dalla sovranità, sotto l’illusione di una miglior rappresentazione della volontà generale. Implicitamente Mandelson propone di ritornare al principio - che fu gia ateniese, romano e medioevale - di contiguità fra il popolo e i decisionisti. Del resto il termine "demos" (democrazia: potere dei demi) significa letteralmente "quartiere" o "distretto rurale". In questa prospettiva, si potrebbe avere in vista un’Europa decentralizzata, in cui i "popoli locali" potrebbero darsi le proprie leggi. Secondo il modello imperiale romano o germanico medioevale. Terzo elemento, stavolta futurista: la possibilità di consultazioni referendarie immediate attraverso servizi di posta elettronica salvaguardati da codici individuali. L’establishment politico-mediatico, che ha paura del popolo, evidentemente rifiuta questa soluzione, perchè teme di veder compromesse le sue manovre. Inoltre, l’ideologia egemonica della modernità si batte e applica la censura (come in biologia) per limitare le possibilità offerte dalla tecnoscienza. La modernità è reazionaria. Ma che cos’e il popolo, e che cosa sarà? E' il laos, la "massa" dei marxisti o dei liberali, cioè la "popolazione presente" fondata sul diritto del suolo; o è invece l’ethnos, comunità popolare fondata sulla legge del sangue, della cultura e della memoria? La modernità tendeva a definire il popolo come laos, come massa sradicata di individui provenienti da ogni dove. Ma il futuro che avanza, inesorabile, risuscita l’etnismo e il tribalismo, su scala locale come su scala mondiale. Domani il popolo sarà, ancora e come sempre prima della parentesi moderna, l’ethnos. Vale a dire una comunità a un tempo culturale e biologica. Insisto sull’importanza della parentela biologica per definire un popolo, e mi riferisco in particolare alla famiglia dei popoli europei (e di tutti gli altri): non soltanto perchè l’umanità (contrariamente al melting-pot) si definisce sempre di più come "insieme di blocchi etno-biologici", ma perchè le caratteristiche ereditarie di un popolo fondano la sua cultura e le sue mentalità.
D. La risposta alla disgregazione sociale
Lo si vede nel crollo dei sistemi educativi, che non sanno più contenere l’analfabetismo e la criminalità in età scolare, perchè si fondano sull’illusione dei metodi "non autoritari" d’insegnamento; lo si vede nel progredire della delinquenza urbana, la cui causa non è soltanto l’immigrazione incontrollata, ma il dogma irreale della "prevenzione" onnipotente e l’oblio dell’antico principio di repressione che non ha nulla di tirannico se si basa sul diritto; lo si vede nel declino demografico, la cui causa non è soltanto l’antinatalismo dei governanti e il masochismo etnico dell’ideologia diffusa, ma anche l’individualismo edonista esacerbato che provoca l’esplosione di pratiche antinaturali: automaticità dei divorzi, tra breve ridotti a semplici formalità amministrative, ridicolizzazione e rifiuto ostinato, fiscale e sociale, della casalinga, esplosione dei concubinaggi effimeri e sterili, accettazione dell’omosessualità con coppie omosessuali legali in grado di adottare bambini; comparsa di matrimoni da strapazzo (i ridicoli CUS, contratti di unione sociale) eccetera. Come abbiamo visto prima, il deficit demografico, conseguenza dell’antinatalismo, è destinato a provocare un disastro economico europeo a partire dall’anno 2010, in ragione del deficit crescente dei budget sociali provocati dall’invecchiamento. Dovunque la modernità trionfalista ma agonizzante fallisce nei suoi intenti di regolazione sociale. Perchè, come aveva compreso l’antropologo Arnold Gehlen, essa si basa su di una visione utopica della natura umana, una antropologia fallace. E' probabile che il mondo del dopo-caos dovrà riorganizzare i tessuti sociali secondo principi arcaici, vale a dire, in fondo, umani. Quali sono questi principi? La potenza della cellula familiare dotata di autorità e responsabilità sulla progenie; la prevalenza penale del principio punitivo su quello di prevenzione; la subordinazione dei diritti ai doveri; inquadramento - e non imbrigliamento - degli individui in seno a strutture comunitarie; la forza delle gerarchie sociali rese nuovamente visibili attraverso la solennità di rituali sociali (funzione estetico-magica); la riabilitazione del principio aristocratico, cioè ricompense ai migliori e ai più meritevoli (secondo i tre principi del coraggio, del servizio e del talento), sapendo che un surplus di diritti comporta un surplus di doveri, ma sapendo anche che un’aristocrazia non deve degenerare in plutocrazia e deve diffidare della deriva ereditaria. Si tratta dunque di "abolire le liberta"? Paradossalmente, + proprio la modernità "emancipatrice" che ha rosicchiato le liberta concrete proclamando una Liberta astratta. Mentre in Europa diventa praticamente impossibile espellere l’immigrante illegale, le mafie prendono piede e le bande delinquenti beneficiano di una relativa impunitù, e al contrario i cittadini che giocano al gioco del patto sociale sono sempre più schedati, sorvegliati, finanziariamente inquadrati, dissanguati e sottoposti ad eccessiva pressione fiscale. Contro questo scacco, non converrebbe restaurare le nozioni medioevali e antiche, ma concrete, di franchigie, di patti comunitari locali, di solidarietà organica di contiguità? Tanto basta per i principi generali. Probabilmente saranno questi a fondare le società del futuro, nate dalle rovine della modernità. Per applicarle, per prepararle concretamente, c'è bisogno di nuovi ideologi della nostra corrente di pensiero. E ci sono alcuni interrogativi concreti che vale la pena di porre. Alla rinfusa: perchè mantenere la scuola obbligatoria fino a 16 anni e non accontentarsi di una semplice scolarità elementare, in cui sarebbero insegnate con disciplina ed efficacia le materie di base? Dopo i 13 anni, si sarebbe liberi di scegliere per un apprendistato lavorativo o per il proseguimento degli studi. Si uscirebbe cosi dalla sclerosi del sistema attuale, fonte di fallimento scolastico, di incivismo, di ignoranza, di analfabetismo e di disoccupazione. Un ciclo primario disciplinato e inquadrato formerebbe giovani di un livello più elevato di quelli che escono oggi da un ciclo secondario scalcinato, spesso quasi analfabeti. Ogni disciplina è liberatrice. In che cosa una scolarità a due velocità, fondata su di una selezione rigorosa e su di un sistema di borse di studio in grado di evitare la plutocrazia e la dittatura del denaro, è ingiusta se grazie ad essa vi è circolazione delle elite e meritocrazia? Le nuove società del futuro potranno assistere all’abolizione dell’aberrante sistema egualitario attuale in cui "tutti vogliono essere ufficiali", o quadri, o diplomati, quando evidentemente la maggioranza non ne ha le capacità. Questo modello è fonte di frustrazioni e genera fallimenti e risentimento sociale. Società innervate da tecnologie sempre più sofisticate reclameranno al contrario il ritorno alle arcaiche norme gerarchiche, in cui una minoranza competente e meritocratica è selezionata duramente per dirigere l’insieme. Coloro che occuperanno posizioni subalterne, in una società non egualitaria, non se ne sentiranno frustrati e la loro dignità non sarà messa in discussione, poichè essi accetteranno la loro condizione, utile in seno alla comunità organica. Essi saranno liberati dall’hybris individuale della modernità che postula, implicitamente, che tutti hanno il diritto di diventare scienziati o principi. Altro esempio: nel trattamento della delinquenza, il futuro ci obbligherà a ripensare i metodi moderni inefficaci di prevenzione e di reinserimento a vantaggio di una rivoluzione giuridica che riabiliti i metodi arcaici di repressione e di rieducazione forzata. Inoltre bisogna cambiare logica mentale. In breve, i modelli sociali del futuro, in virtù dell’introduzione delle "ipertecnologie", non ci dirigono verso una situazione di maggiore egualitarismo (come credono gli stupidi apologeti della pancomunicazione grazie a Internet), ma verso il ritorno a modelli sociali arcaici gerarchizzati. Del resto, anche gli imperativi della concorrenza tecnologica mondiale e della guerra economica per i mercati e le risorse rare vanno in questo senso: conquisteranno alla loro causa i popoli in possesso dei "blocchi elitari" più potenti e più selezionati, e le masse più organicamente integrate.
E. La risposta all'indecisione planetaria, all'inadeguatezza dell'"arnese" ONU e al rischio di scontri generalizzati
Gli Stati-nazione dell’ONU - dagli USA alle Isole Fiji - sono incapaci di condurre questa nave spaziale affollata che è divenuta la Terra. Lo si è visto al vertice di Tokyo, incapace di fondare un’intesa su una politica comune per evitare le catastrofi ecologiche che cominciano. Sarebbe meglio avere in vista l’organizzazione del pianeta, a medio termine, in sette od otto grandi insiemi "neo-imperiali" decisionisti e negoziatori. Cosi ci si riallaccerebbe, in forma diversa, all’antica organizzazione del mondo fondata su blocchi analoghi. Scenario: un blocco sino-confuciano, un insieme euro-siberiano, poi un altro arabo-musulmano, e ancora uno nord-americano, uno africano, uno sud-americano e infine un ultimo comprendente il Pacifico e l’Asia peninsulare.
F. La risposta al caos economico ed ecologico
L'abbiamo visto sopra: il paradigma economico moderno, fondato sulla credenza nei miracoli, si scontrerà con delle impossibilita fisiche. L’utopia dello "sviluppo" per 10 miliardi di uomini è ecologicamente impossibile. Il crollo prevedibile dell’economia-mondo attuale permette di intravedere e di formulare l’ipotesi di un modello rivoluzionario fondato su una economia mondiale autocentrata e inegualitaria. La quale ci sarà forse imposta dalle circostanze e dal caos, ma che sarà meglio prevedere e organizzare. Questa ipotesi riposa su tre grandi paradigmi. Lo scenario archeofuturista:
1) la maggioranza dell’umanità ritorna ad un’economia rurale e artigianale pre-tecnica di sussistenza, con una struttura demografica neo-medioevale. L’Africa, come tutte le popolazioni dei paesi poveri, sarebbe interamente coinvolta in questa rivoluzione. La vita comunitaria e tribale riprenderebbe i suoi diritti. La "felicità sociale" sarebbe probabilmente superiore a quella dei paesi-giungla di oggi come la Nigeria o delle megalopoli-fogna come Calcutta o Città del Messico. Anche nei paesi industrializzati - India, Russia, Brasile, Cina, Indonesia, Argentina eccetera - una parte importante della popolazione potrebbe ritornare a questo modello socio-economico arcaico. Una minoranza dell’umanità conserverebbe il modello economico tecno-scientifico fondato sull’innovazione permanente. Essa formerebbe una "rete di scambio planetario" concernente più o meno soltanto un miliardo di persone. Il vantaggio considerevole sarebbe un inquinamento molto meno importante di quello attuale. Del resto non si vede altra soluzione per salvare l’ambiente mondiale poichè le energie non-inquinanti non saranno disponibili nell’immediato futuro. I grandi blocchi ad economia neo-arcaica sarebbero autocentrati su scala continentale o pluricontinentale, e non effettueranno scambi reciproci. Soltanto la parte tecnoscientifica dell’umanità si dedicherebbe agli scambi planetari. Questa economia mondiale a due velocità coniuga dunque arcaismo e futurismo. Alla parte tecnoscientifica dell’umanità dovrebbe essere proibito intervenire nelle comunità neo-medioevali di maggioranza, e soprattutto "aiutarle". Beninteso, per uno spirito moderno ed egalitario questo scenario è mostruoso. Ma in termini di benessere collettivo reale - dunque di giustizia - questo scenario rivoluzionario potrebbe mostrarsi pertinente. D’altra parte, alleggerita dal peso economico delle zone "in via di sviluppo" e "bisognose di aiuto", la parte minoritaria dell’umanità vivente in un’economia tecno-scientifica potrebbe seguire un ritmo d’innovazione molto più sostenuto di oggi. Inoltre, il ritorno all’arcaismo beneficia del futurismo e viceversa. Beninteso, qui si tratta soltanto di un abbozzo, una pista. Toccherà agli economisti realizzarla.
G. La rivoluzione delle biotecnologie
E' in campo biologico che la necessità dell’archeofuturismo sembra più esplicita. Le mentalità moderne ed egualitarie, impegolate nella trappola colpevolizzante dell'"etica" dei diritti dell’uomo, non sono capaci di assumere le avanguardie della biologia. Esse inciampano su barriere morali, in realtà para-religiose. Il modernismo finisce col divenire antiscientifico. Esso compromette gli sviluppi dell’ingegneria genetica. Esso compromette gli sviluppi dell’ingegneria genetica e transgenetica. Il paradosso è che soltanto una mentalità neo-arcaica ci permetterà di utilizzare le applicazioni delle tecnologie genetiche oggi continuamente frenate. La mentalità moderna conosce in realtà un blocco importante: l’antropocentrismo e la sacralizzazione egualitaria della vita umana, ereditata dal cristianesimo laicizzato. Prendiamo numerose applicazioni della tecnologia biologica già in via di realizzazione, lo stadio della sperimentazione animale essendo già stato superato. Tanto per cominciare, le tecnologie di eugenetica positiva, che permetteranno non soltanto di guarire le malattie genetiche ma di migliorare, per via transgenica, le prestazioni ereditarie secondo criteri scelti. Poi ricordiamo l’applicazione - già prevista - sull’uomo di una tecnologia già felicemente riuscita sugli animali: la creazione di ibridi intraspecifici, i "manipolati" o "chimere umane" dalle innumerevoli applicazioni. Due ricercatori americani hanno già depositato un brevetto di questo tipo, per ora bloccato dai "comitati etici" politicamente corretti. Ibridi uomo-animale o esseri viventi semiartificiali avrebbero peraltro innumerevoli applicazioni. Per esempio i cloni umani decerebrati da utilizzare come banca di organi. Il che eviterebbe gli odiosi traffici di organi ai danni delle popolazioni povere dell’America andina. Evochiamo anche l’applicazione all’essere umano di una tecnica già sperimentata sugli ovini in Scozia: la nascita senza gravidanza, attraverso lo sviluppo dell’embrione in un ambiente amniotico artificiale, l’incubatore. E' evidente che i sostenitori delle ideologie moderne considerano satanica la semplice evocazione delle tecniche citate. Tuttavia, esse divengono possibili... Allora è meglio censurare brutalmente un luminoso spiraglio scientifico o riflettere intelligentemente sulla sua utilizzazione sociale?
H. L'etica archeo-futurista
L'archeofuturismo ci permetterebbe di sbarazzarci della piaga del modernismo egualitario, assai poco compatibile col secolo di ferro che ci attende: lo spirito malaticcio dell’umanitarismo, un simulacro d’etica che erige la "dignità umana" a dogma ridicolo. Senza dimenticare l’ipocrisia: perchè tutte queste anime belle dimenticano spesso di denunciare ieri i crimini comunisti e oggi l’embargo di Irak e Cuba decretato dalla superpotenza americana, gli esperimenti nucleari indiani, l’oppressione dei Palestinesi eccetera. Questo spirito funziona come un’impresa di disarmo morale, ponendo divieti paralizzanti, tabù colpevolizzanti, che impediscono concretamente all’opinione pubblica e ai dirigenti europei di fronteggiare le minacce. Ma in realtà, sotto la copertura dei principi morali, si tratta soltanto di promuovere una politica estremista mirante alla distruzione del substrato europeo e dell’Europa in quanto tale. Per esempio, il battage contro le espulsioni (tuttavia legali) dei "sans-papiers", cioè degli immigrati clandestini e illegali, agitato dall’intellighenzia e dallo show-business francese, mira a rendere intoccabile ogni immigrante in nome dei diritti dell’uomo e degli pseudoprincipi caritativi di commiserazione. L’ideologia sottesa, il vero disegno, e - in una prospettiva neo-trotzkysta - la sommersione dell’Europa a causa del surplus demografico dei popoli del Sud. Altro dramma: le campagne contro l’industria nucleare che sfociano nello smantellamento delle centrali svedesi e tedesche e alla rinuncia al nucleare da parte degli Europei, eccetto la Francia che è l’unica a resistere ancora, ma per quanto tempo? Mentre invece, eccettuati pochi incidenti per altro controllabili, tutti sanno che quella nucleare è la meno inquinante delle energie disponibili. Si tratta inoltre di indebolire l’Europa sotto il pretesto dell’umanesimo, privandola di tecnologie energetiche avanzate di indipendenza economica e, allo stesso tempo, di una dissuasione nucleare integrata. La leva di questa manipolazione di cui è vittima l’ingenua borghesia intellettuale e artistica europea, si rivela un’ipertrofia mostruosa e irresponsabile dell'"ama il prossimo tuo come te stesso", un’apologia della debolezza, una svirilizzazione e una autocolpevolizzazione patologiche. E una sottocultura dell’emozione facile, un culto del declino attraverso cui le opinioni europee vengono letteralmente decerebrate anche grazie ai media. Ora, il disfattismo è totalmente assente dalle mentalità arcaiche. Bisognerebbe ritrovare quelle mentalità per sopravvivere nel futuro. Una certa durezza, una franchezza decisa, il senso dell’orgoglio e dell’onore, il buon senso, il pragmatismo, la chiara distinzione dello straniero, il rifiuto di ogni organizzazione sociale non selettiva, un’etica che legittima il ricorso alla forza, che non indietreggia, facendosi scudo di un umanitarismo dogmatico, di fronte alle audacie della tecno-scienza, l’integrazione delle virtù guerriere, dei principi di urgenza e di scontro ineluttabile, una concezione della giustizia secondo cui sono i doveri a fondare i diritti e non il contrario, l’accettazione naturale di un'organizzazione inegualitaria e plurale del mondo (anche sul piano economico), l’aspirazione alla potenza collettiva dei blocchi, l’ideale comunitario - ecco alcune virtù del mentale arcaico. Esse saranno indispensabili nel mondo di domani dominato da scommesse di estrema asprezza. Un neo-arcaismo mentale - che non ha niente di barbarico poichè integra il principio di giustizia - preumanistico e inegualitario, sarà compatibile soltanto con l’essenza del secolo che viene. I. L'archeofuturismo e la questione del senso Quale religione? Uno dei rari truismi pertinenti del nostro tempo, ben formulato sia dai tradizionalisti che dai modernisti, è che la civiltà occidentale ha despiritualizzato la vita, distruggendo i valori trascendenti. Lo scacco dei tentativi delle religioni laiche, il vuoto disincantato creato da una civiltà che affondi la sua legittimità ultima in valore di scambio e il culto del denaro, l’auto-affondamento del cristianesimo hanno creato una situazione che non potrà durare ancora per molto. Malraux aveva ragione: il XXI secolo ridiventerà spiritualista e religioso. Si, ma sotto quale forma? Già l’islam si precipita nella breccia. Esso si candida per riempire il vuoto spirituale dell’Europa. Ma questa ipotesi, che può avverarsi, sarebbe pericolosa. L’islam, attraverso il proprio dogmatismo sfrenato, rischierebbe di spezzare definitivamente la creatività e l’inventiva del mentale europeo, il suo spirito faustiano. Del resto è proprio questo il calcolo machiavellico di certi strateghi americani: incoraggiare l’islam e il suo impiantarsi in Europa al fine di paralizzarla. Un’altra risposta alla despiritualizzazione sta affiorando lentamente da un po’ di tempo questa arte: il ritorno alle "religioni selvagge" di natura paganeggiante, il che sembra conforme all’antica sensibilità europea: successo di guru, veggenti, astrologi, sette, gruppi carismatici, ma anche avanzata di un buddismo ridipinto di colori californiani. Disgraziatamente, questa soluzione porterebbe a un’impasse. Per essere credibile e giocare un ruolo sociale, una religione deve essere organizzata e strutturata, e possedere un asse spirituale unificato. Quanto alle religioni laiche e politiche, di cui la modernità è stata avida - il repubblicanesimo francese, il comunismo sovietico, il maoismo, il castrismo, il nazionalsocialismo, il fascismo eccetera - esse sono, oltre alle loro conseguenze generalmente tiranniche, inadatte a "re-ligare", a mobilitare un popolo sul lungo periodo, ad apportargli durevolmente un alimento spirituale e una ragione storica di sopravvivere. La risposta archeofuturista potrebbe essere la seguente: non si potrebbe immaginare un cristianesimo neo-medioevale, quasi-politeista, superstizioso, ritualizzato per le masse e uno gnosticismo pagano - una "religione dei filosofi" per le elite? Le cattedrali sono sempre in piedi. Ci si può rassegnare a vederle trasformarsi in musei? E ci si potrà rassegnare eternamente a vedere il clero europeo giocare un ruolo motore nel masochismo etnico, l’incoraggiamento dell’immigrazione clandestina e la trasformazione dei rituali religiosi in movimenti parapolitici? Checchè ne sia, quella che oggi sembra soltanto una fiction impensabile potrà, anche in questo campo, diventare l’attualità del futuro. Perchè le catastrofi che ci attendono potranno provocare un sisma mentale collettivo.

5. Conclusione
Bisogna riconciliare Evola e Marinetti. E' nel pensiero organico, compositivo e radicale di Friedrich Nietzsche e di Martin Heidegger che affonda le sue radici il nuovo concetto di archeofuturismo, ma strutturato: pensare insieme la tecnoscienza e la comunità eterna della società tradizionale. Mai l’una senza l’altra. Pensare, come presentiva Heidegger - ma anche Raymond Abellio e Jean Parvulesco - l’uomo europeo allo stesso tempo come deinotatos (il più arrischiato), il futurista e l’essere dotato di memoria. L'eterno ritorno dell'identico contro le visioni cicliche e lineari. Globalmente, il futuro richiede il ritorno dei valori ancestrali, e questo per tutta la Terra.

I Nuovi Ottimati

«Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi pre­potenti... noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero» Lucius Sergius Catilina

20 maggio 2006

E adesso...



Dopo che il nuovo governo ha ribadito di voler realizzare la politica delle "porte aperte", non s'azzardi a teorizzare di concedere il voto ai cittadini stranieri o a modificare lo status civile dei nati da cittadini stranieri sul suolo nazionale, se non vorra' sperimentare piu' problemi di quelli che gia' sta affrontando a pochi giorni dalla sua instaurazione, sulla base di un'opinabilissima interpretazione del voto popolare. In caso contrario assaggera' le "piazze" popolate da chi in piazza e' uso andarci solo ed esclusivamente quando il rischio per la democrazia si fa concreto; e ce ne sarebbe gia' stato ben donde senza ipotizzare scenari peggiori degli attuali. Il Governo Prodi cerchi di barcamenarsi e giungere alla fine della legislatura, che sara' gia' un miracolo, con le sole proprie forze e non finga di essere un governo d'unita' nazionale, che l'unita' l'ha distrutta e calpestata da prima ancora di vedersi accreditata una vittoria sulla quale pesano ancora inquietanti dubbi. I tromboni di regime dal proclama antifascista facile e dalle citazioni letterarie ad usum stultorum si preoccupino piuttosto di consacrare offerte propiziatorie ai propri dei di riferimento, o consultino gli aruspici prima di seminare ulteriore zizzania che potrebbero essere costretti a mangiare loro stessi e prima di quanto potrebbero immaginare. "Memento homo" e "sic transit gloria mundi" potrebbero costituire un buon monito per un uomo, anche se un salume probabilmente non saprebbe che farsene.

15 maggio 2006

Windows ergo sum

Siccome il sottoscritto ha fatto studi storici, artistici e informatici, ora vi parlera' di... genetica molecolare. O ingegneria nucleare: come preferite. Che accade, il sauro da di fuori da matto? Non piu' del solito, poiche' ormai tutti fanno a gara a parlare di cose che non capiscono. Pratica, questa che non risparmia nemmeno alcuni dei nostri illuminati - o fulminati? - liberal-conservatori che, data la matrice culturale di riferimento, dovrebbero essere piu' inclini della dogmatica concorrenza ad usare del metodo scientifico. Invece no. Il problema del fastidioso software che, se inavvertitamente scaricato, puo' creare un'incidente diplomatico tra il nostro PC e la bolletta telefonica di chi non riesce proprio a liberarsi del modem viene affrontato, nel circondario, con un approccio che a definirlo "paleostregonesco" sarebbe fargli un complimento. Si sa, qui i "trolls" sono di casa... l'incantesimo ne sarebbe solo la logica conseguenza. Il Secolo dei Lumi tutto s'inchina ai pie' di tale inesorabile Ragione. Visto e considerato che chi scrive ha esercitato, in tempi non sospetti di stregoneria, il ruolo di "security advisor", e' assolutamente certo che cio' che scrivera' non verra' tenuto in alcuna considerazione in Italia, ove il metodo a fianco e' ritenuto ancora all'avanguardia sia per mettere al riparo i PC che per fare i governi. Allora: non usero' termini astrusi invocando la pila ISO-OSI, il TCP-IP, il protocollo http, l'IPV6 ed altre bestemmie che non capirebbe nessuno, diro' solo che IL PROBLEMA E' ORIGINATO DALLA VULNERABILITA' DI UN BROWSER che non nomino se no devo toccare ferro pure io; basta cambiarlo e opla'... il problema e' risolto. Pertanto chi ritiene che si dovrebbero rimuovere javascript, applet java, controlli activeX ed altre astruserie dal lato client - dove stiamo noi - nonche' smantellare interi database, motori di scripting e CGI vari lato server - dove sta la risorsa oggetto - puo' ritenersi un pioniere del calvinismo traslato nell'informatica, con la differenza che Calvino, beato lui, almeno sapeva quello che scriveva. Certissimo che pochi avranno resistito a leggere fin qui senza lanciargli ulteriori anatemi, il sauro consiglia 3 soluzioni ordinate secondo la crescente disperazione dell'internauta. Siccome e' TUTTO GRATIS potra' darsi fino che qualcuno le prendera' in considerazione.
(e poi ci si lamenta se vincono i comunisti)


Aggiornamento


Il sistema RSS - qualunque esso sia - sfugge al controllo dei contatori in quanto il documento viene generato on the fly, pertanto cio' non interferisce minimamente sui sistemi di aggregazione pubblici o privati. Ovviamente chi desiderasse un maggiore controllo sugli accessi, e non disponesse dei diritti per accedere ai log del server, dovrebbe disabilitare il sistema in oggetto, cosi' come le funzioni di trackback, che sono certo piu' pericolose dei contatori, in quanto non controllabili.

11 maggio 2006

Alla via cosi'

Il gergo marinaro mi pare piuttosto azzeccato per descrivere l'attuale cambio di regime. Visto che la vela e' ormai roba da proletari si potrebbe fin dire che Kakarus e' in bolina stretta a 11 nodi, anche se l'equipaggio stipato e appeso un po' dappertutto rischia di finire fuori bordo per lo sbandamento a sinistra mentre la chiglia e' gia' tutta sott'acqua. Il conduttore di una trasmissione radiofonica che da una rete pubblica parla di "assassinato dagli americani" a proposito di Nicola Calipari, di Abu Omar come di un angioletto che la cattivissima ZIA d'america avrebbe rapito - violando la sovranita' territoriale - usando dei soliti "servizi deviati" e del Carabiniere che sarebbe ricecato (sic!) per aver aiutato il galantuomo a riprendere il volo per Il Cairo, e' infatti conosciuto per essere un giornalista "moderato" e "riformista". Poi c'e' l'elettore di sinistra che vorrebbe collettivizzare di botto l'industria, quello che piu' modestamente s'accontenterebbe di portare il capital gain al 30% per realizzare il prodiano "cuneo fiscale"... Cambiamento di bordo a, rischio scuffia, anche per la politica estera che andrebbe "corretta" creando assi equilibratori con altri stati europei piuttosto noti... - ma non erano europeisti? - gli stessi che si sono affrettati a riconoscere la "grande vittoria" dell'Unione quando nemmeno era concluso lo spoglio elettorale. Altri elettori "moderati" che scandalizzati per il dissenso consigliano la chiusura di "Libero", perfettamente in linea con il "dimagrimento" di Mediaset auspicato da Bertinotti... L'amico allarmato che mi confida che in RAI stanno chiamando giornalisti senza concorso come se piovesse... Insomma il governo non si e' ancora insediato che tutto lo spazio e' stato saturato come in un buco nero - esempio non troppo peregrino visto l'argomento - e l'elettorato di destra sembrerebbe scomparso per incanto da un giorno all'altro insieme alla sua classe dirigente ed il suo leader cui vengono concessi graziosamente meno di 6 secondi nell'intera giornata dedicata totalmente alla storia del PCI riformista il cui defilatissimo esponente, soprannominato "il coniglio bianco in campo bianco", si appresta ad ascendere il Colle nel tripudio della meta' esatta del paese cui si aggiunge qualche "giapponese" che non ha capito ancora bene di quale entita' sia lo tsunami che l'ha appena investito. A meno che la provvidenziale bomata tra capo e collo non mandi il "grande timoniere" sottocoperta, nella quale le pompe di sentina sono gia' al lavoro... alla via cosi', stringendo il vento prima che la randa s'afflosci.

05 maggio 2006

Redit aetas aurea

Mundus renovatur; dives nunc deprimitur; pauper exaltatur. E' il testo di un conductus medievale celebrativo del ritorno di Riccardo Cuor di Leone dopo l'annosa cattivita' austriaca. C'e' chi dice che questo fu il testo da cui Karl Marx trasse la sua ispirazione prima che Allah gli dettasse "Das Kapital" Quale mezzo migliore per celebrare gli odierni fasti di una Restaurazione a lungo attesa dopo anni di oscurita'? Il Bene ha avuta la meglio sul Male; la Gerusalemme terrena e' ormai una realta', ogni speranza si e' realizzata. In una parola: "Pace" solida e durevole, anzi, meglio: eterna.
Dunque, sia chiaro che la Repubblica Italiana "ripudia la guerra come mezzo per la risoluzione dei conflitti internazionali" il che significa che, se qualcuno gliela muovesse, questa farebbe finta di nulla, preferendo qualunque soluzione negoziale; al prezzo di vendere, quando non regalare, la propria sovranita' al primo venuto purche' non "scorra il sangue". L'eroismo prima di tutto, insomma; l'antifascismo da cui nasce e di cui e' permeata ha inequivocabilmente radici gandhiane: si sa. E' dunque "pacifico" attendersi che l'Esercito Italiano, o cio' che ne fosse eventualmente rimasto, si spenda per il mondo in opere di bene, non essendovi necessita' alcuna di proteggere un territorio la cui sovranita' sarebbe gia' stata delegata a stati, o superstati, forniti di potenti mezzi militari nonche' di un'incrollabile ideale che, di per se stesso, costituisce una garanzia migliore di quell'obsoleto mezzo vetero-democratico chiamato "rappresentativita'". Questo grande ideale si chiama "Euro" ed e' cio' che racchiude in se la summa dei valori di una civilta' almeno esamillenaria, le cui radici affondano nientepopodimeno che nell'antichissima civilta' babilonese, come tutti sanno. Carlo Magno ringrazia battendo tre colpi e il paragnosta di turno se ne fa estensore presso il popolo giubilante. Chiunque potesse dirsi forte di un tal baluardo invincibile non avrebbe infatti bisogno ne' di confini ne' di eserciti e sarebbe dispensato dalla noiosissima, obsoleta pratica del difendersi; e poi, da chi dovrebbe mai difendersi una tal potenza? Tutti sanno che la violenza e' cessata con la morte di Adolf Hitler... il nazismo non c'e' piu', dunque l'uomo e' tornato il "bon sauvage" teorizzato da quel tale di cui mi sfugge il nome... forse Pericle? E' il trionfo della cultura occidentale, gelosamente tramandata di padre in figlio: gay il primo e concepito in vitro il secondo; tanto per ribadire il fortissimo ed inscindibile legame con la Natura. La Tradizione prima di ogni altra cosa. Ognuno si prenda la sua Felicita' e stia zitto.
 
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