Lo PseudoSauro

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20 aprile 2006

Arte degenerata

Se ne discute ogni tanto con Nessie , profonda conoscitrice dell'arte in genere. Una certa qual fretta di seppellire il Romanticismo e "dissolvere l'hegelismo" per cercare vie nuove attraverso molteplici strade: dal Simbolismo all'Impressionismo, dall'Espressionismo al Futurismo, per non nominare che alcune delle numerosissime avanguardie artistiche nate a cavallo tra '800 e '900, ha sortito l'effetto contrario a quello sperato. La "non forma", la "liberta' dalla forma" sono divenute "forma" esse stesse e vengono pedissequamente e monotonamente riprodotte pressoche' identiche agli originali anche al giorno d'oggi: dopo cent'anni. Lo scandalo che poteva suscitare un "Verklaerte nacht" di Schoenberg ai primi del secolo derivava dal fatto che la cultura dominante era ancora quella convenzionale della borghesia mitteleuropea: esisteva una forma-modello sacralizzata: la tonalita' era la norma; le provocazioni dei futuristi, le cui "serate" finivano regolarmente in rissa, avevano un senso poiche' la Tradizione era profondamente radicata e all'epoca non esistevano valvole di sfogo collettive quale ora e' il gioco del calcio. La passione politica e quella artistica erano un tutt'uno con l'ideale in un mondo che tentava di lasciare dietro di se un passato miserabile, del quale non voleva piu' conservare nemmeno cio' che di buono era stato prodotto, per affidarsi alle robuste e metalliche braccia dell'industrializzazione. E queste "avanguardie" di modernisti, spesso sconclusionati, dovevano combattere davvero... poiche' le resistenze erano enormi. Ma vinsero la loro battaglia; infatti, in ossequio alla nuova macchina prodotta in serie e prontamente mitizzata, il leviatano prese nuova vita e si materializzo' nelle anch'esse "nuove forme" di dittatura delle masse che proprio i modernissimi mezzi di comunicazione permettevano di addomesticare, unitamente alla convenzionale, ma potentissima, arte dell'oratoria, di cui furono maestri impareggiabili sia Lenin che Mussolini o Hitler. Cio' che ai nostri tempi fatichiamo un po' a capire e' che Socialismo, Fascismo, NazionalSocialismo erano la quintessenza del modernismo. Cavalcavano la modernita' per forgiare un uomo nuovo, ognuno a modo suo; e l'arte non era cosa a se stante, ma spesso determinava la formazione di una concezione del mondo che poi si traduceva nella politica. Si puo' ben dire infatti che l'arte del novecento ha costruito i mostri del novecento; ha dato all'ideale una "forma" o una "non forma", ma una volta smaltita la carica di aggressivita' necessaria ad instaurare i regimi e' tornata ad essere cio' che era: un utile mostro; venne pertanto quasi ovunque emarginata o dichiarata "degenere". Con la sola eccezione del Fascismo, nel quale poteva coesistere ogni forma per il rispetto che il Duce aveva dell' "estro" artistico, in Unione Sovietica e in Germania, le avanguardie artistiche che avevano sostenuto e propagandato la nascita dei rispettivi regimi, vennero messe alla porta in malo modo non appena questi si consolidarono. Non essendo sufficientemente "popolari", poiche' richiedevano una potente intermediazione culturale, non potevano essere "di vantaggio alla Nazione", che era ovunque basata sul modello socialista e dunque tendeva inevitabilmente all'omologazione verso il basso. Fu cosi' che Maiakovskij, il cantore futurista della Rivoluzione d'Ottobre, venne costretto al suicidio. In Germania le cose andarono un po' diversamente, almeno per un po', poiche' il regime era dicotomizzato tra il colto e raffinato Goebbels ed il tradizionalista Rosenberg; ma siccome il NazionalSocialismo si proponeva contemporaneamente di ripristinare il legame con la Tradizione - si pensi al Volkstum di Jahn - la corrente artistica Espressionista, i cui epigoni si batterono anche fisicamente per l'affermazione dell'ideale nazista, venne bandita insieme ad ogni altro tentativo di modernismo. La pietra tombale sulla modernita' artistica venne fisicamente rotolata nella mostra tenutasi a Monaco nel 1937, denominata appunto: "arte degenerata", ma come si sa, lo spirito e' volatile, dunque trasmigro' altrove per poi risorgere nel dopoguerra e cristallizzarsi nel cinquantennio successivo. Ebbene: oggi e' ancora uguale a se stessa. Che i dittatori avessero ragione?

17 commenti:

Nessie ha detto...

Quando si parla di espressionismo è difficile cavarsela con poche righe, perché è un fenomeno che parte dal movimento "die Brucke", Il pOnte (Dresda 1905), passando per Weimar, fino ad arrivare all'espressionismo astratto americano degli anni 30-40 di Pollock. Poi ci sono state importanti ricadute espressionistiche nella letteratura, nella musica, nel teatro (Wedekind, Buchner, Brecht) fino ad arrivare al cinema con Fritz Lang, Pabst, Murnau, von Sternberg ecc.
"Arte degenerata" è l'anatema o scomunica, che diedero i nazisti a Otto Dix, Georg Grosz e le sue caricature di ufficiali nazi pluridcorati, o ai fotomontaggi di John Heartfield contro Hitler. Onestamente questi tre li trovo particolarmente datati. Ma Egon Schiele, che esce invece dallo Jugendstil viennese ed ebbe per maestro Gustav Klimt, mi piace molto, anche se è decisamente "unheimlich" (inquietante). Come mi piace Emil Nolde che si evolve in una forma di espressionismo marcatamente nordico e paesaggistico con insistenti abbandoni alla fiaba. Non so bene per la musica, che è il tuo settore (ho ascoltato "Erwartung" di Schoenberg e il "Pierrot Lunaire") ma mi pare che la sua caratteristica comune a tutte le discipline sia la dissolvenza. Ma "dissolversi" e "cadere" in fondo è un tema già caro al Romanticismo della I e della II metà dell'Ottocento. Non vedo pertanto, "degenerazioni".

Lo PseudoSauro ha detto...

Nessie: chapeau. Mi sono limitato all'analisi politica che mi sembra inequivocabilmente precisa anche se il generico e' d'obbligo quando si vuole periodizzare. Non intendevo certo esaminare realta' cosi' sfaccettate da un punto di vista artistico, solo osservare come vi fosse coincidenza tra movimenti artistici e politici, che e' la cosa che oggi non capisce nessuno. Nel caso dell'Espressionismo tedesco degli anni 20 il supporto al nazismo fu piuttosto importante, oserei dire determinante. Del resto l'assunzione di Goebbels al ruolo che fu prima dello stesso Hitler dice molto sull'uso propagandistico che si voleva fare dell'arte in quel periodo; e G era un raffinato cultore di tutta l'arte moderna, avendo studiato ed essendosi laureato proprio a questo indirizzo. Stesso discorso vale per Maiakovskij in URSS. Tutti i movimenti artistici variamente inseriti in un'area di modernita' vennero sfruttati per poi essere banditi una volta instaurati i rispettivi regimi. Solo in Italia convivevano senza alcun tipo di discriminazione. Evidentemente l'arte "popolare" dei nazisti e dei sovietici non andrebbe liquidata come "semplice", ma inserita in un contesto tradizionale. Se con "degenerazione" s'intende la rottura con il passato, mi pare si possa considerare che quella dei regimi non era una definizione sbagliata. Del resto gli stessi manifesti delle avanguardie sono piuttosto espliciti al proposito. Basta osservare col senno di poi per accorgersi che l'arte consumata effettivamente e' ancora oggi quella basata su canoni oggettivi, mentre l'altra e' sempre piu' confinata agli specialisti e ridotta a perpetuare stereotipi impossibili. Non si puo' "rompere" per 100 anni filati, se non si riesce a fondare qualcosa di nuovo significa che si e' fallito. Questo e' cio' che intendevo. Per quanto riguarda la musica il fenomeno e' ancora piu' evidente in quanto la musica pop mostra tutt'ora una prevalenza tonale e quel poco che e' passato nella tonalita' dagli esperimenti delle avanguardie non ha niente a che vedere con la atonalita' di Schoenberg o di Berg. Ma qui ci si addentra nell'analisi stilistica che ho volutamente lasciato fuori.

Nessie ha detto...

Tu lo vedi come un conflitto tra rivoluzionarismo e avanguardismo dei movimenti artistici nella loro "fase ascendente" e "conservatorismo" dei regimi una volta consolidatisi. E non a caso citi il "caso Maijakosvskij". Sì, è così, e c'è del vero. Ma c'è qualcos'altro che non viene quasi mai discusso dagli storici ufficiali dell'arte e della letteratura: l'eterno contrasto tra il singolo e la collettività. Che si protrae quasi fino ai nostri giorni. Qualcosa di cui si parla poco, a meno che non si leggano delle monografie specifiche su questo o quell'autore. Nel qual caso, per scendere nello specifico, emergono i "tratti distintivi" dell'immagine dell'artista dalla civiltà greca all'età moderna, come "razza a parte" lunatica, stravagante, egocentrica e dominata da un temperamento "saturnino" (Saturno-Crono, dio greco assai malinconico e dispotico). E allora abbiamo Durer (non mi viene la dieresi sopra la "u") e la sua melanconia nei dipinti e incisioni. Leonardo, Michelangelo, Caravaggio (oggi lo chiameremmo un border-line), Cellini (un avanzo di galera dispotico e pure sodomita) ecc. Van Gogh e la sua pazzia per la luce e per il giallo. Fino ad arrivare ai nostri giorni e a estendere i melanconici a Leopardi, Baudelaire (spleen) Montale ecc. Ovviamente le storie delle nevrosi singole non possono essere inventariate. Ma a loro dobbiamo forse la maggioranza dei capolavori. Spleen= milza. Nella concezione della medicina greca di Ippocrate si pensava che la melanconia ("bile nera") venisse elaborata dalla milza, concezione che perdurò fino al Medio Evo e al Neoplatonismo rinascimentale. Detto ciò, non voglio assolutamente assolvere e attribuire un salvacondotto ai regimi autoritari e persecutori nei confronti di questa o quella figura. "Nati sotto Saturno" del tedesco Rudolf Wittkower, è un testo-chiave per approfondire questo tema.

Lo PseudoSauro ha detto...

Nessie: infatti. Ma quand'e' che si comincia a parlare di "massa"? Il cambiamento sta tutto li'. Lo stesso termine "avanguardia" e' di derivazione militare e sta per "rivoluzionario". Quando nascono le ideologie di massa nascono le avanguardie ed e' difficile dire se non sia stata piuttosto l'arte stessa a determinare le ideologie che di fatto sostituiscono la forma. Sulla concezione dionisiaca dell'artista fin dai primordi, se ne puo' anche parlare, pero' bisogna ridimensionare un po' la visione ottocentesca perche' l'artista e' spesso anche artigiano e quindi molto meno soggetto a ubbie individualistiche, sebbene la fantasia possa difficilmente essere catalogata. Diciamo che questo e' proprio uno dei tratti distintivi dell'artista sette-ottocentesco almeno dal tardo barocco dell "empfindsemkeit" allo Sturm und drang. Per lavorare all'interno di una forma ci vuole molta lucidita' e mestiere, la fantasia viene esercitata entro canoni ben definiti. Infatti ci sono grandi artigiani che non riescono ad assurgere al ruolo di "artista" inteso come figura soprannaturale. Va da se che una volta che hai rimossa la forma resta solo la fantasia, o arbitrio, e il risultato e' un'opera che dev'essere spiegata. Se un'opera dev'essere spiegata significa che ha rotto il rapporto secolare con la Tradizione, dunque diviene "degenerata"; letteralmente; disconosce la sua paternita'. Non e' proprio il problemino di tutta la cultura occidentale?

Nessie ha detto...

Sauro, ho inviato un nuovo post al mio blog, ma stranamente non è comparso. Il titolo emblematico è "Il Domenicale: anche a destra serve leggere Gramsci". Te ne ho inviata copia su email privata. Eventualmente non dovesse comparire, me lo puoi aggregare tu? Grrrrazie! :-)

Nessie ha detto...

Se un'opera dev'essere spiegata rompe con la Tradizione - scrivi più sopra. Il problema dei problemi è che oggigiorno c'è troppa "intelligenza diffusa" e poco genio. O se non ci piace questo termine di matrice romantica usiamo pure "genialità".
L'antico artigiano (handicraftman) o "artefice" era piuttosto ignorante nel sapere astratto, ma assai esperto nella sua manualità. Questo faceva sì che simboli e valenze metaforiche venissero trasferite in quel che "faceva" (cioè nel suo prodotto finale) e non in quel che diceva. Può sembrare un paradosso, ma il genio è una sorta di "idiot savant" specializzatissimo solo nelle cose che lo interessano. E' cambiato il modo di produrre "cultura" a discapito del "mestiere". E' andata dispersa la vecchia "bottega artigiana" dove gli antichi saperi venivano trasmessi di padre in figlio, di maestro in garzone.

Nessie ha detto...

Se un'opera dev'essere spiegata rompe con la Tradizione - scrivi più sopra. Il problema dei problemi è che oggigiorno c'è troppa "intelligenza diffusa" e poco genio. O se non ci piace questo termine di matrice romantica usiamo pure "genialità".
L'antico artigiano (handicraftman) o "artefice" era piuttosto ignorante nel sapere astratto, ma assai esperto nella sua manualità. Questo faceva sì che simboli e valenze metaforiche venissero trasferite in quel che "faceva" (cioè nel suo prodotto finale) e non in quel che diceva. Può sembrare un paradosso, ma il genio è una sorta di "idiot savant" specializzatissimo solo nelle cose che lo interessano. E' cambiato il modo di produrre "cultura" a discapito del "mestiere". E' andata dispersa la vecchia "bottega artigiana" dove gli antichi saperi venivano trasmessi di padre in figlio, di maestro in garzone.

Lo PseudoSauro ha detto...

Quanto alla tua definizione di "artista" e' prettamente ottocentesca, non mi ci riconosco. Leonardo era un genio "rinascimentale" proprio per compiacere questa definizione. Il genio e' genio di per se stesso, ma a seconda dagli strumenti che usa ottiene risultati diversi. J.S.Bach era un'artigiano raffinatissimo prima che artista: artigiano figlio di artigiani che si tramandavano un sapere artigianale, tanto che al suo tempo veniva considerato solo un esperto di organi - che erano le macchine piu' complicate dell'epoca - a parte qualche riconoscimento in tarda eta' per il suo sapere speculativo. W.A.Mozart, anche lui: artigiano figlio di artigiani, ma in un mondo che cambiava e cominciava a vedere l'artista in un altro modo. La marcia in piu' caratterizzava, comunque e sempre, persone che avevano tutte una robustissima preparazione di bottega. Questo non fu piu' necessario una volta assunto che qualunque forma fosse legittima. Non c'era piu' la necessita' di imparare a manipolare la forma, quindi e' rimasta solo la sregolatezza. E' la solita storia del relativismo e del rifiuto dell'esperienza derivata dalla cultura occidentale.

Nessie ha detto...

E io mi sono rotta di tutti questi cavilli, sofismi, bizantinismi e contorsionismi che non approdano a un bel niente. Anche perchè se non sai leggere, io non ho proprio più voglia di spiegare. Ho forse dato qualche "definizione"? Eppoi finiamola con queste frasi fatte sul "relativismo". Ti ripeti. E la ripetizione è la morte dell'arte. E anche dell'inventività in generale. Sei un ammazzatore di conversazioni.Vado... sennò mi incazzo.

Antonio Saccoccio ha detto...

Mi intrometto nel vostro adorabile dibattito. ;-)
Io credo che la vera opposizione sia tra staticità e dinamismo.
Ogni cosa, quando termina la sua evoluzione e si fissa, diventa morta.
Per restare in vita non deve privarsi del dinamismo, dell'evoluzione continua.
Quindi, come diceva Sauro, una ribellione alla forma diventa a sua volta forma se non continua ad evolversi.
Notissimo esempio socio-politico: il sessantottino era rivoluzionario e anticonformista nel 1968, ma già negli anni Settanta chi si comportava da sessantottino appariva come conformista e conformato. Perchè quell'atteggiamento era divenuto statico, riprodotto da milioni di persone. E di questo il grande Pasolini già se ne era accorto. Ma al di fuori di pochi illuminati, di solito in molti continuano a ritenere rivoluzionario e avanguardistico ciò che già non lo è più. Nell'arte come nel pensiero.
Oggi scrivere musica come Schoenberg sarebbe da reazionari.
E persino scriverla come Nono non avrebbe senso (anche se ce ne sono ancora molti). Perchè sia la prima che la secondo avanguardia del Novecento sono ormai fissate e definite. Siamo ormai nel post-moderno. Nessuno vuole più essere avaguardista. Ed è qui che si inserisce invece il Neo-futurismo, che vuole dare una sveglia, vuole suonare la carica per una Nuova stagione avanguardistica, sia socialmente che artisticamente.
Mi sto dilungando troppo.
Comunque ottimo post: sono riflessioni che servono.
L'unico problema è che andrebbero proposte sul multiblog Neo-Futurista, come altri post.
Sto pensando che sarebbe opportuno postare (e non solo segnalare) una copia dei post di interesse "Neo-futuristico" sul multiblog. Che ne pensi Sauro?
ciao

Lo PseudoSauro ha detto...

Nessie: mi hai dichiarato guerra? Facciamo la Querelle des buffons? Quando mi scrivi:

«L'antico artigiano (handicraftman) o "artefice" era piuttosto ignorante nel sapere astratto, ma assai esperto nella sua manualità.»

Mi dai una definizione di artigianato che non calza con gli esempi che ti ho portato. la famiglia Bach era una famiglia di artigiani; Johann Sebastian era un artigiano della musica ma non era ignorante nel sapere astratto anche se non si laureo' come G.F.Haendel. Venne ammesso nella societa' scientifica di Mattheson il che certifico' anche il valore speculativo di una parte della sua produzione che viene ancora studiata come la piu' complessa polifonia di tutta l'epoca barocca. Non era "alla moda", anzi, decisamente sorpassato per i suoi tempi, ma indubbiamente fu genio ed artista insieme. Semplicemente, all'epoca c'erano tantissimi ottimi artigiani, ma pochi artisti, come sempre, pero' non si poteva dare il caso che un artista non fosse anche artigiano.

Quanto al "relativismo", te l'ho spiegato mille volte che non scrivo solo per te, ma anche per un sacco di altra gente che legge - per sua sventura - questo blog preferendo non commentare. Mi piace ripetere anche perche' nella definizione del titolo trovo gia' delineato il futuro della cultura occidentale. Non ho la pretesa di fare commenti artistici; sono solo un umile pseudosauro nella foresta di Gondwana... le nostre discussioni sono un pretesto, se no le porteremmo avanti in privato.

Lo PseudoSauro ha detto...

Antonio: naturalmente queste riflessioni, compresi i commenti - previa autorizzazione dei rispettivi autori -, possono essere ripresi e copiati altrove senza alcuna difficolta'.

Vedo che ci siamo capiti. Un conto e' il doveroso ossequio a quella che e' divenuta essa stessa una forma per cio' che ha significato storicamente. Altro e' il perseguire gli stessi identici modelli di inizio '900. Se il futurismo, come le altre avanguardie, si poneva in contrasto con una cultura passatista, non era solo per cio' che questa rappresentava, ma soprattutto per come veniva staticamente subita la sua influenza da una societa' incapace di elaborare nuovi modelli. Staticita' contro dinamicita' e viceversa. Pero' come sempre accade quando si ragiona, si trovano spunti ulteriori, ovvero: perche' scandalizzarsi tanto per la definizione "arte degenerata"? Questa era una definizione che davano di se parecchie avanguardie quando esprimevano la volonta' di disconoscere la paternita' della cultura precedente. Il figlio e' degenere perche' rifiuta l'eredita' dei genitori: dove starebbe lo scandalo? Evidentemente si tratta della solita appropriazione indebita della cultura egemone. I regimi russo e tedesco hanno utilizzato il modernismo per portare avanti le rispettive rivoluzioni; poi hanno ricercato la tradizione per creare una cultura popolare. E quest'ultima ha vinta la partita perche' i tentativi di ristrutturare il linguaggio non sono passati (vedi Schoenberg e Berg); mentre sono passati i rumori e molte innovazioni che di fatto hanno arricchito il linguaggio. Ma c'e' ancora gente che vorrebbe destrutturare senza averne nemmeno una capacita' artigianale... Senza dire del fatto che la frattura con il passato sta alla base di tutti i problemi occidentali del giorno d'oggi. Magari con Nessie se ne trattera' in un ambiente appositamente preparato.

Nessie ha detto...

Hai ragione per quanto riguarda l'artigianalità "musicale" e gli esempi che fai sono più che pertinenti. Io come avrai capito (ma qua pare che si faccia gara a fraintendersi, perciò sarà meglio staccare la spina), mi riferivo all'artigianato di bottega proprio del Rinascimento (Cellini, Filippo e Filippino Lippi, Botticelli, Verrocchio ecc.). Erano abili, ma non direttamente "colti". No, che non ti ho dichiarato guerra. Fossero queste le guerre civili...E' che a volte ho come l'impressione che tu ti diverta al gioco dei paletti. E allora sbotto. Ma poi passa :-)

Lo PseudoSauro ha detto...

Nessie: certo che come sauri siamo piu' sul bronto contra tyranno... L'ho capito che ti riferivi all'artigianato manuale; ho portato gli esempi musicali solo perche' li conosco meglio. Ma se vai a ben vedere i mastersaenger erano artigiani quanto gli orafi e i pittori. Perche' il metodo era identico: c'era la bottega, il maestro e gli allievi. Come esisteva il troubadour o il trouvere c'era il minnesanger che era di rango piu' elevato perche' quasi sempre nobile ed era piu' avvezzo all'arte "alta" del canto e della poesia che non all'artigianato e alla musica ficta. In questo caso si puo' dire che l'artista non era artigiano, ma con il Rinascimento le cose cambiano. Leonardo era "Mastro" e si occupava sia di materia che di spirito; era per sua stessa ammissione "homo sanza lettere", ma sappiamo che la sua arte era piuttosto elevata. Ma in seguito artigiano ed artista divennero la stessa persona, perche' finita la scholastica non valeva piu' l'assunto per cui "doctor" era colui che sapeva mentre "bestia" colui che faceva. Diciamo che tu preferisci l'analisi romantica mentre io la ritengo un po' troppo partigiana.

Nessie ha detto...

E'pace fatta, TyrannoBronto Externator-Sauro! Però temo che sul monte di Portofino, uno di noi due farebbe la fine del Cristo degli Abissi. Smack! :-)

Anonimo ha detto...

Un concorso di arte tra bloggers?...con pubblicazione delle opere in rete..e giudizio via web?
Proclamazione di vincitori etc. etc.???

Zagazig

言承旭Jerry ha detto...

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