Lo PseudoSauro

"Col negare il mondo economico come quello che determina la vita, cioè come un destino, se ne vuol contestare il rango, non l’esistenza" J. Evola

Lo strillo del sauro

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Il sauro apologizza (ormai si dice cosi') per l'inconveniente.
Chi volesse contattarlo usi il mail link sulla destra (ovviamente) e si armi di certosina pazienza. :-)

18 aprile 2011

Tunisia - Italia: centosettanta euri

Dopo aver letto queste brevi notizie, da me raccolte quasi gratis, e in meno di cinque minuti, cominciate a domandarvi a che serva la strapagata "informazione" ufficiale. Domandatevelo e, magari, agite di conseguenza.

Una delle tante agenzie di viaggi - eh gia', esistono anche li' - tunisine. Si puo' telefonare - pare che in Tunisia esistano financo i telefoni - dall' Italia a tariffe "popolari". Risponde in un francese perfetto una bella voce di donna: parla perfettamente anche italiano.

"Dovrei prenotare un viaggio per l'Italia per un cittadino tunisino, ci sono difficolta' politiche?"

T: "Nessuna difficolta', basta che la persona abbia i documenti in regola".

"E' difficile reperire i documenti in Tunisia?"

T: "No, e' quasi come in Italia". "Preferisce l'aereo o la nave?"

Trasecolo. "Mi dia i prezzi piu' bassi che ha per un volo".

T: "Trecento € e' la tariffa piu' economica per volare con la nostra compagnia di bandiera, ma le consiglierei una bc a quattrocentoottantanove €: e' piu' comoda e conveniente."

Beh, conveniente... Hanno anche una compagnia di bandiera... loro. - Mento - "Devo ancora parlare con la persona. Eventualmente le daro' il nome della sua agenzia e provvedera' egli stesso. Grazie e arrivederci."

Rinuncio a chiedere la tariffa per il traghetto - stupite, esistono anche i traghetti - mi basta il sapere che con 300 € si puo' venire in Italia, ma la Provvidenza si materializzera' solo pochi giorni dopo.

Mi trovo alla stazione ferroviaria quando mi avvicina un giovane con un trolley (insomma, una valigia). E di che nazionalita' puo' essere, di questi tempi, un viaggiatore in italia? Tunisina? Risposta esatta. Mi chiede soldi per il biglietto di un treno per Livorno. Ha il Bancoposta (italiano) - pure il Bancoposta hanno in Tunisia... - che non funziona, dice. E' appena giunto con il traghetto e mi mostra dei fogli di carta che sono il "biglietto". Prezzo 165 € circa. Non vuole andare al suo consolato... preferisce non chiedere un anticipo alla Polfer... gatta ci cova, ma tra tutti quelli che ci vengono paracadutati dal "nostro" Ministero della Difesa ogni giorno del Domineiddio, questo sembrerebbe proprio un tipo onesto. Dice che chi viene con i barconi sono i libici e i senza documenti. I libici? Merci M'sieur le Pre'sident... mai visto un libico su di un barcone prima di due mesi fa. E i senza documenti chi sono? Sono i galeotti liberati dai "rivoluzionari" in Tunisia, Libia, Egitto - e perdonate se non mi sovviene di tutte le spontanee rivoluzioni avvenute o ancora in corso - piu' qualche profugo vero, messo li' per fare colore; di quelli che non hanno mai visto il mare e che all'occorrenza vengono buttati fuori bordo come si fa con la zavorra; e che come la zavorra vanno a fondo senza nemmeno tentare di galleggiare.

Chiunque non sia un giornalista - i giornalisti non hanno tempo da perdere con queste bazzecole - puo' verificare se cio' che ho riferito e' vero o falso. Non ci vorra' piu' tempo di quello che ci ho speso io.

Ed ora, qualche riflessione.

Una volta appurato che un cittadino tunisino puo' liberamente venire in Italia spendendo dai 170 ai 300 € di tariffa minima; perche' mai a Lampedusa arrivano barconi stracarichi di "tunisini" che hanno pagato dai 1.500 ai 3.000 € per un viaggio che avrebbe potuto costare loro la vita? E che "poveri" sono questi, che spendono dalle cinque alle dieci volte il prezzo di un biglietto ordinario, quando con tale cifra un'intera famiglia tunisina puo' vivere per circa tre mesi senza farsi mancare niente?

E come ci si puo' venire a raccontare che e' la famiglia che da la bella cifra di 1.500 € al figlio? Non fa parte della mentalita' locale. E poi, dove trova i soldi? Solo una "famiglia" come Cosa Nostra ha i mezzi per farlo. Chi e' in realta' questa gente senza identita'? L'ONU e le sue alte ramificazioni, la Caritas e le sue caritatevoli appendici, sono informate del fatto che i "tunisini" che scelgono questo mezzo sono - con ogni probabilita' - degli avanzi di galera che bruciano i documenti prima ancora di partire per non essere identificati ?

E il nostro governo lo sa? Berlusconi ne accenno' - al solito, senza essere creduto - qualche tempo fa, ma Napolitano viene tenuto all'oscuro, pover uomo... qui sono in gioco i "Diritti umani"... I francesi sembrano meglio informati, anche se e' lecito sospettare che facciano parte di quella congrega di "alleati" che si diverte a provocare rivoluzioni alle porte di casa nostra per poi fare aprire le galere e spedirci "risorse" di questo tipo come siluri umani. Siluri che non attendiamo nemmeno che ci arrivino sulle coste. Li mandiamo a prendere a meta' strada dalla nostra Marina Militare. E pazienza se esplodono solo una volta giunti alla destinazione finale.

Disinformazione? Complotto? Tradimento? Sono parole grosse, ma come definire cio' che leggiamo ogni santo giorno sui giornali? Che pensare di "alleati" che ci fanno letteralmente sputare sangue con le armi in pugno in deserti lontani per poi ricompensarci cosi' generosamente? Che fare di governi che hanno rinunciato a difendere la Nazione per meglio servire gli "alti commissariati" e i "Diritti Umani" di delinquenti che vengono appositamente liberati e poi spediti in Italia ad esercitare la loro nobile professione di tagliagole?

La questione e' talmente incredibile che, appunto, non vi si crede; ma e' proprio come scrisse l'indomita Ida Magli qualche tempo fa: "Ci vogliono morti". Non paghi di sostituire fisicamente gli italiani autoctoni con ogni sorta di umanita' pescata a caso sul globo, ci riempiono di delinquenti per fare prima. E guai ai "razzisti" che non li "accolgono": come per l'eutanasia per i vecchi e i malati, siamo di fronte ad un suicidio collettivo. Un suicidio obbligato per tutelare i "Diritti umani" degli altri.

22 febbraio 2011

Il Festival dell' Unita'

Visto che stiamo celebrando l'Unita' d'Italia, iniziamo con un quiz all'americana...

Vi piacerebbe se un bel giorno vi dicessero che la sedia su cui siete seduti e il letto in cui dormite sono "patrimonio dell'umanita'", anziche' vostro?

Vi piacerebbe se nottetempo entrassero nella vostra casa torme di individui e, oltre a non poterli cacciare, vi si obbligasse ad alloggiarli e mantenerli a vostre spese?

Diamo per scontato che non vi piacerebbe, ma come definireste una prassi simile?

Probabilmente "esproprio" sarebbe il termine che vi verrebbe in mente per primo. Ma non sarebbe come quando non pagate un debito: voi non avete fatto nulla per cui essere espropriati. Sarebbe un obbligo alla condivisione che vi puzzerebbe di comunismo lontano un miglio. "I care", "I share"... ricordate? O forse, di quest'aspetto ideologico non vi importerebbe piu' di tanto (molto male): voi registrereste, comunque, che cio' che prima era vostro, ora non lo e' piu'. E tanto vi basterebbe per togliere il lucchetto alla vostra rastrelliera e prendere un fucile per fare cio' che lo Stato non vuole fare: difendervi.

In una tale fattispecie, che vi fregherebbe dell' "unita'" d'Italia? Sicuramente sareste piu' preoccupati per la sua indipendenza; cioe' per quella prerogativa che dovrebbe garantirvi che nessuno straniero possa accampare diritti su cio' che e' vostro in quanto italiani. Sarebbe poi compito dello Stato il fare si' che la vostra proprieta' fosse tutelata in ambito nazionale. Infatti, questi sono solo alcuni tra i compiti di uno Stato, democratico o meno che esso sia: difendere dall'esterno e organizzare nell'interno. Unica eccezione sarebbe appunto uno Stato - o un Superstato, o un "One World" - informato all'ideologia marxista, il cui obbiettivo ultimo sarebbe di carattere internazionale.

Purtroppo non si tratta di un test paradossale: e' esattamente in questa situazione che ci si accinge a celebrare un anniversario altrimenti importante come l'Unita' d'Italia. Il sospetto che il cosiddetto "Nuovo ordine Mondiale" sia qualcosa di molto simile al Marxismo realizzato, non e' piu' tale da tempo: ormai e' un certezza per chiunque non voglia nascondere la testa sotto alla sabbia. Nonostante questo, ci viene imposto di celebrare i fasti di un mondo che ormai non c'e' piu'.

Perche'?

Per fingere che nulla sia cambiato e, soprattutto, per evitare che una qualche forma autentica di nazionalismo possa intralciare il processo di mondializzazione in atto: si spinge il vagone di una possibile rivolta nazionale su di un binario morto; non diversamente da come avviene tramite le "rivoluzioni" che scoppiano nel Mediterraneo e in mezzo mondo: prevenire e' meglio che curare.

Un'Unita' priva di Indipendenza

Il centocinquantesimo dell'Unita' nazionale non e' mai stato cosi' celebrato da tutto il dopoguerra. Il porre enfaticamente l'accento sulla data sbagliata dell'unificazione geo-politica, da adito al sospetto che si voglia rimuovere la ben piu' importante causa del processo risorgimentale stesso: quella che infiammo' gli animi e armo' le coscienze dei patrioti, ovvero: l'indipendenza dallo straniero. Quella stessa indipendenza dallo straniero cui anche la Lega Nord si richiama evocando il ben piu' antico mito di Pontida. Un'indipendenza che non si poteva ottenere altrimenti se non combattendo sul campo. Ne' ancora vi e' altra strada possibile, se la si vuole riconquistare una volta perduta. E' bene ricordare che nessuno concede gratis la liberta', e che questa e' un bene di tutti, e tanto prezioso che non va dilapidato come hanno fatto gli odierni "celebranti" di ogni colore.

Perche' la data sbagliata

In realta', il 17 marzo del 1861, non avvenne altro se non la proclamazione del Regno d'Italia da parte di Vittorio Emanuele II di Savoia. Cosa che il Re fece superando in anticlericalismo lo stile napoleonico: senza nemmeno un vescovo o una cattedrale. E, cosuccia da niente, senza Roma. Ma, senza Roma, che "Italia dei Cesari" si puo' fare? Si tratta dunque di un anniversario eminentemente monarchico: un anniversario monco. Un evento nel quale il "popolo" ha avuto una parte limitatissima, anzi, si puo' dire per certo che vi si sia piu' opposto di quanto non vi abbia partecipato. La vera unita' nazionale fu raggiunta, invece, nel 1918 con la vittoria dell'altrimenti conosciuta Quarta guerra d'indipendenza contro l'Austria-Ungheria - e qui il popolo partcipo', ahime', molto numeroso - il che avvenne dopo altre tre guerre d'indipendenza, come si studiava quando esistevano ancora le Scuole Elementari. Notare il costante ricorrere del termine "indipendenza", cosi' sportivamente snobbato oggigiorno. L'ormai antica rimozione della festivita' della Vittoria - nessuno ha mai sentito parlare del "Vittoriano", strano centauro che fonde il nome di un re al suo significato? - nel primo conflitto mondiale, la dice lunga sul destino manifesto della nazione italiana nel Nuovo Ordine Mondiale. La scelta di una data piuttosto che dell'altra ha una sola giustificazione: rimuovere la memoria della Grande guerra e cosi' isolare dal suo contesto storico il regime che su di essa costrui' i suoi miti fondatori: il Fascismo. Il guaio e' che il Fascismo si formo' realizzando punto per punto il dettato risorgimentale. Non vi aggiunse nulla, nemmeno la "vittoria che e' schiava di Roma": come fa notare al meno informato leghista Bossi, l'informatissimo comunista Benigni. - E' infatti solo cosi' che il comunista puo' sentirsi finalmente "patriottico": quando la Patria non serve piu' a niente. - Il Risorgimento senza il Fascismo e' infatti un fenomeno storico per lo piu' incomprensibile; e i comunisti di un tempo si rifiutavano di celebrarlo proprio per questo motivo.

L'Italia non esiste piu'

Nei fatti, l'Indipendenza e' un lontanissimo ricordo, almeno, dal Quarantatre' del secolo scorso. Ora c'e' l'Unione europea: la vera capitale e' stata spostata in Belgio, la moneta dobbiamo chiederla alla Germania, l'esercito e' stato ridotto all'osso e riformato secondo il metodo USA - e lo impieghiamo ovunque tranne che in patria, eccettuato che per la rimozione dei rifiuti o qualche passeggiata urbana, i dazi sulle merci straniere sono stati in gran parte rimossi, il debito dello Stato nei confronti del sistema finanziario internazionale - in percentuale otto volte quello del 1938, ma in cifre oltre un centinaio di volte - e' tanto ingente che e' tecnicamente impossibile a rimborsarsi, eserciti senz'armi provenienti da tutto il mondo percorrono la penisola reclamando il loro "diritto" a risiedervi; mentre quegli italiani che sono i veri eredi biologici dei patrioti, ma anche dei loro oppositori, si vedono insultare ogni giorno da una classe politica proterva - la stessa che si proclama oggi "patriottica" - che li vuole, secondo il caso, "razzisti", "fannulloni", "vecchi", "bamboccioni", "incapaci a procreare" - o "stupratori" a seconda della ncessita', "evasori fiscali", "mafiosi", e via insultando, come nemmeno nell'Ancien regime la nobilta' avrebbe osato. Ah, la "democrazia"!Ma cos'e' dunque questa "democrazia"? I Padri del Risorgimento ne erano cosi' entusiasti? In realta' la forma di governo era l'ultimo dei loro problemi. C'erano monarchici e repubblicani che volevano un'Italia unita e indipendente; non l'una cosa senza l'altra: entrambe. Particolarmente l'indipendenza in quanto unica garanzia di liberta'. Oggi siamo ancora indipendenti? Ormai, il processo di unificazione europeo, e mondiale, sta assorbendo come una spugna la sovranita' di quasi tutti gli Stati coinvolti. Ove i rispettivi governi non sono ritenuti compatibili con le logiche di un potere etereo ed inafferrabile, vengono rimossi con i metodi piu' fantasiosi, cosa che anche in Italia stiamo sperimentando da tempo. E, nonostante cio', celebriamo l' "unita'"... Ma quale "unita'"? Quella dei "nuovi italiani", in un'Italia "federalisticamente" divisa in tre o quattro tronconi, dipendente da uno Stato senza governo il quale, a sua volta, dipende da un governo senza Stato?

Il patriottismo comunista ( di sinistra)

Inoltre, sarebbe istruttivo andare a ritroso fino al 1961 per farsi un'idea di come celebravano il Centenario, quelli che oggi pontificano dai colli, o tengono applauditissime lectio magistralis su Goffredo Mameli presso l'alma universita' di S. Remo. Ecco i veri campioni dell' "italianita'" post mortem dell'Italia: un Presidente della Repubblica comunista che somiglia vagamente al Re di maggio, e un comico comunista che c'illustra la semplicissima alchimia dell'essere essere italiani senza essere nazionalisti. Qual'e' il piu' comico fra i due? Ma poi ci sono il presentatore comunista e il vincitore del festival... comunista pure lui. Tutti "patrioti", naturalmente... E per fortuna che c'e' la "destra" al governo, altrimenti ce ne sarebbero pure di piu'. Ma di fronte al patriottismo ostentato da questi "uomini di Stato" e guitti da quattro soldi, tutti i "nazionalisti" si commuovono fino alle lacrime. Applaudono, come quando in Germania il cancelliere Cuno decretava lo sciopero generale di tutta la Ruhr contro l'esoso occupante francese; beau geste apprezzatissimo dai "nazionalisti", col quale metteva nelle mani del potere di mobilitazione marxista l'intera Repubblica di Weimar. Un genio degli anni Venti, quindi... come tanti, che dopo quasi cent'anni, non si accorgono nemmeno di fare la stessa cosa.

Non c'e' che dire: K. Marx aveva pienamente ragione; il Comunismo del terzo millennio e' comico almeno quanto quello del secondo fu tragico, ma non si sa piu' ridere quando si dovrebbe.

Ora parliamo di un cruciale prefisso. Le "Unioni", le "Unita'", come tutte le istituzioni la cui sigla comprende il suffisso "Un", ormai, piacciono molto a sinistra. Ma, a dispetto del suo nome, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci "L'unita'", intendeva altro che non il patriottismo nazionale. Era l'unita' del proletariato mondiale quella auspicata; il che non era propriamente la stessa cosa. Il Tricolore fu accettato obtorto collo nelle manifestazioni pubbliche comuniste, ma solo per pura strategia e su espressa indicazione - ordine - dello stesso Stalin; era prescritto che la bandiera nazionale dovesse essere presente in una proporzione fissa tra i vessilli dell'Internazionale. Ma cio', non avvenne che con molto ritardo a causa del rifiuto dei militanti, cui venne poi imposta la disciplina di partito. Si puo' immaginare che prima di tale evento, al Tricolore, venisse riservato un trattamento anche peggiore di quello leghista.

Inoltre, non troverei secondario il rimarcare che se questa folgorazione degli ex comunisti sulla via patriottica fosse avvenuta 90 anni fa, ci saremmo sicuramente potuti risparmiare il Fascismo, forse la IIa Guerra Mondiale e senz'ombra di dubbio una Guerra civile nella quale questi "patrioti" si dedicarono col solito zelo, allo scannamento di migliaia tra i loro connazionali di ogni fede politica. E questo per rimanere alla storia piu' recente - ma senza rivangare i cosiddetti "anni di piombo" che pure furono animati dalla stessa logica. Vogliamo ora guardare agli anni appena successivi la Grande guerra? Chi ricorda, infatti, come i malcapitati reduci fossero sovente percossi e uccisi dai rossi progenitori di questi lazzaroni, e in nome del pacifismo, per giunta? Fu allora che nacquero spontaneamente le tanto vituperate "squadracce": con il preciso intento di proteggere le vite dei reduci e dei loro familiari. Gente che non temeva il rischio della vita e che il genio di Benito Mussolini - ex combattente egli stesso, quindi divenuto socialista revisionista - seppe capitalizzare per la costituzione del suo movimento rivoluzionario. Si capisce dunque il perche', l'Italia antifascista, abbia preferito glissare su sessant'anni della propria storia.

Si legga dunque cosa scriveva l' "Unita'" circa il Centenario nel 1961, e lo si confronti con cio' che vi si legge oggi. E tutto cio' senza che vi sia stata alcuna "autocritica" nello stile politico di queste avanguardie ormai senza vessillo, ancorche' piu' vicine alla vittoria finale di quanto non immaginino gl'illusi, che pensano che il loro sogno si sia infranto contro il Muro nel 1989. Un sogno che invece piace - ma per mera convenienza - agli autentici manovratori della finanza globale; che si fregiano di attestati filantropici mentre mettono alla frusta della miseria il mondo intero, peggio di quanto gia' fecero i loro predecessori nel primo quarto del Novecento. Chi vedesse una qualche forma di continuita', nel comportamento delle due forze internazionali dal Novecento ad oggi, avrbbe dunque trovate tutte le conferme che cercava.

Conclusioni

E' sempre il solito Materialismo dialettico che impone l'uso del patriottismo di facciata odierno. Si tratta di pura convenienza politica in una logica post-nazionale; assolutamente bipartizan a causa dell'assenza di un'autentica forza politica nazionale, la cui sola esistenza e' vietata per legge dopo la fine dell'ultimo conflitto mondiale. E la mondializzazione in atto ne spiega il motivo piu' di mille parole. E' un patriottismo privo di ogni sostanza: men che meno dell'ormai vituperata "razza italica", cui i patrioti risorgimentali - non solo i fascisti - si richiamavano costantemente; senza Sovranita', quindi, senza liberta'. Nella Neolingua la schiavitu' e' liberta', almeno come la disunione e' unita'.

18 dicembre 2010

C'aggi'a ffa' pe' campa'

Ovvero: il Partito Democratico riscopre il Risorgimento per non perdere la Padania.

News dal varesotto. Un'amica mi riferisce di essere stata invitata ad un brindisi per festeggiare il centocinquantesimo dell'Unita' d'Italia. Che c'e' di strano? Che la patriottica libagione e' stata offerta dal PD - a due passi dalla casa del Senatur... Che la coppiera e' una storica attivista bolscevica locale... Ebbene si': ora che "gli italiani sono fatti" - come auspicava M. D'azeglio - ora che la demografia negativa da poche speranze, ora che dazi, moneta, coscrizione obbligatoria - dunque la Sovranita' - sono un ricordo del passato, ora che l'italiano e' stato sostituito da un inglese macheronico e dalle mille lingue dei "nuovi italiani", ora che la Cina - un tempo "vicina" - l'abbiamo finalmente in casa, ora che per vedere i negri non c'e' piu' alcuna necessita' di andare in Africa... ora, dicevo, anche i comunisti scoprono il Risorgimento. Meglio tardi che mai... non foss'altro per il trascurabile motivo che: se l'avessero scoperto cent'anni fa ci saremmo risparmiati quisquilie come guerre civili permanenti, veri fascismi, antifascismi e fasulle democrazie, liberatori di ogni genere e guardiani della rivoluzione in prenne vigilanza. Insomma, invece di scannarci tra noi ci saremmo limitati a tenere fuori da casa nostra lo "stranier". Il fatto e' che per questi neofiti del Risorgimento, la Patria e' sempre stata un'invenzione dello Stato borghese. Cittadini del mondo e proletari che sognavano la Mosca dei Soviet, almeno quanto odiano oggi la Mosca di Putin. E cosi' ci invitano a festggiare il Risorgimento, come nulla fosse stato, questi lazzaroni...

Fossi stato al posto di quell'amica, sarei andato al brindisi, mi sarei messo a cantare canzoni tipo "Fischia il sasso" (la canzone del Balilla di Portoria), tra un bicchiere e l'altro avrei gridato "viva VERDI" ed ineggiato alla risorgimentale "razza italica", avrei citato Manzoni, Carducci, pure D'Annunzio, e avrei terminato con un "non passa lo stranier". Tutti insieme avremmo poi certamente programmato una visita al Sacrario dei Caduti e magari una capatina a Predappio con il fez in testa. Impossibile? Non sottovalutate mai il Materialismo Dialettico :-)

23 novembre 2010

Grazie

Siccome gl'italiani non hanno voglia di lavorare, mezzo mondo si mobilita per solidarieta' e viene qui: per restare. Considerato che gl'italiani sono vecchi - e parecchio rincoglioniti - i governi nazionali - si fa per dire - hanno previdentemente pensato alla loro sostituzione, concedendo la cittadinanza pressoche' a chiunque ne faccia richiesta: l'economia nazionale viene prima della nazione... Poiche' la razza italica non esiste, tanto vale rimpolpare la scarna plebaglia con popolazioni allogene: africane, latino-americane, asiatiche, etc: tanto non c'e' purezza da difendere nel marasma italiano.

Ringraziate, o bestie xenofobe, chi viene in vostro soccorso! Per il momento, le staffilate che il kapo di turno distribuisce ai miserabili sottostanti, sono solo metaforiche, ma non conviene farsi troppe illusioni: quello del boia e' un'altro lavoro che gl'italiani non vogliono proprio fare: e c'e' gia' la fila per la prossima sanatoria...

Le poche righe sopra, sono il condensato di cio' che ci sentiamo dire ormai da anni da quasi tutta la nostra classe dirigente: dalla Presidenza della Repubblica fino all'ultimo scrivano dell'ultimo giornale di provincia. Decisamente, l'oligarchia al potere si comporta come se venisse da un'altra parte. E per fortuna che siamo in democrazia, che se fossimo stati in dittatura chissa' che sarebbe successo... ci avrebbero sterminato per fare prima?

A questo proposito, il dubbio di non vivere proprio nella sedicente democrazia liberale, comincia a serpeggiare tra la stanca plebe. Da quando orde di Unni - calati da dove sono sempre calati gli Unni - si sono dedicate al saccheggio sistematico - e all'assassinio creativo - di noi poveri disgraziati, si e' cominciato a rivalutare l'antico Romanum Imperium, ai cui gloriosi tempi non ti denunciavano all'autorita' pubblica se chiamavi barbari i barbari. Oggi, non basta farsi dimezzare lo stipendio, rassegnarsi a vivere come sull' "Enterprise" - quella di Star Trek" - trasformare il gia' defatigante pendolarismo in una specie di roulette russa... bisogna pure ringraziare.

In questo panorama, degno di un inferno dantesco, trovano posto innumerevoli fatti di cronaca nera che vedono, invariabilmente, tra i derubati, i violentati, nonche' morti ammazzati, gli italiani - quelli vecchi, naturalmente. Con le carceri piene di detenuti stranieri - e le strade piene di quelli che non sono stati incarcerati a causa della loro utilita' sociale - il caso vuole che un italiano taccheggiato si stufi e uccida la propria persecutrice straniera per eccesso di legittima difesa.
Caso piu' unico che raro, per altro... Visti i presupposti, si puo' immaginare come andra' a finire: al tale non viene concessa nemmeno la legittima difesa; gli arresti domiciliari gli vengono revocati; viene destinato ad un carcere nel quale i connazionali della vittima si preparano a festeggiarlo; le autorita' si affrettano ad intitolare strade e scuole alla vittima; i suoi stessi concittadini promuovono comitati che ne chiedono la condanna all'ergastolo; dimenticavo la "libera stampa" che, a fronte di un filmato dal significato inequivocabile ed una testimonianza oculare altrettanto chiara (vedi qui), battono la grancassa dell'aggressione immotivata del balordo (italiano) di periferia.

La consapevolezza del rischio che ognuno di noi corre, si sta facendo strada: i nostri governanti ci vogliono morti e alcuni tra noi ci impediscono con la violenza di difenderci. E' legittimo domandarsi quanto possa ancora durare una situazione simile.

03 ottobre 2010

Fascismo e biodiversita'

Piacciano, o meno, fasci littori e mali assoluti assortiti, la presenza di un fascista confesso in Senato, e' l'unico dato che farebbe ben sperare circa le sorti del cosiddetto pluralismo democratico. Che, poi, la scoperta dell'intruso abbia sollevata la solita canea bipartizan, questo serve, invece, a toglierci ogni illusione e riportarci alla democratica realta': quella secondo cui, dal '43 a tutt'oggi, il fascista dev'essere morto o in galera. W la liberta', si diceva quando c'era Lui... Nella marxista societa' civile, si puo' solo essere marxisti: consapevoli, o meno, di esserlo, ma e' cosi'; e quasi tutto e' piu' o meno compatibile con il marxismo: dal liberalismo - Marx stesso nasce liberale - alle dottrine sociali cattoliche, ma il fascismo no: quello non va bene. Morta l'URSS, emendata dal dizionario istituzionale la parolina magica Comunismo, si puo' essere comunisti a cuor leggero, magari illudendosi di essere liberali. La prova? Una tra le tante possibili: dato un governo di centro-destra, che ci fa un Ministero per le pari opportunita'? Il fatto e' che i destri - rintronati da una propaganda sessantennale - nemmeno se ne accorgono che questo e' il piu' puro distillato della dottrina egualitaria marxista. Quei pochi che invece ne dubitano, si consolano col mal comune mezzo gaudio, osservando che un simile organismo esiste pressoche' ovunque, ed anche negli USA; ne' perdono tempo ad indagare semmai gli stessi USA non siano diventati a loro volta marxisti senza che gli americani se ne siano minimamente accorti. E vorra' dire ben qualcosa, se la classe dirigente americana - soprattutto i cosiddetti Neocon che ci vengono presentati come di destra - e' composta al 99,99% di sedicenti ex marxisti. E' dura da digerire, per chi ha vissuto decenni informandosi alla mentalita' della Guerra fredda, ma sembra proprio che la Rivoluzione mondiale auspicata da Karl Marx, si diffonda da Washington assai meglio di quanto non abbia fatto da Mosca. Via i simboli compromessi con il passato, si va direttamente al sodo. Non e' forse la Cina comunista il secondo partner economico USA? Non sono stati proprio gli USA a spingere gli europei ad investire in Cina, un po' come fecero con l'URSS ai tempi di Gorbaciov? Del resto, i comunisti veri lo sentono a pelle: chi avrebbe mai immaginato, anche solo trent'anni fa, che costoro si sarebbero entusiasmati in massa per un presidente statunitense? Pochissimi onesti, tra i massimi studiosi odierni del marxismo, sono concordi su di un punto: non fu il Soviet, ma la globalizzazione economica - cio ch'egli chiamava Capitalismo mondiale - il sogno di Karl Marx.

Ecco perche' la scoperta della presenza di un fascista settantasettenne nel Senato della Repubblica e' gia' di per se' stessa una notizia; se poi questi parli di traditori, ebrei, o acque minerali, si puo' immaginare che nessuno fara' mai mostra di condividere cio' che dice. Pena l'ostracismo democratico. Infatti, dopo il controverso discorso dell'anziano senatore nel tempio laico del Libero pensiero, alcuni tra i piu' liberi dei suoi frequentatori, hanno fatto sfoggio della tipica tolleranza liberale chiedendo: chi l'espulsione del reo dal PDL, chi dal Senato, e chi dalla Vita. Vicenda altrimenti comica, questa, in quanto, almeno un paio dei piu' esagitati fautori dell'eutanasia dell'anziano imprudente, non avevano ancora riposti i cartelli con cui manifestavano per salvare la vita di un'omicida straniera condannata all'impiccagione. Da destra a sinistra, si sono levati alti lai contro l'impudente nominatore di copricapi ebraici: i piu' alti, da quelli che non hanno ancora avuto l'onore di indossare la graziosa papalina nella versione riservata ai Gojim piu' meritevoli - o meno disprezzabili - il che e', poi, la medesima cosa.

Puo' darsi che l'Arco costituzionale - oscuro oggetto para-istituzionale sul quale era meglio non porsi troppe domande - sia stato mantenuto operante per un sola persona, come lo fu il carcere di Spandau per Rudolf Hess in oltre cinquant'anni, fino alla sua scarcerazione che - vedi il caso - coincise con la morte fisica del vecchio ex gerarca nazista. Non si puo' che pensare che e' un sistema politico fragile, quello occidentale uscito dalla dura lezione di Norimberga: basta una sola pecora nera per metterlo in crisi. Ma com'e' mai possibile che di un partito - il MSI di G. Almirante - che giunse a ragguardevoli risultati elettorali, non rimanga che una persona - in Senato - a difendere un'eredita' storica che pesa ancora anacronisticmente - dopo oltre sessant'anni - come una maledizione? In virtu' di quale magia, chi si diceva fascista quarant'anni fa, si comporta oggi come un militante del Partito Radicale? La risposta e' diuretica e rinfrescante: Fiuggi. E Antonio Ciarrapico - uno che di Fiuggi se ne intende come, forse, nessun altro - sembra proprio non aver passate le acque come fece AN tutta. Si proclama fascista e, come tale, vede in Silvio Berlusconi l'uomo della Provvidenza; ligio alla massima: "tutto puo' essere perdonato, meno che il tradimento", accusa Gianfranco Fini di aver tradito l'Idea, il suo elettorato e l'uomo che lo ha traghettato, dal Limbo, al di qua dell'Acheronte istituzionale. Accusa Fini di essere al servizio di poteri stranieri. Il che, poi, e' cio' che pensano quasi tutti: a destra come a sinistra, ma se lo dice un fascista, la cosa cambia d'aspetto. Fautore dell'interesse nazionale avanti tutto, Ciarrapico si spinge ad insinuare che lo Stato piu' interessato - oltre agli USA - ad una eventuale leadership di Fini, e' Israele. Altro segreto di Pulcinella. Percio': antisemita. Anzi, fascista e antisemita: fine dell'ora d'aria. Tutti sotto: avete respirato abbastanza.

27 agosto 2010

Macheccefrega....

Da TgCom apprendiamo che "Hitler era ebreo e nordafricano". Chi avesse mai perduto il sonno - per 60 anni - a causa dell'atroce dubbio, puo' finalmente dormire sonni tranquilli. In realta' si tratta di una vera novita', anche se non nel senso che intenderebbero gli interessati estensori del curioso esperimento che, tra l'altro, sara' sicuramente costato fior di quattrini; e, l'esperienza insegna, difficilmente vengono investiti denari in cause apparentemente cosi' poco produttive. Quale sara', dunque, il ritorno pratico di questa operazione ideologica ben occultata da una veste scientifica? Probabilmente il disattivare un serio rischio per l'instaurando Nuovo Ordine Mondiale, ovvero, la rilettura della storia del Novecento in una chiave appena un po' meno manichea di quella imposta dai vincitori della IIa Guerra mondiale; e, come siamo ormai avvezzi a sentire da decenni: "combattere il sempre risorgente antisemitismo". Morale: Hitler era ebreo pure lui, quindi mettiti il cuore in pace e lascia perdere il "giustificazionismo".

Argomenti come: Nazionalsocialismo, Fascismo ed altri Mali assoluti assortiti, vengono raramente affrontati da "storici" e "scienziati" se non con il preciso scopo di mostrare la crudelta' di quei regimi rapportata alla bonta' della Democrazia vigente; una crudelta' certificata da loro stessi e che e'poco igienico contestare scientificamente nel cosiddetto "Mondo libero". Ci si deve dunque fidare della "scienza", anche quando non ci vengono mostrati i documenti... del resto, chi potrebbe essere tanto maligno da sospettare che, sconfitti i fascismi, ci sia ancora chi abusa della propaganda? Noi non viviamo in un sistema politico totalitario, almeno, cosi' ci viene insegnato; ecco perche' ci dobbiamo fidare: perche', se cosi' non fosse, non avremmo alcuna alternativa politica che non sia assimilabile a qualche "Male assoluto", e come tale, vietato per legge in tutto il sunnominato "Mondo libero". Nel Nuovo Ordine Mondiale siamo infatti tutti liberi... liberi di essere antirazzisti, antifascisti, egualitaristi, etc. In caso contrario la nostra liberta' ci viene ritirata per indegnita' morale. E, di grazia, se in un mondo democratico si puo' solo essere democratici, perche' prendersela tanto con mondi, come quello sovietico, nel quale tutti erano liberi... di essere comunisti?

La pretesa ebraicita' - e "nordafricanita'" - di Adolf Hitler, serve dunque a questo, puntellare un edificio pericolante: l'Antifascismo mondiale, le cui contraddizioni emergono ormai spontaneamente fino a minare la legittimita' morale di quelle forze che - dicono - ci stanno traghettando verso il paradiso in terra. Ora che questo "paradiso" e' ormai alla vista - e non pare differire poi molto da quello sovietico - sempre piu' persone si stanno convincendo di essere state ingannate. Di qui la decostruzione dei miti antifascisti, fino alla rivalutazione dei dittatori visti come consapevoli difensori di un'Europa assediata da Est e da Ovest; il che, almeno col senno di poi, e'un fatto difficilmente contestabile. Ecco allora qualche ragione per cui sparlare di Hitler, a 65 anni dalla sua morte, puo' ancora pagare. Ma e' il rovescio della medaglia ad essere la vera notizia; infatti gli argomenti usati dagli "scienziati", ben lungi dal chiudere una falla, aprono autentiche voragini nell'edificio ideologico la cui integrita' vorrebbero invece preservare.

1) Se esiste un test genetico in grado di rilevare l' "ebraicita'" di Tizio e Caio significa che le "razze" esistono e che le differenze tra loro sono scientificamente misurabili anche con i mezzi della biologia molecolare. Esisterebbe quindi la "razza ebraica"... e perche' non quella "ariana"? Per la biologia classica - basata sull'osservazione sensoriale - l'evidenza era tale che non sussisteva nemmeno dibattito scientifico; tutta la dialettica si avvitava intorno a questioni fisiologiche piu' o meno concretamente commensurabili. E' stato proprio con l'avvento della genetica molecolare che la specie umana e' divenuta ideologicamente razza, in ragione dell'osservazione che gran parte del patrimonio biologico umano sarebbe identico per tutti gli individui. Come nascondere il proverbiale ago nel pagliaio pretendendo di fare scomparire anche il pagliaio; infatti, mentre tutti sono dotati di almeno 5 sensi, solo pochi possiedono un microscopio atomico; e certamente, ancora meno ne sanno trarre qualche risultato profittevole. Una volta demonizzata la percezione sensoriale, ne consegue che gli unici autorizzati ad esprimersi sulle "differenze" siano gli scienziati; non tutti, naturalmente, solo quelli che seguono la linea. Loro ci devono spiegare chi e' bianco e chi nero; chi e' maschio e chi femmina, affinche' la nostra fallace percezione sensoriale non ci porti fuori strada.

E' difficile distinguere la linea di confine tra scienza e ideologia, in quest materia; e cio', perche' uno dei cardini del Nuovo Ordine Mondiale costituito, e' proprio l'eguaglianza biologica dell'uomo. Quell'eguaglianza incarnatasi in tre secoli di rivoluzioni liberali e sovietiche, che nemmeno il Razionalismo illuminista riusci' mai, seriamente a minare. Tutto starebbe a definire se una differenza cosi' infinitesimale nel DNA dei diversi gruppi umani corrisponda, o meno, ad una differenza altrettanto infinitesimale nell'individuo. Ove questa differenza genetica si esprimesse attraverso grandezze maggiori nella fisiologia, la biologia molecolare non farebbe altro che confermare la biologia mendeliana. Tra gli scienziati seri - non tra gli ideologi - tutti hanno sempre saputo che questo e' un fatto; un fatto che e' meglio confinare agli studi specialistici onde non perdere la "liberta'" di ricerca... Un punto a favore dei fascismi che pretendevano di fondare la loro politica razziale su evidenze scientifiche che sono state derise per tutto il dopoguerra. Derise ufficialmente, ma studiate ufficiosamente. Considerazione non da poco, questa, in quanto l'attuale politica mondialista si basa ancora sulla negazione del problema razziale: dicasi "negazione", non "rimozione"; infatti, non e' infrequente che cittadini europei vengano tutt'ora arrestati perche' inclini a manifestare idee "razziste". Che nel ML qualcuno possa essere incarcerato per le sue idee, non e' certo una buona pubblicita'... ancor piu' se, dati alla mano, si rileva come tutta la dissidenza sovietica nel dopoguerra rappresenterebbe solo una frazione percentuale dei "razzisti" arrestati in occidente: soprattutto nella Germania occidentale; si noti: "razzisti" che non hanno commessa altra violenza se non la manifestazione di una loro precisa convinzione. Che ne dicono i fautori dei massonici "Diritti dell'Uomo"?

2) Un volta provata la malafede di Hitler - di cui certissimamente verranno trovate, prima o poi, prove "inconfutabili" - che, consapevole della sua appartenenza razziale, lo avrebbe deliberatamente nascosto al suo popolo, la responsabilita' morale e materiale dei tedeschi nello sterminio degli ebrei europei, andrebbe riconsiderata; e con essa anche - e soprattutto - la sacralita' delle vittime. Infatti, se da un punto di vista umano e' perfettamente irrilevante quale sia la razza di chi ordina una strage, non lo e' da un punto di vista sacro; ed e' fuori dubbio che lo sterminio ebraico non sia oggi inteso solo come una delle tante tragedie di cui la storia umana e' stata prodiga. Il fatto stesso che un ebreo avesse deciso lo sterminio di altri ebrei, confinerebbe l'atrocita' al solo ebraismo, al servizio del quale i tedeschi si prestarono come semplice manovalanza. Cio' equivarrebbe a dire che l'ebraismo europeo e' stato vittima di se' stesso.

Indubbiamente, un Hitler "tedesco" sarebbe piu' rassicurante per tutti.

11 giugno 2010

Ricevo dal South Africa : "SALVIAMO I BOERI"

E' iniziato il mondiale in Sudafrica,i violini suonano per Mandela,ma le cose non stanno come le raccontano i tg,il Sudafrica non è ''la nazione arcobaleno'' l'armonia multiculturale che ci mettono ad esempio...

Genocidio di europei in Sudafrica.
E in Sudafrica, come giàaccadde in Zimbawe e in Namibia, orde di negri assaltano, stuprano ed assassinano i contadini bianchi... con l'unico risultato di rimanere senza cibo, perchè non c'è più nessuno che sa coltivarlo.

IN SUDAFRICA E' CACCIA AL BIANCO
Bande di neri all'opera per far scappare i Boeri dalle loro fattorie. Chi non se ne va viene massacrato, mutilato e stuprato.

A dieci anni dalla fine dell'apartheid la persecuzione razziale in Sud Africa esiste ancora, ma si è capovolta: la praticano i neri nei confronti dei contadini bianchi o "Boeri", i quali, con la connivenza del partito marxista al potere, sono oggetto di una pulizia etnica silente quanto scientifica e brutale. I morti ammazzati, bruciati vivi, segati a metà, violentati e contagiati di AIDS - bimbi e anziani inclusi - superano quelli israeliani(sic!) nella seconda Intifada e la lista s'allunga ogni giorno. In rapporto alla consistenza del gruppo, lo stesso che dava da mangiare a mezza Africa, si tratta del record mondiale di omicidi. Il premio per ogni esecuzione è 250 dollari, e intanto l'Anc proibisce alle vittime il porto d'armi, come accadde giàin Zimbabwe e Namibia. Insomma ci risiamo: se i cadaveri sono di pelle nera per bloccare il genocidio si muovono Onu, Usa e Ue (vedi il Darfur), mentre se la pelle è bianca e gli occhi chiari nessuno si scompone.

Rudi Botes, 47 anni, rinvenuto con gli occhi cavati nella fattoria Genbade presso Bultonfontein. Adriana Van der Riet, 86 anni, uccisa con 20 pugnalate in una fattoria nelle Rocklands. Martmarie de Bruin, 18 anni, stuprata in un lago di sangue nel suo letto a Honeydew. Roelof Gottschalck, 34 anni, impiccato a Rustenburg. Hanno antichi nomi europei questi martiri del nuovo Sud Africa. Sono gli ultimi caduti di luglio, in un lugubre bollettino aggioranto di mese in mese. Il totale coi 3 morti del 10 agosto ha raggiunto 1679 unità. 93 da inizio 2004, quest'anno sforeranno i 160, accelerando ancora. 9000 gli attacchi gravi dal '94, decine di migliaia quelli (si fa per dire) meno distruttivi.

A subirli, sempre e solo loro, gli 85.000 agricoltori bianchi Afrikaaner discendenti di Boeri olandesi (e ugonotti francesi), abbandonati a se stessi dal crollo del regime bianco. Per coglierne la portata basta il confronto col tasso mondiale di omicidi, 7 su 100.000 abitanti: nel Natal o nel Limpopo 313 su 100.000. A compierli, sempre e solo gli altri, i membri di 700 bande e milizie irregolari di giovani neri armati che spadroneggiano nelle campagne sotto l'occhio indulgente delle autorità. Le avanguardie del terrore, Azapo/Apla e Pac in testa, le autodefiniscono "Campagne di popolo", basate su comizi d'odio, radio razziste(nei confronti dei bianchi...) e sulla predicazione anti-uomo -bianco a opera dei guaritori tradizionali nelle scuole tribali. Il motto è mutuato dal terrorista Peter Mokaba, "un Boero, una pallottola", o "uccidi il Boero, uccidi l'agricoltore".

Si inizia con minaccie via posta, "se non ve ne andate bruciamo la casa". Poi classificano le fattorie da colpire con 3 colori: il verde di una Sprite indica target facile, un cartone di latte bianco all'uscio rischio medio, una lattina rossa di Coca vuol dire offlimits (troppo sorvegliata). Il metodo è scientifico, al pari del viedo che insegna a spiare un insediamento e farne fuori i proprietari, oppure attaccargli l'Aids. Certe gang offrono premi da 250 dollari a boero. A poco servono ai latifondisti abbienti cancelli elettrificati, sensori laser, guardie del corpo, gas lacrimogeni, Neels Moolman, criminologo dell'universitàdi Sovenga, ha evidenziato la premeditazione dei delitti, accatto all'assenza di repressione della polizia e ad una brutalitàstandard. Agli eredi degli Zulu non basta uccidere e depredare, per vendicare i loro avi vogliono umiliare. Da qui gli stupri, le impiccagioni con filo del telefono, il rogo dei corpi rantolanti, le teste segate a metà, e la
raccapricciante fine di una vecchia in carrozzella bollita viva in un pentolone.

Ma tanta barbarie non nasce dal nulla. Era anzi prevedibile nel contesto della politica razzista intrapresa dal governo nero di Pretoria. L'anno scorso il premier Thabo Mbeki, a capo di un monocolore dell'African national congress d'ispirazione comunista, ha varato un pacchetto di leggi per il "Potenziamento economico dei neri" (Bee laws). Che nella sostanza rimuovono il diritto inviolabile alla proprietàprivata, cencellano ogni toponimo Afrikaaner, chiudono i loro centri culturali, scolastici, radiofonici, completando la rimozione di ogni segno di matrice europea del Programma per il rinascimento africano. Sulla china del genocidio si arriva però con il programma di ridistribuzione della terra, che consente a qualunque nero accampi un diritto su un podere Afrikaaner, per quanto datato o velleitario, di appropriarsene tout court: immaginate cosa accade quando i tribunali o gli interessati non accosentono. O quando gli imprenditori agricoli rifiutano le societàcon azionis
ti neri, imposte dalla Bee.

Dal 1° luglio l'assemblea nazionale ha fatto legge il "Firearm controll bill", che annulla di fatto la prerogativa dei contadini boeri sul possesso di armi per autodifesa. Ormai in molti danno per scontato un "effetto Zimbabwe", un bis della pulizia etnica contro i bianchi condotta nell'ex Rhodesia dal dittatore Mugabe. Certo i bianchi in Sud Africa sono 3,5 milioni ma anche in Zimbabwe cominciò così, e prima ancora coi tedeschi in Namibia. Chi può ha cominciato a scappare. Il rischio è che venga meno ogni freno e il genocidio contagi le città. Il problema è che i bianchi sudafricani non hanno una madrepatria che li accoglierebbe compensandone i danni: vivendo lì da tre secoli e mezzo sono oramai dei nativi, quanto gli statunitensi in America.

E dire che i primi a rimetterci dall'estinzione dei boeri sono giusto i neri. Il Sud Africa era il granaio del continente, grazie all'export sottocosto delle fattorie bianche. Molte delle 24 nazioni che ora soffrono la fame nella fascia subsahariana lo devono al crollo della produzione boera, che dava cibo a 130 milioni di africani. E persino in alcune zone del Sud Africa quest'anno è comparso lo spettro della fame.

26 maggio 2010

Piove governo (mondiale) ladro

Ovvero, come l'assurdo diventa possibile nel NWO.

Pensate che se piove troppo e' colpa del governo? Avete ragione: nel NWO puo' accadere anche questo. La ricodifica in atto della cultura mondiale, non si limita a rimuovere le ormai obsolete figure di mamma e papa' sostituite dei piu' egualitari "genitore A" e "genitore B". La sua onnipotenza e' tale che fino un innocuo proverbio del passato potrebbe diventare un pesante capo d'accusa nel futuro. Pertanto, non vi fate sorprendere a dire "piove governo ladro"; colui che (legalmente) registra le vostre conversazioni potrebbe riferirlo alla Psicopolizia. Non ci credete? E a cosa non credete, al fatto che vi intercettino, oppure all'esistenza della Psicopolizia? Malauguratamente sono vere entrambe le cose. Nel NWO tutto e' possibile. Quindi: i governi fanno piovere, i genitori stanno ai figli in un rapporto matematico-proporzionale, ogni parola profferita viene registrata per la vostra sicurezza, esiste una polizia deputata a prevenire i reati prima ancora che l'idea stessa di reato attraversi la mente del reo. Cio' era impossibile nell'Ordine vecchio (quello dei "mali assoluti"), ma nel NWO (ovvero nel "bene assoluto" incarnato in Terra), queste meraviglie sono parte della vostra realta' quotidiana. Ricordate "1984" di Eric Blair, al secolo, "George Orwell"? Dimenticatevelo: il NWO e' molto di piu'. Molto peggio, o molto meglio, a seconda del vostro punto di vista. La tecnologia e' giunta a traguardi che un Orwell qualsiasi non riusciva nemmeno ad immaginare. E il "Big Brother"? Esiste, ma e' "distribuito": e' gia' in ognuno di noi. Attraverso quella splendida invenzione chiamata "Political Correctness", noi stessi usiamo solo le parole consentite dal NWO... e le parole esprimono il pensiero... dunque, via le parole e via anche i pensieri peccaminosi, via i pensieri e via anche il peccato. O il "reato", o come accidenti vogliamo chiamarlo.
Ma torniamo alla meteorologia.
Esiste un progetto USA denominato "Owning The Weather" che e' stato piu' volte rifinanziato fino dal primo dopoguerra (la IIa Guerra Mondiale, per non fare confusione con le altre due o trecento successive). Un progetto analogo era gia' militarmente operativo in URSS negli anni '70 del secolo scorso. "Operativo" significa che l'efficacia dell'arma e' stata sperimentata, quindi essa puo' essere impiegata in caso di conflitto. Il fatto e' che la padronanza del clima puo' fino rendere inutile la guerra stessa. Una qualunque tempesta, un ciclone, o un qualunque acquazzone, possono rendere inutile un intero esercito. Ma il NWO non finisce mai di stupirci. "Si dice" che le nuove tecnologie segrete siano fino in grado di scatenare terremoti di alta intensita'. Anche questa prassi era ben conosciuta dai Sovietici, sebbene ad un livello ancora sperimentale, in associazione con l'uso di testate nucleari di varia potenza che potevano essere fatte esplodere in contesti "sensibili": aree sismiche, o di faglia, etc. Ora parrebbe che, attraverso potenti generatori di bassissime frequenze radio ed appositi riflettori, si possano provocare sismi a grande distanza. Il condizionale e' d'obbligo, in quanto un'arma segreta che non fosse piu' segreta perderebbe molta parte della sua efficacia, oltre che del suo fascino misterioso. Quali le implicazioni di queste armi nel rapporto tra gli Stati ormai sopravvissuti a se' stessi nel NWO? In quelli "amici" (nei quali ci fosse concesso lo spazio aereo), potremmo provocare qualche acquazzone per raffreddare le teste calde o il clima (ricordate il "Global Warming"?). In quelli nemici, invece potremmo creare sconquassi inimmaginabili senza che nessuno possa accusarci di alcunche'. Insomma: il delitto perfetto. L'Ahmadinejad qualsiasi che si azzardasse a dichiarare pubblicamente che il tal terremoto e' stato provocato dal "Grande satana" verrebbe seppellito dalle risate del mondo globalizzato, prima ancora che dalle macerie della sua stessa casa. Il guaio e' che potrebbe avere ragione, e che nulla ci garantirebbe mai di non fare la sua stessa fine, una volta che la nostra fedelta' al NWO vacillasse anche solo un pochino.

05 aprile 2010

Unioni, Democrazia, Liberta'...

Stati Uniti, Unione Sovietica, Unione Europea... nessuno dubiterebbe del fatto che queste denominazioni significhino che un certo numero di Stati sovrani, rinuncino spontaneamente a parti piu' o meno ampie della propria sovranita' per comporre un unico Stato. Uno Stato federale, probabilmente, ma non necessariamente; dato che una volta costituito, il Super-stato diviene piu' potente di ogni singolo Stato membro, ed e' quindi in grado di determinare il proprio assetto. La consuetudine fa poi il resto, ovvero, l'abitudine a considerarsi parte di una stessa comunita' crea di fatto la comunita' stessa e la consolida. E' cio' che e' avvenuto, ad esempio, in Italia con il Risorgimento; diverse entita' nazionali si sono fuse, piu' o meno spontaneamente, in una sola. La creazione dell'Unione Europea non fa che proseguire un processo di progressivo accentramento che la Storia ha gia' sufficientemente documentato, e che qualche buontempone ci vorrebbe convincere essere del tutto "spontaneo".

Veniamo all'ONU, che significa Organizzazione delle Nazioni Unite. L'ONU non e' altro che l'ampliamento della piu' antica Societa' delle Nazioni che aveva sede a Ginevra. L'ONU ha sede a New York dalla sua fondazione; e la collocazione della sede fisica di un tale ente non dovrebbe essere considerata del tutto irrilevante. Forse il cuore pulsante d'Europa non e' mai stato in Svizzera, ma il portafogli sicuramente si'. E il portafogli, evidentemente, e' piu' importante del cuore, per un'oligarchia innominata e, peggio ancora, innominabile. Va da se', che e' piu' agevole lo spostare un portafogli piuttosto che un cuore... In base al ragionamento di cui sopra: perche' mai l'ONU viene raramente considerata per cio' che e', ossia, il nucleo di un Super-stato formato da tutti gli Stati del mondo? Eppure il processo di accentramento e' lo stesso: solo, un po' piu' in grande. Probabilmente, anche l'ONU e' divenuto obsoleto come la SDN; verra' quindi sostituito da una nuova organizzazione, o forse, bastera' un qualunque G8, G9, etc. organizzazioni modulari piu' snelle che meglio potranno gestire i processi finanziari di accentramento su base continentale. In ogni caso, l'ONU non e' stato concepito per uno scopo diverso da quello per cui sono nati gli USA, l'URSS, la UE; ma, nella mente (che non esiste) di chi l'ha concepito, doveva essere il vero e proprio governo del mondo.

E il "mondo unito" e' fatto: senza che nessuno se ne sia quasi accorto.

Non credendo, il sottoscritto, al mantra molto in voga oggigiorno, secondo cui la Storia si fa da se' "spontaneamente" e "inevitabilmente"... la cui credenza superstiziosa sembra confezionata apposta per far trangugiare ai popoli del mondo decisioni prese da elites di cui pochissimi conoscono fino l'esistenza. Essendo, chi scrive, profondamente convinto del fatto che e' l'Uomo a fare la Storia, e non viceversa... Sapendo che fino in un mondo quasi interamente rincoglionito dai tanti riti mondialisti come il Calcio, esiste ancora qualche individuo, evidentemente, sfuggito a questo gigantesco processo di riprogrammazione delle coscienze... osa finalmente domandarsi:

Ma chi ha mai guidato questo processo di accentramento mondiale?

La risposta inequivocabile e': "boh". Un po' come per l'Araba Fenice "che vi sia, ognun lo dice, ove sia nessun lo sa", ci capita il paradosso di non sapere se chi ci governa esiste. Ne' vogliamo poi indagare troppo su questo dettaglio trascurabile, caso mai questo governo inesistente - che sembrerebbe essere uscito dalla penna di un Calvino - se ne potesse avere a male. Durante il Fascismo si usava dire: "parliamo dell'Elefante"... quello, che nonostante sia comodamente piazzato in salotto, a nessuno conviene vedere.

Ci siamo capiti? Cio' significa che, non solo non sappiamo da chi siamo governati, ma semmai sospettassimo di essere governati da Tizio piuttosto che da Caio, non potremmo nemmeno dirlo. Quanto a "liberta'" - della "democrazia", in un mondo siffatto, non vale nemmeno piu' la pena di occuparsene - il Nuovo Mondo pare avere una concezione assai singolare; sia della liberta' collettiva dei popoli, che di quella individuale... ma cio' e' del tutto normale, a ben vedere: la societa' omogenea nella quale la liberta' collettiva si coniuga meglio con la liberta' individuale, e' composta di pochissimi individui. Piu' questi aumentano e piu' la loro liberta' diminuisce proporzionalmente. L'aumento di potenza della collettivita' schiaccia si' l'individuo, ma anche la collettivita' stessa nel suo rapporto con le altre. Un mondo sotto un unico governo, sara' un mondo dal quale nessuno potra' piu' fuggire come avveniva fino a poco tempo fa. Una prigione planetaria per evadere dalla quale sara' necessario cambiare pianeta, meglio: galassia.

02 marzo 2010

Bandiera gialla? Colèra a bordo.

Il giallo e' il colore che "avverte": ammonisce, a volte, ìntima.

Chi si ricorda di Gianni Pettenati e della sua canzone "Bandiera gialla", che risuonava nelle "hit parade" alla fine degli anni '60?
Chi sa che nella segnalazione marittima di una volta la "bandiera gialla" issata sul pennone, significava colera a bordo? Forse, pochi lo sanno.

Ma tutti sicuramente sanno che lo "sciopero degli immigrati", indetto ieri 1 marzo 2010, si e' svolto sotto la stessa infausta insegna. Piu' che di uno sciopero, si e' trattato di una notifica, meglio: una diffida che il vero governo nazionale - un governo che abbiamo dato in outsourcing, nessuno sa bene dove e a chi - ha voluto inviare ad un popolo che rischia seriamente di riconsegnarsi al "male assoluto" del razzismo. Parrebbe quasi che questo sia l'ultimo avviso prima dell'inevitabile punizione; "inevitabile" come il fenomeno stigmatizzato ed ogni altra cosa non si gradisce sia messa in discussione nel "mondo libero".

La "bandiera gialla" e' come l' "onda viola", l' "onda verde", la "rivoluzione arancione" e il "movimento arcobaleno", i cui colori furono impiegati fino nell'impresa militare KFOR in Kossovo, per "esportare la democrazia"; e tanta, ma tanta, ne esportammo da allora in poi, che ora non ce ne rimane che uno stock limitato in via di esaurimento, ne' possiamo ordinarne al nostro fornitore di fiducia, perche' pare l'abbia esaurita pure lui, sempre che l'abbia mai avuta, almeno in magazzino, e non ci abbia rifilato uno dei soliti bidoni.

Non faremo troppo i pignoli nell'elencare la pletora di movimenti rivoluzionari, piu' o meno colorati, in giro per il mondo; osserveremo solo che non ce n'e' stato uno, dico uno, che fosse in bianco e nero, dall'inizio del Novecento. Per la verita' ce ne sono stati due dai colori un po' smorti, ma sono stati giubilati perche' troppo rissosi, anche se la ragione vera pare essere che riuscivano male sulla TV a colori. L'immagine ha le sue esigenze; e, a volte, vale piu' del contenuto.

Tutti sanno che ognuna di queste fantasiose iniziative, dispiegate "worldwide", e' stata "spontanea". Honni soit qui mal y pense... guai al complottista inveterato che osasse pensar male. Chesso'... immaginasse che la Freedom House c'entrasse qualcosa. Che George Soros, "filantropo" ebreo-ungherese-americano - ma solo l'Onnipotente sa quante altre nazionalita' abbia avute - vi fosse coinvolto a vario titolo. O che la fondazione "Open society", installata dal Soros in Lazio per "monitorare il razzismo", avesse anche lontanamente a che fare con questa specie di tintoria globale. Ci vorrebbe proprio un malfidato per dubitare di figure cosi' magnanime e altruiste. Pertanto, noi non lo faremo.

Infatti, detto "sciopero degli immigrati", al quale, per altro, pare abbia aderito quasi nessuno, e' stato "spontaneo". I quattromilioni-e-mezzo (hai detto niente, su sessanta-milioni di abitanti...) di lavoratori stranieri regolari, con la coda di un altro milione-e-mezzo di probabili irregolari, "residenti" in Italia, hanno finalmente deciso di "rendersi visibili". L'hanno deciso loro, non l'ha deciso un "filantropo" qualunque per conto loro... qui c'e' la "democrazia", perbacco! I mezzi di informazione (appunto "democratici") hanno dato pertanto il giusto rilievo all'oceanica manifestazione della "maggioranza silenziosa", senza il cui aiuto saremmo senz'altro spacciati.

Ebbene, noi li abbiamo finalmente visti. Abbiamo capito che senza di loro non prenderemmo la pensione, ne' il nostro patriottico PIL sarebbe cosi' florido e la nostra "ripresa" cosi' bruciante. Per fortuna che loro lavorano mentre noi ci giriamo i pollici sulla veranda guardandoli faticare. Siamo pur sempre "bianchi", dopotutto... e' bene "non dimenticare" al fine di "non ripetere gli errori del passato". Mai sentite queste raccomandazioni? Tradotte dal puritanese significano piu' o meno: "zitto e mosca: ricordati che hai persa la guerra".

Come se nessun italiano se ne fosse mai accorto, che in Italia si parlano tutte le lingue della Babele globale e solo, per incidente, l'italiano: e nemmeno dagli autoctoni, che sembrano preferire l'inglese. Come se la differenza di pigmentazione cutanea, o quelli che in biologia si chiamano "dermatoglifi", fossero ormai invisibili grazie alle virtu' taumaturgiche dell'antirazzismo globale. In altre parole, se non si fossero "resi visibili", noi non ce ne saremmo nemmeno accorti. Il che va anche a merito della discrezione di molti, tra questi gentili ospiti, che ora ci fanno finalmente sapere che esistono in modo cosi' civile e... dulcis in fundo: "democratico".

Per cui, grazie. Grazie per pagare le nostre pensioni e per accudire i nostri vecchi. E se agli immigrati non fosse fregato proprio nulla di "rendersi visibili", grazie al "filantropo" che ha avuta la geniale idea di ricordare cos'e' la "democrazia" alle nostre masse abruttite dal razzismo. E grazie anche per fare lo stesso in Iran, nel quale la "democrazia" prima o poi "la trionfera'". Grazie per questa ventata di liberta' che si diffonde dalla Serbia all'Afghanistan, dal Pakistan alla Cina, dal Cile al Venezuela. Grazie per averci indicata la retta via smarrita. E grazie per non averci ancora bombardato per la nostra dimenticanza.

Bandiera gialla: colèra a bordo. Non si puo' piu' sbarcare. Si sta in quarantena fino a che l'epidemia non e'cessata.
 
SauroModified on byLo PseudoSauro
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