La tragicomica realta' nella quale in Europa e in USA, senza rendercene conto, siamo immersi da tutto il dopoguerra, ovvero, la criminalizzazione dei sentimenti, ha ora forza di legge grazie alle indefesse pressioni lobbistiche della ADL of B'nai B'rith sull'abbronzata amministrazione Obama.
Per la verita', l' "istigazione all'odio" e' gia' reato da quasi 60 anni in tutto l' "occidente" ancorche' in Giappone. Ora l'odio stesso diventa ufficialmente "reato"; dopo l' "amore libero" siamo dunque all' "amore obbligatorio".
Questo e' un assaggio del "governo mondiale" del quale solo quattro gatti sembrano preoccuparsi in USA e in Europa, ma non solo; e' anche la candidatura ufficiale del B'nai B'rith ad una "governance" mondiale per la quale, al momento, non pare di notare alcun altro candidato di spicco.
Del resto per un governo unico ci vuole un candidato unico: c'est plus facile...
Siccome l'allegra confraternita di buontemponi intende esercitare pressioni perche' l'odio sia proibito in tutto il mondo e il "reato" venga sanzionato da un -- guarda un po' -- "tribunale unico", non rimane alcun dubbio sulle sue intenzioni.
E' presumibile che la solerte associazione che ha gia' premiato Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini per il "loro impegno", riuscira nel suo intento.
Se si butta un occhio sui "successi" conseguiti in tutto il dopoguerra dalla loggia ebraica, ci si convince facilmente del fatto che le sue aspirazioni saranno sicuramente soddisfatte. E questo grazie ad un numero enorme di uomini politici di tutto il mondo affascinati dagli "alti principi" che la animano.
Probabilmente avremo un governo mondiale presieduto da un'elite del genere.
Probabilmente avremo anche un "Ministero dell'amore" mondiale.
Probabilmente verra' anche instaurata una versione aggiornata del Tribunale Internazionale di Norimberga con speciale competenza in materia di "odio".
Ma sicuramente quest'ultima istituzione avra' un bel daffare.
Leggere
Testo originale
Traduzione in lingua italiana
Lo strillo del sauro
Se ti interessano le ultime notizie sul NWO (che non esiste) fai click sul countdown appena sopra.I commenti saranno disattivati a causa dell'impossibilita' di curarne la gestione.
Il sauro apologizza (ormai si dice cosi') per l'inconveniente.
Chi volesse contattarlo usi il mail link sulla destra (ovviamente) e si armi di certosina pazienza. :-)
09 novembre 2009
22 settembre 2009
Nazionalismo?
Qualche domanda:
1) Da dove zompa fuori l'orgoglio nazionale che sembra pervadere un'Italia che ha appena cessato di esistere come nazione?
2) Chi esibisce oggi il Tricolore in piazza, e' informato del fatto che la costruzione europea, sancita dalla ratifica del Trattato di Lisbona, ha privata l'Italia dell'ultima parvenza di Sovranita' rimastale?
3) Le nostre Forze Armate adempiono ancora ai doveri istituzionali, o sono diventate un'armata ideologica al servizio di ideali sovrannazionali?
Qualche possibile risposta:
Alle domande 1 e 2 si risponde facilmente: l'esigenza di sentirsi comunita' nazionale e' autentica, ma i cittadini italiani non sono stati informati del fatto che anche l'ultima porzione di sovranita' nazionale e' stata ceduta - non si sa bene a chi - per perseguire ideali "piu' alti"...
Nell'Art. 11 dei Principi generali della Costituzione della Repubblica italiana, si puo' infatti leggere, tra l'altro:
(L'Italia NDR) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Piu' chiaro di cosi'... e' la sanzione formale della sovranita' limitata.
Nella carta precedente all'avvento del Fascismo, non esisteva nulla di simile neanche dopo la fondazione della Societa' delle nazioni.
Diciamo pure che i principi fondanti l'Unita' d'Italia hanno subite meno modifiche dal Fascismo che non dall'Antifascismo, almeno per quanto attiene all'indipendenza da poteri extra-nazionali.
Nei fatti, la continuita' con il Risorgimento e' stata interrotta nel '48, non nel '22, ne' e' possibile ripristinarla semplicemente sventolando il Tricolore.
Pertanto, l'obiettivo era gia chiaro ai Costituenti fino dal '48, ma essi "dimenticarono" di informarne i cittadini che li avevano delegati.
Domanda n°3. Sempre dall'Art. della Costituzione, citato sopra, la prima parte:
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;
All'epoca in cui la Carta fu redatta non era ancora necessario rivedere il significato di ogni singolo lemma; essendo la lingua italiana meno soggetta ad interpretazioni arbitrarie come la e' oggi. Dunque, quando i Costituenti scrivono "guerra", intendono "guerra", e non trovano necessario il darne una definizione presumendo, forse a torto, che la stessa non sia soggetta all'obsolescenza del tempo.
Va da se' che se al posto di "guerra" si mette "esportazione della pace" non si contravviene al testo formale, ma si tradisce il principio che questo esprime. L'impiego di tale stratagemma, per altro, e' un insulto all'intelligenza di ogni persona pur mediamente dotata, oltre che la negazione di una logica elementare che e' comune a quasi tutte le culture del mondo. Questo e' un buon esempio di cio' che G. Orwell intendeva con il termine "Neolingua".
Tornando alle cose semplici: la reazione armata ad un'aggressione, non rientrerebbe nella fattispecie, sarebbe dunque pienamente legittima - se le suddette "organizzazioni internazionali" fossero d'accordo - tutto sta a definire il significato di "aggressione"... il che ci riporta da capo al dizionario.
Pertanto, e' evidente che le FFAA della Repubblica italiana agiscono nell'ambito costituzionale, ma dato che la Costituzione e' soggetta ad interpretazioni di tal fatta, la loro azione si potrebbe dire conforme alle norme emanate della Federazione Italiana Gioco Calcio, o ai principi della Termodinamica. In questo modo tutto si puo' dire: anche che questo articolo sia un pollo arrosto; lo si assaggi dunque, anzi, lo si sostituisca per un mese ai pasti ordinari e si capira' cio' che intendevo dire. Buon appetito.
1) Da dove zompa fuori l'orgoglio nazionale che sembra pervadere un'Italia che ha appena cessato di esistere come nazione?
2) Chi esibisce oggi il Tricolore in piazza, e' informato del fatto che la costruzione europea, sancita dalla ratifica del Trattato di Lisbona, ha privata l'Italia dell'ultima parvenza di Sovranita' rimastale?
3) Le nostre Forze Armate adempiono ancora ai doveri istituzionali, o sono diventate un'armata ideologica al servizio di ideali sovrannazionali?
Qualche possibile risposta:
Alle domande 1 e 2 si risponde facilmente: l'esigenza di sentirsi comunita' nazionale e' autentica, ma i cittadini italiani non sono stati informati del fatto che anche l'ultima porzione di sovranita' nazionale e' stata ceduta - non si sa bene a chi - per perseguire ideali "piu' alti"...
Nell'Art. 11 dei Principi generali della Costituzione della Repubblica italiana, si puo' infatti leggere, tra l'altro:
(L'Italia NDR) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Piu' chiaro di cosi'... e' la sanzione formale della sovranita' limitata.
Nella carta precedente all'avvento del Fascismo, non esisteva nulla di simile neanche dopo la fondazione della Societa' delle nazioni.
Diciamo pure che i principi fondanti l'Unita' d'Italia hanno subite meno modifiche dal Fascismo che non dall'Antifascismo, almeno per quanto attiene all'indipendenza da poteri extra-nazionali.
Nei fatti, la continuita' con il Risorgimento e' stata interrotta nel '48, non nel '22, ne' e' possibile ripristinarla semplicemente sventolando il Tricolore.
Pertanto, l'obiettivo era gia chiaro ai Costituenti fino dal '48, ma essi "dimenticarono" di informarne i cittadini che li avevano delegati.
Domanda n°3. Sempre dall'Art. della Costituzione, citato sopra, la prima parte:
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;
All'epoca in cui la Carta fu redatta non era ancora necessario rivedere il significato di ogni singolo lemma; essendo la lingua italiana meno soggetta ad interpretazioni arbitrarie come la e' oggi. Dunque, quando i Costituenti scrivono "guerra", intendono "guerra", e non trovano necessario il darne una definizione presumendo, forse a torto, che la stessa non sia soggetta all'obsolescenza del tempo.
Va da se' che se al posto di "guerra" si mette "esportazione della pace" non si contravviene al testo formale, ma si tradisce il principio che questo esprime. L'impiego di tale stratagemma, per altro, e' un insulto all'intelligenza di ogni persona pur mediamente dotata, oltre che la negazione di una logica elementare che e' comune a quasi tutte le culture del mondo. Questo e' un buon esempio di cio' che G. Orwell intendeva con il termine "Neolingua".
Tornando alle cose semplici: la reazione armata ad un'aggressione, non rientrerebbe nella fattispecie, sarebbe dunque pienamente legittima - se le suddette "organizzazioni internazionali" fossero d'accordo - tutto sta a definire il significato di "aggressione"... il che ci riporta da capo al dizionario.
Pertanto, e' evidente che le FFAA della Repubblica italiana agiscono nell'ambito costituzionale, ma dato che la Costituzione e' soggetta ad interpretazioni di tal fatta, la loro azione si potrebbe dire conforme alle norme emanate della Federazione Italiana Gioco Calcio, o ai principi della Termodinamica. In questo modo tutto si puo' dire: anche che questo articolo sia un pollo arrosto; lo si assaggi dunque, anzi, lo si sostituisca per un mese ai pasti ordinari e si capira' cio' che intendevo dire. Buon appetito.
11 settembre 2009
L' "alleato" scarica Berlusconi
Finalmente e' ufficiale: gli USA non gradiscono piu' l'attuale Governo italiano. Lo riferisce anche Paolo Guzzanti che ne elenca le motivazioni. Chi e' di gamba lunga se n'e' accorto gia' nel corso dell'amministrazione Bush, ma i lungo-gambati non sembrano essere una folla nel Belpaese: qui l'altezza e' ancora inferiore alla media europea.
Essendo ormai l'identita' italiana una variabile dipendente dall' "alleanza", sara' interessante osservare come verra' risolta la questione; ma temiamo che questa non verra' mai nemmeno affrontata. Si creeranno cosi' sacche di "giapponesi" che credono ancora di essere "We The People" e il PD un'imitazione del Soviet, mentre la realta' e' assai piu' difficile da digerire per chi e' stato nutrito con dosi da cavallo di un'ideologia che ormai non funziona piu'.
Quando un governo non e' piu' grato, lo si fa cadere: come avvenne a suo tempo per quello presieduto da Bettino (in realta' Benito) Craxi. Allora c'erano i comunisti che lanciavano monetine, ora ci sono i democratici che agitano le mutande, ma, a dispetto dei cambiamenti di nome, sicario e mandante sono sempre gli stessi.
Ma "i comunisti" non lavoravano per l'URSS? Quello che e' certo, anzi certissimo, e' che ora l'URSS non c'e' piu': allora per chi lavorano i loro eredi? Difficile il dirlo con cosi' tanti "competitors"... a meno che non si pensi che il PD gioca in proprio... suvvia: fino in Giappone ci sono PDL e PD... cio' non suggerisce proprio nulla?
Cosi' l'affare si complica anche per gli ex comunisti che pensavano di riferirsi al Soviet. Come glielo spieghi, poveracci, che gia' allora il PCI era nella logica atlantica? Illusi di qui e illusi di la', dunque.
Gli unici che davvero avevano capito qualcosa li hanno ammazzati fino al 1948; i restanti li hanno affidati a Gianfranco Fini e cosi' l'unico dissenso ruvido ma onesto e' scomparso.
Comunque, immagino che anche a "destra" faranno gli struzzi come fecero a "sinistra" quando cadde l'URSS. Quando la realta' non si concilia con l'ideologia e' la prima a dovervisi adattare, non la seconda.
Peccato che tra crisi economiche, sanitarie, climatiche, etc. non ci si possa permettere ora cio' che si poteva 30 anni fa. Ora l'agenda del "Nuovo Ordine Mondiale" e' gia' al venerdi,tra un'esternazione di Napolitano e una rampogna di Fini... macchiette seriose che rappresentano un'Istituzione in via di smantellamento.
Che fara' l' "alleato" se il governo "unaffordable" non se ne va? Fortunatamente non ci sara' bisogno di un'altra guerra mondiale: qui siamo ormai in periferia: il fronte e' ora in Asia... ma von Clausewitz raccomandava di non lasciare marcire le retrovie...
Intanto approfittiamone per migliorare il nostro Inglese.
03 luglio 2009
Farsi "migranti" per sopravvivere alla globalizzazione
Nel cosiddetto Pacchetto sicurezza, passato ieri alle Camere, l'attuale governo introduce - tra l'altro - il reato di "clandestinita'" nell'ordinamento giuridico penale dello Stato italiano.
L' accoglienza della legge da parte delle sinistre politiche non e' stata molto diversa da quella che - si dice - gli xenofobi usano riservare agli stranieri: si va dall'evocazione delle leggi razziali della sinistra estrema, fino agli anatemi religiosi di quella cattolica, passando per le accuse fumose - almeno quanto la loro attuale identita' politica - dei "moderati" ex comunisti.
Come al solito, ci troviamo di fronte ad una malafede pressoche' universale: malafede veicolata dalla solita e ormai noiosa "guerra delle parole" combattuta su scala mondiale. Invece di dire "immigrazione illegale" si dice "immigrazione clandestina" e poi si semplifica con "clandestinita'", non prima di aver conferito al termine un'aura di eroismo, beninteso. Il clandestino non e' piu' un delinquente; e' il santo, la vittima, il martire, di un mondo che rifiuta il "progresso". Insomma: e' una specie di partigiano in lotta contro i fascismi nazionali. Sempre la solita solfa dopo 70 anni.
L'immigrazione illegale e sempre stata considerata reato in tutte le giurisdizioni degli Stati del mondo (USA compresi); e questo per il semplice motivo che in base all' Autodeterminazione dei popoli - prima fonte della Sovranita' - e' la volonta' popolare a prevalere sulle ubbie umanitarie mondialiste. Altrimenti potremmo anche fare a meno di andare a votare o, meglio, delegare in outsourcing a qualche milione di cinesi tale diritto/dovere; non foss'altro per evitare le seccature che se ne ricavano merce' queste interpretazioni fantasiose degli pseudo-diritti-naturali.
Tralascio qui di trattare delle teorie filosofiche che vanno sotto il nome di Giuspositivismo e Giusnaturalismo il cui conflitto e' all'origine della confusione giuridica attuale indotta dalla globalizzazione economica. Mi limito solo a sottolineare come la filosofia dei "Diritti umani" di origine massonica - che tramite le Nazioni Unite e' stata "recepita" in quasi tutti gli stati occidentali - e' proprio quell'elemento estraneo alle Costituzioni nazionali che favorisce l'esproprio degli Stati nazione; esproprio giustificato da una "morale universale" che la moda corrente vuole essere superiore alla volonta' popolare, tanto da giustificare una serie interminabile di "guerre umanitarie" che si susseguono dalla fine dell'ultimo conflitto che abbiamo sempre chiamato (guarda un po' il caso) "mondiale".
Nei fatti, questa visione morale unilaterale finisce per annullare gli Stati nazione e con essi Autodeterminazione, Sovranita' e, infine, la pur sacralizzata "democrazia". I totalitarismi nazionali sono stati - e sono tutt'ora - eliminati per instaurare un totalitarismo mondiale, altro che "esportazioni democratiche"... Cade cosi' il tabu fondante del mondo uscito dalle due guerre europee: il primato della liberal-democrazia sul totalitarismo. Il passo successivo - ancorche' inevitabile - finisce per essere la rilettura di tutta la Storia moderna alla luce di una nuova consapevolezza; la consapevolezza di essere stati ingannati.
Un esempio terra terra della declinazione di questi "diritti" su scala minima, puo' essere rappresentato da quella famiglia che, vivendo in una casa costruita su di un piccolo territorio che le fornisce il sostentamento attraverso l'agricoltura e la pastorizia, si trova da un giorno all'altro costretta ad accogliere chiunque; con il risultato che la proprieta' privata viene di fatto abolita, i diritti naturali dei suoi membri conculcati e le risorse alimentari depredate.
L'esproprio comunista ha trovato nel Soviet un'identica declinazione, ma, se possibile, oggi e' anche peggio; infatti non si tratta piu' della vecchia "lotta di classe", ma di stanzialita' contro nomadismo. E' la moderna declinazione del mussoliniano "chi si ferma e' perduto".
Chi vuole sopravvivere nel "mondo libero" deve farsi "migrante" per forza. "Lascia tutto e seguimi" diceva il Cristo, ma allora era ancora possibile scegliere tra santita' e vita civile. Ora che Dio e' morto e' divenuto obbligatorio.
L' accoglienza della legge da parte delle sinistre politiche non e' stata molto diversa da quella che - si dice - gli xenofobi usano riservare agli stranieri: si va dall'evocazione delle leggi razziali della sinistra estrema, fino agli anatemi religiosi di quella cattolica, passando per le accuse fumose - almeno quanto la loro attuale identita' politica - dei "moderati" ex comunisti.
Come al solito, ci troviamo di fronte ad una malafede pressoche' universale: malafede veicolata dalla solita e ormai noiosa "guerra delle parole" combattuta su scala mondiale. Invece di dire "immigrazione illegale" si dice "immigrazione clandestina" e poi si semplifica con "clandestinita'", non prima di aver conferito al termine un'aura di eroismo, beninteso. Il clandestino non e' piu' un delinquente; e' il santo, la vittima, il martire, di un mondo che rifiuta il "progresso". Insomma: e' una specie di partigiano in lotta contro i fascismi nazionali. Sempre la solita solfa dopo 70 anni.
L'immigrazione illegale e sempre stata considerata reato in tutte le giurisdizioni degli Stati del mondo (USA compresi); e questo per il semplice motivo che in base all' Autodeterminazione dei popoli - prima fonte della Sovranita' - e' la volonta' popolare a prevalere sulle ubbie umanitarie mondialiste. Altrimenti potremmo anche fare a meno di andare a votare o, meglio, delegare in outsourcing a qualche milione di cinesi tale diritto/dovere; non foss'altro per evitare le seccature che se ne ricavano merce' queste interpretazioni fantasiose degli pseudo-diritti-naturali.
Tralascio qui di trattare delle teorie filosofiche che vanno sotto il nome di Giuspositivismo e Giusnaturalismo il cui conflitto e' all'origine della confusione giuridica attuale indotta dalla globalizzazione economica. Mi limito solo a sottolineare come la filosofia dei "Diritti umani" di origine massonica - che tramite le Nazioni Unite e' stata "recepita" in quasi tutti gli stati occidentali - e' proprio quell'elemento estraneo alle Costituzioni nazionali che favorisce l'esproprio degli Stati nazione; esproprio giustificato da una "morale universale" che la moda corrente vuole essere superiore alla volonta' popolare, tanto da giustificare una serie interminabile di "guerre umanitarie" che si susseguono dalla fine dell'ultimo conflitto che abbiamo sempre chiamato (guarda un po' il caso) "mondiale".
Nei fatti, questa visione morale unilaterale finisce per annullare gli Stati nazione e con essi Autodeterminazione, Sovranita' e, infine, la pur sacralizzata "democrazia". I totalitarismi nazionali sono stati - e sono tutt'ora - eliminati per instaurare un totalitarismo mondiale, altro che "esportazioni democratiche"... Cade cosi' il tabu fondante del mondo uscito dalle due guerre europee: il primato della liberal-democrazia sul totalitarismo. Il passo successivo - ancorche' inevitabile - finisce per essere la rilettura di tutta la Storia moderna alla luce di una nuova consapevolezza; la consapevolezza di essere stati ingannati.
Un esempio terra terra della declinazione di questi "diritti" su scala minima, puo' essere rappresentato da quella famiglia che, vivendo in una casa costruita su di un piccolo territorio che le fornisce il sostentamento attraverso l'agricoltura e la pastorizia, si trova da un giorno all'altro costretta ad accogliere chiunque; con il risultato che la proprieta' privata viene di fatto abolita, i diritti naturali dei suoi membri conculcati e le risorse alimentari depredate.
L'esproprio comunista ha trovato nel Soviet un'identica declinazione, ma, se possibile, oggi e' anche peggio; infatti non si tratta piu' della vecchia "lotta di classe", ma di stanzialita' contro nomadismo. E' la moderna declinazione del mussoliniano "chi si ferma e' perduto".
Chi vuole sopravvivere nel "mondo libero" deve farsi "migrante" per forza. "Lascia tutto e seguimi" diceva il Cristo, ma allora era ancora possibile scegliere tra santita' e vita civile. Ora che Dio e' morto e' divenuto obbligatorio.
12 maggio 2009
Global news
Il progresso non si arresta di fronte a nulla. La specie canina diviene finalmente razza, grazie ad una provvidenziale iniziativa intrapresa dalle Nazioni Unite.
Considerato il grande successo dello stesso esperimento svolto dal Governo Mondiale sui paguri bernardi e le oloturie, gli Illuminati hanno deciso di estenderlo ad alcuni mammiferi terrestri, nella prospettiva di proseguire in un non lontano futuro con tutti gli esseri viventi, compresi i vegetali.
Da oggi sara' dunque vietato chiamare pechinese un pechinese, mastino napoletano un mastino napoletano e, men che meno, doberman un doberman o peggio ancora, pastore tedesco un pastore tedesco (ex razza prediletta da Adolf Hitler).
Saranno istituite pene severissime per i contravventori del nuovo democratico provvedimento, onde scoraggiare la xenofobia canina.
Saranno dapprima incoraggiate le unioni tra gli ex chiwawa e gli ex alani, onde superare definitivamente la discriminazione tra le ex razze.
Al fine di facilitare l'operazione (che diverra' quanto prima obbligatoria), si provvedera' a ridurre il pene dei maschi ex alani, ingrandire quello degli ex chiwawa e, per converso, ridurre la vagina delle femmine degli ex alani e ingrandire le vagine degli ex chiwawa.
Ai maschi degli ex chiwawa, il Governo Mondiale fornira' gratuitamente un apposito sgabellopolivalente anti-discriminazione, onde possano con piu' facilita' raggiungere le terga delle femmine degli ex alani. La stessa geniale invenzione potra' essere utilizzata per collocarvi sopra le femmine degli ex chiwawa.
Alternativamente, ai maschi degli ex alani verranno appositamente accorciate le zampe e allungate ai maschi ex chiwawa per evidenti motivi di reciprocita'.
A causa della forse eccessiva macchinosita' degli interventi sopraddetti, il Governo Mondiale prendera' in considerazione di istituire il divieto assoluto di copula tradizionale che sara', presumibilmente, sostituita con la fecondazione in vitro.
In tal caso, la modalita' riproduttiva tradizionale verra' interdetta anche a tutte le altre ex razze, onde non ingenerare discriminazioni intercanine.
Quando mai fosse scelta la seconda modalita' illustrata sopra, verra' promossa la masturbazione non funzionale e prescritto l'abbattimento immediato degli esemplari renitenti.
Appositi porno casting canini, verranno allestiti all'uopo.
02 marzo 2009
A ognuno il suo genocidio (e il suo debito)
Il regime universalista instauratosi dopo la fine della IIa GM ha creato un problema. Uno dei tanti, per altro. La continua messa in discussione del passato e la rincorsa dei popoli al ruolo di vittime collettive. Preferibilmente, vittime dei regimi fascisti o affini, essendo quelle dei regimi comunisti ideologicamente dispensate da ogni revisione oltre che indegne di umana pieta'. Ad ogni volta che si tenta di commemorare le vittime del Soviet ci si scontra regolarmente con vari, piu' o meno numerosi, gruppi sedicenti "antifascisti". Come se il valore della vita umana fosse una variabile dipendente dell'ideologia imperante. Ci siamo addormentati in un mondo improntato a ideali come "liberta'" e "democrazia" ed ora ci risvegliamo in un totalitarismo planetario; ma, a ben vedere, l'Antifascismo e' proprio questo: un Fascismo all'incontrario che usa di schermi verbali come "democrazia" per mascherare la sua vera essenza ormai sempre piu' evidente a chi voglia davvero vederla.
L'affermare il proprio popolo essere stato vittima di genocidio, funziona oggi come ai tempi del Soviet il rivendicare la propria appartenenza all'elite rivoluzionaria. E' un elemento di aggregazione su base ideologica: quasi una dichiarazione di fede nell'enunciato massonico dei Diritti Umani Universali. E pazienza se questa solerzia rivoluzionaria riapre a raffica contenziosi storici che un tempo la previdente saggezza popolare cercava di consegnare all'oblio dopo ogni conflitto. Ora bisogna "chiedere perdono" per conto dei nostri padri; anche se questi non avessero avuto nulla da farsi perdonare. E' questo un debito perenne che si configura in una responsabilita' collettiva degna dell'inferno dantesco. Quella stessa responsabilita' collettiva che ha inchiodato, ad esempio, il popolo tedesco ad un destino di eterno debitore. L'autoproclamarsi vittime di genocidio serve dunque anche a mitigare la propria posizione debitoria, oltreche' a trovare un debitore da legare a se' tramite il senso di colpa. Ma cio' che ha funzionato con gli ebrei sembra non funzionare con gli altri popoli. Tutti i genocidi, veri o presunti, dopo quello ebraico, possono essere discussi; a maggior ragione se non addebitabili ai fascisti. Nei rari casi che lo sterminio in oggetto sia inequivocabilmente attribuibile ai comunisti si ricorre ad uno dei tanti artifici logici tipici dell'Antifascismo. E qui le etichette si sprecano; ne cito la piu' demenziale fra tutte: "fascismo rosso".
Primo criterio per stabilire l'importanza di un genocidio e' la sua consistenza numerica: i 6 milioni di ebrei uccisi la vincono su tutti. Poi viene la ferocia con cui il genocidio e' stato perpetrato; e si sa che la ferocia del "male assoluto" non e' minimamente paragonabile a quella del "liberatore": rosso o bianco ch'esso sia. Nonostante il Comunismo non goda piu' del consenso delle masse, e' innegabile che sia ancora parte dell'Antifascismo. Diciamo pure che e' un "male relativo", come ebbe a dire, autorevolmente, lo stesso Papa Giovanni Paolo II; il che servirebbe anche a capire perche' ad un processo di Norimberga non ne segui' uno di Mosca. Alcuni popoli non amano sedersi sul banco degli imputati: preferiscono il ruolo di giudice e, di quando in quando, anche quello di boia. Del resto, l'antisemitismo politico inizio' a Norimberga e fini' a Norimberga, il che dovrebbe chiarire di quale pasta fosse stato in realta' il II° conflitto mondiale. En passant, osservate anche con quale singolare ricorrenza il termine "mondiale" caratterizzi tutto il Novecento. Evidentemente si tratta di un destino dal quale non si puo' sfuggire. Un destino "inevitabile", come si vuole che siano tanti altri fenomeni oggigiorno al fine di limitare al minimo l'opposizione agli stessi. Una volta si diceva "la rivoluzione e' come il vento". Dire che e' "inevitabile" e' un modo sintetico per esprimere lo stesso concetto.
Considerato che i fascismi sono obbligatoriamente (per legge) gli autori dei piu' efferati genocidi, non sara' inutile ricordare l'origine del termine "Antifascismo" per capirne meglio il significato. Esso fu coniato dall'ebraismo internazionale, che era considerato il motore ideologico, finanziario e militare di ogni movimento eversivo fino dalla Rivoluzione francese; quindi anche del movimento socialista bolscevico. Questa, per altro, lapalissiana considerazione, suffragata da una sovrabbondante documentazione (e non alludo ai Protocolli dei Savi di Sion), viene opportunamente collocata fuori da ogni analisi storica, per motivi di ortodossia ideologica che oggi rasenterebbero la comicita', se i rischi che corrono i suoi critici non fossero maledettamente seri; seri, ancorche' poco differenti da quelli imposti dal fu (?) regime sovietico. Quanto alla similitudine tra i due sistemi repressivi, a parere di chi scrive, non ci si dovrebbe tanto interrogare sulla forma ideologica intrinseca al regime, quanto sull'identita' di chi ha diretto il Soviet prima e la Globalizzazione economica poi, visto e considerato che si tratta di persone che mostrano di avere la medesima weltanschauung internazionalista oltreche' la medesima visione economicistica del mondo.
Le recenti contestazioni, unite ad inqualificabili minacce, subite da alcuni ex profughi istriani recatisi in Slovenia per commemorare i propri morti, sono esattamente del tipo descritto sopra. Siccome gli infoibati erano fascisti e gli infoibatori comunisti, i secondi rivendicano la loro legittimita' ideologica ricorrendo all'assunto che tutti conosciamo molto bene: "uccidere un fascista non e' reato". E vi lascio immaginare in base a quali criteri si puo' decidere che la vittima sia "fascista" e, soprattutto "chi" sia l'autorita' deputata a farlo. Niente da fare: agli eredi dei profughi istriani sara' concesso solo un mezzo genocidio. Un genocidio con riserva antifascista e senza l'implicito diritto di sfruttamento del debitore. Dopotutto la ex Yugoslavia ha vinto la guerra, mentre l'Italia l'ha perduta e la spada di Damocle di San Sabba puo' abbattersi in ogni momento sui vinti, a discrezione dei vincitori. Dopo 60 anni dalla "liberazione", beninteso. Quello degli istriani e' comunque un grande successo se si considera che agli abitanti della citta' di Dresda non e' concesso ancor'oggi di commemorare la totale distruzione della propria citta', ne' di abbozzare un numero di uccisi meno ridicolo di quello concesso graziosamente da chi li ha salvati dalla sovrappopolazione.
L'affermare il proprio popolo essere stato vittima di genocidio, funziona oggi come ai tempi del Soviet il rivendicare la propria appartenenza all'elite rivoluzionaria. E' un elemento di aggregazione su base ideologica: quasi una dichiarazione di fede nell'enunciato massonico dei Diritti Umani Universali. E pazienza se questa solerzia rivoluzionaria riapre a raffica contenziosi storici che un tempo la previdente saggezza popolare cercava di consegnare all'oblio dopo ogni conflitto. Ora bisogna "chiedere perdono" per conto dei nostri padri; anche se questi non avessero avuto nulla da farsi perdonare. E' questo un debito perenne che si configura in una responsabilita' collettiva degna dell'inferno dantesco. Quella stessa responsabilita' collettiva che ha inchiodato, ad esempio, il popolo tedesco ad un destino di eterno debitore. L'autoproclamarsi vittime di genocidio serve dunque anche a mitigare la propria posizione debitoria, oltreche' a trovare un debitore da legare a se' tramite il senso di colpa. Ma cio' che ha funzionato con gli ebrei sembra non funzionare con gli altri popoli. Tutti i genocidi, veri o presunti, dopo quello ebraico, possono essere discussi; a maggior ragione se non addebitabili ai fascisti. Nei rari casi che lo sterminio in oggetto sia inequivocabilmente attribuibile ai comunisti si ricorre ad uno dei tanti artifici logici tipici dell'Antifascismo. E qui le etichette si sprecano; ne cito la piu' demenziale fra tutte: "fascismo rosso".
Primo criterio per stabilire l'importanza di un genocidio e' la sua consistenza numerica: i 6 milioni di ebrei uccisi la vincono su tutti. Poi viene la ferocia con cui il genocidio e' stato perpetrato; e si sa che la ferocia del "male assoluto" non e' minimamente paragonabile a quella del "liberatore": rosso o bianco ch'esso sia. Nonostante il Comunismo non goda piu' del consenso delle masse, e' innegabile che sia ancora parte dell'Antifascismo. Diciamo pure che e' un "male relativo", come ebbe a dire, autorevolmente, lo stesso Papa Giovanni Paolo II; il che servirebbe anche a capire perche' ad un processo di Norimberga non ne segui' uno di Mosca. Alcuni popoli non amano sedersi sul banco degli imputati: preferiscono il ruolo di giudice e, di quando in quando, anche quello di boia. Del resto, l'antisemitismo politico inizio' a Norimberga e fini' a Norimberga, il che dovrebbe chiarire di quale pasta fosse stato in realta' il II° conflitto mondiale. En passant, osservate anche con quale singolare ricorrenza il termine "mondiale" caratterizzi tutto il Novecento. Evidentemente si tratta di un destino dal quale non si puo' sfuggire. Un destino "inevitabile", come si vuole che siano tanti altri fenomeni oggigiorno al fine di limitare al minimo l'opposizione agli stessi. Una volta si diceva "la rivoluzione e' come il vento". Dire che e' "inevitabile" e' un modo sintetico per esprimere lo stesso concetto.
Considerato che i fascismi sono obbligatoriamente (per legge) gli autori dei piu' efferati genocidi, non sara' inutile ricordare l'origine del termine "Antifascismo" per capirne meglio il significato. Esso fu coniato dall'ebraismo internazionale, che era considerato il motore ideologico, finanziario e militare di ogni movimento eversivo fino dalla Rivoluzione francese; quindi anche del movimento socialista bolscevico. Questa, per altro, lapalissiana considerazione, suffragata da una sovrabbondante documentazione (e non alludo ai Protocolli dei Savi di Sion), viene opportunamente collocata fuori da ogni analisi storica, per motivi di ortodossia ideologica che oggi rasenterebbero la comicita', se i rischi che corrono i suoi critici non fossero maledettamente seri; seri, ancorche' poco differenti da quelli imposti dal fu (?) regime sovietico. Quanto alla similitudine tra i due sistemi repressivi, a parere di chi scrive, non ci si dovrebbe tanto interrogare sulla forma ideologica intrinseca al regime, quanto sull'identita' di chi ha diretto il Soviet prima e la Globalizzazione economica poi, visto e considerato che si tratta di persone che mostrano di avere la medesima weltanschauung internazionalista oltreche' la medesima visione economicistica del mondo.
Le recenti contestazioni, unite ad inqualificabili minacce, subite da alcuni ex profughi istriani recatisi in Slovenia per commemorare i propri morti, sono esattamente del tipo descritto sopra. Siccome gli infoibati erano fascisti e gli infoibatori comunisti, i secondi rivendicano la loro legittimita' ideologica ricorrendo all'assunto che tutti conosciamo molto bene: "uccidere un fascista non e' reato". E vi lascio immaginare in base a quali criteri si puo' decidere che la vittima sia "fascista" e, soprattutto "chi" sia l'autorita' deputata a farlo. Niente da fare: agli eredi dei profughi istriani sara' concesso solo un mezzo genocidio. Un genocidio con riserva antifascista e senza l'implicito diritto di sfruttamento del debitore. Dopotutto la ex Yugoslavia ha vinto la guerra, mentre l'Italia l'ha perduta e la spada di Damocle di San Sabba puo' abbattersi in ogni momento sui vinti, a discrezione dei vincitori. Dopo 60 anni dalla "liberazione", beninteso. Quello degli istriani e' comunque un grande successo se si considera che agli abitanti della citta' di Dresda non e' concesso ancor'oggi di commemorare la totale distruzione della propria citta', ne' di abbozzare un numero di uccisi meno ridicolo di quello concesso graziosamente da chi li ha salvati dalla sovrappopolazione.
06 febbraio 2009
A rose by any other name would smell as sweet
Da qualche anno in qua c'e' qualcosa che non mi torna. Precisamente, dal periodo immediatamente precedente il crollo dell'URSS, che ha visto l'inizio delle migrazioni bibliche e la nascita dell'EU; e dallo 11 settembre 2001, data a decorrere dalla quale sono iniziate in grande stile le "esportazioni democratiche" e la "lotta al terrorismo". Capirete, poi, che se dal 2008 il mondo e' ufficialmente precipitato in una crisi economica paragonabile - quando non peggiore - a quella del 1929, e' probabile che le mie ubbie di "complottista" abbiano piu' di qualche fondamento; non foss'altro per cio' che avvenne esattamente 10 anni dopo il 1929. Direi che, col senno di poi, dovrebbe valere la pena di preoccuparsi un pochino.
Ed ecco infatti la prima crepa nell'ideologia della "liberazione" post IIa GM: possibile che la responsabilita' della deflagrazione del conflitto possa essere interamente, ed esclusivamente, imputata al "male assoluto" del "nazifascismo" senza che fatti come una crisi economica planetaria vi vengano mai connessi nemmeno di sfuggita? La Germania voleva "conquistare il mondo", si sa, ma questo "mondo libero" non era gia' per 4/5 sotto il dominio britannico? Che una eventuale egemonia tedesca possa essere considerata un evento negativo a priori, andrebbe dimostrato. Qualcosa mi dice che il "mondo" ha poche possibilita' di rimanere "libero" tanto sotto gli inglesi quanto sotto i tedeschi. O si tratta di una "liberta' condizionata"? E questo, sia detto senza volere scadere nel comico considerando che l'URSS avesse mai potuto "liberare" i popoli quanto i sopraddetti... ma, secondo lo stesso ragionamento, nemmeno gli USA, ne' tantomeno la UE potrebbero "liberare" alcunche'. Ammetto dunque il mio pregiudizio nei confronti di ogni sigla che inizi con la lettera "U". Mi dichiaro colpevole fin da ora, cosi' la facciamo finita con i processi alle intenzioni che inevitabilmente seguiranno queste mie povere considerazioni.
Ma torniamo, tristemente, "a bomba". Nei libri di storia si poteva leggere, fino a qualche tempo fa, che le cause dello scoppio della IIa GM vanno quasi tutte ricercate a Versailles. Ipotesi ragionevolissima, anche se, a mio parere, un po' riduttiva. Non e' proprio possibile esaminare la storia con maggiore visione prospettica, o e' indispensabile il considerare ogni decennio come un microcosmo a se' stante? Piu' recentemente gli storici sembrano tutti concordi nell'attribuire ai nazionalismi europei la responsabilita' dei disastri delle due guerre mondiali. Dunque: via il nazionalismo e largo alla pace perpetua universale... ma questo non era anche la base del pensiero internazionalista di K. Marx? Anche... infatti e' un pensiero che precede l'elaborazione marxiana, almeno dalla nascita dell'universalismo politico che altro non e' poi, se non la traslazione dell'ideale religioso cristiano nel Nuovo ordine propagato dalle piu' importanti rivoluzioni del mondo moderno; e queste sono, nell'ordine, la Rivoluzione industriale, la Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione bolscevica. Tutte rivoluzioni che trovano origine nel pensiero massonico. Ma la Massoneria non fu proprio il motore di tutti i nazionalismi mondiali? Almeno, e' questo che una volta ci insegnavano alle Scuole elementari... E allora, come mai ora il nazionalismo viene avversato proprio da quegli ambienti massonici che lo hanno concretamente realizzato? E come non vedere che le due principali filosofie politiche: quella liberale e quella socialista, nascono anch'esse dagli ideali massonici di fratellanza universale? E' questo un drastico cambiamento ideologico, oppure esiste un'oscura continuita' nell'azione di queste forze? E qui siamo appunto nel "complottismo", dato che tutti sanno come il "mondo libero" sia nato da se', da una naturale evoluzione umana: il progresso. Nessuno ha mai tramato nell'ombra per realizzarlo.
Ma la Carboneria, i Moti mazziniani etc. sono realmente avvenuti o me li sono sognati? Con quale imputazione Silvio Pellico e' stato condannato alla detenzione nel duro carcere di Spielberg? Faccio una rapida ricerca e scopro cosi' l'acqua calda: i patrioti risorgimentali venivano incarcerati in quanto "complottisti" e impiccati in quanto "terroristi". Quindi, nulla di nuovo sotto il sole. Bene: allora come "complottista" sono in ottima e numerosa compagnia. Spero solo che la "naturale evoluzione" del "mondo libero", fra qualche tempo, non mi faccia ritrovare graziosamente tra i "terroristi". O peggio ancora.
Convinto com'ero di vivere nel "mondo libero" - a favore del quale ho dedicato qualche annetto delle mia inutile vita - ho accolto con sollievo la scomparsa della cara vecchia Unione sovietica, ma la nascita dell'Unione europea non riuscivo a spiegarmela ricorrendo ai lumi dell'armamentario ideologico democratico; mentre purtroppo me la spiego benissimo utilizzando l'attrezzatura ideologica comunista. Comunque, niente paura: se l'URSS non c'e' piu', chi potrebbe mai desiderare che l'Europa, o il mondo, divenga comunista?
Ma qui la saggezza popolare - nella fattispecie quella anglosassone - mi soccorre: "a rose by any other name would smell as sweet". Questo antico adagio suggerisce un'ipotesi di soluzione al mio tormentoso problema; e senza alcun bisogno di ricorrere ai lumi di Machiavelli o Hegel. Pertanto, un umile consiglio a chi soffrisse del mio stesso disturbo: non fidatevi delle etichette: guardate piuttosto a chi le ha inventate.
Ed ecco infatti la prima crepa nell'ideologia della "liberazione" post IIa GM: possibile che la responsabilita' della deflagrazione del conflitto possa essere interamente, ed esclusivamente, imputata al "male assoluto" del "nazifascismo" senza che fatti come una crisi economica planetaria vi vengano mai connessi nemmeno di sfuggita? La Germania voleva "conquistare il mondo", si sa, ma questo "mondo libero" non era gia' per 4/5 sotto il dominio britannico? Che una eventuale egemonia tedesca possa essere considerata un evento negativo a priori, andrebbe dimostrato. Qualcosa mi dice che il "mondo" ha poche possibilita' di rimanere "libero" tanto sotto gli inglesi quanto sotto i tedeschi. O si tratta di una "liberta' condizionata"? E questo, sia detto senza volere scadere nel comico considerando che l'URSS avesse mai potuto "liberare" i popoli quanto i sopraddetti... ma, secondo lo stesso ragionamento, nemmeno gli USA, ne' tantomeno la UE potrebbero "liberare" alcunche'. Ammetto dunque il mio pregiudizio nei confronti di ogni sigla che inizi con la lettera "U". Mi dichiaro colpevole fin da ora, cosi' la facciamo finita con i processi alle intenzioni che inevitabilmente seguiranno queste mie povere considerazioni.
Ma torniamo, tristemente, "a bomba". Nei libri di storia si poteva leggere, fino a qualche tempo fa, che le cause dello scoppio della IIa GM vanno quasi tutte ricercate a Versailles. Ipotesi ragionevolissima, anche se, a mio parere, un po' riduttiva. Non e' proprio possibile esaminare la storia con maggiore visione prospettica, o e' indispensabile il considerare ogni decennio come un microcosmo a se' stante? Piu' recentemente gli storici sembrano tutti concordi nell'attribuire ai nazionalismi europei la responsabilita' dei disastri delle due guerre mondiali. Dunque: via il nazionalismo e largo alla pace perpetua universale... ma questo non era anche la base del pensiero internazionalista di K. Marx? Anche... infatti e' un pensiero che precede l'elaborazione marxiana, almeno dalla nascita dell'universalismo politico che altro non e' poi, se non la traslazione dell'ideale religioso cristiano nel Nuovo ordine propagato dalle piu' importanti rivoluzioni del mondo moderno; e queste sono, nell'ordine, la Rivoluzione industriale, la Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione bolscevica. Tutte rivoluzioni che trovano origine nel pensiero massonico. Ma la Massoneria non fu proprio il motore di tutti i nazionalismi mondiali? Almeno, e' questo che una volta ci insegnavano alle Scuole elementari... E allora, come mai ora il nazionalismo viene avversato proprio da quegli ambienti massonici che lo hanno concretamente realizzato? E come non vedere che le due principali filosofie politiche: quella liberale e quella socialista, nascono anch'esse dagli ideali massonici di fratellanza universale? E' questo un drastico cambiamento ideologico, oppure esiste un'oscura continuita' nell'azione di queste forze? E qui siamo appunto nel "complottismo", dato che tutti sanno come il "mondo libero" sia nato da se', da una naturale evoluzione umana: il progresso. Nessuno ha mai tramato nell'ombra per realizzarlo.
Ma la Carboneria, i Moti mazziniani etc. sono realmente avvenuti o me li sono sognati? Con quale imputazione Silvio Pellico e' stato condannato alla detenzione nel duro carcere di Spielberg? Faccio una rapida ricerca e scopro cosi' l'acqua calda: i patrioti risorgimentali venivano incarcerati in quanto "complottisti" e impiccati in quanto "terroristi". Quindi, nulla di nuovo sotto il sole. Bene: allora come "complottista" sono in ottima e numerosa compagnia. Spero solo che la "naturale evoluzione" del "mondo libero", fra qualche tempo, non mi faccia ritrovare graziosamente tra i "terroristi". O peggio ancora.
Convinto com'ero di vivere nel "mondo libero" - a favore del quale ho dedicato qualche annetto delle mia inutile vita - ho accolto con sollievo la scomparsa della cara vecchia Unione sovietica, ma la nascita dell'Unione europea non riuscivo a spiegarmela ricorrendo ai lumi dell'armamentario ideologico democratico; mentre purtroppo me la spiego benissimo utilizzando l'attrezzatura ideologica comunista. Comunque, niente paura: se l'URSS non c'e' piu', chi potrebbe mai desiderare che l'Europa, o il mondo, divenga comunista?
Ma qui la saggezza popolare - nella fattispecie quella anglosassone - mi soccorre: "a rose by any other name would smell as sweet". Questo antico adagio suggerisce un'ipotesi di soluzione al mio tormentoso problema; e senza alcun bisogno di ricorrere ai lumi di Machiavelli o Hegel. Pertanto, un umile consiglio a chi soffrisse del mio stesso disturbo: non fidatevi delle etichette: guardate piuttosto a chi le ha inventate.
19 novembre 2008
Al Zawahiri e il Mondo libero
Me li sono guardati tutti. Dal 2001 ad oggi non mi sono perso un solo messaggio di "al Qaeda". Bin Laden, poi ancora bin Laden, poi al Zawahiri, poi il fu al Zarkawi, poi di nuovo il fu bin Laden (Benazir Buhtto riferi' che questi era stato ucciso da un agente dell'ISI pachistano, prima di essere uccisa a sua volta), poi ancora al Zawahiri... La domanda che mi sono sempre posto era piu' o meno la seguente: ma come e' possibile che le minacce profferite da questi figuri vengano trasmesse in mondovisione? Certo, c'e' al Jazeera, ci sono gli "Stati canaglia", c'e' la "liberta' d'informazione", ma non ho mai visto in TV un proclama di Toto' Riina. E' questo un caso di discriminazione che il capomafia (o i suoi eredi) potrebbe certo sollevare nelle sedi opportune.
Visto e considerato che se i capi del terrorismo internazionale registrano messaggi e' assai probabile che desiderino la loro diffusione, quale ruolo ha la "libera informazione"? E' cosi' libera e potente da poter mettere in pericolo la sicurezza di Stati tra i piu' importanti al mondo solo per incrementare l'audience? Sono domande sciocche: ne convengo. E' lecito che se le pongano persone che non conoscono come funzionano i giochi di prestigio ad alto livello, ma chi ne avesse una pur vaga idea e, nonostante cio', credesse a queste fole andrebbe sottoposto ad accurata analisi medico-psichiatrica.
E questo e' stato appunto il mio caso. Ammetto di essere stato un caso psichiatrico. Con l'aggravante di avere un'esperienza tale da non consentirmi di ragionare in termini cosi' semplici. Ma in casi come questi si fa piu' appello alla fede che non alla ragione. Ci si sente tutti minacciati: si deve fare blocco. Lo diceva Bush, lo dice Obama e l'ha detto, a suo tempo, anche Mussolini: credere, obbedire, combattere. Nessun tentennamento disfattista. Io ti indico il Nemico e tu devi regolarti di conseguenza.
A questo punto ci ha portato il "mondo libero". A rivalutare il Fascismo. Allora si pone un nuovo quesito: "credere, obbedire, combattere" per la Democrazia e' meglio che non farlo per il Totalitarismo? Meglio ancora: e' diverso? E qui si finisce inevitabilmente per calpestare gli escrementi delle vacche di Hegel, disseminati sul campo nella sua buia notte ormai proverbiale.
Chi si professa "liberale" non rinuncia ad usare del proprio raziocinio. Anche Marx raccomandava di sottoporre ogni avvenimento a severa critica, per cui nemmeno un comunista avrebbe dovuto mettere il cervello all'ammasso. Ahime', la storia ci ha mostrato come i comunisti siano stati tra i piu' retrivi fideisti; ora ci dimostra che anche i liberali non si comportano molto diversamente. Non si crede ad un fatto perche' lo si e' passato al vaglio della ragione; lo si fa perche' si e' in guerra. Perche' l'obbiettivo e' sempre la "vittoria finale": che si stia sul Carso, alla cancelleria di Berlino, a Kabul o a vattelapesca, vale sempre il mussoliniano "Vincere, e vinceremo".
Si potrebbe dire, con un aggettivo spesso usato a sproposito, che e' una questione "relativa". Che ognuno vuole legittimamente vincere la sua guerra. Certo, ma cio' implica la pari legittimita' di tutti i belligeranti. Non si puo' asserire che questi o quelli sono il Male a prescindere se poi ci si comporta allo stesso modo. La Legge morale va anche applicata, non solo enunciata. Altrimenti si perde in credibilita'.
E questo e' proprio cio' che sta avvenendo agli USA a 60 anni dalla fine della IIa GM ed a 20 dalla fine della Guerra fredda. Hanno persa la credibilita' internazionale. Per uno "Stato guida" il perdere in credibilita' equivale ad un fallimento totale dell'ideale che ne ha guidate le azioni. Molto peggio che non il perdere una guerra. Nemmeno l'URSS ha perso in modo cosi' totale.
E adesso diremo il perche'. Perche' e' vero solo in parte che i media perseguano esclusivamente fini di lucro. Perche' gli azionisti che compartecipano, ad esempio, media come Fox e CNN sono gli stessi che finanziano le campagne presidenziali; quelli che scelgono davvero la "squadra" di governo. Perche' questi stessi azionisti sono presenti nelle banche d'affari e nelle grandi industrie che giocano il big game. Non e' nemmeno pensabile che pochi soggetti lascino alla "mano invisibile" la propria sorte. E, di fatto, questo non accade mai.
Pertanto, se al Zawahiri ci gratifica delle sue apparizioni in TV con barbone e turbante, non e' merce' il "libero mercato". Ne' piu' e ne' meno di come non e' merce' il "libero mercato" che sta avvenendo l'attuale sconquasso finanziario. Quello che, ci viene spiegato dalla "libera informazione", come l'esito finale delle azioni di "irresponsabili" a lungo protratte nel tempo.
Noi vediamo cio' che ci viene fatto vedere. Noi crediamo a cio' che ci viene detto di credere. Noi combattiamo il Nemico che ci viene indicato. E' dura da digerire per chi ancora crede di vivere nel "mondo libero".
Visto e considerato che se i capi del terrorismo internazionale registrano messaggi e' assai probabile che desiderino la loro diffusione, quale ruolo ha la "libera informazione"? E' cosi' libera e potente da poter mettere in pericolo la sicurezza di Stati tra i piu' importanti al mondo solo per incrementare l'audience? Sono domande sciocche: ne convengo. E' lecito che se le pongano persone che non conoscono come funzionano i giochi di prestigio ad alto livello, ma chi ne avesse una pur vaga idea e, nonostante cio', credesse a queste fole andrebbe sottoposto ad accurata analisi medico-psichiatrica.
E questo e' stato appunto il mio caso. Ammetto di essere stato un caso psichiatrico. Con l'aggravante di avere un'esperienza tale da non consentirmi di ragionare in termini cosi' semplici. Ma in casi come questi si fa piu' appello alla fede che non alla ragione. Ci si sente tutti minacciati: si deve fare blocco. Lo diceva Bush, lo dice Obama e l'ha detto, a suo tempo, anche Mussolini: credere, obbedire, combattere. Nessun tentennamento disfattista. Io ti indico il Nemico e tu devi regolarti di conseguenza.
A questo punto ci ha portato il "mondo libero". A rivalutare il Fascismo. Allora si pone un nuovo quesito: "credere, obbedire, combattere" per la Democrazia e' meglio che non farlo per il Totalitarismo? Meglio ancora: e' diverso? E qui si finisce inevitabilmente per calpestare gli escrementi delle vacche di Hegel, disseminati sul campo nella sua buia notte ormai proverbiale.
Chi si professa "liberale" non rinuncia ad usare del proprio raziocinio. Anche Marx raccomandava di sottoporre ogni avvenimento a severa critica, per cui nemmeno un comunista avrebbe dovuto mettere il cervello all'ammasso. Ahime', la storia ci ha mostrato come i comunisti siano stati tra i piu' retrivi fideisti; ora ci dimostra che anche i liberali non si comportano molto diversamente. Non si crede ad un fatto perche' lo si e' passato al vaglio della ragione; lo si fa perche' si e' in guerra. Perche' l'obbiettivo e' sempre la "vittoria finale": che si stia sul Carso, alla cancelleria di Berlino, a Kabul o a vattelapesca, vale sempre il mussoliniano "Vincere, e vinceremo".
Si potrebbe dire, con un aggettivo spesso usato a sproposito, che e' una questione "relativa". Che ognuno vuole legittimamente vincere la sua guerra. Certo, ma cio' implica la pari legittimita' di tutti i belligeranti. Non si puo' asserire che questi o quelli sono il Male a prescindere se poi ci si comporta allo stesso modo. La Legge morale va anche applicata, non solo enunciata. Altrimenti si perde in credibilita'.
E questo e' proprio cio' che sta avvenendo agli USA a 60 anni dalla fine della IIa GM ed a 20 dalla fine della Guerra fredda. Hanno persa la credibilita' internazionale. Per uno "Stato guida" il perdere in credibilita' equivale ad un fallimento totale dell'ideale che ne ha guidate le azioni. Molto peggio che non il perdere una guerra. Nemmeno l'URSS ha perso in modo cosi' totale.
E adesso diremo il perche'. Perche' e' vero solo in parte che i media perseguano esclusivamente fini di lucro. Perche' gli azionisti che compartecipano, ad esempio, media come Fox e CNN sono gli stessi che finanziano le campagne presidenziali; quelli che scelgono davvero la "squadra" di governo. Perche' questi stessi azionisti sono presenti nelle banche d'affari e nelle grandi industrie che giocano il big game. Non e' nemmeno pensabile che pochi soggetti lascino alla "mano invisibile" la propria sorte. E, di fatto, questo non accade mai.
Pertanto, se al Zawahiri ci gratifica delle sue apparizioni in TV con barbone e turbante, non e' merce' il "libero mercato". Ne' piu' e ne' meno di come non e' merce' il "libero mercato" che sta avvenendo l'attuale sconquasso finanziario. Quello che, ci viene spiegato dalla "libera informazione", come l'esito finale delle azioni di "irresponsabili" a lungo protratte nel tempo.
Noi vediamo cio' che ci viene fatto vedere. Noi crediamo a cio' che ci viene detto di credere. Noi combattiamo il Nemico che ci viene indicato. E' dura da digerire per chi ancora crede di vivere nel "mondo libero".
31 ottobre 2008
Ieri accadde: La metafora di Orson Wells
Quando - il 30 ottobre 1938 - la CBS mando' in onda "La guerra dei mondi", le "masse" credettero davvero che fossero sbarcati gli extraterrestri. Solo pochi misero in relazione il fatto con la vigilia della festa di Halloween (una specie di pesce d'aprile anglosassone); pochissimi, invece, interpretarono l'evento come un esperimento su larga scala per saggiare la potenza del mezzo radiofonico, attuato in vista dell'entrata in guerra degli USA. Pearl Harbor avvenne tre anni dopo, come si sa (7 dicembre 1941), e la crisi europea non era ancora giunta a maturazione. Eppure, molti analisti si sono detti convinti del fatto che gli USA stavano gia' preparando alla guerra la propria opinione pubblica. E poi si sproloquia sulla potenza della propaganda di Goebbels nella Germania nazista...
L'azzardo di Wells e' stato studiato in tutti i modi possibili dagli esperti della comunicazione di massa. Il risultato, pressoche' unanime, di questo grande consulto virtuale, fu piu' o meno il seguente: il mezzo radiofonico e' potente ed autorevole in se' e per se'. Cio' che viene trasmesso dai nuovi mezzi di comunicazione e' molto piu' efficace di cio' che viene scritto sui giornali, dato che la percentuale di chi crede ciecamente in essi e' molto piu' alta: vicina all'80%. In una democrazia parlamentare si tratterebbe dell'uovo di colombo per ottenere maggioranze dal consenso amplissimo. Resta il fatto che si e' dibattuto pochissimo su di una questione apparentemente marginale: gia', ma la democrazia cosa ne pensa?
Passi che un qualsiasi totalitarismo decida di usare questi mezzi nel modo piu' spregiudicato... del resto, e' o non e' "Male assoluto"? Ma il suo antagonista: il "Bene assoluto" puo' fare altrettanto senza perdere la sua prima prerogativa?
Nota bene che non siamo ancora nella "civilta' dell'immagine". Con il consolidamento di questa, la percentuale del consenso cresce ulteriormente. E, al solito, la democrazia non e' stata interpellata.
Ci si spende ormai abitualmente su inutili e oziosi interrogativi, del tipo: cosa ne pensate dei matrimoni gay? Ma l'unica domanda centrale viene costantemente evitata.
Giudicate la comunicazione di massa compatibile con i valori democratici?
In effetti se, la potenza di mezzi simili, e' riuscita a far credere ad un numero enorme di persone che gli alieni si apprestassero ad invadere la Terra...
Obiezione: ma ora c'e' il pluralismo delle fonti.
Risposta: Davvero?
L'azzardo di Wells e' stato studiato in tutti i modi possibili dagli esperti della comunicazione di massa. Il risultato, pressoche' unanime, di questo grande consulto virtuale, fu piu' o meno il seguente: il mezzo radiofonico e' potente ed autorevole in se' e per se'. Cio' che viene trasmesso dai nuovi mezzi di comunicazione e' molto piu' efficace di cio' che viene scritto sui giornali, dato che la percentuale di chi crede ciecamente in essi e' molto piu' alta: vicina all'80%. In una democrazia parlamentare si tratterebbe dell'uovo di colombo per ottenere maggioranze dal consenso amplissimo. Resta il fatto che si e' dibattuto pochissimo su di una questione apparentemente marginale: gia', ma la democrazia cosa ne pensa?
Passi che un qualsiasi totalitarismo decida di usare questi mezzi nel modo piu' spregiudicato... del resto, e' o non e' "Male assoluto"? Ma il suo antagonista: il "Bene assoluto" puo' fare altrettanto senza perdere la sua prima prerogativa?
Nota bene che non siamo ancora nella "civilta' dell'immagine". Con il consolidamento di questa, la percentuale del consenso cresce ulteriormente. E, al solito, la democrazia non e' stata interpellata.
Ci si spende ormai abitualmente su inutili e oziosi interrogativi, del tipo: cosa ne pensate dei matrimoni gay? Ma l'unica domanda centrale viene costantemente evitata.
Giudicate la comunicazione di massa compatibile con i valori democratici?
In effetti se, la potenza di mezzi simili, e' riuscita a far credere ad un numero enorme di persone che gli alieni si apprestassero ad invadere la Terra...
Obiezione: ma ora c'e' il pluralismo delle fonti.
Risposta: Davvero?
19 ottobre 2008
Spot the difference
Le ragioni per cui si emigra in Australia sono le stesse per cui si emigra in Italia?


(l'Italia e' circa 25 volte piu' piccola dell'Australia)
Manuale del piccolo xenofobo (a puntate)
Glossario
"No agli immigrati" Significa che nessuno straniero puo' mettere piede sul (ex) sacro suolo nazionale? Ovviamente no. Significa che gli immigrati gia' presenti in Italia sono troppi; e significa che la comune percezione del significato di "regolamentazione dei flussi migratori", va nel senso (pessimistico) secondo il quale, ben lungi dal ridurlo, tale provvedimento amministrativo incrementera' tale numero.
"rinascita di razzismo e xenofobia" Significa che gli autoctoni italiani danno la caccia agli stranieri per le strade? Ovviamente no. Non si tratta di un virus improvvisamente diffuso dai nuovi untori, "propalatori di odio", in comunita' che prima si ritenevano omogenee. Non e' l'istinto ancestrale che si attiva senza alcuna ragione scatenante. E' la criminalizzazione del pensiero di chi ritiene che l'immigrazione gestita dalle entita' globaliste abbia un impatto negativo sulle rispettive comunita' nazionali. E' un fenomeno estremo di reazione ad un cambiamento imposto con la forza.
Update
L'amico Aldo di http://www.oilcrash.com/ mi segnala quanto segue:
Ciao Pseudo. Volevo darti una "tiratina d'orecchi" (bonaria, per la carità!) per quei 57.888.888 abitanti che attribuisci all'Italia. Ti comunico che abbiamo ormai sfondato la soglia dei 60.000.000, in ulteriore crescita.
Per maggior precisione, l'ISTAT segnala, al 31/12/2007, una popolazione ufficiale di 59.619.290. Considerando che nell'ultimo anno la crescita è stata di circa 488.000 persone e presupponendo invariato il dato anche per il 2008, si può tranquillamente effettuare una proiezione al 30/09/2008 di 59.988.300 abitanti (verifica i conti, se vuoi). Aggiungi una quantità imprecisata di clandestini/illegali/irregolari (imprecisata ma sicuramente superiore alle 12.000 unità che mancano al dato ufficiale per superare la soglia dei 60 milioni) ed il gioco è fatto: i 60 milioni sono stati superati DI SICURO e si possono in tutta prudenza indicare come dato CERTO.
Inutile dire che oltre 60 milioni non sono 58 scarsi, per cui anche la densità di popolazione è da rivedere: non è più di 192 abitanti per km2, ma ha superato i 199. Non oso, almeno per ora, rifare i conti del terreno agricolo produttivo pro-capite (ricordi il conteggio alla rovescia avviato su http://www.oilcrash.com/italia/italia_a.htm ?).
Che dici, vale la pena aggiungere due parole al tuo post, alla luce dei numeri che ti ho segnalato (e che ti invito a verificare in prima persona su http://demo.istat.it/ ?
Risposta del sauro:
Hai perfettamente ragione. Ho letto lo studio da te citato (purtroppo). Ho semplicemente fatta un'immagine di cio' che riporta online Global Geografia. Da una piu' attenta analisi risulta che i dati esposti sono piu' vecchi di 7 anni fa; il che, per un web, e' proprio cosa che sta a mezza strada tra l'incuria e la disinformazione. A mia parziale discolpa, rimane solo l'intento di presentare la proporzione tra Australia e Italia che, mi pare, e' comunque significativa, considerato che la popolazione dell'intera Australia e' quasi un terzo di quella dell'Italia, a fronte di un territorio 25 volte piu' grande, oltre che molto meno montuoso.


(l'Italia e' circa 25 volte piu' piccola dell'Australia)
Manuale del piccolo xenofobo (a puntate)
Glossario
"No agli immigrati" Significa che nessuno straniero puo' mettere piede sul (ex) sacro suolo nazionale? Ovviamente no. Significa che gli immigrati gia' presenti in Italia sono troppi; e significa che la comune percezione del significato di "regolamentazione dei flussi migratori", va nel senso (pessimistico) secondo il quale, ben lungi dal ridurlo, tale provvedimento amministrativo incrementera' tale numero.
"rinascita di razzismo e xenofobia" Significa che gli autoctoni italiani danno la caccia agli stranieri per le strade? Ovviamente no. Non si tratta di un virus improvvisamente diffuso dai nuovi untori, "propalatori di odio", in comunita' che prima si ritenevano omogenee. Non e' l'istinto ancestrale che si attiva senza alcuna ragione scatenante. E' la criminalizzazione del pensiero di chi ritiene che l'immigrazione gestita dalle entita' globaliste abbia un impatto negativo sulle rispettive comunita' nazionali. E' un fenomeno estremo di reazione ad un cambiamento imposto con la forza.
Update
L'amico Aldo di http://www.oilcrash.com/ mi segnala quanto segue:
Ciao Pseudo. Volevo darti una "tiratina d'orecchi" (bonaria, per la carità!) per quei 57.888.888 abitanti che attribuisci all'Italia. Ti comunico che abbiamo ormai sfondato la soglia dei 60.000.000, in ulteriore crescita.
Per maggior precisione, l'ISTAT segnala, al 31/12/2007, una popolazione ufficiale di 59.619.290. Considerando che nell'ultimo anno la crescita è stata di circa 488.000 persone e presupponendo invariato il dato anche per il 2008, si può tranquillamente effettuare una proiezione al 30/09/2008 di 59.988.300 abitanti (verifica i conti, se vuoi). Aggiungi una quantità imprecisata di clandestini/illegali/
Inutile dire che oltre 60 milioni non sono 58 scarsi, per cui anche la densità di popolazione è da rivedere: non è più di 192 abitanti per km2, ma ha superato i 199. Non oso, almeno per ora, rifare i conti del terreno agricolo produttivo pro-capite (ricordi il conteggio alla rovescia avviato su http://www.oilcrash.com/
Che dici, vale la pena aggiungere due parole al tuo post, alla luce dei numeri che ti ho segnalato (e che ti invito a verificare in prima persona su http://demo.istat.it/ ?
Risposta del sauro:
Hai perfettamente ragione. Ho letto lo studio da te citato (purtroppo). Ho semplicemente fatta un'immagine di cio' che riporta online Global Geografia. Da una piu' attenta analisi risulta che i dati esposti sono piu' vecchi di 7 anni fa; il che, per un web, e' proprio cosa che sta a mezza strada tra l'incuria e la disinformazione. A mia parziale discolpa, rimane solo l'intento di presentare la proporzione tra Australia e Italia che, mi pare, e' comunque significativa, considerato che la popolazione dell'intera Australia e' quasi un terzo di quella dell'Italia, a fronte di un territorio 25 volte piu' grande, oltre che molto meno montuoso.
Iscriviti a:
Post (Atom)


