Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

Se ti interessano le ultime notizie sul NWO (che non esiste) fai click sul countdown appena sopra.

I commenti saranno disattivati a causa dell'impossibilita' di curarne la gestione.
Il sauro apologizza (ormai si dice cosi') per l'inconveniente.
Chi volesse contattarlo usi il mail link sulla destra (ovviamente) e si armi di certosina pazienza. :-)

27 novembre 2006

L'Onore!

Ladri! Voi state ligi all'onor vostro, voi!
Cloache d'ignominia,
quando, non sempre, noi
Possiam star ligi al nostro.
Io stesso, sì, io, io,
Devo talor da un lato
porre il timor di Dio
E, per necessità, sviar l'onore, usare
Stratagemmi ed equivoci,
Destreggiar, bordeggiare.
E voi, coi vostri cenci
e coll'occhiata torta
Da gatto pardo e i fetidi sghignazzi
avete a scorta
Il vostro Onor! Che onore?!
che onor? che onor! che ciancia!
Che baia!
Puï l'onore riempirvi la pancia?
No. Puï l'onor rimettervi uno stinco?
Non puï.
Nè un piede? No. Nè un dito?
Nè un capello? No.
L'onor non é chirurgo.
Che é dunque? Una parola.
Che c'é in questa parola?
C'é dell'aria che vola.
Bel costrutto!
L'onore lo puï sentire chi é morto?
No. Vive sol coi vivi?...
Neppure: perchè a torto
Lo gonfian le lusinghe,
lo corrompe l'orgoglio,
L'ammorban le calunnie;
e per me non ne voglio!
Ma, per tornare a voi, furfanti,
ho atteso troppo.
E vi discaccio.

26 novembre 2006

Un treno pieno di...negri

Ebbene, anche il sauro usa dei mezzi pubblici e, quando non deve lavorare al PC, si mischia con la gente comune e nessuno lo riconosce, dato che la sua e' una condizione mentale piuttosto che non fisica tout-court; percio' sta spesso in IIa classe, o in turistica, a seconda del mezzo usato. Cosi' e' accaduto anche di recente in un breve trasferimento regionale dal cui ritorno e' avvenuto un fatto, forse non strano per i nostri tempi, ma certo inquietante. Dopo aver adattato il suo corpo fisico in una splendida, ancorche' vuota, carrozza di Trenitalia ed aver raggiunto gli ingombranti antenati in sogno, per il consueto araucaria-party, la povera bestia si e' svegliata improvvisamente per il gran fracasso e come ha aperti gli occhi si e'accorto che la carrozza era del tutto piena: nemmeno un posto in piedi. Di fronte a lui due donne nigeriane imbacuccate fino agli occhi ridevano e parlavano fitto in una lingua sconosciuta; a fianco, invece, un'altra dormiva accovacciata sulla sua spalla (quella del sauro); nell'ordine di poltrone a sinistra un gigante nero, attorniato da altre donne, sorvegliava il gineceo in silenzio, mentre tra sacchi e sacchetti trasportati nel corridoio affollato, capitava spesso che qualcosa urtasse la capoccia del sauro che stava realmente per riacquistare fisicamente le sue dimensioni spirituali, non foss'altro che nei testicoli, a causa dello stimolo uditivo apocalittico e di un buonumore generale che lo vedeva escluso in quanto "bianco"; come non ci fosse: invisibile. Dopo un rapido giro d'orizzonte e, constatato che di "bianchi" ce ne saranno stati, si' e no 5 o 6 (tutti altrettanto perplessi quando non intimoriti) su 150 posti a sedere ed una cinquantina in piedi, la bestiaccia, che tutti conoscono per essere campione mondiale di xenofobia, penso' bene di cambiare carrozza per salvare cio' che gli rimaneva dei propri timpani ed evitare che qualcuno gli si addormentasse nuovamente addosso, ma, come e' intuibile: chi lascia la via vecchia per la nuova... ed e' stato cosi' che ha dovuto traslocare in Ia classe, nonostante anche li' la situazione fosse di pochissimo differente, ma, almeno, il rumore era meno assordante e le probabilita' di vedersi soffiato il posto ogni qualvolta si recasse in bagno a lavarsi, sembravano decisamente inferiori, non foss'altro che per il numero di posti vuoti, non in quanto al colore della pelle di chi li occupava, poiche' questo era quasi totalmente nero e si badi, non "abbronzato": proprio nerofumo. Siccome ogni civilta' ha pari dignita' in Italia ci dobbiamo adattare, dunque anche il lavarsi diverra' presto una cosa secondaria, cosi' come il cedere il posto ai vecchi, il bisbigliare per non distrubare il vicino, il non invadere il suo gia' misero spazio vitale... tutta roba "borghese" che va abolita ora che il Nuovo Ordine si e' finalmente instaurato e vige la Pace senza se e senza ma. Sulle "razze", colore della pelle eccetera la si puo' pensare come si vuole, ma siccome da noi vi era una prevalenza etnica di un tipo, il trovarsi improvvisamente nel centro di Georgetown pur stando in Padania e' un miracolo della globalizzazione di cui il sauro farebbe bestialmente a meno; e se questa e' la xenofobia, ebbene la maggior parte degl'italiani sono da curare in quanto la pensano piu' o meno allo stesso modo anche senza avere il Mein Kampf sul comodino. Ma una riflessione s'impone, in quanto e' evidente che il treno non era solo pieno di "negri", ma anche di puttane e magnaccia, e si tratta di qualifiche che non si escludono a vicenda nella fattispecie in oggetto. Pertanto la questione etnica passa in secondo piano rispetto a quella "morale". Il tipo di risorse che noi importiamo da alcune nazioni del terzo mondo e' prevalentemente di questo tipo: magnaccia, puttane, spacciatori. Certo, dal punto di vista dell' "offerta" femminile di questa merce, si e' fatto ben piu' che un passo avanti, considerato il panorama desolante di qualche decennio fa, nel quale le donne che si vendevano in strada erano autoctone, poche e parecchio male in arnese, a parte qualche "isola felice". Sicuramente gli aficionados del genere faranno i salti dalla gioia sapendo di potersi aggiudicare per quatro soldi tanta carne variopinta senza dover andare a Lagos o a Rio... ma siccome non penso che i cittadini eleggano un governo per fare contenti i puttanieri, allora s'impone una ridefinizione del fenomeno, poiche' il cambiargli di nome automaticamente scarica le coscienze dei benpensanti; e questi sono, come sempre accade, i detentori del potere, non quelli che vi si oppongono. Pertanto, in un regime culturale in cui la sinistra e' egemone, i "benpensanti" sono di sinistra, non di destra. Le "risorse", non sono indispensabili, e di diversificare il mercato della prostituzione ne faremmo tutti volentieri a meno, tanto, ormai un viaggio in aereo costa poco. I nostri usi e costumi non sono una cattiveria gratuita che va risparmiata agli ospiti, soprattutto quando questi sono invadenti, anche se apparentemente amabili e sempre sorridenti. La finisco qui perche' questo e' un blog e sono andato ben oltre la lunghezza che consente un margine d'attenzione decente. Continui chi vuole, al posto mio.

09 novembre 2006

Uno xenofobo d'altri tempi

Ascolta (finche' te lo lasciano fare) l' Questo signore e' Otello, al secolo il Moro di Venezia. O, almeno, e' Mario Del Monaco che nel 1959 interpreto' con il suo vocione, al Metropolitan Theatre di New York, l'eroe dell'omonima opera verdiana, tratta dall'ancor piu' noto dramma di W. Shakespeare. Questo signore era negro, il che significa di carnagione piu' scura rispetto a quella prevalente negli autoctoni veneziani. Poi era cristiano (forse). Poi era "Duce". Poi "crociato". Poi fu anche assassino del coniuge (bianco) Desdemona, dato che il matrimonio multietnico era meno in auge di quanto non lo sia ora. La finzione scenica vorrebbe che i fatti fossero accaduti intorno a meta' '500. Se l'eroe shakespiriano fosse vissuto nell'Europa dei nostri tempi non avrebbe nemmeno potuto giungere all'uxoricidio, in quanto la potenza della nostra civilta' l'avrebbe frenato assai prima. Come "negro" sarebbe stato cooptato "quantomeno" in CGIL o Rifondazione Comunista. Sarebbe stato scomunicato da Santa Romana Chiesa a causa del matrimonio multikulti. Sarebbe stato denunciato dalla IADL per islamofobia... comunque, se cosi' non fosse avvenuto sarebbe stato "perlomeno" denunciato per "Ricostituzione del Partito Fascista"; ma anche se il suo dramma familiare avesse dovuto compiersi per qualche ulteriore scherzo del destino - considerato che Desdemona avrebbe potuto benissimo essere la "nostra" Cicciolina, non si sarebbe certo ucciso con il suo fido pugnale - il cui porto e' vietato per legge; avrebbe ottenuti gli arresti domiciliari e dopo un po' sarebbe stato messo quale capolista in un partito qualsiasi ad est dell'Arco Costituzionale. E poi dicono che non siamo una civilta'...

Aggiornamento: chi volesse ascoltare l'introduzione dall'Otello di Verdi puo' fare click sull'immagine.

05 novembre 2006

Il nodo di Gordio

"Credo che nell'ultimo secolo l'essenza del potere umano si sia svelata a noi in un significato del tutto particolare. Infatti è strano che la tesi della malvagità del potere si sia diffusa proprio a partire dal XIX secolo. Avevamo pensato di aver risolto o almeno appianato il problema del potere, affermando che il potere non proviene nè da dio nè dalla natura, ma piuttosto da un patto che gli uomini stipulano tra loro. Che cosa dovrebbe ancora temere l'uomo, se dio è morto e il lupo non è altro che uno spauracchio per bambini? Ma proprio dall'epoca in cui questa umanizzazione del potere sembra essersi definitivamente realizzata - e cioè dalla Rivoluzione Francese - dilaga irresistibilmente la convinzione che il potere sia in sé malvagio. Il detto 'dio è morto' e l'altra enunciazione 'il potere è in sé malvagio' derivano entrambi dallo stesso periodo storico e dalla stessa situazione, vogliono dire la stessa cosa"

Carl Schmitt (Geschpräch über die Macht und den Zugang zum Machtaber, 1954).

27 ottobre 2006

Salmellerie varie

Spiano la mortadella nel silenzio dei prosciutti.

23 ottobre 2006

Hackers su Marte

Ogni tanto si ricomincia con la questione degli "hacker" cattivi che fanno strage di web anche nella neo instaurata Repubblica Popolare Italiana. Come ho scritto altre volte, assolutamente sicuro che nessuno ci avrebbe capito una cippa, gli H non sono delle entita' mostruose come si legge in Italia, ma programmatori altamente qualificati; quelli che hanno costruito mattone per mattone l'internet sono per l'appunto H, del MIT e della "distributed network" che preesisteva alla stessa rete delle reti, e dei quali chi scrive puo' vantare qualche conoscenza. I sabotatori della rete, generalmente assai meno qualificati, si chiamano in gergo "crackers". Gli addetti alla sicurezza sono spesso H, ma in Italia, quelli bravi saranno si' e no meno di un centinaio; contro i milioni di americani, indiani, cinesi... dovunque sono piu' bravi di quanto non lo siano in Italia, ma qui tutti si sentono programmatori, fotografi o musicisti per il solo fatto che possiedono un PC, l'utilizzo del quale e' ormai semplice fino per il solito scimpanze'. Dunque, tutti si sentono autorizzati ad esprimere giudizi di carattere tecnico senza avere la minima idea di cosa stia dietro ad un mouse e, piu' raramente, una tastiera.

I disturbi arrecati da questi petulanti ragazzotti, che in USA chiamano "lamers" e "script-kiddies", sono di solito di due tipi: il DOS (denial of service), che consiste nell'intasare un servizio di rete attraverso il bombardamento di richieste che questo non e' in grado di soddisfare, e il Defacement, che consiste nella sostituzione della Home Page del web scelto a bersaglio. Altri, e piu' complessi metodo d'attacco si basano sulla profonda conoscenza dei protocolli di rete, del software che gestisce i servizi e delle sue vulnerabilita'; cosa della quale gli esperti in security sono, o meglio "dovrebbero" essere, costantemente informati, proprio al fine di prevenire problemi come questi. La relativa semplicita' attraverso la quale anche un pastore tedesco puo' ormai gestire un blog o un web piu' complesso in proprio, non compensa delle carenze tecniche di chi gestisce il servizio; in particolare, la pressoche' totale ignoranza delle piu' elementari regole di sicurezza, che vige in Italia, e' proprio cio' che permette anche a ragazzini inesperti di violare il servizio bersaglio. Non si tratta altro che di questo, non di una SPECTRE altamente specializzata, ma di disturbatori appena informaticamente alfabetizzati che si divertono con chi ne sa meno di loro.

La recente vicenda del web dei Riformatori Liberali , buttato giu' dai soliti rompicoglioni islamici, si inquadra nella casistica di cui sopra. Che poi cio' sia avvenuto anche in Olanda ed altri siti che sicuramente sono gestiti ad admin piu' efficienti dei nostri, non cambia di molto le cose. Se pure gli attackers fossero realmente dei mostri nella conoscenza del protocollo TCP, cio' puo' significare solo una cosa, in un mondo globalizzato: bisogna diventare piu' bravi di loro; il che non mi pare cosa tanto difficile, da quanto ho letto, seppure sommariamente sull'attacco. Ma qui l'internet non c'entra nulla; come ogni liberista dovrebbe sapere bene, sono le regole della competizione, che nel declino dello Stato di Diritto, impongono a chiunque d'ingegnarsi per sopravvivere; e qui si tratta ormai di sopravvivenza tout-court, non di un gioco virtuale.

18 ottobre 2006

La miseria della filosofia

Prendo a prestito il titolo dagli scritti di Marx contra Proudhon (risposta a "Filosofia della miseria"), in quanto non ne ho trovato uno migliore per descrivere un episodio che evidenzia quanto ormai la cultura "di sinistra" sia ben altro che "rivoluzionaria", ma strumento delle piu' bieche conservazione e repressione; quanto le elites dei maitres a' penser, che pur non sono mai stati campioni di pragmatismo, siano ormai tanto distanti dal mondo reale da non essersi nemmeno accorti del crollo del socialismo; e non dico delle minacce che si fanno sempre piu' incombenti sulla civilta' occidentale.

Mentre in mezzo mondo cittadini e filosofi si ribellano alla dittatura del "Politically Correct", t'arriva il solito Bernard Henry Levy che difende il principio da cui "sarebbe" nata, ovvero, la rimozione della violenza e della discriminazione insiti nell'uomo, attraverso la manipolazione della lingua e il controllo del pensiero. Che vuoi che sia... Il Big Brother di George Orwell visto alla luce di quest'interpretazione sarebbe una specie di novello Gesu' Cristo. Il laboratorio sovietico sarebbe fallito solo per un'accidente della storia, non in quanto l'utopia stessa era fallimentare, anzi, era a buon punto nella realizzazione della perfetta eguaglianza.

"(...) Educare le persone al fatto che la lingua non e' un veicolo neutro, ma e' carica di senso, di violenza (...)"

Qualcuno spieghi a Biancaneve che la violenza e' insita in tutti gli esseri viventi; che e' parte integrante del meccanismo di selezione delle specie, che senza di essa l'uomo (come lo squalo) morirebbe di fame, che puo' essere offensiva, come difensiva... A parte il fatto che al mondo non esiste una sola lingua, ma tante, che filosofo e' il tale che non capisce come ogni lingua sia patrimonio della rispettiva cultura di riferimento? Che la stratificazione e la sublimazione dei significati cambiano spontaneamente con il tempo? Che l'uomo vi si adegua e, soprattutto, e' abbastanza intelligente dal capire che "marrano", come "negro", detti oggi, non hanno lo stesso significato che avevano duecento anni fa? Evidentemente la violenza viene intesa come una condizione mentale o sovrastrutturale, non come parte della stessa biologia umana. Si tratta della negazione dell'uomo antropologico tipica di tutti gli egualitarismi. Ma "educare" spiega tutto. Il marxismo ha fatto dei propri adepti persone intente ad educarsi all'ortodossia della propria filosofia e dedite giorno e notte a "rieducarsi" fra di loro. Peccato che questa visione dell'onnipotenza dell'educazione cozzi contro tutte le conquiste scientifiche, in particolare, della biologia molecolare. E' ormai chiaro che l'educazione non puo' tutto; e' solo uno strumento con il quale si cerca di omologare l'individuo al contesto culturale nel quale deve calarsi.

"Pesare le parole e' segno di civilta' e rispetto"

E come no? Ma cambiare i dizionari e "suggerire" il pensiero sotto allo spadone della Giustizia e' tipico delle dittature. Il rispetto deve venire dall'intima convinzione individuale; quando viene imposto dall'alto si tratta del solito "fine che giustifica i mezzi". Dunque quale sarebbe il fine, dato che il mezzo e' oltremodo chiaro? Si tratterebbe della pacifica convivenza di ogni individuo sotto l'egida di una cultura alacremente impegnata a rimuovere ogni traccia della storia di ogni cultura, intesa come una "sovrastruttura". Nient'altro che l'utopia marxista mischiata all'idealismo del Bill of Rights. L'eguaglianza giuridica snaturata ed intesa come eguaglianza biologica: la negazione di tutta la filosofia occidentale, da Platone fino a Nietzsche. Da un filosofo ci si attenderebbe un migliore servizio alla filosofia. Hai un bel voglia a dire che l' "occidente non ama piu' se' stesso"... Vorrei vedere... se rinnega i presupposti stessi da cui e' nato e si e' evoluto... Ma se il rispetto deve essere una scelta consapevole, come si concilia una tesi simile con la liberta', con la democrazia? Tutto cio' presuppone una visione etica dello Stato e dell'Autorita'; peggio: un'unica visione mondiale burocraticamente perseguita in ogni angolo del mondo. Deja vu? E poi si ha il coraggio di condannare le dittature locali che, tra tutti i difetti che hanno avuto, perlomeno non rifiutavano il contesto storico dal quale sono nate; con la sola eccezione di quelle comuniste, naturalmente, i cui metodo e fine sono singolarmente identici a quelli difesi da Levy. E' il solito buon vecchio socialismo, che uscito dalla porta dell'URSS di Gorbachov, rientra dalla finestra degli USA di Carter. Alla faccia di chi sottovalutava la profezia di Karl Marx.

11 ottobre 2006

Putin e' fascista

Con il solito senso della realta' che contraddistingue i post(?)sovietici, i colonizzati europei e gl'ingenui americani, fino il piu' puro distillato del Soviet, ovvero la polizia segreta: CEKA, KGB, ora FSB, sarebbe parto di Mussolini e dello Stato Etico Corporativo... naturalmente si tratta di un'idiozia che pochi cervelli autenticamente pensanti potrebbero bersi, nondimeno su molta stampa (tutta quella nazionale e parte di quella estera), si legge che lo Stato di Putin e' "fascista"; manco fosse stato il Fascismo a mietere oltre 80 milioni di vite in 70 anni di pervicace e reiterata realizzazione ideologica... manco fosse stato Mussolini a partire da Berlino con la famosa "locomotiva" per Mosca... ma alle idiozie di regime (virtuale, s'intende) ci siamo ormai abituati e un Putin con fez e manganello intento a bastonare il pacifico popolo rivoluzionario, e' proprio cosa che ci fa sbellicare dalle risa. Questa marchiana distorsione ideologica nasce dal mito delle "rivoluzioni tradite", ovvero, l'ultimo escamotage per mantenere in vita il baraccone ideologico otto-novecentesco; per la verita' non "tutto": solo quella parte a cui si riferisce l'intelligentija mondiale, ovvero, i "progressisti", alias, i "desovietizzati" malgre' soi. Ecco dunque l'ultimo contorcimento ideologico per conciliare gli inconciliabili, insieme con la definizione di "zarista" con cui si vorrebbe identificare l'attuale politica russa. E si sa che "zarista" nell'immaginario di questi fantasiosissimi laudatores temporis acti, e' assai peggio di "sovietico"... cosi' si salva la Rivoluzione di Ottobre, si accredita il mito di cui sopra e si riesuma cio' che rimane del Piccolo Padre (Nicola II, non Stalin) per processarlo e condannarlo ulteriormente come gia fecero i rivoluzionari che ne sterminarono tutta la famiglia reale in una cantina. Evidentemente la transizione dal comunismo al libero mercato ha ritardato un po' sulla tabella di marcia... ma si sa che ormai tutto deve avvenire in tempo reale e non sono ammessi ritardi. Allora va ricordato che il Soviet estirpo' _tutto_ cio' che gli preesisteva, con l'eccezione della religiosita' russa, che e' sopravvissuta in una forma pressoche' catacombale; va detto che l'illimitata fiducia del metodo educativo (e rieducativo) marxista, ha costruito automi che non sono nemmeno piu' in grado di protestare (quasi come in Italia): proni a qualunque potere pur di sopravvivere. Si preferiva la "transizione" dell'ebbro Eltsin? Cioe' quella che ha disperso materiale radioattivo in tutto il mondo? Quella che ha costruito le mafie che spadroneggiano anche in casa nostra? E se Gorbachov appoggia Putin, e se e' vero che Gorbachov fu l'artefice dell'ultima spallata al socialismo reale, allora bisogna fare a fidarsi e portare pazienza. Vladimir Bukovskij ha sempre dubitato dell'uomo con la voglia di fragola; ha sempre visto in lui piu' un "rifondatore" del Socialismo che un artefice dell'importazione del libero mercato, ma i fatti ci dicono che questo esiste in Russia, anche se, considerate le enormi risorse energetiche di cui la nazione dispone, sarebbe dostojevskianamente idiota anche il solo pensare di "liberalizzare" le riserve siberiane, chesso'... alla Exxon. Sarebbe un po' come se l'Arabia Saudita "liberalizzasse" i suoi pozzi di petrolio... suvvia, mi pare proprio un'idiozia che non sta ne' in cielo, ne' in terra. Perche' il libero mercato funzioni come una risorsa, e non come un esproprio, ci vuole tutta una serie di normative come quelle che esistono in USA; ci vuole un rigoroso sistema di controllo delle lobbies... altrimenti si chiama "svendita": cosa che in Italia i prodi progressisti conoscono piuttosto bene.

07 ottobre 2006

La patacca della democrazia

Qualsiasi sovvertimento pianificato del potere esecutivo pone semplicemente il problema tecnico della sua realizzazione. Non importa che vengano rispettati i canoni classici che nell'immaginario popolare vedono ogni colpo di stato associato alla violenza, e questo in quanto la violenza e' solo uno strumento, mentre il fine ultimo e' la presa del potere. Anzi, l'associare culturalmente in modo indissolubile il putsch alla violenza, ne attenuerebbe la percezione da parte della collettivita', tanto che, ove violenza non vi fosse, non vi sarebbe nemmeno alcun allarme sociale. E questa e' esattamente la tecnica del cosiddetto "colpo di stato postmoderno", o "non violento".

Alcuni esempi: la minaccia di colpo di stato militare del 1990 in Turchia, che ha sortito lo stesso effetto senza alcun bisogno di realizzarsi. Poi la "rivoluzione di velluto" in Cecoslovacchia, la "rivoluzione delle rose" in Georgia, la "rivoluzione arancione" in Ucraina, infine, le elezioni politiche farsa che hanno determinata la vittoria dell'attuale coalizione di governo in Italia. Con l'eccezione del caso turco, che e' culturalmente assai particolare, in tutte le repubbliche ex sovietiche "passate all'occidente" il meccanismo ha funzionato allo stesso modo, e cioe' attraverso:

1. Manifestazioni di piazza apparentemente spontanee, in realtà accuratamente organizzate con perfezione "militare": squadre di militanti "nonviolenti", analoghe a squadre di soldati, che si tengono in contatto costante con i cellulari e usano Internet (posta elettronica e blog) e messaggi sms per coordinare le manifestazioni di piazza e diffondere le accuse di corruzione.

2. Diffusione di sondaggi elettorali sfavorevoli ai regimi che si vuole sovvertire e operazioni di monitoraggio delle elezioni volte a dichiarare sempre e comunque che sono stati commessi dei brogli, per suscitare il risentimento delle popolazioni.

3. Appoggio dei grandi media internazionali, per veicolare tra l'altro immaginifiche e rassicuranti definizioni per le rivolte.

Il caso italiano e' stato un po' diverso, in quanto il potere era gia' piuttosto ben consolidato nelle mani dei golpisti, che avevano gia' un capillare controllo di territorio e mezzi d'informazione, che da soli sono sufficienti a minimizzare qualunque rischio, oltre che condizionare "dal basso" ogni democrazia o presunta tale. In particolare, la diffusione di sondaggi che attestano una parte in grande vantaggio sull'altra, oltre alle dichiarazioni di vittoria anticipata sono sempre i chiari segnali di una manipolazione che non e' mai casuale, ma attentamente ricercata. Quanto al Parlamento, non v'e' nemmeno il bisogno di occuparlo, dato che durante tutte le consultazioni e' sempre chiuso. Semplicemente geniale.

Due testi recenti descrivono le problematiche inerenti l'oggetto. Il primo e' "Tecnica del colpo di stato" di C. Malaparte, uscito in Francia nel 1931, il secondo "Strategia del colpo di stato" di Edward Luttwak, edito in Italia nel 1968, ma entrambi vedono l'alto rischio del golpista in una controparte politica che va "innamorata o spenta", secondo i dettami contenuti ne "Il Principe". Traggo da Luttwak:

«In alcuni casi il colpo di stato non comporta l'uso della violenza. La minaccia di golpe può indurre il potere esecutivo e il potere legislativo a prendere provvedimenti che soddisfano le richieste dei potenziali golpisti, magari violando le regole costituzionali o le leggi. Anche la nomina o la sostituzione di un governo può essere realizzata in violazione delle norme costituzionali o delle consuetudini di un paese, producendo gli stessi effetti del colpo di stato.»

Quando le coscenze sono anestetizzate, quando i rappresentanti non rappresentano altro che se' stessi, qualunque cosa puo' accadere sotto il naso dei cittadini senza che questi abbiano a preoccuparsene. E continuiamo a chiamarla "democrazia"...

01 ottobre 2006

Il Vecchio della Montagna


Il signore in foto, che sembra un incrocio tra Giuseppe Verdi e Sigmund Freud, e' probabilmente il vero padre dei nostri tempi: piu' ancora di Karl Marx che, dall'iconografia ufficiale, sembrerebbe, per altro, piu' un innocuo Johannes Brahms un po' incolto, che l'deologo che ha fatto infiammare tutto il '900. Si tratta infatti di Ivan Pavlov, colui che porto' la psichiatria quasi al livello di scienza, senza per altro riuscirvi, come del resto nessuno dopo di lui e' ancora riuscito a fare, tanto che della miriade di teorie psicanalitiche maturate fino ai giorni nostri non ve n'e' una sola che ancora possa essere provata con il metodo cartesiano.

Nondimeno, la sistematizzazione del rapporto di causa ed effetto, e poi: "premio - punizione", ha infranto l'esile diaframma che e' sempre esistito tra corpo e spirito, e la sperimentazione di Pavlov ha condotto all'elaborazione di tecniche impiegate con successo fino in ambito militare; ma, ad oggi, non esiste ancora un meccanismo psicanalitico che possa essere scientificamente studiato con profitto; solo filosofia, anche se indubbiamente affascinante, come quella di Gustav Jung. Francamente, che l'animale uomo rispondesse quanto l'animale cane a certi stimoli, e' cosa che si sapeva anche quando per curare una malattia si andava dal medico e non dal domatore di leoni... ma il nuovo approccio fu talmente rivoluzionario che si smise di chiamare le cose con il proprio nome, con il che si "guarisce" filosoficamente il mondo e la fallace percezione che l'uomo ha di questo. Infatti, se la mia malattia la chiamo "disturbo", gia' mi sento meglio, tanto che non ho piu' nemmeno la necessita' di curarmi... e, tanto, si deve morire comunque, prima o poi. Se poi desiderassi davvero curarmi dovrei recarmi dal medico di prima, ed ecco perfettamente spiegato il perche' gli psichiatri siano la categoria a piu' alto rischio di suicidio in tutto il mondo avanzato. Si tratta di un'inutilita' ontologica della "scienza" stessa, ma nel caso del bonario signore sopra si puo' ben dire che e' un'inutilita' assai pericolosa.

Quando il Vecchio della Montagna alterava lo stato di coscienza dei suoi sicari attraverso l'uso dell'hascisch creava mostri piu' o meno come fa ora lo psichiatra al Zawahiri con i seguaci di al Qaeda, attraverso il denaro dello sceicco bin Laden. La consapevolezza che alcuni prodotti chimici possano abbreviare gli stadi di "scongelamento, congelamento, ricongelamento" tipici della prassi di lavaggio del cervello post-pavloviana, seppure non aggiunga nulla ad una scienza che non e' mai stata tale, e' in grado di creare mostri in quantita' industriale, servendosi dei piu' vari pretesti ideologici. Carlos , lo "sciacallo", studio' anch'egli questa materia all'universita' Lumumba di Mosca e la mise a profitto ovunque, replicando automi privi di coscienza quali si possono vedere fino nei "bambini soldato" africani allevati a psicofarmaci e "psicologicamente" quasi del tutto irrecuperabili ad una vita normale.

A fronte di qualche blando effetto positivo, e con la magnanimita' di non chiamarlo "placebo", la psicanalisi e' stata comunque la vera fabbrica dei genocidi e delle mostruosita' su scala industriale di tutto il Novecento ed oltre. La madre delle "Psy-Ops" e della guerra dell'informazione, la creatrice di "bisogni", come di "rimedi" inesistenti; l'indispensabile appoggio alle rivoluzioni di ogni sorta; la traslazione su grande scala della persuasione individuale associata al fanatismo. Eppure questi canuti vecchietti avevano un'aria cosi' innocua e paterna...

26 settembre 2006

Cuius regio ejus et religio

La religione sia quella che prevale sul territorio. Secondo lo jus antiquus si trattava della religione del principe regnante, nel caso nostro si tratta dello Stato di Diritto che ha sostituito lo stato etico e la conseguente religione. Perche' equiparare lo Stato di Diritto ad una religione? Perche' si vuole a tutti i costi ospitare gente che non riesce a vedere la differenza. Come si mettono cartelli in arabo, si potrebbe anche chiarire quest'astruso concetto. Sarebbe piu' semplice scegliere individui dalla cultura meno problematica, ma visto che proprio li si vuole redimere, almeno si metta un cartello sulla porta di casa nostra, perche' al momento la targhetta sotto al campanello e' vuota, anzi: la porta e' aperta, il campanello non funziona ed entra ogni spiffero, il che ci procura gia' piu' di un reumatismo, vediamo di non prenderci anche una polmonite. Secondo il principio cinquecentesco, chiunque non s'informasse a questa Norma, sarebbe "tollerato"? No: se ne dovrebbe tornare a casa propria con armi e bagagli, mogli e concubine. L'instaurare una legge simile (che per altro ci sarebbe gia') potrebbe significare il trasformare l'Europa in teocrazia? Tutt'altro, ma in caso negativo la teocrazia la si avrebbe assai diversa e di segno opposto in tempi ragionevolmente brevi. Questo e' l'unico modo per uscire dall'assedio interno ed esterno. Naturalmente la legge va rispettata ed applicata: come in Italia tutti fanno senza fiatare...

22 settembre 2006

Non abbiate paura

Qualcuno ha paura di essere denunciato? Di finire in galera? Di essere ammazzato? Allora lasci perdere le invettive e le contumelie telematiche e anonime contro gl'invasori e i loro sodali, nostri traditori, autoctoni e naturalizzati europei. Qui bisogna muovere le chiappe perche' la politica non lo fa, e se non lo fa lei devono farlo i cittadini. Non si chiede a nessuno di fare stragi, di mettere bombe, di uccidere o ferire, ma perlomeno di "rischiare" qualcosa. perche' in quest'accidente di occidente nessuno vuole rischiare piu' nulla. Tutti si cagano addosso moderatamente o abbondantemente: dal clero ai politici fino a quello che "tiene famiglia". Pertanto sara' sufficiente andare per strada: almeno un'ora al giorno in gruppo ed in modo riconoscibile. perche' si sappia che i cittadini italiani in casa loro ci stanno ed hanno intenzione di rimanerci. Non saranno sfrattati da torme di selvaggi, da politici traditori o imbelli di "destra" o "sinistra". E poi e' ora di vedere quale differenza reale vi sia tra questi residuati di una brutale ed anacronistica concezione della politica ai quali siamo incatenati dall'odio di classe permanente, persistente, perseverante ad oltranza nei secoli dei secoli contro ogni logica e contro ogni visione realistica del mondo che ci circonda. Se ad un innocuo discorso del Papa le reazioni all'estero sono di questo tenore:

In Gran Bretagna, nel corso di una manifestazione svoltasi all'esterno della Cattedrale di Westminster, Anjem Choudary portavoce di Al-Ghurabaa ha chiesto che il Papa "venga sottoposto alla pena capitale".
In Iraq, l'Armata dei Mujahideen ha minacciato di "rovesciare le croci nella casa del cane di Roma" ed altri gruppi hanno lanciato minacce da far gelare il sangue.
In Kuwait, un importane sito web ha esortato una violenta punizione contro i cattolici.
In Somalia, il leader religioso Abubukar Hassan Malin ha incitato i musulmani a "dare la caccia al Papa e ad ucciderlo senza esitazione".
In India, un eminente imam, Syed Ahmed Bukhari, ha chiesto ai musulmani "di reagire in maniera tale da costringere il Papa a chiedere scusa".
Un importante elemento di Al-Qaeda ha annunciato che "l'infedeltà e la tirannia del Papa potranno essere fermate solo se verrà perpetrato un grande attacco".

e si sa che vi sono stati omicidi ed altre minacce proferite fino da "eminenti" capi di stato esteri, significa che gente con questo tipo di imprinting in casa nostra e' un pericolo per l'incolumita' di tutti. Quindi si faccia in modo che questa gente se ne vada da se'; ed ove non fosse disposta a farlo la si spedisca altrove con le buone o con le cattive. E se qualcuno verra' denunciato o finira' in galera per aver difeso casa sua, si convinca che non durera' per molto in quanto questo regime di terrore virtuale si regge sull'ignavia della gente. Basta poco perche' crolli miseramente con chi l'ha instaurato; proprio come in URSS. Non ci si spaventi per le solite accuse : "fascisti, nazisti, xenofobi"... perche' sono proprio queste che tengono la gente buona per paura di sembrare "cattiva". E intanto qualcuno ci scava la fossa sotto i piedi e bastera' una spintarella perche' ci finiamo dentro. Mentre scrivo so che in tutta Europa la gente comincia ad organizzarsi; fino in Stati nei quali il rischio e' assai piu' elevato di quanto non lo sia da noi, ma la liberta' vale pur qualche rischio. In caso contrario si finga di nulla; si parli di "finanziarie" di "concertazioni", di "scandali" come se intorno non accadesse altro che questo. Chi s'attende dal tal partito o dall'altro una reazione perlomeno "umana": s'illude. Ci sono quelli che seviziano e quelli che si lasciano seviziare con volutta': sono masochisti entrambi e non ci si puo' fare alcun affidamento. Noi, almeno, muoviamo le chiappe. Andiamo fuori, organizziamo una strategia perche' il tempo passa e non torna piu'.

21 settembre 2006

Eurabia esiste

Lo dice Oriana Fallaci ne "La Forza della Ragione"? o Bat Ye 'or nei suoi "Islam and Dhimmitude: Where Civilizations Collide" e "Eurabia: The Euro-Arab Axis"? Anche. Ma lo conferma l'autorevole giornalista italiano di origini egiziane Magdi Allam in un question time online patrocinato da Il Corriere della Sera il 20 settembre 2006. Ad una domanda specifica, il giornalista risponde "Si'" senza se e senza ma. Si tratta di un'opinione isolata? Parrebbe di no: si tratta di una consapevolezza che sta crescendo in tutta l'opinione pubblica europea; consapevolezza determinata dall'osservazione di fatti oggettivi che vengono sistematicamente ignorati e rimossi dal potere costituito merce' una politica che non ha nulla di casuale, ma che viene strutturata e perseguita con determinazione.

Che si tratti della semplice conseguenza di un progetto geostrategico europeo secondo il quale l'inclusione dei paesi arabi viene vista come una necessita' di sopravvivenza economica, o di quel "collaborazionismo" di cui Fallaci accusa la leadership europea, nonche' quella dei rispettivi stati membri, e' un fatto ormai acclarato che in UE di Islam non si puo' parlare: ne' bene, ne' male; lo possono fare solo i musulmani, altrimenti si puo' essere inquisiti, incriminati e condannati; a volte anche uccisi. E questo senza considerare le indebite interferenze esterne che stanno ormai assumendo la dimensione di una minaccia quotidiana, a cui l'autorita' pubblica non ritiene nemmeno di dover dare una risposta. E la saggezza popolare ci dice: "chi tace acconsente".

L'incolpare di questo la natura imbelle dell'homo europaeus uscito da due disastrose guerre mondiali significa stornare dalla realta' alla psicologia le responsabilita' oggettive che riposano su persone fisiche con nome e cognome; il che e' perfettamente in linea con l'impianto schizofrenico-ideologico al quale s'informa ogni analisi nel vecchio continente, ovvero, cio' che va sotto il nome di "soggettivismo" o "relativismo". E si sa che entrambi conseguono ad un altro "ismo": l' "individualismo". Ad ogni individuo corrisponde un'opinione diversa; basta che quattro persone la pensino allo stesso modo e che queste condividano una qualche forma di strategia che la democrazia se ne va a farsi benedire e con lei la liberta', la sicurezza ed ogni altra caratteristica propria di uno Stato organizzato, moderno, evoluto. E se quest'osservazione dovesse accreditare una qualche forma di "complottismo", non so che farci... mi pare si tratti di un assunto incontrovertibile del quale esistono prove quotidiane. "Cio' che e' in basso e' come cio' che e' in alto", secondo gli antichi alchimisti e cabalisti... le minoranze organizzate possono stare in basso come in alto e tutte insieme distruggono ogni Stato democratico ed ogni "comune sentire".

Indubbiamente e' l'impianto stesso della UE che e' "utopista"; e questa e' un'osservazione che viene da autorevoli dissidenti sovietici che hanno conosciuto bene, per formazione, l'ideale marxista e la sua realizzazione pratica nella vita di tutti i giorni. Alcuni di loro si spingono addirittura ad identificare nella UE la sponda europea, o "casa comune europea", a cui l'URSS sarebbe dovuta approdare per salvarsi dall'implosione. Questa tesi sarebbe confortata da documenti che comproverebbero l'avvenuto accordo tra il socialismo bolscevico e quello menscevico europeo; un fatto storico di enorme rilevanza che e' stato volutamente ignorato dalla cultura e dall'informazione. Basterebbe osservare come i piu' importanti partiti comunisti europei si siano convertiti in un amen al menscevismo; basterebbe conoscere la guerra sanguinosa tra le due fazioni socialiste, per capire che una conversione del genere e' una cosa assolutamente straordinaria. Ebbene il progetto utopista di "Eurabia" altro non sarebbe che la traslazione di "comunismo" ad "europeismo", secondo studiosi come V. Bukovskij; rimanendo intatta la collaudata struttura sovietica alla quale verrebbe attribuita solo una denominazione differente. Ogni altra politica, o geostrategia, sarebbe conseguenza dell'utopia che si vuole realizzare, e l'irenismo culturale e religioso altro non sarebbe se non un tentativo di omologazione socialista.

Anche l'assunto secondo il quale l'immigrazione sarebbe necessaria in virtu' del declino demografico, per abbassare il costo del lavoro, per soddisfare l'esigenza di manodopera, e' attaccabile da ogni lato, in quanto se vigessero realmente criteri economici l'immigrazione sarebbe scelta in base alla produttivita', e tutti sanno che ci sono popoli piu' o meno produttivi. L'osservare che in molti stati europei gl'immigrati non fanno nulla e il loro mantenimento pesa su tutta la comunita' e' cosa oltremodo semplice. L'osservare che popolazioni inintegrabili nei tessuti nazionali, non contribuiscono in nulla alla crescita demografica delle rispettive comunita' nazionali, ma solo alla crescita delle rispettive culture annidate nelle societa', sarebbe cosa oltremodo semplice per chiunque volesse farlo, ma non lo si vuole fare. Evidentemente si tratta di un ambizioso progetto che si propone di creare un "uomo nuovo" che non sia ne' bianco, ne' nero, ne' islamico, ne cristiano, sul modello del melting pot e della societa' USA. Va da se che l'Europa e' gia' abitata da popoli con varie identita', non ha widelands sconfinate e la densita' media abitativa e' tale da non poter nemmeno essere lontanamente paragonata con quella degli stati del Nuovo Mondo.

L'Eurabia sarebbe dunque un progetto geostrategico secondo il quale le etnie e le culture preesistenti sarebbero da sacrificare sull'altare di una nuova utopia che somiglia molto a quella sovietica, ma, si sa: dopo l'utopia venne il disastro che tutti conosciamo.

19 settembre 2006

Martin Lutero II, la "Religione di Pace" e gli EuroUtopisti

Il signor Joseph Ratzinger deve ringraziare il suo famoso Alias se dopo la ben nota Lectio Magistralis ultima scorsa non si e' ritrovato sull'augusta scrivania una denuncia per "razzismo", "xenofobia" e "vilipendio" da parte di un'autorita' giudiziaria ligia al dogma della Confraternita de' Frati Piagnoni Brugellensi. Sarebbe proprio comico che un Papa fosse messo sotto inquisizione, ma non lo e' affatto, come ampiamente illustrato da Ida Magli: qui. Cambiano i tempi, le egemonie, e dunque anche le inquisizioni; Benedetto XVI diventa ora una specie di Martin Lutero che affigge le sue Tesi sul portone della Cattedrale di Worms. E il Papa ha veramente molto in comune con il Padre della Riforma: fino la nazionalita'; come lui ha fiducia nella Parola (piu' comprensibile di Verbum), e come lui preferisce l'illustrazione della Parola, rispetto all'imposizione ex cathedra. E poi una cattedra vera e propria non ce l'ha, nonostante il suo Vicariato, e non ce l'ha in quanto la Chiesa Cattolica la pensa assai diversamente da lui su quasi tutto. Si tratta di un Re senza regno il che ce lo rende ancora piu' simpatico di quanto gia' non sia; in quanto libero cittadino che sa argomentare sulla Dottrina in modo raffinato, in quanto "dissidente" all'interno di un conformismo inamovibile dalla marxistiches praxis, in quanto assediato da orde di analfabeti ineggianti allo "sforzo" corporale. Ma cio' non basta per estendere la pur totale adesione al suo pensiero, all'istituzione ch'egli dovrebbe rappresentare, ma che non rappresenta affatto per cio' che attualmente e'. Questa Chiesa Cattolica, che fa dell'universalismo cristiano una specie di marxismo religioso non ci piace affatto. Gli universalismi sono proprio quelle dottrine che hanno trasformato l'Occidente in una specie di contenitore nel quale tutto puo' essere collocato; uno stampo che assume via via la forma di cio' che vi viene messo all'interno; ed una religione, come una cultura, e' una "forma", pertanto e' invariabilmente chiusa, o almeno, non puo' cambiare senza perdere i tratti per cui si distingue dalle altre forme. Il difendere quest'istituzione per come attualmente e', significa legittimare la tesi aberrante secondo la quale alcune culture devono negoziare la propria identita' sul furor populi dell'
"interlocutore", accogliere indiscriminatamente ed oltre ogni umana ragionevolezza l' "altro" solo perche' "povero", rinunciare alla propria identita' etno-culturale per non sembrare "nazisti", lasciarsi invadere per non sembrare "cattivi". L'assoluta identita' tra l'individuo che rappresenta l'istituzione e l'istituzione stessa, non c'e' ancora, come del resto, non c'e' nemmeno l'obbedienza dei cattolici, che starebbe alla base del principio gerarchico di Santa Romana Chiesa. In tale contesto mi pare piuttosto presuntuoso il richiedere ad un laico di schierarsi con l'uomo e contemporaneamente con l'istituzione.

16 settembre 2006

Cimiteri e multiculturalismo

Conosco il Cimitero degli Allori di Firenze; ho alcuni cari che riposano li' dove sta per essere tumulata la salma di Oriana Fallaci. Si tratta di un camposanto nel camposanto; una parte di terra riservata agli evangelici battisti italiani e stranieri. Gl'italiani protestanti di tale confessione usano ancora riunirsi in templi come quello di via Ognissanti, a pochi metri dall'Arno e dal ponte di S. Trinita. Trattandosi di una comunita' molto esigua, tutti si conoscono tra loro e tutti si ritrovano a pochi metri l'uno dall'altro una volta morti. Questo e' il multiculturalismo che in Italia abbiamo sempre conosciuto; anche la piccola comunita' ebraica non fa eccezione, e tutti questi frammenti di societa', spesso si frequentano tra loro e si stimano reciprocamente. Ormai le cose sono cambiate in quanto le citta' sono cresciute per dimensione e l'individualismo ha prevalso su qualunque comunitarismo religioso o secolare; e' difficile anche solo conoscere il nome del proprio vicino di casa e nei cimiteri ci si va solo se v'e' ancora un posto libero, quando si ha il denaro per prenotarsi due zolle, se no ci si fa cremare, cosi' i parenti non avranno nemmeno piu' il fastidio di doversi recare a fare vista ai propri cari; nemmeno il 2 novembre, che ancora fino a qualche tempo fa era il giorno dell'anno nel quale si perpetuava il culto dei defunti. Se le citta' diventano terra di nessuno grazie alla poltica multiculturalista degli ultimi anni, i cimiteri non fanno eccezione. Se la convivenza e' spesso difficile, ci si ritrova fino a dover vigilare sui cimiteri perche' non vengano profanati dalle "pacifiche" comunita' aduse a dipingere pietosamente croci, per lo piu' uncinate, sulle lapidi, o a sostituire l'opera dei necrofori con qualche decennio d'anticipo. Il rischio che corre la salma della nostra amatissima Oriana e' questo, dopo le minacce in vita si sa per certo che qualcuno tentera' di profanare la sua tomba dopo morta. Nonostante cio' ha preferito non farsi cremare, mostrando di che pasta era davvero il suo coraggio ed investendo chi rimane di un'incombenza che viene da una Tradizione la cui eredita' qualcuno dovra' ben cominciare a raccogliere, prima che qualcun altro decida che nemmeno le nostre ossa sono piu' degne di riposare sulla nostra terra. E se vi fosse ancora qualcuno che pensa che quest'andazzo si puo' aggiustare con il "dialogo", s'illude: quando la prevaricazione della politica giunge al punto di privare i cittadini della sicurezza da vivi e fino da morti la violenza si rende necessaria.

15 settembre 2006

Bollettino dall'Anatolia

Tutto bene. Oggi nessun bombardamento in Eurabia che, Troia com'e', non se n'accorgerebbe manco, tanto e' impegnata nel corpo a corpo con lo straniero; e come tutti sanno, ama stare sotto, e da sotto si vede male e si sente anche peggio. Ma la penetrazione, qualche volta, ci guadagna in profondita' e tutto il resto e' secondario; come sono belli quei giovanotti abbronzati... che mi frega se sono tanti? Anzi, meglio, tutti insieme sono meglio che uno alla volta. Ma come mi piace il multi-cul-tura-l'istmo...

Oriana Fallaci forse non avra' nemmeno una tomba, se no la scoperchierebbero, e comunque vi si rivolterebbe dal ridere dopo che il discorso del pontefice sulla condanna dell'uso della violenza nella religione e' stato accolto a pesci in faccia dal mondo musulmano che, per una volta, ha deciso di coniugarsi al singolare, recapitandoci "coram populo" la dichiarazione di guerra che nessuno voleva farsi consegnare, ma l'Eurabia e' ancora impegnata ad "accogliere" e per questo secolo c'ha il carnet tutto impegnato: non ha tempo per queste quisquilie.

Ma nessuno gliel'ha spiegato al nostro amato Papa che non si puo' condannare il Jihad poiche' e' il piu' importante dei sette pilastri dell'Islam? E lo "sforzo" non e' mica quello che dicono a noi imbecilli d'occidentali... lo Jihad e' violenza e morte per tutti i miscredenti che non si sottomettono ad Allah ed al suo profeta. Non c'e' male per un teologo.

Benedetto XVI° si e' scusato: complimenti per la comprensione. Santa Romana Chiesa si e' convertita, e con lei tutta la cristianita' cattolica: se lo mettano bene in testa i suoi fedeli. Non ci resta che sperare nei Protestanti. E l'Oriana se ne va perplessa non si sa bene dove, ma sotto sotto piange per non ridere.

E quella Troia e' ancora li' a farsi dare dentro.

14 settembre 2006

La globalizzazione bifronte

Per chi scrive di ineluttabile c'e' solo la morte. Non e' tale la globalizzazione, ne' lo sono la societa' multietnica e quella multiculturale; questi sono processi economici e politico-sociali scientemente e coscientemente pianificati, attuati e diretti da persone. Non si tratta di manne graziosamente cadute dal cielo o piaghe imposte alle societa' umane dissolute e senza speranza di redenzione. Non eventi la cui origine e' imperscrutabile, ma la conseguenza di una strategia progressiva che mira nientepopodimeno che a ricreare l'Eden in terra: si tratta di materialismo allo stato puro.

In particolare la cosiddetta "globalizzazione" e' lo stesso liberismo economico nella sua fase di massima espansione. E non e' nemmeno una grande novita' in quanto ci sono stati gia' due tentativi, nella prima meta' del Novecento, che si sono scontrati con qualcosa di davvero "ineluttabile", ovvero una pandemia disastrosa e l'effetto a catena di altre cause economiche ed umane. Le guerre, al contrario di cio' che si pensa, non l'hanno impedita, ma ne hanno moltiplicati gli effetti, tanto che chi e' ideologicamente avvezzo a vedere complotti ovunque, tende a vedere nel Capitale e nella concentrazione economica la causa prima di ogni conflitto; il che, nel caso della Ia GM, e' ormai quasi una certezza, ma non certo per la IIa, della quale si puo' ben dire che ha avuto motivazioni opposte, anche se "ineluttabilmente" ha finito per agevolare il fenomeno in oggetto.

NazionalSocialismo Fascismo e Sol Levante hanno dichiarata guerra alle potenze economiche occidentali ed alle "democrazie plutocratiche": una guerra ideologica al liberismo economico: hanno fatta la guerra alla globalizzazione. Si dira': e l'URSS non era altrettanto anticapitalista? Nient'affatto. Il socialismo bolscevico non contestava il capitalismo, ma il fatto che questo fosse diretto dall'alto, concentrato nelle mani di pochi. Una globalizzazione dal basso e' l'obiettivo stesso del marxismo. Dunque la globalizzazione economica e' l'obiettivo del liberismo, del socialismo e di quella cosa indefinibile che e' il "riformismo di sinistra", nella cui definizione si trovano elementi inconciliabili tra loro, anche se l'analisi di partenza rimane quella marxista.

Ne consegue che se liberali e socialisti considerano entrambi "fatale" la globalizzazione, non ci rimane piu' nessuno che la consideri un male, o quantomeno un fenomeno che potrebbe interrompersi e nella cui eventualita' sarebbe auspicabile avere una strategia di riserva. Perche' se l'ultimo fallimento della global-economy ha portato alla crisi del '29, non si puo' nemmeno immaginare che accadrebbe ora in un caso analogo.

L'unico movimento politico, o meglio, "sociale" che si oppone alla globalizzazione bifronte e' - anzi, dovrebbe essere - quello dei "no-global".
Allora chi sono i "no-global"? Nella maggior parte dei casi si tratta di forze politiche che, consapevolmente, o meno, fanno capo alla sinistra estrema o anarchica, anche se spesso rifiutano una precisa collocazione secondo l'antiquato schema destra-sinistra, ma fondamentalmente si tratta di persone che vengono dall'esperienza marxista e della quale hanno conservata l'analisi, pertanto la globalizzazione la vogliono, ma solo come piace a loro. Parlare di "antagonismo" e' pertanto l'ennesimo falso ideologico, poiche il movimento e' organico e collaterale al socialismo e, qualche volta, al riformismo di sinistra che, come detto sopra, fa un gran minestrone, ma rimane fondalmente ancorato all'analisi marxiana.

Chi si oppone realmente al liberismo economico sono ormai pochi intellettuali usciti da liberalismo, socialismo o fascismo e, come tali, evitati come la peste e scomunicati dagli uni e dagli altri perche' in odore di eresia o additati come fautori di "purezze razziali" solo perche' desidererebbero reinterpretare e conciliare Tradizione e Modernismo: Evola e Marinetti. Questo e' cio' che passa il convento in un regime democratico. Ecco perche' la globalizzazione e' "fatale ed ineluttabile" nonostante il libero scambio e la libera circolazione di uomini e merci, stiano rispettivamente per colonizzazione culturale e disordine globale, nessuno e' in grado di formulare una proposta alternativa.

09 settembre 2006

Antifascismo? No grazie

Mi si chiede perche' insista tanto su questa tematica. Desidero forse il ritorno del Duce? Auspico l'avvento di uno stato totalitario che promulghi leggi razziali e fucili gli oppositori? Fino tra gli amici c'e' qualcuno che si tiene alla larga quando tocco alcune tematiche, il che significa solo una cosa: scottano ancora dopo sessant'anni. La Repubblica Italiana nasce dall'Antifascismo? Ebbene, vediamolo cos'e' stato l'Antifascismo, anzi, dato che ci siamo vediamo pure il Fascismo, tanto per "completezza d'informazione". Non c'e' molta gente che si occupa di queste cose, semplicemente perche' "tiene famiglia"; lo puo' fare un intellettuale di sinistra, solo se espressamente incaricato di farlo, e cosicche' il "riformismo" possa trovare un fondamento diverso da Stalin; lo puo' fare il fascista redivivo perche' tanto non lo legge nessuno e i suoi colleghi sono tutti stati ammazzati per tempo; nessun altro lo puo' fare, se no scatta il solito anatema antifascista ed i pennivendoli di regime lo scuoiano, se proprio non possono fare a meno d'ignorarlo, come da prassi consolidata nei gulag sovietici.

Allora entriamo in medias res (non ho scritto mediaset).

L'Antifascismo che noi conosciamo nasce da un ricatto. Un ricatto interno allo stesso CLNAI ed alla stessa ANPI, il giorno dopo l'assassinio di Benito Mussolini a Dongo. Assassinio? Gia', quando un capo di stato viene fucilato in mezzo ad una strada senza un regolare processo, per il sottoscritto, si tratta di omicidio; e non si dica delle teorie liberali di Locke, che quelli che l'hanno ammazzato erano esattamente della stessa pasta del Duce e venivano dal Socialismo quanto lui.

Il giorno 29 aprile 1945 il CLNAI si riuni' su istanza di Luigi Longo (capo del PCI per l'Alta Italia), non appena questi ricevette la comunicazione dell'avvenuta esecuzione. Non esiste un verbale di questa riunione, ma il Pisano' riporta uno stralcio fattogli pervenire da un membro del CLNAI.

« O voi, signori, accettate il fatto compiuto, e lo avallate con una dichiarazione ufficiale assumendo con noi la responsabilita' dell'uccisione di Mussolini, e allora l'unita' antifascista continuera' ad essere operante. O voi respingete questa responsabilita' addossandola soltanto a noi comunisti, e allora spezzerete l'unita' antifascista con tutte le conseguenze che ne deriveranno. »

E che avrebbe potuto significare "spezzare l'unita' antifascista"? Che i partigiani comunisti avrebbero fatti fuori i colleghi. Ne hanno fatti fuori lo stesso a migliaia, ma l' "unita' antifascista" e' ancora operante dopo 60 anni.

E che forma di governo puo' nascere da un ricatto simile? Che "libere elezioni" si possono tenere in un simile contesto? Si sa che il tempo sana molte ferite; che la gente cambia di pensiero, magari si pente... ma l'antifascismo che noi conosciamo e' ancora questo e, come dimostrato da questo testo, nelle dichiarazioni ufficiali delle cariatidi sopravvissute alla mattanza non esiste alcun accenno al compromesso teste' illustrato. Soprattutto degli Alleati non se ne parla nemmeno, quasi fossero stati un incidente della storia. Allora perche' stupirsi dell'ignoranza di chi pensa ancora alla "lotta del bene contro il male"? Sono, siamo, stati tutti educati cosi'.

07 settembre 2006

E adesso il "negazionismo"

Tanto per aggiungere al blasone del sauro anche le qualifiche di "antisemita" o "nazista" che concorrono a delineare il suo profilo insieme ai gia' detti e stradetti: "xenofobo" e/o "razzista", "omofobo", senza dimenticare "fascista" che ormai viene cortesemente regalato fino ai pastori persiani perennemente indecisi se scegliersi una compagna tra una donna ed una capra.

Il fatto incontestabile che chi scrive abbia amici ebrei, cosi' come anche omosessuali, sara' del tutto irrilevante, cosi' come che sia un convinto "sionista" e che abbia ricevuta una parte del suo addestramento militare, ed una magnifica ospitalita', nella base aerea di Tel Nof in Israele. A chi rifiuta il dogma di turno viene negato il diritto a ricevere la pur minima cortesia che gli uomini civili riservano a chi non la pensa come loro; ma si sa che ormai le civilta' si equivalgono tutte, dunque: tutti sono civili, e nessuno e' civile.

Ebbene, il "negazionismo" e' ormai un reato che discende da un altro reato: l' "istigazione all'odio razziale". Ad una persona normale sfuggirebbe il nesso tra le due materie di pertinenza, nondimeno ormai tutti sono straconvinti che questo nesso esista e il senso critico va a ramengo, di pari passo con il grado di civilta', come detto sopra. Dunque chi rifiuta di accettare un fatto storico universalmente riconosciuto e' un "negazionista", quasi la Storia fosse immutabile e non invece il frutto di continue revisioni. Si badi, che con il termine, non s'intende il rifiuto ad ammettere la sconfitta napoleonica di Waterloo o l'abbattimento del WTC ad opera di al Qaeda, ma il mancato riconoscimento dello sterminio degli ebrei avvenuto per mano dei nazi-fascisti o il suo ridimensionamento in termini di vite umane; cosa che chi scrive non usa contrassegnare in base all'appartenenza religiosa, ma si dice che cio' sia inevitabile a causa della stessa selezione delle vittime da parte dei loro carnefici. Il criterio in se non mi entusiasma considerato il fatto che le "categorie" sterminate erano piuttosto varie, ma posso capirne le motivazioni, sebbene da un punto di vista storico si tratti di un metodo assolutamente originale. Ma il punto che mi preme e' l'evidenziare quanto il termine "nazi-fascista", abusato in tutte le salse, sia uno dei soliti falsi storici che nutrono il ponderoso volume del politically correct, ovvero quei lemmi che non vanno messi in discussione pena la scomunica, ma anche l'arresto e la condanna, come avviene in molti paesi europei. Segue un esempio per il quale il sottoscritto si becchera' anche del "negazionista" semplicemente per aver detta la verita'.

A chi ravvisasse tra le mie righe una qualche "apologia di fascismo" - altro reato degno di ulteriore esame - andrebbe ricordato che se e' vero che almeno 2000 ebrei italiani parteciparono attivamente alla Resistenza dopo il 1943 (non prima), tra il 1928 e il 1933 gli iscritti ebrei al PNF ammontavano a 4920, cioe' il 20% del totale della popolazione di "razza" ebraica, il che puo' fare presumere che se leggi razziali non fossero state promulgate e l'Italia non avesse aderito al progetto di "socialistizzazione del mondo" di Hitler, tali sarebbero rimasti, quando non fossero aumentati. E' chiaro che dopo il '34 Mussolini considero' "sacrificabile" l'esigua comunita' ebraica italiana (circa 55.000 persone) pur di aderire all'ambizioso progetto tedesco, ma e' una menzogna il dire che il fascismo fu fin dalle origini antisemita, in quanto molti ebrei furono "fascisti della prim'ora" e molti furono i finanziatori ebraici di Mussolini; ancora piu' falso e' il sostenere che vi fosse un piano di pulizia etnica disegnato dal fascismo che avesse per oggetto lo sterminio degli ebrei italiani. E' assai probabile che la strumentalizzazione avesse per obiettivo l'apparire piu' in sintonia con le teorie razziali naziste, la solita operazione di facciata come si usa spesso in Italia, ma gli storici allineati sono certi del fatto che la campagna d'odio antiebraico fosse identica a quella nazista; un fatto e' certo: gl'italiani non divennero antisemiti per questo, cosi' come la stragrande maggioranza dei gerarchi fascisti; ed anche chi fu favorevole alla "superiorita' ariana" lo fu piu' nella forma che nella sostanza. Quanto agli "stermini" di ebrei realizzati in Italia per mano dei fascisti e delle SS, questi ammontarono a circa 300 persone, comprese le Fosse Ardeatine (circa 77 vittime), avvennero tutti dopo il '43 e quando la comunita' ebraica era gia' schierata apertemente in armi contro la RSI per la quale gli ebrei vennero definiti: "stranieri" ed "ostili" senza distinzione di sorta, il che, puo' essere fino comprensibile considerata la guerra senza divise partigiana. Altro dogma ancora in attesa di una spiegazione e' quello che vorrebbe l'esistenza di un accordo esplicito tra italiani e tedeschi finalizzato alla consegna dei perseguitati ai carnefici che li deportavano al nord, cosa della quale alcuni studiosi dicono non esservi ombra di dubbio, nonostante non esista uno straccio di documento che lo provi; soprattutto considerato il fatto che si ha notizia di un solo caso nel quale cio' sia avvenuto e cioe' quello di del campo di concentramento di Fossoli dopo l'avvicendamento del comando tra italiani e tedeschi. Considerato che il numero dei deportati ebrei (italiani e stranieri) dall'Italia ammonta a circa 6500 persone (su quasi 70.000), mentre quello dei deportati dalla Francia di Vichy ammonta ad oltre 80.000 si potrebbe fino pensare che il fascismo non fu molto coscienzioso nell'applicare le leggi razziali e che queste si limitarono prevalentemente all'esclusione ed all'emarginazione della comunita', trovando una rigida applicazione solo in casi sporadici o in alcune sfortunate coincidenze di sovrapposizione di comando tra italiani e tedeschi. Qualcuno va addirittura piu' in la mettendo in relazione l'opera di alcuni gerarchi fascisti, che salvarono centinaia di migliaia di persone fuori dai confini d'Italia, e l'allestimento di alcuni campi di concentramento nel meridione d'Italia, che sarebbero stati un escamotage per sottrarre dette comunita' alle SS, ma francamente e' difficile dirlo, anche se alcuni rabbini testimoniarono in tal senso agli alleati che trovarono i campi e certificarono che questi erano strutture autogestite che non avevano nulla in comune con i lager nazisti ed erano fino piu' in ordine degli stessi campi che in USA vennero allestiti per i residenti giapponesi durante il conflitto.

Nonostante questi dati siano difficilmente confutabili sul piano storico, le stragi furono "nazi-fasciste" e chi lo negasse sarebbe perseguibile in quanto "negazionista", "nazista", "fascista" etc. Sul fatto che i collaborazionisti francesi fossero indubbiamente piu' efficienti dello stesso governo italiano, nessuno ne dice nulla, poiche' Maman la France e' sempre Maman la France. Chi poi s'azzardasse a dubitare sul numero dei deportati e uccisi o del fatto che gli ebrei fossero effettivamente 6 milioni rischierebbe fino una sorte peggiore. In ogni caso, in un paese realmente libero e democratico ognuno puo' credere a cio' che gli pare: ai Sette Nani, al Socialismo, al Fascismo, che Marx fosse gay ed a qualunque cosa a cui la Storia avesse data una spiegazione diversa e piu' verosimile. In Europa si sente molto la mancanza di questa cosa qui scritta in USA oltre due secoli fa e mai modificata.

05 settembre 2006

Ancora sulle "razze"

Siccome spedire la stessa risposta a parecchie persone non mi e' possibile per vari motivi, vorrei chiarire un paio di cose a proposito dei post precedenti "Razze e specie umane".

1) che non mi sono inventato niente e che cio' che ho scritto corrisponde a quello che l'antropologia e la genetica molecolare confermano. Posso certo aver commesso qualche errore dato che non sono un tecnico, ma l'impianto generale degli scritti e' stato considerato "soddisfaciente" da una persona che puo' vantare un'indubbia competenza in materia. Anche se tra gli stessi scienziati non c'e' piena uniformita' di vedute, nondimeno l'impianto generale dei testi si conforma ad una delle teorie piu' in voga al giorno d'oggi, ma del doman non v'e' certezza... e si naviga a vista: la scienza non e' una religione.

2) che la mia critica all'egualitarismo si fonda sul metodo UMANO di percezione, in quanto nessuno dispone di un microscopio atomico che usa ogni volta che entra in contatto con un suo simile (vedi etimologia: non sta per "uguale"). Il caso del verme che ho citato dovrebbe essere sufficientemente esaustivo: condividendo l'uomo e il verme, pressoche' lo stesso patrimonio genetico secondo questo metodo, sarebbero anch'essi "uguali", dunque e' necessario un supplemento di metodo basato sui criteri sensoriali: come volevasi dimostrare: Linneo l'aveva gia' fatto nel Settecento.

3) che i miei scritti non intendono esprimere alcun apprezzamento o giudizio di ordine morale. Dovrebbe essere pacifico, trattandosi di argomenti scientifici, ma noto che qualcuno dura fatica a capirlo; ebbene, a queste persone non ho nulla da dire poiche' qualunque cosa dicessi verrebbe interpretata in modo irrazionale il che esula dallo scopo che mi sono prefisso.

3) che la percezione del "diverso" e' un meccanismo non disgiunto dalla percezione dell' "affine": attenuando l'una si attenuerebbe anche l'altra, ma in ogni caso non si puo' influire per via culturale su di un meccanismo che ha altre origini e che per gli evoluzionisti e' da ricercarsi addirittura nell'orogine della vita e non solo in quella della/delle specie umana/e. La cultura puo' attenuare tale percezione, ma il "razzismo" rimane e viene trasmesso per via ereditaria.

4) che le percezioni di cui sopra fanno parte del meccanismo di selezione proprio della specie umana (homo sapiens sapiens), ma nei gruppi etnici funzionano esattamente come se gli uomini appartenessero a specie differenti, pur essendo, ovviamente, interfecondi.

5) che tale meccanismo sovrintende alla stessa SOPRAVVIVENZA della specie umana e dello specifico sottoinsieme. Attenuare un tale meccanismo e' cosa poco auspicabile come puo' essere osservato nel caso di popoli dell'Amazzonia e della Papuasia, i quali sono scomparsi perche' non hanno saputo riconoscere il pericolo che veniva loro dai "diversi".

Mi auguro che queste precisazioni siano d'aiuto a chi mi ha chiesto lumi. Chi desiderasse spiegazioni piu' esaustive puo' rivolgersi agli esperti di cui ho pubblicati gl'indirizzi per esteso

01 settembre 2006

Il mito della Resistenza

Dopo 60 anni c'e' ancora chi ha il coraggio spudorato di mistificare una realta' nota a pochi storici, prevalentemente fascisti sopravvissuti e pervicaci, quindi collocati tra i reietti della Storia, ma quando nemmeno un Giampaolo Pansa, giornalista e storico inequivocabilmente "di sinistra", con il suo "Il sangue dei vinti", viene preso molto sul serio, significa solo una cosa: la conoscenza della Verita' non sarebbe solo un rischio per la Prima Repubblica, sarebbe una jattura per la repubblica tutt'intera che e' nata, appunto, dalla Resistenza, o meglio, da cio' che si pensa essa sia stata, cosa della quale non e' lecito nemmeno il dubitare pena il solito, noioso e patetico anatema di "fascista", il che, dopo 60 anni, costituisce un fatto tragicomico ed un unicum in tutto il mondo occidentale.

Cio' spiega la necessita' di agitare continuamente lo spettro del fascismo e l'educare intere generazioni all'odio di tutto cio' che puo' incrinare il mito stesso marchiando il bersaglio in modo ben riconoscibile per escluderlo dall' "arco costituzionale" di turno: un ulteriore artificio nell'artificio creato con l'esplicito intento di rinchiudervi dentro ogni abbozzo di "destra" nella pia illusione che nessuno, prima o poi, s'accorga che tutte le dittature del novecento sono nate nello stesso Socialismo coniugandolo in tutte le salse: nazionali, internazionali ed etniche. Per essere "fascista" e' dunque sufficiente il non essere "di sinistra", e questo dice chiaramente su "chi" abbia poste la condizioni per lo scontro ideologico e fisico in Italia nell'arco di tutto il novecento, non popoli desiderosi di liberta' o stremati per il disastro di due guerre mondiali, ma il solito Karl Marx in persona.

La verita' "vera" e' che la Repubblica Italiana e' sempre stata socialista, fin dal '48; di un socialismo diverso da quello di Mussolini che venne smantellato in fretta da socialisti e liberali insieme - e che ancora adesso il sindacato rincorre - di quello stesso socialismo della "settimana rossa" dei primi del novecento, la cui violenza, unita al disprezzo riservato ai reduci della Ia GM, condusse il Cavalier Benito Mussolini (capito adesso perche' insistono sul cavalierato di Berlusconi?) ad abbandonare l'ideale internazionale, mentre a Livorno nasceva la sua nuova, e piu' aggressiva, versione nella forma di un partito radicale filosovietico, che resiste tutt'ora
anacronisticamente, in una percentuale ragguardevole solo in Italia ed in Francia.

Il mito autoalimentatosi in oltre 60 anni di ininterrotta disinformazione si basa su di un falso storico che non ha eguali in tutta Europa, nemmeno nella Germania ex nazista, e questo e' la "vittoria" dell'antifascismo sul fascismo. Una specie di lotta del bene contro il male, della ribellione del cittadino contro un regime autoritario in quanto tale: "male assoluto" in se e per se, come ammettono gli stessi ex fascisti che non hanno avuta la disgrazia, o la grazia, di vedere con i propri occhi cio' che accadde in Italia tra il '45 e il '48, ma direi anche oltre, a meno che non vogliamo credere che la lotta di classe portata innanzi dalle varie formazioni comuniste anche ai nostri giorni sia un fenomeno diverso: un mito conseguente ad un altro mito... evidentemente glitaliani sono una societa' mitologica, dunque hanno scarsa propensione a vedere la realta' per quella che e', e devono costantemente inventarsi interpretazioni fantasiose per fare quadrare i fatti con l'ideologia... non riuscendovi quasi mai, come prevedibile, del resto.

E quale sarebbe dunque la "verita' storica" negata dall'antifascismo? Che la guerra e' stata vinta dalle truppe Alleate; che la Resistenza e' stata un fenomeno marginale, inferiore allo 0,0qualcosa della popolazione italiana che rimase fedele al consenso fascista nonostante la guerra disastrosa - altro mito degno di ulteriori riflessioni; che nel territorio della RSI ogni resistenza era stata quasi spenta, e se non fosse stato per il cedimento della Linea Gotica lo sarebbe stata del tutto; che in via Rasella non vi e' stato alcun atto di eroismo, ma una carneficina che poteva essere prevista, cosi' come dovunque le truppe fasciste e quelle d'occupazione naziste affiggevano i manifesti che rendevano noti i termini della decimazione; che Mussolini fu fino all'ultimo contrario a soluzioni non rispettose della legalita', tanto che i prefetti praticavano gia', a seconda delle realta' locali, un "fascismo" senza il Duce; che l'esecuzione del Presidente della RSI venne rapidamente attuata per impedire che questi potesse rendere nota la "sua" verita'; che gli stermini avvenuti prevalentemente nell'Italia del nord sono stati interamente commessi dai partigiani comunisti che si preparavano alla rivoluzione; che questi avvennero in un modo tanto brutale da non poter trovare giustificazione nella repressione fascista, tanto che i questori erano spesso adusi a fare il doppio, triplo o quadruplo gioco; che gli uccisi non furono solo i nemici che si macchiarono di atrocita', ma tutti coloro che potevano essere messi in relazione con il passato regime, poi i possidenti, poi i sacerdoti ed infine gli stessi partigiani "bianchi"; che se non fosse stato per gli Alleati, i Carabinieri ed i Tribunali speciali, individui come l'ex Presidente "emerito" della Repubblica Scalfaro, avrebbero fatta fucilare mezza Italia. In altre parole, non si tratto' di "guerra civile" che, come dice bene Piero Buscaroli, trae sempre la sua origine in un contesto multicuturale trascurato per secoli sullo stesso suolo comune, ma di "lotta di classe". Pertanto la "memoria condivisa" e' una solenne presa in giro quando non un'infamia agli occhi di chi ha vissuta la realta' ed e' stato salvato, meno che quattordicenne, dal linciaggio dei "partigiani" per opera delle truppe anglo-americane.

Chissa' che fra cent'anni non si riesca a fare chiarezza; per l'intanto il socialismo dialettico l'abbiamo ancora al governo, ma non fosse stato per Berlusconi staremmo ancora alle "convergenze parallele", gli "opposti estremismi" e tutti gli artifici retorici che hanno via, via incrostata l'Italia repubblicana fino a renderla asfittica. Che muoia dunque presto soffocata l'Italia "antifascista" per rinascere senza ulteriori, inutili e faziosi attributi.

30 agosto 2006

Sentenze e frecce

Dopo 3 mesi di governo Prodi, e senza alcun provvedimento in materia, c'e' gia' un maggiore gettito fiscale. La statua di Padre Pio sembra sorridere e intanto i nostri militari sono quasi a Tiro...

D'Alema: "Se la Siria cerchera' di fare passare armi, non staremo a guardare" E certo che no... le daremo una mano e magari invaderemo Israele con la potenza della nostra forza soverchiante. Dopo la serieta' al governo, abbiamo anche il pudore... e lo Stato Etico e' bell'e' che pronto.

27 agosto 2006

LampedUSA

Tramite un comune conoscente ho chiesto un parere ad un esperto di contrasto all'immigrazione clandestina, che lavora presso un branch FBI in USA, a proposito della situazione italiana, e l'ho trovato insolitamente preparato in materia; ne' penso si sia documentato per l'occasione.

Le soluzioni prospettate sono assolutamente teoriche, in quanto hanno a presupposto la piena sovranita' del territorio ed un potere decisionale che un esecutivo italiano ha "forse" avuto solo durante il ventennio. Naturalmente gli accordi di Schengen possono essere violati solo dalla Francia, quindi non se ne parla nemmeno. Che c'entra questo con Lampedusa? Niente, ma l'immigrazione clandestina verso l'isola sicilo-africana rappresenta solo una percentuale che va dall' 8 al 15% del totale, e non e' realistico isolarla dal contesto complessivo. L'incontro-scontro con la cultura del problem-solving gia' mi palesa l'abisso culturale che divide noi esangui latini dalla civilta' anglosassone.

Secondo l'esperto - che preferisce non essere identificato - il problema va affrontato prima in sede politica, ma a questa conclusione ci ero arrivato anch'io. In ogni caso l'abisso si allarga ulteriormente quando ci si sente dire che l'approccio politico e' piu' efficace, ma anche molto meno costoso di qualunque altro.

Questo comprenderebbe la revisione degli accordi di Schengen, il ripristino di rigorosi controlli, soprattutto negli scali aeroportuali (il che non costerebbe nulla in quanto di questi tempi vanno comunque incrementati NDR) la decisione di una quota ragionevole che dovrebbe essere commisurata alle effettive necessita' dell'economia ed alla capienza del territorio. A questo proposito il paragone con gli USA non lascia scampo: se li' si tratta di circa 1 milione all'anno da decidersi su base quinquennale, qui saremmo abbondantemente sotto ai 10 mila, quando non sotto zero, tenuti in debito conto esigenze abitative, crescita economica e un territorio che non puo' essere spianato a forza di ruspe...

Poi si tratterebbe di rendere chiara la politica scelta e rendere efficienti le sedi consolari negli stati esteri perche' raccolgano ed esaminino le richieste d'immigrazione. Un'utopia. Naturalmente, qualunque straniero non in regola colto sul territorio nazionale verrebbe immediatamente rimpatriato a spese dello stato di provenienza... Un sogno. Qualunque tentativo di sbarco sui litorali nazionali sarebbe da considerarsi un atto aggressivo indipendentemente dal fatto che si trattasse di individui armati o disarmati. Un incubo.

Il caso di Lampedusa dev'essere gia' stato studiato dal signore in questione, in quanto leggo che ne ha una conoscenza precisa fin nei minimi dettagli geopolitici. La distanza dell'isola tra Tunisia, Malta e Sicilia e' pressoche' identica (~ 80 ml), il che rende il territorio alla stregua di una colonia che, dunque, andrebbe militarmente presidiata e protetta. Ove non vi fosse una tale volonta' politica e gli stati sovrani da cui proviene la minaccia (sic!) non fossero sensibili alle pressioni del governo italiano, non resterebbe altro che rinunciare alla sua sovranita', poiche' oltre che indifendibile sarebbe estremamente costosa. Trasecolo, ma il tono dello scritto mi pare freddo e burocratico: non vi trovo alcun intento umoristico.

Quindi, secondo la visione di un "vero" addetto ai lavori, noi staremmo subendo una vera e propria invasione (ma va?), rischieremmo una guerra con gli stati da cui questa proviene (toh...), le spese accessorie rischierebbero di divenire insostenibili, al punto che potremmo essere costretti a rinunciare alla sovranita' di un'isola che, in verita', e' piu' Africa che Italia per sua stessa conformazione... E adesso a Prodi chi glielo dice? Ma anche a Berlusconi...

24 agosto 2006

Imitiamo gli USA?

A quelli che "il modello immigratorio USA dev'essere trasferito in Europa"... consiglierei questo libriccino scritto da un "collega xenofobo" americano: "State of Emergency: The Third World Invasion and Conquest of America"; che e' attualmente il secondo in classifica tra i libri piu' letti in USA secondo la catena di vendite online Amazon. Lo scrittore e' Patrick Buchanan: senatore repubblicano ed autorevole esponente del GOP, tra i critici della politica Bush ed i fautori di nazionalismo ed isolazionismo, come da tradizione dei reps USA. Per quanto strano cio' possa sembrare a noi italiani, la linea di politica estera tenuta da tutte le amministrazioni repubblicane in USA e' quasi sempre stata identica a quella dei dems che, al contrario di cio' che si pensa, sono sempre stati i piu' strenui fautori dell'esportazione dei valori e della AWOL; esattamente la "colpa" che viene addebitata dall'Europa socialista all'attuale amministrazione americana. Va da se che i dems, cosi' di moda tra i nostri post-comunisti, ma anche tra molti sprovveduti "liberali", sono proprio gl'ideologi di quell' "esportazione della democrazia" che viene attribuita all'amministrazione Bush che, va ricordato, deve fronteggiare una situazione di emergenza del tutto nuova per gli USA e che questa rischia di distruggere non solo la nazione americana, ma tutta la cultura occidentale, nonche' ridefinire l'equilibrio geostrategico mondiale. Ma l'acquisita consapevolezza dei rischi sul proprio territorio sta ormai mettendo in discussione lo stesso Bill of Rights, quindi, sta velocemente trasformando gli USA in una nazione "normale", il che significa, la fine del suo ideale messianico di accoglienza indiscriminata ai derelitti del mondo; e questo per motivi culturali, ma anche demografici, etnici e geopolitici. Il paragone con un Europa "aperta" rischia di essere oltremodo comico, considerato che ad una densita' media di 29 ab x km2 degli USA ne corrisponde una mediamente quintuplicata per il territorio europeo, il che dovrebbe forse suggerire agli europei che sarebbe stato meglio preoccuparsi per tempo e che, allo stato attuale, l'invasione temuta da Buchanan per gli USA, e' gia' una realta' in Europa; una realta' che gli strumenti democratici e pacifici non saranno mai piu' in grado di mutare.

A pg. 240 del testo citato si puo' leggere:

"One of the truly major issues with which America must deal [is] the vasttidal wave of human beings coming from the Third World. There is afragmentation going on in this country. At what point does cultural, racialdiversity become a kind of social anarchy? How do you get national cohesionthis way?"

Cio' evidenzia il fatto che non e' solo l'aggressivita' islamica a rappresentare il pericolo, ma qualunque cultura "aliena" che, a lungo andare, finirebbe per non riconoscersi piu' nello Stato dell'Unione e nella cultura wasp che l'ha originato e tutelato fin'ora. Il dato positivo e' rappresentato dal fatto che la preoccupazione e' diffusa nella nazione intera, soprattutto nei territori del sud che sono i piu' esposti all'enorme ondata immigratoria proveniente dal Messico. In Europa una tale lezione sarebbe ormai del tutto inutile e tardiva, come si puo' ben comprendere in Italia da esempi come quello offertoci dalla discussione tenutasi a Radio3 Mondo il 24 agosto 2006, dalla quale si evince come l'approccio al problema non riesca ancora a superare la dimensione ideologica: ci si continua ad illudere di poter "scegliere", quando ormai sono altri a farlo al posto nostro.

23 agosto 2006

Voglio comando posso

L'avesse detto Berlusconi, del "Napoleone" non glie l'avrebbe tolto nessuno, ma questo qui e' un eroe del decisionismo schmittiano... tutta un'altra cosa. In Europa lo conoscono gia'... dunque andremo in Libano con Turchia, Malaysia e Bangladesh e che Allah ce la mandi buona. Ma, dico io, che gli costerebbe ai militari fare due esercitazioni su Palazzo Chigi? In Libano c'e' la guerra vera, non come nel sud dell'Irak... e non c'e' piu' la scusa dei cattivissimi USA. Dimenticavo gli ebrei...

22 agosto 2006

Un tanto al chilo

Visto che dei problemi culturali relativi all'immigrazione, nonche' dei risvolti socio-antropologici annessi e connessi, pare non fregare nulla a nessuno. Considerato che e' in nome di criteri socio-economici, per non parlare di quelli ideologico-religiosi, che la nuova "migrazione" viene giustificata, anzi auspicata, vediamo un po', per sommi capi, come e perche' funziona il rapporto tra domanda ed offerta di lavoro sul territorio nazionale: ammesso che questo termine abbia ancora "cittadinanza" italiana.

Dal dopoguerra l'istituzione della famiglia si e', almeno visibilmente, fatta piu' blanda, fino al punto di giungere a considerare "famiglia" i "nuclei" unifamiliari. L'estensione dei pieni diritti individuali alle donne ha, di fatto, piu' che raddoppiata la domanda di lavoro, considerato che le donne costituiscono oltre il 60% della societa'. E l'offerta? E' raddoppiata anche lei? No.

L'apertura delle frontiere, europee prima e mondiali poi, ha fatto si' che l'immigrazione incrementasse la domanda in una percentuale ragionevolmente identificabile tra un 10 e un 15% del totale nazionale. E l'offerta? E' aumentata di conseguenza? No.

In un tale contesto, trovo assai curioso che sia tanto difficile reperire manodopera sul suolo nazionale senza dover ricorrere a quella straniera, quando non alla delocalizzazione tout-court.

Da che il regime fascista ha costruito intere citta' la popolazione e' piu' che raddoppiata e il dopoguerra ha visto la ricostruzione ed un'espansione delle aree urbane ancora "a misura di famiglia", ma i nuovi nuclei unicellulari moltiplicano "almeno" per cinque le esigenze abitative. Naturalmente i nuovi immigrati non li si puo' stipare nelle cantine... L'edilizia ne ha tenuto conto? No.

Adesso diamo un'occhiata alla qualita'. In uno stato pseudo-socialista, quale e' stata l'Italia in tutto il dopoguerra, il titolo di studio "garantito", il lavoro "garantito" hanno fatto si' che la maggior parte della popolazione trovasse un'occupazione vita naturaldurante senza saper fare pressoche' nulla. In tale contesto dal nord Europa "scendono" i profughi del comunismo, assai piu' preparati, nonche' disperati, che introducono la competizione in un luogo dove questa non esiste quasi, con il risultato che in interi settori produttivi gl'italiani costosi e obsoleti vengono progressivamente sostituiti senza che esista un welfare decente; anzi: questo viene adattato piu' alle esigenze degli stranieri che a quelle degli autoctoni che, inani quali sono, non sono nemmeno capaci di protestare.

Ammetto che la mia e' un'analisi assai grossolana, ma, quanto al pensare ed allo scrivere, non mi riesce proprio a fare di meglio. Mi si dica ove avessi sbagliato e mi si fara' cosa gradita.

19 agosto 2006

Meglio xenofobo che imbecille

(Fai click sull'immagine per leggere meglio)
Tabella

Penso che l'enorme pressione migratoria, che il sud del mondo esercita nei confronti del nord, sia visibile a chiunque voglia vederla pertanto non continuero' nella mia donchisciottesca opera tesa a convincere gli inconvincibili; mi limitero' a raccomandare loro un buon psicanalista.

Si veda, sopra, quale sia realmente la differenza tra un paese meta naturale d'immigrazione e quale no; si consideri se sia ragionevolmente possibile trasferire l'intera umanita', che vive in un contesto culturale economicamente inefficiente, in un territorio esiguo e densamente popolato, oppure, se non sia piu' ragionevole favorire lo sviluppo in loco senza correre il rischio di destabilizzare ulteriormente la gia' precaria saldezza della cultura occidentale.

I dati esposti nella tabella sopra sono vecchi di oltre un anno. Se cio' sia solo frutto d'incuria o, piuttosto, non corrisponda ad una scelta consapevole tesa a minimizzare il fenomeno demografico in atto, non saprei dirlo; certo la popolazione italiana e' attualmente superiore di oltre un milione di unita', cifra alla quale va sommato un altro milione di stranieri ed un numero, ovviamente imprecisato e imprecisabile, di clandestini.

Chi volesse partecipare alla discussione e' pregato di attenersi al topic. I commenti che non rispondessero a tale requisito verranno cassati dal sauro qui presente, a suo insindacabile giudizio. :-)

10 agosto 2006

La guerra "moderna"

Ci si domanda spesso del perche' anche i gia' sanguinosi conflitti tra Stati siano ormai regrediti a guerre tra bande ispirate dall'odio religioso, o da quello ideologico. Nel 1963 Carl Schmitt nel suo "Teoria del Partigiano" ne dava gia' un'ottima spiegazione:

"La guerra moderna è una guerra partigiana, cioè ha la sua radice nelle ideologie e non trova più limiti nello Stato, anzi si radica all'interno dello Stato e della società. Il partigiano, infatti, non difende la terra da un'occupazione, ma conduce una lotta in nome di una propria verità ideologica in tal modo, egli sostituisce al nemico pubblico un nuovo nemico privato e regredisce, pertanto, alla barbarie."

In http://www.filosofico.net/schmitt.htm se ne da questa spiegazione, che a parere di chi scrive e' una delle migliori mai lette:

"Questa crisi della politicità è in rapporto, secondo Schmitt, con il predominio dell'economia e della tecnica nel mondo contemporaneo, dove lo Stato si trova ridotto ad assolvere una semplice funzione puramente burocratica e organizzativa, al servizio del dominio economico sull'uomo. In tal modo anche il pensiero di Schmitt si conclude con una critica alla modernità, in sintonia con pensatori ai quali si sentiva vicino, come, ad esempio, Jünger e Heidegger. "

07 agosto 2006

Il sauro senza veli

Lo so che e' quasi oltraggio al pudore, ma dopo pressanti richieste delle gentili ammiratrici e dei cortesi membri del politburo, che hanno manifestata la volonta' di conoscere il vero volto del sauro - per venerarlo, o per meglio schedarlo - metto qui una foto, tanto per cominciare, tra le piu' sfigate e antiche che possiedo. Sono poche perche' uso spesso di mangiarmele; ogni tanto ne mettero' una nuova per mostrare al mondo il multiforme ingegno della mia specie.

Intanto beccatevi il para-sauro dopo il primo lancio vincolato; e' roba facile, ma se non si e' un pacco postale, il volare giu' da 500 mt con la folla che c'e' per aria, e' decisamente una cosa inquietante, come testimonia il colorito cadaverico dei colleghi a bordo. La soddisfazione per l'essere ancora tutto intero e' del tutto visibile, cosi' come l'ingenuita' del non aver capito che in tutto l'addestramento, il lancio con il paracadute e' proprio la cosa meno pericolosa., ma fa molto "eroe" anche se non costa niente, mentre una raffica di mitra in una gamba non impressiona nessuno ( a parte chi se la fosse beccata, naturalmente).

06 agosto 2006

Veluti si Deus daretur

Il che significa, piu' o meno, "comportatevi come se Dio esistesse". Si tratta di una raccomadazione all'ateo, agnostico, laico, moderni affinche' usino della propria coscienza individuale anziche' demandare allo Stato la regolamentazione di ogni minima cosa, cio' che, sarebbe pericoloso per la democrazia cosi' come per le liberta' individuali.

La progressiva perdita dell'identita' originaria occidentale - che e' inequivocabilmente di matrice cristiana - il rischio, di riempire il vuoto creatosi con la prima ideologia, o religione, che passa, la deriva nichilista imputabile a questa progressiva perdita dell' autocoscienza, hanno fatto dire a Benedetto XVI cio' che compare nel titolo, che e' poi cio' che scrisse S.Agostino, pertanto suona come una novita' piu' per la diffusa ignoranza del nostro tempo che per il concetto espresso, che viene etichettato come "reazionario" dai cantori della cultura egemone, quasi si trattasse di una minaccia o di una geniale invenzione per privare le masse della loro "coscienza rivoluzionaria", la cui consapevolezza ha richiesto quasi cent'anni di sudore ideologico e di sistematica riscrittura della Storia dell'intera umanita' per essere realizzata. Figuriamoci se una frasetta come questa, buttata li' dal "Pastore Tedesco" non avrebbe richiamato le mute dei mastini messi a guardia del malloppo cosi' faticosamente racimolato...

E se pure fosse ammessa l'ignoranza dei testi scritti dai filosofi e teologi cristiani e dai Padri della Chiesa, il che sarebbe del tutto in linea con l'opera di sistematica rimozione dell'esperienza religiosa occidentale portata avanti indefessamente dalla cultura marxista, che ne facciamo di Kant e Fichte? Eppure il secondo teorizzo' la stessa cosa in un'epoca in cui la coscienza religiosa era ben salda nella societa' cristiana riformata della Germania sette-ottocentesca... tanto che cio' gli costo' il posto d'insegnante presso l'universita' di Jena.

Fichte sosteneva una stretta coincidenza di Dio e ordine morale del mondo, ma dal punto di vista della moralità. Come sa chi pratica un po' la Filosofia, sarebbe piuttosto difficile dare del "baciapile" o del "teocon" al filosofo tedesco... in quanto si trattava di un ateo la cui opera viene oggi contrapposta, con quella di Herder e Novalis, ai successivi Marx, Engels, Lenin. Nazionalismo da una parte e Internazionalismo dall'altra; "terra e sangue" da una parte, e universalismo dall'altra... ma, anche osservando le differenze tra le rispettive teorie, si tratta pur sempre di diverse interpretazioni dell'Illuminismo, quando non della stessa Rivoluzione Francese...

Questa e' la "cultura" che ci tocca in sorte. La rimozione di intere porzioni di Storia, o la loro "reinterpretazione" addomesticata, con buona pace del "revisionismo" operato da altri, che - nonostante sia solo il metodo scientifico applicato alla Storia - viene regolarmente condannato e bollato in aeternum come "falsificazione" di una "verita'" universalmente accettata e della quale non e' lecito dubitare. Ormai siamo ridotti cosi'. Una parte importante della societa' occidentale mondiale ragiona in questo modo. Ogni altra cosa non e' altro che la logica conseguenza di questo.

05 agosto 2006

Italia

L'Italia e' una nazione dal territorio prevalentemente montuoso... abitata da progressisti e xenofobi... aperti e disponibili i primi... chiusi e retrogradi i secondi... terra d'immigrazione per i primi... terra d'invasione per i secondi... amanti di pace e civile convivenza i primi... dediti alla guerra ed allo sterminio i secondi... evidentemente si tratta dell'eterna lotta tra il bene ed il male...

P.S.
nel post sotto ho citato fino una fonte no-global che attribuisce "alle destre" la volonta' di aumentare la popolazione per aumentare il potere del capitale, ma non gli e' andata bene nemmeno questa. Evidentemente il "destro" sbaglia "a prescindere": ontologicamente.

Italia Geografica

01 agosto 2006

In Italia siamo troppi

Con cadenza perlomeno semestrale il sauro affronta questa tematica ben certo che non serva a nulla, ma animale caparbio com'e' insiste imperterrito e cosi' si propone di fare in saecula saeculorum: amen.

Mettero' qualche fonte in testa anziche' in calce per dare a chi lo desiderasse il modo di leggere qualche studio serio sulla materia. Naturalmente si tratta di studi demografici condotti da demografi e antropologi pertanto sara' difficile che a questi venga dato il necessario rilievo in un epoca in cui questa materia viene affrontata quasi esclusivamente da economisti, filosofi, religiosi.

Per cominciare il solito Wikipedia che offre qualche prospetto su base trentennale che evidenzia come l'incremento sia in crescita costante e verticale, naturalmente con riferimento ai cittadini, in quanto qualunque studioso serio morirebbe dal ridere se gli venisse richiesto di includere i cittadini della Repubblica del Congo o quelli della Tunisia; senza dire del fatto che la popolazione straniera clandestina non e' censibile per antonomasia.

Poi si potrebbe leggere qualche lungo documento in lingua inglese, ma alcuni studiosi italiani stanno pubblicizzando il risultato delle proprie fatiche sul web di MDD (Movimento per il Decremento Demografico); questo e' un documento particolarmente interessante in quanto confuta la teoria economica secondo la quale all'incremento demografico corrisponderebbe uno sviluppo economico direttamente proporzionale; questa e' una delle tesi piu' all'avanguardia in UK e Giappone. Sul web di Italiani Liberi, curato da Ida Magli, si potranno poi trovare numerosi altri testi di carattere antropologico di indiscutibile valore scientifico, anche se redatti per i non addetti ai lavori.

Infine si passa alle solite rampogne, lamentazioni e geremiadi. Che l'Italia sia un paese prevalentemente montuoso: lo si studia fino dalle elementari; che sia una nazione relativamente piccola: anche, ma che in qualunque contesto territoriale una crescita demografica secca di uno 0,5 sia considerata abnorme, questa e' cosa per gli addetti ai lavori; ai piu' potrebbe sembrare un'esagerazione. Che in economia vi sia un rapporto diretto tra il numero di unita' produttive e il PIL e' cosa nota agli economisti, ma e' altrettanto noto all'universo mondo quanto tali studiosi si disinteressino totalmente del fatto che chi produce stia comodo o pigiato come le sardine; l'unica forma d'interesse destata dalle battaglie sindacali nell'epoca industriale fordista riguarda orari e tempi di produzione, non il fatto che questa avvenga in un contesto ambientale antropologicamente disastrato o, almeno, si tratta di un problema di cui si fa carico solo una minima parte della produzione economica mondiale.

Naturalmente qui si tratta del numero grezzo delle persone, non del rispettivo imprinting culturale che genera ben altri problemi che il sauro tratta qui, almeno, mensilmente; e questo perche' data una mandria di bestiame all'interno di un recinto, cio' che balza alla vista e' il numero dei capi, solo secondariamente ci si preoccupera' del fatto che a mettere lupi con agnelli il pastore non ci guadagnerebbe un granche', ma, come detto sopra, si tratta di un altro problema che, per altro, rappresenterebbe un abbozzo di soluzione ad un eventuale sovrappopolazione.

Domande: siamo tanti, o pochi? Dobbiamo fare figli, o no? Eventualmente dobbiamo chiamare qualcuno che ce li faccia per procura? Siamo in grado di soddisfare alle esigenze di continenti poveri e in spaventosa crescita demografica con il nostro piccolo territorio? Naturalmente si tratta di domande retoriche, ma considerate le politiche comunitarie UE e quelle dei rispettivi stati membri sembrerebbe di no, poiche' la raccomandazione e' di inglobare il piu' possibile forza lavoro dall'esterno; dall'esterno di cosa non e' ben chiaro, considerato che la sola popolazione musulmana in Europa e' 4 volte l'intera popolazione dello Stato d'Israele, ma anche questa e' un'altra storia che, al solito, vine ciclicamente riesumata.

Risposte: secondo buoni studi il numero ideale dei residenti sul suolo italiano si aggirerebbe intorno ai 40.000.000 di unita'. Considerato che la popolazione censita (e sottolineo censita) si aggira attualmente intorno ai 59.000.000 di unita' ne consegue che vi sono gia' quasi 20.000.000 di individui in piu'; in antropologia questo e' di per se stesso un dato sufficiente a spiegare il decremento demografico.

I figli, in una societa' libera ed evoluta, li si fanno quando li si vuole; non e' lo Stato o il governo economico locale a decidere in vece dei cittadini; - vedi alla voce "autodeterminazione". La natura provvedera' al resto, in quanto la falsa percezione che la denatalita' venga da un ragionamento basato sull'economia o il benessere e' l'altra faccia del problema. Molto semplicemente: esiste un meccanismo naturale che sovrintende al rapporto tra individuo e territorio; quando questo e' sufficientemente colonizzato lo stimolo sessuale diminuisce o viene indirizzato diversamente.

Il farsi fare figli per procura e' qualcosa che dovrebbe evocare lo schiavismo, ma anche la cecita' di chi bada solo al numero e non riesce a concepire il fatto che gli uomini sono molto diversi tra loro, anche se sono fatti piu' o meno allo stesso modo.

Quanto al fatto che in Italia vi possa stare l'intero continente africano, non c'e bisogno di scomodare la scienza: basta chiederlo a un bimbo dell'asilo. Se i governanti non lo capiscono: ebbene, li si rimandi alle scuole primarie e si elegga gente con un cervello completamente sviluppato.

Bene: dopo questa sommaria esposizione ci si domandi il perche' del dogma demografico corrente, per il quale vengono scomodati reati di pensiero e malattie mentali. Evidentemente si tratta di una cosa maledettamente importante.

30 luglio 2006

Consigli per gli acquisti


Il Heckler Koch MP5 Submachinegun e' un must per ogni societa' multiculturale. E' un po' caro, ma e' certo meglio di quei ferrivecchi degli AK47. Si raccomanda di tenerne uno almeno in cantina, sempre che questa sia facilmente raggiungibile, se no sta bene anche sotto il materasso anche se cio' e' poco adatto alle fisime delle principesse sul pisello per le quali dev'essere necessariamente piccolo e sferico. Se qualcuno temesse di essere arrestato per detenzione di armi da guerra se ne faccia una ragione, tanto ormai si rischia di essere arrestati con una qualsiasi altra fantasiosa motivazione. Si consiglia di fare seguire rapidamente l'acquisto effettivo al pensiero perche' quest'ultimo ne costituirebbe gia' di per se motivazione sufficiente e reati come questo non rientrerebbero in alcun provvedimento d'indulto, a meno che l'imputato non avesse precedenti penali concernenti: omicidio, strage, rapina a mano armata (il reato di "terrorismo" e' stato depenalizzato), comprovanti la perizia del detentore; l'appartenenza del detentore all'esercito o alle forze dell'ordine sara' considerata un'aggravante. E' possibile acquistare online questo utensile: qui, ma la ditta produttrice non assicura che la merce giunga sempre a destinazione. Eventuali proteste potranno essere inoltrate qui. E' altresi' consigliabile il provvedere a crearsi un munizionamento di riserva di almeno 4 caricatori senza dimenticare di cambiare spesso la disposizione dei proiettili onde non incorrere in sgradevoli inconvenienti o umilianti cilecche.

Questo consiglio mi viene da un amico libanese che alla multiculturalita' ha dedicata l'intera vita, oltre ad un orecchio e ad un piede.

Aggiornamento
su Blacknights l'argomento viene trattato con maggiore serieta' di quanto non sappia fare il sauro.
 
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