Lo PseudoSauro

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26 luglio 2005

Correctness

cioe': il vero Grande Fratello (Definizione)

Come ogni cane di Pavlov che si rispetti la "massa" ha bisogno di un segnale; e questo e' la cosiddetta "correctness". Un formulario di luoghi comuni, frasi fatte e pensieri gia' pensati, pronti da consumare per le pigre masse educate, dalla scuola marxista internazionale, ad evitare come la peste ogni abbozzo di ragionamento profondo ed ancor piu' cio' che va sotto il nome di senso critico. E' cosi' dunque possibile far bere ai tontoloni di ogni estrazione sociale l'illusione del pluralismo. Pare evidente che ormai quasi tutti, sia a destra che a sinistra, usano dello stesso dizionario lessicale; e' oltremodo chiaro che questo corrisponde in poco o in nulla a quello "neutro" della rispettiva lingua d'origine. Il metodo adottato dagli psico-rieducatori cripto-marxisti e' elementare, ma geniale: quando il vocabolo viene considerato ideologicamente discriminante: lo si cambia in uno piu' acconcio di modo che nessuno abbia ad offendersene. Viene considerata a questa stregua ogni malattia, differenza etnica, attivita' lavorativa e migliaia di altre cose che sarebbe impossibile elencare qui; l'obiettivo e' quello di ottenere una societa' piatta e del tutto uguale (ideologicamente s'intende). E' oltremodo ovvio, quanto, in base a questa "regola aurea", un cieco abbia poco di che guadagnare nel sentirsi chiamare "non vedente"; ma e' molto meno ovvio nel caso di chi pensa di essere politicamente "diverso" da una controparte, mentre in realta' ne condivide inconsciamente l'ideale e la strategia solo perche' gli difetta il ragionamento. L'esempio piu' palese ce lo da il concetto di "xenofobia". Termine di derivazione psichiatrica, significava, ai bei tempi, solo la malattia mentale che affligge il disgraziato che soggiace ad un timore compulsivo ed immotivato dell'uomo considerato "altro". Attualmente tale vocabolo s'impone dall'alto dell'Egemonia Culturale cripto-marxista per vietare ai cittadini comportamenti contrari all'ideologia dominante. Siccome la societa' multiculturale e multietnica sta alla base del metodo disastrosamente egualitario del Romantico Karl Marx, e non v'e' piu' una dittatura in grado di imporla manu militari, si e' pensato di creare una barriera psicologica che costringesse il cittadino, gia' ridotto alla stregua di animale domestico come detto prima, ad accettare l'imposizione per evitare di sentirsi in colpa. E' comune il sentir dire i malcapitati: "Io non sono razzista..." prima di ogni discorso; questa premessa certifica il successo della strategia lungamente studiata nei laboratori psichiatrici sovietici e diffusa poi insieme a trascurabili novita' psicanalitiche in USA e quindi in tutto il mondo. Il Grande Fratello, dunque esiste realmente, e nonostante sia ormai passato a miglior vita, continua a controllare il nostro pensiero.

3 commenti:

Monsoreau ha detto...

Condivido. Purtroppo sono ormai decenni che si sono infilati nelle nostre teste con un bombardamento più intenso di quello di Dresda.
Abbiamo paura di dire pane al pane e vino al vino, anche per colpa di un certo ... Mancino ;-)
Ed ho fatto pure la rima.
Ciao.

Lo PseudoSauro ha detto...

Grazie Mons. Pero' la consapevolezza e' una grande forza. Quando il "segnale" viene emesso basta rifiutarlo. Ho collaudato recentemente questa strategia ed ho verificato di persona che chi cade nella trappola accetta supinamente il messaggio senza discutere. Sarebbe auspicabile indire un "corso" educativo (non rieducativo).

ArmatexOn ha detto...

Ben detto caro sauro, ma allora sorge la domanda:se questa tecnica pensiero forma il popolo bue, perche allora addebbitano al popolo bue le loro sconfitte?

 
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