Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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31 marzo 2006

Vladimir Bukovskij

Qui di seguito l'intervista di Alberto Mingardi, nella sua versione integrale, concessa nel 2001 dal dissidente sovietico a Libero. Repetita juvant.


MILANO - Stretti come siamo fra l'incudine della burocrazia "romana", e il fantasma dello statalismo "europeo", i Comitati della Libertà (variopinto arcipelago di circoli liberalconservatori, che fanno capo al giornalista Dario Fertilio), hanno pensato bene di organizzare un convegno "contro i nuovi Leviatani". Non poteva mancare Vladimir Bukovskij, presidente onorario dell'associazione, ma soprattutto uno che sulla propria pelle ha vissuto l'esperienza del Leviatano per antonomasia: l'Unione Sovietica. Dissidente perseguitato in patria, e poi esule illustre fra Standford (USA) e Cambridge, Bukovskij è noto anche da noi per il libro "Gli archivi segreti di Mosca", pubblicato da Spirali. Più volte è stato in Italia per presentarlo, in questi giorni la sua missione è diversa: aprirci gli occhi sulle nuove minacce per la libertà individuale.

Professor Bukovskij, dieci anni fa, abbattuto il muro di Berlino, eravamo convinti che fosse stato inferto un colpo mortale allo statalismo e all'ideologia. Sembra però che le cose non siano andate così, le parole d'ordine saranno cambiate ma la sostanza resta quella. Per esempio, lei dice che l'Unione Europea altro non è che un'altra Unione Sovietica...

"Precisamente, e non è un'affermazione campata in aria. Ci sono motivazioni storiche precise: l'ideale europeista si afferma negli anni Sessanta, quando comincia ad arrivare in Occidente l'eco delle violazioni dei diritti umani compiute in nome del socialismo reale. Questo diede serissimi problemi, ovviamente, alla Sinistra, che rispose disegnando uno scenario inedito, e irrealizzabile. L'idea era di costruire una "casa comune europea" per i Paesi dell'Est e dell'Ovest: gli uni, i Paesi dell'Est, avrebbero nel frattempo dovuto abbracciare i diritti umani. Gli altri, i Paesi dell'Ovest, dovevano intanto incamminarsi sulla strada della socialdemocrazia. Quando entrambe queste previsioni si fossero avverate, sarebbe stato possibile dar vita a un'unica, grande Europa socialista. Però il vaticinio s'è realizzato a metà..."

Cioé?

"I Paesi dell'Est non si sono mai aperti ai diritti umani. E quando ci hanno provato, era ormai troppo tardi: compiuti settant'anni, il comunismo ha mostrato tutte le proprie, intrinseche debolezze. Tengo a precisare che l'era Gorbaciov, come ho scritto ne "Gli archivi segreti di Mosca", rappresentò tutto fuorché un'apertura ai diritti civili, questa è solo un'altra falsificazione della stampa di sinistra... Morti di causa naturale i Paesi socialisti, la socialdemocrazia occidentale però non ha certo gettato la spugna: così oggi noi viviamo sì in un'Europa senza più il muro di Berlino, ma dove nella quasi totalità dei Paesi ci sono al governo dei politici comunisti! Che continuano a perseguire quegli ideali: l'Europa unita è disegnata a immagine e somiglianza dell'URSS."

Quali sono le somiglianze più evidenti?

"Anzitutto, il sistema politico, che è accentrato e burocratico. Irrispettoso delle differenze fra Stati e individui. Oppressivo, nel suo concepire ogni possibile regolamentazione per strozzare gli uomini liberi. Ma soprattutto, l'UE ricorda l'Unione Sovietica nel controllo ideologico che gli eurocrati tentano di esercitare su di noi: il fatto che non esista una 'Pravda' non significa che il mondo dell'informazione, e quello della cultura, non siano condizionati al punto da esercitare alla fin fine la stessa funzione. Basti pensare al politicamente corretto, che è una specie di religione laica."

Ecco, il fenomeno del politicamente corretto, se ci si pensa, è curioso. I luoghi comuni di questa nuova ideologia sono talmente radicati e "potenti" da arrivare a condizionare il lessico e la sintassi della comunicazione politica. Qualcuno in America ha azzardato: è un nuovo marxismo...

"Non penso che nessuno possa accusarmi di aver mai nutrito simpatie marxiste, ma se posso dirlo... è molto peggio. Almeno Marx era un pensatore con un capo e una coda, c'era una logica in quanto scriveva. Le idee erano sbagliate, ma c'era un filo conduttore. Il politicamente corretto invece non sta in piedi: nasce dall'esigenza della Sinistra di far convivere la proprietà privata con un'impostazione di fondo che resta socialista. Si sono accorti che senza proprietà privata non può esistere una società "civile", però hanno preferito non ammettere il fallimento dell'intero edificio concettuale comunista. Così, adesso tentano di conciliare la proprietà con un'impostazione 'di sinistra', il che è assurdo, perché la proprietà ha bisogno di essere circondata e fortificata da altre istituzioni (la famiglia, per esempio). Comunque, la tattica del "politicamente corretto" è molto semplice: s'inventano delle "minoranze", e poi per "difenderle", sempre fra virgolette, riescono a giustificare ogni e qualsiasi intervento governativo."

Per esempio?

"Basta guardare all'America, il femminismo dopotutto è questo. Una montagna di bugie declamate non in nome delle donne, ma per ampliare ancora una volta "la sfera pubblica", l'interventismo statale. Perché la Sinistra è favorevole all'immigrazione selvaggia? Proprio per questo motivo, per coltivarsi "minoranze" sempre nuove, un ulteriore bacino elettorale. E poi c'è la madre di tutte le battaglie... quella contro il tabacco. L'isterismo anti-fumo non è una questione che abbia un particolare retroterra teorico. Però è stata il banco di prova della 'political correctness': l'hanno usata per vedere se era possibile imporre a tutto il mondo una nuova forma di controllo sugli individui. Ce l'hanno fatta, pensate che se devo andare Oltreoceano e voglio fumare in volo, l'unica compagnia aerea che me lo permette è la Cenerentola dei cieli, la Kuwait-air. Con il divampare del salutismo, la Sinistra ci ha dimostrato che oggi riesce (purtroppo) a condizionare tutto il mondo occidentale."

Insomma, non ci sono speranze? Bukovskij sorride:

"Al contrario, finché c'è vita c'è speranza. Finché siamo vivi c'è speranza. Basti pensare alla situazione austriaca: le sanzioni contro Haider hanno fatto precipitare ovunque in Europa la popolarità dell'Unione Europea. Ed è nato un movimento che proprio in Austria, sta raccogliendo firme per "uscire" dall'Unione. E' una notizia che mi riempie di entusiasmo. Pensi, un piccolo Paese, incastonato fra le Alpi, che mette in ginocchio il gigante socialista..."

Alberto Mingardi

Naturalmente, con il senno di poi, quello che all'epoca avremmo considerato alla stregua di un pessimismo leopardiano, ora si rivela per cio' che era in realta', e cioe' un ottimismo esagerato determinato da una fiducia incondizionata nelle risorse individuali e nell'amore per la liberta'; ma, si sa, i beni di largo consumo, secondo le regole economiche ante new-economy, costano poco e dunque sono poco ambiti. Quello che e' certo e' che il progetto iniziale, delineato da B, sta sfuggendo dalle mani dei suoi architetti, che giocano ovunque carte disperate per riprendere il controllo della situazione. Penso che anche la campagna elettorale italiana sia un tassello non di poco conto nel mosaico della costruzione della "casa comune".

27 marzo 2006

A che servono le minoranze

A supportare la strategia della Political Correctness e giustificare un maggior controllo dello Stato sull'individuo. C'ero arrivato da solo tempo fa, ma poi ho cominciato a leggere l'opera di alcuni ex dissidenti sovietici, tra cui Vladimir Bukovskij (Google) ed ho avuta conferma alle mie astruse teorie. Infatti in un intervista a Libero nel 2001 B ne da la seguente definizione:

« (...) la tattica del "politicamente corretto" è molto semplice: s'inventano delle "minoranze", e poi per "difenderle", sempre fra virgolette, riescono a giustificare ogni e qualsiasi intervento governativo. (...) »

E qui sta esattamente la spiegazione dell'ossimoro ideologico che e' la foglia di fico della marxistisches praxis e secondo il quale chi cerca di costruire una societa' egualitaria non ne potrebbe favorire l'atomizzazione. In realta' si tratta di una strategia volta a distruggere per costruire; cioe' la nervatura stessa dell'ideologia marxista.

Ecco cosi' spiegato il "terzomondismo", la giustificazione di un'immigrazione senza regole, la "guerra tra i sessi", l' "omofobia", la "xenofobia", la stessa "lotta di classe" ed ogni sorta di terzismo rispetto al rapporto individuo-stato che informa ogni stato liberale e che una volta venuto meno trasforma gradualmente ogni democrazia in una dittatura. Ma non una dittatura dei soli carri armati: un gulag ideologico nel quale anche la violenza di stato non tardera' ad arrivare una volta consolidato il potere.

A proposito della Political Correctness, che qui e' stata spesso paragonata al gulag intellettuale, B si esprime cosi:

« (...)Sì, il gulag non è soltanto un campo di concentramento, è una mentalità, una psicologia di repressione politica, una suddivisione della società in nemici e non, che accompagna l'ideologia. (...) »

Ecco quindi la necessita' di perpetuare l'esistenza di nemici ormai sepolti, di crearne di nuovi e di fomentare lo scontro tra i gruppi sociali ed a crearli ove questi non esistessero.

26 marzo 2006

Cialtroni o assassini?

Probabilmente se Christian Rocca avesse frequentato l'oratorio della sua parrocchia avrebbe quantomeno imparate le buone maniere ed il rispetto del suo prossimo, che la sua personalissima visione del liberalesimo parrebbe non contemplare, ma di "liberali di sinistra" cosi' ne abbiamo a bizzeffe: dall'Italia all'Olanda; tanto vale sopportarli con "cristiana" rassegnazione; e questo anche se siamo atei.

"Marcello Occidente-Express Pera", "Mel Taliban Gibson"... nello scritto del Rocca, reperibile qui, ci sono piu' nomi propri di persona - tutti rigorosamente "definiti" come da prassi "liberale" - che ragionamenti; chiunque usasse della logica e desiderasse "ottimizzare" il vano sproloquio del nostro, potrebbe riassumere in meno di due righe un concetto estremamente semplice, ancorche' cosi' baroccamente esposto; e cioe': "La difesa dei "rosapugnanti" della posizione olandese in materia di eutanasia e' "cialtrona" ". Ma ogni giornalista deve per contratto riempire uno spazio di carta ben preciso; e questo indipendentemente dal numero fisso di idee che la materia cerebrale di dotazione gli consente di elaborare.

In tale definizione si puo' ravvisare una chiara indulgenza nei confronti dei "compagni che sbagliano"; indulgenza che manca del tutto nel caso della pletora di oppositori che vengono via, via dipinti alla stregua di minus habentes, quando non di delinquenti tout-court. Le pubbliche invettive del Lenin appena sceso dal treno da Berlino parrebbero un esercizio di Monsignor Della Casa, al paragone.

Pero', chi si riconosce in una weltanschauung che contempla una selezione umana basata su criteri inequivocabilmente eugenetici e' solo "cialtrone". Per estensione i nazisti sarebbero stati "birichini" e, volendo spingersi un po' piu' in la, quella parte del clero che li fece fuggire oltreatlantico difficilmente potrebbe essere definita "connivente" con i crimini nazisti, dato il ridimensionamento che ne viene fatto da questi difensori della liberta' di scannare bambini ed adolescenti sull'altare della loro divina "laicita'". E tu chiamali, se vuoi: "cialtroni".

Mai fidarsi delle etichette.

25 marzo 2006

Uomo violentato da donna

A mio parere si tratta di una grande notizia; un po' come quella dell'uomo che morde il cane, quindi si tratta di cosa che non puo' passare inosservata. Ma al contrario di cio' che potrebbe accadere alla povera bestiola aggredita inopinatamente dall'aggressivo primate, il maschio di homo sapiens sapiens, cosi' brutalmente violato nella propria intimita' da una tal femmina selvatica, difficilmente se ne sentira' offeso; soprattutto, andrebbe dimostrato scientificamente come potrebbe subire violenza se non mostrasse visibilmente una qualche forma di collaborazione. Infatti non si tratta della solita e vecchia clavata sulla zucca dei bei tempi andati, ma di violenza sessuale; e natura vuole che alcuna femmina di alcuna specie vivente possa usare tal forma di sopraffazione sessuale nei confronti di un maschio della rispettiva specie; e questo perche' la violenza insita in ogni atto procreativo presuppone l'aggressivita' del maschio e l'inibizione temporanea dell'istinto di difesa da parte della femmina; cio' che la millenaria cultura cinese definisce come Yin e Yang: i due principi vitali che si contemperano perpetuando la vita; ricettivo l'uno, aggressivo l'altro. Eppure nella societa' del giorno d'oggi sono sempre piu' frequenti i casi in cui la donna "violenta" l'uomo. Valga per tutti l'esempio reperibile qui e mi si spieghi se un qualunque maschio normale - absit injuria verbis - si sentirebbe violato se fosse costretto a copulare con la signorina qui sotto. Decisamente viviamo in una societa' di deficienti.

17 marzo 2006

Le figuetton au pouvoir

Quando Luca Cordero di Montezemolo accompagnava Donna Anna, e parte della tribu' Agnelli, a prendere il pargolo della nobile casata dei Torlonia per trasferirlo nel castello di Grazzano Visconti, eravamo ancora agli albori del Mesozoico e il sauro viveva rinchiuso nello stesso collegio del timido e creativo erede di tanta Famiglia. Un istituto "parificato" di quelli nei quali le famiglie abbienti collocavano i pargoli poco avvezzi allo studio, perche' conseguissero un diploma senza troppo faticare; oppure nella vana illusione di ritardare la roulette russa dei rapimenti; oppure per toglierli dalle grinfie delle cattive compagnie; o ancora, per sottrarli alle asprezzedella lotta di classe: attiva o passiva. Un rifugio carissimo, in verita',che costava assai piu' di quanto valesse e nel quale l'individuo che non mostrasse una spiccata predisposizione all'omosessualita' o alla sopraffazione dei compagni veniva cortesemente accompagnato settimanalmente,da un elegantissimo istitutore, da un noto psichiatra della citta' -carissimo anche lui. E' facile intuire che i "deviati" fossero assai pochi in questo regno del conformismo alto-borghese, dunque chi pensava di avere schivate le bastonate dei comunisti, si ritrovava a beneficiare di quelle degli annoiati sanbabilini che, al contrario di cio' che si pensa, avevano ben altre preoccupazioni che non quelle della politica extraparlamentare.Tanto per smentire la vulgata, c'era un "fascista" su dieci; tutti gli altri si preoccupavano del ciuffo, del modo di accavallare le gambe, dell'abbigliamento, di accaparrarsi le femmine - o i maschi - piu' belli e di tutti i lussi che il cospicuo settimanale di papa' elargiva meglio del proverbiale cornu copia.


Se l'avvocato Agnelli inizio' a lavorare seriamente solo a quarant'anni a causa della noia e del jet lag, il suo prediletto Luca non si comporto' molto diversamente; si puo' dire che fece propria in toto la filosofia del suo Pigmalione - compresa la sua visione del "mercato"; ma l'originalita' e lo stile di Gianni erano cose innate e del tutto inimitabili - nel bene come nel male - dunque il modello estetico piu' a buon mercato che l'aura mediocritas gli poteva concedere era quello del "fighettone". E dire questo e' come dire "sanbabilino". Capello mediamente lungo, scriminatura medio-alta, ciuffo perennemente da aggiustare con una femminea manata, sguardo tra il trasognato e lo sprezzante, Ray Ban a goccia, abiti stretti - ma disartoria, camminata arcuata, scarpe mediamente a punta, auto veloce - ma non "cafona" (laFerrari era roba da magnaccia), femmina - o meglio "femmine"- bellissima da esibire in stile HSBB, per mascherare un'omosessualita' latente, ma manifesta ad uno sguardo disincantato... Insomma: il Dandy senza la genialita' di Oscar Wilde, per non parlare della cultura.


Questa sarebbe l'immagine del "made in Italy" che, a distanza di trent'anni si vorrebbe ancora "esportare" nel mondo. Perche' di cambiamenti estetici non mi e' ancora dato di vederne nel Presidente della Confindustria: solo qualche segno dell'eta' portato con la stessa nonchalance del Burberry buttato sulla spalla.

Leggere per capire

Un bell'articolo di Amakusa Shiro - un kamikaze che ci piace - pubblicato su "La Padania".

16 marzo 2006

Armi & armi

E' sempre la solita manfrina. Quelli che in Italia si dicono contrari alla liberalizzazione della detenzione di armi da fuoco per i cittadini onesti, mentre difendono i centri sociali, che sono spesso autentiche caserme, ora difendono anche il povero Iran che vorrebbe dotarsi di armi nucleari. La giustificazione, assai idiota in verita', sarebbe che il paese e' a stretto contatto di nazioni gia' fornite della "bomba"; come Pakistan, India, Cina. Del fatto che almeno uno di questi tre sia gia' di per se stesso un pericolo per la comunita' internazionale, in ragione di una societa' fortemente destabilizzata, non sembrerebbe preccuparsi nessuno dei nostri garantisti one way. E poi il paese in oggetto necessita di energia, non di arminucleari... A parte il fatto che i discorsi del pazzoide di Tehran sembrano entrare da un orecchio per uscire dall'altro nelle zucche vuote dei soliti "benpensanti", c'e' il piccolo dettaglio che l'Iran e' la nazione piu' ricca di petrolio e gas naturale al mondo: le mancherebbero dunque le fonti energetiche? Ma no... ribattono i free climbers avvezzi alle superfici riflettenti e scivolose, il problema sta nel fatto che in Iran c'e' solo produzione e non trasformazione... bella pensata davvero. Quindi sarebbe piu' a buon mercato l'energia nucleare piuttosto che la costruzione d'impianti di lavorazione e trasformazione del greggio come quelli che funzionano in quasi tutti i paesi arabi produttori di petrolio? Senza dire del fatto che impianti simili potrebbero lanciare la nazione persiana su di un nuovo e piu' redditizio mercato. Decisamente s'imporrebbe una visita psichiatrica collettiva a questi fanatici del pensiero debole. Nessuno riesce ad immaginare che, in ragione dell'esiguita' del proprio territorio, Israele non puo' permettersi di vedere crescere una minaccia simile? Per non parlare del "circondario" e dei litigiosi vicini che il buon Ahmadinejad potrebbe sacrificare all'occorrenza, mostrando chiaramente quanto importi a lui, come ai "paesi fratelli", della causa palestinese. Ma la cosa piu'preoccupante sta nel fatto che ad opinioni cosi' stupide e pericolose si conforma fino l'azione diplomatica di ben piu' di un paese europeo; confermando il sospetto che serpeggia sotto pelle di sempre piu' persone: e cioe' che la leadership europea sia costituita in prevalenza da minus habentes, quando non lobotomizzati tout-court o sottoposti a castrazione chimica, quando no fisica. God Bless The USA...

14 marzo 2006

Vinca il migliore

Par Condicio

Aggiornamento

Chi abbia vinto o meno ha poca importanza; cio' che pare evidente e' che l'Informazione, palesemente sovietizzata, cerca di supplire con auctoritas e numero ad una realta' sfavorevole alla fazione di riferimento. Si tratta di una conferma del paradosso che vede un regime culturale ed ideologico di sinistra prevalere nonostante 5 anni di governo della destra. In un regime simile ogni risultato e' possibile; la democrazia e' da archiviare.

12 marzo 2006

Prometeo e gli opposti estremismi

Chi scrive ha vista da vicino la guerriglia urbana degli anni ''70, dunque si e' fatto un'ideina a proposito di cio' che ogni tanto accade nelle citta' italiane anche ai nostri giorni. Naturalmente gli scontri erano all'epoca duri e sanguinosi, mentre ora si tratta di devastazioni unilaterali tollerate per i soliti "motivi di opportunita'". Vale a poco rispolverare la vecchia teoria degli "opposti estremismi", in quanto la violenza viene sempre e soltanto da una parte sola: ora come negli anni '70. Allora la proporzione tra PO, LC e la galassia marxista-leninista - spesso confluita nelle BR - e le altre organizzazioni studentesce ed extraparlamentari di destra era pressapoco di 100 a 1. Non ci fossero state le "stragi fasciste" e i NAR, questa dottrina sarebbe stata ancora piu' fondata sull'acqua. E' legittimo il pensare, ove venisse dimostrato che dette stragi avessero altra matrice, si sia trattato di mero giustificazionismo, quando non di connivenza politica, come intuirebbe chiunque conoscesse seppur vagamente il pragmatismo che sta alla base di questa parte della dottrina socialista. Ben altra prassi adottavano invece i fascisti autentici degli anni '20 le cui squadracce agivano quasi sempre a viso aperto avendo essi un'esperienza di combattimento maturata nel corso della Ia GM, nonche' un assai diverso concetto dell' "Onore"; qualita' che la controparte ha sempre considerato "controrivoluzionaria" cosi' come il concetto di "Patria", del resto. Infatti, tra i manifestanti della Fiamma Tricolore che, sfidando apertamente l'apologia di reato, hanno sfilato ordinatamente seppure scandendo slogan inequivocabilmente fascisti, e la controparte, autonominatasi Resistenza Antifascista, v'e' una differenza che non sfuggirebbe nemmeno al proverbiale cieco, ma fondamentalmente non si vede quella gran "rottura" con il passato - ammesso che s'intenda il termine in senso lato. Infatti anche nella S.Babila degli anni '70 alle manifestazioni dei "fascisti" si contrapponevano i soliti "salvatori della democrazia" che, con pochissime eccezioni, attaccavano briga, spesso, insieme agli stessi reparti della Celere che avevano ordini assai diversi quando vigeva l' "arco costituzionale"; per non parlare di quanto fosse piu' comodo distribuire legnate ai "cattivi" - che erano sempre quattro gatti - piuttosto che ai "buoni" che erano tanti ed avevano santi patroni piu' "popolari" di quanto non fosse Giorgio Almirante. Quale sarebbe dunque la grande differenza tra i fatti di Milano del 2006 e quelli degli anni '70? Indubbiamente si tratterebbe del fatto straordinario che i cittadini comuni si sono finalmente rotti le palle. Al cittadino, "fascista" o meno che sia, interessa poco che chi gli da fuoco all'attivita' commerciale, o all'automobile, sia il "buono" e che questo lo faccia per "il suo bene". Devo dire di non aver mai visto i cittadini inferociti correre dietro a questi pseudo-partigiani come, mi e' stato detto, e' avvenuto a Milano sabato 27 febbraio 2006 - confesso che se cio' fosse accaduto mi sarei fatto delle grasse risate. Soprattutto pare che nessuno si sia messo a bastonare i fascisti che manifestavano poco piu' in la. E qui la memoria potrebbe correre ad un dato storico assai manipolato da 50 anni a questa parte; e cioe' che il Fascismo aveva un larghissimo consenso popolare in Italia. Per estensione, i cittadini infuriati altri non sarebbero che fascisti inconsapevoli, almeno cosi' tentano d'insegnarci Eco, Vattimo e fino Cardini o Canfora, ma i privilegiati cui Prometeo ha concesso la Fiamma del dubbio potrebbero fin giungere a pensare che dal dopoguerra ad oggi ci siano state raccontate un po' troppe balle.

09 marzo 2006

Lo Stato deve controllare la Stampa

Mirabile esempio di "stato etico" nello scritto che segue. Non ci si affanni
a collocare l'autore a destra o a sinistra, tanto non cambierebbe nulla.
Ogni relazione con fatti del nostro tempo e' assolutamente voluta. Vediamo
chi indovina chi e'.

"I lettori di giornali possono essere divisi, alla meglio, in tre gruppi:
quelli che credono a tutto quello che leggono
quelli che non credono piu' a niente
quelli che giudicano criticamente cio' che han letto.
Dal punto di vista del numero, il primo gruppo e' di gran lunga piu'
imponente. Esso comprende la grande massa del popolo, rappresenta per tanto
la parte piu' semplice della nazione. Esso non puo' pertanto venir designato
secondo le professioni, ma solo secondo i gradi dell'intelligenza. Ad esso
appartengono tutti coloro che non possiedono un pensiero indipendente e
credono a tutto quello che vedono stampato, sia per imbecillita', sia per
ignoranza. A questi si possono aggiungere quegli indolenti che saprebbero
pensare per conto loro, ma preferiscono rimasticare cio' che hanno pensato
gli altri, pigramente scusandosi che costoro hanno gia' fatto lo sforzo.
L'influenza della stampa sara' pertanto enorme su cotal gente che
rappresenta la grande massa...

Il secondo gruppo e' molto meno numeroso. Esso e' composto in parte da
elementi che appartenevano al primo, per rivoltarsi poi nel contrario in
seguito ad amare delusioni; adesso non credono piu' a nulla di cio' che
vedono stampato. Odiano i giornali, o non li leggono, o s'indignano per il
loro contenuto, che nella loro opinione non puo' essere che una miscela di
bugie e di falsita'. Questa gente e' assai difficile da trattare, giacche'
la loro sfiducia reagisce anche contro la verita'; essi vanno persi per
qualsiasi propaganda positiva.

Il terzo gruppo e' di gran lunga il piu' esiguo; esso e' composto di
cervelli fini, che per disposizione ed educazione hanno imparato a pensare
per conto loro, san farsi un giudizio personale su ogni cosa e sottopongono
cio' che leggono a un esame scrupoloso e attento. Se leggono i giornali vi
collaborano col loro cervello, e gli articolisti non hanno un compito
facile. I giornalisti, infatti, amano simili lettori con una certa
prudenza...

Disgraziatamente l'importanza di questa brava gente sta nella loro
intelligenza, non nel loro numero --- una effettiva sventura in un tempo in
cui conta non la saviezza, ma la maggioranza. Oggi, quando il bollettino
elettorale della massa decide ogni cosa, il peso decisivo riposa presso il
gruppo piu' numeroso: il gruppo degli ingenui e dei creduloni.

E' pertanto compito essenziale di uno stato impedire che questi uomini
caschino nelle mani di educatori malvagi, ignoranti o maleintenzionati. Lo
stato ha percio' il dovere di controllare questo insegnamento e di impedirne
le malefatte. Esso deve sorvegliare strettamente la stampa. L'influenza di
questa e' enorme e penetrante, in quanto si applica non occasionalmente, ma
giornalmente. E' proprio nella ripetizione dei suoi insegnamenti che
consiste la sua inaudita efficacia. Proprio qui lo stato non deve
dimenticare che tutti i mezzi servono ad uno scopo. Non deve lasciarsi
ingannare dalle frasi di una cosiddetta liberta' di stampa, per tralasciare
di adempiere al suo dovere di fornire alla nazione i cibi che le sono di
vantaggio; bisogna invece che proceda energicamente, per assicurare con
tutti i mezzi questa educazione del popolo, portandola al servizio della
nazione."

08 marzo 2006

Immigrazione & Demografia

L'immigrazione non puo' supplire al calo demografico. Questo e' un dato di fatto noto a tutti gli esperti in demografia. Ogni calo demografico ha motivazioni antropologiche e sociali interne alla societa'/cultura di riferimento, pertanto richiede soluzioni interne e non esterne al proprio ambito. Se poi il presupposto dell'immigrazione fosse la completa integrazione dell'immigrato nel rispettivo tessuto sociale sarebbe facile inferirne che egli si comporterebbe esattamente come la popolazione autoctona; pertanto il suo contributo alla crescita demografica diverrebbe rilevante solo se la quota immigratoria fosse enormemente piu' cospicua di quanto gia' non sia negli stati meta d'immigrazione per eccellenza, come USA, Canada, Australia, ma cio' creerebbe un problema di sovrappopolazione in territori non dotati di ampi spazi, ancor piu' quando il fenomeno avesse per oggetto i centri urbani gia' congestionati; nei quali basterebbe una quota relativamente modesta di persone in piu' per fare esplodere le rispettive societa'. In tal caso si registrerebbe dunque un fenomeno esattamente opposto a quello desiderato; e cioe': un aumento esponenziale della popolazione in eta' adulta e, in prospettiva, un conseguente aumento della popolazione non piu' in eta' produttiva. Qualunque criterio si voglia considerare, al fine di una corretta collocazione del fenomeno, l'analisi economica non puo' mai prescindere da questioni antropologiche e culturali.

Quindi perche' si vuole spiegare ai popoli europei l'immigrazione motivandola con una presunta compensazione demografica? Semplicemente per renderla gradita ove questa non la fosse; ma ancor meglio per traslare esigenze economiche sul piano socio-antropologico. Ovviamente si tratta di una vera e propria mistificazione che viene subita dai piu' merce' gravi carenze culturali, ma anche a causa di un'accorta educazione, a cio' finalizzata, portata avanti nel tempo.

L'opinione piu' corretta sarebbe dunque che l'immigrazione nel vecchio continente ha motivazioni politico-economiche. Politiche in quanto il progetto geostrategico UE comprende l'unificazione territoriale di stati sovrani riferentisi ad ambiti culturali molto diversi tra loro. Economiche in quanto se il modello economico vigente e' avido di manodopera, e' addirittura insaziabile in quanto a consumatori. Ed e' evidente che sia gli uni che gli altri occupano sul territorio uno spazio fisico e non sono solo cifre per inzeppare conti bancari, registri e database.

Se poi s'intendesse un'immigrazione differenziata sul piano culturale dalle societa' autoctone, si creerebbe di fatto una societa' diversa da quella che e' uscita dalle due piu' importanti rivoluzioni occidentali nelle quali liberta' ed uguaglianza sembravano essere ormai giunte ad un buon lvello di concretizzazione. Di fatto si legittimerebbe una nuova specie di schiavismo, se non un razzismo alla rovescia, che vedrebbe "fattori" e "fattrici" stranieri dotati di "risorse" umane maggiori di quelle delle popolazioni autoctone.

Da qualunque parte la si voglia vedere l'unica evidenza e' che l'opinione delle popolazioni autoctone viene considerata secondaria, quando non manipolata artificiosamente, il che non corrisponde in nulla ai criteri della Democrazia Rappresentativa che, si dice, vigano ancora in quasi tutti gli stati occidentali.

07 marzo 2006

L'Europa e' un bluff

Traggo il seguente brano da un recente editoriale di Ida Magli.

No, carissimi amici degli Italiani Liberi, non è purtroppo un titolo mio. Invidio moltissimo quelli che l’hanno inventato, ma non è mio. E’ il titolo che hanno dato all’ultimo numero della rivista Limes, uscito in questi giorni, firme assolutamente insospettabili di ostilità all’Europa. Basta guardare i nomi che figurano nel comitato scientifico: da Luciano Canfora a Enrico Letta, da Angelo Panebianco a Romano Prodi... Che cosa è successo, dunque? Forse si sono finalmente accorti che non si può andare avanti verso “il nulla” senza fermarsi almeno un momento a riflettere? Da come si sta svolgendo la campagna elettorale sembrerebbe di no: sull’Unione europea nessuno dice una parola, né da una parte né dall’altra. Un silenzio talmente concorde, mentre tutt’intorno rimbombano i devastanti effetti del trattato di Maastricht, della moneta unica, della liberalizzazione dei mercati, della eliminazione dei confini continua...

02 marzo 2006

Le categorie del pensiero


Sarebbero cose come il "negazionismo", l' "islamofobia", o la "xenofobia" in genere. Per la verita' la seconda e la terza sarebbero vere e proprie malattie psichiatriche che, come tali, andrebbero diagnosticate. Siccome la Scienza raramente esprime diagnosi collettive, ne consegue che l'accusare piu' persone di essere tali e' opera arbitraria ed infondata, ma il metodo cartesiano e' un po' in ribasso ultimamente, dunque e' prassi comune l'imbattersi in "accuse" del genere che coinvolgono addirittura interi popoli. Un discorso a parte va fatto per il "negazionismo"; termine con il quale s'intende il rifiuto della Storia la cui elaborazione sia il frutto di analisi scientifica. Questo rifiuto e' sempre il frutto dell'applicazione di una griglia ideologica e dunque, come prima, si tratta del rifiuto del metodo scientifico, quando non di errore tout-court. E' ragionevole il dire che chi non usa di tale metodo - o chi sbagli analisi - sia imputabile di qualcosa? Se cosi' fosse, tutta la nostra filosofia pre illuminista - ed in particolare la Scholastica - sarebbe da buttare. Diciamo che chi nega l'evidenza ha seri problemi a rapportarsi con la realta', ma in tempi in cui c'e' chi ha il coraggio di dire che l'analisi ideologica e' indispensabile - vedi il caso dell'ideologia marxista - come si potrebbe accusare qualcun altro di fare la stessa scelta utilizzando diversi costrutti ideologici? E' d'attualita' il caso dello storico "negazionista" David Irving il quale, com'e' noto, ha scritto testi che ridimensionano la portata della Shoah, ovvero, lo sterminio pianificato degli ebrei dall'ideologia e dal regime NazionalSocialisti. La mancata lettura di documenti come le lettere di A. Eichmann avrebbe convinto lo studioso del fatto che lo sterminio degli ebrei sarebbe stato sovradimensionato al fine di accelerare il progetto sionista e dunque la costruzione politica dello Stato d'Israele. Naturalmente va considerato che per molti ordinamenti giuridici esiste ancora il reato di apologia di fascismo o nazismo, ma pare che il "negazionismo" sia ormai diventato un reato a se stante. Ebbene Irving e' stato condannato da un tribunale austriaco e si trova ora in carcere. Che i sopravvissuti dei lager possano sentirsi insultati da teorie come questa e' del tutto comprensibile, ma che avrebbe a che vedere l'opinione con il reato? A tal proprosito vi sono almeno un miliardo e settecento milioni di musulmani nel mondo che sono della stessa idea di Irving, quando addirittura non considerano l'opera di Hitler meritevole di emulazione. Ma con questo mondo si preferisce il "dialogo"...


Sintetizzando


Si preferisce condannare la forma per l'incapacita' di punire la sostanza. Bei "liberali", non c'e' che dire.

 
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