Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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Il sauro apologizza (ormai si dice cosi') per l'inconveniente.
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27 aprile 2006

Macche'... tutti fascisti

Tra le inevitabili polemiche, anche nel 2006 e' finita l'annosa celebrazione del 25 Aprile. Dopo le elezioni piu' aspre dal 1948, che hanno sancito una seppur controversa vittoria del centro-sinistra, si evidenzia il fatto "strano" che il Paese e' spaccato ; nulla di che, vigente il bipolarismo, ma questo tardivo stupore rivela che, sotto sotto, le "unita' nazionali" erano solo un'artificiosa invenzione della politica; fatto confermato dalla scarsissima, ancorche' trentennale, participazione al voto degli italiani. Infatti, con quasi l' 84% degli aventi diritto che per la prima volta nella storia della Repubblica si recano alle urne, si dovrebbe parlare di grande vittoria della democrazia, ma si preferisce evidenziare la radicalizzazione dello scontro politico che, di fatto, sancisce l'esistenza di almeno due modi antitetici di concepire lo Stato; differenza non tra minoranze e maggioranze, si badi, ma tra le due' meta' esatte del corpo elettorale. Sebbene la stragrande maggioranza degli italiani si professi ormai democratica e non nutra simpatie fasciste, nondimeno, va notato come la vuota retorica resistenzialista stia stretta a chi sia ancora dotato di un minimo di memoria storica; infatti, e' smaccatamente falsa l'affermazione secondo la quale il 25 Aprile 1945 la maggior parte degli italiani era antifascista; diciamo che quasi tutti non vedevano l'ora di uscire da una improvvida guerra, che aveva prostrato il Paese, voluta, o meglio subita, dal regime. Ma il "consenso", di defeliciana memoria, nel 1945 funzionava ancora: sia nel centro-sud occupato dagli alleati, sia in quella parte del nord ancora sotto alla RSI. Si guardino attentamente le foto pubblicate qui , tra le quali ve ne sono 2 scattate il 16 marzo, che evidenziano una grande partecipazione popolare ai funerali delle giovani vittime della Monterosa, uccise nel corso di un attentato da alcune bande partigiane in Piemonte. Si potra' notare una folla di migliaia di persone: anziani, e giovanissimi che salutano "romanamente" le bare. Le stime dicono trattarsi di "almeno" centomila persone nella sola Torino e nella sola zona attraverso la quale passarono i feretri dei militari. Si paragoni questo numero con il totale delle formazioni partigiane attive su tutto il territorio nazionale e si avra' una percezione piu' realistica delle reali proporzioni. Si noti la data, che corrisponde ad appena un mese prima quella della "liberazione". Si consideri che le stragi e i regolamenti di conti che, soprattutto in Emilia, fecero non meno di 200.000 vittime tra fascisti, presunti tali, cattolici, possidenti, preti, cittadini comuni ancorche' molti partigiani stessi non comunisti, dovevano ancora iniziare e non cessarono del tutto fino al 1948. Se i numeri contassero ancora qualcosa si potrebbe tranquillamente dire che una esigua minoranza del Paese si e' attribuita il merito di una vittoria militare che spetterebbe quasi per intero alle truppe alleate e che la celebrazione del 25 aprile non sia la festa di un Paese appena uscito da una dittatura, ma quella di un Paese appena, ancorche' inconsapevolmente, entrato in un'altra. Ci sono voluti 60 anni per capire che il Paese e' "spaccato"; ora ce ne vorranno altrettanti per capire chi e' stato a spaccarlo.

20 aprile 2006

Arte degenerata

Se ne discute ogni tanto con Nessie , profonda conoscitrice dell'arte in genere. Una certa qual fretta di seppellire il Romanticismo e "dissolvere l'hegelismo" per cercare vie nuove attraverso molteplici strade: dal Simbolismo all'Impressionismo, dall'Espressionismo al Futurismo, per non nominare che alcune delle numerosissime avanguardie artistiche nate a cavallo tra '800 e '900, ha sortito l'effetto contrario a quello sperato. La "non forma", la "liberta' dalla forma" sono divenute "forma" esse stesse e vengono pedissequamente e monotonamente riprodotte pressoche' identiche agli originali anche al giorno d'oggi: dopo cent'anni. Lo scandalo che poteva suscitare un "Verklaerte nacht" di Schoenberg ai primi del secolo derivava dal fatto che la cultura dominante era ancora quella convenzionale della borghesia mitteleuropea: esisteva una forma-modello sacralizzata: la tonalita' era la norma; le provocazioni dei futuristi, le cui "serate" finivano regolarmente in rissa, avevano un senso poiche' la Tradizione era profondamente radicata e all'epoca non esistevano valvole di sfogo collettive quale ora e' il gioco del calcio. La passione politica e quella artistica erano un tutt'uno con l'ideale in un mondo che tentava di lasciare dietro di se un passato miserabile, del quale non voleva piu' conservare nemmeno cio' che di buono era stato prodotto, per affidarsi alle robuste e metalliche braccia dell'industrializzazione. E queste "avanguardie" di modernisti, spesso sconclusionati, dovevano combattere davvero... poiche' le resistenze erano enormi. Ma vinsero la loro battaglia; infatti, in ossequio alla nuova macchina prodotta in serie e prontamente mitizzata, il leviatano prese nuova vita e si materializzo' nelle anch'esse "nuove forme" di dittatura delle masse che proprio i modernissimi mezzi di comunicazione permettevano di addomesticare, unitamente alla convenzionale, ma potentissima, arte dell'oratoria, di cui furono maestri impareggiabili sia Lenin che Mussolini o Hitler. Cio' che ai nostri tempi fatichiamo un po' a capire e' che Socialismo, Fascismo, NazionalSocialismo erano la quintessenza del modernismo. Cavalcavano la modernita' per forgiare un uomo nuovo, ognuno a modo suo; e l'arte non era cosa a se stante, ma spesso determinava la formazione di una concezione del mondo che poi si traduceva nella politica. Si puo' ben dire infatti che l'arte del novecento ha costruito i mostri del novecento; ha dato all'ideale una "forma" o una "non forma", ma una volta smaltita la carica di aggressivita' necessaria ad instaurare i regimi e' tornata ad essere cio' che era: un utile mostro; venne pertanto quasi ovunque emarginata o dichiarata "degenere". Con la sola eccezione del Fascismo, nel quale poteva coesistere ogni forma per il rispetto che il Duce aveva dell' "estro" artistico, in Unione Sovietica e in Germania, le avanguardie artistiche che avevano sostenuto e propagandato la nascita dei rispettivi regimi, vennero messe alla porta in malo modo non appena questi si consolidarono. Non essendo sufficientemente "popolari", poiche' richiedevano una potente intermediazione culturale, non potevano essere "di vantaggio alla Nazione", che era ovunque basata sul modello socialista e dunque tendeva inevitabilmente all'omologazione verso il basso. Fu cosi' che Maiakovskij, il cantore futurista della Rivoluzione d'Ottobre, venne costretto al suicidio. In Germania le cose andarono un po' diversamente, almeno per un po', poiche' il regime era dicotomizzato tra il colto e raffinato Goebbels ed il tradizionalista Rosenberg; ma siccome il NazionalSocialismo si proponeva contemporaneamente di ripristinare il legame con la Tradizione - si pensi al Volkstum di Jahn - la corrente artistica Espressionista, i cui epigoni si batterono anche fisicamente per l'affermazione dell'ideale nazista, venne bandita insieme ad ogni altro tentativo di modernismo. La pietra tombale sulla modernita' artistica venne fisicamente rotolata nella mostra tenutasi a Monaco nel 1937, denominata appunto: "arte degenerata", ma come si sa, lo spirito e' volatile, dunque trasmigro' altrove per poi risorgere nel dopoguerra e cristallizzarsi nel cinquantennio successivo. Ebbene: oggi e' ancora uguale a se stessa. Che i dittatori avessero ragione?

18 aprile 2006

Che ne e' della democrazia?

Su Il Giornale ovvero il foglio nazionale riferentesi allo schieramento di centro-destra, si puo' leggere qui un'intervista a Peppino Calderisi - coordinatore dei Riformatori Liberali - dalla quale si evince un fatto strano e preoccupante: il ritardo nella pubblicazione dei dati relativi alle Elezioni Politiche 2006 non sarebbe dovuto al riconteggio dei voti scrutinati, bensi' al conteggio dei medesimi; procedura che ha sempre comportato un notevole gap tra dati provvisori e definitivi e dei quali il Viminale darebbe, come sempre ha fatto, solo un resoconto finale, non disponendo della fonte, ovvero: ne' dei verbali, ne' tantomeno delle schede elettorali. Allora sorgerebbero spontanee alcune - in verita' parecchie - domande, ovvero: come mai una delle coalizioni si e' gia' proclamata vincitrice fin da prima che avvenisse lo scrutinio? Quale credibilita' possono avere quei mezzi d'informazione che hanno ormai accreditata la vittoria a Romano Prodi? Perche' alcuni capi di stato stranieri hanno gia' attribuita la vittoria alla coalizione di centro-sinistra? Proviamo a rispondere. In un normale regime pluralista la Stampa funge da garante della libera e corretta informazione attraverso una molteplicita' di fonti che permettono a chi vuole di farsi un'opinione confrontando interpretazioni diverse, ma che dovrebbero tutte basarsi su di un semplice principio, ovvero: la verita' storica. Diverse interpretazioni di una stessa "verita'", la relativizzazione della quale sancirebbe de facto l'esistenza di una cultura basata sul nulla, quando non sulla menzogna tout-court. Cio' che piu' vistosamente differenzia i regimi totalitari da quelli democratici e' infatti la concezione "etica" dei secondi, per i quali lo Stato deve gestire l'informazione per non "corrompere" i poveri di spirito, che vanno "presi per mano" per evitare che cadano nelle mani di avventurieri senza scrupoli. E' un dato di fatto che lo Stato, e nella fattispecie il "regime" Berlusconi, non controlla un bel nulla, anzi... fatica fino a far passare i messaggi che dovrebbero informare i cittadini sul suo operato, il che dovrebbe essere uno di quei servizi che ogni esecutivo e' tenuto per legge ad erogare. Dunque, si dira', l'Informazione e' libera e indipendente... trattenendo a stento le risa potrei dire che tra endorsement di testate in tempi ormai lontani pluraliste, giornali organi di partito ed altri riferentisi ai grandi blocchi finanziari nazionali o stranieri, "almeno" il 93% della Stampa gioca la partita del centro-sinistra. Non sara' lo Stato a controllare l'informazione - ne siamo tutti sollevati - ma se questa e' interamente in mano all'opposizione non c'e' qualcosa che non va? E per fortuna che non e' stato sanato ex lege l'annoso "conflitto d'interesse", se no rischieremmo di ritrovarci con un 100% di stampa schierata a sinistra e il problema sarebbe bello che risolto. In tempi in cui la comunicazione in tempo reale gioca pesantemente sui destini dei governi e dei rispettivi popoli, il possedere una macchina simile e' quasi come governare; una pletora di scrittori e giornalisti hanno trattato di quest'argomento tra cui Marshall Mac Luhan; la comunicazione oltrepassa rapidamente le frontiere e in virtu' di un numero enorme di variabili la stessa notizia battuta da un grande numero di fonti puo' determinare l'instaurarsi o il cadere degli stessi governi. Forse questo e' cio' che e' accaduto a proposito del fatto che il governo inglese, quello francese, quello tedesco e quello della stessa UE si sono persuasi della vittoria di Romano Prodi creando cosi' un'ulteriore notizia prontamente utilizzata dall'informazione nazionale. Il che, come minimo, ci direbbe di una scarsissima conoscenza delle cose italiane; quando non del fatto che tali governi potrebbero "gradire" una vittoria del centro-sinistra, il che, se manifestato ufficialmente, sarebbe di una gravita' estrema poiche' significherebbe che i media unitamente ad alcune entita' extranazionali e sovrannazionali sarebbero in grado di condizionare pesantemente l'assetto di uno Stato Sovrano che pertanto tale non sarebbe piu'. Ne' piu' sovrano, ne' piu' democratico.

15 aprile 2006

Segue precedente

Chi ne avesse il tempo legga i miei tre precedenti o rischiera' di non capire il seguente ragionamento. L'amico Zagazig mi chiede se considero "pericolosi castristi" Chirac, Merkel, Blair - ma dimentica Barroso ed altri che eventualmente si fossero aggiunti nel frattempo - in quanto questi capi di stato stranieri si sarebbero affrettati a riconoscere a Romano Prodi la vittoria nelle elezioni politiche italiane 2006.
A domanda retorica, una risposta netta: "no". Ma che dire di uno o piu' stati sovrani che riconoscano una vittoria quando ancora i dati definitivi non siano stati resi pubblici? Per non parlare di chi in Italia non vede di buon occhio la riconta delle schede elettorali e si scandalizza per il termine "brogli". Che questa possa essere la corretta definizione di cio' che e' accaduto in molte sezioni italiane parrebbe che fino lo stesso Silvio Berlusconi si fosse rassegnato a negarlo, ma che nella sostanza le "irregolarita'" si configurino come un modo piu' astuto - e legale - di fare la stessa cosa, non ne dubitano nemmeno alcuni esponenti del centrosinistra. La differenza tra la prima e la seconda pratica starebbe nel fatto che la prima sarebbe dolo, mentre la seconda errore. Ebbene gli stati stranieri che si sono affrettati a riconoscere questa grande vittoria dell'Unione hanno glissato bellamente su questo fatto, il che non e' affatto corretto per il Diritto Internazionale, dunque aggraverebbe il sospetto avanzato in precedenza. Premesso che secondo i miei vaneggiamenti poco sotto, nessun colpo di stato viene mai attuato se non dopo essersi assicurati una qualche forma di appoggio internazionale, il fatto illustrato porterebbe ulteriore
acqua al mulino delle teorie di chi scrive, invece di ridicolizzarne la pur sconcertante tesi. Infatti non c'e' bisogno di essere "castristi" per auspicare la vittoria di una parte politica o di un'altra; basta avere qualche interesse o una qualche forma di progetto comune; uno per tutti: la UE andrebbe bene?

14 aprile 2006

E se fosse andata cosi'?

Premesso che chi scrive e' assolutamente certo della sua teoria e non
intende fare fantapolitica, ma esporre alcuni fatti che hanno ricevuto
interpretazioni incongruenti e fantasiose. Credo che l'unica persona che
mostri di aver capito cosa in realta' sia accaduto sia Silvio Berlusconi.

Avete presente cosa accade in un colpo di stato e quali sono le procedure
per realizzarlo in una democrazia parlamentare?

a) viene instaurato il controllo capillare dell'informazione e dei centri
nevralgici del potere.
b) viene esautorato il parlamento.
c) viene richiesto il consenso internazionale.

E il regime e bell'e' che instaurato.

Allora, cosa e' accaduto in Italia? Di cui al punto 'a': come da manuale,
anche se con qualche intoppo. Punto 'b' la delegittimazione del Parlamento
e' stata perseguita in anni di discredito e dichiarazione dell'esistenza di
un "regime" il che crea sempre il presupposto per un intervento esterno
sulle Istituzioni che viene percepito come "liberatorio" da una parte di
elettorato; quindi non v'e' nemmeno stato il bisogno di far bivaccare
squadracce a Montecitorio; non essendovi stato alcun intervento armato non
si e' resa necessaria alcuna contromisura sul piano militare. Punto 'c':
prima ancora dell'inizio dello spoglio dei voti i pathfinder dell'Unione
hanno dichiarata la vittoria con l'evidente intento di richiedere il
consenso internazionale; secondo queste dichiarazioni, che non sono state
smentite recisamente dalla controparte merce' una strana concezione della
"prudenza" la vittoria ci sarebbe stata indipendentemente dal conteggio dei
voti; e' cio' che si chiama "operazione d'immagine". Se c'e' stata
partecipazione straniera all'operazione basta vedere chi per primo si e'
affrettato a riconoscere il governo Prodi secondo il principio: "la prima
gallina che canta e' quella che ha fatto l'uovo". Che il metodo utilizzato
sia cruento o meno gli obiettivi sembrano essere stati perseguiti secondo lo
schema classico di ogni putsch; invito chi vuole a documentarsi a leggere i
resoconti dei piu' recenti golpe avvenuti nelle democrazie parlamentari.
Sottolineo che a tutt'oggi i dati del Viminale sono ancora provvisori mentre
dall'altra parte si parla di "incarico", di "tempi di attuazione" e di
"mandare a casa" la controparte. Che saranno mai 24.000 voti... se anche
fossero stati meno il giochetto avrebbe funzionato lo stesso. Ecco spiegato
l'enorme ritardo con il quale i leader politici si sono presentati per i
discorsi di rito ed ecco spiegati i "pallori" e le voci tremolanti. Ed ecco
spiegato perche' i colpi di stato in genere li fanno i militari che sono
piu' avvezzi al rischio. A questo punto non resta che attendere il "paciere" che proporra' un accordo e sostituira' de facto il capo dell'Esecutivo.

Aggiornamento:

L'on. D'Alema ha offerto una soluzione di compromesso.

12 aprile 2006

Il Paese e' spaccato

Si tratta dell'ennesima formuletta ispirata alla Political Correctness per ripristinare una specie di grosso "arco costituzionale". Infatti ovunque esista il bipolarismo il contesto elettorale e' "spaccato", ma in Italia il bipolarismo non c'e' stato per quasi 50 anni - se non mai, dunque la cultura egemone finge di stupire del fatto strano che mezzo elettorato sfugga al suo controllo e corre ai ripari con il solito comodo mezzo del meccanismo dei sensi di colpa. Leggi: "meta' Paese odia l'altra meta'"; il che sottintenderebbe artificiosamente un odio di eguale intensita' forse provocato da un imprevedibile sconvolgimento dell'ecosistema; ma in realta' chi odia chi o cosa? Chi sottopone ancora in queste ore e sistematicamente la parte avversa a procedimenti giudiziari secondo un'antichissima prassi inquisitoria? Chi la ritiene una sorta di specie umana a se stante: inferiore, of course? Se con questo termine infelice si vuole semplicemente intendere che non corre buon sangue tra destra e sinistra, si tratta dell'ennesima scoperta dell'acqua calda attraverso cui gl'intellettuali collocati a sinistra - quasi tutti - hanno mostrato di essere dei perfetti emuli di Monsieur De Lapalisse - quello che poco prima di morire era ancora vivo. Del resto la cultura dell'ovvio sta tutta dalla loro parte; cosi' come la meraviglia di scoprire cose che quei primitivi dei loro oppositori osservavano gia' sessant'anni fa - senza dire del fallimento del marxismo il cui cadavere ideologico veniva sezionato gia' negli anni '20. E cioe': come dal movimento dell' "Uomo Qualunque" che raccoglieva anonimamente i pochi fascisti militanti - ma non solo loro - sopravvissuti allo sterminio, spesso impunito, dei "democratici", tutto l'elettorato che non si riconosceva appieno nella cultura antifascista e' stato rinchiuso a viva forza in una specie di zoo; salvo utilizzarlo previo turamento delle 2 narici - c'era chi ne aveva di piu' - per evitare guai peggiori, e tornare a rinchiudervelo non appena Togliatti faceva mostra di una dose moderata di amor patrio. Chi volesse farsi un idea di quale sia la cultura che ha "spaccato il Paese" legga che pensava dell'Italia e degl'italiani - compreso se stesso - il Generale Ercoli ai tempi del suo esilio sovietico: qui . E non si pensi che la sua opinione sia una specie di reperto archeologico, perche', a vent'anni dalla caduta del muro, c'e' ancora chi pensa, e soprattutto dice, le stesse cose nella coalizione di governo che si prepara a risolvere i problemi della Nazione da essa stessa generati; e non sara' necessario che li risolva; bastera' che dica di averli risolti, tanto, con il senso critico che c'e' in giro i fatti contano meno del due di coppe quando a briscola comandano i bastoni. Neanderthal ed homo sapiens erano due specie umane diverse, esattamente come razzisticamente sostiene la cultura dominante ancora oggi a proposito delle due meta' della mela, di cui si sottintende che l'una sia bacata da un verme il cui nome principia con la lettera B. Insomma: volemose bene...

10 aprile 2006

Il Caimano controlla la Stampa

Nazionale, ma soprattutto straniera. Eccone un brillante esempio tratto da alcuni importanti giornali online internazionali - quelli che almeno hanno ritenuto di doverne parlare. Dimenticavo: i titoli sono usciti quando i "sondaggi" addomesticati dal centrosinistra avevano appena trivellata la verita' che li dava in vantaggio con una "forbice" - o forcipe? - che andava tra il 4 e l'8 %. Evidentemente la mano del Caimano arriva lontano... Non sara' certo un "complotto internazionale", ma secondo voi cos'e'?










Aforisma

La serieta' al governo... sara' il caso di preoccuparsi seriamente.

06 aprile 2006

Uccidiamo la luna!

Boccioni:Serata Futurista
Per la serie: "Buttiamola in caciara che tanto e' lo stesso"

Dopo quasi 100 anni lo stesso imperativo categorico. Lo PseudoSauro aderisce al Manifesto NeoFuturista che ancora non c'e', ma si tratta solo di un dettaglio. Del resto un sauro futurista e' un ossimoro di cui Marinetti sarebbe stato entusiasta.

04 aprile 2006

Ivan Pavlov e la Political Correctness

Traggo da piu' fonti l'ispirazione per spiegare cio' che tempo fa aveva sollevato qualche discussione. La materia del contendere e' l'uso della Political Correctness utilizzata al fine di determinare il consenso politico; e siccome questa si basa su criteri psichiatrici cerchero' di documentarne brevemente l'origine limitandomi all'ambito di pertinenza e senza volerne fare un excursus storicistico esaustivo, visto il mezzo impiegato. Mi riservo di scriverne in seguito un paper piu' completo dato il mio interesse personale per la materia.

« Nel 1955 un manuale sovietico intitolato "Lavaggio del cervello: una sintesi del libro di testo russo sulla psicopolitica", fu tradotto e distribuito da un professore di New York come pubblico avvertimento (siamo ai prodromi del "maccarthismo" NDR). Il manuale si basava sui metodi di Ivan Pavlov, uno psichiatra russo, che agli inizi del '900 condusse esperimenti sulle "reazioni condizionate".

Il lavoro di Pavlov pose le basi di un concetto psichiatrico ancora usato: come i cani, gli uomini sono fondamentalmente degli animali programmabili, influenzati solo dalla paura e dalla ricompensa. Gli esperimenti di Pavlov hanno gettato le basi per tecniche molto piu' disumane di lavaggio del cervello, usate dall'Unione Sovietica e dalla Cina del XX° secolo.

Il manuale rivelo' che "i primi psichiatri russi, pionieri della scienza della psichiatria, si resero conto che l'ipnosi induce una paura acuta. Scoprirono inoltre che puo' essere indotta da uno shock emotivo, estreme privazioni e pure attraverso attacchi improvvisi e con droghe."

"Se si corrompessero le istituzioni di una nazione" - continua - "e si causasse una generale degradazione fino al punto in cui privazioni e depressioni apparissero nella societa', basterebbe poi usare piccoli shock per produrre sulla popolazione una reazione di obbedienza o di isteria." Il manuale insegna che la sola minaccia di guerra o esplosione crea l'isteria nella popolazione. »

Infatti questo e' cio' che, tra le altre cose, veniva pedissequamente insegnato alla Facolta' Lumumba dell'Universita' di Mosca, alla quale il famoso terrorista internazionale "Carlos" si laureo' a pieni voti. Naturalmente l'applicazione scientifica successiva ebbe per obiettivo il linguaggio, la distorsione del quale poteva garantire lo stesso effetto in modo piu' indolore e con un limitato dispendio di risorse. Per applicare questo metodo venne impiegata una falsa dissidenza che ebbe il modo di diffonderlo attraverso i canali dell'educazione, quando non le stesse istituzioni USA. Tutto cio' inserito nella teoria gramsciana delle "casematte" porto' all'egemonia culturale cripto marxista che tanto spesso mi va di nominare.

Ecco qui come e' avvenuto il "degrado" dell'occidente.
Ecco qual'e' la vera "terza via al socialismo": quella psichiatrica.

Chiamalo "europeismo", "umanitarismo"... poco importa: l'importante e' la realizzazione dell'ideale, non come lo si chiama; la denominazione e' del tutto secondaria e se il termine impatta negativamente sull'opinione pubblica: lo si cambia.

Il Paese spaccato

E' proprio un'altra era. Dopo un cinquantennio di soporifere tribune politiche, l'avvento di Berlusconi costringe la politica a cambiare linguaggio e a prendere contatto con la realta': finalmente. E' innegabile che si tratta di due visioni del mondo opposte ed incompatibili quelle che ci vengono offerte dai due candidati a governare il Paese. L'una inequivocabilmente socialista, l'altra volta alla "problem solution". La prima formalmente rispettosa dei meccanismi istituzionali, l'aggiramento dei quali e' stato a fondo studiato per completare l'opera di democratizzazione del partito egemone - anche se con qualche "eccezione", l'altra spregiudicata fino quasi all'iconoclastia istituzionale che si propone d'introdurre un'elemento del tutto nuovo nella politica italiana: la liberta'. Con tutti i rischi che cio' puo' comportare per una gran parte di individui cresciuti all'ombra di uno stato dispensatore di felicita'. Si tratta dunque di socialismo, che ha variamente connotata tutta la 1a Repubblica contro liberalismo, cosa ignota ai piu', dunque spaventevole e degna di scatenare l'anatema "antifascista", che i piu' smaliziati leggono correttamente: "statalista". La messa in discussione dello statalismo e' la vera lesa maesta' per l'attuale opposizione al governo. Non puo' esistere altra forma che questa; ogni altra concezione e' "fascista", dunque giustificherebbe l'assassinio politico, il proliferare di "partigiani" fuori tempo massimo, l'allestimento di nuovi "piazzali Loreto" e, last but not least, la mobilitazione delle internazionali socialista e comunista come non e' mai avvenuto nel nostro dopoguerra. Ecco perche' il Paese e' "spaccato": perche' da meno di diec'anni esiste un'alternativa.

03 aprile 2006

Mi ha fatta la bua

La seguente geremiade urge come una pipi' liberatoria dopo la lettura dell'articolo di G.A. Stella sul Corriere della Sera nel quale si tratta di insulti bipartizan tra le due litigiose fazioni politiche. E fortuna che oggi non si litiga piu' solo per il calcio... significa che la "concertazione", il "compromesso storico" ed altre diavolerie che hanno garantita la piena ingovernabilita' a tutta la 1a Repubblica sono roba d'altri tempi. La Democrazia ringrazia e ... se ne va. Non m'interessa di approfondire qui il tema della competizione politica intesa come vera e propria guerra tra eserciti contrapposti, sebbene sia facile l'intuire che ove tutti andassero d'amore e d'accordo i cittadini avrebbero qualche problema a scegliere l'una parte piuttosto che l'altra. M'importa invece di sottolineare che dopo una decimazione giudiziaria durata per piu' di vent'anni, dopo il susseguirsi cinquantennale di "scandali" o "golpe" inventati ad arte per stimolare l'indignazione popolare contro il solito "stato fascista" - che per altro sgovernavano tutti insieme in perfetti disamore e disaccordo - dopo la propaganda hollywoodiana - con rispetto parlando - tesa ad alimentare l'odio, quando non istigare all'omicidio politico, nei "fedeli" di una Chiesa dalla ben nota tradizione democratica, il minimo che ci si potrebbe attendere sarebbe l'italico e liberatorio: "stronzo". Quando i "toni" della dialettica politica erano ancora quasi del tutto graditi alla Presidenza della Repubblica Italiana ed una parte scodinzolava mestamente allorche' l'altra s'affannava a cercare di ripristinare l' "arco costituzionale" per mettervela fuori, un Silvio Berlusconi che poteva vantare "solo" un migliaio, tra perquisizioni della GF e "sereni" provvedimenti della "magistratura democratica", invece che i circa duemilaeseicento attuali, ebbe a dire da perfetto Monsignor Della Casa: "quel animal mechant, on l'attache il se defend"... Ma evidentemente: "mille e non piu' mille"... "il troppo stroppia"... e tutta la caterva di luoghi comuni usciti dalla saggezza popolare: dopo che la battaglia giudiziaria - quando non militare - si e' intensificata senza alcun riguardo per un elettorato considerato mezzo e non fine della politica, a qualcuno sono saltate le valvole ed il resto e' storia quotidiana. Fino Linneo avrebbe qualche problema a catalogare la tale varieta' d'insulti bipartizan intercorsi tra le due ali del Parlamento; resta il fatto che questi sono ben poca cosa se raffrontati alla pratica cospiratoria che storicamente e' patrimonio della sinistra rivoluzionaria, ancorche' questo sia stato oggi ereditato ed abbracciato entusiasticamente da molti "cristiani adulti" o "libertari" folgorati sulla via dello statalismo. Quanto alla qualita' intrinseca dell'insulto, in tempi di Grandi Fratelli, c'e poco da stupire... il mio amico Armando - da colto qual'e' - forse nobiliterebbe questo stile scomodando Furet e le sue "derive culturali", secondo il quale tutto sarebbe da ricondursi ad una perdita irreversibile dell'identita' culturale occidentale a causa della globalizzazione; ma da animale assai poco incline alla Political Correctness, io preferisco - in questo, come in altri frangenti - la cara e vecchia tesi del "complotto", non foss'altro perche' piuttosto ben documentata dopo cent'anni di socialismi vari interessati a fare formazione politica piuttosto che educazione tout-court. Ognuno ha cio' che si e' meritato.
 
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