Lo PseudoSauro

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18 luglio 2005

La Pace Povera

o Povera Pace

Il pacifismo e' storicamente sempre stato il migliore alleato di tutti gli aggressori; lo e' stato, recentemente, dei bolscevichi, dei nazisti ed ora lo e' degli islamisti; questo non in quanto corrotto in se', ma perche' basato sull'estrema poverta' culturale dell'ideologia che veicola nonche' quella intellettuale delle masse che lo rappresesentano, che preferiscono una pace qualunque alla liberta': cio' che nel '38 si chiamava "appeasement"; una "pace" eticamente disonorevole e, storicamente, dalla vista corta. Fondamentalmente si tratta della rinuncia alla lotta, ma cio' sottintende anche la rinuncia alla storia e quindi il completo rifiuto della cultura che su questa si e' andata formando nei secoli. Va da se' che il rifiuto della propria storia equivale al rifiuto di se' stessi, all'impossibilita' di vedersi proiettati nel futuro: all'estinzione della propria vitalita'.


I movimenti pacifisti prolificano oggi in quanto trovano piena legittimazione in una cultura semplice osmoticamente assorbita dalle masse per decenni; una pseudo-cultura autocratica che non legittima altro che se stessa; che si fa assertrice del bene e che vede la legittima difesa come un male in quanto ogni difesa, cosi' come l'offesa, implica anche l'uso della violenza. La violenza, dunque, identificata come un male peggiore della schiavitu'; dimenticando quanto la schiavitu' si avvalga sempre di una qualche forma di violenza fisica o morale per instaurarsi. Ergo: la legittimazione della violenza subita e la delegittimazione di ogni difesa violenta: sia fisica che culturale. Il rifiuto dell'Azione e del Pensiero che la origina, o meglio: una resa senza condizioni. Questo e' il vero nome della "pace senza se e senza ma".


Va ricordato che la genesi di tutti gli stati occidentali, nessuno escluso, ebbe sempre per motore il desiderio di liberta' e non il desiderio di pace; che mai nella storia dell'uomo la liberta' la si e' ottenuta con la rassegnazione, ma sempre con la lotta. E' quantomeno curioso che i fautori delle rivoluzioni popolari, la cui cultura povera sta all'origine dell'indottrinamento e della lenta intossicazione della coscienza collettiva, abbiano abiurato a cio' che non fu solo il metodo, ma l'essenza stessa dei loro movimenti: la loro ragione di vita; e che abbiano rinunciato all'ateismo della Ragione per compiacere religioni e filosofie ancor piu', se questo e' mai possibile, semplici della semplicita' dell'ideologia che li ha generati. Si tratta dunque di "poverta'" globale: di mezzi e di sostanza; una poverta' attiva e passiva; Un cristianesimo svilito e tradito da un "dialogo interculturale" piovuto non si sa da dove, coniugato con l'ideale marxista di uguaglianza ed infine concretizzato: tutti uguali e quindi poveri, di mezzi e d'intelletto: povero il maestro, povero l'allievo e... poveri noi.

1 commento:

Anonimo ha detto...

good start

 
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