Countdown to 01/01/2012

Lo strillo del sauro

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03 luglio 2009

Farsi "migranti" per sopravvivere alla globalizzazione

Nel cosiddetto Pacchetto sicurezza, passato ieri alle Camere, l'attuale governo introduce - tra l'altro - il reato di "clandestinita'" nell'ordinamento giuridico penale dello Stato italiano.
L' accoglienza della legge da parte delle sinistre politiche non e' stata molto diversa da quella che - si dice - gli xenofobi usano riservare agli stranieri: si va dall'evocazione delle leggi razziali della sinistra estrema, fino agli anatemi religiosi di quella cattolica, passando per le accuse fumose - almeno quanto la loro attuale identita' politica - dei "moderati" ex comunisti.

Come al solito, ci troviamo di fronte ad una malafede pressoche' universale: malafede veicolata dalla solita e ormai noiosa "guerra delle parole" combattuta su scala mondiale. Invece di dire "immigrazione illegale" si dice "immigrazione clandestina" e poi si semplifica con "clandestinita'", non prima di aver conferito al termine un'aura di eroismo, beninteso. Il clandestino non e' piu' un delinquente; e' il santo, la vittima, il martire, di un mondo che rifiuta il "progresso". Insomma: e' una specie di partigiano in lotta contro i fascismi nazionali. Sempre la solita solfa dopo 70 anni.

L'immigrazione illegale e sempre stata considerata reato in tutte le giurisdizioni degli Stati del mondo (USA compresi); e questo per il semplice motivo che in base all' Autodeterminazione dei popoli - prima fonte della Sovranita' - e' la volonta' popolare a prevalere sulle ubbie umanitarie mondialiste. Altrimenti potremmo anche fare a meno di andare a votare o, meglio, delegare in outsourcing a qualche milione di cinesi tale diritto/dovere; non foss'altro per evitare le seccature che se ne ricavano merce' queste interpretazioni fantasiose degli pseudo-diritti-naturali.

Tralascio qui di trattare delle teorie filosofiche che vanno sotto il nome di Giuspositivismo e Giusnaturalismo il cui conflitto e' all'origine della confusione giuridica attuale indotta dalla globalizzazione economica. Mi limito solo a sottolineare come la filosofia dei "Diritti umani" di origine massonica - che tramite le Nazioni Unite e' stata "recepita" in quasi tutti gli stati occidentali - e' proprio quell'elemento estraneo alle Costituzioni nazionali che favorisce l'esproprio degli Stati nazione; esproprio giustificato da una "morale universale" che la moda corrente vuole essere superiore alla volonta' popolare, tanto da giustificare una serie interminabile di "guerre umanitarie" che si susseguono dalla fine dell'ultimo conflitto che abbiamo sempre chiamato (guarda un po' il caso) "mondiale".

Nei fatti, questa visione morale unilaterale finisce per annullare gli Stati nazione e con essi Autodeterminazione, Sovranita' e, infine, la pur sacralizzata "democrazia". I totalitarismi nazionali sono stati - e sono tutt'ora - eliminati per instaurare un totalitarismo mondiale, altro che "esportazioni democratiche"... Cade cosi' il tabu fondante del mondo uscito dalle due guerre europee: il primato della liberal-democrazia sul totalitarismo. Il passo successivo - ancorche' inevitabile - finisce per essere la rilettura di tutta la Storia moderna alla luce di una nuova consapevolezza; la consapevolezza di essere stati ingannati.

Un esempio terra terra della declinazione di questi "diritti" su scala minima, puo' essere rappresentato da quella famiglia che, vivendo in una casa costruita su di un piccolo territorio che le fornisce il sostentamento attraverso l'agricoltura e la pastorizia, si trova da un giorno all'altro costretta ad accogliere chiunque; con il risultato che la proprieta' privata viene di fatto abolita, i diritti naturali dei suoi membri conculcati e le risorse alimentari depredate.

L'esproprio comunista ha trovato nel Soviet un'identica declinazione, ma, se possibile, oggi e' anche peggio; infatti non si tratta piu' della vecchia "lotta di classe", ma di stanzialita' contro nomadismo. E' la moderna declinazione del mussoliniano "chi si ferma e' perduto".

Chi vuole sopravvivere nel "mondo libero" deve farsi "migrante" per forza. "Lascia tutto e seguimi" diceva il Cristo, ma allora era ancora possibile scegliere tra santita' e vita civile. Ora che Dio e' morto e' divenuto obbligatorio.

12 maggio 2009

Global news

Il progresso non si arresta di fronte a nulla. La specie canina diviene finalmente razza, grazie ad una provvidenziale iniziativa intrapresa dalle Nazioni Unite. 

Considerato il grande successo dello stesso esperimento svolto dal Governo Mondiale sui paguri bernardi e le oloturie, gli Illuminati hanno deciso di estenderlo ad alcuni mammiferi terrestri, nella prospettiva di proseguire in un non lontano futuro con tutti gli esseri viventi, compresi i vegetali.

Da oggi sara' dunque vietato chiamare pechinese un pechinese, mastino napoletano un mastino napoletano e, men che meno, doberman un doberman o peggio ancora, pastore tedesco un pastore tedesco (ex razza prediletta da Adolf Hitler). 

Saranno istituite pene severissime per i contravventori del nuovo democratico provvedimento, onde scoraggiare la xenofobia canina.

Saranno dapprima incoraggiate le unioni tra gli ex chiwawa e gli ex alani, onde superare definitivamente la discriminazione tra le ex razze.

Al fine di facilitare l'operazione (che diverra' quanto prima obbligatoria), si provvedera' a ridurre il pene dei maschi ex alani, ingrandire quello degli ex chiwawa e, per converso, ridurre la vagina delle femmine degli ex alani e ingrandire le vagine degli ex chiwawa.

Ai maschi degli ex chiwawa, il Governo Mondiale fornira' gratuitamente un apposito sgabellopolivalente  anti-discriminazione, onde possano con piu' facilita' raggiungere le terga delle femmine degli ex alani. La stessa geniale invenzione potra' essere utilizzata per collocarvi sopra le femmine degli ex chiwawa.

Alternativamente, ai maschi degli ex alani verranno appositamente accorciate le zampe e allungate ai maschi ex chiwawa per evidenti motivi di reciprocita'.

A causa della forse eccessiva macchinosita' degli interventi sopraddetti, il Governo Mondiale prendera' in considerazione di istituire il divieto assoluto di copula tradizionale che sara', presumibilmente, sostituita con la fecondazione in vitro.

In tal caso, la modalita' riproduttiva tradizionale verra' interdetta anche  a tutte le altre ex razze, onde non ingenerare discriminazioni intercanine.

Quando mai fosse scelta la seconda modalita' illustrata sopra, verra' promossa la masturbazione non funzionale e prescritto l'abbattimento immediato degli esemplari renitenti.

Appositi porno casting canini, verranno allestiti all'uopo.

02 marzo 2009

A ognuno il suo genocidio (e il suo debito)

Il regime universalista instauratosi dopo la fine della IIa GM ha creato un problema. Uno dei tanti, per altro. La continua messa in discussione del passato e la rincorsa dei popoli al ruolo di vittime collettive. Preferibilmente, vittime dei regimi fascisti o affini, essendo quelle dei regimi comunisti ideologicamente dispensate da ogni revisione oltre che indegne di umana pieta'. Ad ogni volta che si tenta di commemorare le vittime del Soviet ci si scontra regolarmente con vari, piu' o meno numerosi, gruppi sedicenti "antifascisti". Come se il valore della vita umana fosse una variabile dipendente dell'ideologia imperante. Ci siamo addormentati in un mondo improntato a ideali come "liberta'" e "democrazia" ed ora ci risvegliamo in un totalitarismo planetario; ma, a ben vedere, l'Antifascismo e' proprio questo: un Fascismo all'incontrario che usa di schermi verbali come "democrazia" per mascherare la sua vera essenza ormai sempre piu' evidente a chi voglia davvero vederla.

L'affermare il proprio popolo essere stato vittima di genocidio, funziona oggi come ai tempi del Soviet il rivendicare la propria appartenenza all'elite rivoluzionaria. E' un elemento di aggregazione su base ideologica: quasi una dichiarazione di fede nell'enunciato massonico dei Diritti Umani Universali. E pazienza se questa solerzia rivoluzionaria riapre a raffica contenziosi storici che un tempo la previdente saggezza popolare cercava di consegnare all'oblio dopo ogni conflitto. Ora bisogna "chiedere perdono" per conto dei nostri padri; anche se questi non avessero avuto nulla da farsi perdonare. E' questo un debito perenne che si configura in una responsabilita' collettiva degna dell'inferno dantesco. Quella stessa responsabilita' collettiva che ha inchiodato, ad esempio, il popolo tedesco ad un destino di eterno debitore. L'autoproclamarsi vittime di genocidio serve dunque anche a mitigare la propria posizione debitoria, oltreche' a trovare un debitore da legare a se' tramite il senso di colpa. Ma cio' che ha funzionato con gli ebrei sembra non funzionare con gli altri popoli. Tutti i genocidi, veri o presunti, dopo quello ebraico, possono essere discussi; a maggior ragione se non addebitabili ai fascisti. Nei rari casi che lo sterminio in oggetto sia inequivocabilmente attribuibile ai comunisti si ricorre ad uno dei tanti artifici logici tipici dell'Antifascismo. E qui le etichette si sprecano; ne cito la piu' demenziale fra tutte: "fascismo rosso".

Primo criterio per stabilire l'importanza di un genocidio e' la sua consistenza numerica: i 6 milioni di ebrei uccisi la vincono su tutti. Poi viene la ferocia con cui il genocidio e' stato perpetrato; e si sa che la ferocia del "male assoluto" non e' minimamente paragonabile a quella del "liberatore": rosso o bianco ch'esso sia. Nonostante il Comunismo non goda piu' del consenso delle masse, e' innegabile che sia ancora parte dell'Antifascismo. Diciamo pure che e' un "male relativo", come ebbe a dire, autorevolmente, lo stesso Papa Giovanni Paolo II; il che servirebbe anche a capire perche' ad un processo di Norimberga non ne segui' uno di Mosca. Alcuni popoli non amano sedersi sul banco degli imputati: preferiscono il ruolo di giudice e, di quando in quando, anche quello di boia. Del resto, l'antisemitismo politico inizio' a Norimberga e fini' a Norimberga, il che dovrebbe chiarire di quale pasta fosse stato in realta' il II° conflitto mondiale. En passant, osservate anche con quale singolare ricorrenza il termine "mondiale" caratterizzi tutto il Novecento. Evidentemente si tratta di un destino dal quale non si puo' sfuggire. Un destino "inevitabile", come si vuole che siano tanti altri fenomeni oggigiorno al fine di limitare al minimo l'opposizione agli stessi. Una volta si diceva "la rivoluzione e' come il vento". Dire che e' "inevitabile" e' un modo sintetico per esprimere lo stesso concetto.

Considerato che i fascismi sono obbligatoriamente (per legge) gli autori dei piu' efferati genocidi, non sara' inutile ricordare l'origine del termine "Antifascismo" per capirne meglio il significato. Esso fu coniato dall'ebraismo internazionale, che era considerato il motore ideologico, finanziario e militare di ogni movimento eversivo fino dalla Rivoluzione francese; quindi anche del movimento socialista bolscevico. Questa, per altro, lapalissiana considerazione, suffragata da una sovrabbondante documentazione (e non alludo ai Protocolli dei Savi di Sion), viene opportunamente collocata fuori da ogni analisi storica, per motivi di ortodossia ideologica che oggi rasenterebbero la comicita', se i rischi che corrono i suoi critici non fossero maledettamente seri; seri, ancorche' poco differenti da quelli imposti dal fu (?) regime sovietico. Quanto alla similitudine tra i due sistemi repressivi, a parere di chi scrive, non ci si dovrebbe tanto interrogare sulla forma ideologica intrinseca al regime, quanto sull'identita' di chi ha diretto il Soviet prima e la Globalizzazione economica poi, visto e considerato che si tratta di persone che mostrano di avere la medesima weltanschauung internazionalista oltreche' la medesima visione economicistica del mondo.

Le recenti contestazioni, unite ad inqualificabili minacce, subite da alcuni ex profughi istriani recatisi in Slovenia per commemorare i propri morti, sono esattamente del tipo descritto sopra. Siccome gli infoibati erano fascisti e gli infoibatori comunisti, i secondi rivendicano la loro legittimita' ideologica ricorrendo all'assunto che tutti conosciamo molto bene: "uccidere un fascista non e' reato". E vi lascio immaginare in base a quali criteri si puo' decidere che la vittima sia "fascista" e, soprattutto "chi" sia l'autorita' deputata a farlo. Niente da fare: agli eredi dei profughi istriani sara' concesso solo un mezzo genocidio. Un genocidio con riserva antifascista e senza l'implicito diritto di sfruttamento del debitore. Dopotutto la ex Yugoslavia ha vinto la guerra, mentre l'Italia l'ha perduta e la spada di Damocle di San Sabba puo' abbattersi in ogni momento sui vinti, a discrezione dei vincitori. Dopo 60 anni dalla "liberazione", beninteso. Quello degli istriani e' comunque un grande successo se si considera che agli abitanti della citta' di Dresda non e' concesso ancor'oggi di commemorare la totale distruzione della propria citta', ne' di abbozzare un numero di uccisi meno ridicolo di quello concesso graziosamente da chi li ha salvati dalla sovrappopolazione.

06 febbraio 2009

A rose by any other name would smell as sweet

Da qualche anno in qua c'e' qualcosa che non mi torna. Precisamente, dal periodo immediatamente precedente il crollo dell'URSS, che ha visto l'inizio delle migrazioni bibliche e la nascita dell'EU; e dallo 11 settembre 2001, data a decorrere dalla quale sono iniziate in grande stile le "esportazioni democratiche" e la "lotta al terrorismo". Capirete, poi, che se dal 2008 il mondo e' ufficialmente precipitato in una crisi economica paragonabile - quando non peggiore - a quella del 1929, e' probabile che le mie ubbie di "complottista" abbiano piu' di qualche fondamento; non foss'altro per cio' che avvenne esattamente 10 anni dopo il 1929. Direi che, col senno di poi, dovrebbe valere la pena di preoccuparsi un pochino.

Ed ecco infatti la prima crepa nell'ideologia della "liberazione" post IIa GM: possibile che la responsabilita' della deflagrazione del conflitto possa essere interamente, ed esclusivamente, imputata al "male assoluto" del "nazifascismo" senza che fatti come una crisi economica planetaria vi vengano mai connessi nemmeno di sfuggita? La Germania voleva "conquistare il mondo", si sa, ma questo "mondo libero" non era gia' per 4/5 sotto il dominio britannico? Che una eventuale egemonia tedesca possa essere considerata un evento negativo a priori, andrebbe dimostrato. Qualcosa mi dice che il "mondo" ha poche possibilita' di rimanere "libero" tanto sotto gli inglesi quanto sotto i tedeschi. O si tratta di una "liberta' condizionata"? E questo, sia detto senza volere scadere nel comico considerando che l'URSS avesse mai potuto "liberare" i popoli quanto i sopraddetti... ma, secondo lo stesso ragionamento, nemmeno gli USA, ne' tantomeno la UE potrebbero "liberare" alcunche'. Ammetto dunque il mio pregiudizio nei confronti di ogni sigla che inizi con la lettera "U". Mi dichiaro colpevole fin da ora, cosi' la facciamo finita con i processi alle intenzioni che inevitabilmente seguiranno queste mie povere considerazioni.

Ma torniamo, tristemente, "a bomba". Nei libri di storia si poteva leggere, fino a qualche tempo fa, che le cause dello scoppio della IIa GM vanno quasi tutte ricercate a Versailles. Ipotesi ragionevolissima, anche se, a mio parere, un po' riduttiva. Non e' proprio possibile esaminare la storia con maggiore visione prospettica, o e' indispensabile il considerare ogni decennio come un microcosmo a se' stante? Piu' recentemente gli storici sembrano tutti concordi nell'attribuire ai nazionalismi europei la responsabilita' dei disastri delle due guerre mondiali. Dunque: via il nazionalismo e largo alla pace perpetua universale... ma questo non era anche la base del pensiero internazionalista di K. Marx? Anche... infatti e' un pensiero che precede l'elaborazione marxiana, almeno dalla nascita dell'universalismo politico che altro non e' poi, se non la traslazione dell'ideale religioso cristiano nel Nuovo ordine propagato dalle piu' importanti rivoluzioni del mondo moderno; e queste sono, nell'ordine, la Rivoluzione industriale, la Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione bolscevica. Tutte rivoluzioni che trovano origine nel pensiero massonico. Ma la Massoneria non fu proprio il motore di tutti i nazionalismi mondiali? Almeno, e' questo che una volta ci insegnavano alle Scuole elementari... E allora, come mai ora il nazionalismo viene avversato proprio da quegli ambienti massonici che lo hanno concretamente realizzato? E come non vedere che le due principali filosofie politiche: quella liberale e quella socialista, nascono anch'esse dagli ideali massonici di fratellanza universale? E' questo un drastico cambiamento ideologico, oppure esiste un'oscura continuita' nell'azione di queste forze? E qui siamo appunto nel "complottismo", dato che tutti sanno come il "mondo libero" sia nato da se', da una naturale evoluzione umana: il progresso. Nessuno ha mai tramato nell'ombra per realizzarlo.
Ma la Carboneria, i Moti mazziniani etc. sono realmente avvenuti o me li sono sognati? Con quale imputazione Silvio Pellico e' stato condannato alla detenzione nel duro carcere di Spielberg? Faccio una rapida ricerca e scopro cosi' l'acqua calda: i patrioti risorgimentali venivano incarcerati in quanto "complottisti" e impiccati in quanto "terroristi". Quindi, nulla di nuovo sotto il sole. Bene: allora come "complottista" sono in ottima e numerosa compagnia. Spero solo che la "naturale evoluzione" del "mondo libero", fra qualche tempo, non mi faccia ritrovare graziosamente tra i "terroristi". O peggio ancora.

Convinto com'ero di vivere nel "mondo libero" - a favore del quale ho dedicato qualche annetto delle mia inutile vita - ho accolto con sollievo la scomparsa della cara vecchia Unione sovietica, ma la nascita dell'Unione europea non riuscivo a spiegarmela ricorrendo ai lumi dell'armamentario ideologico democratico; mentre purtroppo me la spiego benissimo utilizzando l'attrezzatura ideologica comunista. Comunque, niente paura: se l'URSS non c'e' piu', chi potrebbe mai desiderare che l'Europa, o il mondo, divenga comunista?

Ma qui la saggezza popolare - nella fattispecie quella anglosassone - mi soccorre: "a rose by any other name would smell as sweet". Questo antico adagio suggerisce un'ipotesi di soluzione al mio tormentoso problema; e senza alcun bisogno di ricorrere ai lumi di Machiavelli o Hegel. Pertanto, un umile consiglio a chi soffrisse del mio stesso disturbo: non fidatevi delle etichette: guardate piuttosto a chi le ha inventate.

19 novembre 2008

Al Zawahiri e il Mondo libero

Me li sono guardati tutti. Dal 2001 ad oggi non mi sono perso un solo messaggio di "al Qaeda". Bin Laden, poi ancora bin Laden, poi al Zawahiri, poi il fu al Zarkawi, poi di nuovo il fu bin Laden (Benazir Buhtto riferi' che questi era stato ucciso da un agente dell'ISI pachistano, prima di essere uccisa a sua volta), poi ancora al Zawahiri... La domanda che mi sono sempre posto era piu' o meno la seguente: ma come e' possibile che le minacce profferite da questi figuri vengano trasmesse in mondovisione? Certo, c'e' al Jazeera, ci sono gli "Stati canaglia", c'e' la "liberta' d'informazione", ma non ho mai visto in TV un proclama di Toto' Riina. E' questo un caso di discriminazione che il capomafia (o i suoi eredi) potrebbe certo sollevare nelle sedi opportune.

Visto e considerato che se i capi del terrorismo internazionale registrano messaggi e' assai probabile che desiderino la loro diffusione, quale ruolo ha la "libera informazione"? E' cosi' libera e potente da poter mettere in pericolo la sicurezza di Stati tra i piu' importanti al mondo solo per incrementare l'audience? Sono domande sciocche: ne convengo. E' lecito che se le pongano persone che non conoscono come funzionano i giochi di prestigio ad alto livello, ma chi ne avesse una pur vaga idea e, nonostante cio', credesse a queste fole andrebbe sottoposto ad accurata analisi medico-psichiatrica.

E questo e' stato appunto il mio caso. Ammetto di essere stato un caso psichiatrico. Con l'aggravante di avere un'esperienza tale da non consentirmi di ragionare in termini cosi' semplici. Ma in casi come questi si fa piu' appello alla fede che non alla ragione. Ci si sente tutti minacciati: si deve fare blocco. Lo diceva Bush, lo dice Obama e l'ha detto, a suo tempo, anche Mussolini: credere, obbedire, combattere. Nessun tentennamento disfattista. Io ti indico il Nemico e tu devi regolarti di conseguenza.

A questo punto ci ha portato il "mondo libero". A rivalutare il Fascismo. Allora si pone un nuovo quesito: "credere, obbedire, combattere" per la Democrazia e' meglio che non farlo per il Totalitarismo? Meglio ancora: e' diverso? E qui si finisce inevitabilmente per calpestare gli escrementi delle vacche di Hegel, disseminati sul campo nella sua buia notte ormai proverbiale.

Chi si professa "liberale" non rinuncia ad usare del proprio raziocinio. Anche Marx raccomandava di sottoporre ogni avvenimento a severa critica, per cui nemmeno un comunista avrebbe dovuto mettere il cervello all'ammasso. Ahime', la storia ci ha mostrato come i comunisti siano stati tra i piu' retrivi fideisti; ora ci dimostra che anche i liberali non si comportano molto diversamente. Non si crede ad un fatto perche' lo si e' passato al vaglio della ragione; lo si fa perche' si e' in guerra. Perche' l'obbiettivo e' sempre la "vittoria finale": che si stia sul Carso, alla cancelleria di Berlino, a Kabul o a vattelapesca, vale sempre il mussoliniano "Vincere, e vinceremo".

Si potrebbe dire, con un aggettivo spesso usato a sproposito, che e' una questione "relativa". Che ognuno vuole legittimamente vincere la sua guerra. Certo, ma cio' implica la pari legittimita' di tutti i belligeranti. Non si puo' asserire che questi o quelli sono il Male a prescindere se poi ci si comporta allo stesso modo. La Legge morale va anche applicata, non solo enunciata. Altrimenti si perde in credibilita'.

E questo e' proprio cio' che sta avvenendo agli USA a 60 anni dalla fine della IIa GM ed a 20 dalla fine della Guerra fredda. Hanno persa la credibilita' internazionale. Per uno "Stato guida" il perdere in credibilita' equivale ad un fallimento totale dell'ideale che ne ha guidate le azioni. Molto peggio che non il perdere una guerra. Nemmeno l'URSS ha perso in modo cosi' totale.

E adesso diremo il perche'. Perche' e' vero solo in parte che i media perseguano esclusivamente fini di lucro. Perche' gli azionisti che compartecipano, ad esempio, media come Fox e CNN sono gli stessi che finanziano le campagne presidenziali; quelli che scelgono davvero la "squadra" di governo. Perche' questi stessi azionisti sono presenti nelle banche d'affari e nelle grandi industrie che giocano il big game. Non e' nemmeno pensabile che pochi soggetti lascino alla "mano invisibile" la propria sorte. E, di fatto, questo non accade mai.

Pertanto, se al Zawahiri ci gratifica delle sue apparizioni in TV con barbone e turbante, non e' merce' il "libero mercato". Ne' piu' e ne' meno di come non e' merce' il "libero mercato" che sta avvenendo l'attuale sconquasso finanziario. Quello che, ci viene spiegato dalla "libera informazione", come l'esito finale delle azioni di "irresponsabili" a lungo protratte nel tempo.

Noi vediamo cio' che ci viene fatto vedere. Noi crediamo a cio' che ci viene detto di credere. Noi combattiamo il Nemico che ci viene indicato. E' dura da digerire per chi ancora crede di vivere nel "mondo libero".

31 ottobre 2008

Ieri accadde: La metafora di Orson Wells

Quando - il 30 ottobre 1938 - la CBS mando' in onda "La guerra dei mondi", le "masse" credettero davvero che fossero sbarcati gli extraterrestri. Solo pochi misero in relazione il fatto con la vigilia della festa di Halloween (una specie di pesce d'aprile anglosassone); pochissimi, invece, interpretarono l'evento come un esperimento su larga scala per saggiare la potenza del mezzo radiofonico, attuato in vista dell'entrata in guerra degli USA. Pearl Harbor avvenne tre anni dopo, come si sa (7 dicembre 1941), e la crisi europea non era ancora giunta a maturazione. Eppure, molti analisti si sono detti convinti del fatto che gli USA stavano gia' preparando alla guerra la propria opinione pubblica. E poi si sproloquia sulla potenza della propaganda di Goebbels nella Germania nazista...

L'azzardo di Wells e' stato studiato in tutti i modi possibili dagli esperti della comunicazione di massa. Il risultato, pressoche' unanime, di questo grande consulto virtuale, fu piu' o meno il seguente: il mezzo radiofonico e' potente ed autorevole in se' e per se'. Cio' che viene trasmesso dai nuovi mezzi di comunicazione e' molto piu' efficace di cio' che viene scritto sui giornali, dato che la percentuale di chi crede ciecamente in essi e' molto piu' alta: vicina all'80%. In una democrazia parlamentare si tratterebbe dell'uovo di colombo per ottenere maggioranze dal consenso amplissimo. Resta il fatto che si e' dibattuto pochissimo su di una questione apparentemente marginale: gia', ma la democrazia cosa ne pensa?

Passi che un qualsiasi totalitarismo decida di usare questi mezzi nel modo piu' spregiudicato... del resto, e' o non e' "Male assoluto"? Ma il suo antagonista: il "Bene assoluto" puo' fare altrettanto senza perdere la sua prima prerogativa?

Nota bene che non siamo ancora nella "civilta' dell'immagine". Con il consolidamento di questa, la percentuale del consenso cresce ulteriormente. E, al solito, la democrazia non e' stata interpellata.

Ci si spende ormai abitualmente su inutili e oziosi interrogativi, del tipo: cosa ne pensate dei matrimoni gay? Ma l'unica domanda centrale viene costantemente evitata.

Giudicate la comunicazione di massa compatibile con i valori democratici?

In effetti se, la potenza di mezzi simili, e' riuscita a far credere ad un numero enorme di persone che gli alieni si apprestassero ad invadere la Terra...

Obiezione: ma ora c'e' il pluralismo delle fonti.

Risposta: Davvero?

19 ottobre 2008

Spot the difference

Le ragioni per cui si emigra in Australia sono le stesse per cui si emigra in Italia?

 AustraliaItalia

(l'Italia e' circa 25 volte piu' piccola dell'Australia)

Manuale del piccolo xenofobo (a puntate)


Glossario

"No agli immigrati" Significa che nessuno straniero puo' mettere piede sul (ex) sacro suolo nazionale? Ovviamente no. Significa che gli immigrati gia' presenti in Italia sono troppi; e significa che la comune percezione del significato di "regolamentazione dei flussi migratori", va nel senso (pessimistico) secondo il quale, ben lungi dal ridurlo, tale provvedimento amministrativo incrementera' tale numero.

"rinascita di razzismo e xenofobia" Significa che gli autoctoni italiani danno la caccia agli stranieri per le strade? Ovviamente no. Non si tratta di un virus improvvisamente diffuso dai nuovi untori, "propalatori di odio", in comunita' che prima si ritenevano omogenee. Non e' l'istinto ancestrale che si attiva senza alcuna ragione scatenante. E' la criminalizzazione del pensiero di chi ritiene che l'immigrazione gestita dalle entita' globaliste abbia un impatto negativo sulle rispettive comunita' nazionali. E' un fenomeno estremo di reazione ad un cambiamento imposto con la forza.

Update

L'amico Aldo di http://www.oilcrash.com/ mi segnala quanto segue:

Ciao Pseudo. Volevo darti una "tiratina d'orecchi" (bonaria, per la carità!) per quei 57.888.888 abitanti che attribuisci all'Italia. Ti comunico che abbiamo ormai sfondato la soglia dei 60.000.000, in ulteriore crescita.

Per maggior precisione, l'ISTAT segnala, al 31/12/2007, una popolazione ufficiale di 59.619.290. Considerando che nell'ultimo anno la crescita è stata di circa 488.000 persone e presupponendo invariato il dato anche per il 2008, si può tranquillamente effettuare una proiezione al 30/09/2008 di 59.988.300 abitanti (verifica i conti, se vuoi). Aggiungi una quantità imprecisata di clandestini/illegali/
irregolari (imprecisata ma sicuramente superiore alle 12.000 unità che mancano al dato ufficiale per superare la soglia dei 60 milioni) ed il gioco è fatto: i 60 milioni sono stati superati DI SICURO e si possono in tutta prudenza indicare come dato CERTO.

Inutile dire che oltre 60 milioni non sono 58 scarsi, per cui anche la densità di popolazione è da rivedere: non è più di 192 abitanti per km2, ma ha superato i 199. Non oso, almeno per ora, rifare i conti del terreno agricolo produttivo pro-capite (ricordi il conteggio alla rovescia avviato su http://www.oilcrash.com/italia/italia_a.htm ?).

Che dici, vale la pena aggiungere due parole al tuo post, alla luce dei numeri che ti ho segnalato (e che ti invito a verificare in prima persona su http://demo.istat.it/ ?

Risposta del sauro:

Hai perfettamente ragione. Ho letto lo studio da te citato (purtroppo). Ho semplicemente fatta un'immagine di cio' che riporta online Global Geografia. Da una piu' attenta analisi risulta che i dati esposti sono piu' vecchi di 7 anni fa; il che, per un web, e' proprio cosa che sta a mezza strada tra l'incuria e la disinformazione. A mia parziale discolpa, rimane solo l'intento di presentare la proporzione tra Australia e Italia che, mi pare, e' comunque significativa, considerato che la popolazione dell'intera Australia e' quasi un terzo di quella dell'Italia, a fronte di un territorio 25 volte piu' grande, oltre che molto meno montuoso.

11 ottobre 2008

Un'altra fatalita': muore Joerg Haider

Proprio ieri discutevo con Massimo di Blacknights cercando di convincerlo del fatto che nell'Europa del dopoguerra una destra quasi decente non e' piu' legittimata a governare; e quando sembra sfuggire ai veti di vincitori e guardiani della Verita' post-bellica, significa solo che e' stata disattivata per tempo.
Ebbene: oggi giunge la notizia della morte di Joerg Haider. Non mi occupero' di riferire chi sia stato il leader dell'attuale BZOE: preferisco che sia la sua stessa voce a spiegarlo (una recente intervista da questi concessa e' consultabile facendo click sulla foto in alto). Diro' solo che si tratta di una morte molto opportuna, al cui confronto, l'omicidio di Giacomo Mattetotti, agli albori del Fascismo, potrebbe essere interpretato come un complicatissimo caso giudiziario. I fascisti sono stati tanto stupidi da ammazzare di botte un parlamentare socialista rischiando di far fallire il progetto del Cavaliere (anche Benito Mussolini lo era). Ma i democratici, che evidentemente stupidi non sono, fanno ammazzare gli avversari politici dai nemici stessi, o provocano "incidenti" sui quali le rispettive magistrature nazionali non approfondiranno piu' di tanto. Un tizio ammazzato da un fanatico religioso, una tizia ammazzata da un fanatico nazista, e poi un numero imprecisato di "incidenti": un uomo politico a cui non s'apre il paracadute, un altro che zompa per aria in un incidente aeronautico e, tra mille altre morti "curiose", un banalissimo incidente stradale. Il tutto quando la vittima si appresta a raccogliere i frutti del suo successo. Haider si autodefiniva un leader di "centro-destra" (infatti il suo precedente partito era denominato liberal-nazionale), ma la "libera informazione" lo ha sempre dipinto come "di estrema destra, (oltre che "antisemita"); e continua a farlo ora: a meno di 24 ore dalla sua morte. "Il leader dell'estrema destra austriaca Haider muore in un incidente stradale". Ma guarda un po' il caso... non appena il suo partito ha quadruplicato i consensi e rovinata l'ennesima Grossesse austriaca, "muore tragicamente". La magistratura austriaca "indaga".

20 settembre 2008

Italiani bastardi

Ormai ci siamo quasi. L'ennesima (non e' la prima) vendetta della Camorra scopre finalmente la vera natura del fronte. Cio' che normalmente sarebbe stato solo l'affermazione dell'unica giustizia ancora sopravvivente in alcune zone del Meridione d'Italia (quella della criminalita' organizzata), diventa scontro etnico. Per la verita', le organizzazioni criminali italiane che si spartiscono il territorio non si formalizzano molto per il colore della pelle di adepti o concorrenti: basta che rispettino le loro regole. Fino i nostri criminali non sono razzisti. Chi, invece, all'identita' etnica bada moltissimo e' la galassia di organizzazioni criminali straniere che stanno velocemente erodendo il potere di quelle autoctone. Dopo il consolidamento della criminalita' organizzata balcanica, e' ora la volta di quella centro-africana. Mentre la prima e' passata quasi inosservata grazie al mimetismo etnico (ad esempio gli albanesi sono "ariani" purissimi), per ignorare la seconda bisogna essere totalmente ciechi. Infatti i criminali africani, che ciechi non sono, "vedono" che gli autori del regolamento di conti, che ha visto recentemente soccombere alcuni dei loro nel casertano, sono "bianchi". "Vedono" che sui giubbotti antiproiettile da questi indossati c'e' scritto "Carabinieri" e "Polizia". Vedono cio' che "devono" vedere. E gli italiani onesti cosa "vedono" quando non si barricano in casa per sfuggire alla furia degli uni o degli altri? Niente, perche' non sono razzisti per loro sfortuna. E proprio grazie a questa civilissima prerogativa soccomberanno sotto i colpi di quelli che dell'orgoglio etnico fanno la propria bandiera. In questo sporco gioco anche la Camorra e' vittima di interessi, se possibile, ancora piu' sporchi. Da sempre la destabilizzazione di ogni tessuto sociale passa attraverso il gioco della divisione politica; e quella etnica e' il grado estremo di frammentazione: quello che assicura il massimo livello dello scontro. Dopo anni di propaganda antirazzista tesa a far digerire l'indigeribile agli autoctoni: l'invasione della propria terra da moltitudini di ogni specie, e' venuto ora il tempo del razzismo, per raccogliere i frutti di una strategia di lungo termine perseguita con pazienza e tenacia. Ormai e' tardi per qualunque risposta "istituzionale": il cittadino comune deve imparare rapidamente come ripararsi dai molteplici disastri imminenti facendo affidamento sulle sue proprie forze e riscoprendo un tipo di solidarieta' antica: quella stessa che e' la forza di chi ha invaso la sua terra. Chi sogna rimpatrii forzati e repulisti generali operati da uno Stato ormai agonizzante s'illude. O saranno i cittadini stessi, in un improbabile scatto di orgoglio nazionale, a provvedere, oppure il loro destino sara' segnato per sempre. Nell'un caso come nell'altro, la strategia di chi ha provocato questa sorta di competizione darwiniana, avra' avuto successo.

02 giugno 2008

Caschi blu a Roma?

Mugabe e qualche altro leader "democratico", piu' o meno "eletto", nel continente africano si sono resi disponibili a creare una forza di interposizione ONU per fronteggiare il "rischio Italia". La xenofobia sara' stroncata. Meglio se ad opera dei discriminati per eccellenza, la cui lista sarebbe oltremodo lunga da esporre, ma ci siamo capiti. Sembra che nemmeno l'inserimento di parecchi cittadini israeliani nell'attuale governo italiano, sia stata sufficiente a creare quel consenso internazionale che permettesse allo Stato (o cio' che ne rimane) di tentare l'impresa disperata di conservarsi al tempo stesso Stato e Italiano. Ed e' tutto dire... Significa che quel geniaccio di Gianni Letta ha trascurato di inserire nell'attuale esecutivo parecchie altre personalita' straniere. Evidentemente, un occhiata alla decenza istituzionale gli ha rammentato che, tutto sommato, un governo italiano dovrebbe essere composto da cittadini italiani. Tranquilli: i padani, per il momento, li sono ancora.

Come ho avuto modo di scrivere fino alla nausea (mia e dei miei due lettori) in oltre 5 anni, si sta verificando la peggiore delle opzioni possibili: lo Stato italiano (o cio' che ne rimane) si appresta, finalmente, ad espellere cittadini stranieri illegalmente introdottisi entro i propri confini (?) e gia' l'umanitarismo universale interviene per impedirlo. Non e' nemmeno stata approvata una legge ad hoc, che UE, ONU, Vaticano, piu' qualche staterello piu' interessato a non essere il bersaglio dei nuovi flussi migratori, che per ragioni umanitarie, hanno tuonato contro il razzismo degli italiani ed hanno ricevuta pronta e belante risposta dalle nostre (?) istituzioni "democratiche". Del resto con le Forze Armate che ci ritroviamo, per cio' che ne resta, intente a pattugliare le coste della Somalia e ad arrampicarsi sul Tetto del Mondo che "muscoli" potremmo mostrare? E poi dicono che l'avere un esercito potente non fa la differenza... Naturalmente continueremo a percorrere le lande desolate dell'Afgahnistan e combattere i pirati somali, mentre l'universo mondo si riversa sulle nostre (?) coste. A questo serve il Ministero della Difesa Altrui. UE ed ONU lo sanno perfettamente, e percio' ammoniscono lo Stato italiano (o cio' che ne rimane): "lasciaci lavorare, fai il tuo dovere, e nel nuovo mondo unificato ci sara' parte anche per te, altrimenti c'inventiamo qualche nuovo "genocidio" e farai la fine della Serbia. Ricorda che tu sei uno Stato democratico"

Ma cos'e' infine la Democrazia? E' quel sistema che insieme con gli USA, ed altri alleati nelle nostre stesse identiche, nonche' disgraziate, condizioni, ci danniamo ad esportare. E tanto l'impresa ci e' riuscita bene che l'abbiamo del tutto esaurita. Quindi sono legittime le rampogne ONU. Percio' smettiamo di esportare cio' che non abbiamo e, se l'intelletto non m'inganna, ne riceveremo in cambio maggiore liberta' d'azione. Non foss'altro che per invogliarci ad "esportare" nuovamente. Per quanto siamo sottomessi, anche noi abbiamo un "interesse nazionale"... o no? E questo "interesse" ci suggerisce che se continuiamo cosi' dobbiamo emigrare noi: per volgari, triviali, banali esigenze di spazio piu' o meno "vitale".

A parte il fatto che l'introdursi in casa d'altri non puo' semplicemente essere considerato "reato amministrativo", sarebbe interessante osservare quanti Stati membri UE e ONU hanno gia' fatto di molto peggio di quanto non fara', purtroppo, l'Italia per fronteggiare un'invasione che e' ormai sotto gli occhi di tutti i cittadini: di "destra" o dei "sinistra" che essi siano. Ma qui si dimentica che l'Italia e' sempre la solita "portaerei" dislocata nel mare Mediterraneo. Anzi, la portaerei non c'e' piu', ne e' rimasto solo il "ponte". E come scrissi tempo addietro, un ponte serve a quelli che transitano per passarci sopra e a quelli che vi risiedono, per viverci sotto. Quindi sarebbe una ben maligna impresa il chiudere un ponte ai "flussi". Dove andrebbero a fluire, se no? In Spagna hanno gia' l'otturatore chiuso, in Francia sono gia' al gran completo e la sponda balcanica e' ben presidiata per gli oleodotti, i gasdotti, nonche' per consentire che l'oppio afghano continui a giungere fin qui di modo che possiamo continuare a credere di essere cio' che non siamo: liberi. Noi siamo solo un ponte: ficcatevelo nella capoccia.

Pertanto cari italiani (?) preparate i vostri cartoni, accendete i vostri falo', scolatevi l'ultimo goccio di barbera, avvoltolatevi dentro all'ultima coperta lurida e addormentatevi sereni senza curarvi del traffico che si affanna sopra alle vostre teste. La ricreazione e' gia' finita.
 
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